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venerdì 20 novembre 2015

C'era una storia che inizia

Stupinigi, Casino di caccia, Filippo Juvarra, 1729-1733.
Capita, e non di rado, che istituzioni o aziende decidano di produrre un libro per comunicare ai loro o utenti o clienti qualcosa che ritengono importante, qualcosa, come si suol dire in gergo, di “strategico”. Non di rado questo libro è destinato ai bambini. È una bella cosa che aziende e istituzioni, di solito molto disinteressate, nel nostro Paese, ai libri e alla cultura, quando vogliono dare lustro ai loro messaggi pensino a un libro. Significa, probabilmente, che i libri, nonostante tutto, continuano a mantenere una nobiltà che altri media non hanno né hanno mai avuto. Ed è una bella cosa che aziende e istituzioni ogni tanto pensino ai bambini che, come i libri, rappresentano una parte nobile di quello che ci sta intorno. Quindi, di entrambe le cose non ci si può che rallegrare.


E tuttavia molte di queste iniziative tradiscono presupposti, obiettivi e promesse, perché sono affidate a professionisti inadeguati, privi delle competenze necessarie in ambito editoriale, grafico e letterario, per affrontare un libro e in particolare un libro illustrato per bambini. Diventano allora, queste edizioni, occasioni sprecate e mancate, perché idee e risorse preziose vengono disperse in oggetti poco nobili e per niente all'altezza dei destinatari.


Non è detto, tuttavia, che questo debba capitare per forza. Ci sono aziende e istituzioni che sanno attuare scelte serie e pubblicare buoni libri, degni di finire nelle mani di un bambino.
Recentemente ci è capitato in mano un libro veramente bello, realizzato su commissione e nato all'interno di un progetto istituzionale. Si intitola Fritz. La storia di Fritz elefante a Stupinigi ed è nato dalla collaborazione di Federico Novaro, Christel Martinod e Stefano Olivari. La ragione per cui ci ha conquistato, letteralmente, al primo sguardo è la evidente qualità del progetto, che risalta  in immagini deliziose e in una storia scritta magnificamente. Un oggetto ben meditato e realizzato che ha il merito di risolvere con eleganza e senza forzature la necessità di divulgare un contenuto storico con la costruzione di una storia per parole e immagini, compito per nulla scontato come ben sa chi fa il nostro lavoro.
Per queste ragioni abbiamo chiesto agli ideatori e autori di Fritz di rispondere a qualche domanda. Li ringraziamo per le risposte che ci hanno dato.


Sulla copertina del libro non si leggono i nomi degli autori, al loro posto c'è scritto:
Stupinigi Fertile. Ci spiegate cosa significa questa indicazione?

Stefano: Stupinigi Fertile è il nome di un progetto di valorizzazione territoriale che ha vinto nel 2013 un bando indetto dalla Compagnia di San Paolo. Al centro del progetto erano le aree agricole di Stupinigi: il parco, i poderi e le cascine, oggetto di eventi artistici e una serie di azioni di marketing territoriale e sviluppo locale. I nomi degli autori non compaiono quindi in copertina di Fritz e degli altri tre volumi prodotti a significare la loro appartenenza al progetto generale, che è pluriautoriale.
[Stupinigi è una frazione del comune di Nichelino, alla periferia di Torino. È famosa per la Palazzina di caccia, capolavoro settecentesco di Filippo Juvarra, con annesso parco naturale, ndr]


Come viene l'idea di un libro nell'ambito di un progetto per la valorizzazione del patrimonio rurale e agricolo del sistema territoriale?

Stefano: Stupinigi fertile aveva tra le sue modalità progettuali la collaborazione con gli abitanti per sviluppare contenuti e obiettivi del progetto. Questa è una delle quattro pubblicazioni prodotte e che raccolgono memorie, esperienze e immaginari degli stupinigesi. Fritz, destinato ad essere distribuito ad ogni bambini delle scuole elementari di Nichelino (di cui Stupinigi è frazione) è stato immaginato con l’intento di far scoprire anche ai più piccoli un luogo straordinario e la sua storia.


La prima cosa che si legge, in Fritz, dopo la copertina è questa frase: C'era una storia che inizia. Come è iniziata la storia di questo libro?

La storia inizia con Daniela Maino, abitante dei poderi, che ci ha mostrato una sua versione della storia di Fritz, un elefante vissuto nel serraglio di Stupinigi tra il 1827 e il 1852. Da qui l’idea di Stefano di affidarne la cura a Christel e Federico per trasformarla in una pubblicazione.

Solo all'interno del libro, nel colophon, si trovano scritti i nomi degli autori: rielaborazione testi di Federico Novaro; grafica e illustrazioni di Christel Martinod. Avevate mai fatto un libro per ragazzi, prima di Fritz?

Federico e Christel: No, pur lavorando spesso a progetti comuni, questa è la prima volta che ci proviamo nel rivolgerci a un pubblico di bambini.


