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mercoledì 30 settembre 2015

Esperienze /8: Far parte di una fucina

Rossana all'opera a Sàrmede.

Quest’anno volevo partecipare a un corso d’illustrazione ma sentivo la necessità di trovare un insegnamento che andasse oltre la realizzazione di una o due immagini.
Volevo trovare un corso in cui l’illustrazione fosse pensata e realizzata in funzione del libro.
Il corso Progettare libri tenuto da Paolo Canton l’avevo già fatto, anche il Progettare Libri 2. Dovevo cercare altrove.
Alla Bologna Children’s Book Fair, presso lo stand delle Immagini della fantasia, la scuola d’illustrazione di Sarmede ho assistito alla presentazione del corso Illustriamo un libro di Valeria Bertesina.
Mano a mano che Valeria parlava con quel suo tono preciso e calmo io rimanevo impigliata tra le sue parole. L’obiettivo del corso era la realizzazione di una o più illustrazioni per un libro che sarà pubblicato dalla casa editrice Tassotti a dicembre 2015. Il libro contiene una piccola raccolta di poesie scelte tra i classici.

Al lavoro, nonostante il caldo, nella storica sede di Rugolo.
Avevo trovato il corso adatto a me, c’era solo un problema, alla fine della presentazione, i posti disponibili erano esauriti.
Non mi sono data per vinta, infiltrata nella lista d’attesa e grazie alla disponibilità di Valeria e dell’editore Tassotti, che ha acconsentito ad aggiungere un quartino al libro, sono riuscita a partecipare.
Un mese prima dell’inizio di Illustriamo un libro, Valeria ha inviato agli allievi il testo delle poesie in modo che potessimo leggerle, sceglierne un paio e cominciare a riflettere sulle possibilità d’interpretazione e illustrazione e magari realizzare qualche bozzetto.

Jani Lunablau.
Sandrine Duc.
La seconda settimana di luglio a Sarmede faceva un gran caldo e fin dal primo giorno di corso è stato subito chiaro che avremmo sudato parecchio e non solo per l’alta temperatura.
Valeria ha cominciato considerando le poesie che ogni allievo aveva scelto e gli eventuali bozzetti fatti, così da assegnare a ognuno di noi la poesia più adatta da illustrare.
Dovevamo realizzare una o più illustrazioni per la poesia da inserire nel libro, una o anche due illustrazioni sempre legate alla poesia per la mostra itinerante che accompagnerà l’uscita del libro, un’immagine per la copertina, che sarebbe stata scelta dall’editore, proporre almeno tre titoli.
Valeria ci ha richiesto anche di scrivere il colophon. Ho così imparato che nei libri d’artista il colophon non è composto solo dai dati informativi consueti ma anche dall’indicazione della tiratura, dalla genesi del libro, dai nomi delle persone coinvolte, ed eventuali aneddoti.
Insomma il colophon diventa un piccolo, prezioso racconto di quel che è l’oggetto libro che si tiene in mano.

Anita Cerpelloni.
Oana Alexandrescu.
Sono rimasta affascinata dal mondo lavorativo e professionale che riguarda il libro d’artista del quale Valeria ci ha fornito utili e interessanti informazioni, relative anche al mondo dell’arte in generale.
La mole di lavoro da svolgere era tanta e non facile ma il gruppo di diciassette persone, scelte personalmente da Valeria visionando i portfolio e in base alla tecnica usata da ognuno in modo da avere una grande varietà di immagini all’interno del libro, ha dimostrato coesione e concentrazione.
Io ho riscontrato grande professionalità e capacità tra i miei compagni come raramente mi era capitato a un corso. In realtà non sembrava neanche di partecipare a un corso, ma di far parte di una fucina creativa (credo che questa parola mi sia stata suggerita dalla sensazione di caldo che ancora mi porto addosso) in cui si respirava un’aria intensa, ricca di scambio di competenze in funzione della realizzazione di un lavoro comune, di una pubblicazione. 
Durante il corso il gruppo è stato anche supportato e seguito da due assistenti, Roberta Campagnolo e Antonia Conte.
Rossana Bossù.
Laura Toro Bermejo.
Valeria è un’insegnante di grande esperienza, molto competente e professionale, mette a disposizione dell’allievo la propria conoscenza come artista e come curatrice di mostre d’arte, ma è anche severa, quella severità che ti porta a sperimentare, non accontentarti della prima versione, ricercare, provare, sfruttare appieno il proprio modo di esprimersi senza prendere scorciatoie. 
In questo caso, in cui il lavoro di ognuno doveva confluire in un progetto comune, la richiesta di professionalità era ancora più alta. L’editore Tassotti ha messo a disposizione un grafico che durante il corso ha scansionato le immagini e ha iniziato il lavoro d’impaginazione, così tutti hanno avuto la possibilità di comprendere in pratica le necessità tecniche, le problematiche e i vari passaggi in funzione del prodotto libro.
Sì perché, come ha ripetuto mille volte Paolo Canton durante i suoi corsi, anche in questo caso Valeria ha voluto sottolineare la questione: l’immagine, l’illustrazione, se in funzione di un libro, non va considerata come entità a sé ma come parte di un tutto. Se come illustratori, quando creiamo un’immagine, pensiamo a essa come a un libro che comprende il testo, la narrazione, il formato, l’impaginazione, il tipo di carta e di rilegatura, la stampa, in cui ogni elemento è legato all’altro, faremo sicuramente un lavoro migliore.

