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lunedì 23 aprile 2012

I bambini leggono/ 4. Nero pantera

Come si diventa poeti? E perché?

Ecco una domanda che sarebbe piaciuta a Wisława Szymborska, che reputava caratteristica principe del poeta quella di non credere all'ovvio e di non praticarlo, ponendosi continuamente interrogativi nati da uno stato di sistematica stupefazione.

E quando Dean E. Murphy, inviato del Los Angeles Times a Varsavia, le chiese: «Perché ha iniziato a scrivere poesie?»
Lei rispose, serafica: «Semplicemente è successo. Forse è stata l'atmosfera in casa. Eravamo una famiglia piuttosto intellettuale, parlavamo di libri. E leggevamo tanto, soprattutto mio padre. Ho cominciato a scrivere poesie a cinque anni.
Se scrivevo una poesia – cose da bambini – che a mio padre piaceva , allora si metteva una mano in tasca e mi dava qualche soldino. Non  ricordo esattamente quanto, ma per me era molto» (trovate tutto questo in La prima frase è sempre la più difficile, imperdibile librino pubblicato da Terre di mezzo).
Sì, era moltissimo. E, per quanto il gesto non vada preso come una ricetta, certi padri, certe madri si leggono in controluce nei talenti dei figli.

Qualche giorno fa, ci è arrivata questa mail:
Ciao, Topipittori,
sono Francesco, ho otto anni e frequento la seconda elementare. La maestra di italiano ci ha assegnato il compito di inventare una poesia usando delle similitudini per definire il nero e io mi sono ricordato di una poesia che avevo letto in
Cielo Bambino e che mi era piaciuta moltisssssimo. Così ho scritto questo testo:



Nero di notte
senza le stelle
nero di buio
senza sorelle
nero di pece
nel mio letto
nero paura
dentro il cassetto
nero pantera
che esce dall'ombra
mi balza addosso
dall'alto piomba.
Accendo la luce
mi guardo intorno:
era solo nero di sogno.



La mamma ha detto che forse vi avrebbe fatto piacere leggerla così ho deciso di mandarvela. Spero vi piaccia!
Ciao, Topipittori!
Francesco Sartori


Esatto: leggerla ci ha fatto molto piacere. E per questo abbiamo risposto a Francesco:

Caro Francesco,
hai scritto una poesia bellissima.
E te ne siamo davvero grati.
Se c’è una cosa che rende bello il nostro lavoro è proprio che i bambini come te lo usino per fare cose nuove e sublimi, divertendosi.
Ci piacerebbe molto pubblicare la tua poesia sul nostro blog.
Non è proprio come pubblicarla in un libro, ma quasi.
La leggeranno in molti e siamo sicuri che piacerà moltissimo.
E tu potrai dirlo a tutti: alla mamma e al papà, ai nonni, agli zii e ai cugini, alla maestra e ai compagni.
Sarà come una festa!
Ci permetti di pubblicarla?
Insieme alla tua poesia, pubblicheremo anche quella di Alessandro , e il disegno di Alicia.
Sono sicuro che loro saranno felicissimi di stare in tua compagnia.
Anzi, adesso li metto “per conoscenza”, così la leggono in anteprima.
E magari gli viene voglia di scriverti una lettera.
Sei proprio un bravo poeta.
Magari cambierai idea e vorrai fare un altro mestiere.
Ma sarai comunque un bravo ingegnere, un bravo insegnante, un bravo alpinista, o un bravo postino.
Decidi tu.
Ciao
Giovanna e Paolo (alias, i Topipittori)


Ed ecco qui, la poesia di Alessandro Riccioni:

Nero di fumo
senza l’arrosto
nero di seppia
senza aragosta
nero lavagna
senza gessetto
nero di sporco
dentro il cassetto
nero di oggi
senza domani.
Nero di pianto
senza allegria.
Nero di tutto
vattene via!



Il giorno dopo Francesco ci ha scritto:
Sììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì che bello! Pubblicatela pure. Grazie!
A me
Cielo bambino piace tanto perché le parole sono come canzoni e le poesie le imparo a memoria senza fare fatica. Sono loro che si incollano da sole nella mente dopo che la mamma me le ha lette. Il disegno del libro che più mi piace è quello della bambina con lo zaino a forma di casetta che guarda ed è guardata da una stella. Forse la stella sogna di essere visitata dalla bambina e lei di andare su quella stella. In tasca ha anche una scala.
Ciao Paolo, Giovanna e Alicia.

Francesco


Ecco, e questo è quanto. Ha ragione Wisława Szymborska: non c'è niente di ovvio. Proprio niente.
I bambini ce lo ricordano a ogni istante.

mercoledì 14 marzo 2012

Corvi bianchi dalla Germania


Anche quest'anno, uno dei nostri titoli, Cielo bambino di Alessandro Riccioni e Alicia Baladan, è stato incluso nella lista dei White Ravens, selezione dei migliori cento titoli al mondo dedicati a bambini e ragazzi, redatta dallo staff internazionale che fa capo alla Internationale Jugendbibliothek di Monaco. Si tratta di un prestigioso riconoscimento. E ne siamo molto contenti. Ma forse non tutti sanno quel che c'è dietro questo nome. Ve lo spieghiamo.
Immaginate un castello immerso nel verde, circondato da un lago.

