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giovedì 3 dicembre 2015

Arrivano i Minitopi

La prima volta che ho visto un libro illustrato in edizione economica è stato alcuni anni fa al salone di Montreuil, a Parigi, allo stand di L'école des loisirs, che è una delle case editrici di libri per ragazzi più importanti del mondo, con un catalogo fantasmagorico in cui albergano sfilze di capolavori.

Non ho idea di quanti libri abbiano pubblicato dall'inizio della loro storia, che data 1965 (ha compiuto 50 anni, quest'anno). Ma insomma qualche migliaio. Data la qualità del catalogo e la necessità di non lasciare impubblicati libri importanti, molti dei quali diventati classici della letteratura illustrata, ecco la necessità di editare numerosi titoli in edizione economica.

Al loro stand a Montreuil, se mai ci andrete o ci siete già stati, ce n'è una intera parete. Personalmente ne feci incetta: costavano poco e c'erano un sacco di titoli che volevo prendere da un pezzo. Grazie al basso costo e alla qualità dell'edizione, che pur in formato ridotto e in brossura, è ben realizzata, potei soddisfare la mia avidità.


Dopo undici anni di vita, ai Topipittori si è posto lo stesso problema. È chiaro, questo momento viene per tutti gli editori: alcuni libri si esauriscono ed escono dal catalogo e si deve decidere se ristampare o no. In molti casi la risposta è naturale, quando un libro continua a vendere senza interruzioni o cali, si ristampa. Ma ci sono libri che hanno vendite meno costanti e che tuttavia continuano sia ad avere un mercato sia a essere richiesti dal pubblico, che spesso si rivolge all'editore pregandolo di ristampare. Per questo tipo di libri l'edizione economica è la soluzione ideale: rimette in circolo libri che hanno ancora una vita possibile a un costo inferiore, sia per il pubblico sia per l'editore. Il prezzo basso, inoltre, è un incentivo per una fascia di pubblico rimasta tagliata fuori dall'acquisto di libri troppo costosi per il prezzo di copertina dell'edizione cartonata, per forza di cose più alto, data la qualità di stampa e di rilegatura.


Il primo libro che uscirà nei nostri Minitopi, così ci è parso naturale chiamare le nostre edizioni economiche, è E sulle case il cielo, di Giusi Quarenghi e Chiara Carrer, che a oggi ha avuto quattro edizioni. L'edizione economica costa 12,00 euro e non ha un formato ridotto, rimasto quello originale: 13 x 19. Avrà anche due contenuti speciali: due scritti. Il primo è di Roberto Denti, uscito su Liber n. 77, sulla poesia per ragazzi e sulla novità che, nel 2007, questo libro introdusse nel panorama della proposta editoriale della poesia per ragazzi; il secondo, di Giusi Quarenghi che riflette sulla lingua poetica.
Nel 2016 usciranno almeno altri tre Minitopi, ma i titoli non ve li riveliamo, perché vogliamo siano una sorpresa. Avranno formati un po' più ridotti rispetto ai cartonati, ma promettiamo accessibilità, un prezzo contenuto, combinata a una buona qualità di edizione per carta e stampa. Quindi state all'occhio.

lunedì 15 settembre 2014

Geometrie semplicemente meravigliose

Mentre l'officina di Piccola Pinacoteca Portatile, detta PiPPo, è al lavoro non solo sulle prossime uscite, ma anche in progetti di formazione ed eventi avviati con musei, scuole e librerie, arriva in libreria la novità di questo autunno Giotto. Quaderno di disegno con i testi di Marta Sironi e le tavole di Chiara Carrer

Si tratta del primo PiPPo monografico, incentrato sull'opera di un pittore anziché su un tema, come è stato per i precedenti volumi. Come mai questa scelta? Ogni PiPPo nasce da un confronto con l'illustratore che lo realizza e Chiara Carrer ci ha proposto l'idea di dedicare il suo a questo pittore il cui lavoro ha cambiato il corso della pittura e con la sua portata rivoluzionaria ha influenzato il lavoro di generazioni di artisti, fino a oggi. 


Il perché di questa predilezione, abbiamo chiesto a lei di raccontarvelo, e lo trovate qui, insieme insieme al racconto di Marta Sironi su come ha lavorato ai testi del libro per accompagnare il lettore alla visione e alla comprensione delle immagini di Giotto e di Chiara. 