Elide Piras.
A inizio corso Valeria ci ha detto che il plurale di Illustriamo un libro indicava proprio un lavoro di gruppo a cui anche lei avrebbe contribuito non solo con l’insegnamento e il supporto durante la creazione delle illustrazioni. Una volta terminate le immagini è iniziato il lavoro difficile di Valeria nel dare la giusta sequenza alle illustrazioni all’interno del libro, impresa non facile considerata la profonda diversità di tecnica e di realizzazione.
Qualche settimana fa abbiamo potuto vedere una bozza del libro, sfogliandolo si percepisce tutto il lavoro e l’impegno del gruppo nel realizzarlo.
Nonostante tutti i nostri sforzi ci è mancato il tempo di proporre il colophon e la copertina del libro, di quest’ultima abbiamo però avuto la possibilità di realizzare delle proposte da casa e inviarle per sottoporle alla scelta dell’editore. Ovviamente la mancanza di tempo non è stata dovuta alla nostra lentezza nel lavorare, ma al mese di luglio più caldo degli ultimi 136 anni. 

Claudia Castiglioni.

lunedì 5 maggio 2014

Iscriviti, te lo strillo!

© Anna Martinucci
Dal 16 al 21 giugno prossimi, a Sàrmede, si terrà il corso "Progettare libri".
Ci sono ancora alcuni posti disponibili, quindi è venuto il momento di fare un po' di spudorata pubblicità, nella forma di endorsement da parte di alcune testate internazionali e personaggi celebri

Scherzi a parte, di questo corso abbiamo parlato già in tutti questi post e del corso hanno anche scritto in molti (leggete questo, per esempio). Per evitare di ripetermi, ho chiesto ad alcune ex allieve di spiegare le ragioni per le quali è valsa la pena frequentarlo. Sono illustratrici, educatrici, figure poliedriche del mondo dell'editoria, appassionate di libri per ragazzi. Ecco che cosa hanno pensato di potervi dire:



    Astrid Branca - educatrice - Castello 2013-14     Il corso "Progettare libri" mi ha dato gli strumenti per tradurre in "cose" reali e tangibili, ciò che per me era semplice intuizione. Molte sono state le scoperte, ma la sorpresa maggiore è stata quella di trovarmi, insieme agli altri, capace di condividere i "mondi"più o meno nascosti di ognuno, sia nel processo creativo sia nella realizzazione finale. Piegare, contare, cucire, rilegare, riempire con idee fogli, forme e strutture di carta definite e"rigide", richieste di un compito a cui non era possibile esimersi, soprattutto per volontà e intima passione.
Quello che resta è quel bisogno di continuità, quel piacere nel provarsi, nel fare e nell'inventare. Necessità di "applicazione" quotidiana    

