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venerdì 20 marzo 2015

Essenza, trasformazione, incanto

La scorsa settimana vi abbiamo presentato In mezzo alla fiaba attraverso le parole della sua autrice, Silvia Vecchini (lo trovate qui). Oggi la parola passa ad Arianna Vairo che l'ha illustrato, offrendo un punto di vista diverso che offre spunti di riflessione introno alle molte voci che fanno un libro.

 [di Arianna Vairo]

In mezzo alla fiaba è stata la mia prima esperienza completa di libro illustrato, un nuovo importante punto di partenza nel mio percorso professionale.
Come un organismo vivente, ha avuto un lungo, bellissimo e doloroso periodo di gestazione; inizialmente caotico, attraverso il dialogo con Giovanna ha conquistato una struttura solida, dove le forme disegnate hanno potuto muoversi liberamente, riempendo di senso ogni piccolo gesto. Alla fine del dialogo, il progetto ha ottenuto con Paolo la sua forma fisica.
Nel settembre 2013 ricevo da Paolo e Giovanna la proposta di illustrare 20 poesie di Silvia Vecchini. Ogni poesia interpreta una fiaba, spogliandola, intrecciando liberamente elementi dell'iconografia classica ed esperienza vissuta o immaginata. Emerge da queste una voce viva, nella natura della poesia e della fiaba. Di queste fiabe-poesie vengo invitata a rappresentare visivamente il punto più oscuro e intimo, centrando gli elementi conflittuali ed esistenziali, portando all'estremo il processo iniziato dalle parole di Silvia.





















Illustrazioni per The Abramović Method.
Illustrazioni per The Abramović Method.




















Mi viene inoltre indicata una direzione stilistica: dal mio portfolio Giovanna sceglie un'illustrazione realizzata per The Abramović Method, terzo volume del catalogo dell'omonima mostra di Marina Abramović al PAC, dove due figure sono rappresentate in maniera tanto essenziale da risultare senza genere, universali segni messaggeri, immagini-linguaggio. La palette di colori che mi viene indicata è primitiva quanto il segno, luce-buio-vita, bianco-nero-rosso.
La mia prima risposta è fuorviante, sporca e azzurra ceramolle di un giovane personaggio femminile, con l'intenzione di attraversare tutte le fiabe/poesie indossandone di volta in volta i panni e i diversi punti di vista, percorrendo le pagine in lungo e in largo come una nuotatrice.

I cigni selvatici: dalla prima prova alla definitiva.

L'intuizione del movimento nello spazio del libro è l'unica eredità che viene approvata, inverto il metodo di ragionamento e riparto dalla parola.
Mi concentro su due soggetti, I cigni selvatici e Raperonzolo, vicini alla mia vita in quel momento. Per due mesi ripeto le stesse metafore visive in decine di disegni, continuamente invitata da Giovanna ad asciugarle e definirle.
Ancora una volta capisco di dover cambiare metodo, accantono i primi due soggetti, ormai raggiunti anche se in forma grezza, e mi avventuro nei successivi, rileggendo le fiabe originarie in un primo momento, le poesie in un secondo e, infine, ricordando la mia esperienza di lettura attraverso il disegno.
Scelgo quindi una tecnica che mi permetta di dipingere lo spazio anziché le forme, come accade nella xilografia dove si scava nel legno ciò che rimarrà bianco in stampa, lasciando alle azioni e ai contorni delle figure un margine di vibrazione incontrollato all'interno di una struttura definita.

Raperonzolo: dalla prima prova alla definitiva.

Da qui in poi, il dialogo tra Giovanna e le mie immagini si fa sempre più fitto, alcune illustrazioni nascono immediatamente, altre passano attraverso molteplici prove e tentativi.
L'editrice mi invita ogni volta a semplificare, ad ammorbidire spigoli ed eccessi, a cogliere di soppiatto i soggetti nel momento fondamentale della crescita, concentrandomi su un loro unico gesto essenziale che contenga forza, coraggio e consapevolezza, ma anche grazia ed eleganza, come il principe che si divincola tra i rovi del bosco addormentato di Arthur Rackham.
Mi ripete tre parole chiave della fiaba, come un mantra: essenza, trasformazione, incanto.
Mi spinge a semplificare le immagini, a rappresentare i soggetti nel momento in cui stanno superando prove importanti, a comprendere che la vita è una successione di forti, coraggiose uniche scelte, da portare indosso con grazia ed eleganza.
Anna Martinucci ha avuto la pazienza di accompagnare l'ultimo tratto di questo percorso, impaginando testi e illustrazioni e disegnando il titolo in copertina.
Grazie a Paolo, e agli stampatori, i tre concetti alla base di questo progetto sono stati replicati nella realizzazione concreta del libro, chiudendo il cerchio.

