Visualizzazione post con etichetta Il meraviglioso Cicciapelliccia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il meraviglioso Cicciapelliccia. Mostra tutti i post

martedì 22 settembre 2015

Un essere fragile con una grande forza.

Prima di iniziare la lettura di questo bellissimo post di Beatrice Alemagna (scritto per Picturebookmakers e qui tradotto), prendete nota che l'8 di ottobre, dalle ore 15, Beatrice sarà a Milano, presso la Libreria Spazio BK, in via Lambertenghi 20: un intero pomeriggio a disposizione del suo pubblico, per disegni, dediche, saluti e chiacchiere. Non mancate!

[di Beatrice Alemagna]

Faccio libri da più di quindici anni e tutte le volte è come se fosse la prima.


Il meraviglioso Cicciapelliccia (in francese Le merveilleux Dodu-velu-petit) mi ha richiesto sei anni di ripensamenti e due anni di lavoro pieno.


Fin da piccola , sono rimasta profondamente affascinata dall’episodio in cui Pippi Calzelunghe decide di cercare lo Spunk. Lo Spunk è qualcosa che non esiste. Ho sempre portato dentro di me quest’idea che in fondo si finisce sempre per trovare le cose che non esistono. E mi sono convinta che questo richiede a priori una lunga ricerca nei negozi.


In parte, questo libro è un omaggio a Pippi e al fascino che provavo da piccola nell'entrare in un negozio pieno di cose da scoprire.
La cosa più difficile, è stata ottenere una forma di leggerezza che, fin dall’inizio, desideravo di comunicare.
Da qualche anno, prendo la leggerezza molto sul serio e non più alla leggera. Per me la leggerezza è diventata il luogo dove si condensano le cose gravi.
Riflettendo, ho capito che la leggerezza forse sfugge proprio per la sua sottigliezza: non è banalità, può essere invece, esattamente, il punto di tensione massima della gravità. Nella scoperta leggera di qualcosa di unico (come l’avvenura che vive Eddie), è condensata l’idea dell’infanzia che volevo comunicare in questo libro. L’infanzia come momento di gloria.



Tutto il libro è nato dal personaggio del dodu. Un giorno, dal niente, ho disegnato questa specie di cagnetto elettrizzato e subito ho sentito che dovevo raccontare la sua storia.


Spesso sono i personaggi a chiamarci e per me è quasi sempre così. All’inizio il libro doveva essere destinato al pubblico giapponese. Avevo iniziato i primissimi disegni 6-7 anni fa. Ma la storia era molto diversa. C’erano già il personaggio e la ricerca nei negozi, ma la bambina non aveva un carattere e non esistevano le peripezie che vive oggi Eddie.


Ho passato anni a fotografare le vetrine più belle dei negozi, in giro per i miei viaggi.


Questo testo e tutta questa ricerca, sono rimasti nei miei cassetti durante quasi sei anni : il tempo necessario a maturarlo e farlo vivere.
Ho scritto e riscritto la storia decine di volte, chiedendomi realmente come arrivare a raccontare quello che volevo tramite un ‘avventura. Un’avventura semplice e classica, in senso letterario. Non avevo mai scritto una vera avventura e mi è costato molta fatica.
In questo principalmente, il Merveilleux dodu-velu-petit è molto nuovo per me.
Però all’interno si trovano i punti cardinali di quasi tutti i miei libri: il viaggio, la partenza, la ricerca di qualcosa, l’accettare se stessi. Penso di voler raccontare in fondo sempre la stessa storia: quella di un essere fragile che alla fine scopre dentro di sé una grande forza.


Anche i disegni mi hanno richiesto decine e decine di prove. Io cerco sempre qualcosa quando disegno. È quel qualcosa che mi dice: si, ora sei nel giusto e non può essere in un altro modo.


