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mercoledì 6 novembre 2013

Avventure / 11: La storia del giorno prima

Qualche mese fa abbiamo ricevuto per posta un bel librino autoprodotto. Ci è sembrato ben fatto e con alcune cose davvero interessanti. Così, abbiamo contattato Marta Baroni di Tentacoli e le abbiamo chiesto di raccontarci com'è andata. E Marta ha scritto. Ed ecco cosa ha scritto:












Ma non finisce qui. Marta ci ha promesso un nuovo post, che speriamo di pubblicare presto, nel quale ci racconta che cosa si può imparare a fare (e a non fare) facendo autoproduzioni. Alla prossima!


Sotto la rubrica “Avventure” trovate anche questi post:
4 bis) Un posto per disegnare insieme (e scusate l’errore di numerazione)

lunedì 16 settembre 2013

Quadernini!

Ovvero una raccolta pubblica di quaderni delle elementari (e delle medie) che cresce grazie a tutti



Il 20 dicembre del 2003, alla Trattoria da Lina, a Milano. si tenne una festa chiamata “La festa delle medie”. Era una festa a tema 'anni Ottanta', e chiunque era invitato a portare qualcosa relativo a quel decennio. Io, che negli anni Ottanta non andavo alle medie, ma alle elementari, portai dei miei temi da leggere durante la serata. 
Ci furono molte risate, soprattutto quando lessi un pensierino che diceva: “I film sugli gnomi fanno molta paura”. 

Dopo quella serata iniziai a raccogliere temi delle elementari (e anche alcuni delle medie) perché il modo in cui erano scritti mi piaceva molto. 

I bambini si prendevano licenze poetiche senza nemmeno chiederle, oppure facevano errori che rendevano i testi interessanti e surreali, o semplicemente scrivevano quello che pensavano e non si facevano nessun problema a dire che a loro un giro alla Città Mercato era sembrato stupendo.  


(Questa passione per la scrittura infantile, ho scoperto poi, ha una lunga storia che parte da Antonio Faeti che, maestro negli anni Sessanta, aveva pubblicato alcuni riassunti di film di Stanlio e Ollio fatti dai suoi alunni di quarta elementare - riassunti che erano piaciuti molto a Calvino -, passa da Io speriamo che me la cavo, in cui i temi raccontavano la vita dei bambini napoletani, e arriva a Racconti impensati di ragazzini di Enrico De Vivo in cui Gianni Celati ha scritto una bellissima introduzione che spiega chiaramente il motivo per cui la scrittura dei bambini piccoli a volte ha un grande valore. Quadernini si inserisce in questa tradizione, con l'intento però di aprirsi a tutti e trasformare la raccolta di temi anche in un evento sociale - sia online che dal vivo - come le serate Quadernini).


Iniziai a chiedere i quaderni agli amici, poi agli amici degli amici e alla fine, quando avevo già raccolto parecchio materiale, nel 2008 decisi di aprire un blog in cui postavo i temi che mi piacevano di più. In giro si iniziò a parlare dei Quadernini, così avevo chiamato il progetto, e nella casella mail (è ancora la stessa, questa) cominciarono ad arrivare fotografie di temi di perfetti sconosciuti. Poi, nel 2011 (gli anni passavano velocemente, a quei tempi), aprii la pagina Facebook e iniziai a organizzare le prime serate Quadernini, dei reading di temi delle elementari con un momento di palco aperto a chiunque avesse portato da casa un tema da leggere.


I primi a ospitarci (all'inizio eravamo io e la scrittrice Sarah Spinazzola, le serate erano presentate da Patrizio Belloli, un vero insegnante delle medie che fa anche il regista e l'attore, e leggevano amici che coinvolgevamo man mano nel progetto), furono i “ragazzi” del circolo Arci Cicco Simonetta di Milano, dove facemmo quattro serate una più bella dell'altra, leggendo ogni volta nuovi temi, fino a esaurimento scorte.


Nel 2013, la pagina facebook ripartì con un nuovo progetto fotografico (visto che nel frattempo ero diventato un fotografo) sull'estetica dei quadernini: non solo temi quindi, ma anche copertine, inserti, disegni, persino esercizi di matematica (uno bellissimo e angosciante allo stesso tempo è un problema in cui bisogna calcolare quanti sono i 3/8 dei balilla della città di Empoli, trovato in un quaderno degli anni Trenta). Le immagini ci hanno aiutato a far girare molto il progetto, siamo finiti sul Post e i like della pagina facebook sono schizzati in alto, tipo i grafici delle storie di Zio Paperone.
 

Ora abbiamo raccolto moltissimi nuovi quaderni, stiamo per iniziare una collaborazione con Smemoranda e probabilmente anche con una radio molto ascoltata a Bologna e, notizia questa a cui vogliamo dare il massimo rilievo, il 19 settembre dopo un periodo di pausa torneremo con una serata dal vivo alla bellissima libreria B**K, a Milano (non perdetevela! Sarà alle ore 19.00 di giovedì 19 settembre, Spazio B**K, via Porro Lambertenghi 20, zona Isola).

