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mercoledì 30 settembre 2015

Esperienze /8: Far parte di una fucina

Rossana all'opera a Sàrmede.

Quest’anno volevo partecipare a un corso d’illustrazione ma sentivo la necessità di trovare un insegnamento che andasse oltre la realizzazione di una o due immagini.
Volevo trovare un corso in cui l’illustrazione fosse pensata e realizzata in funzione del libro.
Il corso Progettare libri tenuto da Paolo Canton l’avevo già fatto, anche il Progettare Libri 2. Dovevo cercare altrove.
Alla Bologna Children’s Book Fair, presso lo stand delle Immagini della fantasia, la scuola d’illustrazione di Sarmede ho assistito alla presentazione del corso Illustriamo un libro di Valeria Bertesina.
Mano a mano che Valeria parlava con quel suo tono preciso e calmo io rimanevo impigliata tra le sue parole. L’obiettivo del corso era la realizzazione di una o più illustrazioni per un libro che sarà pubblicato dalla casa editrice Tassotti a dicembre 2015. Il libro contiene una piccola raccolta di poesie scelte tra i classici.

Al lavoro, nonostante il caldo, nella storica sede di Rugolo.
Avevo trovato il corso adatto a me, c’era solo un problema, alla fine della presentazione, i posti disponibili erano esauriti.
Non mi sono data per vinta, infiltrata nella lista d’attesa e grazie alla disponibilità di Valeria e dell’editore Tassotti, che ha acconsentito ad aggiungere un quartino al libro, sono riuscita a partecipare.
Un mese prima dell’inizio di Illustriamo un libro, Valeria ha inviato agli allievi il testo delle poesie in modo che potessimo leggerle, sceglierne un paio e cominciare a riflettere sulle possibilità d’interpretazione e illustrazione e magari realizzare qualche bozzetto.

Jani Lunablau.
Sandrine Duc.
La seconda settimana di luglio a Sarmede faceva un gran caldo e fin dal primo giorno di corso è stato subito chiaro che avremmo sudato parecchio e non solo per l’alta temperatura.
Valeria ha cominciato considerando le poesie che ogni allievo aveva scelto e gli eventuali bozzetti fatti, così da assegnare a ognuno di noi la poesia più adatta da illustrare.
Dovevamo realizzare una o più illustrazioni per la poesia da inserire nel libro, una o anche due illustrazioni sempre legate alla poesia per la mostra itinerante che accompagnerà l’uscita del libro, un’immagine per la copertina, che sarebbe stata scelta dall’editore, proporre almeno tre titoli.
Valeria ci ha richiesto anche di scrivere il colophon. Ho così imparato che nei libri d’artista il colophon non è composto solo dai dati informativi consueti ma anche dall’indicazione della tiratura, dalla genesi del libro, dai nomi delle persone coinvolte, ed eventuali aneddoti.
Insomma il colophon diventa un piccolo, prezioso racconto di quel che è l’oggetto libro che si tiene in mano.

Anita Cerpelloni.
Oana Alexandrescu.
Sono rimasta affascinata dal mondo lavorativo e professionale che riguarda il libro d’artista del quale Valeria ci ha fornito utili e interessanti informazioni, relative anche al mondo dell’arte in generale.
La mole di lavoro da svolgere era tanta e non facile ma il gruppo di diciassette persone, scelte personalmente da Valeria visionando i portfolio e in base alla tecnica usata da ognuno in modo da avere una grande varietà di immagini all’interno del libro, ha dimostrato coesione e concentrazione.
Io ho riscontrato grande professionalità e capacità tra i miei compagni come raramente mi era capitato a un corso. In realtà non sembrava neanche di partecipare a un corso, ma di far parte di una fucina creativa (credo che questa parola mi sia stata suggerita dalla sensazione di caldo che ancora mi porto addosso) in cui si respirava un’aria intensa, ricca di scambio di competenze in funzione della realizzazione di un lavoro comune, di una pubblicazione. 
Durante il corso il gruppo è stato anche supportato e seguito da due assistenti, Roberta Campagnolo e Antonia Conte.
Rossana Bossù.
Laura Toro Bermejo.
Valeria è un’insegnante di grande esperienza, molto competente e professionale, mette a disposizione dell’allievo la propria conoscenza come artista e come curatrice di mostre d’arte, ma è anche severa, quella severità che ti porta a sperimentare, non accontentarti della prima versione, ricercare, provare, sfruttare appieno il proprio modo di esprimersi senza prendere scorciatoie. 
In questo caso, in cui il lavoro di ognuno doveva confluire in un progetto comune, la richiesta di professionalità era ancora più alta. L’editore Tassotti ha messo a disposizione un grafico che durante il corso ha scansionato le immagini e ha iniziato il lavoro d’impaginazione, così tutti hanno avuto la possibilità di comprendere in pratica le necessità tecniche, le problematiche e i vari passaggi in funzione del prodotto libro.
Sì perché, come ha ripetuto mille volte Paolo Canton durante i suoi corsi, anche in questo caso Valeria ha voluto sottolineare la questione: l’immagine, l’illustrazione, se in funzione di un libro, non va considerata come entità a sé ma come parte di un tutto. Se come illustratori, quando creiamo un’immagine, pensiamo a essa come a un libro che comprende il testo, la narrazione, il formato, l’impaginazione, il tipo di carta e di rilegatura, la stampa, in cui ogni elemento è legato all’altro, faremo sicuramente un lavoro migliore.

