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venerdì 16 gennaio 2015

Ditelo ai grandi

La rivista mensile Bambini, è stata fondata da Loris Malaguzzi oltre trent'anni fa. Come si legge sul suo sito "è dedicata a educatori di nido, insegnanti di scuola dell'infanzia, ricercatori, studiosi e amministratori che avvertono il significato culturale e sociale e l'urgenza della qualità dei servizi socio-educativi [...] e si propone di promuovere l’attenzione all’infanzia, e lo sviluppo della qualità dei servizi educativi per l’infanzia favorendo il lavoro in rete di ricercatori e studiosi delle scienze dell’educazione con gli operatori (educatrici, insegnanti, tecnici specializzati) che operano nei servizi per l’infanzia."
Sul nuovo numero della rivista, uscito da alcuni giorni, trovate un'intervista che mi ha rivolto Lorenzo Luatti: Ditelo ai grandi. Saper leggere gli albi illustrati. Quattro pagine di riflessioni sui libri illustrati del presente del passato, sul rapporto fra i bambini e gli adulti, sulla relazione fra immagine e parola nei libri illustrati, sull'esperienza editoriale di questi dieci anni di Topipittori e molto altro. L'intervista ha anche una estensione on line di due pagine che si può scaricare dal sito della rivista. Abbiamo chiesto il permesso di pubblicarne un estratto (più la breve introduzione che la precede). Ringraziamo, per avercelo accordato, Lorenzo Luatti e la redazione di Bambini, ma soprattutto li ringraziamo per lo spazio importante di riflessione che ci hanno offerto. Segnaliamo che la rivista, fra l'altro, in questo numero ha un interessante approfondimento: Educazione e genere.

Le nostre interviste
di Lorenzo Luatti

Questo mese il nostro viaggio approda al grande e affascinante tema dei libri illustrati per l’infanzia. Abbiamo chiesto a Giovanna Zoboli di accompagnarci e illuminarci. Autrice di numerosi libri per bambini – poetici, aperti a più livelli di lettura, accurati – è cofondatrice e responsabile editoriale della milanese Topipittori (tra le più innovative e brillanti case editrice dell’odierno panorama editoriale per l’infanzia), nonché studiosa di illustrazione e attenta osservatrice di tutto quanto si muove, in Italia e all’estero, nel mondo dei libri per bambini.

Con lei abbiamo parlato del suo lavoro di scrittrice, di libri e illustrazioni per l’infanzia, del (differente) rapporto che piccoli e adulti hanno con le storie e le figure dei libri, delle trasformazioni, delle novità del mercato editoriale e di molto altro ancora.


[...]

Illustrazione di Simona Mulazzani per
Al supermercato degli animali di G. Zoboli.
L.L. Frequentando alcune scuole dell’infanzia, noto che certe tipologie di libri non trovano (ancora) spazio tra i ripiani della Biblioteca di Sezione e talvolta sono viste con diffidenza dalle insegnanti. Prendiamo i libri senza parole (silent book), sempre più frequenti nell’editoria italiana: negli adulti, in molti adulti, ma non nei piccoli), provocano un certo spaesamento perché sono costretti a trovarle loro le parole. Puoi indicare tre  buone ragioni per il loro utilizzo a scuola e a casa?