Foto Andrea Ivaldi.
Il Castello è quello di Blutenburg, e si trova vicino a Monaco, in Germania, nel quartiere di Obermenzing. Da quasi trent'anni è la sede della Internationale Jungendbibliotheck, cioè della Biblioteca internazionale dell'infanzia voluta e creata nel 1949 da Jella Lepmann. Della Lepmann abbiamo già parlato qui. E vi consigliamo caldamente la sua autobiografia, pubblicata in Italia da Sinnos, La strada di Jella, che racconta la sua storia, iniziata nel secondo dopoguerra in Germania.

Jella Lepmann aveva in mente un idea davvero eccentrica, che avrebbe anche potuto passare per folle, se non fosse stata perseguita con  tenacia e rigore assoluti: e cioè che la letteratura per bambini potesse contribuire a risollevare le sorti del mondo, devastato, fisicamente e culturalmente dopo l'esperienza del nazismo e della guerra. Jella pensava che si dovesse ripartire dai bambini per ricostruire una civiltà contrapposta alla violenza, all'odio, al fanatismo e al conformismo passivo che avevano caratterizzato l'epoca hitleriana.

Nel corso degli anni, la Lepmann creò, da una piccola biblioteca, una delle istituzioni più importanti del mondo, portando la letteratura per ragazzi all'attenzione dei politici, prima, e della società, poi, con un lavoro duro, costante e appassionato. Il merito della Lepmann è stato quello di creare una rete di professionisti, esperti e, soprattutto, di lettori attenti. E di far sì che il mondo della cultura guardasse alla letteratura per bambini come a una straordinaria fonte di crescita per il mondo intero. Nella Lepman si riscontra anche grande attenzione da una parte per la diversità di linguaggi e punti di vista, dall'altra per competenze specifiche e puntuali di settore: la consapevolezza che la letteratura per ragazzi e quella per adulti sono diverse e comportano la padronanza di strumenti diversi e di presupposti distinti. Un dibattito ancora oggi attuale.

Non molti anni dopo l'inizio dell'attività di Jella, Ursula Nordstrom, editore americano della Harper children's books, si sarebbe scontrata con lo stesso pregiudizio, quando le fu offerta la direzione della divisione narrativa per adulti della casa editrice.

The implication, of course, was that since I had learned to publish books for children with considerable success perhaps I was now ready to move along (or up) to the adult field. I almost pushed the luncheon table into the lap of the pompous gentleman opposite me and then explained kindly that publishing children’s books was what I did, that I couldn’t possibly be interested in books for dead dull finished adults, and thank you very much but I had to get back to my desk to publish some more good books for bad children.
(L. S. Marcus, Dear Genius, HarperCollins)

Alla Lepmann si devono anche altre due importanti istituzioni: Ibby, ancora oggi presente e attiva in tutto il mondo; e il Premio Andersen, il nobel della letteratura per ragazzi, riconoscimento prestigioso e ambito da tutti coloro che scrivono e illustrano libri per ragazzi. Il lavoro di raccolta, catalogazione e studio che si porta avanti dalla fondazione della Internationale Jungendbibliotheck ha realizzato la missione della Lepmann, quella di una "conoscenza tra i paesi del mondo attraverso i libri per bambini" in una biblioteca "libera e creativa". A oggi, la critica dell'albo illustrato, la sua analisi e la codifica dei suoi linguaggi e della sua struttura devono moltissimo all'attività della biblioteca e di coloro che vi lavorano o che vi collaborano da tutti i paesi del mondo. Tra questi, Gabriele Poeschke. A lei abbiamo rivolto alcune domande, per capire cosa significhi lavorare in questo luogo e cosa succeda dietro il portone di questo castello delle meraviglie.

Gabriele, ci descrivi brevemente la biblioteca?
La biblioteca comprende un grande magazzino sotterraneo e un’altro magazzino distaccato, abbastanza recente (aperto a causa della mancanza di spazio per i nuovi libri). Abbiamo una sala di studio, dove lavorano i nostri borsisti (che vengono da tutto il mondo), i reparti amministrazione, direzione, “Lektorat”, dedicati cioè agli studiosi specializzati nella letteratura delle diverse lingue, i locali catalogo, biblioteca ragazzi, oltre ad alcuni piccoli musei (Michael Ende, James Kruess, Binette Schroeder e Erich Kaestner) e altre sale per mostre temporanee, letture e conferenze.

Come sei approdata alla Jugendbibliothek?
Cercavo un nuovo lavoro in una biblioteca a Monaco di Baviera, contemporaneamente mi sarebbe interessato sperimentare un’ambiente internazionale. Sono stata fortunata a essere assunta alla Internationale Jugendbibliothek. Sono qui ormai da cinque anni; e il piacere di lavorare qui è identico a quello del primo giorno.

