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martedì 27 maggio 2014

Lenzuola, pensieri, semi e disegni

Dopo aver letto, il nostro post di ieri, le nostre due intrepide e industriosissime Silvia Vecchini e Marina Marcolin ci hanno inviato due messaggi circa alcune novità sul laboratorio, dai 6 anni in poi, Il desiderio è un seme, incentrato sul libro Poesie della notte del giorno di ogni cosa intorno, che terranno a Carpi, sabato, 31 maggio, presso la Libreria Radice-Labirinto, piazza Garibaldi 1, alle 16.30.

Cari Topi,
per Carpi avremo una tenda nuova di zecca. Ecco qui alcune immagini.
Una struttura molto semplice: cinque paletti di legno colorati, quattro viti, due lenzuola fatte a pezzi. Poi ho cucito anche qualche taschina per metterci libri, cartoncini, bustine di semi.


Visto il titolo del programma, abbiamo pensato di lavorare sugli elementi del prato: i bambini potranno pescare una carta (preziosa!) disegnata da Marina e ciascuno lavorerà su un elemento in particolare.
Partiremo da alcune associazioni e poi andremo a vedere se qualcosa un po' ci somiglia più di altro e quando e perché: insomma, racconteremo un prato sentimentale!

Cinque paletti di legno...
viti...
e due lenzuola fatte a pezzi.

I bambini porteranno a casa il disegno di Marina, il testo che hanno scritto con noi e nuovi spunti per scritti futuri. Alla fine, riceveranno anche un sacchettino con alcuni semi da piantare e una parola segreta per ricominciare a scrivere una volta a casa.
Vi mandiamo un po' di scatti della tenda itinerante in costruzione!
Baci
Silvia

Ah, e questi sono sacchettini con semi e parole da portare a casa.

Cari Topi,
io e Silvia ci siamo consultate per il laboratorio che terremo a Carpi sabato, e abbiamo pensato di proporre dei bigliettini dipinti a mano, dentro un sacchettino: i bimbi li pescheranno e utilizzeranno per scrivere le poesie con Silvia. I temi saranno legati al giardino e saranno il piccolo omaggio che lasceremo loro una volta terminato l'incontro. Vi allego una foto dei bigliettini che sto preparando, mentre Silvia preparerà dei sacchetti con i semi.
A presto!
Marina

E poi ci sono bigliettini dipinti a mano a da Marina Marcolin.

Nel senso: oltre a ricevere una magistrale lezione di poetica e pensiero, i bambini porteranno a casa un disegno originale di Marina Marcolin, più un seme e una parola da piantare e di cui prendersi cura. Qualcuno pensa di non esserci?

lunedì 26 maggio 2014

Dal chiasso alla parola/ 5. Parole come semi

Per tutto il mese di giugno, la libreria Radice-Labirinto ospiterà  le tavole di Marina Marcolin per le poesie di Silvia Vecchini, Poesie della notte, del giorno e di ogni cosa intorno. E tutto il mese di giugno sarà dedicato dalla libreria alla poesia. Il programma della giornata di sabato, 31 maggio, Semi e parole, è ricchissimo: si comincia alle 10 e si finisce alle 18 e 30. Lo trovate qui. Alle 16.30, del 31, vi segnaliamo Il desiderio è un seme, laboratorio per bimbi dai 6 anni, a cura di Marina Marcolin e Silvia Vecchini.

Mi piace partire dall’inizio.
E secondo me l’inizio sta nel fatto che da piccola ho avuto qualche difficoltà a parlare. In prima elementare, tanto per fare un esempio, mi misero accanto a una bambina molto più spigliata di me. Io le dicevo una cosa all’orecchio e lei parlava al posto mio. È andata avanti così per un po’.

Se poi dovevo dire qualche cosa di molto importante, la cosa si complicava. Ho il preciso ricordo di quando, scoperto il registratore, pigiavo il tasto REC in camera mia, parlavo, pigiavo il tasto STOP, riavvolgevo con il tasto REW e poi portavo il registratore in cucina, dai miei, spingendo il tasto PLAY e scappando via mentre loro ascoltavano il mio messaggio in differita. Certo, era anche un gioco. Ma non del tutto.

