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mercoledì 23 settembre 2015

La rete dei libri / 12: un magnifico pretesto

Nome del blog: APEdario. Insegnare a leggere e scrivere con i più begli albi illustrati per l'infanzia

Url:  http://apedario.blogspot.it/


Di cosa si occupa?
Apedario racconta, per parole e immagini, l'utilizzo degli albi illustrati e dei libri per ragazzi nella vita quotidiana delle classi in cui insegno. Letture, poesia, conversazioni e attività didattiche, prevalentemente di lingua italiana e arte e immagine, a scandire il ritmo delle giornate scolastiche. Mi piace, e credo sia utile a chi legge, in particolare agli insegnanti, arricchire il post con le immagini più significative tratte dai quaderni dei miei alunni e con le parole dei bambini durante le conversazioni in classe.

Chi lo fa? 
Mi chiamo Antonella Capetti e sono una maestra elementare quasi cinquantenne con un lungo passato alla scuola dell'infanzia e una grande passione per la letteratura per l'infanzia.

Quando e perché è nato? 
Apedario è nato molto tempo prima della sua apparizione ufficiale in forma di blog, il 20 aprile 2013. Da un paio d'anni aggiornavo una bibliografia per temi adatta ai primi anni della scuola primaria. Da qui, l'idea di scegliere alcuni personaggi degli albi illustrati per presentare le lettere dell'alfabeto, in un ordine diverso da quello conosciuto: nell'esperienza d'insegnamento nei cicli precedenti, avevo presentato prima la A, poi la P, poi la E, per permettere ai bambini di iniziare a formare le prime sillabe e brevi parole (APE, PAPA', PAPPA). Prima di diventare un blog, per alcuni mesi Apedario è stato un progetto per un libro didattico, a cui una casa editrice specializzata nel settore è parsa per qualche tempo interessata. Quando però mi è stata ventilata la proposta di pubblicare a pagamento, ho pensato che fosse in una qualche misura offensiva (se credi nel lavoro di qualcuno, non chiedi che sia lui a pagare) e ho preferito investire un po' di tempo e di energie nella gestione di un blog. Allora non lo sapevo, ma credo di aver raggiunto molte più persone in questo modo che non attraverso una guida didattica.

Con quale frequenza viene aggiornato?
Cerco di aggiornare il blog quotidianamente, da lunedì a sabato: durante l'anno scolastico con le attività relative a italiano e arte e immagine svolte in classe su suggestione dei libri letti, durante l'estate con i consigli di lettura per piccoli e grandi. Il sabato è solitamente dedicato alla poesia. Da quest'anno, il lunedì sarà dedicato ai libri P.I.P.Pi. (Per I Più Piccoli): un modo per non perdere completamente l'identità originaria del blog, che ormai è un po' cresciuto e parla di sé attraverso la voce di bambini più grandi.

Il primo post
Un nuovo inizio del 20 aprile 2013, in cui racconto le motivazioni del blog. «L'idea di questo progetto nasce dalla necessità di una didattica dell'italiano in classe prima (scuola primaria) strettamente connessa al vissuto del bambino tramite la lettura di albi illustrati per l'infanzia e la presentazione dell'alfabeto attraverso i rispettivi protagonisti. Ogni storia diventa quindi un magnifico pretesto per parlare della quotidianità, di storie fantastiche e suggestive, dei propri sentimenti, della relazione con i pari e con gli adulti, in una continua fruizione di letteratura di qualità e di una rappresentazione iconica che diventa stimolo per la creatività e la strutturazione di uno stile grafico-pittorico personale e non stereotipato.» Il titolo, Un nuovo inizio, è motivato da un precedente tentativo, Libriamoci, interrotto dopo pochi post.

L’ultimo post 



Il post più letto
Vocali, sillabe, parole e primo dettato in cui racconto i primi tentativi, scritti, disegnati e attraverso giochi motori, di verificare la reale capacità di ogni bambino di misurarsi con le prime parole scritte.