Qual è il tuo compito all'interno di questa istituzione?
Ho parecchi compiti: lavoro mezza giornata al reparto catalogo, dove sono impegnata nella catalogazione per autore e soggetto di libri in lingua inglese e italiana, inoltre delle donazioni di libri storici in diverse lingue.

Sono responsabile, insieme a Silvana Sola, cofondatrice della libreria Stoppani e dell’Accademia Drosselmeier e professoressa alla Isia Urbino, della scelta dei libri per la sezione italiana della nostra biblioteca.
Il pomeriggio, mi sposto al reparto Kinderbibliothek, la biblioteca ragazzi, dove vengono dati in prestito ai ragazzi di Monaco e dintorni circa 25000 libri, CD, DVD, all'anno, in 20 lingue diverse (fra cui giapponese, turca e, naturalmente, italiana). Sono reponsabile della collezione insieme a un collega.

Che cos'è il White Ravens?
White Ravens è una selezione di libri eccellenti di tutto il mondo per ragazzi e adolescenti, che presentiamo ogni
anno alla fiera di Bologna in una mostra accompagnata da un catalogo in lingua inglese. Nella mostra e nel catalogo White Ravens sono presentati 250 libri in circa 35 lingue da circa 50 paesi. I libri White Ravens sono caratterizzati da un alto livello qualitativo, sia letterario sia artistico, e sono esempi di richezza e varietà culturale del nostro mondo. Comprendono storie inconsuete ed esperimenti letterari, notevoli per fantasia e autenticità. Sono libri che possono sviluppare nuovi impulsi e tendenze.

Come avviene la selezione dei titoli?
I lektoren della Internationalen Jugendbibliothek, cioè gli specialisti selezionati per la letteratura nelle diverse lingue, fanno la scelta dei 250 ibri White Ravens dalle
circa 10.000 novità librarie che ogni anno entrano in biblioteca, e descrivono l'eccellenza dei volumi scelti in brevi annotazioni.

Avete nuovi progetti di promozione alla lettura o incontri internazionale sulla letteratura per ragazzi in cantiere nei prossimi mesi?
In estate si terrà la seconda edizione del festival White Ravens di letteratura internazionale per ragazzi e adolescenti. Abbiamo invitato scrittrici e scrittori provenienti da 14 paesi, tra cui anche autori ancora non tradotti in lingua tedesca. Per la prima volta, il festival sarà reclamizzato anche su facebook, twitter e altre piattaforme digitali. Stiamo cercando il dialogo con tutti coloro che s’interessano di libri, specialmente con gli adolescenti sui network. Chi ha voglia di informarsi e partecipare è invitato a passare qui.

I libri selezionati per White Ravens verranno presentati durante la Fiera del Libro di Bologna, dal 19 al 22 marzo 2012. L'inaugurazione della mostra si terrà mercoledì 21 marzo, allo stand 29 B 56, dalle 10.00 alle 12.00.

Le cinque immagini finali di questo post si riferiscono al picture book The story of Ferdinand di Munro Leaf, la storia del toro pacifista che amava i fiori e non voleva combattere. Nel 1945, Jella Lepmann lo tradusse in tedesco, ne stampò 30.000 copie e lo regalò a tutti i bambini di Berlino. È una delle grandi rarità bibliografiche della letteratura per ragazzi.

giovedì 17 novembre 2011

I bambini leggono/2. Ferie per chiuso.


D’istinto, Nico apre i libri dal fondo, legge i numeri a due cifre da destra a sinistra e qualche volta ricorda le frasi al contrario: forse a quattro anni, da ambidestro, sta godendo di tutte possibilità dell’ordine bambino.

Ferie per chiuso, dunque, lo straordinario libro senza testo di Maja Celija, ci accompagna da circa due mesi, ogni sera prima di coricarci.
Da subito, i protagonisti del libro sono stati battezzati da Nico con nomi propri, che poi non sono più stati cambiati, com’è giusto che sia.

Così, noi adulti abbiamo dovuto memorizzarli per non essere corretti ogni volta. Avendo preso una simile confidenza con i protagonisti del libro, la narrazione si è dilatata nel tempo e nello spazio, ben oltre la porta aperta e le profondità dei bagagli chiusi della famiglia in procinto di andarsene, che si vedono nella prima immagine. Tutto ciò fa sì che la nanna tardi ogni sera di più ad arrivare, ma il fatto è che questo gioco è diventato entusiasmante per tutti.

Quando ho raccontato loro come mio figlio Nico legge Chiuso per ferie, i Topipittori, mi hanno chiesto di scrivere un post per la rubrica del loro blog I bambini leggono, da poco inaugurata, dedicata al modo in cui i bambini guardano e usano i libri. Il mio resoconto è una sintesi di quel che accade nella realtà: alcune immagini, alcuni passaggi narrativi che nel libro sono presenti, qui non li troverete.