Che cosa c’entra questo con i laboratori di scrittura e di poesia che svolgo con i bambini?
Poco per gli altri, molto per me.
Scrivere, tirar fuori le parole, spesso non è facile. Anche per i bambini che invece sarebbero così generosi nel condividere i propri pensieri. Scrivere a volte somiglia troppo a un compito.
E poi, quando i laboratori sono una tantum e non tracciano un percorso, può esserci un po’di imbarazzo. Quindi, i bambini hanno tutte le ragioni per partire in sordina o con sospetto.
E allora, innanzitutto, quando incontro i bambini a scuola, in biblioteca o in libreria, mi piace accoglierli in modo che si trovino a loro agio.

Schizzo di Marina Marcolin, durante la lettura-laboratorio
presso Libreria Cuccumeo, Firenze, 13 aprile.

Se è possibile, non scriviamo a un tavolo. Se si sta all’aperto è ancora meglio. Di solito offro sempre colori, matite, acquerelli, pennelli, in modo che possano anche disegnare mentre aspettano l’idea giusta o che tutti abbiano terminato l’attività.

Mi piace aprire l'incontro con una lettura, spesso con un libro illustrato. Da quando ho scoperto Dentro me, utilizzo questo viaggio misterioso come l’augurio di scoprire, durante la scrittura, qualche cosa di noi che ancora non sappiamo. Che si tratti di un orco, una nuvola, una roccia o un arcobaleno.
Per il laboratorio su Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno ho scelto di preparare una tenda, un rifugio provvisorio, di quelli che i bambini approntano in casa con coperte, cuscini, seggiole. Nel libro c’è una poesia dedicata a questo gioco e partiamo proprio da lì.
In questo luogo riparato, intimo, facciamo conoscenza e iniziamo a leggere. Poi propongo loro un’attività con dei piccoli oggetti: può essere un oggetto a loro particolarmente caro e che chiedo loro di portare da casa, ma anche un oggetto casuale che troviamo svuotando le tasche, oppure un piccolo gioco pescato tra quelli che ho portato io da casa.
Naturalmente non chiederò loro di scrivere una poesia.
Do a ciascun bambino un balloon ritagliato in modo che possano far parlare l’oggetto, sentire la sua voce.


In questa fase, il fatto di stare un poco scomodi, di scegliersi la propria posizione, di non far troppo caso agli scarabocchi, alle prime frasi lasciate a metà, è un sollievo. Scriviamo innanzitutto per noi. Non sarà perfetto, ma proprio per questo andrà benissimo.
In poco tempo, scendiamo un po’ più nel profondo e ci concentriamo su un’emozione in particolare.

Cosa sente, cosa prova, cosa pensa o cosa vorrebbe fare l’oggetto che ci è toccato in sorte?
Proviamo a scrivere anche quello. Se abbiamo tempo, passiamo dalla prosa ai versi. Eliminiamo parole, concentriamo il tutto, proviamo a sentire la musica dei suoni e delle pause.
Dopo aver assegnato uno stimolo alla scrittura, si lavora in silenzio, ci si aspetta e poi si condivide liberamente. C’è chi scalpita e chi frena. Alla fine tutti o quasi lo fanno.
Ma la cosa interessante non è quasi mai il prodotto della scrittura (anche se i bambini scrivono spesso cose straordinarie) quanto il clima che si crea nel cercare di scrivere.
L’oggetto fa da schermo ma i bambini raccontano se stessi.
Dentro questo tentativo, in quell’attenzione concentrata, in quel silenzio ricco di possibilità, mentre scegli la strada da prendere per dire qualcosa di tuo, sta il divertimento e l’occasione.

La scrittura è un esercizio di libertà e insieme un esercizio di riconoscimento perché quello che scrivi ti rappresenta. E farlo insieme, iniziare per gioco, avere qualcuno che ascolta e ti ringrazia per quello che hai condiviso, ai miei occhi è come dare a ciascuno un registratore perché lo faccia scendere giù, dentro, possa premere REC, catturare qualcosa, fosse anche una frase che gli somiglia e riportarlo fuori. Pigiare insieme PLAY e sentire che effetto fa.
Il prossimo appuntamento con Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno sarà a Carpi il 31 maggio all’interno dell’iniziativa Semi e Parole.

Per questo incontro, io e Marina Marcolin (che disegnerà e guiderà i bambini nella parte dedicata all’illustrazione dei testi) abbiamo preparato una tenda e un’attività speciale. Ci saranno fili d’erba, fiori, chiocciole, api, sassi, coccinelle. E parole come semi.

