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mercoledì 5 giugno 2013

C'è tanto rosso da imparare

Un'immagine di Rosso Belevedere 2012.
Con la bella stagione, ammesso che il periodo si possa definire tale, le iniziative festivaliere dedicate a bambini, ragazzi e libri, pullulano in ogni parte d'Italia.
Così il prossimo fine settimana, dal 7 al 9 giugno, dovremmo essere dotati della capacità di bilocazione, per essere contemporaneamente a Narni e a Lizzano in Belvedere, dove rispettivamente si terranno Vedere Oltre e Rosso Belevedere Bambino (due eventi che devono avere, evidentemente, una matrice comune...). Siccome per ora questa facoltà ci è negata, su Rosso Belevedere, dove non potremo essere, pubblichiamo questo post scritto per noi, dopo numerose insistenze, dal suo organizzatore e inventore. Dal verso di una sua bella poesia (tratta da Chiedimi il rosso, Alessandro Riccioni, Book Editore, 2003) viene anche l'ispirazione per il nome della manifestazione.

Vieni, c'è tanto rosso da imparare,

sotto l'azzurro, sotto le verità lampanti

di fuochi lesti a farsi fumo.

Io, per altri fuochi mi preparo

in mezzo al verde, sotto le luci intermittenti

dei tanti che si fan nessuno.

Vieni, oggi non ho che questo rosso

caldo, bagnato e sterminato e mosso

e quando poi l'avrei imparato

ce lo racconteremo

tu, come vuoi

io, come posso



Rosso Belvedere è giunto alla sua terza edizione. Il progetto, quest'anno coniugherà il Bel Vedere con il Bel Sentire, inteso come esercizio per affinare la capacità di ascolto reciproca e di riflessione che è indispensabile a una comunità per restare unita, conquistare nuovi spazi e prefiggersi nuove mete.
Un paese vuol dire non essere soli, scriveva Pavese, in un momento in cui forse i paesi esistevano ancora. Proprio da qui noi vogliamo partire, riprendendoci quanto di più significativo un piccolo centro può offrire: la possibilità di condividere ogni cosa che accade, nel bene nel male, la possibilità di ricostruire una rete di incontri veri, di momenti di scambio, di piccole grandi opportunità. Di ritrovare molte di quelle pratiche sociali che oggi, spesso, tendiamo ad affidare al mondo del "virtuale".

Un'immagine di Rosso Belevedere 2012.

Di nuovo, ci affidiamo allora all'energia del Rosso per recuperare valori e spazi perduti di cui abbiamo bisogno perché legati alla nostra natura di esseri umani, votati alla ricerca di affetti, relazioni, emozioni. Di nuovo, ci affidiamo anche all'occhio attento e complice di chi questa terra l'ha scoperta da poco, di chi può vederla "da fuori".

La ex Colonia Ferrarese di Lizzano in Belvedere, sede del Rosso.

Ritrovare la nostra identità, nutrire le radici che ci tengono ancorati al territorio, studiare le sue tradizioni, il suo passato, sono i primi passi verso una visione chiara del nostro presente che possa poi stimolare nuovi modelli e nuove possibilità per noi e per chi verrà dopo di noi.
Abbiamo, insomma, bisogno di un futuro. A chi rivolgerci, quindi, se non hai bambini? Con chi costruire, se non con le famiglie? Ecco perché il titolo del 2013 è Rosso Belvedere Bambino. 
Qui sotto (oppure qui) trovate il programma della manifestazione che propone, fra le altre cose, incontri con autori, laboratori di pasticceria e illustrazione, merende e mostre di fotografia. Fra gli ospiti: Giulia Mirandola, Alicia Baladan, Maria Giaramidaro, Gianni Cristofori, Giovanna Carboni, Nicoletta Valdiserri, Milena Minelli e Sara Tarabusi della libreria Castello di carta di Vignola.


Una delle novità più interessanti e curiose di questa edizione è l'inaugurazione di due Little Free Libraries (Piccole Biblioteche Pubbliche, di cui in questo blog si è già molto parlato). Si tratta di un'idea nata nel Wisconsin, Stati Uniti, dove un privato cittadino ha installato la prima "casetta dei libri" nel suo giardino, dando il via a una rete in continuo sviluppo che sta conquistando giardini privati, parchi urbani e altri luoghi di tutto il mondo.