G.Z. Anche in questo caso credo che la diffidenza sia la conseguenza di lacune e pregiudizi. L'immagine, nell'opinione corrente, e in particolare in ambito educativo, è considerata inferiore alla parola, legata al dominio dell'estetica e del gusto, quindi vincolata alla soggettività, alla sfera dell'irrazionale, dell'emotività, del sentimento con cui si tende a identificare il lavoro degli artisti; nei libri illustrati per i bambini, poi, si tende ad assegnarle una funzione accessoria, didascalica, come fosse una sorta di seducente, ludica decorazione per rendere accattivanti i contenuti. Le immagini, invece, costituiscono un linguaggio dotato di codici propri, sofisticati, per la cui interpretazione sono necessarie competenze cognitive e culturali specifiche. Per questo motivo le immagini, che rappresentano un linguaggio molto vicino alla sensibilità dei bambini, i quali sono grandi osservatori, sono uno strumento fondamentale nella formazione di processi di elaborazione e strutturazione del pensiero. Comprendere una storia senza parole costringe a uno sforzo di lettura che richiede autonomia. Il lettore, da solo, è chiamato a costruire attraverso le immagini le articolazioni logiche della narrazione e questo perché manca la parola a fare il lavoro di sintesi. Per esempio, manca l'ordine della frase a stabilire la priorità di verbo, soggetto, complemento oggetto. Il bambino deve fare tutto da solo. Questo lo diverte molto: è un lavoro  simile a quello di un detective esperto. Per cui non c'è nulla di più errato che considerare un libro senza parole privo di valore educativo, pedagogico. Ciò che è importante è fornire strumenti che aiutino i bambini a strutturare, ordinare il loro pensiero, le loro visione e possibilità di espressione delle cose. Se questo avviene attraverso immagini o parole, cosa cambia?

Illustrazione di Simone Rea per L'uomo dei palloncini di Giovanna Zoboli.

L.L. Quanto sopra evidenzia, tra l’altra, la modesta educazione all’immagine degli adulti. Tanto più cresciamo quanto più sembrano scomparire in noi le capacità di leggere le figure. Parrebbe strano in una epoca in cui siamo bersagliati continuamente da immagini di ogni tipo. A cosa si deve? Quali sono, a tuo avviso, le motivazioni profonde?

G.Z. È un discorso molto complesso. Nel Rinascimento erano i papi e i principi a stabilire insieme agli artisti i programmi iconografici di quadri e affreschi, ossia i significati politici, spirituali, storici, letterari di cui questi erano intessuti. Questo per dire che il linguaggio delle immagini è sempre stato strategico, e oggi non è diverso. Pensiamo agli enormi investimenti che le aziende fanno in comunicazione, per costruire, appunto, l'immagine adeguata al mercato dei loro prodotti. Ma pensiamo anche al valore che le immagini hanno in tutti i campi della comunicazione umana: dalla segnaletica stradale, ai libretti delle istruzioni di migliaia di prodotti tecnologici, all'informazione, che sia veicolata in rete attraverso giornali, tv, siti, blog, social network; ai manuali tecnici e scientifici, ai manifesti politici. Le immagini hanno un'efficacia immensa. L’illustratore Saul Steinberg affermava che: “Disegnare è un modo di ragionare”. E sappiamo quale inimitabile strumento di indagine e studio fosse per Leonardo il disegno, in grado di sondare tutti i campi del sapere umano - pittura, scultura, architettura, anatomia, ingegneria, idraulica. Non conoscendo latino e grammatica, Leonardo aveva difficoltà con la parola scritta, che gli era ostica; così per riflettere sulle cose, disegnava. Italo Calvino nel capitolo Esattezza di Lezioni americane riporta una frase che Leonardo scrisse su uno dei suoi quaderni di anatomia: “O scrittore, con quali lettere scriverai tu con tal perfezione la intera figurazione qual fa qui il disegno?” Saper leggere, decodificare le immagini, è sempre stata una competenza fondamentale. Io credo che l'aniconismo, come è definito l'analfabetismo iconico, sia conseguenza di una cultura che nel tempo ha perso la capacità di considerare forme e contenuti come parte dello stesso processo di trasmissione della cultura e del sapere. Si attribuisce alla parola un primato sull'immagine, identificandola con il principale veicolo dei contenuti. È un errore clamoroso. Anche perché in questo modo si consegnano le immagini al dominio degli specialisti, creando una frattura pericolosa fra chi le crea in modo mirato e chi le fruisce, senza alcuna consapevolezza.  

La casa editrice.

martedì 28 ottobre 2014

I Martedì della Emme / 5: Un albo rumoroso

A quanto pare gli innamorati della Emme Edizioni amano molto i libri senza parole. Li capiamo. Come abbiamo già detto, questi albi furono una novità dirompente, e attraverso le scelte di Rosellina Archinto in Italia, in quegli anni, arrivarono davvero i migliori. 

