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mercoledì 28 gennaio 2015

Bambini al museo

I mesi di novembre e dicembre sono stati pieni d’iniziative legate alla collana Pippo (Piccola Pinacoteca Portatile): la presentazione della collana e un laboratorio di Francesca Zoboli al Castello di Melegnano, durante Boockcity, e la seconda attesa edizione del gioco Pippo non lo sa (di cui potete leggere qui e vedere le opere qui). La terza iniziativa è una nuova sperimentazione didattica della collana, attuata a Milano, nell’interclasse di quarta elementare (5 sezioni) dell’Istituto Comprensivo 5 Giornate, a partire dal volume Viva la natura morta!. Questo post racconta la prima parte del percorso, la visita al Museo del Novecento insieme ai bambini, in cerca di natura morte. La seconda, riguarda la parte laboriale svolta in classe, uscirà il prossimo mercoledì, 4 febbraio.

[di Marta Sironi]

Il tema della natura morta non è certo il più immediato e diffuso della nostra tradizione artistica – diverso se fossimo in Olanda! – e nemmeno il più attraente per i bambini, ma i disegni di Francesca Bazzuro avvicinano al genere secondo vie insolite e divertenti.


Francesca Bazzurro, Marta Sironi, Viva la natura morta!, Topipittori, 2012.

A cominciare dal piacere di elencare gli oggetti e la loro relazione con il piano d’appoggio (mostrandoci per esempio la forma reale di un tavolo rappresentato al modo cubista), scoprire come si possa rappresentare il tempo (teschi e clessidre, foglie cadute o secche…), ma soprattutto la possibilità di far parlare un soggetto apparentemente ‘muto’ (dalle bottiglie o da un mazzo di fiori c’è spesso un fumetto da riempire).

Picasso, La bouteille de Bass,
Museo del 900.
Braque, Natura morta con chitarra, Museo del 900.




















Le scelte dei quadri presenti nel libro sono di Francesca Bazzurro, secondo le sue predilezioni che avvicinano ad artisti poco frequentati (il caso di Giovanna Garzoni), evitando in ogni caso scelte scontate. La varietà degli artisti scelti e la centralità del tema permettono di usare il libro adattandolo pertanto a ogni collezione museale che comprenda delle nature morte.

Giorgio Morandi, Natura morta, Museo del 900

Si è deciso di visitare il Museo del Novecento, andando a scoprire nature morte eseguite a partire dagli anni Dieci del Novecento e attraverso le modalità interpretative delle avanguardie storiche. Lo stesso percorso museale inizia con due esempi di nature morte cubiste (Picasso e Braque) affiancate da un esordio metafisico di Morandi.

Boccioni, Sotto la pergola a Napoli, Museo del 900.

Boccioni, Sviluppo di una bottiglia nello spazio, Museo del 900.

Boccioni ci ha dimostrato l’originalità del Futurismo nell’utilizzo del colore e della scomposizione della forma, sintetizzati rispettivamente nelle natura morta composta sul tavolo di Sotto la pergola a Napoli e nella sperimentale scultura Sviluppo di una bottiglia nello spazio (durante la nostra visita non visibile), facilmente scambiabile con l’esperienza spaziale del plastico Forme uniche della continuità nello spazio.

A. Soffici, Natura morta (Piccola velocità), Museo del 900.

A. Soffici, Composizione con fiammiferi, Museo del 900.

Due opere di Soffici hanno permesso non solo di focalizzare l’attenzione sulle varianti di un unico artista, ma anche di individuare l’inserimento di oggetti d’uso (la scatola di fiammiferi, il giornale) con una tecnica a collage molto diversa dai cubisti. Anche la reiterazione, in quadri diversi, delle stesse forme ottenute con mascherine prefabbricate – bottiglia e bicchiere – ha fornito spunti tecnici

Giorgio Morandi, Natura morta con manichino, Museo del 900

Giorgio Morandi, Natura morta, 1943, Museo del 900.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1940, Museo del 900.

Nella sala dedicata a Morandi ci siamo finalmente seduti in terra e abbiamo osservato le silenti variazioni cromatiche del pittore bolognese, apprezzando la luce naturale dei suoi interni, il variare delle ombre e della disposizione degli oggetti.

Giorgio De Chirico, Les brioches, Museo del 900.