Lo scambio di libri, di consigli di lettura, altro non è che un momento di socializzazione e di incontro che non ha, una volta tanto, alcun valore economico poiché, come si legge anche sulle etichette ufficiali dei libri in scambio, il tutto avviene "sempre gratis e mai per vendita". La "rete" di queste piccole biblioteche gratuite si sta diffondendo in tutto il mondo e noi siamo particolarmente orgogliosi di essere la prima realtà in Italia in un piccolo paese e di essere i numeri 5360 e 5361 nel mondo.
Le nostre Little Free Libraries saranno sistemate nei giardini pubblici di Vidiciatico e Lizzano in Belvedere. La nostra scommessa è che diventino patrimonio comune, da utilizzare, proteggere e, magari, da incrementare in altri spazi del nostro territorio.
Il primo passo è stato fatto grazie al lavoro delle maestre e dei genitori delle due Scuole dell'Infanzia di Lizzano e Vidiciatico. La speranza è che altre scuole possano adottare questo progetto e contribuire al suo sviluppo.

Una delle Little Free Libraries quasi terminata, nella falegnameria di Arredamenti Caselli.

Se avete intenzione di venirci a trovare (cosa che vi consiglio, non solo, pro domo mea, per il festival, ma perché se non conoscete l'appennino tosco-emiliano, forse non sapete che è bellissimo), qui trovate un po' di informazioni.
Contatti: e mail - rossobelvedere@libero.it  - cellulare: 349-1011346 (Alessandro).
Rosso Belvedere si terrà nel bellissimo spazio dell'Ex-Colonia Ferrarese, degli inizi del Novecento,
in via Roma 40 (angolo via III Novembre), a Lizzano in Belvedere.
Come arrivare: Autostrada A1, uscita Sasso Marconi, poi direzione Porretta Terme (c.ca 50 km.), lungo la Statale Porrettana n. 64. Distanze: Bologna, 65 km; Firenze, 80 km; Pistoia, 50 km.   

Alessandro Riccioni in una ritatti di Davide Cerati.

giovedì 24 maggio 2012

A scuola tra bosco, cielo e prato

[di Giulia Mirandola] 

Per la seconda volta sono salita in Val di Pejo accompagnata da visitatori d'eccezione: Alessandro Riccioni, Alicia Baladan e Giusi Quarenghi. Come un anno fa, la meta è stata una pluriclasse di montagna, ai piedi del monte Vioz, nel Parco Nazionale dello Stelvio. Non più la scuola elementare Bevilacqua, chiusa definitivamente in un clima di scontento e incertezze nel giugno 2011, bensì la Scuola Pejo Viva, un'esperienza inedita in Trentino e originale di per sé, basata sull'insegnamento parentale, documentata giorno per giorno attraverso un sito: strumento di comunicazione consono ai tempi che corrono.

Scuola Pejo Viva.
Da settembre 2011, nove bambini dai sei ai dieci anni e i rispettivi genitori, seguiti quotidianamente da un gruppo coeso di insegnanti volontari, fanno scuola "senza scuola", in due aule ricavate con semplicità da un appartamento a pochi passi dal vecchio edificio scolastico. La campanella è appesa a una legnaia, le bandiere sono quelle dell'Europa, dell'Italia e del Marocco (in classe ci sono tre bambini marocchini). Nessuno avrebbe scommesso sulla durata oltre Natale di Scuola Pejo Viva, quando la realtà mostra che ciò è stato possibile. In questi giorni Fatima, Davide, Arianna, Agnese, Lorenzo, Maryam, Omar, Nicola, Lisa si preparano agli esami, la prova per loro più difficile.

Alicia e Alessandro.
 La porta della scuola si è aperta innumerevoli volte nel corso dei mesi ad ospiti saliti in quota per conoscere da vicino questa realtà e ascoltare i tanti perché di una scelta radicale come quella di rinunciare alla cosiddetta scuola di tutti, la scuola pubblica. Da parte mia ho cercato di avvicinare il racconto di Scuola Pejo Viva a persone che a titolo diverso si occupano di storie. Tra loro, un antropologo visuale, Michele Trentini, che sta progettando un documentario sull'argomento; Alessandra Henke, una giornalista di Radio 3, che dedicherà alla vicenda un radio documentario in cinque puntate per il programma "Tre soldi"; Luigi Monti, direttore della rivista "Gli asini", che nell'intervistare il maestro Alberto Delpero ha scoperto un nuovo mondo; tre autori, Riccioni, Baladan, Quarenghi, che con i loro versi e illustrazioni hanno seminato letteratura per l'infanzia; Maria Giaramidaro, attiva nel campo della promozione della lettura e fondatrice di Oliver Associazione Culturale, che da Mazara del Vallo ha risalito la penisola per osservare differenze e somiglianze tra la Sicilia e il Trentino.