Il mio post preferito
Anche se correrò il rischio di essere accusata di piaggeria, scelgo senza dubbio Colori, ovvero un viaggio lungo mesi, nato da un post condiviso da Paolo Canton su Facebook e che ha generato intense attività legate ad arte e immagine. Amo in modo particolare questo post perché racchiude in sé molta parte di ciò che amo del mio lavoro: la possibilità, per me ancor prima che per i miei alunni, di imparare cose nuove, anche e soprattutto in ambiti in cui la mia conoscenza è davvero molto limitata; l'opportunità di lavorare per mezzo di una didattica attiva, da realizzare concretamente, sporcandosi le mani, da soli e insieme ai compagni; la produzione di “opere d'arte” personali e originali; un'immersione piena nella bellezza e la sua condivisione.

1000 battute per raccontare il blog
Apedario è il diario illustrato della vita di due classi elementari (a settembre inizieremo la terza) nelle ore di italiano e arte. La lettura di albi illustrati e libri per ragazzi è l'elemento fondamentale dell'attività didattica, ciò che permette il coinvolgimento attivo e continuo dei bambini, di tutti i bambini, la riflessione, la condivisione, la comprensione, la produzione scritta, la riflessione linguistica, l'ampliamento del lessico, in un'ottica continua di benessere individuale e collettivo e di sviluppo del pensiero personale e critico di ogni bambino.
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Abbiamo già parlato di:
11 - Le stanze del labirinto
10 - Briciole di Pollicino
9 - Le letture di Biblioragazzi
8 - La coda dei libri
7 - Seren sarà
6 - Lacasadifra
5 - Scaffale Basso
4 - Milkbook
3 - Atlantide Kids
2 - GiGi il giornale dei giovani lettori
1 - Libri e marmellata
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Non abbiamo la pretesa di sapere tutto. Quindi, se  avete un blog che si occupa con continuità di libri per ragazzi, segnalatecelo scrivendo a info[at] topipittori [punto] it indicando come soggetto del messaggio La rete dei libri. Abbiamo già pronti parecchi post pronti, quindi non saremo celeri, né a rispondere né a pubblicare. Ma cercheremo di non dimenticarci niente.
Grazie.

lunedì 6 maggio 2013

Detesto le fotocopie

[di Antonella Capetti]

Non saprei in quale altro modo dirlo. Le fotocopie non mi piacciono, le trovo poco utili, se non addirittura dannose (credo che l’incapacità di scrivere di alcuni dei nostri ragazzi, e di farlo rispettando le regole basilari dell’ortografia, dipenda in larga misura dall’abuso di schede/fotocopie degli ultimi anni) e, soprattutto, minano qualsiasi senso estetico, arrivando a far odiare il disegno a bambini che, per anni, hanno fatto di matite, pastelli, tempere e pennarelli il naturale prolungamento della propria mano.

Come si fa ad apprezzare la bellezza con un quaderno ridotto a un ammasso di fotocopie incollate (a volte malamente) su ogni pagina, talvolta di pessima qualità, frutto di penosi copia/taglia/incolla, colorate di malavoglia dai bambini (e molto spesso dai genitori stessi, per far prima) e utilizzate male e in fretta solo per far spazio, e tempo, a un’altra fotocopia?

Sto per concludere un ciclo: i miei ragazzi (45) sono in quinta (due quinte, per la precisione) e talvolta riprendo in mano i quaderni della prima, solo per riguardare i libri letti con loro, e che hanno insegnato loro a leggere e scrivere.
Il primo giorno di scuola, io e Lisa avevamo preparato l’accoglienza di quella classe, animando L’albero dell’alfabeto di Leo Lionni.















Sulle prime pagine di quei quaderni trovo la A iniziale di Anselmo (Anselmo va a scuola di Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani) e quella di Achille di Mangerei volentieri un bambino di Sylviane Donnio e di Dorothee de Monfreid. Poi la P di Pico Pecora di Vis Leendert Jas, la E di Eugenio Trombetta, di Birte Muller e di Elmer di David McKee, la O di Olivia di Jan Falconer.

