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venerdì 19 dicembre 2014

Montagna disegnata con i guanti

[di Giulia Mirandola]

Montagna disegnata è il titolo di una rassegna di incontri all'aperto, nata la scorsa estate in Trentino, ideata per accompagnare camminatori e disegnatori alla scoperta del paesaggio degli Altipiani Cimbri. Apt Alpe Cimbra, in collaborazione con Associazione Accompagnatori di Territorio del Trentino, ha approvato lo spirito con cui intendevo sperimentare la formula disegno-montagna. Montagna disegnata ha saputo attirare a sé un pubblico numeroso, di bambini e adulti, con i quali ci siamo messi in cammino nei mesi di luglio e agosto 2014, in zone poco conosciute perché fuori dalle rotte consuete, scelte perché non aggredite dall'edilizia o disturbate dagli impianti di risalita. Il successo di questo appuntamento ha posto le premesse per una versione invernale condotta, con guanti e ciaspole, insieme agli illustratori Oscar Sabini e Alicia Baladan e a una guida alpina.


La particolarità di queste passeggiate è il contatto con figure che provengono da ambiti differenti: l'illustrazione, il disegno grafico, l'editoria; il turismo; l'associazionismo legato alla promozione culturale e ambientale in ambito montano. A questi elementi si aggiunge la condizione piacevole di essere all'aperto, tra persone che si conoscono in quel momento e che hanno in comune la passione per la montagna e l'amore per il disegno. Montagna disegnata ha avuto come ospiti illustri per la sua prima edizione Maja Celija, Marina Marcolin e Ilaria Faccioli, affiancate dalle accompagnatrici di territorio Novella Volani e Monica Santini, che vedete all'opera nella zona del Monte Maggio, del Sentiero dell'immaginario di Luserna e della frazione Piccoli nei pressi del lago di Lavarone.


Mentre quasi ovunque la pioggia dettava le sue regole e trasformava l'estate in un autunno precocissimo e indesiderato, il 25 luglio, il 4 e il 10 agosto qui c'era il sole a stupire chi ha partecipato a Montagna disegnata.


Facendo Montagna disegnata  ho verificato che gli effetti positivi di una iniziativa come questa avvengono su molti livelli. Infatti Montagna disegnata sviluppa la facoltà di osservare, propizia la salute fisica e la conoscenza meno sommaria di dove trascorriamo il tempo della vacanza. È per ascoltare con gli occhi e raccontare coi segni. Per conoscere meglio dove siamo, cosa succede intorno a noi, quanti modi possibili esistono per leggere il paesaggio che attraversiamo nel periodo in cui siamo lontani dalla città.


Deve averlo intuito chi ha preso parte a Montagna disegnata più di una volta nell'arco di un mese e si è mosso a questo scopo da Milano, Brescia, Padova, Verona, Vicenza, Venezia, Ferrara, per raggiungere Folgaria, Lavarone e Luserna. Scorrere l'elenco delle persone iscritte è un esercizio utile per apprezzare alcuni risultati. Essi aiutano a percepire quali possono essere i processi virtuosi innescati in un contesto che vive soprattutto di turismo, in seguito a un'iniziativa apparentemente di contorno.


Sono giunte sugli Altipiani Cimbri circa 50 persone interessate in modo specifico a questa attività; fra loro, una famiglia inglese composta da due adulti e due bambine; più della metà dei partecipanti ha pernottato almeno una notte in albergo; chi è tornato per due volte di seguito, la seconda volta ha prolungato il proprio soggiorno per almeno tre notti in albergo; l'età delle persone iscritte varia dai 24 mesi ai 70 anni; le persone adulte convenute hanno avuto modo di raccontare le loro professioni, sono donne e uomini altamente qualificati attivi in ambito universitario, nella ricerca scientifica, nell'editoria specializzata, nella progettazione grafica, nella promozione della lettura, nell'insegnamento, nella video arte, nelle scienze forestali.


Montagna disegnata e Montagna disegnata coi guanti non riguarderanno in futuro solamente gli Altipiani Cimbri e due stagioni. Le alpi sono un territorio sufficientemente vasto e affascinante tutti i giorni dell'anno per provocare il desiderio di spingere i passi dei disegnatori verso nuove mete. La prossima volta, non mi dispiacerebbe affatto sfruttare maggiormente l'altitudine, la collaborazione delle guide alpine, le caratteristiche ambientali che rendono unici alcuni panorami dolomitici. L'estate 2015, nelle mie intenzioni, è questo teatro.