E ricordate che Marta e Chiara vi aspettano, insieme a noi, a Bologna, in occasione di Artelibro, alla Libreria Giannino Stoppani, giovedì 18 settembre, alle ore 19, per la presentazione del libro e l'inaugurazione della mostra degli originali realizzati per Giotto. Quaderno di disegno, visitabile fino al 12 ottobre.

[di Chiara Carrer]

Giotto è stato riferimento e maestro nella mia strada nel mondo dell’illustrazione.
Sono totalmente affascinata dalla sua modernità e dalla sua asciuttezza, dalla composizione e sintesi formale, dai toni di colore e dalla sua capacità narrativa.
Per me è una lezione di espressività teatrale affascinante, la tensione dei corpi, la forza espressiva dei volti e la ripetizione dello stesso nelle scene di massa, gli occhi allungati che a volte si fanno sottili fessure, sguardi profondi dalle sopracciglia corrucciate, le mascelle quadrate, accompagnate da corpi contadini forti, tutto è semplice, pura e assoluta geometria.
E poi i luoghi soprattutto le architetture sventrate, spaccati che rivelano la vita degli interni: geometrie semplicemente meravigliose.
Ci sarebbe forse ancora molto da dire, ma per me questo è l’essenziale.


[di Marta Sironi]
 
Al quarto volume è arrivata la volta di Giotto, la prima uscita monografica della collana che ha richiesto pertanto una diversa prospettiva: dovevo certamente partire dalla vita e dall’opera dell’autore, pur escludendo qualsiasi forma di celebrazione, troppo spesso usata nei libri per bambini sui ‘grandi’ della storia.


Ho riletto alcuni studi su Giotto, dimenticandoli immediatamente, per tornare a lasciarmi condurre, come mio solito per la collana, dai disegni e dall’interpretazione dell’illustratore. Non volendo e non potendo appuntarmi troppo sulla storia dell’autore (del quale si sa ben poco) né sui soggetti della sua pittura (sarebbe uscito un bigino di religione), rimaneva il punto cardine dell’opera di Giotto, magistralmente colto e tradotto dalla vena analitica di Chiara Carrer: il disegno.


Giotto è il primo maestro moderno della pittura italiana, è lui a definire l’alfabeto grafico che dalle ‘icone’ medioevali porta alle ‘firme’ del Rinascimento. Si è formato così questo quaderno di disegno: un abbecedario per conoscere Giotto, ma anche e soprattutto per imparare a costruire un linguaggio grafico personale, formandolo gradatamente sugli elementi basilari del linguaggio visuale.


Ne emerge un discorso confidenziale con Giotto forse da attribuire, almeno in parte, a una stampa a colori – una scena della Chiesa Superiore di Assisi, San Francesco che dona la veste a un ricco caduto in povertà – ‘mia’ da sempre: ‘poster’ della mia cameretta, mi ha seguita nei traslochi e cambiamenti dei decenni, ancora oggi è appesa in cucina. Mi piace immaginare che questo quaderno di disegno possa ugualmente avvicinare e accompagnare a lungo tanti altri bambini, magari formandoli come disegnatori: da grandi, guardandosi indietro, potranno forse additarlo tra le cause della loro scelta.

venerdì 7 marzo 2014

Le crisalidi di Chiara Carrer


Nonostante le donne artiste siano entrate a far parte del mainstream artistico da più di un secolo, è altrettanto vero che ancora rimane una certa resistenza a riconoscere una specificità esclusivamente femminile, che di solito è definita come secondaria rispetto all’arte maschile. Non perché essere una donna artista implichi automaticamente un preciso modo espressivo, ma perché gli stereotipi del femminile, creati dagli uomini, hanno impedito alle donne di creare un’arte pari a quella maschile, dichiarando esplicitamente la propria posizione rispetto alla Storia e alla Società, creata e interpretata sempre da uomini.
Il corpus artistico che costituisce la cosiddetta tradizione si configura come storia di un pensiero maschile non solo per la quasi totale assenza di opere artistiche delle donne, ma ancor prima, perché tendenzialmente dominato dalle forme di rappresentazione di un io maschile che ha definito l’universo linguistico e artistico, che ha codificato la scala dei valori, che ha costruito, sulle valenze del proprio desiderio e della propria cultura storica le immagini stesse di femminile.