La nostra collezione conta, al momento, circa 400 quaderni, sia vecchissimi (il più vecchio è del 1918) che nuovissimi (gli anni 2000 con i www in copertina).


Siamo alla costante ricerca di nuovi quaderni, temi (anche su fogli di protocollo), diari, qualsiasi materiale che contenga sprazzi di espressività infantile.
Non ci interessa “detenere” fisicamente i quaderni, ma solo averli per qualche tempo e poterli leggere, trascrivere, fotografare.
L'obiettivo ultimo è quello di creare un grande archivio online di materiale selezionato, una specie di libreria contenente tantissime immagini, trascrizioni di temi, disegni, in cui chiunque possa fare delle ricerche (es. cercando “Natale” potrebbero comparire tutti i temi di Natale dall'inizio del Novecento a oggi, e così via) e contribuire con il proprio materiale.

Se volete mettervi in contatto con noi o avere altre informazioni, ci trovate qui, qui e qui.

giovedì 7 febbraio 2013

Avventure /9: Più della metà della giornata a disegnare

Il bello di Eleonora è che lei fa sempre finta di essere ancora una ragazzina. E ti racconta le cose della sua vita come se fossero niente: piccoli esperimenti, primi passi.
Invece la conosci e non ci impieghi più di due minuti a capire che sa già quasi tutto, che ha un pensiero raffinato e ironico. E un occhio allenatissimo, acuto e preciso.

Poi, un giorno, apri la cassetta delle lettere e ci trovi una busta con la sua ultima autoproduzione e ti convinci che forse è il caso che la racconti a tutti la sua vita e le offri uno spazio sul blog.

Ed eccola qui, la sua vita. Magari sembra niente. Ma lei non vi ha mica detto tutto. Se volete scoprire qualcosa di più, potete andare qui, o qui, o qui o qui. O cercarla al prossimo mercatino di autoproduzioni.

[di Eleonora Enid Antonioni]










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4 bis) Un posto per disegnare insieme (e scusate l’errore di numerazione)

mercoledì 19 dicembre 2012

Avventure /8: Sono una fabbrica di illustrazioni

Questa sono io. La foto è di Fabrice Beau.
[di Francesca Ferri]

Mi chiamo Francesca Ferri e illustro libri di stoffa per bambini piccolissimi.
Il mio mestiere, nella sua estrema specializzazione, suscita sempre molta curiosità.
Qualche settimana fa, al pranzo per celebrare Cicale,  il primo libro di Marta Iorio, ho finalmente incontrato di persona Paolo Canton della casa editrice Topipittori e Anna Castagnoli curatrice del blog Le figure dei libri. In quella occasione, entrambi mi hanno chiesto di raccontare il percorso che mi ha portato a fare questo lavoro. Si sono accapigliati un po' e, dopo qualche giorno, mi hanno informato di essersi accordati: il post sarebbe uscito - se avevo veramente intenzione di farlo - sul blog dei Topi. Ed eccomi qua. Ignoro che cosa Anna abbia ottenuto in cambio

Ho studiato arte sperimentando grafica, pittura e arte concettuale, appassionandomi di quell'arte moderna che cerca di unire nell'opera linguaggi diversi, e mira a coinvolgere altri sensi oltre la vista.
Ho sempre cercato di giocare e divertirmi creando le mie opere e spesso il giudizio generale che ricevevo era che il mio linguaggio sembrava indirizzato a un pubblico infantile, anche se in realtà non ne avevo avuto l'intenzione.
Finiti gli studi ho fatto diversi lavori nel campo delle arti visive. Poi io e Oscar, il mio fidanzato, che fa il grafico, abbiamo aperto un piccolo studio e l'abbiamo chiamato Pirulino.

Questo è lo studio Pirulino visto da fuori...

Una delle prime commesse furono le illustrazioni di un libro di archeologia per bambini, al quale lavorammo insieme a Pietro Grandi, talentuoso fumettista.
Presentammo le illustrazioni realizzate al concorso per la Mostra degli Illustratori della Bologna Children's Book Fair e le tavole vennero selezionate.
Bisognava quindi sfruttare l'occasione per presentarsi agli editori in fiera. Mi resi conto che i miei lavori di illustrazione erano pochi per costituire un vero portfolio, cercai quindi di farmi venire qualche idea.

... e dentro

La mia vita quotidiana in quel periodo era dedicata ai figli, piccolissimi, e al mio lavoro. Non avevo tempo di leggere neanche una riga di un libro o di vedere un film, per cui presi ispirazione da ciò che avevo intorno per inventare un libro di stoffa che cucii io stessa (credo non ci fosse neanche una cucitura diritta), composto da scenari semi-astratti e corredato da animaletti sagomati con cui i bambini potevano giocare liberamente sulle pagine.
Feci un test all'asilo nido, le "dade" dei miei figli e i bambini erano entusiasti, facevano i turni per giocarci: il libro piaceva e funzionava.
A questo punto dovevo presentarlo, ma come? Avevo visitato molte volte la fiera, ma non conoscevo il mondo dell'editoria, non sapevo come prendere contatti e nemmeno cosa dire per presentare il libro.