 
La bella addormentata nel bosco: dalla prima prova alla definitiva.

lunedì 9 marzo 2015

In mezzo alla fiaba

Oggi presentiamo In mezzo alla fiaba, una delle nostre novità già in libreria, e che troverete alla Fiera di Bologna. Lo facciamo attraverso le parole di Silvia Vecchini, sua autrice che spiega il suo rapporto con la fiaba e il modo in cui è giunta a queste poesie. Nei prossimi giorni passeremo la parola ad Arianna Vairo, che ha realizzato le illustrazioni di questo libro, per ascoltare anche il suo punto di vista.


[di Silvia Vecchini]

Il mio rapporto con la fiaba è tutto all’infuori di qualcosa di dolce o zuccherino. È pure lontano dalle fiabe sonore che non ho mai avuto in casa. Ce le aveva la mia amica Maria Chiara e, messa da parte la magia di una voce disincarnata che raccontava, le fiabe per me non abitavano neppure lì. Stavano invece ben custodite nella memoria di mia madre, erano una manciata, non di più. Poi intorno ai miei sette, otto anni le fiabe sono diventate quelle raccolte in un librone che ebbi in regalo.



Da bambina ho avuto davvero pochi libri. Non ho memoria di essere entrata in una libreria che non fosse una cartoleria con una smilza mensolina per i libri. Anche per questo motivo, ogni libro aveva per me un peso enorme e provocava un’onda lunga nella mia immaginazione. Tuttavia con le fiabe succedeva qualcosa di ancora più interessante. Si andavano a saldare con altre narrazione che riguardavano l’infanzia dei miei genitori e, ancora prima, dei miei nonni. Il contesto, un piccolo borgo di poche centinaia di abitanti sulle rive del Lago Trasimeno, era pressoché perfetto.


Mia madre e mio padre che vivono in due case divise da una stradina e da ragazzini si possono salutare da una finestra all’altra. Mia madre, se sta fuori, non può oltrepassare un arco che funziona da soglia proibita. Entrambe le loro famiglie sono famiglie di pescatori. Le donne lavano il bucato al lago e vanno nella macchia a fare la legna, gli uomini sull’acqua a gettare le reti esposti in ogni istante al pericolo visto che quasi nessuno sa nuotare. Non ci sono automobili, ci si sposta a piedi o in bicicletta. Solo uno dei miei nonni alla fine comprerà una motocicletta. Negli anni dell’infanzia, dentro i racconti dei nonni mi sembrava di scorgere con esattezza elementi comuni alle fiabe. Una consapevolezza che non mi permetterà mai di prenderle alla leggera. Ritrovavo nelle fiabe le loro parole, le vicende di tutti.


La spaventosa grandezza di un temporale o soltanto della notte, estenuanti spostamenti a piedi per qualsiasi cosa, i sentieri nei boschi, i pozzi, la malattia, i rimedi, le vecchine che ne sanno sempre una in più, il baratto (pesce in cambio di uova e farina), cesti e sporte da consegnare, ogni pericolo, porte aperte e bambini in casa da soli, invidie, inganni, l’ingiustizia, la povertà, le pance vuote, fame, la straordinaria importanza del pane, la sterilità o i troppi figli, le bambine mandate a servizio nelle case degli altri, figli di secondo letto, le matrigne, i coltelli, oggetti persi e stupendi ritrovamenti, gli animali come finestre sul mistero, i saggi consigli, l’intelligenza che la spunta, la fedeltà, un aiuto insperato, la fatica di trovare il proprio posto nel mondo, una trasformazione, il desiderio di liberarsi e liberare.