Nelle ultime opere di Chiara Carrer si può riconoscere un nuovo approccio all’arte femminile perché non solo nella narrazione ed espressività dei suoi disegni, ma anche nell’eleganza delle linee si riconosce un’estetica sovversiva tutta femminile. C’è qualcosa che stupisce e nello stesso tempo disturba lo spettatore nei suoi ultimi disegni smaglianti: l’angoscia di solitudine (anche se molto voluta), il desiderio di essere lasciata per sempre in pace e da sola nelle capsule e larve, per proteggersi eternamente dalle nuove ferite e dolori.
Una specie di riconciliazione con il proprio stato di isolamento eterno, un desiderio ultimativo di seppellire se stessa viva. I disegni di Chiara Carrer mi ricordano la parte femminile nelle guerre dei nostri giorni, dove sempre le donne sono sia le vittime sia le profughe, oppure una specie di Antigoni postmoderne (perché ci sarà sempre qualche uomo da seppellire e da compiangere dopo le guerre).


Tramite il mito di Antigone si chiarisce la via sia per approfondire un’interpretazione della tradizione patriarcale sia per elaborare una logica o una dialettica al femminile che ha permesso alle donne di entrare in relazione con gli uomini senza rinunciare alla loro soggettività. Non solo in Antigone, ma anche in altre grandi opere dell’arte compare questo binomio fondamentale, che si trova nel paradosso del linguaggio stesso. Le radici di questo dialogo impossibile tra uomini e donne si trovano nella scoperta che gli esseri umani, pur usando lo “stesso linguaggio” possono significare le cose in modo completamente diverso, anzi inconciliabile.

Per esempio, quando nel 1938 Virginia Woolf pubblicò il suo saggio anti militarista, Le tre Ghinee, in forma di risposta tardiva, alla lettera di un amico avvocato, che gli chiedeva: “Secondo te come si può fermare la guerra?”, lei rispose che il dialogo tra loro due era impossibile, nonostante appartenessero alla stessa classe, perché l’lui era un uomo, mentre lei una donna. Woolf ha puntato alla vecchia dicotomia che la guerra è il gioco dell’uomo e se questo gioco avesse un genere, sarebbe quello maschile, escludendo in tutto la donna e il femminile.
Comunque, se secondo Hegel la legge umana è la legge dell’uomo, essendo conosciuta, pubblica, visibile universale e regola lo stato, allora la legge divina è la legge della donna, e fra queste due leggi si produce un incontro conflittuale a livello storico (Derrida). I disegni di Chiara Carrer ci raccontano proprio questo: cosa succede alle donne dopo le guerre (anche se solo tra generi); dopo i riti funebri, quando hanno restituito i loro morti alla terra; e un attimo prima dell’eterna pace.

crisalidi 
di chiara carrer

si stringono in se stesse
rannicchiate
appartate nel rifugio
dei loro sentimenti
ritirate nel corpo
nascoste
nel proprio angolo oscuro
celate
agli sguardi altrui

nell’anfratto oscuro
filano l’involucro
di cui prendono la forma
si avvolgono
cristallizzate
nella notte
e si dispiegano
alla luce




La mostra Crisalidi di Chiara Carrer, a cura di Ljuba Jovicevic e Ana Laznibat, inaugura a Roma, l'8 marzo, alle ore 19, presso l'Associazione culturale Atelier, via Panisperna, 236 (Rione Monti. Fermata Cavour Metro B). Sarà visibile fino al 6 aprile, dal mercoledì al sabato, dalle 18 alle 20, oppure lunedì e festivi su appuntamento.
Tel.  064740566 / 3284249215
mail: atelierinforma@gmail.com 

giovedì 25 luglio 2013

Sguardi sulla natura

In Vie allo studio della natura, Paul Klee scrive: “Il dialogo con la natura resta, per l'artista, conditio sine qua non. L'artista è uomo, lui stesso è natura, un frammento di natura nel dominio della natura.” Secondo l'artista svizzero, nulla quanto lo studio, l'osservazione e l'intuizione della natura, chiavi di accesso privilegiate alla visione del mondo, portano a conseguire “una nuova naturalezza, la naturalezza dell'opera”. Un percorso, dunque, che dalla natura come campo di osservazione, giunge non alla rappresentazione della natura, ma alla naturalezza dell'opera, alla messa a punto, cioè, del linguaggio visivo proprio dell'artista. Del resto, scrive Klee in Confessione creatrice, “l'arte non ripete le cose visibili, ma le rende visibili”.