Un passaggio nella sala di De Chirico e un pizzico di magia metafisica ha fatto intravedere, a tutte le cinque classi, un cane nelle due panciute brioches (io naturalmente rimango ancora convinta della storica definizione e non sono riuscita a vederlo).

Achille Funi, Il bel cadavere, Museo del 900.

Donghi, Margherita,
Museo del 900.
È stata poi la volta di una caccia al tesoro, alla ricerca delle nature morte nascoste nei ritratti degli anni Trenta, scoprendo tra l’altro come gli oggetti aiutino a dare significato ai ritratti: il libro di Buzzi, Il bel cadavere, nell’omonimo quadro di Funi; l’iperrealismo delle mele e limoni nella Margherita di Donghi; infine i pasticcini, gli anelli, la sigaretta accesa del doppio ritratto di Marussig. Il nostro giro si è concluso davanti alla Grande natura morta di De Pisis, un modo ancora nuovo non solo di concepire il genere pittorico ma soprattutto di guardare e restituire figurativamente gli oggetti. La sua pittura ‘calligrafa’ tratteggia paesaggi ideali dove oggetti da collezione si animano e si mischiano in una realtà di natura immaginaria.


Marussig, Donne al caffè, Museo del 900.

Filippo De Pisis, Grande natura morta, Museo del 900.

L’attenzione dei bambini è stata esemplare, stimolata anche dal dover eseguire a breve una loro natura morta in classe: aver osservato autori, tecniche, soluzioni formali e significati dei quadri ha arricchito certamente le possibilità interpretative di questo soggetto così come, più in generale, di lettura delle opere. Ci siamo lasciati dandoci appuntamento in classe: ognuno avrebbe portato un oggetto a piacere per comporre una ‘piccola natura morta portatile’ insieme agli oggetti portati da altri 3/4 compagni.

Non perdete la prossima puntata di Bambini al museo, mercoledì 4 febbraio.

Ricordiamo che nei giorni 31 gennaio e 1 febbraio, la Piccola Pinacoteca Portatile sarà al centro di un corso di formazione rivolto a insegnanti, educatori e atelieristi presso il Mart di Rovereto, a cura della sezione didattica del museo e con la nostra partecipazione.

lunedì 27 ottobre 2014

A cavallo degli alfabeti

[di Valentina Colombo]

John Alcorn ha illustrato LIBRI!, originariamente BOOKS! nel lontano 1963. Superfluo dire che ne è passata di acqua sotto i ponti, da allora.
Innanzitutto la grafica e l’illustrazione, oggi, parlano anche, se non solo, il linguaggio di Photoshop o Illustrator, attraverso l’uso di palettine e palettone elettroniche, device astrusi o semplici, con o senza matitone digitale.
Una volta si disegnava a mano, si tagliava, si incollava, si sbagliava e si doveva ricominciare tutto daccapo. Per fare una copertina ci si potevano mettere settimane. Oggi ci sono il benedetto ctrl-Z e il Salva con nome. Si possono presentare in diretta diverse varianti, fatte in cinque minuti e mandate in stampa in un lampo. La velocità domina la creazione grafica e i tempi di realizzazione di una copertina possono dilungarsi solo se ci sono problemi (del grafico, dell’editore etc.).
Ai tempi di BOOKS! il libro era di carta, spessa o sottile, pesante o leggera, ma sempre carta; lasciamo stare le edizioni speciali in pelle di daino o seta cinese, parliamo dei normali libri in commercio in libreria.
Oggi ci sono (anche) ebook, app, enhanced book: li scarichi con un click seduto sul divano.


BOOKS! uscì negli USA nel 1963. C’era ancora la guerra fredda, in quegli anni, le notizie viaggiavano per telefono e televisione, ma erano diffuse a ore di distanza, un aereo ci metteva un giorno per attraversare un oceano ed Elvis era ancora vivo.
Adesso gli U2 vanno da Fazio su RaiTre; in 8 ore sei a New York, e le notizie viaggiano a dorso si passerotto blu su Twitter, istantaneamente.

  

Detto questo, è interessante cercare di capire come mai LIBRI!, riscoperto nel 2012 da Marta Sironi e riproposto da Topipittori, oggi sia stato pubblicato in inglese (Ammo books), francese (Autrement), coreano (Blue Wing), russo (Mann, Ivanov and Ferber), spagnolo e catalano (Gustavo Gili), portoghese (Pequena Zahar). Forse perché LIBRI! è semplice e affascinante; diverso e universale; vintage e attuale; serio e divertente. Spiega con immediatezza cos’è un libro, come si usa, come è fatto, qual è il viaggio che compie dalla testa dell’autore agli occhi dell'editore, alle mani del lettore, passando attraverso le cure del libraio, del tipografo, dell’illustratore, prendendo forma in parole e immagini, e assumendo i mille e uno significati della lettura.

