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venerdì 18 luglio 2014

Le magnifiche telepulcette

[di Elena Pasetti e Vinz Beschi]

Un gruppetto di simpatiche pulcette ha preso dimora per qualche settimana nello spazio accogliente del laboratorio di PInAC, Pinacoteca Internazionale dell'età evolutiva Aldo Cibaldi a Rezzato (BS).  Esattamente sei pulcette, tutte di pongo, costruite con cura e ricchezza di particolari dalle bimbe e dai bimbi di 5 anni della scuola dell'infanzia Don Minzoni di Rezzato.

Come è tradizione, da dodici anni la PInAC organizza il laboratorio Telepongo, un'esperienza di produzione di corti d'animazione promossa con entusiasmo da noi [Elena Pasetti direttrice PinAC e Vinz Beschi, responsabile artistico pennelli elettronici/Telepongo PInAC, n.d.r.] e curata da Vinz insieme a Irene Tedeschi, con l'aiuto di Sandra Cimaschi, che hanno portato l'esperienza trentennale di Avisco-Audiovisivo Scolastico nel campo del film d'animazione a scuola.


A dicembre 2013, avviene la programmazione didattica con le maestre Luigina Fappani e Neris Cavagna per un confronto sul contenuto del progetto d’animazione. Le competenti insegnanti propongono con convinzione la bella storia di Nel paese delle pulcette di Beatrice Alemagna. Ci piace subito e ci sembra molto adatta a essere rappresentata con la plastilina.


A gennaio 2014, per cinque mattine, i animatori e le giovanissime animatrici con il loro pulmino giallo raggiungono la sede di PinAC, pronti per affrontare il lungo percorso della produzione di un cartone animato.
Portano con sé i disegni realizzati a scuola: una serie di studi sui personaggi -  le pulcette -, gli sfondi e lo storyboard, il racconto delle Pulcette trasformato in una sequenza di disegni che diventeranno le scene del cartone.

Con una piccola sequenza in stop-motion realizzata in diretta a mo’ d’esempio, Vincenzo e Irene presentano il set d'animazione con le luci, la telecamera, il banco d'animazione, il computer, cioè gli  strumenti che saranno poi utilizzati dai bimbi per realizzare le animazioni.

A ognuno viene assegnato un compito: la costruzione di una pulcetta,  uno sfondo colorato,  alcuni oggetti delle scenografie. Tutto rigorosamente realizzato con il pongo colorato.

Preparati  i materiali - grande la fatica per ammorbidire i panetti di plastilina con le piccole mani curiose - iniziano le riprese in stop-motion.

A gruppetti di quattro, i piccoli si alternano al set d'animazione e con assoluta naturalezza danno vita alle pulcette: le sistemano sul banco d'animazione, all'interno dell'inquadratura che si può controllare sul monitor del computer e, movimento dopo movimento, in 12 piccoli spostamenti per secondo, clic dopo clic, registrano tutte le scene.

I piccoli animatori, nonostante la tenerissima età, mostrano capacità di concentrazione, pazienza e precisione. Rivelano un grande impegno, ripagato dalla magica visione delle loro pulcette che si muovono sullo schermo, saltando qua e là.
Poi durante la fase di registrazione dell'audio, i bambini danno la vove alle pulcette, altri la voce fuori campo che racconta la storia e altri ancora realizzano i rumori del paesaggio sonoro.


Il percorso di produzione si conclude - come deve essere per qualsiasi progetto audiovisivo - con una visone pubblica in una bella serata di maggio, aperta alle famiglie e ai cittadini curiosi, dove i piccoli autori emozionati presentano il loro corto d'animazione: curiosità, stupore, divertimento e grande successo con tanti applausi.





















Fare un film d'animazione con bambine e bambini di 5 anni è molto impegnativo, ma sicuramente un'esperienza divertente e piena di sorprese, un modo efficace per affrontare concretamente il rapporto bambini-televisione-creatività.


La tecnica a passo uno permette di realizzare brevi animazioni in modo semplice e diretto, offre la possibilità ai bambini di far muovere qualsiasi materiale e, grazie al circuito chiuso, consente di vedere in diretta nel monitor quello che accade, e pure di correggere gli sbagli.


