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venerdì 4 aprile 2014

La luce e il buio

[di Barbara Mazzoleni e Chiara Schiroli]

Mi chiamo Barbara Mazzoleni, sono nata nel 1968 e vivo a Bergamo. Dal 1988 lavoro come illustratrice e graphic designer freelance.
Dal 1991 progetto e conduco corsi di Digital Design per scuole ed enti e mi occupo di formazione e training personalizzati per aziende editoriali e di pubblicità. Oltre alla formazione tecnica sui software, tengo corsi di avvicinamento alla computer grafica con approccio creativo e sperimentale.
In ogni mio corso o workshop è fondamentale per me far capire che il computer è un mezzo come un altro, e che sono la progettazione rigorosa e il pensiero laterale che fanno la differenza. Dal 2004 sono docente di Visual Communication, Tecniche di Illustrazione Digitale e Graphic Design presso l'Istituto Marangoni di Milano, Scuola del Fumetto di Milano e ISGMD di Lecco.
Sono anche l'ideatrice e curatrice del blog PatternPrintsJournal.com, dedicato al surface & textile design.
Tutta questa introduzione per farvi capire che da quasi trent'anni la mia vita professionale si basa sulle immagini e sulla comunicazione visuale.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

La mia specifica professionalità come docente, inoltre, è ancor più orientata verso l'immagine che viene creata attraverso dispositivi digitali, e che quindi spesso non ha neanche una sua fisicità propria, perché in realtà è generata unicamente dalla LUCE.
Nonostante questo, nel 2011 ho vinto il primo concorso nazionale di editoria tattile illustrata per l’infanzia Tocca a Te!, organizzato dalla Federazione Italiana delle Istituzioni Prociechi, con il libro tattile Scopriamo le forme con il ditino? (premio come miglior libro assoluto e come miglior libro didattico, che ha rappresentato l’Italia al concorso mondiale Typhlo & Tactus, Praga, novembre 2011). Nel 2013, alla seconda edizione del concorso, un altro mio libro tattile La cosa più importante è entrato nella selezione dei migliori dieci.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

A partire da queste esperienze ho avviato una attività di divulgazione/educazione alla multisensorialità attraverso la sperimentazione e la manipolazione dei materiali, progettando e conducendo laboratori per bambini, e incontri di formazione specifici sul libro tattile per adulti.
Per il blog dei Topipittori ho già scritto questi due post nel 2012 (che trovate qui e qui) nei quali ho raccontato il mio incontro con i libri tattili.
Oggi vorrei parlarvi di una esperienza intensa che ho vissuto nel 2013: ho avuto la fortuna di progettare e condurre alcune giornate di formazione per adulti sulla disabilità visiva e sui libri tattili come strumento e occasione di integrazione, in tandem con Chiara Schiroli; le giornate si sono tenute presso le biblioteche di Treviglio e di Brugherio.
Le persone intervenute a queste giornate hanno pensato che noi due lavorassimo insieme da tanto tempo... in realtà la nostra collaborazione nata quasi in maniera casuale ha generato un feeling fortissimo tra noi, con effetti dirompenti sui partecipanti.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

Ecco chi è Chiara.