Il libro burattino di Astrid Branca

    Tostoini (alias Roberta Ragona) - apprendista stregone - Castello 2013-14     Volendo lavorare con l'illustrazione, sapere cosa succede dal momento in cui le tavole escono dalle proprie mani e finiscono in un libro è sempre una buona idea. Ancora migliore è pensare a come potrebbe essere fatto il proprio libro prima di cominciare a disegnare.
Per certi versi un albo illustrato è come un pesce: non sapere come partire dal pesce intero per arrivare al piatto va benissimo se si vuole solo mangiarlo; ma per imparare a cucinarlo, può essere utile saperne qualcosa in più.
Un pesce e un albo illustrato sono entrambi pieni di insidie e parti che pungono e tagliano; i primi risultati sono disastrosi, ma quando tutto riesce ti senti tronfio come se fossi il primo uomo ad aver mai prodotto un libro, o cotto un pesce, sulla faccia della terra.
"Progettare libri" è un buon modo di affrontare con più consapevolezza quello che succede tra un'illustrazione e un libro finito, sul rapporto tra la forma di un libro e la sua sostanza. Basta ricordarsi di togliere le branchie.     

Una fanzine realizzata da Tostoini

    Geena Forrest – laureata in scienze forestali - Sàrmede 2013    È passato un anno dal corso "Progettare libri" e devo ancora capire se grazie a questo corso sono le mie idee che hanno trovato una forma o tutte le forme insegnate che hanno messo in moto la mia testa e le mie mani. Poco importa: è passato un anno e io vivo ancora di rendita. Sarà che c'erano anche i compiti per casa.
Sia che vogliate darvi all'autoproduzione o presentare alla prossima Fiera non solo un bel portfolio, ma progetti veri che mostrino già il libro che avete in mente o venire finalmente a conoscenza di tutti i segreti della stampa offset (perché, vi ricordo, un libro alla fine lo si deve anche stampare e dimenticarlo sarebbe un grosso errore), questo è il corso che fa per voi.     

"C'era una volta un re, seduto sul sofà”: una csb binding per un "libro infinito"
realizzato a Sàrmede in meno di 36 ore (ma consecutive) da Geena Forrest.

     Ilaria Mozzi - illustratrice - Castello 2012-13     Perché un illustratore dovrebbe fare il corso "Progettare libri"? Di perché ne avrei 1.743.  Il primo: è indiscutibilmente utile. A Progettare libri non si apprende solo a “costruire” libri, a capire il funzionamento dell’editoria e a fare eleganti rilegature (che a Natale fanno comunque sempre un bel figurone!).
 A "Progettare libri" si impara a risolvere problemi, a relazionarsi con gli altri, e soprattutto si impara a pensare.  Uno sguardo più ampio, un approccio al lavoro più completo, e inaspettate collaborazioni sono tra i risultati più belli ottenuti da questo corso (… e non dimentico la mia fantastica stecca osso, da cui oramai sono dipendente!) L’“onda magica” del corso io la sto vivendo ancora pienamente, a distanza di quasi due anni.
 Per chi vuole costruirsi un percorso solido nell’illustrazione e nell’editoria, o per chi semplicemente cerca stimoli e nuove strade per alimentare la propria creatività, a mio parere, Progettare libri è un corso insostituibile. Immancabile.    

E poi i libri non solo si progettano, ma si stampano anche.
Qui Irene Rinaldi e Alessandra de Cristofaro con Dario, il mastro tipografo.
(Sàrmede 2013)

    Rossana Bossù - illustratrice - Sàrmede 2013     Perché un illustratore dovrebbe fare il corso “Progettare libri”? La risposta è racchiusa nel titolo stesso del corso. Il progetto di un libro si basa sulle idee, legate a doppio filo al formato, alla rilegatura, alla carta con cui verrà realizzato. La prima cosa che Paolo ci ha detto durante il corso è stata: «Voi credete di imparare determinate cose da questo corso ma ne imparerete altre». Così è stato!
Io ho imparato a pensare a un libro come un progetto completo, non solo le illustrazioni ma tutto l’insieme. Un libro come uno spazio in cui muoversi, uno spazio da arredare con idee e immagini.
Partire dal formato e dal tipo di rilegatura, che si tratti di una fanzine, di un leporello o di un albo illustrato, è il primo passo per farsi venire delle idee, il che non mi sembra poco!     


Un progetto realizzato da Rossana Bossù a Sàrmede.