Si promuove, così, la creatività personale, si sviluppa un approccio sensoriale attivo alla produzione di immagini elettroniche, si favorisce la capacità critica e l'analisi del linguaggio audiovisivo, si affina la capacità di concentrazione e di operatività in vista del raggiungimento dell’obiettivo finale di un progetto comune.
Pulcette ha fatto questo in cinque mosse vincenti. Buona visione!


 

giovedì 17 aprile 2014

Il grillo dei Malfatti

La prima edizione di I Cinque Malfatti va rapidamente esaurendosi e, coerentemente con la logica capovolta dei nostri, è uscita ieri la presentazione video del libro: un delizioso film con la regia di Emmanuel Feliu e le musiche di Kevin MacLeo e, ovviamente, le immagini degli ormai celebri cinque perdigiorno di Beatrice Alemagna.



Grazie a questo video sappiamo, ora, come finora avevamo solo potuto supporre, che il Molle russa, che i piccioni che lo osservano tubano di curiosità, che la bici dello Sbagliato produce un fantastico rumorino di raggi, che la padella di Capovolto manda un invitante sfrigolio, che la mela del Bucato scrocchia, che al Piegato piace entrare a piè pari nelle pozzanghere, e che, infine, dove abitano i Malfatti dimora quello che dal frinio si direbbe un grosso e festoso grillo. Facciamone tesoro.



Ma oggi non vi elargiamo solo questa fantastica primizia. Vogliamo rovinarci e, perciò, basta fare click qui per leggere, in esclusiva mondiale, totale e globale, l'intervista di Beatrice uscita su Art Book di Lucca Comics & Games 2013 in occasione della mostra a lei dedicata come ospite d'onore, in cui si parla anche di questo libro (e di noi). E per questo, grazie Beatrice.

venerdì 11 aprile 2014

Sembra proprio il pavimento dei Malfatti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo messaggio di Barbara Cuoghi.

Cara Giovanna, 
I Malfatti siamo noi! 
Lo dico con un certo orgoglio e con la stupita felicità di chi inaspettatamente si riconosce nelle parole e nelle illustrazioni di un libro così perfetto. La settimana scorsa siamo stati costretti in casa da un’influenza ritardataria. Al termine di un pomeriggio di giochi, la mia bimba di quasi otto anni si guarda intorno e, mani sui fianchi e sorriso sulle labbra, soddisfatta, mi dice: «Sembra proprio il pavimento dei Malfatti, mancano solo le mutande!» e giù a ridere a crepapelle. 


Ce li rileggiamo praticamente tutti i giorni, i Malfatti, da più di una settimana, e tutti i giorni ci ammazziamo dalle risate quando arriviamo alla pagina dove i Malfatti si divertono a discutere su chi di loro sia, appunto, il più malfatto e più avanti, quando il Molle, mollemente sdraiato a terra, dichiara che le sue idee sono deboli…. «ma lì sembra una cacchetta!». E di nuovo a ridere come matti, con il mio piccolino di due anni che corre felice per la sala e poi si lascia cadere lungo disteso interpretando la sua personalissima versione del Molle.

Oggi la mia bimba mi ha disegnato il Capovolto. 
«Bellissimo. È proprio lui! È quello che ti piace di più?» le ho chiesto.
«No», mi fa lei. «Quello che mi piace di più è il Bucato, ma il Capovolto è un po’ come me… quando mi dici che faccio le cose alla rovescia, che poi, delle volte, a far le cose alla rovescia vengono meglio di quando le faccio come dici tu!». 

Ecco, noi vorremo ringraziarvi, cari Topi, per questo libro che è in testa alla nostra top ten (a pari merito con Il grande libro dei pisolini) e vorremmo che tu ringraziassi Beatrice Alemagna da parte nostra per tutti i bei momenti che ci ha regalato con le sue Pulcette, il suo Piccolino e i suoi Malfatti. In special modo vorresti ringraziarla da parte mia che, alla tenera età di 43 anni, grazie a lei e a mia figlia, mi sono resa conto che, a volte, “alla rovescia è meglio? 
Ciao e buona domenica 

Barbara 


PS: mia figlia vuole che ti scriva che in copertina al Bucato mancano i buchi…porta pazienza…

lunedì 17 marzo 2014

Una recensione malfatta

Siccome I Cinque Malfatti è il libro illustrato più recensito del momento, cosa per cui ringraziamo i suoi molti appassionati recensori, a noi, che arriviamo in ritardo, rimane poco da aggiungere.