Sono Chiara Schiroli, sono nata nel 1981 e sono psicologa e psicoterapeuta. Sono non vedente dalla nascita e ho sempre vissuto la mia vita nel modo migliore possibile.
Lavoro dal 2005 a Dialogo nel Buio in qualità di guida e di facilitatrice durante le formazioni aziendali. In qualità di psicoterapeuta sto avviando ora il lavoro in studio privato, ma ho svolto vari corsi e seminari sfruttando l'esperienza maturata a Dialogo nel Buio. Ho scoperto che il BUIO è un grande catalizzatore di emozioni e attivatore di risorse personali. Quante volte arriva un momento nella vita nel quale ci sentiamo privi di energia? Quante volte non sappiamo proprio come fare a venire a capo di quel problema o di quella situazione ingarbugliata? Basta mettere in campo le nostre risorse personali! Non è facile, spesso sono sopite, nascoste, o non sappiamo neanche di averle. Stare al buio, invece, fa riscoprire lati di noi apparentemente inesistenti che, una volta emersi, possono essere estesi alla vita quotidiana. È inutile dire che il buio, per associazione, fa pensare alla disabilità visiva, e quindi ecco un modo per illuminare le menti su questa condizione così apparentemente paurosa e difficile da vivere. I corsi che conduco hanno proprio lo scopo di aiutare le persone a vivere meglio e a far loro riscoprire quante risorse potrebbero attivare.
Oltre a questo, ho partecipato a una conferenza sullo stress in azienda e, durante le varie esperienze di tirocinio, ho lavorato con anziani, alcolisti e tossicodipendenti.
Ho collaborato con la biblioteca di Treviglio proponendo l'esplorazione di libri tattili al buio, facendo un intervento sull'importanza che ha per i non vedenti la lettura in Braille e accompagnando le persone bendate a fare delle piccole passeggiate nelle vie della città.

È vero, il feeling tra me e Barbara è scattato subito e sarà sicuramente il motore per creare altri progetti simili a questo. È bello che il mondo del visivo, il suo, e del non visivo, il mio, si siano così egregiamente incontrati e completati. La giornata di formazione che abbiamo progettato e poi condotto insieme è lunga da descrivere nei particolari, e rischieremmo di annoiarvi. Sarebbe molto più bello che aveste voglia di provarla! Vi possiamo però raccontare qualcosa di come si svolge.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

Chiara, cos'hai fatto tu?
Vorrei premettere che il pubblico che ha partecipato alle nostre due giornate era molto eterogeneo: c’erano bibliotecari, educatori, ma anche fisioterapisti, insegnanti di sostegno e genitori di bambini non vedenti e ipovedenti.
Nella parte “frontale” svoltasi durante la mattina, dopo essermi presentata, sono partita da una serie di parole chiave chieste ai partecipanti riguardanti la disabilità visiva e, usandole come stimolo, sono andata a ruota libera per far conoscere il mondo di chi non vede e degli ipovedenti. Per forza di cose, nel mio discorso ho toccato anche argomenti delicati che hanno colpito emotivamente alcune persone. Ho chiesto, ad esempio, cosa ne pensassero del fatto che io stessi utilizzando il verbo vedere con naturalezza e alcune mamme mi hanno risposto di aver paura a utilizzarlo col figlio disabile. Ho spiegato loro, invece, che questo verbo va utilizzato assolutamente e sempre perché fa parte della lingua italiana tanto quanto gli altri e che non rimanda solo ed esclusivamente alla vista, ma alla percezione nel suo complesso.
Nel pomeriggio ho lavorato al buio con un libro tattile da toccare. Un libro di questo tipo è facilmente decodificabile da chi vede, ma bisogna imparare a guardarlo dal punto di vista dei veri e propri fruitori, i disabili visivi. Ed ecco che, in cerchio, ognuno ha toccato con mano le figure, ha cercato di capire cosa potessero essere e, alla fine, abbiamo ripreso insieme la storia in modo da verificare se la loro percezione era stata corretta o meno. Mentre avveniva l’esplorazione, io giravo tra le persone per mostrare il modo più corretto di utilizzare il tatto.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

E tu, Barbara?
Al mattino, dopo l'intervento di Chiara, anche io mi sono presentata, ho raccontato la mia storia e la mia esperienza proiettando le immagini di miei libri tattili, e mostrandone molti altri dal vero, facendone una prima classificazione in base all'età dei destinatari e al tipo di funzione che ciascun libro si prefigge di avere (didattico, racconto ecc).
Nel pomeriggio ho analizzato, con campioni ed esempi alla mano, tutti gli aspetti tecnici e progettuali che vanno considerati per realizzare un libro veramente fruibile da chi non vede totalmente o parzialmente. Le nozioni e i concetti da me spiegati, che ho raccolto in una piccola dispensa consegnata ai partecipanti, hanno trovato la loro immediata conferma nella lettura del libro al buio fatta insieme a Chiara.