    Gioia Marchegiani - illustratrice - Cecchina 2012     «Sei su una zattera assieme al tuo orsacchiotto preferito e a tua sorella. Devi scegliere cosa buttare giù perché la zattera non vada a fondo. Cosa scegli di fare?» È questo un gioco che si fa  a volte con i bambini, e credo ben possa illustrare (è il caso di dirlo!) una delle tante ragioni per cui valga la pena fare il corso “Progettare libri”.
Anche per illustrare un libro bisogna prendere delle decisioni e capire cosa è importante e cosa è superfluo. Per farlo è fondamentale conoscere  le regole e i vincoli, strutturali e commerciali, che sono alla base della produzione dell'oggetto libro e apprendere come la rilegatura, il formato e la carta siano parte integrante del processo creativo e del linguaggio espressivo. Investire in questa competenza è fondamentale nel percorso di crescita professionale di ogni illustratore così come lo è la ricerca stilistica e la competenza tecnica.
Quindi, per tornare al nostro dilemma iniziale, perché il bambino/illustratore della zattera possa scegliere bene, oltre alla sua fantasia è necessario che abbia i giusti strumenti per dare a quell'assurda domanda una risposta che lasci tutti a bocca aperta    

La "Storia che sale molto in alto" di Gioia Marchegiani,
nella versione Corso Pirulino.

    Chiara Fedele - illustratrice e neo micro-editrice - Castello 2013-14     Ho voluto iscrivermi al corso "Progettare libri" dopo aver visto tra le mani di una mia amica illustratrice un piccolo quadratino di carta che improvvisamente si è aperto in una sorta di spirale, con pagine e che si voltavano e rivoltavano e si srotolavano sotto i miei occhi, rivelando una narrazione grafica, senza parole ma con un senso profondo.
Mi sono sempre considerata un illustratore-esecutore, non di certo un autore. Perciò l'approccio che ho avuto, fino alla prima lezione era di ottenere più nozioni “tecniche” su quello che stava intorno al mio lavoro di esecutore. Mi sbagliavo di grosso.
I limiti tecnici imposti da Paolo sono stati, con mia grande frustrazione, un intero universo di possibilità.
Di volta in volta i piccoli spazi o i limiti di cuciture e tagli erano come enormi tele bianche dove poter scrivere quello che volevo, narrare come desideravo, si narrare, anche io mi sono data la possibilità di raccontare.
In più il confronto con i compagni dimostrava ogni volta l'unicità di ognuno di noi.
Devo dire che l'approccio al lavoro dopo il corso è cambiato radicalmente. La progettazione nasce ancora prima di un testo o di una storia, e non si limita più alla tecnica di un illustrazione. La tecnica si piega alle idee. Finalmente.     

Illustracicci, © Chiara Fedele


    Nicoletta Petruzza - illustratrice e artigiana - Sàrmede 2013     Due (di mille) cose che ho imparato a "Progettare Libri". La prima (e sta già nel titolo del corso) è che un libro si progetta, come un qualsiasi oggetto di design, come qualunque cosa abbia necessità di assolvere a una funzione, di rispondere a un bisogno.
Perchè un'illustratore dovrebbe fare un corso sulla progettazione del libro?? Per lo stesso motivo per cui un architetto che sa disegnare ha bisogno di conoscere una marea di nozioni tecniche per poter progettare una casa. Per lo stesso motivo per cui un coreografo non può fare una coreografia senza considerare la dimensione del palco; un pasticcere non può fare una torta alta 6 metri senza sapere dove e come verrà cotta. Un illustratore non può illustrare un libro se non sa come si fa materialmente un libro. Ci sono cose che non possono essere ignorate.
La cosa divertente è che tutti questi elementi, che costituiscono dei vincoli in fase progettuale, possono essere sfruttati a nostro vantaggio e diventare parte attiva del libro.
La seconda cosa che si impara è la coerenza. Un libro è un oggetto, ha una sua materia, ha una sua struttura, ha una sua estetica. Che abbia un testo o meno, un libro è fatto per narrare, per raccontare qualcosa... e la narrazione per essere efficace deve essere coerente con la struttura del libro. Se la storia narrata ha uno sviluppo "lineare", anche il libro dovrà seguire tale sviluppo. Se la storia ha un andamento "circolare" e riporta al punto di partenza, sarebbe bello che il libro la seguisse. Se la storia cambia registro, anche il libro può cambiare forma, colori, carta, può vestirsi e trasformarsi per essere ciò che vogliamo che sia. Durante il corso Paolo ci ha mostrato infinite strutture-libro e ha cucito a mano anche "infinite" rilegature, per darci gli strumenti e gli stimoli necessari per guardare un libro con occhi nuovi.
Un libro è un'esperienza. È una porta che si apre verso un altro mondo. E deve essere pensato per il tipo di avventura che si andrà a vivere. Deve essere solido per resistere alle tempeste, deve essere lieve per volare, deve avere un filo per tornare.     