Si parla sottovoce, si scrive come viene
si dice un poco, il resto si trattiene.
Va bene stare scomodi,
è solo per provare,
tirar fuori le parole
non sai mai come fare.
Ci vuole un apriscatole,
una chiave a stella,
poi basta una frase
e sei proprio tu, sei quella.




Le immagini di questo post, realizzate da Teresa Porcella, sono state prese durante l'incontro del 13 aprile scorso, presso la libreria Cuccumeo, a Firenze: una lettura-laboratorio con Silvia Vecchini e Marina Marcolin, a partire dal libro Poesia della notte, del giorno, di ogni cosa intorno.

Gli altri post della rubrica Dal chiasso alla parola li trovate qui:
Dal chiasso alla parola/1. Carla Melazzini
Dal chiasso alla parola/2. Il bianco che resta sulla carta
Dal chiasso alla parola/ 3. Nell'aula silenziosa della mente
Dal chiasso alla parola / 4. Nel grande mistero


Locandina dell'incontro, Libreria Cuccumeo, Firenze, 13 aprile 2014.

giovedì 22 maggio 2014

Disegnare e degustare, ovvero: Factory Quota 101

[di Silvia Gardina]

Una vignaiola nel blog di una casa editrice di libri per ragazzi? Il motivo è semplice.
Cerco cinque illustratori per una maratona di due giorni nella mia cantina che con la tecnica dello sketchbook racconteranno il vino. Cinque illustratori che conosceranno l'acquerello di Marina Marcolin, degusteranno Fior d'Arancio al tramonto, dormiranno in un agriturismo immerso nella natura. Cinque illustratori che parteciperanno a Factory Quota 101, sabato 13 e domenica 14 settembre 2014.

Quando parlo dei miei vini, cerco di farlo scegliendo linguaggi che vadano oltre i tecnicismi di una degustazione. Dietro il vino c’è lavoro, terra, ricerca. Ma, quando porto una bottiglia in tavola, preferisco la leggerezza di una chiacchiera con un amico o la bellezza di un bicchiere in una sera d’estate. Per questo ho  pensato all’illustrazione come linguaggio adatto alla cantina della mia famiglia. Perché c’è tanta fatica e tanto studio nel lavoro dell’illustratore, ma il risultato che appare alla fine è la bellezza e la leggerezza che noi cerchiamo.

Si riesce a disegnare anche al Vinitaly (nonostante i calici vuoti).

Abbiamo presentato il progetto Factory Quota 101, a Verona, lo scorso aprile, durante Vinitaly, la più grande manifestazione italiana per chi fa vino (un po’ come la fiera di Bologna per chi fa illustrazione). Con noi c'erano tre illustratrici: Marina Marcolin, Carla Manea, Francesca Ferri che hanno svelato il loro amore per il Fior d’Arancio. Insieme abbiamo improvvisato un pic nic tra gli stand della fiera e presentato il progetto alla stampa. Ospiti e curiosi hanno assaggiato un bicchiere di vino, fatto merenda e lasciato la loro impronta con un disegno. I lavori sono stati raccolti in una bacheca. Quello che è successo lo potete vedere in questo video.



Da sinistra: Carla Manea, Silvia Gardina,
Marina Marcolin e Francesca Ferri al Vinitaly
(e si vede).
Cos’è Factory Quota 101
Una maratona di due giorni dedicata alla creazione di illustrazioni legate al mondo del vino. La partecipazione è riservata a cinque artisti che saranno selezionati da una giuria di professionisti. Il programma prende inizio il sabato mattina con un workshop sulla tecnica dell’acquerello, con l’illustratrice Marina Marcolin. Da qui organizzeremo un gruppo di lavoro con gli illustratori partecipanti per creare 5 illustrazioni sul tema del vino secondo la tecnica dello sketchbook. Si potrà lavorare in vigna, sotto il portico, in cantina. Le illustrazioni saranno poi utilizzate per realizzare un manuale per nuovi degustatori del vino. Tra un disegno e l’altro pranzeremo e ceneremo insieme degustando i vini. L’alloggio è in un agriturismo dei colli. Ospiti in cantina, oltre a Marina, Carla Manea.

Come essere selezionati per partecipare
Inviando il proprio curriculum e una illustrazione il cui tema sia la natura. Tutto a quota101@studiocru.com, entro il 30 giugno 2014. La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a illustratori di qualsiasi nazionalità. Una giuria sceglierà tra questi 5 illustratori che avranno diritto a partecipare a Factory Quota 101.