A sinistra, edizione Simon and Schuster, 1963; a destra, edizione Ammo Books, 2014.
Il formato della nuova edizione americana è completamente cambiato, rispetto
all'originale, rimasto invece identico in tutte le altre edizioni realizzate nel mondo.

LIBRI! è un manuale. Anzi, è il migliore annuncio pubblicitario mai fatto sui libri.
LIBRI! è una brillante campagna di marketing concepita sul libro e per il libro fatta attraverso un libro; il che può sembrare bizzarro: ma se ci pensate, è come se vi stessero vendendo un'auto offrendovene una in prova (il che accade normalmente). Questo gioco continuo, dentro e fuori dal libro, la sua sorprendente freschezza è quel che rende LIBRI! traducibile in ogni lingua.

Edizione tedesca, 1966.
Il libro di Alcorn è stato sapientemente riprodotto da ognuno degli editori che ne hanno acquisito i diritti, pur con le varianti che ognuno di loro ha voluto inserire per renderlo adatto al proprio mercato e ai propri lettori, che non sono più quelli del 1963. In questo senso, inizialmente, ci ha sorpreso la scelta dell'editore americano Ammo di stravolgere completamente il formato originale, scegliendone uno più grande e più 'prezioso'. Vale a dire, secondo le loro intenzioni, più vicino a quello di un libro d'arte che a quello di un memorandum agile e spiritoso.

Una scelta spiazzante, che ancora non sappiamo se darà i suoi risultati, ma che senza dubbio risulta interessante, e in parte comprensibile. Del resto, anche l'originale edizione tedesca della fine degli anni Sessanta era stata manipolata: la copertina è totalmente diversa.

Se sfogliate LIBRI! notate da subito che i caratteri sono sorprendentemente differenti. Ogni pagina è diversa, per colori e forme. Ogni lettera o numero sono non solo segni e simboli ma anche immagini, illustrazioni. Le parole giocano a fare le figure.






















E, in fondo, proprio per questo non è sorprendente che russi e coreani, che hanno un alfabeto completamente diverso dal nostro, abbiano voluto cimentarsi in una traduzione, o meglio on una ricodificazione di questo libro. E se si guarda all’opera di Alcorn nel suo insieme, non sorprende che in LIBRI! sia riuscito a trovare un linguaggio così universale.

La sua opera, infatti, si basa su una inesauribile esperienza estetica, intellettuale e pratica, visiva e manuale, guidata da una inesausta meraviglia, da una rigorosa passione per la bellezza e dalla ricerca di un linguaggio capace di comunicare con chiarezza attraverso le forme.

In LIBRI!, come in pochi altri casi, ho sentito tanto forte il potere del libro, la sua capacità di parlare, tirare fili, illuminare significati.



Alcorn ha fatto questo per tutta la sua vita. Ha cercato uno stile che fosse, sempre, un modo di comunicare, creando un riconoscibile codice visivo e approfondendo il potere sia del testo sia dell’immagine, sia di entrambi gli elementi in relazione fra loro.

Dal genio di questo grafico, artista, illustratore, sono nate locandine di film (per dirne uno, Amarcord di Fellini), marchi editoriali (la BUR, per esempio), pubblicità di bibite gassate (la Pepsi), copertine di libri (qui l’elenco è infinito). Li ha raccolti Moleskine in una monografia completa curata da Marta Sironi, insieme a Stephen Alcorn. Un volume di più di 400 immagini prese dall’archivio Apice dell’Università di Milano, dove tutto il fondo Alcorn è conservato (avete capito bene: Alcorn ce l’abbiamo noi, in Italia: tutto).

La grafica del volume è stata realizzata da Marina del Cinque, che chi segue questo blog e i Topipittori conosce, perché a lei si deve la grafica di numerosi libri di topesca pubblicazione, in particolare Il viaggio di una stella.
Non è strano che Moleskine si sia cimentata nella pubblicazione di un volume del genere. I taccuini di questo marchio sono potenziali scrigni dei tesori per scrittori e illustratori di tutto il mondo. Pensieri, parole, suggestioni su quelle pagine testimoniano un processo creativo inesauribile e personale.