Ci sono tornate in mente queste riflessioni, leggendo la presentazione del corso intensivo di ricerca, analisi e progettazione che Chiara Carrer terrà il 9-10-11 agosto nei pressi di Arezzo, dal titolo Sguardi sulla natura: un percorso laboratoriale che, come si legge, “ha come presupposto quello di apprendere un metodo e sollecitare un’educazione allo sguardo.”

“Cosa significa descrivere? Ed evocare?” si chiede Chiara. “Cosa vuol dire inquadrare? Come è possibile cogliere l’essenziale? Cosa sono una forma, un colore, un segno? In che modo, questi possono legarsi a ricordi, esperienze, letture?”


Chiara propone ai suoi allievi di trovare una risposta a queste domande nel corso del lavoro di progettazione di un taccuino il cui materiale di base sarà costituito dall'osservazione e dallo studio dal vero, per poi procedere attraverso diverse sperimentazioni, dal segno al frottage, dal collage alla foto.
Perché trovare risposte utilizzando il linguaggio visivo significa, prima di tutto, per Chiara, trovare la propria modalità di espressione, che si tratti di fotografia, disegno, pittura, collage...


Immersa nel bellissimo paesaggio naturale dell'appennino toscano, la sede del corso offre, corentemente, infiniti punti di partenza per studi, riflessioni e visioni di natura.

Ecco quel che i partecipanti sono invitati a portare: 

- un testo molto breve a scelta, un’idea, una poesia attinenti alla natura;
- un blocco da schizzi;
- un taccuino su cui creare il progetto;
- un supporto rigido dove appoggiare il blocco;
- strumenti a penna: a scelta o tutti, penne, pennarelli, pennini e chine, matite 2b-4b-8b, qualche matita a colori, colla stick, forbici, pastelli a olio.

Scheda tecnica del corso:

Sguardi sulla natura, workshop sullo sguardo, illustrazione e non, a cura di Chiara Carrer.

Quando
9-10-11 agosto

Dove
Il laboratorio si svolge vicino ad Arezzo, presso la casa colonica Il Palazzaccio, località Socena, Molin Nuovo, Arezzo.


La casa è raggiungibile solo in macchina, dista circa 25 km da Arezzo sulle colline di fronte a Molin Nuovo. Indicazioni più dettagliate saranno date al momento dell’iscrizione.

Orario delle lezioni:
9 agosto: dalle 15.00 alle 18;
10 agosto: 9.00 alle 13; dalle 15 alle 18;
11 agosto: dalle  9.00 alle 13.


Numero dei partecipanti: 8 (il corso si rivolge specificamente a persone con dimestichezza in differenti espressioni del visivo).


Costo: euro 180,0.

Iscrizione entro il 5 agosto, contattando Chiara Carrer a questo indirizzo.


Le fotografie di questo post sono di Anna Pisapia.

Le immagini si riferiscono tutte a studi di natura di Chiara Carrer.

giovedì 20 settembre 2012

Che cos'è una casa?

I tre porcellini scritti da Giusi Quarenghi e illustrati ai Chiara Carrer.

La fiaba dei tre porcellini, di origine anglosassone, sembra essere stata inventata per riflettere sulla questione. La più recente versione che ho in mente, quella, deliziosa, di Steven Guarnaccia, ne fa non per nulla una sofisticata parabola per architetti, dove il motivo tradizionale dei materiali (carta, lamiera, legno, mattoni) diventa spunto ottimale per ripercorrere a grandi passi le tappe più importanti dell'architettura del Novecento che con spavalda creatività ha esplorato il concetto di abitazione, sperimentando le forme e i materiali diversi con cui è possibile costruire.

I tre porcellini scritti da Giusi Quarenghi e illustrati ai Chiara Carrer.