I vigneti di Quota 101, dove si svolgerà il workshop.
Quando e dove
Sabato 13 settembre e domenica 14 settembre, durante la vendemmia, saremo sui Colli Euganei, a Torreglia, poco distante da Padova. I Colli Euganei sono famosi per essere rimasti intatti e selvaggi. E per i numerosi borghi come Arquà Petrarca, Teolo o Monselice. La natura è tra filari di vigne, olivi secolari, boschi di castagno e querce. More, lamponi, melagrani, giuggiole, corbezzoli, nocciole, nespole e mandorle sono alcune delizie della collina.

La sede della cantina Quota 101.

Per ogni dubbio, Factory Quota 101 ha un regolamento. Lo trovate qui. Se rimane ancora qualche dubbio scriveteci. [***Elena Sartori ha rilevato una ambiguità nel regolamento. L'abbiamo segnalata a agli organizzatori e abbiamo sostituito il link con quello corretto alle 15.30 del 22 maggio. Se avete scaricato il regolamento prima di questa ora e data, scaricatelo nuovamente.***]

[Nota a piè di pagina: Silvia Gardina e la sua famiglia sono titolari di  una cantina sui Colli Euganei, poco fuori Padova. I vigneti si trovano a 101 metri sul livello del mare, da qui il nome dell’azienda, Quota 101.]

martedì 18 marzo 2014

Questo gioco prima di dormire

Oggi prosegue la carrellata di novità che troverete a Bologna. 

Su questo libro non perdetevi la mostra Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno. Illustrazioni e poesie di Marina Marcolin e Silvia Vecchini, che lunedì, 24 marzo inaugura a Bologna, presso Atelier Les libellules, Via San Vitale 36/G , alle ore 18 e fino alle 21 (ingresso libero). 

L'iniziativa fa parte di Settemostre, un percorso a cura di ZOO
in occasione di Children's Book Fair 2014.


Per parlare di questo libro devo iniziare da una poesia.



Il mio gioco preferito prima
di dormire è fingermi
un sasso in mezzo
al bosco. Essere coperta
di muschio, stare
dentro l’oscurità, stare
nella pancia del lupo
sapendo che nessuno
mi mangerà.


Il libro è nato qui, in questo gioco prima di dormire. Naturalmente, da sola, questa poesia non sarebbe bastata. Ci voleva un po’ di lievito. Ce lo ha messo Giovanna.


Racconto questo particolare perché per me è straordinario e la dice lunga su chi sia un editore. Giovanna ha letto questa poesia e in questi nove, brevissimi versi, sapendo poco o niente del mio percorso, ci ha trovato dentro un libro che ancora non esisteva.
Mi ha chiesto se ci fossero altre poesie. Le ho detto che scrivevo da sempre versi, ma pensando agli adulti. O meglio, scrivevo e basta.
Giovanna mi ha detto di provare.
Io mi sono fidata. Allo stesso tempo sapevo una cosa: con la poesia non si bara, non si finge, non si costruisce. O almeno è così per me. O c’è, o non c’è.
Per fortuna c’era.


C’era perché è la poesia la lingua in cui ho sempre pensato e detto le cose che più mi toccano, perché è il mio modo di allacciare cose lontane, ricomporre il senso di quello che mi circonda. C’era perché avevo conosciuto presto la forza che la poesia aveva su di me, avevo scoperto la poesia proprio da ragazzina.
C’era perché nel frattempo avevo vissuto e stavo vivendo l’infanzia e i suoi passaggi nei miei figli ed ero caduta, di nuovo e in pieno, nella mia.
Una alla volta, a gruppetti, a grappoli, con varie gocciolature finali e riprese, sono arrivate le poesie. Scritte ai margini di altre cose, in fogliettini, quadernetti.


Più scrivevo, più definivo il linguaggio, più mettevo a fuoco il cuore del libro. Più avevo voglia di scrivere, ma sempre senza forzare.
Non volevo soluzioni facili o “poetiche”. Anche se i lettori erano bambini, soprattutto perché erano bambini.
In una sua cartolina di risposta ai miei versi scritti a vent’anni (tra l’altro fantastica perché ritraeva la cripta dei Cappuccini a Roma in assoluta consonanza con lo spirito del mittente), Patrizia Valduga mi disse in sostanza che ero sulla strada giusta, mi incoraggiò molto a proseguire e mi mise in guardia dalle poeticherie. Non me lo sono più scordato.