Per questo, anche per me, le fiabe sono vere. Scrive Calvino che le fiabe “sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e una donna, soprattutto per la parte della vita che appunto è il farsi di un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano. E in questo sommario disegno, tutto: la drastica divisione dei viventi in re e poveri, ma la loro parità sostanziale; la persecuzione dell’innocente e il suo riscatto come termini d’una dialettica interna ad ogni vita; l’amore incontrato prima di conoscerlo e subito sofferto come bene perduto; la comune sorte di soggiacere a incantesimi, cioè d’essere determinato da forze complesse e sconosciute, e lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi inteso come un dovere elementare, insieme a quello di liberare gli altri, anzi il non potersi liberare da soli, il liberarsi liberando; la fedeltà a un impegno e la purezza di cuore come virtù basilari che portano alla salvezza ed al trionfo; la bellezza come segno di grazia, ma che può essere nascosta sotto spoglie d’umile bruttezza come un corpo di rana; e soprattutto la sostanza unitaria del tutto, uomini bestie piante cose, l’infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste…”



Mi emoziona sempre questo scritto visto che a questa conclusione sono arrivata presto e presto ne ho avuto conferma crescendo e attraversando io stessa “la parte della vita che è il farsi di un destino”. Scrivendo mi sono ritrovata là, in quella parte di vita, e ho provato ad ascoltare. Non senza sorpresa ho sentito che volevo scrivere a più voci. La scrittura faceva da spola tra fiabe diverse e diversi personaggi e cuciva, cuciva, cuciva e mi restituva un disegno unitario. Il materiale era davvero vivissimo per me, ad alta temperatura, un liquido incandescente. Ho deciso quindi di darmi un limite stretto. Non più di un testo per fiaba, non più di un personaggio. Difficile perché ogni fiaba era affollata e più voci premevano. Ho scelto di ascoltare quelle che affioravano con più prepotenza e mi sono costretta a non forzare mai.



Quando ho finito, la scrittura mi ha lasciato un sentimento duplice che ho trovato descritto perfettamente da Alice Murno in un racconto che mi ha ipnotizzata.
“Come certi bambini delle fiabe che hanno visto i genitori stringere patti con strane creature terrificanti scoprendo così che le nostre paure affondano le proprie radici in nient’altro che la verità (…), turbata e rinvigorita da quei segreti, non dissi una sola parola”.  Turbata e rinvigorita. Scrivere In mezzo alla fiaba, per un po’ mi ha lasciata così. Solo da poco, rigirando in testa l’idea che il libro era quasi pronto, sono andata a riprendere la raccolta di fiabe lette e rilette da bambina. Bene. Quando l’ho trovato e l’ho aperto ho capito da dove era venuta questa sollecitazione a scrivere mettendo in scena delle voci. In apertura di ogni fiaba, una pagina recava il titolo e indicava l’elenco dei personaggi che avrei incontrato leggendo.



Dunque non ho fatto altro che tornare all’inizio, interrogare il fondo, vedere chi, nel bosco scuro che ogni bambino attraversa crescendo, mi aveva parlato all’orecchio e portato in salvo dall’altra parte.

In mezzo alla fiaba, una lama
ho scoperto non è una sorpresa
neppure un reperto. Voce scintilla,
che luccica, vibra, ti può tagliare,
divide, incide, t’insegna a domandare.

A trovare, resistere, a scappare,
a tornare, esistere, mai più
sanguinare.


Un ringraziamento a Giovanna Zoboli che non solo ha dato ascolto a questi testi ma li ha accompagnati nel migliore dei modi facendoli incontrare con i colori, le forme e il linguaggio tagliente e vivo di Arianna Vairo. Che di zuccherino ha davvero poco.
Nel cuore dedico questo libro ai miei nonni: Candida e Adriano, Iolanda e Silvio.


martedì 20 settembre 2011

Poesie per una giovane Repubblica

Quando in gennaio sono stata contattata dalla Cooperativa Stoppani per partecipare al progetto di un’antologia poetica a tema civile per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia, sono rimasta un po' perplessa. Non in relazione all'iniziativa, di per sé degna e apprezzabile, quanto alla mia capacità di scrivere a tema, e su un tema così importante, su commissione. Così un po’ ho nicchiato. L’insistenza garbata, ma ferma, mi ha portata poi ad accettare, anche per il desiderio e la curiosità di provare a misurarmi con l'inatteso compito.
Col senno di poi, credo di aver fatto bene ad accettare. L’antologia Un paese bambino, Giannino Stoppani Edizioni, infatti è un piccolo gioiello: un libro che ha misura, stile, bellezza, spessore. Il che non è scontato, in particolare considerato il pericolo sempre in agguato della retorica e della nota alta, visto il tema.