Alessandro, Maria e Giulia.
L'arrivo di Riccioni, Baladan e Quarenghi portava con sé una motivazione: fare poesia. Riccioni e Baladan si sono concentrati sulle pagine del loro Cielo bambino, prima attraverso una "ginnastica" di gesti e parole condotta da Alessandro Riccioni, adatta a slegare il linguaggio e a sciogliere con il corpo la mente. Poi con un gioco dell'oca magnifico, disegnato da Alicia Baladan, ingrandimento con variazioni dell'ultima tavola del libro, giocato a squadre di "soli", "lune" e "comete", con un grande dado di cartone. Riccioni si è presentato ai bambini come "l'omino tondo che fa impazzire il mondo" ed essendo un poeta di parola ha fatto impazzire per un po' chiunque gli capitasse a tiro. Con Alicia il gioco era all'aperto, tra terra e cielo, in mezzo a improvvisazioni in rima, risate, pegni in forma di canto e molto dialetto mescolato alla lingua italiana.
Il gioco dell'oca di Alicia, da Cielo bambino.

I bambini all'opera.
Sul rapporto tra dialetto pegaese e lingua italiana ha lavorato a fondo Giusi Quarenghi, impegnata due giorni dopo nella costruzione di un libro di grande formato, A scuola tra bosco, cielo e prato. Si tratta di un progetto collettivo di scrittura, che verrà presentato in sede d'esame.


A scuola tra bosco, cielo e prato.
Giusi e i bambini al lavoro
Nelle sue pagine cartonate rilegate a spago, scritte e colorate a mano, i bambini raccontano chi sono, dove hanno fatto scuola, con quali maestri, su quali materie e con che orario settimanale, cosa è loro piaciuto di più e cosa di meno. La pagina finale è un esempio di bilinguismo applicato al collage: oggetti raccolti durante una passeggiata nel bosco vengono commentati con didascalie in italiano e in pegaese, a rimarcare che la padronanza bilinguistica non può prescindere dal lessico e dalla grammatica italiana.
Il pomeriggio è stato un momento di festa trascorsa al Mulino dei Turri. Giusi Quarenghi ha impastato pane e raccontato storie che affondano nelle origini di questo cibo antico. Ne è sortita una grande pasta madre, nata sotto gli occhi di bambini, genitori, anziani, distribuita cruda a piccole pagnotte e affidata alle cure di tante mani. Una metafora azzeccata per salutare la Scuola Pejo Viva e augurare buona crescita a chi ha studiato qui.




Al Molin dei Turi per far il pane con Giusi.

lunedì 23 aprile 2012

I bambini leggono/ 4. Nero pantera

Come si diventa poeti? E perché?

Ecco una domanda che sarebbe piaciuta a Wisława Szymborska, che reputava caratteristica principe del poeta quella di non credere all'ovvio e di non praticarlo, ponendosi continuamente interrogativi nati da uno stato di sistematica stupefazione.

E quando Dean E. Murphy, inviato del Los Angeles Times a Varsavia, le chiese: «Perché ha iniziato a scrivere poesie?»
Lei rispose, serafica: «Semplicemente è successo. Forse è stata l'atmosfera in casa. Eravamo una famiglia piuttosto intellettuale, parlavamo di libri. E leggevamo tanto, soprattutto mio padre. Ho cominciato a scrivere poesie a cinque anni.
Se scrivevo una poesia – cose da bambini – che a mio padre piaceva , allora si metteva una mano in tasca e mi dava qualche soldino. Non  ricordo esattamente quanto, ma per me era molto» (trovate tutto questo in La prima frase è sempre la più difficile, imperdibile librino pubblicato da Terre di mezzo).
Sì, era moltissimo. E, per quanto il gesto non vada preso come una ricetta, certi padri, certe madri si leggono in controluce nei talenti dei figli.