Quante persone hanno partecipato?
Nella giornata di formazione di Treviglio poche, circa una decina: questo ha permesso di fare gli interventi stando sempre insieme anche nel pomeriggio, con molti spunti di riflessione e e complementarietà per entrambe. Si è creato un rapporto molto empatico sia tra noi due che col gruppetto.
Nell'altra giornata, a Brugherio, i partecipanti erano circa sessanta, quindi al pomeriggio abbiamo dovuto creare due gruppi che hanno lavorato alternandosi un'ora con Chiara e un'ora con Barbara.
Per certi versi l'esperienza ha perso in qualità, ma per altri ci ha permesso di arrivare alle conclusioni finali della giornata avendo la riprova di quanto il nostro lavoro, se pur fatto in due momenti diversi, si completasse egregiamente.
Tutte le persone che hanno partecipato si sono dette molto colpite da questo nostro feeling, che è ancor più sorprendente se pensiamo che in realtà nasce da due punti di vista opposti o forse, sarebbe meglio dire, da un punto di vista e da un NON punto di vista!

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

Per concludere: Chiara, cosa ti ha colpito di Barbara?
È una persona solare, bella e intelligente. Mi è piaciuto come sia riuscita a declinare la sua attività squisitamente visiva in qualcosa di completamente opposto. È tipico degli artisti andare oltre gli schemi e guardare il mondo da punti di vista sempre diversi, nuovi e creativi. E poi è stupendo come sia riuscita a trasferire la sua famiglia nei caratteri dei personaggi di uno dei suoi libri. Non a tutti piace, secondo me, parlare della propria famiglia in modo così aperto e limpido: lei ci è riuscita senza problemi!

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

Barbara, cosa ti ha colpito di Chiara?
Chiara è una giovane donna che vive la sua vita in modo intenso e pieno: è assolutamente contraria ai “patetismi” e questo la rende irresistibile. Penso che lei sia il migliore esempio, per chi ha qualcuno in famiglia o è a contatto con disabili visivi, di come una persona cieca possa essere padrona della sua vita e viverla in modo assolutamente “normale”, senza farsi troppe menate, e ancor meno farlo pesare agli altri.
Adoro la sua schiettezza e il suo senso dell'umorismo: ai convegni ci siamo fatte un sacco di risate nel simulare situazioni potenzialmente imbarazzanti (ad esempio quando non si sa come comportarsi con un cieco), o nel leggere insieme qualche testo di libri tattili, alcuni acclamati a livello internazionale, che diventavano incredibilmente comici grazie alla sua acutezza. D'altra parte, come potrebbe non essere così una persona cieca che si chiama Chiara? Sicuramente questo nome ha stupendamente segnato il suo carattere portandola a vivere una vita “luminosa”, in grado di vincere sul buio.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

Per informazioni sul progetto Disabili visivi e libri tattili: un'integrazione possibile:
Barbara Mazzoleni: barbara@birbaluna.com
Chiara Schiroli: chiara.schiroli@libero.it

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

venerdì 1 febbraio 2013

Esperienze / 6: Libri tattili e multisensoriali (seconda parte)

La prima parte del post di Barbara Mazzoleni, Libri tattili e multisensoriali. Antefatto, la trovate qui.