Allora abbiamo deciso di fare una recensione malfatta, per coerenza.

Questa recensione malfatta comincia così:


 I Cinque Malfatti vi piacerà perché:

- ha un errore in bella vista, in copertina, ancora prima di aprirlo. Cosa che dimostra che Beatrice Alemagna non è affatto perfetta, come si potrebbe pensare di una che ha creato I Cinque Malfatti;


- ha un risguardo finale di un rosa perfetto;

- lancia la moda dei pantaloni a palloncino;


- una vita da nullità è una aspirazione da Illuminato;

- potete fare esercizi di smemoratezza osservando quante cose ci sono sul pavimento della casa dei Malfatti che non riuscirete a ricordare mai;

- lo Sbagliato sembra una grossa patata al cartoccio e fa venire fame;

Studio preparatorio, non inserito nel libro.
Schizzo dal primo storyboard per I Cinque Malfatti.

- il Molle dorme, dorme e, quando parla, parla nel sonno, quindi di certo non sa di essere il protagonista di un libro;

- la casa dei Malfatti sembra una di quelle fattorie americane che c'erano nei Quindici libri, ma dopo un attacco di epilessia o una ristrutturazione di Frank Gehry;


- in copertina, il Bucato tiene in bocca un rametto in un modo che fa venire in mente La mer di Charles Trenet;



- la rabbia è una caos di cactus neri;

Schizzo dal primo storyboard per I Cinque Malfatti.

- c'è sempre un da non si sa dove;

- il Piegato è un origami di notizie dell'altro ieri;


- i quadrati azzurri nel vestito del Capovolto migrano a seconda delle ore del giorno;

- i ricordi si perdono più facilmente degli ombrelli;


- una scatola di pelati è un ottimo contenitore per la pittura fresca;

- nella valigia del Perfetto probabilmente c'è solo un giornale di annunci immobiliari e sconti del supermercato;

Schizzo dal primo storyboard per I Cinque Malfatti.

 - i Malfatti ci hanno dato del bel filo da torcere, e quindi il nostro consiglio è di non prenderli troppo sottogamba;

- questo libro finisce con una porta aperta. Perciò io adesso vi saluto ed esco. Vi sarete accorti che è primavera.



Il video che proponiamo è stato realizzato in occasione della mostra Beatrice Alemagna, illustr-autrice, curata da Sarah Genovese, che si è tenuta a Lucca, a Palazzo Ducale, Cortile degli Svizzeri, in occasione di Lucca Comics & Games, dal 19 ottobre al 3 novembre 2013.

sabato 18 gennaio 2014

È stampato!


Venerdì mattina, molto presto, alle Grafiche AZ, a Verona, accompagnati da un personaggio misterioso che presto ci racconterà le sue impressioni, abbiamo assistito all'avviamento della stampa del prossimo libro di Beatrice Alemagna: I cinque malfatti


Per cinque malfatti ci sono voluti ben cinque colori. Abbiamo stampato in simultanea l'edizione Topipittori, in libreria verso il 20 febbraio, ma anche quella francese per Hélium e quella brasiliana per WMF Martins Fontes.


Dato che non stiamo più nella pelle, nonostante le foto siano piuttosto brutte, abbiamo pensato di condividere con i lettori del blog questa anteprima dell'anteprima.


I librai possono già prenotarlo dal distributore. Gli altri dovranno attendere. Speriamo di riuscire a organizzare una sessione di dediche alla Fiera del Libro per Ragazzi a Bologna. Ma l'agenda di Beatrice sarà molto, molto piena. Quindi tenete le dita incrociate e aspettate comunicazioni ufficiali.