Elide Piras.
A inizio corso Valeria ci ha detto che il plurale di Illustriamo un libro indicava proprio un lavoro di gruppo a cui anche lei avrebbe contribuito non solo con l’insegnamento e il supporto durante la creazione delle illustrazioni. Una volta terminate le immagini è iniziato il lavoro difficile di Valeria nel dare la giusta sequenza alle illustrazioni all’interno del libro, impresa non facile considerata la profonda diversità di tecnica e di realizzazione.
Qualche settimana fa abbiamo potuto vedere una bozza del libro, sfogliandolo si percepisce tutto il lavoro e l’impegno del gruppo nel realizzarlo.
Nonostante tutti i nostri sforzi ci è mancato il tempo di proporre il colophon e la copertina del libro, di quest’ultima abbiamo però avuto la possibilità di realizzare delle proposte da casa e inviarle per sottoporle alla scelta dell’editore. Ovviamente la mancanza di tempo non è stata dovuta alla nostra lentezza nel lavorare, ma al mese di luglio più caldo degli ultimi 136 anni. 

Claudia Castiglioni.

venerdì 3 luglio 2015

Nel segreto degli appunti, ovvero: «Il primo dente cresce in silenzio, ma il bambino piange un sacco».

Da quando ho cominciato a tenere i corsi Progettare Libri, mi domando con una certa insistenza se servano e che cosa apprenda chi si iscrive e dedica tempo, energie e denaro a questa attività di formazione.

Da quando è nato, nel 2011 alla Scuola Superiore d'Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano, il corso ha avuto 108 allievi in otto diverse edizioni, tenutesi sia alla Scuola del Castello sia a Sàrmede, e, in forma auto-organizzata a Cecchina nello studio di Simone Rea e a Bologna.

Un piccolo segnale della bontà del corso viene dal relativo successo di Progettare Libri 2, tenutosi nel 2013 allo Studio Pirulino a Costrignano (BO) e nel 2015 nello studio di Chiara Fedele e Riccardo Guasco a Tromello (PV). Ma la domanda rimane senza una risposta certa.




Quest'anno, però, sono riuscito a mettere le mani sul quaderno degli appunti di un'allieva di PL1 2015 a Sàrmede e ho cominciato a farmi un'idea di quali sono le informazioni che passano e quelle che non riesco a trasmettere correttamente; di quali sono le cose che colpiscono gli allievi e quelle che li lasciano indifferenti; di come reagiscono a certi stimoli e siano insensibili ad altri.



Una delle cose che più mi ha colpito negli appunti di Alessandra Olivieri è che il principale effetto del mio insegnamento su di lei è la necessità di abbandonarsi all'azione consolatoria, rinfrescante e corroborante di una nota bevanda moderatamente alcolica (vedi sotto). E se questo mi lascia nell'incertezza se aumentare la frequenza delle pause, sperando di indurre al consumo di bevande meno "allegre", mi offre anche l'opportunità di cercare uno sponsor fra i produttori di prosecco e/o di bitter.





Un'altra cosa che emerge da questi appunti è come le informazioni tecniche e gli stimoli creativi per gli esercizi della mattina e del pomeriggio si mescolino, senza apparente soluzione di continuità. se questo, da una parte, trasforma un quaderno di appunti in una specie di scomposto e divertente zibaldone, dall'altra mi conforta rispetto al raggiungimento di uno degli obiettivi che sempre mi pongo: fare in modo che gli allievi comincino a percepire il libro olisticamente, come un insieme organico di elementi che si condizionano reciprocamente.





E poi ho capito che devo usare poco la matematica, perché quasi tutti se la sono scordata e si spaventano un sacco quando devono fare i conti.


(Anche se poi rimettono tutto in bella copia.)


Ho anche scoperto che si somministrano informazioni anche inconsapevolmente


E che si impara qualcosa anche quando ci si sta salutando perché il corso è finito.



Ringrazio Alessandra per avermi fatto curiosare nei suoi appunti. Insieme a lei ringrazio Cecilia, Giorgia, Giulia, Giusi, Laura, Letizia, Manuela, Mara, Patrizia, Valeria e Carlo che hanno partecipato con lei a PL1 2015 a Sàrmede facendomi divertire, stancare, ridere e imparare. Con loro ci vedremo a ottobre, in data da destinarsi, per la mostra dei compiti delle vacanze: "Con le mie sante manine 2". Dove? Da Spazio bk, a Milano.