Formato, carta, colori, caratteri, corpo eccetera: ci spiegate le ragioni delle scelte tecniche che avete fatto?

Federico e Christel: Sin dall’inizio l’abbiamo pensato, coerentemente con le altre pubblicazioni, più che come un libro, come un quaderno. Il formato orizzontale richiama gli album da disegno, così come le carte, che sono porose e opache, cartoncino per la copertina e carta 120gr per le pagine. La scelta del cartoncino, colorato, e della carta interna, avoriata, è dettata dalla coerenza con le altre pubblicazioni di Stupinigi Fertile, così come il carattere, un Garamond regular. Abbiamo scelto di usare il carattere in tre corpi diversi a indicare i tre toni e livelli della storia (titoli, racconto e istruzioni pratiche). Riguardo la stampa abbiamo scelto di usare il ciano come unico colore, oltre al nero, sia per un’ottimizzazione dei costi sia per lasciare maggior libertà agli interventi di chi legge.




Fritz oltre a raccontare, propone ai lettori attività di disegno, ritaglio, osservazione. La cosa bella è che i giochi proposti servono anche narrativamente, a fare procedere la storia. Cosa vi ha spinto a optare per la formula del libro-gioco?

Federico e Christel: Pensato come quaderno o album il libro diventa uno strumento di lavoro personale, sui cui il lettore possa intervenire attivamente e appropriarsi così dello svolgimento della storia. Ci divertiva l’idea che la storia fosse in qualche modo solo suggerita e che noi fossimo più che narratori accompagnatori. Il libro è stato concepito operativamente come un progetto in tre fasi autonome e condivise. Prima Federico ha stabilito il testo, poi insieme abbiamo disegnato uno storyboard molto dettagliato, sulla base del quale Christel ha realizzato le illustrazioni e impaginato il testo. Il tutto è avvenuto fra continui confronti, discussioni, mi piace / non mi piace e ansie per i tempi strettissimi (un mese, a causa di una improvvisa scadenza istituzionale).




La storia di Fritz prende spunto da una storia vera. In che relazione ti sei posto, scrivendola, con i contenuti storici della vicenda?

Federico: È stato un po’ complicato muoversi fra fedeltà al dato storico e esigenze narrative: ci rivolgevamo a un pubblico fra i 6 e gli 11 anni e questo ci ha indotto a alcune omissioni. In Fritz per esempio raccontiamo la morte di uno dei due protagonisti, Stefano, il guardiano di Fritz, e ne abbiamo fatto il centro emotivo del racconto, ma abbiamo omesso che in seguito il vero Fritz uccise il guardiano chiamato a sostituire il suo amato Stefano. Nella realtà Fritz fu quindi abbattuto e poi, imbalsamato, esposto al Museo di Scienze Naturali; noi abbiamo sublimato la sua morte in un volontario esilio: tre morti in un libro per bambini di 45 pagine ci sono sembrate un po’ troppe. D’altra parte invece tutti i dati storici, già presenti nella versione di Maino, sono esatti.



Il tuo testo è veramente bello. Ha ritmo, grazia, eleganza e sapienza narrativa. Come sei arrivato a questo risultato? Cosa ti ha affascinato e cosa ti interessava raccontare di Fritz?

Federico (arrossendo): Mi sono mosso fra due punti: da una parte ho considerato il mio un lavoro di servizio: bisognava rispettare il testo da cui si partiva -del quale abbiamo tenuto soprattutto l’idea della cadenza in capitoli brevissimi- e renderlo adatto ai fini indicati da Stefano per Stupinigi Fertile, dall’altra ho cercato di fare emergere il rapporto emotivamente fortissimo fra Stefano e Fritz, la sua messa in scena come racconto pubblico, mi piaceva nascondere sotto l’aspetto di un libro-gioco, strumento di un progetto di marketing, dei toni quasi melò, che senza dirlo alludessero all’amore, all’amicizia, che travalicano le vite stesse dei personaggi. Un libro che forse non piacerebbe al Sindaco di Venezia.



Le tue immagini, Christel, entrano a pieno titolo nella tradizione dei grafici che un certo punto si trovano alle prese con le illustrazioni di un libro illustrato per i bambini e, visibilmente, ci si divertono molto: Paul Rand, Bruno Munari, Fredun Shapur e molti altri. Cosa ti ha interessato visivamente di questa vicenda, e cosa hai deciso di mettere al centro della tua narrazione visiva?