Per il momento, accontentatevi di queste immagini. Ma se proprio non riuscite ad aspettare, potete consolarvi comprandovi Buon viaggio, piccolino, o Che cos'è un bambino?.
Buon fine settimana dai Topi.

mercoledì 23 ottobre 2013

Il gioco della lettura

Il 26 ottobre, alle 18 e 30, inaugura a Sarmede, alla Casa della Fantasia, Le immagini della fantasia. La mostra non ha bisogno di presentazioni. Per presentarvi lo spirito di questa trentunesima edizione, crediamo non ci sia modo migliore di un brano tratto dal catalogo, firmato dalla curatrice della mostra, Monica Monachesi. Quest'anno partecipano alla mostra quattro nostre autrici: Simona Mulazzani, con le illustrazioni per Il grande libro dei pisolini; Katrin Stangl, con Forte come un orso; Camilla Engman con le immagini di C'era una volta una storia; Beatrice Alemagna, che presenta due tavole del nuovo libro che uscirà a primavera con un titolo ancora così provvisorio che non lo citeremo. A queste immagini sono accostate le presentazioni che alla mostra accompagnano le figure.


Il dono di vedere  
di Monica Monachesi

Fuori dagli scaffali, fuori dalle pagine dei libri, ma mai senza di loro, accomodate in grandi finestre sul pubblico, ecco le immagini della fantasia venute da ogni dove che ci invitano a guardare, ad ascoltare le loro storie, a esercitare il nostro pensiero e ad accogliere ammirati innumerevoli nuove, stupefacenti invenzioni.
Elasticità, curiosità, entusiasmo, questo ci chiedono le immagini della fantasia, le immagini dei libri per l’infanzia. Siamo chiamati a un gioco molto serio, al quale i bambini sanno giocare meglio di tutti: il gioco della lettura.
Sgombri da convenzioni e preconcetti, incessantemente desiderosi di conoscere, vedere, toccare, dire, fare, i bambini accolgono con molta intensità ogni invito alla lettura, possono e devono potersi confrontare con libri che non siano limiti, ma inaspettati nuovi spazi di pensiero e di vita emotiva.
Nell’epoca in cui, attraverso le immagini dirette, ai bambini si vende di tutto, la bellezza è anche un’arma preziosa. Spiacevole parlare di armi, certo, parliamo allora di capacità critica, di sapere istituire confronti, di vedere le cose in prospettive nuove, di attingere a immaginari diversi, non solo a quelli somministrati dalla pubblicità e da prodotti seriali ‘per bambini’.

Riflessioni che si risolvono, giorno dopo giorno, in gesti semplici e in momenti che si potrebbero sottovalutare, presi dalle faccende delle nostre vite. Porgere a un bambino un libro degno delle sue capacità, condividere con lui pensieri e fantasie, condurlo a visitare una mostra, ad ascoltare un autore, a disegnare in un laboratorio, insistere con convinzione nel privilegiare esperienze significative.
Un impegno non da poco che richiede costante informazione, ma promette grandi risultati, a volte così profondi da essere quasi invisibili.
Una mostra come Le immagini della fantasia è un serbatoio di idee e di possibilità che non si esaurisce nel numero delle opere, degli autori, degli editori partecipanti, ma sottende innumerevoli e misteriosi percorsi, che sono quelli che ciascuno di noi può scegliere e creare in modo individuale approfondendo, cercando, trovando.
Chi può sapere, infatti, fin dove si può arrivare sul filo di una storia, di un’idea, di un’ispirazione?

Katrin Stagl, illustrazione per Forte come un orso.
A volte i libri nascono così. Ho realizzato due serigrafie per la mia bambina appena nata: un orso che fa a braccio di ferro con una bambina e un bimbo seduto a giocare assieme a una volpe con formine di legno colorato.
“Forte come un orso” e “Astuto come una volpe”.
Le due immagini stavano nella sua cameretta.
Quando avevamo visite, spesso i nostri amici ricordavano altri paragoni proverbiali.
“Affamato come un lupo”, “Lento come una lumaca”.
Mi è sembrato bello raccoglierli tutti e illustrarli, così è nato il libro.
Lo dedico a Helene e a tutti gli altri bambini! 