Piccolo spazio pubblicitario
A metà settembre apriranno le iscrizioni a Progettare Libri 1 sessione invernale alla Scuola Superiore d'Arte Applicata del Castello Sforzesco a Milano: otto lezioni serali di tre ore, sempre il martedì sera, dalle 19, in date da definire. E un sacco di compiti a casa. Chi desidera essere informato, può scrivere a progettarelibri@gmail.com. Manderemo tutte le informazioni appena disponibili.

lunedì 5 maggio 2014

Iscriviti, te lo strillo!

© Anna Martinucci
Dal 16 al 21 giugno prossimi, a Sàrmede, si terrà il corso "Progettare libri".
Ci sono ancora alcuni posti disponibili, quindi è venuto il momento di fare un po' di spudorata pubblicità, nella forma di endorsement da parte di alcune testate internazionali e personaggi celebri

Scherzi a parte, di questo corso abbiamo parlato già in tutti questi post e del corso hanno anche scritto in molti (leggete questo, per esempio). Per evitare di ripetermi, ho chiesto ad alcune ex allieve di spiegare le ragioni per le quali è valsa la pena frequentarlo. Sono illustratrici, educatrici, figure poliedriche del mondo dell'editoria, appassionate di libri per ragazzi. Ecco che cosa hanno pensato di potervi dire:



    Astrid Branca - educatrice - Castello 2013-14     Il corso "Progettare libri" mi ha dato gli strumenti per tradurre in "cose" reali e tangibili, ciò che per me era semplice intuizione. Molte sono state le scoperte, ma la sorpresa maggiore è stata quella di trovarmi, insieme agli altri, capace di condividere i "mondi"più o meno nascosti di ognuno, sia nel processo creativo sia nella realizzazione finale. Piegare, contare, cucire, rilegare, riempire con idee fogli, forme e strutture di carta definite e"rigide", richieste di un compito a cui non era possibile esimersi, soprattutto per volontà e intima passione.
Quello che resta è quel bisogno di continuità, quel piacere nel provarsi, nel fare e nell'inventare. Necessità di "applicazione" quotidiana    

Il libro burattino di Astrid Branca

    Tostoini (alias Roberta Ragona) - apprendista stregone - Castello 2013-14     Volendo lavorare con l'illustrazione, sapere cosa succede dal momento in cui le tavole escono dalle proprie mani e finiscono in un libro è sempre una buona idea. Ancora migliore è pensare a come potrebbe essere fatto il proprio libro prima di cominciare a disegnare.
Per certi versi un albo illustrato è come un pesce: non sapere come partire dal pesce intero per arrivare al piatto va benissimo se si vuole solo mangiarlo; ma per imparare a cucinarlo, può essere utile saperne qualcosa in più.
Un pesce e un albo illustrato sono entrambi pieni di insidie e parti che pungono e tagliano; i primi risultati sono disastrosi, ma quando tutto riesce ti senti tronfio come se fossi il primo uomo ad aver mai prodotto un libro, o cotto un pesce, sulla faccia della terra.
"Progettare libri" è un buon modo di affrontare con più consapevolezza quello che succede tra un'illustrazione e un libro finito, sul rapporto tra la forma di un libro e la sua sostanza. Basta ricordarsi di togliere le branchie.     

Una fanzine realizzata da Tostoini

    Geena Forrest – laureata in scienze forestali - Sàrmede 2013    È passato un anno dal corso "Progettare libri" e devo ancora capire se grazie a questo corso sono le mie idee che hanno trovato una forma o tutte le forme insegnate che hanno messo in moto la mia testa e le mie mani. Poco importa: è passato un anno e io vivo ancora di rendita. Sarà che c'erano anche i compiti per casa.
Sia che vogliate darvi all'autoproduzione o presentare alla prossima Fiera non solo un bel portfolio, ma progetti veri che mostrino già il libro che avete in mente o venire finalmente a conoscenza di tutti i segreti della stampa offset (perché, vi ricordo, un libro alla fine lo si deve anche stampare e dimenticarlo sarebbe un grosso errore), questo è il corso che fa per voi.     

"C'era una volta un re, seduto sul sofà”: una csb binding per un "libro infinito"
realizzato a Sàrmede in meno di 36 ore (ma consecutive) da Geena Forrest.