Al corso non si impara solo a fare libri, ma anche a Guardarli bene.
Qui, Julia Racsko, Ilaria Proietti e Laura Campadelli alle prese con Komagata.
(Sàrmede 2013)

Per informazioni sul corso ed eventuali iscrizioni:

Fondazione Mostra Internazionale d'Illustrazione per l'Infanzia Štěpán Zavřel 
c/o Casa della Fantasia
Via Marconi, 2 - 31026 Sàrmede (Treviso) - Italia

Tel. +39 0438 959582
Fax. +39 0438 582780

www.sarmedemostra.it
info@sarmedemostra.it 
Skype: mostra.sarmede


venerdì 18 maggio 2012

Avventure/ 4: Nie Wiem. Cronaca di due parole alate

[di Serena Marangon] 

Il primo febbraio di quest’anno muore a Cracovia Wisława Szymborska, la poetessa polacca premio Nobel nel 1996, non troppo conosciuta in Italia, anche dopo essere stata investita di un così importante riconoscimento. Pietro Marchesani suo traduttore italiano, in una prefazione del libro Gente sul ponte, edizioni Scheiwiller, racconta con ironia quanto poco fosse conosciuta in Italia e dello stupore che nel mondo della letteratura sollevò questo premio. Eppure, già a partire dal 1973, la Szymborska era tradotta e pubblicata in numerose lingue, come inglese, francese e tedesco...

Il progetto pensato da dieci illustratrici era ancora in bozza, quando i giornali hanno dato notizia della scomparsa della poetessa. Così, dopo lo sconcerto iniziale, ci fu chiarissimo che a quel punto la mostra diventava per noi improrogabile: un omaggio per ricordarla.
L’idea che ha condotto a illustrare le sue poesie è ben riassunta in un articolo uscito sull’Unità nel 1997 dal titolo La poesia dei gesti quotidiani, di Luca Bernardini, dove si legge: “Poetessa per poeti, quindi per pensatori. E poetessa per pittori, viene da aggiungere, e che molto a loro deve.
Per alcuni aspetti i versi della Szymborska possono essere considerati una sorta di «traduzione dalla pittura in poesia», effettuata però 'strizzando l’occhio' al lettore .”
L’idea c’è, il gruppo è formato: Alice Barberini, Rossana Bossù, Loredana Cangini, Rosaria Farina, Estella Guerrera, Serena Marangon, Roberta Milanesi, Claudia Palmarucci, Laura Paoletti, Cristina Sestilli.
Ecco, si comincia. E le mail rimbalzano da una casella all’altra, intasando ogni giorno la posta.

Creiamo, così, un blog chiuso, dove fare proposte e discuterne assieme.
In questo modo, ci si sente più unite, ci si scrive ogni giorno, più volte al giorno, senza filtri.
Da Torino, Genova, Bologna, Crema, Senigallia, Macerata, Rimini, i post si affollano e i commenti si moltiplicano.
Si decide che ogni illustratrice lavorerà su di una poesia, dalla quale ricaverà due illustrazioni. Il lavoro caotico e collettivo dell’organizzazione diventa intimo e privato nella scelta del proprio testo. Ognuna, alla propria scrivania, chiede a se stessa: “Da dove comincio?” Non è facile. La poesia è un frammento di realtà, una porzione concentrata di mondo libera da vincoli narrativi. La poesia è emozione, compito delle illustrazioni sarà quello di tradurre l’emozione in immagine.

Francesca Moruzzi e Serena Marangon.
 Parallelamente vengono prese decisioni di carattere tecnico e si cercano contatti. È forte fin dall’inizio la volontà di far conoscere l’iniziativa. Lo scopo del progetto è chiaro a tutte: fare del proprio lavoro un mezzo per promuovere la lettura poetica.
La voglia è quella di avvicinare all’illustrazione e alla poesia differenti persone e contesti culturali , facendo allo stesso tempo conoscere il prezioso immaginario di Wisława Szymborska. Decidiamo di informare dell’iniziativa l’Istituto Polacco di Cultura. Il suo gentilissimo direttore, Jaroslaw Mikolajewski, invita presso la sede a Roma un’entusiasta delegazione di rappresentanti del collettivo.