Da subito, anche se procedevo per tentativi, ho capito che il libro doveva aprirsi con la notte (perché il libro era stato scovato proprio in una poesia notturna) e chiudersi con la notte.
La lettura doveva abbracciare una giornata anche se dentro si attraversavano stagioni.
Volevo che per i più piccoli fosse sì un’esplorazione, ma che avesse un ritmo quotidiano, familiare. Che nei versi incontrassero oggetti, gesti, persone, discorsi e si riconoscessero. Volevo che invece per i più grandi fosse una lunga immersione, un ripercorrere quasi da sogno, per poi risvegliarsi come da un incantesimo, in un giorno nuovo, ancora da fare, in un’età diversa, sul confine, aperta a quello che deve accadere.


E le immagini? Scrivendo poesia per gli adulti, in principio non mi figuravo che volto avrebbe potuto avere il libro. Paolo mi disse di aver scelto Marina con un intuito e una precisione che ancora adesso mi stupiscono.
Grazie a Giovanna, Marina e io ci siamo incontrate a Bologna. In seguito abbiamo avuto qualche scambio, molto intenso, sui testi. Ho capito che era la persona giusta dalla sua delicatezza e sensibilità. Sentiva la poesia. Per questo non ho chiesto di vedere niente fino alla fine. Mi fidavo di Giovanna e Paolo e volevo essere sorpresa dalla lettura di Marina.
Ed è quello che è successo. Non avrei potuto chiedere di meglio.
Come io avevo scritto in assoluta libertà, lei ne avuta altrettanta nell’illustrare.


Ai miei occhi Marina ha colto ogni occasione che il testo offriva per far sentire questa età di passaggio, questa soglia sfumata, questo saluto, lento, pieno di gratitudine per tutto quello che c’è, per quello che è stato, quanto ha significato e continuerà a significare il tempo misterioso, stupendo, dolce e aspro insieme dell’infanzia quando la stai per lasciare, questa punta di dolore che si scioglie nella grazia di certi momenti e nell’allegria per la voglia di andare a vedere cosa ci sarà. Non è un caso che, nelle immagini di Marina, la leggerezza degli uccelli, delle piume, accompagni tutto il libro e ci dica senza paura che c’è un nido da lasciare, un volo tutto da iniziare.

Marina Marcolin, taccuino di appunti per Poesie della notte, del giorno.

 Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato a questo libro. In particolare Giovanna e Paolo per la loro fiducia, la sapiente e attenta cura del progetto, Marina perché ha messo in questo libro se stessa e ha regalato ai miei versi i suoi colori particolarissimi.
La dedica è per i miei figli e l’ultimo grazie ad Antonio. Non ricordo una sola volta che in questi venti anni non abbia salutato una mia poesia con un bacio.

Marina Marcolin, una tavola per Poesie della notte, del giorno, work in progress.

“Ci sono delle poesie, scritte da Silvia Vecchini, che dovresti provare a illustrare tu” .
Con questa frase che, confesso, mi ha fatto tremare non poco, è cominciata un’ avventura intensa, fatta di cose piccole e immense.
Quando ho letto le poesie la prima sensazione è stata “naturale”, nel senso di affine alle sensazioni dell’infanzia e anche del vivere presente, ma anche della natura intesa come stagioni, vento, cambiamenti, attese, rumori e silenzi.

Marina Marcolin, una tavola per Poesie della notte, del giorno, work in progress.

Le ho subito sentite così vicine che dovevo illustrarle con la chiave di lettura che sentivo più personale e intima, con lo sguardo che adopero quando il disegnare e dipingere è necessario come respirare, camminare. Allora ho fatto ciò che mi è più naturale: ho aperto il blocchetto degli schizzi e ho camminato con loro; per portare le parole di Silvia con me le ho imparate a memoria e quando i miei occhi incontravano la sensazione dei testi, il disegnare era un tutt’uno con le poesie tra le labbra.
“Documenti d’atmosfera”, così li aveva definiti Paolo prima che mi mettessi al lavoro e così ho cercato di raccontare. La fiducia che mi è stata data ha fatto sì che questo percorso si sia svolto con naturalezza, con lo scambio e il rispetto. Un dono.



venerdì 5 aprile 2013

Com'è che sono quasi diventato illustratore

Paolo Canton. Autoritratto. 2012.
Collezione Castagnoli-Palier.
Opera comica in un antefatto quasi tragico, un prologo, tre atti e un epilogo vagamente filosofico, dove si parla di ali tarpate, trucchi studenteschi, nonne sublimi e di un editore che, privo del senso della decenza, mette in mostra i soò quàter spegàsc.