     Ilaria Mozzi - illustratrice - Castello 2012-13     Perché un illustratore dovrebbe fare il corso "Progettare libri"? Di perché ne avrei 1.743.  Il primo: è indiscutibilmente utile. A Progettare libri non si apprende solo a “costruire” libri, a capire il funzionamento dell’editoria e a fare eleganti rilegature (che a Natale fanno comunque sempre un bel figurone!).
 A "Progettare libri" si impara a risolvere problemi, a relazionarsi con gli altri, e soprattutto si impara a pensare.  Uno sguardo più ampio, un approccio al lavoro più completo, e inaspettate collaborazioni sono tra i risultati più belli ottenuti da questo corso (… e non dimentico la mia fantastica stecca osso, da cui oramai sono dipendente!) L’“onda magica” del corso io la sto vivendo ancora pienamente, a distanza di quasi due anni.
 Per chi vuole costruirsi un percorso solido nell’illustrazione e nell’editoria, o per chi semplicemente cerca stimoli e nuove strade per alimentare la propria creatività, a mio parere, Progettare libri è un corso insostituibile. Immancabile.    

E poi i libri non solo si progettano, ma si stampano anche.
Qui Irene Rinaldi e Alessandra de Cristofaro con Dario, il mastro tipografo.
(Sàrmede 2013)

    Rossana Bossù - illustratrice - Sàrmede 2013     Perché un illustratore dovrebbe fare il corso “Progettare libri”? La risposta è racchiusa nel titolo stesso del corso. Il progetto di un libro si basa sulle idee, legate a doppio filo al formato, alla rilegatura, alla carta con cui verrà realizzato. La prima cosa che Paolo ci ha detto durante il corso è stata: «Voi credete di imparare determinate cose da questo corso ma ne imparerete altre». Così è stato!
Io ho imparato a pensare a un libro come un progetto completo, non solo le illustrazioni ma tutto l’insieme. Un libro come uno spazio in cui muoversi, uno spazio da arredare con idee e immagini.
Partire dal formato e dal tipo di rilegatura, che si tratti di una fanzine, di un leporello o di un albo illustrato, è il primo passo per farsi venire delle idee, il che non mi sembra poco!     


Un progetto realizzato da Rossana Bossù a Sàrmede.

    Gioia Marchegiani - illustratrice - Cecchina 2012     «Sei su una zattera assieme al tuo orsacchiotto preferito e a tua sorella. Devi scegliere cosa buttare giù perché la zattera non vada a fondo. Cosa scegli di fare?» È questo un gioco che si fa  a volte con i bambini, e credo ben possa illustrare (è il caso di dirlo!) una delle tante ragioni per cui valga la pena fare il corso “Progettare libri”.
Anche per illustrare un libro bisogna prendere delle decisioni e capire cosa è importante e cosa è superfluo. Per farlo è fondamentale conoscere  le regole e i vincoli, strutturali e commerciali, che sono alla base della produzione dell'oggetto libro e apprendere come la rilegatura, il formato e la carta siano parte integrante del processo creativo e del linguaggio espressivo. Investire in questa competenza è fondamentale nel percorso di crescita professionale di ogni illustratore così come lo è la ricerca stilistica e la competenza tecnica.
Quindi, per tornare al nostro dilemma iniziale, perché il bambino/illustratore della zattera possa scegliere bene, oltre alla sua fantasia è necessario che abbia i giusti strumenti per dare a quell'assurda domanda una risposta che lasci tutti a bocca aperta    

La "Storia che sale molto in alto" di Gioia Marchegiani,
nella versione Corso Pirulino.

    Chiara Fedele - illustratrice e neo micro-editrice - Castello 2013-14     Ho voluto iscrivermi al corso "Progettare libri" dopo aver visto tra le mani di una mia amica illustratrice un piccolo quadratino di carta che improvvisamente si è aperto in una sorta di spirale, con pagine e che si voltavano e rivoltavano e si srotolavano sotto i miei occhi, rivelando una narrazione grafica, senza parole ma con un senso profondo.
Mi sono sempre considerata un illustratore-esecutore, non di certo un autore. Perciò l'approccio che ho avuto, fino alla prima lezione era di ottenere più nozioni “tecniche” su quello che stava intorno al mio lavoro di esecutore. Mi sbagliavo di grosso.
I limiti tecnici imposti da Paolo sono stati, con mia grande frustrazione, un intero universo di possibilità.
Di volta in volta i piccoli spazi o i limiti di cuciture e tagli erano come enormi tele bianche dove poter scrivere quello che volevo, narrare come desideravo, si narrare, anche io mi sono data la possibilità di raccontare.
In più il confronto con i compagni dimostrava ogni volta l'unicità di ognuno di noi.
Devo dire che l'approccio al lavoro dopo il corso è cambiato radicalmente. La progettazione nasce ancora prima di un testo o di una storia, e non si limita più alla tecnica di un illustrazione. La tecnica si piega alle idee. Finalmente.     

