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venerdì 14 gennaio 2011

Posso portare un amico?

Trovare un adulto all'altezza delle proprie stranezze e fantasticherie, per un bambino è un'esperienza indimenticabile. E rara. Rara abbastanza da spingere qualcuno a dedicarle un libro. Un libro bellissimo. Un libro all'altezza delle aspettative di un bambino.

Stiamo parlando dello strepitoso May I bring a friend?, testo di Beatrice Schenk De Regniers, illustrazioni di Beni Montresor. Il libro ci è arrivato in regalo dalla Spagna, dopo un lungo viaggio da un ufficio postale all'altro, fino ad approdare qui, con un ritardo folle, ma giusto in tempo per la Befana.

Ci ha conquistati al primo istante e ringraziamo la nostra amica Anna, che con occhio clinico sceglie i libri e li regala, e con occhio di falco li esamina su quello che è uno dei migliori blog esistenti su immagini, libri, illustrazioni: il celeberrimo Le figure dei libri.
Il meccanismo di questo albo è semplice e perfetto.
Un bambino riceve una straordinaria proposta.

“Sabato, il re e la regina mi invitarono ad andare a casa loro, per il tè.”
Dissi alla regina e la regina disse al re che volevo portare un amico.

Il re disse alla regina:
“Mia cara, mia cara
ogni amico di un nostro amico
è il benvenuto, qui.”

Così portai il mio amico.

La pagina che riporta questa frase è, sapientemente, bianca: una pausa visiva e drammatica necessaria all'occhio per prepararsi alla sorpresa della pagina successiva, dove accanto al bambino appare, colpo di scena, una giraffa.

Il re disse “Salve.”
Disse: “Come va?”
La regina disse: “Bene!
Piacere di conoscerti.”


Il mio amico si sedette accanto a me.
E tutti bevemmo la nostra tazza di tè.

Secondo questo schema, il racconto procede poi per 48 pagine. Cambiano solo le occasioni di invito: una volta è per colazione, una volta è per cena, una volta è per il lunch... E cambiano gli amici del bambino: una foca, un elefante, un ippopotamo... E cambiano le parole con cui i reali accolgono il bambino e i suoi esotici amici.

Quello che è strepitoso è il ritmo di questa ripetizione di eventi identici, scanditi e accesi da minime, magistrali, sorprendenti variazioni. In un'escalation di meraviglia che mette il lettore in una condizione di divertimento e attesa analoghi e affini al piacere del piccolo protagonista nello stupire i suoi munifici ospiti, e all'entusiasmo dei due regnanti nel farsi sorprendere dalla inesauribile riserva di immaginazione del bambino, in grado di guidare a corte perfino un branco di leoni. A nostro avviso, è proprio questo il culmine del libro: pagine esilaranti e magiche, sia per le immagini, piene di ironia sia per il testo, di grande finezza: “Per favore” disse il re. E “Per favore” disse la regina. “Vieni martedì per Hallowen. “Vogliamo che tu sappia” dissero il re e la regina, “che potrai portare tutti gli amici che vorrai.”Così io andai e portai i miei amici.

Altra pagina bianca, altra pausa drammatica, atteso preludio alla sorpresa che ci attende a pagina successiva in cui il bambino, mascherato, ci appare in piedi sulla schiena di un leone, attorniato da un branco di belve in maschera.

“Salve” dissero il re e la regina.
“E adesso chi sarà costui?”

Allora i leoni RUGGIRONO.
E loro seppero che
ero io.

Deliziosa è l'espressione di leggero sgomento dei sovrani. Magnifica, quella trionfante del bambino, che non si sazia di sfidare la disponibilità di questi adulti pronti a tutto, sebbene educatissimi e signorilissimi, pur di farsi stregare dalle sue stranezze.
La fine è un coup de théâtre all'altezza di tutto il libro. Ma non ve la raccontiamo, per non rovinarvi la festa.

Nel 1965 il libro ha vinto la Caldecott Medal. Oggi è riproposto nella collana "A Children's Choice Book Club Edition" di Macmillan Book Clubs.
Desiderate comprarlo? Allora andate qui.