John Alcorn: Evolution by design è una imprescindibile fonte di sapere e ispirazione. Consente un accesso privilegiato alla progettualità artistica di Alcorn, attraverso un'infinita galleria di  successi e scarabocchi.
E, infine, per completare il quadro, il 13 novembre, in occasione di Bookcity Milano, Guido Scarabottolo terrà una rilettura di Alcorn. Un dialogo tra passato e presente, fra un art director artigiano innamorato di carta, penna e forbici e uno che ha trovato un terreno ideale anche nel digitale; tra un progettista di copertine di oggi e uno di allora, per cercare di ritrovare territori comuni di pratica e pensiero, confrontandosi a distanza di tempo e di spazio, cercando di capire cosa è accaduto ai mestieri di grafico, artista e illustratore. Che sia una Università, quella di Milano, ad accogliere questo evento, non fa che sottolineare ancora una volta l’importanza di imparare, di riflettere, di indagare il passato per sperimentare il nuovo e proiettarsi verso il futuro.


lunedì 15 settembre 2014

Geometrie semplicemente meravigliose

Mentre l'officina di Piccola Pinacoteca Portatile, detta PiPPo, è al lavoro non solo sulle prossime uscite, ma anche in progetti di formazione ed eventi avviati con musei, scuole e librerie, arriva in libreria la novità di questo autunno Giotto. Quaderno di disegno con i testi di Marta Sironi e le tavole di Chiara Carrer

Si tratta del primo PiPPo monografico, incentrato sull'opera di un pittore anziché su un tema, come è stato per i precedenti volumi. Come mai questa scelta? Ogni PiPPo nasce da un confronto con l'illustratore che lo realizza e Chiara Carrer ci ha proposto l'idea di dedicare il suo a questo pittore il cui lavoro ha cambiato il corso della pittura e con la sua portata rivoluzionaria ha influenzato il lavoro di generazioni di artisti, fino a oggi. 


Il perché di questa predilezione, abbiamo chiesto a lei di raccontarvelo, e lo trovate qui, insieme insieme al racconto di Marta Sironi su come ha lavorato ai testi del libro per accompagnare il lettore alla visione e alla comprensione delle immagini di Giotto e di Chiara. 

E ricordate che Marta e Chiara vi aspettano, insieme a noi, a Bologna, in occasione di Artelibro, alla Libreria Giannino Stoppani, giovedì 18 settembre, alle ore 19, per la presentazione del libro e l'inaugurazione della mostra degli originali realizzati per Giotto. Quaderno di disegno, visitabile fino al 12 ottobre.

[di Chiara Carrer]

Giotto è stato riferimento e maestro nella mia strada nel mondo dell’illustrazione.
Sono totalmente affascinata dalla sua modernità e dalla sua asciuttezza, dalla composizione e sintesi formale, dai toni di colore e dalla sua capacità narrativa.
Per me è una lezione di espressività teatrale affascinante, la tensione dei corpi, la forza espressiva dei volti e la ripetizione dello stesso nelle scene di massa, gli occhi allungati che a volte si fanno sottili fessure, sguardi profondi dalle sopracciglia corrucciate, le mascelle quadrate, accompagnate da corpi contadini forti, tutto è semplice, pura e assoluta geometria.
E poi i luoghi soprattutto le architetture sventrate, spaccati che rivelano la vita degli interni: geometrie semplicemente meravigliose.
Ci sarebbe forse ancora molto da dire, ma per me questo è l’essenziale.


[di Marta Sironi]
 
Al quarto volume è arrivata la volta di Giotto, la prima uscita monografica della collana che ha richiesto pertanto una diversa prospettiva: dovevo certamente partire dalla vita e dall’opera dell’autore, pur escludendo qualsiasi forma di celebrazione, troppo spesso usata nei libri per bambini sui ‘grandi’ della storia.


Ho riletto alcuni studi su Giotto, dimenticandoli immediatamente, per tornare a lasciarmi condurre, come mio solito per la collana, dai disegni e dall’interpretazione dell’illustratore. Non volendo e non potendo appuntarmi troppo sulla storia dell’autore (del quale si sa ben poco) né sui soggetti della sua pittura (sarebbe uscito un bigino di religione), rimaneva il punto cardine dell’opera di Giotto, magistralmente colto e tradotto dalla vena analitica di Chiara Carrer: il disegno.