Oggi Lorenzo Luatti ha scelto di scrivere su  L’architetto di Jean Jacques Loup, un libro del 1977. Un albo esilarante che, tuttavia, pur non avendo parole, emette un fragore assordante. Per sapere per quale ragione ciò accada, non vi rimane che leggere le parole di Lorenzo, che, naturalmente, ringraziamo per la preziosa collaborazione.


Si finiva di raccontare L’architetto, dopo aver a lungo rumoreggiato e mimato ogni sua tavola, col volto accalorato, esaltati, affaticati, ma divertiti e beati.


Alla faccia di quegli ometti nasuti e spelacchiati che popolano le pagine dell’albo, pure loro paonazzi, perché incolleriti, indignati, increduli e forse rassegnati, prigionieri del grigiore dei loro palazzi, ammorbati dalla puzza esalante dagli scarichi e dal frastuono delle auto delle arterie sottostanti.


Guai a perdere anche una delle tante piccole gag disseminate, in un turbinio visivo e olfattivo, in ogni doppia pagina dell’albo. Lo scompiglio presente nelle tavole iniziali, dove un affaccendato quanto sconclusionato gruppo di manovali erige un palazzo a geometrie interconnesse - ispirato a Casa di scale di Escher - e poi viene messo in fuga dalla furia ribelle della natura, che stritola e riduce in poltiglia l’inusuale costruzione, richiedeva e richiede il giusto tempo e capacità sonore e mimiche per raccontare ogni piccola disavventura.


Oppure si prenda il finale, quando, ricordo bene, la nostra narrazione tergiversava a lungo per il piacere dei piccoli lettori/ascoltatori: proprio là dove l’ultimo dramma si consuma, nel groviglio delle abitazioni e delle strade congestionate, con le persone che cadono intossicate, soccombono o appaiono imbelvite, e l’impavido architetto che sta là sopra, a rimirare e contemplare il frutto delle sue faraoniche aspettative di costruttore, cementificatore e famelico palazzinaro.


Fuggirà pure lui da quell’inferno, e sarà l’incontro/scontro con un gruppo di ragazzini dediti a costruire “palazzi di sabbia” a fornirgli la cifra della sua inettitudine. E del suo fallimento.


Che Jean Jacques Loup, come credo anni fa di aver letto da qualche parte, fosse stato lui stesso un architetto prima di abbandonare la professione e diventare fumettista, ha sicuramente contribuito  a  rendermi ancora più simpatico l’albo e l’autore. Ma non c’era bisogno.
Tra i tanti splendidi albi senza parole pubblicati dalla Emme, L’architetto ha occupato sempre un posto speciale e a riprenderlo in mano oggi, scopro e ritrovo le ragioni di questa mia predilezione.


È un albo esplicitamente costruito intorno a una partitura musicale: c’è un direttore d’orchestra munito di bacchetta e leggio, c’è un gruppo di manovali-musicisti, ci sono ingressi di strumenti, voci, dinamiche, ci sono gli spettatori. C’è una “esecuzione”. L’architetto è un albo che si può raccontare solo tenendo il “tempo” (partenza improvvisa a ritmo vertiginoso, un tempo “andante” nelle pagine centrali, preparatorio del delirio finale). Le parole qui non servono: è tutto un vociare, fracassi, rimbombi, grida, imprecazioni, mormorii. E non chiamatelo silent book!


Lorenzo Luatti lavora a Oxfam Italia dove svolge prevalentemente attività di ricerca sui fenomeni migratori. Collabora con la biblioteca del Centro di Documentazione Città di Arezzo. È appassionato di libri per ragazzi e di storia di letteratura dell’infanzia, di cui scrive su riviste pedagogiche e letterarie.

Dal nostro catalogo, Lorenzo Luatti ha scelto in regalo Sufi, bestie e sultani di Jalâl âlDîn Rûmî e Nooshin Safakhoo.

Se siete bibliotecari o insegnanti o promotori della lettura e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, lo trovate  qui.

Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine