Visualizzazione post con etichetta Martina Fuga. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Martina Fuga. Mostra tutti i post

martedì 4 dicembre 2012

App e Ebook: cosa ne pensano le mamme

L'intervento che state per leggere è stato fatto in occasione dell'incontro L'editoria per l'infanzia volta pagina. Il primo intervento pubblicato, Libri cartacei e libri digitali a confronto, di Anna Pisapia, lo trovate qui. La pubblicazione degli altri interventi sul tema proseguirà nelle prossime settimane.



[di Martina Fuga]

Sono una “mamma digitale” con dei figli fin troppo “digitali” e già da troppo tempo, perché hanno cominciato davvero da piccoli a usare telefoni, tablet e computer. I miei figli, Giulia 10 anni, Emma 7, Cesare 6, come quelli di molti genitori di oggi, stanno crescendo con questi strumenti a disposizione: per loro sono oggetti quotidiani, quasi scontati, talmente scontati che non serve insegnare loro a usarli. Dai in mano uno smartphone a un bambino e saprà naturalmente usare i gesti touch più semplici, gesti che sembrano studiati per loro e per le loro risposte gestuali istintive.

In questo contesto, vivo la costante contraddizione di proporglieli come risorsa, ma anche di toglierli quando li usano per troppo tempo.



Le app, più che gli ebook, al momento riscuotono più successo con i bambini, alcune piacciono talmente tanto che non staccano gli occhi e le dita dallo schermo: come sempre c'è bisogno di una misura! 
Creano dipendenza, quindi devo controllarne l’uso, dosare il tempo, a volte devo strappare letteralmente di mano ai miei figli l'ipad di mio marito (il mio non si tocca).
Il più delle volte a loro piacciono quelle che non piacciono a me, quelle che io non considero educative. Vorrei che potessero sempre imparare qualcosa: leggere, scrivere, contare, avvicinarsi a una lingua straniera. Oppure mi piacerebbe che le app fossero capaci di attivare qualche competenza (memory), affinare il senso estetico, favorire le attitudini grafiche o motorie (coordinazione).



Sento forte il bisogno di app di qualità, con contenuti educativi e di una grafica raffinata. D'altra parte queste istanze le ho anche nei confronti dell'editoria "cartacea", ma ai bambini per lo più interessa giocare. E allora, forse, dobbiamo aspettare che vengano prodotte applicazioni di qualità che insegnino qualcosa giocando.
Quanto agli ebook, credo che siamo davvero agli albori dell'editoria digitale. C’è ancora il deserto, o quasi, in lingua italiana. Qualche punta di eccellenza si incontra all’estero, e sono questi gli ebook che faccio leggere in digitale ai miei figli: parlo del Fantastic Flying Books of Mr. Morris (Moonbot Studios) e i libri dell’editore indipendente Nosy Crow, o gli ebook/app di Hervé Tullet per i più piccini.



Come mamma sento ancora forte il bisogno della carta, sento il bisogno delle sollecitazioni di tutti i sensi. Credo che si perdano del tutto l’olfatto e il tatto. Il formato del libro diventa del tutto indifferente e tutto quel che era pop up è sostituito da altro. Ma i nostri bambini sono nati in un contesto diverso, hanno bisogno di altre sollecitazioni, saltano da un tema all’altro, approfondiscono in modo diverso da noi, le loro testoline lavorano già come mappe mentali, non esiste più la linearità della storia di un tempo.



A proposito di storie, i miei figli giocano con un’app che si chiama Storie speciali, l’ho comprata per mia figlia Emma, è un app per bambini con special needs, serve a costruire il proprio libro, la propria storia con foto, testi e voce. Tutti e tre i miei figli, sia quella con la sindrome di Down che gli altri due, la adorano. Eppure è un'app banale senza fronzoli, senza una grafica attraente (peccato!), che tuttavia risponde al loro bisogno di raccontare storie, scrivere e creare il loro libro.
Questo per dire che a volte non servono cose molto complesse, ma qualcosa che risponda a un bisogno autentico del bambino e soprattutto che lo renda protagonista, facendo fare qualcosa a lui.

Credo che la strada sia questa, non tanto libri trasferiti dalla carta al digitale, ma una via di mezzo tra libri e app che diano un ruolo ai nostri figli, che li portino nella dimensione del fare, del gioco, ma che rapiscano anche la loro attenzione. Un livre di Tullet ― che abbiamo citato in molti ― non è un libro, o almeno non è solo un libro, è già una app, anche quello cartaceo… Munari ideava libri come Nella nebbia di Milano, che non sono solo libri, ma sono opere d’arte e come tali sopravvivranno a ogni innovazione tecnologica e al tempo che passa.

Ma non dimentichiamoci che Munari è anche autore di Più e meno che a noi mamme piace tanto, e non è forse questo libro/gioco già una app?
Allora è proprio vero che i tempi non sono maturi? Gli artisti sembrano pronti, come gli autori e gli illustratori, non dimentichiamoci che Munari lo era oltre quarant’anni fa. A noi genitori le app piacciono, i bambini ne sono affascinati se non ipnotizzati... Allora perché si dice che i tempi non sono maturi?
Noi mamme e papà siamo ancora nel limbo, ma sappiamo che lì ci dobbiamo passare, forse arrivare, anche magari non rinunciando del tutto al cartaceo.

 Ma forse (e questa vuole essere più una domanda che una provocazione), siamo più pronti noi genitori di quanto non lo siano le case editrici o le aziende produttrici di app, come se il bisogno si fosse già creato, ma non ci fosse ancora un mercato, come se la domanda ci fosse già, ma non ancora un’offerta pronta a soddisfarlo.
Oltre che portare al convegno la mia riflessione di mamma su questo tema, mi è stato chiesto di tirare le fila delle voci delle mamme della Rete che ci hanno lasciato le loro riflessioni nei blog, nelle pagine facebook e nei twitter di Happiideas e Artkids. Ho raccolto le loro riflessioni qui.