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venerdì 15 maggio 2015

Uno fra cento

È stato pubblicato di recente un elegante volume che raccoglie cento albi illustrati che, secondo la documentata opinione di Martin Salisbury, possono essere definiti "grandi": 100 Great children's picture books. Un canone molto personale, fondato sulla collezione che Salisbury ha raccolto nel corso degli anni, dichiaratamente senza alcun intento di esaustività o di completezza. Un libro intelligente, denso di informazioni e di curiosità, che può farci scoprire libri per niente ovvi accanto a conclamati capolavori. Siamo stati molto orgogliosi di scoprire (nessuno ce l'aveva detto) che uno di questi libri è La coda canterina, di Guia Risari e Violeta Lopiz, che abbiamo pubblicato nel 2010.

Martin Salisbury così scrive:
La casa editrice milanese Topipittori è responsabile di un tal numero di bei libri da lasciarci nell'imbarazzo di dover scegliere. In questo libro Guia Risari - autrice e traduttrice - ci racconta la storia di un bambino che una mattina si sveglia con la coda. E non è neanche una coda qualsiasi: la sua, canta. E non si limita a cantare, ma canta in russo e non se ne sta mai ferma, per la prevedibile costernazione dei genitori del bambino e degli abitanti del villaggio.



Questo surreale concetto si è sviluppato in un libro graficamente sorprendente. Questa coda filiforme ne combina di cotte e di crude in ogni pagina del libro, danzando col testo e creando i motivi di una struttura di design perfettamente integrata. Stampato in due colori [in realtà, sono cinque, NdE] - rosso e una ampia gamma di neri - le illustrazioni di Lopiz sfruttano texture che si integrano con il segno grafico e con collage di materiale disparato.
Lopiz è nata a Ibiza, ma è cresciuta a Madrid dove - dice lei stessa - si è immersa nell'illustrazione e nella musica per compensare la perdita del mare e della natura della sua isola natale. Ha studiato con artisti del calibro di Javier Zabala, Linda Wolfsgruber e Josef Wilkon, ma dichiara che la sua più grande fonte di ispirazione è stata la sua infanzia. Attualmente a Berlino, Lopiz realizza illustrazioni per quotidiani e riviste europee, oltre a dedicarsi all'albo illustrato.


Abbiamo chiesto a Guia Risari di parlarci un po' di questo libro, che amiamo, ma che non  ha avuto una grande fortuna nel mercato internazionale. Ecco che cosa ci ha scritto:
La coda canterina è uno dei miei testi preferiti per il tono, la lingua, l'apparente levità e i tanti livelli di lettura possibili. È una storia surrealista nel senso più russo del termine. Mi sono ispirata a Checov, ma anche alle fiabe russe che mi hanno influenzata sin dalla più tenera infanzia. Al loro misto di stranezza, epopea e umorismo.
Il tono apparentemente burlesco nasconde molti temi essenziali. Il protagonista, Ivan, un giorno si trasforma, comincia a crescere, è diverso dal solito. E la coda, segnale e simbolo di questo processo, gli impone una distanza dalla famiglia e dal mondo degli adulti che sono obbligatori per esistere in quanto individuo distinto, con le sue irriducibili caratteristiche. 
Il viaggio degli altri intorno al mondo permette quindi a Ivan di stare da solo e di posizionarsi, e agli altri di aprire gli occhi, capire e relativizzare. È quindi una storia densa sulla crescita, la differenza, l'accettazione.



Questi i temi sottesi, che è bene che esistano, senza essere citati. Ci si può, ci si deve lavorare, ma solo indirettamente. Personalmente, coi bambini discuto del perché la coda viene rifiutata. Cosa infastidisce di lei? Cosa fa, in fondo, questa povera coda di male? Perché gli adulti ce l'hanno tanto con lei? E perché dopo il viaggio sono più felici e salutano la coda?
Non ho nessuna risposta da dare: solo domande. 
Da tempo ho imparato che i bambini hanno idee precise e in movimento, idee molto interessanti e aperte. Un piccolo cambiamento invece lo introduco quando punto l'attenzione sulla coda: chi la vorrebbe? Molto pochi. Quasi nessuno. 
Dopo che ho mostrato centinaia di code animali, però, ognuno vuole una coda. E per ognuno è diversa.  C'è la coda coltellino, la coda fabbrica gelati, la coda arrampichina, la coda che fa fiori.
Segno evidente che gli esseri umani hanno perso la coda, sì, ma possono sempre migliorare e farsela ricrescere.
In ogni caso, la coda, quest'appendice utopica, è necessariamente unica.