Per tentare di raccontare questo con un «linguaggio leggero» volevo che alcuni fondamentali elementi di fragilità entrassero in gioco: i bambini sono fragili per eccellenza e il dodu è un esssere abbandonato, dall’aria indifesa.
Volevo parlare di cura: ogni forma di attenzione, di ricerca, di amore (la bambina amando sua madre, scopre di amare anche se stessa e i suoi amici di tutti i giorni. Amici che, aiutandola, consigliandola, offrono anch’essi cura e amore).



Volevo anche comunicare leggerezza in senso visivo: la neve, gli uccelli, il vapore del tè, l’acqua che zampilla, i capelli scompigliati, le corse di Eddie.




Volevo che tutta questa leggerezza finisse con il raccontare quel qualcosa di immenso e fondamentale che è il potere della fantasia. E il personaggio del dodu, col suo colore sgargiante e la sua faccia improbabile, simboleggia proprio questo potere.


Sono cresciuta in Italia, con la tradizione storica di Gianni Rodari, Luigi Malerba, Collodi, De Amicis. Il bambino è sempre stato, nella mia infanzia, un essere legato e condizionato dalla società reale, dai suoi problemi. E così sono tutti i personaggi dei miei primi libri: esseri in difficoltà.


Conoscendo e amando culture di altri paesi (come il non sense inglese, l’animismo giapponese, il surrealismo della cultura tedesca o la magia delle fiabe russe o scandinave), cerco sempre di esplorare nuovi mondi, così come nuovi linguaggi visivi.
Mi è totalmente impossibile riconoscermi in qualcosa di preciso, voglio esplorare, cambiare, evolvere, a rischio, anche, di deludere i miei lettori.
I miei libri emergono sempre da milioni di dubbi, ripensamenti, rifacimenti.
Niente mi è chiaro, mentre faccio un libro, ma tutto avviene naturalmente nella mia testa. La cosa più faticosa è come arrivare a ottenerlo.


Vorrei poter dire che faccio libri così come guardo o penso. Ma questo non è vero. Mentre disegnare mi è assolutamente naturale, al contrario creare un libro, con un ritmo narrativo da rispettare, mi risulta laborioso e, alle volte, doloroso. Ma alla fine del libro, la sofferenza lascia sempre il posto a una immensa felicità.
Adoro i miscugli, le cose ibride. Adoro non mettere muri né barriere: non preoccuparmi di rispettare limiti di età e di tempo, canoni estetici precisi, convenzioni prestabilite.
Tutto questo, dando a me stessa un’enorme fiducia. Lavoro sempre con qualcosa di interno e di forte che si esprime con molta chiarezza e intensità.


In ultimo, adoro i paradossi: i miei libri hanno spesso grandi formati (non amo sentirmi costretta dalla pagina), ma spesso parlano di piccole cose. Adoro scoprire queste cose minuscole nella natura, nelle facce della gente, nelle emozioni che mi accompagnano. Le cose piccole, così come quelle fragili, sono quelle che mi emozionano di più.



martedì 15 settembre 2015

I bambini leggono/6. Il meraviglioso Cicciopalla

Oggi vi proponiamo due recensori d'eccezione: Giovanni Eugenio e Margherita. Quest'estate il loro papà gli ha comprato Il meraviglioso Cicciapelliccia, e la loro mamma è stata costretta, visto l'entusiasmo con cui è stato accolto, a leggerlo qualche centinaio di volte. Così, quando ci è venuta l'idea di ascoltare le loro opinioni su questo libro, hanno cortesemente accolto la nostra proposta, e qualche giorno fa ci hanno mandato le loro recensioni. La prima è stata dettata alla mamma, visto chel'autore è un treenne ancora non avvezzo all'uso della penna, ma questo non è mai stato un problema per un ragazzo dotato di immaginazione. Probabilmente si tratta del più giovane recensore del pianeta: ha davanti un futuro, ne siamo certi. La seconda è di sua sorella Margherita, che ha per noi redatto questa magnifica prosa in bella copia. Ne siamo onorati, anche perché ci è piaciuto molto il suo stile e il fatto che sia molto brava a giocare e a ballare. Grazie Giovanni Eugenio, Margherita e Barbara, mamma-scrivana. Buona lettura a tutti.


Sono io?