Scarica qui il programma di Montagna disegnata coi guanti 2014-2015!

martedì 2 dicembre 2014

I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato

Oggi per I Martedì della Emme scrive Giulia Mirandola, che è autrice di un saggio contenuto nel volume La Casa delle Meraviglie, a cura di Loredana Farina: Una passeggiata fra i libri in lingua tedesca. La Emme edizioni di Rosellina Archinto, nei vent'anni in cui fu operativa, portò in Italia la migliore produzione internazionale. Molto spesso si trattò di albi illustrati che apparivano come un'assoluta novità, da noi, per grafica, illustrazioni, impostazione narrativa, qualità dei testi, realizzati da autori e illustratori sconosciuti. Oggi molti di quei titoli, come quello di cui Giula scrive, non solo sono assolutamente attuali per contenuti e forme, ma continuano a rappresentare un modo nuovo di rivolgersi ai bambini, per la proposta di alto profilo culturale.


[di Giulia Mirandola]

Dove c'era un prato  di Jörg Müller, uscì per la Emme Edizioni nel 1974, dopo essere stato pubblicato dall'editore Sauerländer con il titolo Alle Jahre wieder saust der Presslufthammer nieder oder Die Veränderung der Landschaft (Tutti gli anni il martello pneumatico si abbatte ovvero Il mutamento del pesaggio). Si trattava di un'opera prima, che valse all'autore, nello stesso anno, il Deutscher Jugendbuchpreis. Il progetto originario è stato di recente riedito da Sauerländer, senza alcuna modifica rispetto alle caratteristiche della prima edizione, che invece andarono in parte perse subito nella versione Emme. Le ragioni di questi aggiustamenti le conoscono gli editori. A mio avviso, questa particolare condizione, non fa che rendere più appassionante il confronto tra le versioni e aumenta le possibilità critiche di noi lettori. Osservare meglio, da più vicino, le somiglianze e le differenze tra questi due oggetti può diventare un gioco.


Il libro Emme presenta su ciascuna tavola un breve testo, mentre la versione tedesca è senza parole. Anche il formato subisce vistosi cambiamenti: Emme opta per la rilegatura dei fogli, mentre Sauerländer offre ai lettori sette mappe-quadro di grande formato, inserite sciolte dentro una custodia analoga a quella per i dischi a 78 giri. Dove c'era un prato è un racconto dove la pausa tra un periodo e l'altro dura il tempo di un giro di pagina. Alle Jahre wieder saust der Presslufthammer nieder oder Die Veränderung der Landschaft, con i suoi panorami divisi, crea intervalli più ampi di attesa tra uno scenario e l'altro, pone i presupposti per un modo di leggere più prossimo alla decodifica di un affresco, con effetti amplificati se la lettura avviene in gruppo invece che individualmente. E così via.


Rosellina Archinto accoglie i lettori con un messaggio rivolto al futuro. «Questo libro spiega come, nel corso di pochi anni, si distrugge un bel prato. È una storia che si ripete un po' ovunque. Perché non cerchiamo di evitarlo?» Il messaggio vive, nonostante il passaggio di secolo e di millennio. La tensione tra uomo e natura è un argomento attualissimo, che interessa il paesaggio italiano più che mai. Quanti esempi si potrebbero fare, analoghi alle visioni di Müller, riferiti alle identità tradite di quartieri, spiagge, montagne delle nostre regioni? A questo argomento, in termini che interesseranno più gli adulti che i bambini, l'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis ha scritto pagine esemplari, che consiglio di tenere a portata di mano per ricordare a noi stessi dove viviamo.



Chi è stato bambino negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, ha probabilmente attraversato con i propri occhi questo tipo di trasformazioni: dal nulla, un nuovo quartiere, dove c'era un prato; da zero, perfino in montagna, dove c'era un prato, i grattacieli. Lo stesso potrebbe valere per gli anni Ottanta, Novanta e Duemila, anche se su queste pagine non appaiono, il tempo si arresta in un giorno di ottobre del 1972, dominato dal protagonismo di auto, industrie, grandi magazzini e ampi parcheggi.



Nonostante le modifiche apportate da Emme, il libro di Müller mantenne la sua forza di messaggio e conquistò un ruolo di spicco tra le proposte di lettura di stampo ambientalista. Il successo inatteso ottenuto da Müller con la sua prima prova d'autore, lo portò verso una seconda avventura, dedicata alle trasformazioni di un quartiere di città, cui collaborò anche l'urbanista Heinz Ledergerber e che sfociò nel 1976 in un oggetto di impianto simile al precedente. Ma esso rimase un esperimento tutto tedesco e non approdò mai al catalogo Emme.