Vi presento quello che per noi è Raul, il figlio minore di questa famiglia. Raul ha molte macchinine, il suo zaino ne è pieno e altre ne ha nel sacchetto di plastica (insieme a due mandarini: “Beeeh, che schifo, è sua mamma che vuole che li mangi”). La mamma, Elena, insiste perché si sbrighi, ma Raul pensa di aver dimenticato qualcosa. La famiglia è in partenza per andare qualche giorno dai nonni che vivono vicino al mare. La sorella di Raul porta una scatola piena di provviste: soprattutto latte, miele, formaggio duro, pistacchi e ovetti di cioccolato. Suo fratello vuole diventare maestro, così porta pochi vestiti e il computer perché dovrà studiare tutto il tempo. Il papà è molto indaffarato a trovare spazio per i bagagli: alcuni dovranno stare sotto il sedere dei passeggeri, dato che la loro auto non ha “la coda”.


Finalmente sono partiti! Il primo a uscire dalla fotografia è nonno Raimondo: vuole riabbracciare nonna Rita, che erroneamente è stata messa in un’altra foto. Pietro è un marinaio che non vede l’ora di tuffarsi in acqua: un tipo atletico. Riesce a saltare da sopra il mobile senza farsi male alle caviglie. Giovanni, che è più piccolo, lo ammira, però da grande vuole essere un pilota di auto da corsa. La sorella piccola di Giovanni si chiama Elisabetta, mentre quella grande Alessandra, fidanzata di Pietro. Toby è il cane di nonno Raimondo.


Dato che i nostri amici sono stati fermi per molto tempo, per sgranchirsi le ossa si dilettano in vari sport e, di tutti, il più competitivo è nonno Raimondo che però non vince mai perché la lunga barba gli s’impiglia sempre da qualche parte, impacciandolo.
Arrivati all’illustrazione che ritrae la partita di pallavolo, Nico puntualmente esclama: “Non è una palla, è una ciliegia, mangiamola!” Ogni giocatore, questa è la regola, darà un morso ogni volta che tocca la palla, dunque la partita finisce quando si arriva al nocciolo. Nonna Rita, però, previdente, ha diverse di ciliegie nascoste sotto la camicia (che fa anche da rete), perché le ciliegie sono talmente buone che finiscono subito.
Qui il racconto è accompagnato da alcuni ”Gnam!” di fondamentale importanza.


Nonno Raimondo ha una formidabile idea: rilassarsi al caldo è quel che ci vuole per prendere un po’ di colore. Non si vede, ma lo sportello del forno è aperto: “Non sono matti!” è il commento. In ogni caso, qui accade qualcosa di straordinario: i bambini diventano grandi, lievitano come la pizza, Giovanni tanto quanto Pietro, Elisabetta tanto quanto Alessandra. Elisabetta non ha voluto togliersi le scarpe per paura di non riuscire più a rimettersele, infatti, un pochino le fanno male, “si vede dagli occhi”.


I nostri amici perlustrano ogni angolo della casa. Elisabetta e Giovanni, nel frattempo tornati piccoli, scoprono insieme a Toby la cameretta di Raul. E vado a elencare “nell’ordine esatto” i bellissimi giochi: c’è il supereroe verde; la bambola gigante; un robot gigante; un orsetto gigante; un orsetto mezzano e un’altro piccolo vestito da femmina; un pinocchio enorme e un draghetto davvero strano, non tanto bello, ma che piace a Elisabetta e a Giovanni.


Forse piace loro perché ha le ruote: trainato dal cane Toby, che corre velocissimo, fa scorrazzare i bambini per tutta la casa.


È il momento di andare a nanna: dato che il gomitolo blu è il più bello, tutti lo vorrebbero, così nonna Rita per evitare litigi decide che nessuno lo userà. La notte, così, trascorre tranquilla, ognuno sistemato nel suo gomitolo di lana colorata.


Infine, arriva l’ora di tornare nelle fotografie. Toby ha sentito dei rumori, pare che qualcuno si stia avvicinando alla porta.
“Corri Giovanni, corri” grida Elisabetta a Giovanni che non vuole separarsi dal draghetto. Nonna Rita spiega che quell'animale è troppo grosso per stare nella fotografia: Giovanni deve lasciarlo lì.
Quando la famiglia entra in casa, nota il draghetto in mezzo alla stanza: è quello che Giovanni voleva portare nella foto dei nonni.
Durante le vacanze, la sorella di Raul è diventata piccola perché non ha mai voluto mangiare.
Ah, ecco: nell'ultima immagine si vede il papà di Raul. Si chiama Nicola, come l’amico del cuore che Nico ha a scuola.

venerdì 21 ottobre 2011

Un'illustratrice mattiniera

Alicia Baladan è di nuovo al lavoro su un progetto dei Topipittori. Dopo Una storia Guaranì Piccolo grande Uruguay e Cielo Bambino tocca a La leggerezza perduta, con un bellissimo testo di Cristina Bellemo.