Antefatto quasi tragico
Sono andato all'asilo a due anni. Per anticipare la mia uscita di casa, mia madre ha approfittato del fatto che mia sorella maggiore cominciava ad andarci e della sua amicizia con la direttrice.
Ii secondo giorno di asilo mi misero in mano un pennello e un piatto di ceramica e io, dall'alto dei miei due anni, mi diedi a spennellare come un dannato, mentre mia sorella e i suoi coetanei realizzavano casette con soli ridenti e bucati stesi. La signora Pia, piena di pragmatismo milanese, si avvicinò e, con una certa perentoria dolcezza, mi disse: «Paolo, tu non disegni più. Tu fai i bolli.» Io la presi in parola.

Alle elementari mi soccorreva Roselline: io copiavo, soffrendo, disegnetti e grechine. Alle medie e al liceo (scientifico) mi hanno salvato Dario Tamburini, l'economia di mercato e una semplice uguaglianza: un disegno = un pacchetto di MS. Poi, se studi teoria economica l'unica cosa che devi saper disegnare sono parabole e iperboli nel piano cartesiano. E quelle si imparano in fretta.

Paolo Canton. Direzione, 2012.
Collezione Castagnoli-Palier.
Prologo
Anna Castagnoli - che voi tutti ben conoscete per via di questo - un giorno dell'agosto scorso, a Barcellona, sulla via di Minorca, mi ha parlato di una sua bislacca teoria: chiunque è in grado di disegnare e di ottenere buoni risultati. E io, sicuro della mia inettitudine, l'ho sfidata, raccontandole la triste storia. Mai sfidare la Castagnoli.

Mi sono ritrovato nel suo studio con un mazzo di matite in mano e il compito di usarle tutte e associare a ciascuna un aggettivo. Cominciavo a temere di essere precipitato in un vortice di stupidità. Ma non era finita lì. Fatto questo primo esercizio ne ho dovuti fare altri. Il principio di insegnamento è quello magistralmente sintetizzato da Sugata Mitra: prendi un bambino; dagli un compito; fai un passo indietro e lascia che impari da solo; meravigliati per il risultato; e fagli tanti complimenti quanti gliene farebbe sua nonna. E Anna è una nonna sublime.

Atto I - San Pelliccione ha fatto la grazia
In vacanza, Anna mi ha lasciato tranquillo. Anche lei ha disegnato poco. E ha lasciato che la guardassi disegnare.  Poi lei e Julien sono tornati a Barcellona qualche giorno prima di noi e, al nostro arrivo abbiamo trovato ad accoglierci la Pala Castañuela di San Pelliccione e un ex voto.

La celeberrima Pala Castañuela. Collezione Castagnoli-Palier

Anna Castagnoli. Ex voto Sancti Pelliccioni 1. Collezione Castagnoli-Palier.

Per ringraziare Anna, e alimentare il culto del santo peloso, mi sono sentito in dovere di disegnare a mia volta due ex voto. Uno l'ho tenuto nascosto, perché ritraeva la Bruha Castañuela nuda, ancorché in forma di nuvola temporalesca, e mi sembrava irrispettoso esporre le sue grazie

Paolo Canton. Ex voto Sancti Peliccioni 2. Archivio dell'autore.
e l'altro è diventato la mia prima opera pubblicata (sulla pagina facebook degli Amici di San Peliccione)

Paolo Canton. Ex voto Sancti Pelliccioni 3. Collezione Castagnoli-Palier.
Atto II - Della stupida baldanza
In questa storia c'è un'altra "nonna sublime". È Marina Marcolin, disegnatrice e acquerellista eccelsa, che aveva partecipato al corso di Cecchina e mi aveva chiesto di assistere all'avviamento di stampa di un libro. Alla prima occasione, cioè ai primi di settembre, l'ho inviata a Verona, alle Grafiche AZ (e lei ne ha scritto qui). Poi, prendendo il caffè dalla Nella, le ho detto della mia esperienza di disegnatore in erba e lei mi ha regalato una matita e mi ha fatto disegnare un portacenere.
Paolo Canton. Il portacenere della Nella. Archivio dell'autore

E via con i complimenti della nonna. A quel punto, imbaldanzito, ho cominciato a fare disegni e a farli vedere ad Anna e Marina. Marina, con santa pazienza, mi ha fatto disegnare una finestra, poi un cavalletto nel suo studio, poi qualcos'altro. E a fine ottobre, quando abbiamo fatto la riunione dei corsisti di Cecchina per valutare i compiti delle vacanze (che nessuno aveva fatto, salvo Marina), mi sono esibito in qualche disegno dal vero, sia a matita sia a penna bic.