Illustracicci, © Chiara Fedele


    Nicoletta Petruzza - illustratrice e artigiana - Sàrmede 2013     Due (di mille) cose che ho imparato a "Progettare Libri". La prima (e sta già nel titolo del corso) è che un libro si progetta, come un qualsiasi oggetto di design, come qualunque cosa abbia necessità di assolvere a una funzione, di rispondere a un bisogno.
Perchè un'illustratore dovrebbe fare un corso sulla progettazione del libro?? Per lo stesso motivo per cui un architetto che sa disegnare ha bisogno di conoscere una marea di nozioni tecniche per poter progettare una casa. Per lo stesso motivo per cui un coreografo non può fare una coreografia senza considerare la dimensione del palco; un pasticcere non può fare una torta alta 6 metri senza sapere dove e come verrà cotta. Un illustratore non può illustrare un libro se non sa come si fa materialmente un libro. Ci sono cose che non possono essere ignorate.
La cosa divertente è che tutti questi elementi, che costituiscono dei vincoli in fase progettuale, possono essere sfruttati a nostro vantaggio e diventare parte attiva del libro.
La seconda cosa che si impara è la coerenza. Un libro è un oggetto, ha una sua materia, ha una sua struttura, ha una sua estetica. Che abbia un testo o meno, un libro è fatto per narrare, per raccontare qualcosa... e la narrazione per essere efficace deve essere coerente con la struttura del libro. Se la storia narrata ha uno sviluppo "lineare", anche il libro dovrà seguire tale sviluppo. Se la storia ha un andamento "circolare" e riporta al punto di partenza, sarebbe bello che il libro la seguisse. Se la storia cambia registro, anche il libro può cambiare forma, colori, carta, può vestirsi e trasformarsi per essere ciò che vogliamo che sia. Durante il corso Paolo ci ha mostrato infinite strutture-libro e ha cucito a mano anche "infinite" rilegature, per darci gli strumenti e gli stimoli necessari per guardare un libro con occhi nuovi.
Un libro è un'esperienza. È una porta che si apre verso un altro mondo. E deve essere pensato per il tipo di avventura che si andrà a vivere. Deve essere solido per resistere alle tempeste, deve essere lieve per volare, deve avere un filo per tornare.     

Al corso non si impara solo a fare libri, ma anche a Guardarli bene.
Qui, Julia Racsko, Ilaria Proietti e Laura Campadelli alle prese con Komagata.
(Sàrmede 2013)

Per informazioni sul corso ed eventuali iscrizioni:

Fondazione Mostra Internazionale d'Illustrazione per l'Infanzia Štěpán Zavřel 
c/o Casa della Fantasia
Via Marconi, 2 - 31026 Sàrmede (Treviso) - Italia

Tel. +39 0438 959582
Fax. +39 0438 582780

www.sarmedemostra.it
info@sarmedemostra.it 
Skype: mostra.sarmede


lunedì 23 settembre 2013

Nove voci per un corso

Un libro a spirale di Julia Racsko
A giugno, a Sàrmede, ho tenuto il corso “Progettare libri”. Le conseguenze di questa decisione sconsiderata sono qui da leggere: pensavo di insegnare qualcosa sul libro e su come pensarlo e realizzarlo; invece sembra che sia stato una sessione di psicoterapia collettiva.
Chi volesse provare la stessa sconclusionata ebbrezza, può tentare con le prossime edizioni: 
* a Monopoli dal 10 al 13 ottobre (informazioni qui); o 
* a Milano, alla Scuola del Castello, per otto martedì sera, a partire dal 29 ottobre (informazioni da progettarelibri@gmail.com); e naturalmente, 
* a Sàrmede, a giugno 2014.


Una fanzine di Nicoletta Silvestrin

Testa bassa e pedalare di Laura Campadelli
Momento 1
Io. «Paolo, puoi leggere questo e dirmi se potrebbe essere un buon testo per un libro illustrato?»
Lui. «Certo.»
Legge.
Lui. «Mi sono già rotto le scatole.»
Io. «E’ una noia? »
Lui. «Una noia mortale. L’hai scritto tu? »
Io (cercando di non scomparire nell’ombra tra gli scalini). «Sì.»
Poi mi fa ascoltare su youtube Ugo Cornia che legge se stesso. Un’illuminazione.

Una fanzine di Laura Campadelli

Momento 2
Io. «Paolo puoi guardare i definitivi del mio libro e dirmi che ne pensi?»
Lui. «Certo.»
Stende le immagini lungo il corridoio. Le guarda.
Lui. «Non sei William Blake. E dovresti essere lui per risolvere queste sette tavole. Dovresti rifarle.»
Io (cercando di non soccombere all’infarto) «Ah. Ok.»
In effetti non mi chiamo William, credo proprio che le rifarò.

Un libro a pieghe "zig zag" di Rossana Bussù

Dalla fine di Rossana Bossù
Disfacendo la valigia del materiale utilizzato al corso, ho trovato un filo rosso impigliato nell’astuccio delle matite. Mi è sembrato un segno, come nelle favole, quando il protagonista si risveglia da quello che sembra essere stato un sogno e ritrova un oggetto che gli dimostra che l’avventura vissuta era reale.
Quando partecipo ai corsi a Sàrmede ho sempre la sensazione che il tempo scorra velocissimo, compresso, ma anche che si prolunghi, si espanda. Quel filo, per me, come il fil rouge che ha caratterizzato il corso.
I vari tipi di rilegatura che abbiamo affrontato hanno stimolato le idee per il contenuto dei libri e i fili che abbiamo cucito, incrociato, annodato si sono estesi come ramificazioni, propaggini di radici.
Ogni punto che abbiamo dato ha contribuito a tenere insieme i fogli ma ha anche legato me agli altri componenti del gruppo.
Ho scoperto come Nicky sa sintetizzare attraverso degli schemi e creare libri con idee funzionali. Da Julia ho imparato come un libro può essere poetico senza essere vago. Laura B. mi ha insegnato cosa vuol dire “Si sta come ragni” tra fili di seta. Laura C. con il suo progetto mi ha indicato la via dell’unità stilistica. Sara mi ha portata a guardare le cose dal punto di vista dell’autrice. Elisa è un vulcano di idee. Irene e Alessandra hanno illustrato mille modi per legarsela al dito. Dall’eclettica Luisa ho imparato la differenza tra acquaforte e punta secca. Inoltre con Luisa e Floriane ho scoperto di avere una condizione comune che ci ha legate attraverso un cordone. Giulia, Giorgia e Ilaria sono state una ventata di aria fresca che ha portato i fili a volare via. Nicoletta e Stefano con la loro presenza discreta hanno creato un legame ancora da scoprire.
Last but not least le connessioni create da Paolo, che per ognuno di noi aveva sempre pronta una citazione o l’indicazione di un libro da consultare, di un albo illustrato, di un artista di cui scoprire il lavoro, una mostra, un video…
A casa sono tornata alle mie radici ma l’albero sta crescendo e i rami si estendono lontano.
Forse questa sarebbe una bella storia da raccontare per un libro infinito.

Quando la luna ha la luna storta: una fanzine di Laura Berni.

Crisi creativa di Laura Berni
Il corso è stato impostato in modo tale per cui la parte riflessiva/teorica potesse avere uno spazio e un tempo significativo così come quella creativo/manuale.
Paolo ha volutamente impostato queste lezioni in modo da far si che la tematica del libro illustrato potesse essere visualizzata da innumerevoli punti di vista: economico, finanziario, tipografico, tecnico, artistico etc etc…
In tutte le lezioni si intravedeva un chiaro intento di permettere all'illustratore, reduce per lo più da scuole , accademie, corsi di tecnica, di ridisegnare il proprio obiettivo in un'ottica molto editoriale che, come ben sappiamo, fatica a far entrare nei propri codici. Completamente contro la mia volontà mi sono rimasti impressi due pensieri che sono passati prepotentemente in primo piano e che penso cambieranno per sempre il mio modo di lavorare.
1. La creatività nasce dai vincoli quindi da una certa ristrettezza che ti mette di fronte a un problema che a sua volta ti spinge a a cercare risorse per risolverlo.
2. Lo spaziare nel cosmo delle infinite possibilità, è sinonimo di immobilità, paralisi. Questo enorme potenziale che rimane informe  che non si va a definire mi fa venire in mente una riflessione di Albert Einstein: La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorgono l'inventiva, le scoperte , le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. L'unica crisi pericolosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.
Spero di poter fare sempre appello a questo spirito nei momenti di bisogno.

C'era una volta un re: un libro infinito di Elillisa.
Storie e strade di Elillisa
Non c’è niente da fare: io odio la macchina. O meglio, ho paura di affrontare rotonde, incroci, discese e salite seduta al volante di una quattro ruote. Ho paura anche quando mi ritrovo in mezzo a gente esperta a fare cose di cui io ho solo frammentate conoscenze.
Mi pare che qualche psicoterapeuta incoraggi il superamento di un trauma buttandocisi nel mezzo, del trauma. Così, ho preso come si suol dire due piccioni con una fava e ho partecipato al corso Progettare Libri: ogni giorno, due ore e mezzo di macchina (casa-Sàrmede-casa); e, tutto il giorno a stretto contatto con un editore affermato, illustratrici professioniste e grafici provetti.
Ho qualche dubbio che le paure siano state effettivamente superate, ma davvero ogni minuto di quei giorni è stato tesoro prezioso.
Mi par di sentirvi: la tua psicosi da motori non ci interessa, dacci più notizie sul corso!
Che dire? È stato tante cose. È stato bello. È stato scoprire che il più delle volte è il libro stesso, oggetto serissimo con confini, limiti e pagine dalle precise dimensioni, a sussurrarci nell’orecchio come raccontare di mondi fantastici e sgangherati, di personaggi bellissimi e bislacchi. È il libro che, in momenti di aridità creativa, può suggerirci LE storie: storie senza una fine e storie in piedi, storie bucate e storie gemelle, storie con un centro e storie con un salto (non ve ne stanno già venendo in mente, così…al solo sentirne parlare?). Storie che aspettano solo di essere pensate e scritte e disegnate e rimesse dentro quel distinto assemblaggio di segnature che le ha ispirate.
Contenti?
E sapete che vi dico? Mi sa che là fuori una storia impaurita sta aspettando anche me.

Alessandra de Cristofaro e Irene Rinaldi
se la sono legata al dito.
Una settimana lunga un anno di Giulia Poggio
È  acclarato: una settimana a Sàrmede dura un anno. Io ne ho fatte due consecutive e mi pare di scrivere di un corso cdi molto tempo fa. In quel paesino alle pendici del Cansiglio i giorni, le ore, si vivono intensamente a contatto con altre persone che diventano all’istante compagni di viaggio.Un viaggio che si fa ogni giorno per andare a lezione, per andare in visita alla Tipoteca, ma anche un viaggio interiore.
Primo giorno, primo anno per me. Arrivo un’ora prima dell’inizio della lezione (non sono l’unica), all’esterno mi mostro calma ma è tutta apparenza poiché dentro di me è il caos: pensieri, dubbi, non sentirsi all’altezza, forse il posto scelto è sbagliato, non so dove andare, che altro ancora?
Inizia poi il corso e, a parte una prima incertezza del non sapere come “muovermi”, noi timidi si sa a volte vorremmo essere solamente un’ombra, il tutto va per il meglio. Giorno dopo giorno, ora dopo ora prendo confidenza, imparo cose nuove, conosco persone interessanti. Tra rilegature e libretti, che vengono a trovarmi anche nei miei sogni, porterò nel cuore di questa bell’esperienza la pazienza di Paolo, le risate ma anche il “duro lavoro” fino alle sette di sera quando nessuno voleva ancora andarsene dall’aula. Oltre agli insegnamenti che sicuramente hanno ampliato la mia conoscenza e la mia visione del mondo del libro, penso che quest’esperienza sia data soprattutto dalle persone: competenze, scambi di idee, confronti e aneddoti. Perché è stato un po’ come mettersi in gioco, svelare una parte di sé e anche se non è sempre stato tutto facile, alla fine sorrido.
È un racconto un po’ confuso ma come dice Perrault «poca eloquenza, grande amore!»

Cosa succede ai panni nella lavatrice? La risposta di Luisa Valenti

ABC topesco di Luisa Valenti
A di Anna Castagnoli: perché teneva un corso a Sarmede in contemporanea col nostro e  imperversava ovunque col suo entusiasmo.
B di “Briciola e Berni”: un'appassionante storia d'amore tra una cagnolina a salsiccia un po' feticista e Laura, la mia dolce compagna di stanza.
C di Calabria: grazie a Nicoletta per i suoi schemi, la sua gaiezza e le sue olive calabre.
D di Donne: c'eravamo solo noi, fatta eccezione per Paolo e Stefano. Magari se scrivo che eravamo tutte belle, brave e simpatiche la prossima volta aumentano gli iscritti maschi!
E di Esercizio: mentale e fisico.
F di Fare fluire le idee senza fermarsi mai: fantastico, ma che fatica!
G di Gravidanze: vince 3 a 1 il corso Canton vs. corso Castagnoli... ho dato il mio contributo personale.
H di Honegger, come Warja Lavater Honegger: che emozione stendere i suoi lunghissimi leporelli sul tavolo e perdersi in un universo di segni colorati.
I di illustratrici: perché l'essenza di un corso è l'incontro con persone uniche che condividono i tuoi interessi.
J di jogging: lo sport è la droga più sana, Paolo docet.
K di fattore K: quello strano mix che fa di questo corso un evento memorabile e del confronto tra persone diverse una risorsa imprescindibile.
L di leccalecca: offerti dall'organizzazione per il nostro sostentamento. Metà li ho mangiati io.
M di maternità: la scusa per rimandare i compiti, eh, eh.
N di Nostalgia.
O di Olive di Nicoletta: mi ripeto, ma non si vive di solo cibo per l' anima.
P di Paolo: solo grazie.
Q di Quando ci rivedremo tutti?: Magari a Bologna?
R di Rilegatura: come vincolo di contenuto.
S di Sàrmede: un posto magico.
T di Topi: Topipittori, Topomobile e Topo Canton. Anche se amo i gatti son costretta a pensare: “Dove sarebbero i gatti senza topi?”.
U di Unicità e Unione.
V di Vincolo: per trovare la propria libertà all'interno del confine.
W di wire-o: adesso sappiamo che non è una rilegatura a spirale!
X e Y di ascisse e ordinate: un corso per trovare le coordinate delle idee nella mappa della propria fantasia.
Z di Zavrel, Stephan: grazie per aver portato l'illustrazione a Sàrmede.