Quaderno di Silvia M., 6 anni, 15 settembre 2008.





















A settembre 2013, ci saranno due nuove prime (di 26 e 28 bambini) e ad Anselmo nel frattempo si sono aggiunte Alba e Bella (Alba e Bella amiche per la pelle, di Dafne Ben Zvi e Ofra Amit); con la E è arrivata invece Evelina Verdemela di Mara Dompè, Annalisa Sanmartino e Giulia Torelli. Per fortuna, nuovi libri continuano a essere pubblicati: quando stavo preparando la consonante P per i primini del prossimo settembre, Il grande libro dei pisolini, di Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani, non era ancora uscito, e ora lo posso aggiungere, pensando a nuove attività con i bambini.















Lo scopo del blog che oggi qui presento, da me pensato e realizzato, è proprio questo: condividere una didattica dell'italiano in prima classe studiata per essere strettamente e intimamente collegata al vissuto del bambino, attraverso la lettura di albi illustrati per l'infanzia e la presentazione dell'alfabeto attraverso i rispettivi protagonisti. Ogni storia, fantastica e suggestiva, in questo senso, diventa un magnifico strumento per parlare della quotidianità, delle proprie esperienze, dei propri sentimenti, della relazione con i pari e con gli adulti, in una continua fruizione di letteratura di qualità e di una rappresentazione iconica che diventa stimolo per la creatività e la strutturazione di uno stile grafico-pittorico personale e non stereotipato.

Quaderno di Silvia M., 6 anni, 7 ottobre 2008.





















Post dopo post, nel blog illustro come insegno l'intero alfabeto, e non nell'ordine consueto, ma in quello particolare che si propone a scuola: partendo cioè dalle prime lettere che vengono presentate ai bambini, per terminare con suoni dolci e duri, digrammi, trigrammi, h e lettere straniere.
Nel blog, quindi, ogni lettera dell'alfabeto è presentata non nell'ordine noto, ma così come viene solitamente insegnata nel corso del primo anno di scuola. Da qui il nome che ho scelto: APEdario perché A, P ed E sono spesso le prime lettere insegnate agli alunni, che possono cominciare a utilizzarle per formare le prime sillabe e parole.















Per ogni lettera presento uno o più albi illustrati il cui protagonista abbia attinenza con la lettera presa in esame; a seguire, troverete una breve trama del libro, il suo incipit e i necessari riferimenti bibliografici.
Vengono poi presentate nel dettaglio le diverse attività ispirate al libro che ho proposto per l'apprendimento di lettura e scrittura, con gli eventuali collegamenti interdisciplinari (con particolare riferimento ad arte e immagine, cittadinanza e costituzione). Grande attenzione è riservata alla dimensione affettivo-relazionale, finalizzata alla creazione in classe di un clima sereno e di un ambiente di lavoro efficace.
APEdario è tutto qui: se pensate che possa interessarvi, vi aspetto!

Quaderno di Sofia R., 6 anni, 22 ottobre 2008.




















P.S.
Non è esattamente vero che detesto proprio tutte le fotocopie. In classe, ogni anno, propongo a ogni bambino di disegnare il proprio autoritratto. Poi faccio una composizione di tutti i ritratti per ottenere un ritratto collettivo, di classe, che fotocopio e distribuisco a tutti i bambini.