Questa storia ci era stata inviata, come accade spesso, per posta elettronica, con un breve messaggio di accompagnamento. Ci è talmente piaciuta che abbiamo immediatamente contattato l’autrice per comunicarle il nostro interesse alla pubblicazione. Fin dalla prima lettura, ci è stato chiaro che sarebbe stata una storia adatta ad Alicia. Gliel’abbiamo proposta e, infatti, lei ha accettato con entusiasmo di illustrarla.


È passata l’estate e ieri mattina, poco dopo le otto, davanti a una napoletana calda e fumante, ci ha mostrato i suoi primi appunti grafici. Ci fa piacere condividerli con voi, in attesa di un libro che arriverà in libreria fra un annetto.






giovedì 29 settembre 2011

La versione di Alessandro

Martedì, avete letto le riflessioni di Alicia Baladan su Cielo bambino. Oggi, è la volta di Alessandro Riccioni. Due punti di vista che mostrano tratti comuni, ma indubbiamente mettono in luce quanto lavorare con la parola e le immagine richiedano approcci differenti.


In che modo pensi che la narrazione visiva di Alicia abbia elaborato temi e motivi delle tue poesie?
Credo che Alicia abbia letto molto attentamente i miei testi, facendoli entrare nella corrente dei suoi ricordi e della sua esperienza umana e artistica. Così facendo, ha richiamato alla mente le sue visioni di bambina, le ha confrontate con le mie visioni, rimescolando il tutto con scelte pittoriche molto personali. Questa capacità di lettura, cosa sorprendente e affascinante (e rara!), messa a dura prova quando si fa un libro in due, le ha permesso di scegliere con grande cura gli elementi da sottolineare presenti nelle parole per trasformarli in elementi dapprima onirici e poi pittorici, ma mai didascalici. Proprio per questa ragione, per fare un esempio, la “mia” luna, così privatamente immaginata, è potuta diventare la “sua” luna e, pure la luna “universale” che se ne sta sempre là dove la vediamo, ma che ognuno vede come può e vuole. Le tavole di Alicia hanno poi dato ritmo al cielo in movimento che avevo pensato in forma di parole.



Che tipo di lettura pensi abbia dato dell’immaginario su cui hai lavorato nello scrivere questi testi?
Alicia ha saputo leggere il desiderio di autenticità presente nei miei testi. Credo che la ricerca di autenticità, in chi scrive e in chi illustra un testo sia un aspetto fondamentale, soprattutto quando si lavora in due, con due distinti universi di significato, con riferimenti culturali diversi, con due modi di costruire il mondo: le parole e le immagini. Forse, il fatto che Alicia è anche autrice le ha permesso di provare a “distendere” il suo immaginario sopra il mio, non per farne un calco, ma per cercare differenze, scarti, somiglianze, arricchimenti ulteriori. (A proposito di somiglianze, la prima tavola che Alicia mi fece vedere aveva un oggetto che ho sempre temuto e amato da bambino: le forbici, che ancora uso malamente, ma che nella mia mente considero sempre strumento di costruzione del mondo. Chiesi ad Alicia se le forbici sarebbero rimaste nella tavola finale e lei disse sì. La notizia mi rese felice).  Ne è nato un immaginario composito e ricchissimo, fatto di cose sue, mie e appunto universali, ora riconducibili a idee e “modi” di artisti che credo lei ami, ora ricreate in modo così originale che quasi si perdono i riferimenti. Anche adesso, con il libro tra le mani, continuo a trovare elementi nuovi, mi sorprendo a curiosare dentro le immagini e rileggo il testo ogni volta con una sfumatura diversa. Non è bello questo? Un libro, a mio avviso, deve vivere di sorprese, deve mantenere questo movimento interno per poter suscitare l’altro movimento, quello di chi legge.


 Cosa ti ha interessato e sorpreso di più nel suo lavoro?
Di Alicia, fin dal suo primo libro Una storia guaranì, mi ha folgorato il blu, e poi gli altri colori, ma il blu mi ha preso dentro, mi ha costretto a guardare il resto con occhi più attenti. E la quantità di dettagli, chiedo scusa se li chiamo così, cioè la quantità di particolari vivi, sinceri, assieme alle citazioni che definiremmo “colte” con cui ha arricchito ogni tavola. Poi, c’è sicuramente la curiosità di vedere dove vanno a colpire le tue parole, cioè come possono suscitare un’idea, un’illustrazione, un libro. Quella specie di cornice, poi, quel bellissimo “sipario aperto” di ogni tavola sembra fatto apposta per chiederti di entrare e, allo stesso tempo, per proteggere le poesie, quasi un omaggio alle parole semplici che ho scritto. Beh, spero sia un omaggio meritato! E infine, ma ci sarebbero tante altre cose da dire, mi ha affascinato l’idea di Alicia di muovere la storia frammentata dei testi assieme alla vita dei due bambini, vicini e lontani allo stesso tempo, attenti l’uno all’altro e comunque persi nell’unicità del loro mondo. Ecco, mi piace pensare che i due bambini, guardando il cielo ciascuno a modo suo, poi se lo raccontino, magari usando le mie parole.