Qualche giorno fa, ci è arrivata questa mail:
Ciao, Topipittori,
sono Francesco, ho otto anni e frequento la seconda elementare. La maestra di italiano ci ha assegnato il compito di inventare una poesia usando delle similitudini per definire il nero e io mi sono ricordato di una poesia che avevo letto in
Cielo Bambino e che mi era piaciuta moltisssssimo. Così ho scritto questo testo:



Nero di notte
senza le stelle
nero di buio
senza sorelle
nero di pece
nel mio letto
nero paura
dentro il cassetto
nero pantera
che esce dall'ombra
mi balza addosso
dall'alto piomba.
Accendo la luce
mi guardo intorno:
era solo nero di sogno.



La mamma ha detto che forse vi avrebbe fatto piacere leggerla così ho deciso di mandarvela. Spero vi piaccia!
Ciao, Topipittori!
Francesco Sartori


Esatto: leggerla ci ha fatto molto piacere. E per questo abbiamo risposto a Francesco:

Caro Francesco,
hai scritto una poesia bellissima.
E te ne siamo davvero grati.
Se c’è una cosa che rende bello il nostro lavoro è proprio che i bambini come te lo usino per fare cose nuove e sublimi, divertendosi.
Ci piacerebbe molto pubblicare la tua poesia sul nostro blog.
Non è proprio come pubblicarla in un libro, ma quasi.
La leggeranno in molti e siamo sicuri che piacerà moltissimo.
E tu potrai dirlo a tutti: alla mamma e al papà, ai nonni, agli zii e ai cugini, alla maestra e ai compagni.
Sarà come una festa!
Ci permetti di pubblicarla?
Insieme alla tua poesia, pubblicheremo anche quella di Alessandro , e il disegno di Alicia.
Sono sicuro che loro saranno felicissimi di stare in tua compagnia.
Anzi, adesso li metto “per conoscenza”, così la leggono in anteprima.
E magari gli viene voglia di scriverti una lettera.
Sei proprio un bravo poeta.
Magari cambierai idea e vorrai fare un altro mestiere.
Ma sarai comunque un bravo ingegnere, un bravo insegnante, un bravo alpinista, o un bravo postino.
Decidi tu.
Ciao
Giovanna e Paolo (alias, i Topipittori)


Ed ecco qui, la poesia di Alessandro Riccioni:

Nero di fumo
senza l’arrosto
nero di seppia
senza aragosta
nero lavagna
senza gessetto
nero di sporco
dentro il cassetto
nero di oggi
senza domani.
Nero di pianto
senza allegria.
Nero di tutto
vattene via!



Il giorno dopo Francesco ci ha scritto:
Sììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì che bello! Pubblicatela pure. Grazie!
A me
Cielo bambino piace tanto perché le parole sono come canzoni e le poesie le imparo a memoria senza fare fatica. Sono loro che si incollano da sole nella mente dopo che la mamma me le ha lette. Il disegno del libro che più mi piace è quello della bambina con lo zaino a forma di casetta che guarda ed è guardata da una stella. Forse la stella sogna di essere visitata dalla bambina e lei di andare su quella stella. In tasca ha anche una scala.
Ciao Paolo, Giovanna e Alicia.

Francesco


Ecco, e questo è quanto. Ha ragione Wisława Szymborska: non c'è niente di ovvio. Proprio niente.
I bambini ce lo ricordano a ogni istante.

mercoledì 14 marzo 2012

Corvi bianchi dalla Germania


Anche quest'anno, uno dei nostri titoli, Cielo bambino di Alessandro Riccioni e Alicia Baladan, è stato incluso nella lista dei White Ravens, selezione dei migliori cento titoli al mondo dedicati a bambini e ragazzi, redatta dallo staff internazionale che fa capo alla Internationale Jugendbibliothek di Monaco. Si tratta di un prestigioso riconoscimento. E ne siamo molto contenti. Ma forse non tutti sanno quel che c'è dietro questo nome. Ve lo spieghiamo.
Immaginate un castello immerso nel verde, circondato da un lago.

Foto Andrea Ivaldi.
Il Castello è quello di Blutenburg, e si trova vicino a Monaco, in Germania, nel quartiere di Obermenzing. Da quasi trent'anni è la sede della Internationale Jungendbibliotheck, cioè della Biblioteca internazionale dell'infanzia voluta e creata nel 1949 da Jella Lepmann. Della Lepmann abbiamo già parlato qui. E vi consigliamo caldamente la sua autobiografia, pubblicata in Italia da Sinnos, La strada di Jella, che racconta la sua storia, iniziata nel secondo dopoguerra in Germania.