Giusi Quarenghi nella sua versione nuova di zecca, riprende la fiaba partendo dalla medesima domanda e ne fa una sorta di manifesto per le generazioni future, una favola dal ritmo galoppante che, cercando di stabilire cosa sia casa e cosa no, fornisce una risposta fluida, musicale, magnetica, in equilibrio fra antropologia, sociologia, ecologia e psicoanalisi. Risposta che, se come quella di Guarnaccia, parte dal motivo dei materiali, lo fa per approdare a una smaterializzazione, a un superamento, proponendo ai bambini una storia che non mancherà di lasciarli stupefatti, per la sorpresa di trovarsi improvvisamente, in questa faccenda di sicurezza e pareti, all'aperto, nella notte, sotto le stelle, senza il tradizionale rifugio di quattro solide mura attorno a sé.

I tre porcellini scritti da Giusi Quarenghi e illustrati ai Chiara Carrer.

I bambini, dei tre porcellini, quel che da sempre più amano è proprio il motivo delle tre casette. Che piacere vederle volare via, una dopo l'altra: quella fragilissima, quella meno fragile e, infine, in apprensione per la sorte della terza, scoprire con sollievo che la casetta in mattoni del maialetto più prudente e astuto resiste al soffio del lupo cattivo. Un piacere molto simile a quello di avere o di costruirsi una piccola casa, a propria misura, in fondo al giardino o in cortile o nella propria stanza, in cui star soli o in compagnia, sapendosi a un tempo separati dagli altri e vicini a essi, contemporaneamente liberi, contenuti e protetti. Perché in effetti I tre porcellini, fiaba di casette, è storia di spazio, interno ed esterno, cioè di identità, crescita e autonomia. Come Giusi Quarenghi, implacabilmente, mette in luce fin dalle prime righe, adombrando in un incipit travolgente il momento fatidico, e quanto mai attuale, dell'allontanamento dei figli ormai grandicelli dal “nido parentale” (momento che, come a tutti è noto, è diventato nella nostra società quanto mai problematico).

I tre porcellini scritti da Giusi Quarenghi e illustrati ai Chiara Carrer.

E in questo stesso momento, proprio quando della storia pensavamo ormai di conoscere tutto, mentre senza mezzi termini siamo precipitati in medias res, ci si rivela, apriti cielo, una notizia inedita: uno dei tre porcellini, in realtà, è una femmina, occultata finora dal vasto e comprensivo plurale maschile del titolo, che di maschi e femmine fa un solo fascio. Annunciata questa semplice ed esplosiva evidenza, ecco che la storia prende subito, come prevedibile, tutt'altro corso.
E la terza casetta diventa qualcosa di totalmente imprevisto. Saltata a piedi pari l'opzione “solida casetta di mattoni”, l'attenzione di Giusi è catturata dal fuoco acceso nel caminetto del terzo porcellino: quello che nella versione tradizionale della favola scalda il pentolone in cui il lupo cattivo, calatosi nella canna fumaria coll'intenzione di farsi una scorpacciata, si brucerà il deretano.

I tre porcellini scritti da Giusi Quarenghi e illustrati ai Chiara Carrer.

Nella nuova storia è questo fuoco a prendersi tutto il posto, a divampare, facendosi lui stesso casa. Sarà perché la femmina è per definizione “angelo del focolare”, che il focolare diventa il segno dell'ingresso del femminile nella fiaba? Può darsi, ma certo è un angelo molto poco convenzionale questa porcellina, che al tradizionalismo dei fratelli, oppone una vocazione al nomadismo e al cielo stellato. E “nel punto estremo della coda della notte” costruisce una casa di luce e calore, lasciando gli architetti dell'accademia con un palmo di naso, a baloccarsi con materiali più o meno tradizionali e  innovativi.

I tre porcellini scritti da Giusi Quarenghi e illustrati ai Chiara Carrer.

Come va a finire la storia, non ve lo dico. È una sorpresa. Aggiungo solo una cosa. Cosa significa  illustrare una fiaba, illuminando il senso riposto del testo, ce lo mostra con esattezza e rigore una stupefacente Chiara Carrer che della casetta di fuoco dà una rappresentazione visionaria e perfetta: quella di un campo di energie, raffigurato da cerchi concentrici scarlatti. Una casa, cioè, che prima di essere materia, è campo di forze, sorgente di energia, polo vitale, movimento armonico di espansione e contrazione, diastole e sistole del cuore, del respiro.

I tre porcellini scritti da Giusi Quarenghi e illustrati ai Chiara Carrer.