lunedì 13 aprile 2015

Raccontare Simone Weil

Fresco di stampa, durante la Fiera di Bologna abbiamo ricevuto il nuovo catalogo di Scelte di classe 2015, progetto di Tribù dei lettori volto a selezionare i libri migliori dell’anno rivolti ai bambini e ragazzi dai 5 ai 13 anni. Di questo importante progetto su questo blog abbiamo scritto più volte e in particolare qui.
Da tre anni collaboro a questa pubblicazione, con la stesura di una delle schede dei libri proposti. Lo faccio per diversi motivi: il primo è che l'idea generale di Scelte di classe mi piace; il secondo è che mi piace anche la pubblicazione a cui il progetto dà luogo, curata, bella e ben pensata; il terzo  è che il libro su cui scrivere non è scelto da me, ma mi viene assegnato d'ufficio dalla redazione del volume. Naturalmente qualora non mi interessasse scrivere sul libro assegnatomi, sarei libera di rifiutare; ma finora i libri che mi sono stati proposti mi hanno interessato.

Lo scorso anno il libro era il libro La scopa della vedova, di Chris van Allsburg, Logos 2013. L'anno prima La gigantesca piccola cosa, di Beatrice Alemagna, Donzelli 2012. Quest'anno è stato il Il taccuino di Simone Weil di Guia Risari e Pia Valentinis. Ora in tutti e tre i casi io non avrei avuto occasione di scrivere su questi libri. E devo dire che in tutti e tre i casi non si è trattato di libri che avessi notato in particolare o su cui la mia attenzione si fosse specificamente posata.

Per cui accettando di scriverne, ho dovuto occuparmene, pur non facendo questo parte dei miei piani. In generale penso che trovarsi a fare cose non pianificate sia salutare, per tante ragioni: una è avere modo di rendersi conto di quanto sia facile farsi idee sbagliate e quanto sia importante trovare modi per rendersene conto.


Non sono una esperta di Simone Weil, ma certamente da parecchi anni mi sono trovata a riflettere sul suo pensiero e sulla sua figura, leggendo suoi libri, diari, lettere, saggi, ma anche studi e biografie a lei dedicati, o seguendo conferenze e incontri su di lei.
Ho sempre avuto l'impressione che la complessità del suo pensiero, della sua persona e della sua vita rischino la banalizzazione: la cristallizzazione in una icona gratificante e piatta confezionata del marketing imperversante del lavaggio a buon mercato delle coscienze. Mi rendo conto che sia un modo un po' crudo di dire le cose, ma questo è ciò che penso.


Perciò, lo ammetto, ho guardato con diffidenza al Taccuino, quando è uscito. Ma quando Scelte di classe me lo ha proposto, ho pensato che sarebbe stata una buona occasione per farmi un'idea fondata, scevra da pregiudizi, su questa biografia in forma di diario.
Alla fine quello che ho scritto è questo. Se volete leggerlo, cliccate sulle immagini.



martedì 24 gennaio 2012

Un bambino con la coda non sembra più strano

[di Guia Risari]

Nel 2011, ho avuto una serie di incontri sui miei libri con i bambini della scuola primaria di Vercurago, dove ho trovato un ambiente aperto e pieno di umanità e di dinamismo. Bambini di diversa provenienza, esperienza e abilità vivono insieme, anche grazie all'impegno delle maestre.
Con l'insegnante, Diana Cattaneo, e la sua terza classe, abbiamo realizzato una lettura creativa e un laboratorio sul mio libro La coda canterina, illustrato da Violeta Lopiz.
La coda canterina racconta la storia di un bambino che una mattina si sveglia e scopre che gli è cresciuta una coda. Una coda molto strana e vispa che non sta ferma un attimo e per di più canta a squarciagola. Allarmati, i genitori e gli adulti del piccolo villaggio in cui il bambino abita, le si attaccano cercando di strapparla, ma la coda prende a crescere e a crescere fino a compiere il giro del mondo, portando con sé gli adulti che, gira e rigira, si ritrovano infine al punto di partenza. A questo punto, però, tutto è cambiato: il bambino è cresciuto e i grandi hanno visto e imparato tante cose nuove. Così, tutti decidono di vivere in pace con la coda che non ha, naturalmente, alcuna intenzione di smettere di cantare.
La prima fase del lavoro con i bambini è consistita nel raccogliere in un pannello tutti i commenti nati dalla lettura del racconto (eccone qui qualche esempio: «Sorprendente è quando sei con un essere vivente.» «La mamma ha la coda legata al piede.» «Il pompiere ha la giubba consumata. Sono poveri.» «Sembra che Ivan abbia il paese in testa. Il bambino cresce nel frattempo. Il villaggio gli va sempre più stretto.»), per poi ricostruire la storia brano dopo brano, come un puzzle, anche attraverso i disegni delle scene che più hanno colpito.