Jella Lepmann aveva in mente un idea davvero eccentrica, che avrebbe anche potuto passare per folle, se non fosse stata perseguita con  tenacia e rigore assoluti: e cioè che la letteratura per bambini potesse contribuire a risollevare le sorti del mondo, devastato, fisicamente e culturalmente dopo l'esperienza del nazismo e della guerra. Jella pensava che si dovesse ripartire dai bambini per ricostruire una civiltà contrapposta alla violenza, all'odio, al fanatismo e al conformismo passivo che avevano caratterizzato l'epoca hitleriana.

Nel corso degli anni, la Lepmann creò, da una piccola biblioteca, una delle istituzioni più importanti del mondo, portando la letteratura per ragazzi all'attenzione dei politici, prima, e della società, poi, con un lavoro duro, costante e appassionato. Il merito della Lepmann è stato quello di creare una rete di professionisti, esperti e, soprattutto, di lettori attenti. E di far sì che il mondo della cultura guardasse alla letteratura per bambini come a una straordinaria fonte di crescita per il mondo intero. Nella Lepman si riscontra anche grande attenzione da una parte per la diversità di linguaggi e punti di vista, dall'altra per competenze specifiche e puntuali di settore: la consapevolezza che la letteratura per ragazzi e quella per adulti sono diverse e comportano la padronanza di strumenti diversi e di presupposti distinti. Un dibattito ancora oggi attuale.

Non molti anni dopo l'inizio dell'attività di Jella, Ursula Nordstrom, editore americano della Harper children's books, si sarebbe scontrata con lo stesso pregiudizio, quando le fu offerta la direzione della divisione narrativa per adulti della casa editrice.

The implication, of course, was that since I had learned to publish books for children with considerable success perhaps I was now ready to move along (or up) to the adult field. I almost pushed the luncheon table into the lap of the pompous gentleman opposite me and then explained kindly that publishing children’s books was what I did, that I couldn’t possibly be interested in books for dead dull finished adults, and thank you very much but I had to get back to my desk to publish some more good books for bad children.
(L. S. Marcus, Dear Genius, HarperCollins)

Alla Lepmann si devono anche altre due importanti istituzioni: Ibby, ancora oggi presente e attiva in tutto il mondo; e il Premio Andersen, il nobel della letteratura per ragazzi, riconoscimento prestigioso e ambito da tutti coloro che scrivono e illustrano libri per ragazzi. Il lavoro di raccolta, catalogazione e studio che si porta avanti dalla fondazione della Internationale Jungendbibliotheck ha realizzato la missione della Lepmann, quella di una "conoscenza tra i paesi del mondo attraverso i libri per bambini" in una biblioteca "libera e creativa". A oggi, la critica dell'albo illustrato, la sua analisi e la codifica dei suoi linguaggi e della sua struttura devono moltissimo all'attività della biblioteca e di coloro che vi lavorano o che vi collaborano da tutti i paesi del mondo. Tra questi, Gabriele Poeschke. A lei abbiamo rivolto alcune domande, per capire cosa significhi lavorare in questo luogo e cosa succeda dietro il portone di questo castello delle meraviglie.

Gabriele, ci descrivi brevemente la biblioteca?
La biblioteca comprende un grande magazzino sotterraneo e un’altro magazzino distaccato, abbastanza recente (aperto a causa della mancanza di spazio per i nuovi libri). Abbiamo una sala di studio, dove lavorano i nostri borsisti (che vengono da tutto il mondo), i reparti amministrazione, direzione, “Lektorat”, dedicati cioè agli studiosi specializzati nella letteratura delle diverse lingue, i locali catalogo, biblioteca ragazzi, oltre ad alcuni piccoli musei (Michael Ende, James Kruess, Binette Schroeder e Erich Kaestner) e altre sale per mostre temporanee, letture e conferenze.

Come sei approdata alla Jugendbibliothek?
Cercavo un nuovo lavoro in una biblioteca a Monaco di Baviera, contemporaneamente mi sarebbe interessato sperimentare un’ambiente internazionale. Sono stata fortunata a essere assunta alla Internationale Jugendbibliothek. Sono qui ormai da cinque anni; e il piacere di lavorare qui è identico a quello del primo giorno.