Giotto è il primo maestro moderno della pittura italiana, è lui a definire l’alfabeto grafico che dalle ‘icone’ medioevali porta alle ‘firme’ del Rinascimento. Si è formato così questo quaderno di disegno: un abbecedario per conoscere Giotto, ma anche e soprattutto per imparare a costruire un linguaggio grafico personale, formandolo gradatamente sugli elementi basilari del linguaggio visuale.


Ne emerge un discorso confidenziale con Giotto forse da attribuire, almeno in parte, a una stampa a colori – una scena della Chiesa Superiore di Assisi, San Francesco che dona la veste a un ricco caduto in povertà – ‘mia’ da sempre: ‘poster’ della mia cameretta, mi ha seguita nei traslochi e cambiamenti dei decenni, ancora oggi è appesa in cucina. Mi piace immaginare che questo quaderno di disegno possa ugualmente avvicinare e accompagnare a lungo tanti altri bambini, magari formandoli come disegnatori: da grandi, guardandosi indietro, potranno forse additarlo tra le cause della loro scelta.

mercoledì 11 giugno 2014

PiPPo va a scuola

[di Marta Sironi]


Dopo l’iniziativa Pippo non lo sa (di cui potete leggere qui e qui e qui e qui), la collana Pippo (Piccola Pinacoteca Portatile) si è prestata a una prima sperimentazione didattica, con un laboratorio in una terza elementare dell’Istituto Comprensivo 5 Giornate di Milano.
Si è partiti da una classe pilota (quella di mia figlia Caterina) con l’idea di definire una ‘formula’ poi proponibile in altre e più varie situazioni.
Il lavoro preliminare alla realizzazione dei singoli volumi di Pippo è, infatti, una base utile per lo sviluppo di laboratori e interventi didattici, a partire dalle due principali suggestioni della collana: avvicinare i bambini all’arte attraverso il contatto diretto con l’opera e la messa in pratica. Il tutto supportato dal tema prescelto – in questo caso Dame e cavalieri – che costituisce l’elemento di congiunzione e di connessione ludica tra i due distinti momenti.

1.    Dame e cavalieri alla Pinacoteca di Brera
Dame e cavalieri è il primo titolo della collana, realizzato da Francesca Zoboli: non troverete principesse rampanti né stickers con brillantini, quanto piuttosto una scelta di dipinti che permette di scoprire quali siano state alcune modalità di rappresentazione della figura umana. La scelta delle opere presenti nel libro è da considerarsi pertanto una traccia, adattabile a ogni epoca della storia dell’arte e a ogni collezione museale.

Gentile da Fabriano,
Polittico di Valle Romita,
Pinacoteca di Brera.
Seguendo questa traccia ho guidato 21 bambini e le  loro insegnanti attraverso una selezione di opere di Brera che ci ha permesso, in un’ora e mezza di visita, di attraversare i secoli e scoprirne alcune loro caratteristiche essenziali. Dall’eleganza gotica di Gentile da Fabriano a certo esotismo della Predica di San Marco ad Alessandria d’Egitto, di Gentile e Giovanni Bellini. Con Crivelli abbiamo scoperto l’intrusione dell’oggetto nel quadro. Con Piero della Francesca e Raffaello la definizioni delle figure in relazione a un’architettura. Non c’era Caravaggio – ci saremmo fermati a guardare i suoi ritratti ‘fotografici’ emergere dallo sfondo scuro della Cena in Emmaus – ma siamo arrivati ugualmente al Settecento cercando di capire le differenze tra i ritratti di Fra Galgario e quelli di Giacomo Ceruti. Il nostro viaggio nel tempo si è concluso di fronte al disegno preparatorio per il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo dove la rappresentazione delle figure così come l’ambientazione si attualizzano, rendendo più famigliare e immediata l’intera visita.
I bambini sono stati attenti in modo esemplare: il soggetto prescelto ci ha fornito uno spunto utile a poter vedere opere molto diverse tra loro senza bisogno di dati storici specifici, con l’intenzione piuttosto di delineare una linea essenziale di associazione tra immagini di epoche e autori diversi, tra varie strutture visuali e cromatiche, e soprattutto di avvicinarci all’opera d’arte instaurando con essa un’immediata confidenza. A tutti questi obiettivi sottesi i bambini hanno risposto istintivamente con grande attenzione ed entusiasmo.
Ci siamo salutati, dandoci appuntamento in classe dopo poche settimane: avremmo realizzato delle carte con le quali ognuno avrebbe vestito un proprio ideale personaggio. 