Allora come oggi, il cemento vituperava un ambiente, i modi di vivere dei suoi abitanti, l'ecosistema. Il libro di Müller parrebbe indicare ai bambini lettori una strada che sociologi e antropologi, ma anche scrittori e illustratori, hanno in comune: quella dell'immaginario, che giustappunto possiamo orientare in modo da distruggere o costruire, disfare o creare. Ecco perché: «Questo libro spiega come, nel corso di pochi anni, si distrugge un bel prato», oppure lo si lascia essere.


Giulia Mirandola (1979) è laureata in Conservazione dei Beni Culturali. Ha lavorato presso Ubulibri, Zanichelli, Hamelin Associazione Culturale. Collabora con Goethe Institut Roma, Mart, MuSe, Trento Film Festival, Fondazione Querini Stampalia, Freie Universität Bozen, Istituto Italiano di Cultura Berlino, BookCity, Casina di Raffaello, OliverLab, Spazio B**K, Santarcangelo Festival, BIM Borgo Indaco Microfestival di Cultura Infantile, Pearson Edizioni. Per gli editori Topipittori e Babalibri cura Il Catalogone dalla sua prima edizione e il progetto di promozione alla lettura “Una Minibiblioteca a scuola”. Per il blog Topipittori, ha scritto di picture books, cinema, scuola. Sviluppa in maniera autonoma progetti culturali dedicati alla promozione della lettura, all'illustrazione e al fumetto, all'infanzia. Progetta attività di formazione sugli albi illustrati per biblioteche, associazioni, settori educativi di musei e fondazioni culturali, enti pubblici e privati, festival.

Dal nostro catalogo, Giulia Mirandola ha scelto in regalo Filastrocca acqua e sapone per bambini coi piedi sporchi di Giovanna Zoboli e Maja Celija.

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.


Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, le trovate  qui.

Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie 
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete

venerdì 24 ottobre 2014

Di città in città, con postkarten-cartoline

[di Giulia Mirandola]

Nel 2012, Goethe Institut Roma mi incaricò di scrivere una serie di ritratti dedicati ad alcune figure rappresentative dell'illustrazione italiana contemporanea (Simona Mulazzani, Iela Mari, Guido Scarabottolo, Pia Valentinis). Da quel tipo di ricerca, nacque a breve distanza di tempo l'idea di Postkarten-Cartoline, un programma internazionale biennale di promozione delle culture tedesca e italiana, attraverso il linguaggio dell'illustrazione. Avremmo raccontato in immagini quattro città: Bolzano e Palermo, per l'Italia; Amburgo e Lipsia, per la Germania.


Il progetto è attualmente in corso e si è concretizzato, fino adesso, nell'ospitalità di due autori italiani e due autori tedeschi nelle città menzionate. Dall'Italia sono partiti alla volta della Germania, Alessandro Gottardo, in arte Shout, e Marta Jorio. Dalla Germania sono giunti in Italia, Aljoscha Blau e Katja Spitzer.
Cosa hanno fatto, visto e immaginato, proverò a raccontarlo aiutandomi con una scelta di foto scattate mentre li seguivo nei loro spostamenti, nel corso di incontri pubblici e conferenze accademiche, durante serate conviviali insieme ad altri artisti e curatori. Momenti di pura evasione in compagnia di paesaggi, condizioni atmosferiche, profumi irripetibili sono stati pure capitoli non secondari di questa indagine sui luoghi, alla quale hanno preso parte attivamente HAW Hamburg, HGB Lepzig, Accademia di Belle Arti di Palermo, Libera Università di Bolzano.

Vito, nella storica Vucciria, mostra orgoglioso il ritratto che Blau gli ha dedicato.
Caffè e torta con Alessandro Gottardo e Nina Wehrle.
Katja Spitzer, un momento prima di incontrare gli studenti universitari.

Lo scopo di queste residenze è la realizzazione di quattro leporelli, che saranno stampati nel 2015. Per ciascuno un panorama differente, una serie di vedute soggettive, un mazzetto di cartoline da viaggio, per leggere e scrivere città. Senza parole, a colori, esse racconteranno Palermo, Bolzano, Amburgo e Lipsia, sollecitando le medesime a ri-guardarsi.
Alessandro Gottardo, nei giorni scorsi, mi ha riportata ad Amburgo con le sue visioni. Nella posta ho trovato ad attendermi alcune immagini magnifiche, di cui autorizza gentilmente la pubblicazione qui, in anteprima.





















Amburgo è una città in rapida trasformazione, dove il futuro si manifesta in forma di cantieri e architetture vicine all'acqua. Sul fiume Elba abbiamo navigato durante un pomeriggio uggioso in compagnia di Nina Wehrle, per poi dedicarci a studiare cosa pensano i tedeschi della cucina italiana.