Il libro che mangia i pesci. A Nicky Petruzza non piaceva, ma a noi sì.

Il leone di Nicky Petruzza
C’era una volta un leone stupido. Passava le giornate a lamentarsi continuamente con tutti gli animali della foresta e con tutti gli amici su facebook, per la sua sorte infausta: l’avevano messo in gabbia da piccolo e da allora aveva perso la sua libertà! Non faceva che ripetere: se trovo chi ha messo qui queste sbarre lo sbrano vivo, è tutta colpa sua se la mia vita è rovinata, se da qui non vedo il mare, e non posso andare a casa di mamma a mangiare le melanzane ripiene! (Era un leone stupido calabrese). E ruggiva, ruggiva sempre, ruggiva forte e contro chiunque, non faceva altro, tutto il giorno. Ruggiva. E mangiava. Per il nervoso, diceva.
Poi un giorno nella gabbia finì, per caso, un volantino del corso “Progettare libri”. Sapete, dentro a una gabbia si ha tanto tempo libero, non si può fare niente se non ruggire, mangiare, leggere Le Figure dei Libri, e fare disegnini per terra con le unghie. Così il leone decise di partire. Era un leone curioso. Ed anche molto coraggioso.
Nei seguenti sei giorni a Sàrmede, tra libri, fili, cartoncini, colori, sorrisi e persone meravigliose, il leone stupido imparò un mucchio di cose: scoprì che un semplice foglio di carta ha la capacità di contenere tutte le storie che hai dentro, e anche di più; sperimentò che si può ridere ininterrottamente per una giornata intera senza morire; capì di essere un leone stupido. A volte, per uscire dalla gabbia basta solo voler uscire.
È stata un’esperienza di vita intensa, oltre ogni aspettativa, divertente come una gita di classe al liceo. E profonda, come il mare.
Una fanzine a giostra di Alessandra de Cristofaro

Schemino di Julia Racsko
Di solito i giorni del corso “Progettare Libri” vanno cosí:
0. «Ora tocca a voi!»
1. Ma non ce la faccio, è troppo complicato!
2. Ho un’ idea, ma non riuscirò mai a realizzarla! Non so disegnare!
3. Non finisco in tempo!
4. Finito!

Il libro infinito di Giorgia Massetani.
Un bel ricordo di Giorgia Massetani
Quando penso al corso “Progettare libri” penso alle fresche e luminose giornate che iniziano camminando lungo la piccola stradina di Sàrmede, scendendo attraverso le scalette che arrivano fino alla classe, seguendo il mormorio allegro e le risate dei miei compagni.
Volti allegri, diversi e simpatici, ognuno di noi con una storia diversa da raccontare, altre esperienze, ma tutti lì per imparare cose nuove, conoscere, farsi apprezzare.
Aghi, matite, lapis, spago, colla, cartoncini, tutti sparsi in qua e là per i tavoli, creano una grande composizione di forme e colori, sono la base, il pane quotidiano dell’esercizio del giorno.
Forbici in mano, seguiamo le direttive di Paolo. Un prototipo per la dimostrazione, uno schizzo sul blocco di carta e via la giornata passa alla svelta, anche troppo. Non sono solo gli esercizi che riempiono la giornata, sono anche i pranzi al sacco mangiati all’ombra della scuola, tra racconti e chiacchiere, i piedi a mollo nell’acqua del torrente che scorre lì davanti, le ciliegie mangiate nei momenti di pausa.
Alla fine della giornata si è stanchi ma entusiasti di conoscere un nuovo modo per progettare il proprio libro, felici di aver affrontato le difficoltà e di essere riusciti a terminarlo anche nel momento di crisi, quando tutti i fili e gli aghi che abbiamo per rilegare si sono annodati.
Penso a un leone, a un re, a un mare che va e viene portando con se i ricordi di qualcun altro, penso a un accento toscano, alle  dolci  e tenere attese, all’odore e al rumore della carta, alle stanze della Tipoteca Italiana dove tutti rimangono a bocca aperta. Quando penso al corso “Progettare libri” penso a un bel ricordo.

È proprio vero: alla Tipoteca rimangono tutti a bocca aperta

Per aver raccolto con pazienza certosina le testimonianze della altre reduci, un ringraziamento di cuore a Elisa Negrini, alias Elillisa, alias Geena Forrest: la più simpatica, acuta, effervescente, timida e composta forestale dell'orbe terracqueo.
Le immagini sono poche e non rendono giustizia né alla quantità né alla qualità dei lavori. Me ne scuso con gli allievi e i lettori del blog.