Katrin Stangl, su Forte come un orso


 

Quando scrivo un testo pieno di animali, lo faccio pensando a un illustratore: Simona Mulazzani. È   andata così anche per Il grande libro dei pisolini, che idealmente chiude la trilogia preceduta da Al supermercato degli animali e Vorrei avere, libro che è stato pubblicato in sette paesi e ha appena vinto la Silver Medal della Society of Illustrators di New York. Le immagini di animali di Simona sono la perfetta trasposizione poetica del sentimento profondo e spontaneo che mi legava agli animali quando ero piccola. Sono silenziosi e carichi di mistero, e nello stesso tempo, fratelli di sangue. E sono bellissimi, e questo è determinante perché la sorprendente bellezza delle forme animali è uno degli elementi fondamentali della relazione uomo-animale. Non è una novità: è quello che si osserva in tutte le gallerie d'arte, i musei archeologici, i templi, le collezioni di artigianato del mondo. Al Louvre davanti alla maestria degli egizi nel rappresentare le forme animali, si rimane quasi costernati dal livello di perfezione. Quello che fa Simona, oltre che rappresentare, è raccontare gli animali, trasporli nella lingua emotiva e affettiva dei bambini, senza però snaturarne la verità. Tutti i bambini sognano di essere cavalli, tigri, leoni, uccelli, cani... Simona lo sa. In ognuna delle sue bestie sta acquattato un bambino invisibile, e questa è la sua carta vincente.   

Giovanna Zobolisu Il grande libro dei pisolini, illustrazioni di Simona Mulazzani

Simona Mulazzani, illustrazione per Il grande libro dei pisolini.

Vi piacciono le storie? Che storie vi piacciono? Chi vi racconta le storie? Chi inventa le storie? Cosa vuol dire raccontare una storia? Che cos’è una storia? E, dove abitano le storie?
Le storie ci sono grazie a chi le racconta. Se racconti una storia, e non solo se la scrivi e la inventi, la fai vivere, metti al mondo dei personaggi, dei mondi che prima non c’erano, oppure c’erano ma nessuno li aveva notati.
Quindi inventare storie e raccontarle sono modi di dare vita alle cose, è far sì che una cosa che ci ha colpito, che ci è sembrata bella e importante, sia anche di altri, li raggiunga: raccontare è un regalo che si fa a se stessi e agli altri. Per questo ai bambini e ai grandi piacciono le storie: perché sono regali bellissimi che ci si fa. A raccontarle e ad ascoltarle. Le storie le raccontiamo alle persone che ci sono vicine, perché pensiamo che se hanno fatto bene a noi, faranno bene anche a loro.
Le storie per questo vanno dappertutto e hanno molte case: non abitano in un luogo solo, ma continuano a spostarsi, a cambiare. Sono magiche perché rimangono ad abitare nei libri che abbiamo fra le mani, e in ognuno di noi, ma nello stesso tempo vanno a stare in altri luoghi, altri libri, altre persone, posti che possono essere lontani migliaia di chilometri, come il sole, la luna, il cielo.


Giovanna Zoboli, su C'era una volta una storia, illustrazioni di Camilla Engman 

Camilla Engman, illustrazione per C'era una volta una storia.

Mi piace molto seguire il lavoro dei nostri illustratori, sapere quello che stanno facendo. Osservare le novità, il loro stile che si evolve, muta, a volte anche radicalmente. Da circa un anno, seguivo sul sito the topsy-turvy book di Beatrice Alemagna i suoi nuovi disegni. Mi piacevano immensamente, e ho pensato subito che fare un libro con quello stile nuovo, così lieve, sorprendente, sbilenco e sorridente, mi sarebbe piaiuto molto. Poi, un giorno, Beatrice ci ha mandato un testo, chiedendoci cosa ne pensavamo. Il testo era magnifico, perché, come se non bastasse e come è noto, Beatrice è anche bravissima a raccontare con le parole. In più quella storia aveva il sapore e le atmosfere delle nuove immagini. Perciò, subito le dicemmo che ci sarebbe piaciuto pubblicarla. Così è cominciato  Brutti, storti e malfatti: un racconto surreale con dei personaggi irresistibili, un ritmo perfetto e una fine da manuale. Fra queste pagine si respira spirito infantile allo stato puro. Come faccia Beatrice a essere un'artista così perfettamente padrona dei suoi strumenti, cioè adulta e matura, e così perfettamente e incrollabilmente fedele all'infanzia, senza cadere in alcuno stereotipo, è un mistero. Spesso sento dire che i suoi personaggi, i suoi bambini sono “brutti”. Ecco, adesso finalmente con questo libro sarà chiaro a tutti di che tipo di bruttezza si tratta.