[di Barbara Mazzoleni]

Il progetto

L'idea del libro per partecipare al concorso Tocca a te! mi è venuta grazie a mia figlia Viola, osservando i suoi lavoretti e le schede che realizza all'asilo. A parte le considerazioni su schede e lavoretti (su cui si potrebbe aprire un'ampia discussione), mi sono domandata come un bimbo non vedente potesse apprendere gli stessi concetti.
È stato allora che ho pensato di fare un libro molto semplice per bambini in età prescolare sulle forme geometriche. Per renderlo più divertente e giocoso, ho inventato alcune frasi in rima (anche questa è una cosa che faccio spesso per divertirmi con Viola): la filastrocca è una composizione per tutti piacevole da leggere e ascoltare perché sfrutta la musicalità del linguaggio, dunque una forma di comunicazione ideale per un bambino non vedente, particolarmente attento e sensibile a quel che sente.


Il libro è articolato in sei episodi, legati a sei diverse forme geometriche. Si rivolge ai bambini invitandoli a scoprire le forme con il tatto (in questo senso, scrivendo, sono stata attenta a utilizzare parole e verbi che esplicitamente esortassero a usare le dita).
Successivamente, una volta che il bambino ha riconosciuto la forma (realizzata in una cartone speciale, di 6 millimetri di spessore, applicato su una pagina di feltro colorato), il libro lo invita ad aprire la pagina di feltro per scoprire e toccare oggetti di uso quotidiano dotati della medesima forma.


Dunque questa semplice struttura, a un primo percorso tattile di scoperta della forma, ne fa seguire un secondo per ritrovare la stessa forma negli oggetti proposti, e, infine, un terzo, centrato sul riconoscimento dei materiali usati per rappresentare gli oggetti.
Gli esperti della commissione giudicatrice mi hanno spiegato, in seguito, che il mio libro e gli altri selezionati e premiati erano i più semplici a livello di illustrazione, proprio perché così deve essere: io stessa ho notato libri bellissimi che hanno partecipato al concorso (diverse persone hanno pubblicato o condiviso i loro progetti su internet). Alcuni però sono belli per chi, oltre che toccare, può vedere, cioè usare sia il tatto sia la vista: libri che per me sono bellissimi, purtroppo per i non vedenti facenti parte della giuria, dotati solamente del tatto, sono risultati poco fruibili o incomprensibili.


Ci tengo a fare questa precisazione, perché quello che a noi normodotati può emozionare, interessare, divertire, a una persona non vedente o con gravi deficit visivi può non dare nessuna soddisfazione di lettura. Ovviamente, è superfluo dire che, in generale, il libro o il gioco tattile è invece un oggetto prezioso per tutti, in quanto stimola lo sviluppo o il recupero della multisensorialità spesso perduta precocemente. Insomma, davvero ho dovuto fare un grande lavoro su me stessa e per me stessa, per sperimentare una nuova forma di comunicazione, nella quale tutto ciò che è visuale non serve, e in cui bisogna arrivare all'essenza delle cose nel modo più chiaro e diretto possibile.


Ovviamente, non pensavo lontanamente di vincere il concorso, dato il grande numero di libri partecipanti (più di 200, fra l'altro molti dei quali realizzati da persone più preparate di me: educatori, esperti in materia, autori televisivi, professionisti nel campo dell'illustrazione per l'infanzia).
Quando mi ha telefonato la dottoressa Josée Lanners, presidente della giuria (perché naturalmente non ho pensato di andare a Padova all'evento organizzato per la dichiarazione del vincitore), per comunicarmi che avevo vinto non uno ma due premi, non credevo alle mie orecchie.


Il mio libro, che si intitola Scopriamo le forme con il ditino?, ha vinto il primo premio miglior libro assoluto, e il premio speciale miglior libro didattico. È stato in seguito inviato a Praga, al concorso internazionale Typhlo & Tactus, tenutosi nel novembre 2011, a rappresentare l'Italia insieme ad altri quattro bellissimi libri che si sono classificati ai primi posti. Il referente italiano per questo concorso, Pietro Vecchiarelli, che ringrazio per la passione e la preparazione, mi ha detto che i nostri libri hanno fatto bella figura.