[di Giovanni Eugenio detto anche Gioggi il Principe Guastatore o Cicciopalla. Tre anni splendidamente portati, un futuro da pompiere ed un presente da terremoto.]

Spesso in casa, per via della forma che ho, mi chiamano Cicciopalla. Quindi, quando a fine luglio ho saputo che il babbo ci avrebbe portato un libro intitolato Il meraviglioso Cicciapelliccia, ho subito domandato: «Sono io?».
In questi mesi ho chiesto alla mamma di leggermelo molte volte e mi capita anche di sfogliarlo da solo. Il libro è bello, ma ho subito capito che non si tratta di me.
Mi piacciono molto i negozi che ci sono nei disegni. Mi ci perdo.
Le pettinature delle tre signore che si vedono nella vetrina della parrucchiera sono divertenti e vorrei entrare nel negozio di giocattoli, ma quello che mi attrae più di tutti è il negozio del panettiere Jean, con le brioche, le fette di torta, i bignè, il pane da toast e anche lo strudel che a me piace parecchio. Vado matto anche per la vetrina di Emmett perché ci sono l’armatura, il trombone e, se ci guardi bene, vedi anche un uccellino in gabbia.


Un giorno, prima del pisolino pomeridiano, stavo sfogliando Cicciapelliccia per conto mio e mi sono accorto di una cosa stranissima: sempre all’interno del negozio di Emmett, nella pagina in basso, si vede una coda rosa. Io dico che è del Cicciapelliccia! Mia sorella dice di no, ma lei è una femmina….
Mi piace tanto anche guardare gli oggetti che ci sono in casa della bimba Edith ed elencarne i nomi. A Modena anche la mamma usa una frusta come quella che ha Edith per montare le uova e qui al mare abbiamo le stesse tovagliette intrecciate per la colazione. Ce ne sono nelle case di tutti i bimbi? Mah… leggendo il libro mi sono venute in mente anche tante altre domande, tipo: il Cicciapelliccia è maschio o femmina? Cosa mangia?  È una specie di topo? È dello stesso colore della giacca della bambina perché alla fine diventa suo? Se vuole può parlare? Vive sui tetti come un uccellino? Sa ridere? È pauroso?


A me, ad esempio, fanno un po’ paura le facce del macellaio Theo e dello spazzino Quentin. Al contrario mi fa molto ridere la pagina in cui Edith tira fuori il Cicciapelliccia dalla spazzatura e dice «Che schifo!» e mi diverto anche alla fine, quando la mamma di Edith se lo sistema in testa come se fosse un cappello.
Io ho un gatto, Petit Pierre, che è più grosso del Cicciapelliccia, e quindi non posso metterlo in testa, e nemmeno fargli fare tutte le altre cose a cui può servire un Cicciapelliccia, perché Petit non vuole. Però a volte lo abbraccio come la bimba abbraccia il Cicciapelliccia.
Alla fine Edith è felice perché regala il Cicciapelliccia alla sua mamma e anche la mamma è contenta perché il Cicciapelliccia è peloso e prezioso.


Quando leggiamo il libro mi diverto a fare soprattutto due cose: il verso del Cicciapelliccia che, secondo me, è quasi un miagolio di gatto e poi, quando la storia è finita, mi piace tanto confrontare le due pagine iniziali con le ultime due alla fine. Dico tutti i nomi dei personaggi ed elenco i loro mestieri (tra l’altro, la fioraia Wendy somiglia molto alla zia, la stessa che, secondo me, è ritratta da piccola in una delle fotografie illustrate in Chiuso per ferie), li osservo attentamente a caccia di differenze. Per ora mi sono accorto che in fondo compare il Cicciapelliccia in testa alla bambina, mentre prima non c’era. È perché lo ha trovato.
Mia sorella dice anche che l’uccellino in basso annuncia la fine del libro, ma io, ogni volta, controllo che non ci sia altro. Secondo me, appena la mamma chiude il libro, i personaggi cambiano posizione e allora lo apriamo e lo chiudiamo velocemente varie volte. Per ora sono sempre lì.