Paolo Canton. Passo del Giogo (natura morta).
Archivio dell'autore.
Atto III - La beffa
Disegna oggi, scarabocchia domani, Nonna Anna ha deciso che avrei dovuto gettare il cuore oltre l'ostacolo. E visto che a dicembre, a Roma, dal suo incontro con Stefania Camilli, Vànvere edizioni e Libretto postale di Franco Matticchio era scaturito il gioco postale "Animali in viaggio", ha pensato bene di mettermi nell'elenco degli invitati. Io non ho opposto resistenza (avete provato a opporre resistenza ad Anna? A me viene in mente questa canzone, dove un tizio dall'aria tenerella dichiara I am a steamroller, baby. I'm bound to roll all over you), contando sul buon senso degli altri invitati, molti dei quali sono anche amici: loro leggono, sbigottiscono, pensano allo scherzo e io rimango ultimo, senza più il tempo per fare l'inevitabile brutta figura. Immaginate la sorpresa quando ho ricevuto, a gioco appena iniziato, la cartolina di Antonio Marinoni. [Caro Antonio, questa la pagherai, prima o poi.] Avete presente come disegna Antonio?

I pinguini di Antonio Marinoni
Per fortuna, siccome c'è un Dio anche per i pazzi e per gli ubriachi, nella cartolina di Antonio c'è una provvidenziale porta che si affaccia su una stanza buia e, dopo qualche prova,

Paolo Canton. Down the penguin hole. Disegni preparatori 1.
Archivio dell'autore.

Paolo Canton. Down the penguin hole. Disegni preparatori 2.
Archivio dell'autore.

ho deciso che i miei pinguini sarebbero entrati proprio lì. E che le due figure umane (che non avrei proprio saputo disegnare) sarebbero scomparse in una botola del pavimento.

Paolo Canton. Down the penguin hole. First version. Recto.
Collezione Castagnoli-Palier on loan collezione Tanco.

Paolo Canton. Down the penguin hole. First version. Verso.
Collezione Castagnoli-Palier on loan collezione Tanco.

Poi ho fatto la scansione, ho spedito la cartolina a Miguel Tanco e la scansione a Marina, che mi  ha suggerito di fare un tratteggio a penna bic per dare più densità al buio. E così mi è toccato rifarla da capo. Ed è venuta fuori questa (che ho dimenticato di scansire, ma ho spedito direttamente a Stefania).

Paolo Canton. Down the penguin hole. Definitive version. Recto.
On loan "Animali in viaggio" exhibition.
Ho pure rifatto il francobollo, inventandomi la serie Poste Italiane "Cattivi illustratori". Il francobollo da 0,70 euro invoca il taglio della mano dei suddetti.

Paolo Canton. Down the penguin hole. Definitive version. Verso (detail).
On loan "Animali in viaggio" exhibition.
Epilogo vagamente filosofico
Poi, il 27 marzo c'è stata l'inaugurazione della mostra, allo Spazio Zoo di Bologna. Sono sicuro che della mostra parlerà diffusamente Anna nel suo blog e non voglio levarle il piacere di farlo. Quindi restate in ascolto.