Qual è il tuo compito all'interno di questa istituzione?
Ho parecchi compiti: lavoro mezza giornata al reparto catalogo, dove sono impegnata nella catalogazione per autore e soggetto di libri in lingua inglese e italiana, inoltre delle donazioni di libri storici in diverse lingue.

Sono responsabile, insieme a Silvana Sola, cofondatrice della libreria Stoppani e dell’Accademia Drosselmeier e professoressa alla Isia Urbino, della scelta dei libri per la sezione italiana della nostra biblioteca.
Il pomeriggio, mi sposto al reparto Kinderbibliothek, la biblioteca ragazzi, dove vengono dati in prestito ai ragazzi di Monaco e dintorni circa 25000 libri, CD, DVD, all'anno, in 20 lingue diverse (fra cui giapponese, turca e, naturalmente, italiana). Sono reponsabile della collezione insieme a un collega.

Che cos'è il White Ravens?
White Ravens è una selezione di libri eccellenti di tutto il mondo per ragazzi e adolescenti, che presentiamo ogni
anno alla fiera di Bologna in una mostra accompagnata da un catalogo in lingua inglese. Nella mostra e nel catalogo White Ravens sono presentati 250 libri in circa 35 lingue da circa 50 paesi. I libri White Ravens sono caratterizzati da un alto livello qualitativo, sia letterario sia artistico, e sono esempi di richezza e varietà culturale del nostro mondo. Comprendono storie inconsuete ed esperimenti letterari, notevoli per fantasia e autenticità. Sono libri che possono sviluppare nuovi impulsi e tendenze.

Come avviene la selezione dei titoli?
I lektoren della Internationalen Jugendbibliothek, cioè gli specialisti selezionati per la letteratura nelle diverse lingue, fanno la scelta dei 250 ibri White Ravens dalle
circa 10.000 novità librarie che ogni anno entrano in biblioteca, e descrivono l'eccellenza dei volumi scelti in brevi annotazioni.

Avete nuovi progetti di promozione alla lettura o incontri internazionale sulla letteratura per ragazzi in cantiere nei prossimi mesi?
In estate si terrà la seconda edizione del festival White Ravens di letteratura internazionale per ragazzi e adolescenti. Abbiamo invitato scrittrici e scrittori provenienti da 14 paesi, tra cui anche autori ancora non tradotti in lingua tedesca. Per la prima volta, il festival sarà reclamizzato anche su facebook, twitter e altre piattaforme digitali. Stiamo cercando il dialogo con tutti coloro che s’interessano di libri, specialmente con gli adolescenti sui network. Chi ha voglia di informarsi e partecipare è invitato a passare qui.

I libri selezionati per White Ravens verranno presentati durante la Fiera del Libro di Bologna, dal 19 al 22 marzo 2012. L'inaugurazione della mostra si terrà mercoledì 21 marzo, allo stand 29 B 56, dalle 10.00 alle 12.00.

Le cinque immagini finali di questo post si riferiscono al picture book The story of Ferdinand di Munro Leaf, la storia del toro pacifista che amava i fiori e non voleva combattere. Nel 1945, Jella Lepmann lo tradusse in tedesco, ne stampò 30.000 copie e lo regalò a tutti i bambini di Berlino. È una delle grandi rarità bibliografiche della letteratura per ragazzi.

giovedì 29 settembre 2011

La versione di Alessandro

Martedì, avete letto le riflessioni di Alicia Baladan su Cielo bambino. Oggi, è la volta di Alessandro Riccioni. Due punti di vista che mostrano tratti comuni, ma indubbiamente mettono in luce quanto lavorare con la parola e le immagine richiedano approcci differenti.


In che modo pensi che la narrazione visiva di Alicia abbia elaborato temi e motivi delle tue poesie?
Credo che Alicia abbia letto molto attentamente i miei testi, facendoli entrare nella corrente dei suoi ricordi e della sua esperienza umana e artistica. Così facendo, ha richiamato alla mente le sue visioni di bambina, le ha confrontate con le mie visioni, rimescolando il tutto con scelte pittoriche molto personali. Questa capacità di lettura, cosa sorprendente e affascinante (e rara!), messa a dura prova quando si fa un libro in due, le ha permesso di scegliere con grande cura gli elementi da sottolineare presenti nelle parole per trasformarli in elementi dapprima onirici e poi pittorici, ma mai didascalici. Proprio per questa ragione, per fare un esempio, la “mia” luna, così privatamente immaginata, è potuta diventare la “sua” luna e, pure la luna “universale” che se ne sta sempre là dove la vediamo, ma che ognuno vede come può e vuole. Le tavole di Alicia hanno poi dato ritmo al cielo in movimento che avevo pensato in forma di parole.