Concluso questo lavoro, ogni bambino ha disegnato una propria coda e la coda di uno dei personaggi della storia. Infine, ho sollecitato i ragazzi a immaginare e poi raccontare quel che poteva essere accaduto agli adulti in giro intorno al mondo, che incontri sorprendenti potevano aver fatto, e con questa storia ognuno ha costruito un vero e proprio libretto.
Così La coda canterina si è arricchita di numerose varianti fino a diventare una storia infinita, una storia che appartiene a tutti: la miglior cosa che può capitare, credo, a una storia. La maestra ha poi fatto realizzare delle code con materiale di recupero da utilizzare durante le feste e a carnevale. Non tutte, naturalmente, canteranno, ma molte sono certa di sì.


Qui, alcune domande che ho posto ai bambini e le loro bellissime risposte:
Non si poteva tagliare la coda con le forbici?
«La coda era una parte del bambino. Perché portargliela via?  È come strappare le foglie agli alberi. A tirare non gli faceva male.»
Cosa ha in mano la mamma quando torna dal viaggio intorno al mondo?
«Una sorta di mappamondo, un simbolo del mondo che ha visto. Porta la sua esperienza come un regalo per il bambino.»
C’era davvero motivo di tagliare la coda?
«No, non dava fastidio. Voleva solo far sentire la sua voce e stare con gli altri.»
I genitori hanno imparato molto, viaggiando?
«Sì, hanno visto così tante cose diverse che un bambino con la coda non sembra neanche più strano.»

Per finire, vi propongo in lettura e in visione alcune delle code, scritte e disegnate, che i ragazzi hanno realizzato a partire dalla lettura e dalla discussione di La Coda canterina.

È la coda del pompiere. Si chiama Otto.
Spegne gli incendi e riempie i secchielli.
È divertente e generosa.
Il colore è giallo per la tigre.

(Miriam Banetti e Simone Spiandorello)

La coda del papà. Si chiama SuperSport.
Fa dei tiri micidiali e quando tira fa sempre punto. Gioca a calcio, ma la sua passione sono il basket e il rugby.
Non c’è solo lo sport tra le sue passioni, ma anche la natura.

(Francesco Caiani e Alessandro Radaelli)

È la coda del tabaccaio. Si chiama Fulminex. È molto lunga, forte, grande, nuota, è veloce. Osserva la natura. Alcune volte va a caccia. Il mondo è in mezzo all’oceano, al mare, all’universo, all’aria? A ciascuno la sua risposta. La coda sembra uno squalo, una spada, una lancia. La fine sembra un piede. La testa una manta. In mezzo è a molla per allungarsi.

(Andrea Alborghetti e Emma Scardigli)

È la coda della mamma. Si chiama Farfallina.
È a pois neri e fucsia. Fa bolle di sapone, vola e, con le sue amiche fa arrivare il caldo.
C’era una volta una coda molto bella che apparteneva alla mamma di un bambino magico.
La mamma racconta: una mattina di un giorno molto freddo arrivarono le sue amiche super e fecero venire il caldo.

(Sara Mazzoleni e Matilde Alborghetti)

È la coda del fruttivendolo. Si chiama Fruttatutto.
Vende frutta, fa spremute, rifà i frutti che ha venduto, raccoglie la frutta e la verdura che trova in giro. Cucina verdure e prepara insalate e macedonie. Fa maturare al punto giusto frutta e verdura. Vive a Fruttolandia

(Diana Cattaneo and the kids)

È la coda del gatto. Si chiama Nick Gheit.
È tutta nera con l’estremità bianca. È talmente lunga che esce dal globo. Prende tutto quello che trova da mangiare per portarlo al gatto. Fa la brava per meritarsi cose buonissime.
Ci sono tanti pianeti e stelle e si vedono sole e luna.

(Ibrahim Ghonim e Martina Stanizzi)

È la coda del macellaio. Si chiama Start & Stop.
Difende il macellaio con i pugni e taglia la carne. Ha i guantoni, molti coltelli, è tanto più grande del mondo.

(Alessandro Martello e Luca Papini)

È la coda del fornaio. Si chiama Bengi.
Aiuta il fornaio a fare i panini. Sembra un po’ una coda di procione e un po’ di castoro.
Un giorno il fornaio, mentre faceva i panini, si accorse che aveva una coda con le strisce. Allora la coda decise di aiutare il fornaio. Poi il fornaio la chiamò Bengi. Il fornaio è affettuoso e generoso.