Alla pioggia siamo sfuggiti riparando in magnifici musei, tra cui la Hamburger Kunsthalle, la Barlach Haus, il Bucerius Kunst Forum, nelle sale della splendida Zentralbibliothek.


Ospite della classe del professor Bernd Mölck Tassel, Gottardo ha avuto modo di parlare per due ore davanti a una platea numerosa e attentissima, alla presenza, tra gli altri, di un'autrice molto amata in Italia, Anke Feuchtenberger. L'incontro di Gottardo inaugurava il ciclo Spezial Material, cui fa riferimento il manifesto che vedete, occasione per avvicinare il mondo studentesco a quello delle professioni. Alla fine dei lavori, niente buffet, ma vassoi di soffici Franzbrötchen, tipici di questa zona.





















Nella città di Palermo, altre luci, colori, sapori. Per strada, il teatro magico dei mercati a Ballarò e al Capo può improvvisamente cambiare voce, intonare il canto dei maestri pupari incontrati nel laboratorio d'arte di Mimmo Cuticchio, oppure la lirica, sul palco del sontuoso Teatro Massimo.


Grazie alla collaborazione con Goethe Institut Palermo e Maria Giaramidaro di Oliver Associazione Culturale, Aljoscha Blau ha avuto modo di incontrare gli alunni di due scuole, di svolgere un workshop in Accademia, negli spazi restituiti alla città di Cantieri Culturali Alla Zisa e di incontrare gli amici di Goethe Institut Palermo negli stessi giorni in cui era ospite dell'istituto un altro autore tedesco per ragazzi, lo scrittore Rüdiger Bertram.

Un disegno di Blau dedicato a Luca.
Blau durante il suo incontro nella scuola Trento Trieste.
Due momenti del workshop ai Cantieri La Zisa.

Bolzano saluta Katja Spitzer con l'esuberanza del professor Giorgio Camuffo e dei suoi studenti, fortunati di poter studiare in una facoltà che offre loro ogni ben di dio, come rivela la visita che facciamo nei laboratori, insieme a un giovanissimo e gentilissimo docente, Johnatan Pierini.

L'ingresso della Libera Università di Bolzano.
La moderna biblioteca che ospita l'incontro di Spitzer.
Un momento del workshop di Katja.
Accompagno Katja Spitzer in alcuni luoghi chiave per capire la natura atipica di questa città multilingue eppure divisa: l'ex lager di Via Resia, la Fondazione Alexander Langer, il Teatro Comunale, la Biblioteca Civica, il Monumento alla Vittoria. Da sola, invece, può perdersi tra portici, botteghe, chiese, musei, teatri, sale da concerto. Riempie un quaderno di schizzi e appunti visivi, che mi concede di sbirciare.


Del suo passaggio in terra sudtirolese, saranno testimoni il panorama che si ammira dalla funivia di San Genesio, un manifesto progettato dagli studenti e una serie di cartoline realizzate durante il suo workshop.


Il primo ottobre, Marta Jorio ha raggiunto Lipsia, dove ci siamo date appuntamento con Christina Hasenau di Goethe Institut Rom, in occasione di un incontro organizzato presso HGB, ospiti del professor Thomas Mueller. Marta e io, nei giorni successivi, abbiamo proseguito verso Berlino, complice una piccola mostra dedicata alla sua opera prima, Cicale, curata in collaborazione con Topipittori, la libreria italiana Dante Connection e Istituto Italiano di Cultura, approfittando della vicinanza tra le due città.

La mostra e la presentazione di Cicale a Dante Connection.

Nel quartiere di Kreuzberg, Marta ha incontrato per la prima volta il pubblico berlinese, mentre qualche ora prima ci trovavamo ad ascoltare il tedesco e l'italiano parlati nell'asilo italotedesco Il Girasole, nel quartiere di Schoeneberg, con le mani e il pensiero impegnati a costruire un memory bilingue, che Marta ha poi donato alla scuola.

Marta Jorio all'asilo italo tedesco Il Girasole.

Postkarten-Cartoline prosegue il suo programma serrato nel 2015.

In cantiere vi sono due mostre  nelle città di Bolzano e Palermo, che stiamo progettando con la supervisione di due realtà preziose, cui va un ringraziamento speciale per le intuizioni e l'accuratezza nel metodo di indagine: Studio Lupo&Burtscher, a Bolzano, e Autonome Forme, a Palermo.

Un catalogo di documentazione, curato insieme a Studio Lupo&Burtscher, coronerà a conclusione di progetto la vicenda avventurosa di questa storia che raggiunge fisicamente punti lontani d'Europa e, a bordo di immagini vascello, tenta di metterli in comunicazione.