Giovanna Zoboli a proposito del nuovo libro Beatrice Alemagna, in uscita per Topipittori a primavera 2014.

Beatrice Alemagna, illustrazione per il prossimo albo Topipittori, in uscita nel 2014.

venerdì 11 ottobre 2013

Buon viaggio, piccolino!

Il tavolo di lavoro di Beatrice.

Mi capita spesso: tutto d’un tratto mi cambiano le idee, i gusti e i desideri. Credo che questo sia dovuto al fatto che subisco, e approfitto, di una moltitudine di personalità che si scontrano e si affiancano in me. Insomma, qua dentro c’è spesso confusione.

In questo momento, il bambino è lì davanti ai miei occhi, mi sorride, mi coinvolge.
Certo, avere un figlio sotto mano tutti i giorni è una fonte d’ispirazione non trascurabile, ma Bon voyage, bébé (in italiano Buon viaggio piccolino ndr), nasce da un ennesimo cambiamento.
Un giornalista, un giorno, ha scritto: «infedele a se stessa, nei suoi libri», parlando del mio lavoro. Io adoro l’infedeltà artistica, quando porta nuovi orizzonti.
Molti miei libri sono nati per quella bambina che mi sonnecchiava dentro e che chiedeva di poter uscire a prendere aria. Quella bambina non era sempre in gran forma e qualche volta mi portava a una visione del mondo un po’ tormentata e spesso nostalgica. Ora piuttosto che guardare quella bambina là che pensa e ripensa, la vedo che gioca allegramente con un’altra bambina che è mia figlia.
E che scopre la leggerezza. E io prendo la leggerezza molto sul serio.

B. Alemagna, schizzi per Bon voyage, bébè.
Bon voyage bébé è un libro leggero, a cui voglio molto bene perché mi ha fatto capire questo e tante altre cose.
Mi ha fatto scontrare con la realtà dei libri per i più piccoli, dove meno si racconta e più si dice. Ogni parola, un peso.
Fare addormentare un bambino che non ne vuol sapere è, alle volte, un vero e proprio strazio per un genitore.
Almeno per quanto mi riguarda, dopo essermi strappata più volte i capelli, ho deciso che il soggetto meritava riflessione: quale tipo di poesia poteva nascondersi dietro a questo momento ricorrente, spesso difficoltoso e senza dubbio significativo? C’era qualcosa di magico che io potessi immaginare?
Così mi è nata l’idea di parlare del sonno come di un viaggio, una traversata, un'avventura che ci si potrebbe apprestare a vivere ogni notte. Con i saluti, la valigia e tutto quanto.

La sfida principale è stata per me quella di creare una doppia narrazione (non svelare fino all’ultima pagina che il viaggio era quello verso il mondo dei sogni), pur rispettando uno stile semplice ed estremamente rigoroso.
Ho rielaborato questo testo decine di volte: non è composto da più di dodici frasi, ma parlare ai più piccoli è cosa dura.
Il personaggio del bambino-bébé è stato cercato a lungo. Questo in realtà è normale, per me; lo sanno bene gli editori con cui lavoro. Faccio e rifaccio decine di volte.
Io credo moltissimo nel dubbio: è la mia religione.

Beatrice Alemagna, schizzi e prove per Bon voyage, bébè.

Usare il bianco non mi viene molto naturale, anzi, ho sempre avuto una gran paura del bianco. In passato ho sofferto, in maniera incostante di: 
- panico da foglio bianco
- accecamento da carta incolore
- insofferenza agli abiti bianchi
- terrore da tavolo immacolato
- horror vacui
- cadute di sicurezza di fronte a pittura e colori chiari.

B. Alemagna, schizzi per Bon voyage, bébè.
Mali brutti.
Ma questa volta volevo che lo sfondo vuoto fosse parte integrante delle mie illustrazioni.
Il bianco viene spesso associato a concetti come purezza, chiarezza, pulizia e innocenza. Non a caso: ho scoperto che il bianco è davvero un colore positivo! Fa bene all’umore.