Tavole di Rosaria Farina.
Tavole di Rossana Bossù.
Tavole di Estella Guerrera.
Manuela Vairani.
Jaroslaw Mikolajewski è poeta, scrittore, giornalista e traduttore, nonché amico di Wisława.
Si dilunga, infatti, su  spassosi aneddoti personali, come quello relativo alla consegna del Nobel, quando Wisława, invitata a colazione dalla Regina di Svezia, risponde candidamente che preferisce consumarla in camicia da notte nella sua camera d’albergo, ma che nel letto accanto a lei, c’è posto per un informale incontro con la sovrana...
Jaroslaw è entusiasta del progetto, ma purtroppo a Roma all’Istituto Polacco non vi è possibilità di esporre, a causa di lavori di manutenzione straordinaria al palazzo, sede dell’Istituto.
Così, intercede per il gruppo presso l’Università Cà Foscari di Venezia, ottenendo l’attenzione di Silvia Burini e Angela Bianco. Grazie a loro, la mostra sarà a Venezia presso la Biblioteca alle Zattere, durante la notte bianca, “Art night” del 23 giugno, in cui si potrà anche assistere alla proiezione di un film in omaggio a Wisława e a un reading dell’attrice Ottavia Piccolo che, insieme all’alfabeto luminoso di Marco Nereo Rotelli e alle note di Milena Angele, daranno vita alle parole della poetessa.

Tavole di Claudia Palmarucci.
Tavole di Laura Paoletti.
Tavole di Loredana Cangini.
Tavole di Alice Barberini.

Cristina Sestilli e le sue tavole.
Nel frattempo anche l’Istituto italiano di Cultura a Cracovia e Varsavia sembrano interessati a ospitare la collettiva. Insomma: con un po’ di fortuna, la mostra potrebbe atterrare anche in Polonia.
La sincerità del progetto traspare e attira consensi. L’entusiasmo nato intorno alla collettiva lascia il gruppo senza fiato.
L’ultimo passo è aprire un blog pubblico che prende il nome da due  piccole, ma alate parole, care a Wisława: Nie Wiem che in polacco significano “Non so”.
“Non so” crediamo sia il seme dell’ispirazione e della continua ricerca. Il punto di partenza per qualsiasi artista, poeta, scrittore. E Nie Wiem diventa il titolo della nostra mostra e del nostro collettivo.



Roberta Milanesi e le sue tavole.
La rivista Andersen dedica, sulle sue pagine, un piccolo spazio alla nostra collettiva regalando a tutte una piccola grande gioia. L’iniziativa parte con la prima data: 11 maggio alla Biblioteca di Crema. L’inaugurazione finalmente fa sembrare tutto più vero!
Ebbre di gioia, armate di locandine, segnalibri, cartoline, e naturalmente libri di poesia, abbiamo allestito con le nostre venti matite alate la mostra alla biblioteca comunale, situata a Palazzo Benzoni, un incantevole luogo con un cortiletto interno, scale padronali e decorazioni del tardo seicento. Un piccolo gioiello le cui spesse mura ci hanno protette dalla canicola, permettendo un’inaugurazione primaverile, ma fresca.


Serena Marangon e le sue tavole.
 Anche se va detto che senza l'aiuto di papà Carlo, che poi è mio padre, amorevolmente prestatosi alla costruzione delle scalette espositive, tutto sarebbe stato  più complicato. A completare la riuscita dell'inaugurazione, il discorso di apertura della direttrice della Biblioteca, Francesca Moruzzi, la lettura di versi scelti delle poesie selezionate a opera dell’attrice Manuela Vairani e la presentazione di Nie Wiem tenuta da me, nei panni di padrona di casa e, per questa volta, di portavoce del gruppo. Questa è la prima tappa del collettivo. La seconda sarà Rimini per Un Mare di libri dal 15 al 17 giugno. Poi sarà la volta di Venezia, dal 23 giugno al 10 luglio.
Seguiranno altre avventure, la valigia è sempre pronta. Ma per non perdere neppure una data, questo è il blog dove seguirci.