Pensi che le sue tavole abbiano sviluppato e portato alla luce aspetti del tuo lavoro rimasti più in ombra?

Ogni lavoro a quattro mani impone una scelta, chiede un confronto, anche quando c’è un bravo editore a controllare il tutto. La scelta del chiaro e dello scuro, questa cadenza di luce e buio è una cosa che Alicia ha sottolineato e che non mi era del tutto chiara al momento in cui ho scritto i testi. Il valore e la ricchezza del buio, poi, così intenso nelle illustrazioni, ha chiarito un altro aspetto forse non così palese nei testi: la mia attrazione per il nero, il non colore, o il colore che racchiude e nasconde tutti gli altri (ho scritto altre cose sul nero). E poi, Alicia ha illustrato in modo sorprendente la mia voglia di giocare, inalterata malgrado l’età; ha perciò tirato fuori, passatemi l’espressione non certo elegante, il gioco nascosto tra le righe dei testi.


E quale libertà rispetto alle tue poesie pensi si sia presa?

La più grande e forse dimenticata libertà di chi crede nel proprio lavoro e cioè la libertà di aprirsi all’ascolto di parole e di immagini altrui per farne spunto di conoscenza ed esperienza proprio. La libertà di mettere a nudo la propria conoscenza/esperienza, la propria vita/arte anche solo per fare un libro, per illustrare una poesia, per un lavoro che ci è stato chiesto. Un dono raro che produce bellezza e amicizia. Anche per questo, proprio per questo, auguro al nostro libro di essere letto tanto, non per essere capito, ma per essere vissuto così come Alicia e io lo abbiamo vissuto. E siamo solo all’inizio! Grazie, quindi ad Alicia e grazie a voi Topi.

martedì 27 settembre 2011

Un concerto a quattro mani: Alicia.

Un libro illustrato è fatto di tante voci. Due molto importanti sono quella dell’autore e quella dell’illustratore. In che modo queste si ascoltino, si leggano reciprocamente, si intreccino, si armonizzino, agiscano e interagiscano l’una con l’altra, condividendo visioni, ritmi e immaginario in funzione del racconto, è difficile stabilire. In ogni coppia creativa questo avviene secondo modalità diverse.
Per presentarvi Cielo bambino, abbiamo pensato di illuminare questo aspetto della collaborazione, chiedendo ad Alicia Baladan e Alessandro Riccioni, illustratrice e autore del libro in questione, di rispondere a queste domande.
Queste sono le risposte di Alicia. Giovedì, il punto di vista di Alessandro.

Che cosa delle poesie di Alessandro ti ha più colpito e interessato dal punto di vista visivo?
Direi il movimento. Sono testi ritmici, in balia della luna, come le maree. Come quando si culla un bimbo, in quasi tutte le poesie c’è un andirivieni. Ho sentito che in qualche modo le immagini dovevano spostarsi, ruotare, ballare al ritmo delle frasi, fare un fumetto all’interno di ogni doppia pagina, in una formula diversa.


Da quali aspetti sei partita per articolare la tua narrazione, e quali hai ritenuti più proficui da  sviluppare?

È più facile farlo che rispondere. Credo di aver lavorato sulla sensazione. Ho fatto dei disegni rapidi, come appunti, riferiti alla sensazione che ogni poesia mi dava. Tali disegni, presi singolarmente, appaiono persino fuori tema. Di base pero, ogni doppia pagina ha quell’appunto, con l’aggiunta di elementi più specificamente legati a parole e frasi effettivamente presenti nelle due poesie presenti per ogni singola tavola.

C’è stato un tema, un elemento centrale intorno a cui, partendo dalle parole per poi prendere il largo, hai lavorato in particolare? 

Dall’inizio alla fine del libro ho voluto far crescere (invecchiare) i protagonisti, uno in particolare, perché i testi pur non essendo in una sequenza di giorno e notte o di stagioni mi hanno dato il senso del tempo. Diciamo che all’interno di ogni doppia pagina c’è qualcosa che inizia e finisce, che io ho sentito nel ritmo delle poesie come una sorta di gioco, nel frattempo dalla prima pagina all’ultima c’è qualcosa che non si ferma e forse è legata al tema stesso, alla curiosità infinita per questo cosmo, a quella che hanno i bambini, e allo stile di Alessandro.


Che libertà, rispetto ai testi, ti sei presa, visivamente, per raccontare allo sguardo dei lettori i temi del cielo, della meteorologia, dell’astronomia, delle stagioni?
Penso molta libertà, dal sole mongolfiera alla luna che è anche un buco aperto nel buio. I temi del cielo mi appassionano, e le poesie di Alessandro sono ricchissime di immagini non didascaliche che suggeriscono in continuazione altro. Tecnicamente ho trovato necessario, a differenza di altri miei lavori, caratterizzare gli spazi in cui i personaggi si muovono, lasciare il tratto del disegno, un tentativo questo di far fluttuare l’azione e meno il soggetto, proprio perché i testi già di per sé sono simbolici.



martedì 6 settembre 2011

Ossa rotte, medaglie e lamentazioni

Certo, Giovanna batte tutti, con ben quattro fratture in un colpo solo. Ma l’estate non è stata solo foriera di apparecchi gessati, tutori regolabili e fili di k. Qualche esempio:

1) «Refined forms and a beautiful use of color for these Aesop’s fables. Balance and elegant compositions dominate the pages renewing a classic work.» Con questa motivazione a Simone Rea e al suo Favole di Esopo è stata assegnata una delle BIB Plaque conferite quest’anno alla Biennale di illustrazione di Bratislava, lo scorso 29 agosto.