Tra l'altro ho scoperto che noi italiani abbiamo un knowhow eccellente nel settore specifico, diversi nostri autori hanno vinto in passato il Typhlo & Tactus. Uno su tutti, vorrei citare: Mauro L. Evangelista (illustratore, insegnante a artista prematuramente scomparso al quale è stato dedicato proprio il concorso che ho vinto), che ha realizzato un libro tattile che per me è un capolavoro di poesia, Cuore di Pietra. Se volete comprendere a che livelli di profondità espressiva può arrivare l'uso delle illustrazioni tattili e materiche, cercate questo libro e osservatelo bene.


Dopo aver vinto il concorso, ho pensato che la cosa sarebbe finita lì: una grande esperienza che mi aveva permesso di imparare tante cose nuove. In realtà, dietro l'angolo si nascondeva la possibilità di condividere questo patrimonio di conoscenze: per questo devo ringraziare in modo particolare Alessandra Mastrangelo (responsabile della Biblioteca di Mozzo, Coordinatore del Sistema Bibliotecario della Valle Seriana e membro del Comitato Esecutivo Regionale Lombardo dell'Associazione Italiana Biblioteche), che leggendo la mia storia su un periodico d'informazione locale, è riuscita a risalire al mio numero di telefono, mi ha contattata e mi ha chiesto di partecipare a un convegno svoltosi a Bergamo dal titolo Bambini, biblioteche e disabilità visive, all'interno delle iniziative di Nati per leggere 2011.


In questa occasione, ho potuto raccontare brevemente la mia esperienza e soprattutto imparare ancora una volta cose nuove e molto interessanti dalle relatrici intervenute (due delle quali tra l'altro avevano fatto parte della giuria del concorso Tocca a Te!). A partire da questo momento, ho avviato una attività di divulgazione/educazione alla creatività e alla multisensorialità attraverso la sperimentazione e la manipolazione dei materiali, progettando e conducendo laboratori per bambini.


Su questi temi ho incontrato l'interesse di diverse biblioteche e librerie, nonché di alcune istituzioni scolastiche della provincia di Bergamo in cui vivo. L'Unione dei Ciechi di Bergamo mi ha dato la propria disponibilità a tradurre e stampare in Braille qualsiasi libro io desideri fare insieme alle scuole.


Recentemente ho steso un progetto, sempre su richiesta di Alessandra Mastrangelo, per la formazione di adulti (educatori, bibliotecari, genitori eccetera) sul tema dei libri tattili: una giornata di formazione con una parte teorica e un laboratorio pratico per fornire linee guida a chi volesse progettare e autoprodurre questa tipologia di libri. Ho anche progettato percorsi di costruzione di libri tattili per classi di scuola primaria, studiati per rendere questa esperienza multidisciplinare, coinvolgendo le varie materie scolastiche.


Naturalmente devo far quadrare questi nuovi impegni con il resto della mia attività professionale e con la famiglia, ma ci credo fortemente, e non per ragioni economiche: come molti di voi ben sanno, di laboratori non si vive. Inoltre il mio libro tattile non è stato pubblicato (visti gli altissimi costi di produzione che comporterebbe, considerato che la lavorazione sarebbe interamente manuale-artigianale), e resta un pezzo unico (attualmente si trova a Roma, nella sede della Federazione). Questo per dire che non ho nessun prodotto da promuovere.


Faccio i laboratori perché ho scoperto la gioia di stare con i bambini e lavorare con loro mi rigenera, mi arricchisce e alimenta, depura la mia creatività. Questa esperienza mi ha fatto scoprire che fili invisibili legano fra loro diverse mie parti: esperienze personali e professionali, passioni e interessi che tutt'a un tratto, magicamente, sono andati a comporsi in un quadro unitario in cui ogni cosa ha trovato il suo posto, il suo senso e la sua funzione.