All'inaugurazione c'era davvero un sacco di gente. Courtesy Nadia Andreini.
Qui sono con Beatrice Alemagna (che ringrazio per non aver
commentato la mia performance). Courtesy Nadia Andreini.
Ecco, questo è più o meno tutto. Mi sono domandato quale fosse il senso di questo post e di tutta l'attività che lo ha preceduto. Il post prendetelo come un atto di generosità di un editore nei confronti degli illustratori: per una volta avete la possibilità di dire peste e corna, di ridere sguaiatamente, di guardare con aria di sufficienza o di compatimento il lavoro appassionato di qualcuno che, di solito, guarda il vostro lavoro, fatto con altrettanta passione, sebbene con migliori risultati, e si arroga il diritto di giudicarne la pubblicabilità. Quanto al senso del mio disegnare, non so. Non so se ha un senso, ma è un gioco bellissimo. E deve essere proprio una soddisfazione immensa per quelli di voi che riescono a farne il proprio mestiere.

venerdì 8 marzo 2013

Come questa incipiente primavera

Sono io, Ettorino: il massimo esperto canino di illustrazione
[di Ettorino]

Se non ci fossi io, quei pigri e ignorantoni non si muoverebbero mai. Tutti così, gli illustratori. Chi sono io? E me lo domandate? Sono Ettore, per gli amici Ettorino: critico d'arte, esperto di illustrazione, pieghe, cuciture, quadricromia, pigmenti naturali e salsicce.

E così, abbaia oggi, abbaia domani, li ho convinti e una bella domenica mattina siamo partiti alla volta di Vicenza. Prima tappa: la casa dell'artista. Perché - è chiaro - per capire l'arte, prima bisogna vedere dove nasce. Questa casa sta da qualche parte vicino a Vicenza, in un posto dove una volta c'era un lago d'acqua e adesso c'è un lago d'erba e, data la stagione, distese di bucaneve e di scille nel bosco.

Marina Marcolin (al centro) con Elham Asadi e Monica Monachesi.
L'artista si chiama Marina e ha un buon odore di gatto, di lepre e di stufa a legna, si muove con circospezione ma ha mani sicure. La sua casa e il suo studio, invece, odorano di uccelli, di muschi e di licheni. Se non sapessi che fa la pittrice, scommetterei che ha un'agenzia immobiliare per volatili, con consegna chiavi in mano di nidi usati, per amatori.



Poi, pranzo con gli amici: sono arrivati da ogni dove; c'erano perfino i Braghiroli da Parma. Io avevo già fatto uno spuntino con gli avanzi del signor Polpetta, il mecenate felino che ospita l'artista, così me ne sono rimasto fuori a godermi la bella giornata.




Scoccata l'ora, siamo andati in centro a Vicenza, alla Galleria Tonivedù (contrà Porta Padova 44), sotto un breve portico. La galleria la riconoscete subito, perché ha i muri di un bel rosso cinabro. E contro quel bel rosso cinabro, i quadri di Marina, incorniciati in acero sbiancato. Sono acquerelli finissimi, nei quali prevalgono i toni della terra d'ombra, che dà il nome alla mostra.
È proprio quel colore di fine inverno che attraversa, come un filo rosso, tutti i quadri. Quadri che rappresentano alberi coperti di licheni, foglie rose dall'inverno, fiori secchi di vitalba, radici e nidi: tutte le trouvailles dei pellegrinaggi quotidiani di Marina nel bosco.




Marina è un segugio con un olfatto finissimo. Sa scovare in ogni angolo dei boschi nel letargo invernale il segnale del risveglio, quel verde tenero ma potentissimo che se ne sta nascosto sotto la corteccia, ancora ombra, ma pronto a spaccare la scorza. Non subito, non adesso. Domani.
Un domani che, lasciatelo dire a me, uno che se ne intende, ci sta riservando qualcosa che cova, che ancora non si è manifestato e che sarà impercettibile nel suo lento procedere e sfarzoso nel suo improvviso manifestarsi. Come questa incipiente primavera.




Alla fine, a furia di vedere tutti quegli alberi, così magistralmente disegnati, mi è venuto uno stimolo. E mi è anche tornata in mente una bella poesia della mia amica Zoboli:
Otto cani
seduti sui divani
con aria da sultani
sognavano banani.
Pensavano così:
“Poter far la pipì
su quei bei tronchi dritti…
Invece siamo qui
costretti notte e dì
a fare i cani ricchi!”
Meditate gente, meditate



Mi dice la mia segretaria Sara (carina, ma piuttosto inefficiente) che la mostra Terra d'ombra è aperta fino al 31 marzo prossimo ed è visitabile solo di venerdì (16.00-19.00), sabato (10.00-12.30 e 16.00-19.00) e domenica (16.00-19.00).
Penso che non ve la dobbiate perdere.
E se vi avanza il tempo per il pranzo, andate qui.
Buona gita.
Tutte le foto sono di Giuseppe e Pietro Braghiroli,
meno una che è della mia segretaria Sara.