Il libro è composto di illustrazioni semplici su uno sfondo prevalentemente vuoto. Questo ne privilegia anche la leggibilità.
Disegnare un’inquadratura senza mostrarne i contorni è stato laborioso, per me, ma entusiasmante.

Osservando attentamente mia figlia, ho notato che le piccolezze che si attardano in un angolo della pagina di un libro attirano la sua curiosità molto più delle cose ben piazzate in primo piano.


B. Alemagna, tavola per Bon voyage, bébè.
Quindi ho messo in evidenza i dettagli. È tutto realmente piccolo, il mondo di un bambino.
Lo dicevo già in un altro libro a cui solo ora mi viene da pensare. Riflettendo su questo, ho continuato a ridurre di taglia gli oggetti, fino a renderli esageratamente minuscoli e a tentare, bozetto dopo bozzetto, di semplificare le scene.

La tecnica della matita colorata mi ha permesso di ottenere un effetto incompiuto che amo particolarmente perché evoca quel lato "non finito", ancora da fare, da costruire, che sta nei bambini e che io adoro.

Se si guarda attentamente il libro si può notare chiaramente il rapporto di sguardi tra il bambino e i genitori. Anche questo era un sentimento che volevo raccontare.




Lo sguardo è prioritario nella comunicazione, in generale: raccontare una storia, è, per me, guardare un bambino negli occhi e portarlo lontano.

Beatrice Alemagna, tavola per Bon voyage, bébè.

Non mi interessava un libro che finisse davvero: ho pensato da subito che volevo dare al bambino la libertà di prendere la propria strada verso il sogno.
Lo lasciamo lì, come se chiudessimo piano la porta della sua camera. È lui che viaggia, noi ce ne andiamo.

Questo libro ha vinto il concorso della regione Ardèche (centro-sud della Francia), che l’ha scelto per un’operazione chiamata Les bébés aiment les livres. Questo programma prevede un ingente acquisto di copie da parte della municipalità, la quale si occupa di spedire gratuitamente e automaticamente l’albo a tutti i nuovi nati nel 2014 e nel 2015, nella regione.


Beatrice Alemagna, tavola per Bon voyage, bébè.

NOTA DELL'EDITORE

Quest'anno, Lucca Junior, a Palazzo Ducale, dedica una grande mostra a Beatrice Alemagna. In esposizione le tavole originali delle sue principali pubblicazioni, dal 2006 a oggi. Un viaggio illustrato da Un leone a Parigi (Donzelli), passando per Oméga et l’ourse (Editions du Panama), Che cos'è un bambino (Topipittori), Jo Singe Garçon (Autrement jeunesse), La gigantesca piccola cosa (Donzelli), fino ad arrivare all'anteprima del nostro nuovo Storti, brutti e malfatti (titolo provvisorio) di prossima pubblicazione nella primavera 2014.

BEATRICE ALEMAGNA, ILLUSTR-AUTRICE
Mostra a cura di Sarah Genovese

19 ottobre – 3 novembre 2013
Palazzo Ducale, Cortile degli Svizzeri – Lucca
Orari: ore 10.00-13.00 / 15.00-19.00 (dal 20 al 30 ottobre); ore 9.00 – 19.00 (dal 31 ottobre al 3 novembre). Ingresso gratuito

GLI APPUNTAMENTI CORRELATI:

Dal 19 al 28 ottobre (su prenotazione)
Palazzo Ducale, Cortile degli Svizzeri – Lucca
Letture animate all'interno della mostra, a cura di Eugenia Pesenti.
Ingresso gratuito

Sabato 2 novembre ore 15.00
Pad. Lucca Junior – Cortile degli Svizzeri
Beatrice Alemagna incontra il suo pubblico
Ingresso con biglietto Lucca Comics & Games.

Sabato 2 novembre ore 16.30
Pad. Lucca Junior – Cortile degli Svizzeri
Beatrice Alemagna autografa i suoi libri presso lo stand della Libreria Cuccumeo
Ingresso con biglietto Lucca Comics & Games.