Con Giovanna, che mi ha chiesto di raccontare la mia esperienza e che ringrazio di cuore, siamo d'accordo che, se l'argomento risultasse essere interessante per i frequentatori di questo blog, potrei fare un altro post con contenuti più operativi: spunti, idee, racconti di come imposto e conduco un laboratorio, aneddoti... Insomma, cose che potrebbero essere utili a tutti coloro che volessero cimentarsi in questo ambito.
Per adesso ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui.

lunedì 28 gennaio 2013

Esperienze / 5: Libri tattili e multisensoriali (prima parte)

[di Barbara Mazzoleni]


Antefatto

Buongiorno a tutti, mi chiamo Barbara Mazzoleni e sono una illustratrice e graphic designer.
Ho la fortuna di lavorare senza risentire della crisi dal 1988 grazie alle mie competenze sui mezzi digitali (sia come designer free-lance, che come docente di Progettazione Digitale e Tecniche di Illustrazione Digitale in alcune importanti scuole di Design di Milano e Lombardia). Faccio questa premessa perché trovo che la mia formazione e professione rappresentino un paradosso rispetto all'esperienza che vi sto per raccontare e che ha mi ha segnata profondamente, come persona, mamma e professionista.
Nel 2011, a marzo, cercavo su internet approfondimenti sui Prelibri di Bruno Munari: ho una bimba che allora aveva quattro anni e mezzo, Viola, e volevo fare qualcosa di speciale per lei e con lei.
Conosco Munari perché da giovane, nel 1987, ho avuto la fortuna di partecipare come assistente ai famosi laboratori Giocare con l'Arte che il grande maestro tenne a Palazzo Reale di Milano: mi ci portava una delle sue storiche collaboratrici, Coca Frigerio, allora mia docente di Illustrazione alla Scuola del Fumetto.


La lezione di Munari e di Coca Frigerio è sempre rimasta viva, anche se spesso inconsciamente, nel mio lavoro e nel mio approccio alla comunicazione visuale. Con una bimba di quattro anni e mezzo, come non ritornare ad approfondire cose che avevo messo da parte, tutta presa dalla mia carriera professionale digitale?
Così, mentre cercavo informazioni sui libri di Munari attraverso un motore di ricerca, per caso mi è apparsa la pagina di un blog che riportava il bando della Prima Edizione del Concorso Nazionale di Editoria Tattile Illustrata Tocca a Te!, per bambini non vedenti e ipovedenti fino ai 12 anni.


Che strano: non avevo mai partecipato a concorsi, e nemmeno mai desiderato fare libri per l'infanzia, nel mio percorso professionale, ma in questo caso è stato come se improvvisamente mi si fosse accesa una lampadina nella testa. Io lavoro da 25 anni con le immagini, come illustratrice, come graphic designer, come docente: le immagini e l'espressione visuale in tutte le sue forme sono una parte imprescindibile di me. Sapete quando uno pensa: "Oddìo, se dovesse succedermi qualcosa di brutto, per favore, qualsiasi altra cosa, ma non alla vista, altrimenti come farei a godere del bello con i miei occhi?" Ecco, una cosa così.
Scoprire attraverso internet questo mondo fino ad allora a me sconosciuto, fatto di illustrazioni per non vedenti o ipovedenti, mi ha fatto innanzitutto pensare a quanto sia fortunata; e soprattutto, ormai abituata da parecchio a lavorare praticamente solo con mezzi digitali, mi ha motivato alla prova di inventare un libro per chi non può vedere e illustrarlo con delle immagini tattili.


Ho subito deciso di partecipare al concorso, ma credetemi, non perché avessi qualche minima pretesa di successo: l'ho fatto per me stessa, perché ero colpita da questa forma di comunicazione, per sperimentare qualcosa di nuovo.
Inoltre il bando del concorso chiariva che tutti i partecipanti potevano donare il proprio libro alla Federazione Italiana Istituzioni Pro Ciechi, che si sarebbe così arricchita di nuovi materiali e spunti
Per la precisione, il concorso era stato organizzato dalla Federazione Nazionale Istituzioni pro Ciechi, dalla Fondazione Robert Hollman e dall'Istituto dei Ciechi di Milano. La giuria sarebbe stata composta da esperti tiflologi vedenti e non vedenti, esperti di produzione di materiale tiflodidattico, rappresentanti dei genitori, rappresentanti del Ministero dei Beni e Attività Culturali, pedagogisti ed esperti di letteratura per l'infanzia.