Che tipo di lettura pensi abbia dato dell’immaginario su cui hai lavorato nello scrivere questi testi?
Alicia ha saputo leggere il desiderio di autenticità presente nei miei testi. Credo che la ricerca di autenticità, in chi scrive e in chi illustra un testo sia un aspetto fondamentale, soprattutto quando si lavora in due, con due distinti universi di significato, con riferimenti culturali diversi, con due modi di costruire il mondo: le parole e le immagini. Forse, il fatto che Alicia è anche autrice le ha permesso di provare a “distendere” il suo immaginario sopra il mio, non per farne un calco, ma per cercare differenze, scarti, somiglianze, arricchimenti ulteriori. (A proposito di somiglianze, la prima tavola che Alicia mi fece vedere aveva un oggetto che ho sempre temuto e amato da bambino: le forbici, che ancora uso malamente, ma che nella mia mente considero sempre strumento di costruzione del mondo. Chiesi ad Alicia se le forbici sarebbero rimaste nella tavola finale e lei disse sì. La notizia mi rese felice).  Ne è nato un immaginario composito e ricchissimo, fatto di cose sue, mie e appunto universali, ora riconducibili a idee e “modi” di artisti che credo lei ami, ora ricreate in modo così originale che quasi si perdono i riferimenti. Anche adesso, con il libro tra le mani, continuo a trovare elementi nuovi, mi sorprendo a curiosare dentro le immagini e rileggo il testo ogni volta con una sfumatura diversa. Non è bello questo? Un libro, a mio avviso, deve vivere di sorprese, deve mantenere questo movimento interno per poter suscitare l’altro movimento, quello di chi legge.


 Cosa ti ha interessato e sorpreso di più nel suo lavoro?
Di Alicia, fin dal suo primo libro Una storia guaranì, mi ha folgorato il blu, e poi gli altri colori, ma il blu mi ha preso dentro, mi ha costretto a guardare il resto con occhi più attenti. E la quantità di dettagli, chiedo scusa se li chiamo così, cioè la quantità di particolari vivi, sinceri, assieme alle citazioni che definiremmo “colte” con cui ha arricchito ogni tavola. Poi, c’è sicuramente la curiosità di vedere dove vanno a colpire le tue parole, cioè come possono suscitare un’idea, un’illustrazione, un libro. Quella specie di cornice, poi, quel bellissimo “sipario aperto” di ogni tavola sembra fatto apposta per chiederti di entrare e, allo stesso tempo, per proteggere le poesie, quasi un omaggio alle parole semplici che ho scritto. Beh, spero sia un omaggio meritato! E infine, ma ci sarebbero tante altre cose da dire, mi ha affascinato l’idea di Alicia di muovere la storia frammentata dei testi assieme alla vita dei due bambini, vicini e lontani allo stesso tempo, attenti l’uno all’altro e comunque persi nell’unicità del loro mondo. Ecco, mi piace pensare che i due bambini, guardando il cielo ciascuno a modo suo, poi se lo raccontino, magari usando le mie parole.


Pensi che le sue tavole abbiano sviluppato e portato alla luce aspetti del tuo lavoro rimasti più in ombra?

Ogni lavoro a quattro mani impone una scelta, chiede un confronto, anche quando c’è un bravo editore a controllare il tutto. La scelta del chiaro e dello scuro, questa cadenza di luce e buio è una cosa che Alicia ha sottolineato e che non mi era del tutto chiara al momento in cui ho scritto i testi. Il valore e la ricchezza del buio, poi, così intenso nelle illustrazioni, ha chiarito un altro aspetto forse non così palese nei testi: la mia attrazione per il nero, il non colore, o il colore che racchiude e nasconde tutti gli altri (ho scritto altre cose sul nero). E poi, Alicia ha illustrato in modo sorprendente la mia voglia di giocare, inalterata malgrado l’età; ha perciò tirato fuori, passatemi l’espressione non certo elegante, il gioco nascosto tra le righe dei testi.


E quale libertà rispetto alle tue poesie pensi si sia presa?