(Nicole Gennuso e Martina Stanizzi)

È la coda del becchino. Si chiama Sandail Crocodile.
La coda costruisce le tombe e seppellisce le persone. È fatta di ossa di uomo, di donna e di bambino. I crani bevono sangue e si nutrono di ceneri di persone morte.
Vive nel cimitero, esce alla luce della luna.

(Stefano Tirinzoni e Alessandro Ferrario)

È la coda del Sindaco. Si chiama Cappellaia.
Costruisce cappelli per il Sindaco. Il Sindaco consuma tanti cappelli perché se li può comprare solo di cartone. Allora la coda glieli fa di tutti i materiali: pezza, stoffa, carta velina, lana, ferro, paglia, cotone, carta, seta, foglie di pannocchia, velluto, pile (si legge pail, ragazzi miei!), carta stagnola, jeans, lamé.

(Filippo Carbonara e Riccardo Valsecchi)

venerdì 11 marzo 2011

Surreale, ma bello...

Spiazzante, estroversa, imprevedibile.
Mi vengono in mente questi tre aggettivi pensando a Guia Risari, scrittrice per ragazzi e non.
Quando ci inviò il testo della Coda canterina, ormai qualche anno fa, la contattammo subito, tanto quella fiaba, che nei modi e nei ritmi evocava la lezione della fiaba popolare e quelle, discendenti, di Calvino e Rodari, ci piacque e ci colpì.
Ci piacque la scrittura, prima ancora della storia: perché, a mio parere, lo posso dire senza ombra di dubbio, è la scrittura che più di tutto latita, quando si parla di libri illustrati per bambini e ragazzi.



È più facile trovare nuovi talenti fra gli illustratori e i grafici che fra gli aspiranti autori. Perché quelli dotati di talento, idee, cultura e un concetto e una pratica rigorosi della parola, sono rari. E saper raccontare, non c'è dubbio, significa saper usare bene le parole, averne una conoscenza, una coscienza profonda. Per questo la scrittura è una scienza esatta, anche se può non sembrare.



Anche, e soprattutto, quando si sposa con l'immaginazione e la fantasia più sfrenate. Con la dimensione surreale. Mi viene in mente quella memorabile battuta del film Notting Hill, quando la diva internazionale, Julia Roberts, incontra per la prima volta l'impacciato libraio, Hugh Grant, e alla fine dell'incontro lui commenta: “È stato bello... surreale, ma bello...” Per raccontare bene quel che va oltre la realtà, ci vuole un'arte provetta.


La scrittura della Coda canterina, cantava insieme alla coda che era protagonista del racconto, e la sua musica ci conquistò. Trovammo in Violeta Lopiz, brillante figura dell'illustrazione spagnola, un'interprete ideale per questa vicenda surreale e provocatoria, per niente semplice dal punto di vista visivo.


Primo fra tutti, il problema della rappresentazione della coda (spuntata una mattina al bambino protagonista), pose a Violeta (oltre che hai genitori del bambino) una quantità enorme di problemi.

Tutti superati con grande finezza: per farvi capire quanta, guardate le immagini che accompagnano l'articolo, che indicano il percorso compiuto da Violeta per arrivare a una delle tavole più belle del libro, quella che, senza parole, esprime la stupefazione dei genitori rimasti, appunto, senza parole davanti alla rivelazione della coda del figlio. Il libro, condotto su tre colori, rosso, nero e bianco, è una festa per gli occhi, e oggi noi siamo molto contenti di avere in catalogo i nomi di queste due bravissime ragazze.

Stiamo parlando di Guia Risari perché domani, 12 marzo, nell'ambito del Festival Minimondi, Guia sarà impegnata in ben tre attività. Dalla home page del festival potete scaricare il programma, con anche tutte le informazioni sugli appuntamenti di Guia. Qui invece potete leggere il dettagliato articolo sul festival postato ieri dal blog La scatola del tè.
Studiosa e appassionata di letteratura per ragazzi, oltre che presentare la Coda, e i due bei libri che ha editato la francese MeMo, La terre respire (ill. Alessandro Sanna) e Le chat-âme (ill. di Ghislaine Hérbera), Guia terrà anche un incontro su surrealismo e letteratura per ragazzi, un tema a lei caro, in questa occasione incentrato in particolare sul lavoro del grande autore americano Remy Charlip, a cui quest'anno Minimondi dedica, come evento centrale, una grande mostra.
Tutte le immagini che accompagneranno gli eventi di Minimondi 2011, sono di Charlip, tratte dall'albo Fortunatamente, da poco edito da Orecchio Acerbo, che di Charlip ha pubblicato anche Niente.