Mi sono buttata a capofitto in questo progetto, impegnandomi in una ricerca molto intensa per imparare tutte quelle caratteristiche tecniche e quei codici di rappresentazione che sono indispensabili per confezionare un libro tattile davvero adeguato per i bambini con deficit visivi: in internet ho trovato un po' di materiale. In italiano si trova poco, a dire il vero, mentre in lingua inglese ci sono diverse guide, relazioni, articoli di esperti eccetera.


Comunque, riassumendo brevemente: innanzitutto bisogna analizzare formato e tipo di allestimento del libro; che sia facilmente e completamente apribile (il libro non deve restare aperto a "V", si deve appiattire completamente), con una misura adeguata che lo renda fruibile e sfogliabile dalle piccole mani di un bambino, per di più non vedente.
Poi, bisogna capire quanto i codici di rappresentazione siano diversi dai nostri, di persone "normodotate della vista": un non vedente dalla nascita non capisce la prospettiva, perché ovviamente non la conosce, quindi tutto va rappresentato frontalmente o di profilo, nella sua interezza e non parzialmente; le figure non devono essere sovrapposte, altrimenti non è possibile seguirne il profilo correttamente con le dita.


Non devono mancare parti di figure: se si vuole rappresentare un animale che ha quattro zampe, non se ne possono mettere due lunghe e due corte perché sono di scorcio, o addirittura solo due perché le altre sono nascoste, altrimenti la figura non è comprensibile.
Mi sono documentata e ho studiato anche il meccanismo di formazione delle immagini mentali nelle persone non vedenti per capire meglio come evitare errori di rappresentazione.


I materiali devono essere molto significativi da un punto di vista tattile, oltre che avere uno spessore marcato. Sapete quanti materiali belli e interessanti per me - vedente - ho scartato perché assolutamente insignificanti, se toccati a occhi chiusi?
È una prova che invito tutti a fare. Ricordo che in quel periodo sembravo in preda a smania: toccavo tutto e tutti, per esplorare i materiali che capitavano sotto le mie mani.


Poi c'è la questione dei testi (il libro doveva avere, oltre alle illustrazioni materiche-tattili, anche un testo in Braille e con caratteri per ipovedenti): il Braille ha dimensioni fisse e non può essere ridimensionato a piacere solo perché a noi grafici piace un corpo più piccolo o più grande; il testo per ipovedenti, invece, deve avere un forte contrasto cromatico, dei font assolutamente chiari, lineari e leggibili e rispettare dimensioni minime. Quindi, immaginate per una come me, abituata a rompere le scatole ai suoi allievi sulle dimensioni e sul valore estetico del lettering: è stata una lotta con i miei occhi e con le mie abitudini.

Per produrre le pagine stampate con il Braille mi sono dovuta recare diverse volte all'Istituto dei Ciechi di Milano, dove ho trovato la grande disponibilità e competenza della dottoressa Paola Bonanomi e del responsabile del centro di produzione del materiale tiflodidattico, Aurelio Sartorio, che mi hanno gentilmente accolto, e oltre a stampare su fogli di acetato trasparente il Braille così come serviva al mio progetto, mi hanno fatto visitare il loro centro di produzione e laboratorio: un posto pieno di tesori tattili.

Le immagini che illustrano questo post si riferiscono al libro di Barbara Mazzoleni Scopriamo le forme con il ditino, vincitore del premio Tocca a te! come miglior libro assoluto e miglior libro didattico, di cui verrà trattato diffusamente nella seconda parte del post.

(Fine prima parte; la seconda parte, venerdì 1 febbraio)