Autoritratto della prima classe, Scuola primaria di Carimate, a.s. 2008/2009.

mercoledì 3 ottobre 2012

Legati (d)a un filo


È il 20 giugno 2012 e il blog dei Topipittori pubblica un articolo ricco e colorato dal titolo I vestiti magici di Kaarina. Vi si racconta la nascita di un’installazione al Maxxi di Roma per la Tribù dei Lettori dell’artista finlandese Kaarina Kaikkonen: un gigantesco bucato di capi “a braccia aperte e stese, a darsi mani invisibili”.
La scuola è finita da pochissimi giorni ed è troppo presto per avere nostalgia dei bambini, ma la mente, quella non va mai in vacanza, e subito frulla il pensiero: da noi, a Carimate, scuola primaria e secondaria di primo grado si affacciano su un unico, grande giardino, e quelle braccia aperte e stese potrebbero davvero unire le due scuole.


I pensieri vanno veloci e le suggestioni non si fermano; così cominciamo a parlarci, maestri e professori, e i sorrisi di tutti ci dicono che l’idea piace e, anche se mancano più di due mesi, già incominciamo a sognarla.
Settembre arriva in un soffio, e i più entusiasti si ritrovano subito: “Allora si fa!” Non è una domanda, tutto è già stato deciso nell’attimo in cui abbiamo pensato che, come è piaciuta a noi, l'idea piacerà anche ai ragazzi.
L’installazione di Kaarina richiama alla mente della nostra prof di arte le opere di Maria Lai, e in particolare Legarsi alla montagna: un altro monito a cercare e realizzare insieme ciò che unisce, nella convinzione che, come afferma l'artista, “tanto più bellezza, tanto meno violenza”.
In pochi giorni, arriva il 13 settembre. I ragazzi di quinta primaria e quelli di prima secondaria si ritrovano, con preside e insegnanti, per realizzare una grande opera collettiva.


Molti hanno portato una vecchia maglietta, qualcuno un paio di calze o un minuscolo body da neonato, e tante mollette da bucato. Quattro fili sono già pronti per essere riempiti e issati: ed è davvero uno spettacolo vedere le mani dei ragazzi infilare le maniche delle loro magliette sul filo sorretto da preside e insegnanti, che ci sono, sono lì per davvero, e lo saranno a lungo, per molti e molti giorni, settimane, mesi.
C’è un vento terribile, che fortunatamente ha spazzato via il maltempo della giornata precedente, ma che mette a dura prova la tenuta dei fili; qualcuno si scioglie, un altro si spezza, ma la tenacia ha la meglio anche sulla forza delle folate, e i fili vengono nuovamente legati, riannodati e rialzati da mani volonterose.


Senza l’articolo del blog dei Topi non avremmo avuto questa idea; e quindi è proprio come Giovanna Zoboli scrive: “…lo scambio di idee funziona; un blog mira a una cultura comune e serve a costruire nessi importanti, concreti, con la scuola e i bambini”.
“Fili invisibili legheranno per sempre le relazioni che oggi abbiamo iniziato a costruire...”: parola di prof!


martedì 20 dicembre 2011

Quando nasce un bambino…


 [di Antonella Capetti]

Beatrice Alemagna, Che cos'è un bambino

La nascita è un mistero che accomuna credenti e laici: per gli uni, è il manifestarsi quotidiano di Dio, per gli altri è la forza della vita. Il Natale incarna questi due fatti straordinari, e nostro compito è risvegliare l’incanto, soprattutto in chi da tempo lo ha perduto.
C’è da preparare lo spettacolo natalizio: ma noi non amiamo le recite, il bambino bello, bravo e buono sul palco, la perfezione mummificata di un adulto in miniatura. Ci piacciono i bambini, tutti; anche quelli meno belli, meno bravi e meno buoni, quelli imperfetti, come noi, quelli che balbettano e, dovessero imparare qualcosa a memoria, di certo lo dimenticherebbero, di fronte a tutti quei visi in attesa.
Ci piace che anche gli adulti si mettano in gioco, perché se sul palco c’è la maestra Lisa, anche i bambini si sentono più sicuri…


Bisogna inventarsi qualcosa, perché non ci piacciono i dialoghi già pronti e la morale preconfezionata, adatta al giorno di festa e dopo due minuti già dimenticata.
 «Ci sarebbe quello splendido libro… ma sì… Che cos’è un bambino, di Beatrice Alemagna. E se lo usassimo? E se ogni bambino realizzasse il proprio autoritratto, sul modello delle illustrazioni del libro, e con i ritratti di tutti (sono più di duecento!) riempissimo dei grandi teli neri, a illuminare il buio (che non c’è nulla come il viso di un bambino felice che possa far risplendere la notte)?