2) All'inizio di agosto, Alicia Baladan, con le illustrazioni di Una storia Guaranì ha ottenuto una menzione speciale al Certamen 2011: Premio a la ilustración latinoamericana - UP “Las mejores ilustraciones latinoamericanas 2010” della Universidad de Palermo, a Buenos Aires.


3) Sempre all'inizio di agosto, Velluto di Silvana D’Angelo e Antonio Marinoni, o meglio, la sua edizione tedesca Der Duft der Dinge, pubblicato da Gerstenberg Verlag è stato inserito dalla rivista Focus e da Deutschland Rundfunk fra i “7 Besten”: i sette migliori libri per giovani lettori.



4) All'inizio di luglio, poi, mi è giunta la notizia che, con decreto del ministro della cultura Frédéric Mitterrand, sono stato nominato Chevalier dans l’ordre des arts et des lettres.
Sono sicuro di non essere stato io a meritare una così alta onorificenza della Repubblica Francese, che viene concessa a «les personnes qui se sont distinguées par leur création dans le domaine artistique ou littéraire ou par la contribution qu’elles ont apportée au rayonnement des arts et des lettres en France et dans le monde.»  Penso che l’abbiano data a me, non potendola assegnare, per statuto, a un’entità immateriale come i Topipittori.

Come dite? Libri, autori ed editori italiani ottengono all’estero più riconoscimenti di quanti ne abbiano nel loro paese? Non è così strano: più che un nemo propheta è una delle conseguenze più gradevoli della globalizzazione.
Certamente ci farebbe piacere se di queste e di tutte le altre notizie che documentano i successi di un settore vivace, e ormai sotto i riflettori in tutto il mondo, si desse maggior seguito sulla stampa, nei media specializzati, nei portali di informazione sull’editoria per ragazzi, nelle istituzioni nazionali e in quelle di settore.
Gli specializzati fanno un ottimo lavoro, ma sono ancora legati a un’immagine vecchiotta e provinciale dell’editoria per ragazzi italiana che, invece, ormai  non è più un fenomeno esclusivamente locale. Negli ultimi dieci anni, autori, illustratori, libri ed editori italiani hanno conquistato una posizione di rilievo nel panorama europeo. Questo richiederebbe un cambio di prospettiva.
I media generalisti e le istituzioni, invece, sono completamente latitanti. A sottolineare la differenza fra la Repubblica Italiana e i paesi nei quali la letteratura per ragazzi e l’illustrazione hanno ben altro seguito da parte delle istituzioni (giacché quello del pubblico ci viene continuamente confermato dalla crescita dello specifico segmento di mercato, unico nel panorama dell'editoria nazionale), faccio presente che l’Ambasciata del Portogallo a Tokyo ha segnalato nel proprio sito, con tutto l’orgoglio che la cosa merita, la presenza di un illustratore portoghese (Bernardo Carvalho di Planeta Tangerina) in una mostra al museo Itabashi (vedi qui). Per la cronaca, a quella mostra gli illustratori italiani erano 14: la rappresentanza nazionale più forte, dopo quella giapponese. Di questo l’Ambasciata d’Italia a Tokyo, l’Istituto Italiano di Cultura e le altre istituzioni nostrane non hanno avuto tempo di occuparsi.

giovedì 21 luglio 2011

Visto, si stampi!


Oggi abbiamo licenziato le cianografiche di due delle otto novità per l’autunno. Arriveranno in libreria verso il 15 settembre.

Un grazie di cuore ad Alicia, Alessandro, Massimo, Diletta, Marina, Toti, Renzo, Daniele, Roberto (in ordine di apparizione).

giovedì 14 aprile 2011

Ad alta voce

Abbiamo conosciuto Alessandro Riccioni nel maggio del 2008, in occasione della mostra, da lui e da Silvana Sola organizzata alla Biblioteca comunale di Porretta, delle tavole di Antonella Toffolo per il libro Il pifferaio magico di Hamelin. Ricordo con grande e inalterata gioia il tempo trascorso insieme il giorno dell'inaugurazione. E la lettura che Alessandro fece del poemetto di Robert Browning (nella traduzione di Umberto Fiori), con perizia da attore consumato: intensità da brividi lungo la schiena.