I tre porcellini scritti da Giusi Quarenghi e illustrati ai Chiara Carrer.
Una rappresentazione della casa interiore, viva, calda, accesa, che ognuno ha in sé, o dovrebbe avere, per poter abitare nella propria pelle, sapendo difendersi dai nemici, ospitare gli amici, crescere nella solitudine e nella compagnia. La casa invisibile e necessaria che dobbiamo saperci costruire da noi, prima di pensare alla solidità e alla fragilità di quella, fatta di legno, cartone, mattoni, cemento o che dir si voglia, che ci accoglierà. La casa più nostra ed ecologica del mondo. Una vera casa per il futuro. Ci voleva decisamente una porcellina, per farcelo presente.


martedì 14 giugno 2011

Illustrare l’elenco del telefono

[di Maribel Moreno]

Maribel Moreno è la ormai celebre "fan numero 1000" dei Topipittori. È insegnante di disegno in una scuola secondaria di Barcellona e appassionata illustratrice. L’avevamo conosciuta a Bologna e incontrata di nuovo a Barcellona, quando siamo andati a far visita a Anna Castagnoli (vedi qui). Durante la prima settimana di giugno è stata a Milano, per seguire il workshop MiMaster di Chiara Carrer. Era la prima volta che partecipava a un workshop di illustrazione e le abbiamo chiesto condividere con noi le sue impressioni.

Ricordando il libro Ciccì Coccò di Bruno Munari ed Enzo Arnone, sono arrivata a Milano, per partecipare al workshop che Chiara Carrer ha tenuto nell'ambito di MiMaster, con «tutti i recettori sensoriali aperti per ricevere i dati.»

Nell’introduzione al corso,  Chiara Carrer ha cercato farci riflettere sull’espressività del segno pittorico.
Ci ha presentato letture di Giuseppe Di Napoli, Disegnare e conoscere, accompagnandole con diverse immagini dell'opera di artisti, illustratori e fumettisti. Il suo obiettivo era farci notare e apprezzare la diversità di espressioni e segni grafici, farci capire la struttura delle cose, la loro anima, di cosa sono fatte, farci capire un po’ di più come si può parlare attraverso le immagini.

Il workshop si è incentrato su un progetto che noi allieve dovevamo realizzare in cinque giorni. L’idea che Chiara ci ha proposto faceva riferimento a una frase di Federico Maggioni (che è venuto a farci visita il penultimo giorno del corso): «È possibile illustrare tutto, anche l’elenco telefonico.» Così, senza appigli narrativi, nasce un libro pieno di umanità: come in un gioco, si parte da una parola, da un nome che esiste, registrato nell'anonimato dell'elenco telefonico, che corrisponde a una persona che non conosciamo e che dobbiamo immaginare, sola o in relazione ad altri.
Federico Maggioni e Chiara Carrer
Iniziamo a creare realtà diverse, personaggi, ritratti - divertenti, psicologici, ingenui - diversi nell’origine e nell’espressione. Ognuno ha utilizzato tecniche diverse, con risultati diversi. Sotto la guida di Chiara abbiamo condiviso i lavori e ne abbiamo fatto, in qualche caso, una fonte di ispirazione. La presenza di Chiara è stata continua e attenta: ci ha consigliato, guidato, suggerito artisti da studiare, lavori e linguaggi diversi che ci possono arricchire, motivare e focalizzarci, con lo scopo di essere quanto più possibile fedeli a noi stessi.

Per esempio, una mattina ci ha mostrato i lavori di Serge Bloch e Isidro Ferrer, che possono aiutarci a prendere confidenza con l’illustrazione realizzata a partire da materiali tridimensionali.
E così i progetti prendono forma e ritmo. Continuiamo a condividere i lavori e ad apprendere attraverso l'analisi e il confronto di metodi, progettualità e discorsi narrativi. Metafore, lavori in bianco e nero, concetti, rapporti tra immagine e scritte, macchie, segni leggeri, altri più marcati: le suggestioni contenute nei nomi  dell'elenco del telefono hanno preso forme piene di fantasia e immaginazione.

Il corso é finito. Ognuno di noi allievi è tornato a casa con la sua valigia piena di lavoro, tecniche e nuove idee. Il segno é diventato dinamico....non sarà mai più un semplice contorno.

Del workshop di Chiara Carrer al MiMaster parla anche Giulia Canevari nel suo blog.

mercoledì 16 marzo 2011

Come un sasso gettato in uno stagno...