La più grande e forse dimenticata libertà di chi crede nel proprio lavoro e cioè la libertà di aprirsi all’ascolto di parole e di immagini altrui per farne spunto di conoscenza ed esperienza proprio. La libertà di mettere a nudo la propria conoscenza/esperienza, la propria vita/arte anche solo per fare un libro, per illustrare una poesia, per un lavoro che ci è stato chiesto. Un dono raro che produce bellezza e amicizia. Anche per questo, proprio per questo, auguro al nostro libro di essere letto tanto, non per essere capito, ma per essere vissuto così come Alicia e io lo abbiamo vissuto. E siamo solo all’inizio! Grazie, quindi ad Alicia e grazie a voi Topi.

martedì 27 settembre 2011

Un concerto a quattro mani: Alicia.

Un libro illustrato è fatto di tante voci. Due molto importanti sono quella dell’autore e quella dell’illustratore. In che modo queste si ascoltino, si leggano reciprocamente, si intreccino, si armonizzino, agiscano e interagiscano l’una con l’altra, condividendo visioni, ritmi e immaginario in funzione del racconto, è difficile stabilire. In ogni coppia creativa questo avviene secondo modalità diverse.
Per presentarvi Cielo bambino, abbiamo pensato di illuminare questo aspetto della collaborazione, chiedendo ad Alicia Baladan e Alessandro Riccioni, illustratrice e autore del libro in questione, di rispondere a queste domande.
Queste sono le risposte di Alicia. Giovedì, il punto di vista di Alessandro.

Che cosa delle poesie di Alessandro ti ha più colpito e interessato dal punto di vista visivo?
Direi il movimento. Sono testi ritmici, in balia della luna, come le maree. Come quando si culla un bimbo, in quasi tutte le poesie c’è un andirivieni. Ho sentito che in qualche modo le immagini dovevano spostarsi, ruotare, ballare al ritmo delle frasi, fare un fumetto all’interno di ogni doppia pagina, in una formula diversa.


Da quali aspetti sei partita per articolare la tua narrazione, e quali hai ritenuti più proficui da  sviluppare?

È più facile farlo che rispondere. Credo di aver lavorato sulla sensazione. Ho fatto dei disegni rapidi, come appunti, riferiti alla sensazione che ogni poesia mi dava. Tali disegni, presi singolarmente, appaiono persino fuori tema. Di base pero, ogni doppia pagina ha quell’appunto, con l’aggiunta di elementi più specificamente legati a parole e frasi effettivamente presenti nelle due poesie presenti per ogni singola tavola.

C’è stato un tema, un elemento centrale intorno a cui, partendo dalle parole per poi prendere il largo, hai lavorato in particolare? 

Dall’inizio alla fine del libro ho voluto far crescere (invecchiare) i protagonisti, uno in particolare, perché i testi pur non essendo in una sequenza di giorno e notte o di stagioni mi hanno dato il senso del tempo. Diciamo che all’interno di ogni doppia pagina c’è qualcosa che inizia e finisce, che io ho sentito nel ritmo delle poesie come una sorta di gioco, nel frattempo dalla prima pagina all’ultima c’è qualcosa che non si ferma e forse è legata al tema stesso, alla curiosità infinita per questo cosmo, a quella che hanno i bambini, e allo stile di Alessandro.


Che libertà, rispetto ai testi, ti sei presa, visivamente, per raccontare allo sguardo dei lettori i temi del cielo, della meteorologia, dell’astronomia, delle stagioni?
Penso molta libertà, dal sole mongolfiera alla luna che è anche un buco aperto nel buio. I temi del cielo mi appassionano, e le poesie di Alessandro sono ricchissime di immagini non didascaliche che suggeriscono in continuazione altro. Tecnicamente ho trovato necessario, a differenza di altri miei lavori, caratterizzare gli spazi in cui i personaggi si muovono, lasciare il tratto del disegno, un tentativo questo di far fluttuare l’azione e meno il soggetto, proprio perché i testi già di per sé sono simbolici.



giovedì 21 luglio 2011

Visto, si stampi!


Oggi abbiamo licenziato le cianografiche di due delle otto novità per l’autunno. Arriveranno in libreria verso il 15 settembre.

Un grazie di cuore ad Alicia, Alessandro, Massimo, Diletta, Marina, Toti, Renzo, Daniele, Roberto (in ordine di apparizione).