B. Alemagna, schizzo per Il meraviglioso Cicciapelliccia.
Sono molto brava a giocare 

[di Margherita detta anche Megghi Ciucci. Nove anni. Ballerina-canterina-musicista. Il giusto contrappasso per due genitori che fanno della scienza il loro pane quotidiano.]

Appena ho letto il meraviglioso Cicciapelliccia mi è piaciuto che la bimba di nome Edith, Eddie per gli amici, si preoccupa di cercare un regalo per la sua mamma. L’ho fatto tante volte anch’io.
Guardando il negozio di Jean il panettiere mi è venuta fame e voglia di mangiare tutto; e a me piacciono i fiori di Wendy; e Mimì che negozio da favola!
Le uniche due cose che non ho capito del libro sono state: la prima è che Edith andrà nel negozio del signore più elegante del Mondo, cioè Emmett l’antiquario, quando non è molto elegante; la seconda è che Theo puntò un coltello verso il naso di Edith, e non è un bel gesto.

Beatrice Alemagna, schizzo per Il meraviglioso Cicciapelliccia.

Quando leggo il libro con mio fratello e la mamma ci divertiamo a inventare il verso del Cicciapelliccia e a pensare altri modi di usarlo. Per esempio:
spugna per i piatti o per la doccia
mocio per i pavimenti
borsa dell’acqua calda
palla (NON da calcio)
ferma porte
piumino per la cipria
scalda mani
elastico per i capelli
pallina per l’albero di Natale
yo-yo
cancellino per la lavagna.

Beatrice Alemagna, schizzo per Il meraviglioso Cicciapelliccia.

Ma la cosa più bella di tutto il libro è che grazie ai regali dei suoi amici Edith scopre il suo talento.
Alcuni dei miei talenti io li conosco già: sono molto brava a giocare e a ballare. Sono brava anche a disegnare e mi diverto molto a guardare la pagina con tutti gli usi del Cicciapelliccia e l’illustrazione del negozio di Mimì da dentro perché è molto peloso.
Per finire vorrei dire che del Cicciapelliccia mi piace il pelo e il colore, ma anche il suo sguardo strano che mi fa ridere.

 

















 
















Per leggere le altre puntate di I bambini leggono, qui.

venerdì 24 luglio 2015

Combatti il caldo con Cicciapelliccia!

Siete a casa con i piedi nel frigo e la testa sotto il rubinetto?


Il vostro gatto si è trasformato in un salsicciotto spettinato lungo alcuni metri?


I vostri figli, inerti e sudaticci, non sono più quei simpatici diavoli che fanno delle vostre giornate estive un percorso a ostacoli?


Bene, da oggi potete dire addio a questo martirio.


È arrivato l'evento climatico dell'anno, che farà impallidire l'anticiclone Caronte e il ciclone Circe.

Ha il colore dei ghiaccioli alla fragola.
L'odore della neve.
Il tinntinnio di un cristallo di ghiaccio.
È rinfrescante.
Dissetante.
Limpido.
Frizzante.

È Il meraviglioso Cicciapelliccia: il più efficace sistema di refrigerazione mai congegnato da mente umana.

Il meraviglioso Cicciapelliccia vi farà venire:
la pelle d'oca,
i brividi,
i geloni.
Persino il raffreddore, se eccederete nelle dosi.

Il meraviglioso Cicciapelliccia è il nuovo albo di Beatrice Alemagna, da oggi in libreria. La storia più artica, polare, siberiana mai scritta: una galoppata in una Parigi invernale alla ricerca del più misterioso essere mai immaginato: il meraviglioso Cicciapelliccia, appunto.

Con questo video, confezionato ad hoc dalla prodigiosa creatività di Anna Martinucci, da un'idea di Giovanna Zoboli, il nostro blog vi saluta e, finalmente, va in vacanza anche lui.

Ci rivediamo il 7 settembre su questi schermi. Buone vacanze e buon riposo a tutti.

Il meraviglioso Cicciapelliccia from Topipittori on Vimeo.