Illustrazione da Un dia, Petra Ediciones, 2010
Alcuni giorni fa, Chiara Carrer ci ha inviato la notizia del suo nuovo sito, realizzato con la collaborazione di Sara Verdone (graphic) e di Dunp (web).
Si tratta di un evento, dato che Chiara, pur essendo uno degli illustratori più noti del panorama internazionale, fino a oggi, non aveva un sito.
L'abbiamo guardato e dobbiamo dire che, se finora Chiara ha fatto aspettare la rete, poco curandosi dei nuovi media e dei loro utenti, quel che oggi regala è davvero generoso. Sì, perché in effetti un sito ben fatto lo è, generoso e rispettoso nei confronti di chi lo consulta: lo diciamo da utenti professionali, dato che di questi siti ne vediamo a centinaia, su richiesta degli illustratori che ci propongono il loro lavoro.

Illustrazione da Il dono di Alma, Principi & Princìpi, 2011
Avevamo deciso di dedicare un post a questo sito prima di sapere della menzione ottenuta a Bologna, per il libro Un dia, di cui Chiara firma testo e immagini, ma ora a maggior ragione ci sembra una buona idea farlo: è un bel modo di rendere omaggio a un'autrice, e a un'amica, di cui abbiamo in catalogo tre titoli.


Perché ci piace il sito di Chiara? È presto detto: perché è bello da vedere, intuitivo da capire, rapido da usare, facile da consultare, non scontato da leggere ed esauriente quanto a notizie. In più, ha anche l'incalcolabile pregio di comunicare immediatamente al lettore l'essenza della persona che parla attraverso di esso: mettendo in primo piano con immediatezza il suo gusto, il suo stile, il suo segno, la sua personalità. Di rara eleganza e intelligenza, fra le altre cose, la sezione dedicata a workshop e mostre.

Illustrazione da Vasilissa, La Joie de lire, 2011
Last but not least, ci sono piaciute molto le citazioni riportate: Rodari, Munari, Berger. Poche, misurate, efficaci, ben scelte e ben posizionate. Anziché commentare in prima persona alcune sezioni del suo sito, Chiara ha scelto di affidarsi alla voce di questi tre autori per parlare di parole, fantasia, sguardi: con garbo e a proposito, senza peccare di intellettualismo o boria, e con questo, fra l'altro, mettendo in primo piano l'importanza che nel suo lavoro rivestono le parole.
Insomma, brava Chiara. Non è da tutti, azzeccarla al primo colpo.

Illustrazione da Raccontami l'inverno, Rizzoli, 2011
Mentre guardavamo il sito di Chiara, ci siamo chiesti: quanto contano blog e siti per un illustratore? Personalmente ci viene da dire: moltissimo. Basti dire che noi abbiamo deciso di affidare due progetti a tre illustratrici, Camilla Engman, Ana Ventura e Anna Emilia Laitinen, senza averle mai incontrate, solo attraverso quello che abbiamo visto pubblicato sui loro blog e siti. Perché, per usare la celebre metafora di Rodari proposta da Chiara, in effetti, a pensarci, un sito è come un sasso buttato in uno stagno, capace di suscitare onde concentriche che arrivano lontanissime, e una serie infinita di reazioni a catena...
E poi ci siamo anche domandati: ma per funzionare, che caratteristiche deve avere un sito (o un blog) di un illustratore. Che contenuti? Deve parlare solo attraverso le immagini o anche attraverso testi? Che testi? Che immagini? E con che registro lo deve fare? E a chi deve rivolgersi? E poi: siti e blog hanno scopi diversi? Parlano lingue diverse? Dicono cose diverse? A persone diverse?
Ci sembrano domande interessanti. Qualcuno ha voglia di dire la sua?