A tutt'oggi non ho sentito leggere quel testo in modo più convincente. Del resto una delle pratiche più frequentate da Alessandro è proprio quella della lettura ad alta voce, con bambini, adolescenti, adulti, anziani. In italiano, ma anche in inglese. Perché, in effetti, nel suo lavoro di bibliotecario Alessandro segue vie molto personali che nel tempo hanno sortito risultati abbastanza impressionanti. Non per niente l'ultimo numero della rivista Hamelin. Storie figure pedagogia gli dedica, a firma di Giulia Mirandola, una lunga, interessante intervista sul suo lavoro e sulla biblioteca che ormai da anni conduce nell'appennino bolognese, insieme a Marco Tamarri: Intervista ad Alessandro Riccioni, “libertecario” di Porretta.
Ve ne offriamo due estratti significativi.

Su cosa si basa la relazione tra te e i bambini dei nidi e delle scuole d’infanzia che frequentano la biblioteca? Potresti specificare a che tipologia umana ti riferisci quando parli di “bambino coccola” e di “il bambino che è dentro di me”? Perché pensi nuocciano entrambi gravemente alla lettura?

Lavorare con i più piccoli è sempre stata una sorpresa, proprio perché non esistono, a parer mio, regole precise, almeno non per un bibliotecario-narratore. Non sono un pedagogista e mi affido alla preparazione e alla sensibilità delle insegnanti dei nidi e delle scuole d’infanzia (non esito a definirle le migliori tra gli ordini di scuole che vedo ogni settimana). Il loro lavoro apporta un contributo fondamentale, perché prepara la strada ai miei interventi.

Sono loro che “apparecchiano” la tavola sulla quale posso poi servire antipasti e primi piatti. Il rapporto con i bambini più piccoli, inoltre, mi ha insegnato a evitare come la peste il ruolo di “bambino coccola”, cioè dell’adulto che scimmiotta il comportamento del bambino, più preoccupato di rendersi simpatico che non di giocare realmente con lui.

Compagno quasi inseparabile del “bambino coccola”, è “il bambino che è in me”: quante volte si sente dire che per stare con i bambini, per comprenderli, bisogna ascoltare il bambino che è dentro di sé! Mi sono accorto, a un certo punto della mia vita di relazione con i bambini, che più ascoltavo il bambino che era dentro di me, più non ascoltavo il bambino che era di fronte a me, con risultati sconfortanti e insuccessi a volte clamorosi. I bambini sono i primi a sentire puzza di bruciato. L’unica cosa che mi pare possa essere salvata del bambino che è in noi è la capacità di incantarsi, di coltivare lo stupore, la volontà di esercitare la meraviglia, la caparbietà nel desiderio di giocare e di mettersi in gioco.

La lettura, soprattutto la lettura ad alta voce, è un esercizio indispensabile per accompagnare e allenare la relazione, per rendere il rapporto autentico, per fare in modo che un dialogo tra grandi e piccoli possa davvero definirsi tale.



Quali sono stati fino a questo momento gli scogli e le difficoltà maggiori [nella gestione della biblioteca]?
Domanda molto semplice e, allo stesso tempo, complessa. Il nostro lavoro si è andato sviluppando in un territorio di montagna, con le difficoltà tipiche di questo ambiente. A ciò si è aggiunta la crisi (non parlerei di fallimento) di una certa stagione politica caratterizzata dal “decentramento”: un’epoca piuttosto straordinaria, di “vacche grasse”, che permise l’apertura di biblioteche in ogni Comune. Oggi, e non è solo il caso della montagna, c’è bisogno di energia aggiunta, di fantasia aggiunta, per fare funzionare i servizi culturali e per ricollocarli in modo adeguato tra gli interessi primari delle persone. Il problema più serio, al di là dell’effettiva scarsità di risorse, è la mancanza di coraggio, qualità determinante per investire in progetti che guardino al futuro.


Sono in molti, anche tra gli amministratori locali, ad avere preso coscienza del fatto che una biblioteca non è, o non è più, un luogo di conservazione, lontano e silenzioso. Essa è una delle rarissime situazioni free che ci sono rimaste (uso il termine inglese free perché significa sia “libero” sia “gratuito”). Il lavoro compiuto fino a oggi è servito a ridare vita a luoghi che venivano percepiti come morti. La stessa lettura ad alta voce, non è soltanto un momento di lettura, è la testimonianza attiva di persone “prestavoce” che non si rassegnano a tacere. E non c’è nulla di romantico in questo né di eroico. È un modo di essere “libertecari” di montagna.


Nell'ultimo numero di Hamelin, fra le tante cose interessanti, segnaliamo l'articolo di Giusi Quarenghi Che cos'è la poesia; l'articolo (sempre su iblioteche e letture) di Nicoletta Gramantieri A.A.A. lettori cercasi_bolle, volpi, cani, stupore e perdizione; e l'articolo di Sophie Van der Linden, Come possono decidere i genitori. Riflessioni sulla promozione del libro.
I disegni qui proposti, di Alicia Baladan, sono gli schizzi realizzati per il libro di prossima uscita presso di noi, Cielo bambino, con poesie di Alessandro Riccioni.