E poi ci potremmo fare anche i biglietti augurali... massimo risultato con il minimo sforzo.»
(A scuola, spesso, bisogna fare i conti con un tempo sempre più tiranno).



E va bene: prendiamo il libro, tutto, perché non si può tagliare nemmeno una parola, è perfetto così. Lo dividiamo in scene, e per ognuna ci saranno dei bambini sul palco a drammatizzare il racconto. E i genitori in sala parteciperanno, anche solo con un “Ah!” di meraviglia al momento giusto.

Un bambino ha piccole mani  (i bambini alzano le mani all’altezza della testa)
piccoli piedi  (i piedi in aria, stando seduti e con le mani poggiate dietro la schiena)
e piccole orecchie, (portano le mani dietro le orecchie)
ma non per questo ha idee piccole. Le idee dei bambini a volte sono grandissime, divertono i grandi, fanno loro spalancare la bocca e dire: “Ah!” (gli adulti in platea ripetono “Ah!”)

E poi quell’idea: videoproiettare le foto dei maestri, da bambini e poi da grandi. Perché anche loro sono stati bambini, e in questo modo forse non se lo dimenticano.


Beatrice Alemagna, Che cos'è un bambino
E poi? E poi? (come i bambini, sempre a chiedere «E poi?»)
E poi non ci basta, vogliamo di più. E, ancora una volta, i libri dei Topi. Perché c’è un altro albo, Quando sono nato, di Isabel Minhòs Martins e Madalena Matoso, che sembra scritto apposta per noi.
Perché c’è una cosa, una sola, che ci accomuna davvero tutti: tutti siamo figli, tutti siamo nati da qualcuno. E allora via, via con il tutto buio, e quelle immagini meravigliose:

Isabel Minhòs Martins, Madalena Matoso, Quando sono nato

Quando sono nato, non avevo ancora visto niente.
Solo il buio.
Un grande buio nella pancia della mamma.
Quando sono nato, non avevo ancora visto il sole o un fiore o un viso.
Non conoscevo nessuno, e nessuno conosceva me.
[…] Quando sono nato, era tutto nuovo.
Tutto stava per cominciare.


E poi?
E poi è stata una festa bellissima, commovente, con i bambini un po’ buoni un po’ no, come sempre. I maestri prima agitati e nervosi, poi felici e soddisfatti, e i genitori commossi, che ci dicevano: «Bravi. Bravi soprattutto per la scelta dei testi.» 
E allora, se una festa di Natale è così bella, è anche merito dei Topi.

[Qualche tempo fa, Antonella Capetti, insegnante elemetare, ci ha mandato un messaggio in cui ci raccontava delle attività svolte a scuola con i nostri libri, soprattutto in prima e seconda classe, per l'apprendimento dell'alfabeto, della lettura e della scrittura. Il suo lavoro ci è sembrato molto interessante e per questo le abbiamo chiesto di descrivere qualcuna di queste esperienze per il nostro blog. Il post che avete appena letto si riferisce a uno spettacolo che Antonella, insieme ai suoi bambini, ha realizzato nel 2009. Antonella Capetti è nata in Valtellina, a Grosio, nel 1967. Insegna italiano e immagine nelle scuole primarie di Carimate e Montesolaro. Per più di quindici anni ha insegnato nella scuola dell'infanzia. Ha pubblicato racconti per l'infanzia con la casa editrice Ghisetti e Corvi e con la Gulliver, con cui collabora anche alla stesura di articoli di didattica scolastica.] 
Isabel Minhòs Martins, Madalena Matoso, Quando sono nato