Gentile e Giovanni Bellini, Predica di san Marco ad Alessandria, Brera.
Carlo Crivelli, Trittico di Camerino, Pincatoeca di Brera.

Piero della Francesca,
Pala Montefeltro,
Pinacoteca di Brera.
Raffaello Sanzio,
Sposalizio della Vergine,
Pinacoteca di Brera.




















Giacomo Ceruti, Portarolo seduto
con cesta, uova e pollame
,
Pinacoteca di Brera.
Fra Galgario,
Ritratto di gentiluomo,
Pinacoteca di Brera.




















Giuseppe Pellizza da Volpedo, La fiumana, Pinacoteca di Brera.

2.    Pippo va a scuola
Il secondo incontro si è svolto, pertanto, in classe, guidati da Francesca Zoboli e secondo la proposta d’interazione da lei progettata per il volume. Seguendo la suggestione di alcuni quadri, Francesca ha semplificato la struttura del quadro riducendola alla silhouette della figura/e realizzando parallelamente un campionario di carte liberamente ispirato a motivi decorativi dei tessuti antichi.


Il laboratorio in classe ha avuto una durata di circa due ore. Grazie a un’importante osservazione dell’insegnante di classe si è ipotizzato di poter migliorare la resa del laboratorio, suddividendolo in due uscite più brevi, nelle quali focalizzare meglio i due distinti momenti della pratica: la realizzazione della carta e la successiva composizione dell’opera.

Campionario di carte liberamente ispirato a motivi decorativi di tessuti antichi.

Ciascun bambino ha realizzato un foglio di carta con la tecnica a frottage (chi fosse interessato veda qui). L’esperienza risulta di grande interesse per i bambini sia  per la messa a punto di una nuova tecnica artistica (e la puntualizzazione di diverse qualità manuali e d’attenzione) sia per i risultati d’immediata e magica soddisfazione.

A partire dall'esempio del libro, si lavora alle silhouette.
La seconda parte del laboratorio prevedeva invece la realizzazione di una silhouette: seguendo le suggestioni presenti nel libro (copiate o ricalcate alla finestra) oppure inventando un proprio personaggio. È molto importante lasciare ai bambini molta libertà sia rispetto la scelta del soggetto sia la tecnica in modo che ognuno trovi, nel tempo breve del laboratorio, la misura più adatta alle proprie capacità.







































 La fase successiva prevede di concludere l’opera ‘vestendo’ le silhouette a collages, utilizzando anzitutto la carta realizzata ma anche un generoso campionario di altre varie carte portato da Francesca e messo a disposizione dei bambini.







































Anche la parte pratica del laboratorio ha trovato ciascun bambino in grado non solo di esprimere al meglio le proprie capacità manuali e creative ma di dare espressione al loro più intimo sentire, particolarmente libero di esprimersi e affinarsi grazie alla preparazione avvenuta con l’avvicinamento ai dipinti di Brera e alla declinazione ludica dell’intera operazione.







































Un’unica nota che mi sento d’aggiungere riguarda la necessità di sensibilizzare i bambini alla parsimonia dei materiali: saper utilizzare ogni ritaglio di carta, la giusta quantità di colore, avere gli strumenti adeguati e funzionanti. Un’osservazione invece di Francesca Zoboli, abituata a sperimentare laboratori anche in spazi privati, biblioteche e festival, riguarda la particolare efficacia di tali esperienze all’interno della scuola.







































Inserendosi in un gruppo coeso di bambini e in un processo più ampio di formazione, una simile esperienza diventa occasione di arricchimento, sia per i bambini sia per le insegnanti, e di conoscenza di situazioni (il museo) ed esperienze (la pratica artistica professionale) che possono fornire ai bambini aperture fondamentali anche per la loro futura crescita.



















Ringrazio ancora tutti i bambini, le insegnati, i genitori e la scuola, che hanno accettato questo nostra proposta che crediamo declinabile anche nei prossimi anni scolastici con un progressivo avvicinamento alle collezioni museali della città, accompagnato da sempre più affinate esperienze di pratica artistica.