E oggi mi dà una certa fierezza vedere le mie parole in compagnia di quelle degli altri poeti che vi hanno partecipato: Aquilino, Stefano Bordiglioni, Janna Carioli, Ennio Cavalli, Nicola Cinquetti, Umberto Fiori, Pietro Formentini,  Matteo Marchesini, Elio Pecora, Roberto Piumini, Giusi Quarenghi, Alessandro Riccioni, Davide Rondoni, Bruno Tognolini. 

Leggendo queste pagine ho pensato ai bambini che le sfoglieranno, a casa, a scuola. E che a ogni voce di poeta potranno riflettere su quanti modi esistono di parlare di questi anni che compie quella cosa che la Costituzione chiama Repubblica Italiana. Anni fatti di tante cose diverse, astratte e concrete: libertà, diritti, doveri, boschi, animali, storia, cronaca, regole, mari, persone, princìpi, idee, giustizia, confini, cittadini, battaglie, immigrati, amicizia, amore, paesaggi, grammatica, saluti, grandi, bambini, giochi, tragedie, parole, bellezza, sogni, terra, passi, strade, bandiere, storie... Certamente uno dei meriti maggiori della poesia, e quindi anche di queste poesie, è quello di mostrare come realtà e immaginazione, simboli e cose, gesti e pensieri, visibile e invisibile, idee e fatti, sogni e azioni, spirito e materia insieme tessano la trama delle nostre vite, delle nostre giornate, si compenetrino, saldamente avvinti, e ne costituiscano la maggiore ricchezza, laddove la scissione, la distanza fra le due dimensioni condanna a un materialismo senza riscatto o, all’opposto, a una vuota ed egotica evasione.



In questo senso, (immagini che non confliggono, come spesso accade nell'editoria dedicata ai ragazzi, con i principi di fondo dell'operazione, ma ne sono coerente sviluppo), merito indiscutibile della riuscita del libro è anche di Arianna Vairo, giovane e brava illustratrice che ha mostrato una formidabile capacità di rappresentare, ritrarre, disegnare, interpretare, con soli tre colori, i bambini: senza leziosità, tratti caricaturali, buffonerie scontate e banali, ma con la grazia acerba, l’angolosità, il dinamismo, la dolcezza, lo stupore che i ragazzini veri hanno.



Quando una repubblica festeggia il proprio compleanno, dovrebbe avere il diritto, come accade ai bambini, di trascorrerlo con coloro a cui vuole più bene e che gli vogliono più bene. Questo libro forse serve a far sì che questo accada, dato che sono i bambini di oggi le persone migliori su cui questo paese così giovane può contare per il presente e per il futuro.

Ho scelto di proporvi tre poesie, fra quelle pubblicate, nell'ordine di Alessandro Riccioni, Bruno Tognolini e, sì, anche una delle mie.

***

Io sono e sogno

Io sono un confine
che si apre da solo,
per lasciare passare
le anatre in volo.

Io sono un confine
senza muri e cemento,
per potere ascoltare
la voce del vento.

Io sono un confine
senza un solo soldato,
una riga un po' storta
senza filo spinato.

Io sono un confine,
un filo di fumo,
sono fatto di niente
e non fermo nessuno!

***

Filastrocca del cuore di re

D'essere re potrà essere degno
Solo chi ha cuore più grande del regno
Perché il re siede nel cuore del regno
Se il regno siede nel cuore del re

***

Osservare
riflettere
ascoltare

l’infinito in certi verbi
fa pensare
a un tempo aperto
un tempo senza fretta
come un mare
senza né io né tu
un tempo dove stare
tutti
in pace,
più che da fare
un tempo da essere
bene, insieme,
un tempo giusto
di piante, di persone, di animali
un tempo da crescere
col cuore e con la mente
a un infinito
infinito presente