Christel (terribilmente imbarazzata): Io non sono una illustratrice, sono in effetti una grafica a cui è capitato di dover fare delle illustrazioni. Sono partita da una scelta già presente nel lavoro di Maino: l’uso della silhouette, che ho interpretato senza mai usare linee curve,  che caratterizzano la silhouette settecentesca. Questo sia per un gusto e un’affinità personale sia per tentare di evocare quella che potrebbe essere una silhouette ritagliata da un bambino. Altra scelta che caratterizza Fritz è che ogni doppia pagina è stata pensata come episodio a sé, frazionando la storia in una successione di episodi autoconclusivi che permettono una lettura anche molto frammentata e un trattamento visivo nettamente grafico. Avendo avuto totale libertà da parte di Stefano ho potuto così seguire interamente quello che mi piace: pulizia, uso delle campiture, bidimensionalità, geometrie. Che per fortuna sono le cose che piacciono anche a Federico.


 
Quale sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato, realizzando queste illustrazioni?


Christel: Il vero unico ostacolo è stato quello iniziale: come diventare illustratrice e con quale chiave visuale? Ho pensato che la giusta strada fosse di non abdicare al mio mestiere, e tradurre graficamente i testi, evocando più che narrando. Una volta trovata questa chiave e stabilite le linee guida con lo storyboard, è stato molto spontaneo e divertente comporre le illustrazioni.



martedì 12 maggio 2015

Portare i libri nelle scuole, come Obama.

Proprio ieri, Chiara Rapaccini nella sua pagina FB lamentava l'accidia degli italiani, che pensano più a lamentarsi che a fare. E raccontava che in Portogallo, invece, è tutto un fiorire di idee e di iniziative, anche se i soldi non ci sono o - meglio - ce ne sono meno che da noi, che siamo un paese ricco.

Proprio ieri abbiamo scoperto che negli Stati Uniti c'è un programma del Presidente Barak Obama per la promozione della lettura e l'accesso alle biblioteche, per la valorizzazione degli insegnanti migliori e il finanziamento delle eccellenze nelle scuole dei quartieri e delle regioni più disagiate: 10 miliardi di dollari e l'impegno personale di uno dei potenti della terra.

Capiamo Chiara e il suo punto di vista. Non ce la sentiamo di criticarla perché in fondo ha ragione. Ma queste iniziative e di idee fioriscono anche in Italia. ce ne sono millanta. C'è un sacco di gente che si dà da fare senza risorse, nel più totale silenzio e disinteresse da parte dei media, della politica, dei colleghi, degli altri in generale. E le poche risorse disponibili (economiche, di comunicazione) si concentrano su iniziative spesso inefficaci, se non maldestramente pensate e realizzate.

Così ci tocca suonarcela e cantarcela da soli. Vogliamo portare i libri in una scuola di Torino. Non una scuola qualunque: una primaria di un quartiere complicato, dove insegna una maestra capace e attenta, ma tragicamente priva di risorse. Non ci parrebbe bello regalare i nostri libri: chi l'ha detto che sono destinati a piacere, che sono quelli giusti per il percorso che questa insegnante ha pensato? Così, in collaborazione con Federico Novaro Libri e la libreria Il mondo delle Meraviglie, abbiamo pensato di coinvolgere le persone che conosciamo in un evento fuori Salone. 


Faremo una gigantesca illustrazione con gli illustratori (e i non-illustratori) volontari che si presenteranno alle 19 del 15 maggio in via Baretti 31 a Torino (metro Marconi). Questa illustrazione collettiva sarà tagliata in tranci, come una pizza. E i tranci saranno venduti a chi li vorrà acquistare la sera stessa. Tutto il ricavato sarà destinato alla maestra Maria Campagna della Scuola Elementare Anna Frank, che beneficerà anche del 15% di sconto, graziosamente offerto dalla libreria, per l'acquisto dei libri che le servono per lavorare in classe.
Ci saranno anche pane, burro, rapanelli e vino, offerti a prezzi calmierati da Federico Novaro Libri per finanziare l'attività di uno dei siti più colti e intelligenti di critica letteraria ed editoriale.

Siete illustratori?
Venite a disegnare per una buona causa (e magari a comprarvi un trancio di illustrazione). E fateci sapere se venite. Ci saranno carta, pennarelli, qualche pennello dei colori acrilici, ma portatevi quel che vi piace e vi serve per disegnare in grande.

Non siete illustratori?
Venite comunque. Vi lasceremo disegnare un po', se vorrete. Potrete mangiare cibo sano e a chilometri zero, alla faccia delle multinazionali dell'Expo. E potrete aiutarci a portare i libri nelle scuole dei quartieri più difficili. Proprio come Obama.
Tutti i dettagli li potete leggere sul volantino. Se volete sapere qualcosa di più, c'è un evento FB

[Come tutte le iniziative di promozione della presenza dei libri nelle scuole, anche questa è Creative Commons: se volete rifarla a casa vostra, fatela. Vi servono: una brava maestra; una scuola senza libri; una libreria; fogli di carta grandissimi; molti illustratori; molti amici; e la voglia di darsi da fare. (Se la rifate, però, ricordate di avvisarci e di ricordare che l'idea è di Federico Novaro, dei Topipittori e della Libreria Il Mondo delle Meraviglie).]