Alla fiera di Hong Kong.
Mi piacevano molto gli albi illustrati di Chiara Rapaccini, così Oscar mi suggerì di chiamarla e chiedere consiglio a lei. Mi invitò nel suo studio a Roma: Chiara fu generosissima e mi spiegò l'ABC di rapporti e trattative con gli editori. Apprezzò anche alcuni disegni a tratto molto grafico, quindi decisi di prepararne una serie da presentare in fiera. Credo che, al di là delle nozioni pratiche, Chiara Rapaccini mi abbia dato una grande spinta, mi abbia convinto a lanciarmi.

Giunta in fiera mi presentai agli editori che avevo selezionato, ricevetti tantissimi responsi negativi. Poi trovai due stand che esponevano esclusivamente libri di stoffa. Uno in particolare, Rettore, era minuscolo. I due ragazzi che mi ricevettero mi dissero subito che non era possibile produrre il libro in serie, perché i costi sarebbero stati troppo alti, ma si mostrarono interessati all'idea e al mio stile grafico.

Una delle fabbriche dove si producono i miei libri.
Non era proprio una casa editrice. Era un "packager": un'azienda che crea progetti di libri, li propone agli editori e li produce. Scoprii in seguito che questi due ragazzi avevano aperto la loro attività da pochi mesi e cercavano qualcuno che gli curasse sia il design del prodotto sia le illustrazioni.

Cominciai così a collaborare con loro: mi commissionarono le illustrazioni per un primo libro che fu un banco di prova per entrambi.
Come spesso capita alla prima esperienza sbagliai un poco la scelta dei colori e l'impostazione della copertina non era risolta bene, ma feci di tutto per presentare un progetto tecnicamente perfetto e nei tempi indicati. Anche il committente fu puntuale nei pagamenti e questo creò la base del nostro rapporto.

Da undici anni faccio libri così...
Durante la lavorazione di questo primo libro nacque un forte scambio di idee su quali, come e quanti libri di stoffa avremmo potuto fare. Cominciai a stilare un elenco e lo aggiornavo continuamente.
A un certo punto mi resi conto che erano decine di titoli e con un po' d'ansia chiesi: «Ma quand'è che li dobbiamo fare?» La risposta fu tranquillizzante: «Nei prossimi anni!» E  così è stato. Ed è così che sono diventata una fabbrica di illustrazioni.

... e così...
In questi 11 anni, ho disegnato circa duecento libri. Gran parte di questo tempo l'ho trascorsa dentro il mio studio, disegnando. Il lavoro a distanza può risultare un po' alienante, anche per una persona solitaria come me. Per compensare ho voluto conoscere approfonditamente tutto il percorso che un'idea compie per trasformarsi in libro e finire in mano a  un bambino: ho visitato le fabbriche manifatturiere in Cina; ho incontrato alle fiere agenti, produttori ed editori di tutto il mondo; e ho condotto laboratori per costruire libri di stoffa con i bambini.
Amo il confronto con i bambini in età prescolare, mi regalano sempre punti di vista inaspettati sul libro.
Amo anche andare alle fiere: parlare con persone provenienti da paesi e culture che mai avrei la possibilità di conoscere, è un confronto stimolante.

... e così.
Tra tutti gli incontri mi piace ricordare un signore armeno, intellettuale poverissimo, che tutti gli anni viene allo stand Rettore durante la Buchmesse di Francoforte, entusiasta dei nostri libri e che ogni volta, fissandomi con i suoi  grandi occhi azzurri che sembrano finiti per sbaglio nel volto scuro e barbuto, mi dice: «Ce la farò, sono sicuro che ce la farò a portare questi libri nel mio paese!» e io ogni volta gli rispondo di sì, anche se entrambi sappiamo che nessun bambino armeno potrebbe permettersi di comprare neanche una pagina di un libro di stoffa...

Un po' dei miei doudou sullo scaffale, pronti per essere adottati.
Alla fine di tutto il processo, il libro finisce nelle mani di un bebè, che lo studia, lo scuote, lo stropiccia, lo ciuccia e lo usa per sperimentare e conoscere se stesso.
Il mio augurio è che ogni libro possa essere per un bambino e per chi gli sta accanto un'occasione per scoprire insieme la meraviglia delle cose che accadono per la prima volta.
E che un giorno questo possa succedere anche in Armenia. In fondo, è già successo più o meno un milione e mezzo di volte, in ogni angolo del mondo. Perché nel preparare questo post ho fatto un po' di conti e ho scoperto, non senza sorpresa, che i miei duecento libri sono stati venduti in tutto il mondo in un milione e mezzo di copie (in totale, non ciascuno).

Prendete questo bambino e moltiplicatelo per un milione e mezzo.
Impressionante, vero?
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