Illustrazione inedita

mercoledì 2 marzo 2011

Marzo scavalca i muri del mondo

Il libro di Giusi Quarenghi e Chiara Carrer E sulle case il cielo è uscito nel 2007. È uno dei nostri best seller, giunto, ormai, alla terza edizione.
Ricordiamo bene quando Giusi ce lo propose, nel 2006, anticipando, a scanso di equivoci: «Vi dico subito che è una raccolta di poesie...»
«E allora?» rispondemmo noi, sorpresi dalla precisazione.
«E allora, la poesia è bella, ma non vende» rispose Giusi, facendosi latrice del responso ricevuto quando, più volte, aveva proposto il progetto.
A noi il libro interessava proprio perché era di poesia. Poesia come lo sono le filastrocche, le ninne nanne popolari, i versi sciolti, i sonetti, le canzoni petrarchesche, i poemi omerici, i madrigali... Uno dei nostri primi due libri pubblicati nel 2004 fu una filastrocca, e inaugurò la collana Parola magica la cui definizione recita: Poesie da recitare insieme ai bambini come formule magiche per superare gli ostacoli lungo il cammino delle giornate. Perché incontrare la poesia per un bambino significa fare esperienza della potenza delle parole, incontro raro, come fa notare Hölderlin quando scrive:

Nominerò allora l'alto? Ciò che non conviene, dispiace a un dio
e per coglierlo è quasi troppa poca la nostra gioia.
Spesso non possiam che tacere; mancano i nomi sacri.
Battono cuori, eppure tarda il discorso?

E a proposito di questi versi, Heidegger scrive: «“Cogliere”» significa nominare l'alto stesso. Nominare poetando significa fare apparire nella parola l'alto stesso, non solo dire la sua dimora... (La poesia di Hölderlin, a cura di Leonardo Amoroso, Adelphi,1988).

Illustrazione di Chiara Carrer, da E sulle case il cielo.
Amatissimo da bibliotecari, insegnanti e, sì, anche da bambini, questo libro è utilizzatissimo in scuole e laboratori per toccare argomenti diversi: dal linguaggio, al tempo, alle stagioni, al rapporto con la natura, agli stati d'animo. E ha dato luogo a un numero infinito di attività.

Quella che vi proponiamo oggi, ha avuto luogo a Roma, al 121° Circolo Didattico, plesso “Rio de Janeiro” ed è stata realizzata da Raffaella Giardina, a cui abbiamo chiesto di raccontarci brevemente in cosa è consistito il lavoro coi bambini e in che modo il libro è stato utilizzato.
 

Illustrazione di Chiara Carrer, da E sulle case il cielo.
Il libro di Giusi Quarenghi e Chiara Carrer E sulle case il cielo, da cui sono tratte le poesie che i bambini hanno illustrato, ci accompagna, direi affettuosamente, da tre anni, ed è stato alla base di diverse attività. Per esempio, su ispirazione della poesia Se trovo un costume di acqua salata i bambini scrissero delle bellissime poesie. 
Usai questo testo pensando al Carnevale: inventare un vestito immateriale che potesse esprimere un vissuto profondo dei bambini. 

In un altro caso, ripercorrendo la storia dell'incontro tra i bambini e la poesia e, quindi, tra i bambini e l'autrice (poiché l'anno scorso Giusi è venuta a trovarci a Roma), abbiamo anche realizzato un piccolo libro.

L'idea del calendario, invece, è nata dalla speranza che i bambini di quinta potessero portarsi via un frammento della loro storia elementare anche dopo averci lasciato. 
Nel calendario il lavoro di illustrazione dei versi Gennaio le ombre è stato libero: dopo aver dato una semplice indicazione su come sarebbe stato montato, i bambini hanno utilizzato una serie di tecniche che hanno assimilato in questi anni.



Hanno imparato attraverso tanti laboratori pratici svolti nel corso del ciclo elementare (su Mirò, Burri, Munari, Picasso, la Pop Art, Calder, Fontana...) a esprimersi con libertà utilizzando tecniche tra le più varie (dalla pittura all'assemblaggio di oggetti, al collage di ispirazione surrealista ecc.).

Mi occupo da molti anni di didattica dell'arte contemporanea e il rapporto tra parola e immagine è stato per me il punto di partenza della maggior parte del mio lavoro, per questo tra l'altro amo particolarmente i vostri libri. Ci sarebbe molto altro da dire e la documentazione del lavoro dei bambini è molto ampia, anche perchè dallo scorso anno mi sto occupando di formazione.

Infine, abbiamo realizzato tutti insieme un calendario per la classe: i bambini hanno composto collettivamente due versi per ogni mese, sull'esempio della poesia di Giusi, e i versi sono stati poi illustrati con la collaborazioni di tutti.

In sequenza, alcune immagini realizzate dai bambini per i calendari.