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lunedì 12 marzo 2012

Avventure/ 3: Le illustratrici cattive vanno dappertutto

[di Giulia Sagramola]

Il primo marzo Teiera ha compiuto due anni. E come al solito, siamo in ritardo. Abbiamo iniziato portando le nostre prime creazioni nel 2010 al Festival Internazionale di fumetto Bilbolbul a Bologna.
Avevamo preparato i primi piccoli libri fotocopiati, spillati o cuciti a mano: La Faccia di Cristina Spanò; Cosas Raras di Giulia Sagramola; il piccolo poster Paesaggio di Serena Federici; e la piccola storia Due di Alvaro Ortiz.
Fin dall'inizio, per noi autoproduzione ha significato ideare, progettare, realizzare e vendere autonomamente libri e altro prodotti editoriali creati da noi e da artisti invitati a partecipare al progetto, in assoluta libertà. Senza filtri.


Da allora continuiamo a realizzare libri artigianali secondo lo stesso modello: invitiamo a collaborare amici, colleghi o artisti che ci piacciono; spieghiamo loro le condizioni; e, se accettano, pubblichiamo, assembliamo e promuoviamo i loro lavori.
In generale, gli artisti che pubblichiamo ci raccontano la loro idea, ne discutiamo, poi, a tavole finite, impaginiamo, a volte creando anche la grafica, a volte mantenendo il progetto grafico originale della proposta.
A Teiera siamo in tre: Cristina Spanò (qui sotto, a sinistra) e Giulia Sagramola (a destra) le fondatrici; e, dallo scorso ottobre, si è aggiunta Sarah Mazzetti (quella che si capisce subito che ha studiato allo IED)


Teiera è nata in un periodo particolare delle nostre vite. Cristina si trasferiva a Barcellona; io mi stavo laureando; ma volevamo continuare a lavorare insieme, a distanza. Realizzare piccoli progetti editoriali, condividerli via Internet per poi stamparli e rilegarli a mano era una cosa che potevamo fare. Abbiamo pensato che il risultato della stampa in copisteria non sarebbe stato molto di diverso, a Bologna o a Barcellona. E questo significava anche avere due mercati: mentre io mi occupavo di promuovere e vendere le nostre creazioni in Italia, Cristina poteva fare altrettanto a Barcellona, frequentando gli eventi legati all'autoproduzione e al libro d'artista.


L'idea di realizzare a mano i nostri libri ci entusiasmava: entrambe passiamo (a volte anche lavorando) troppo tempo al computer; tornare a realizzare qualcosa manualmente, per quanto potesse essere un'attività puramente meccanica, come cucire 50 libretti, ci sembrava il massimo.  Ancora oggi, realizzare i nostri libri ci costringe a staccarci dallo schermo, a riacquistare il piacere dell'uso delle mani, a ritrovare materiali e strumenti che avevamo imparato a usare studiando cartotecnica. Un piacere che rimane anche se, come a volte è accaduto, si deve fare tutto in fretta, all'ultimo minuto, prima, se non durante, una fiera del fumetto o un mercatino di editoria indipendente.


L'autoproduzione ci ha posto limiti dei quali eravamo ben consapevoli fin dall'inizio. Ma il vincolo della stampa in bianco e nero o dell'esiguo numero di pagine non è mai sembrato potesse influenzare negativamente la nostra creatività. Anzi, lo stimolo a ottenere il massimo risultato con mezzi minimi è un fortissimo incentivo. E, d'altra parte, anche quando si lavora per un editore “vero” ci sono vincoli tecnici e produttivi da  rispettare.


Quando progettiamo i nostri libri monografici, stampandone un numero ridotto di copie (tra le 40 e le 100), cerchiamo di rendere ogni libro unico, apportando un tocco di manualità, con carte particolari o elementi aggiunti a mano a ogni copia, oppure realizzando, sempre a mano rilegature diverse.


Solitamente i nostri libri monografici sono in bianco e nero, per una questione puramente economica: stampare a colori farebbe alzare moltissimo il costo, quindi anche il prezzo dei libri. Abbiamo sempre cercato mantenere prezzi contenuti, perché l'obiettivo è diffondere il più possibile le nostre creazioni, in modo da arrivare a coprire i costi di produzione. E se capita di guadagnare, il profitto viene reinvestito nella produzione di altri libri, nelle trasferte e nella partecipazione agli eventi a cui partecipiamo. In rari casi, gli utili sono distribuiti alle socie: può accadere di dover coprire costi sostenuti in precedenza, soprattutto se sono rilevanti, come nel caso delle antologie.


L'idea delle antologie è nata dall'esigenza di presentare a Lucca Comics un libro che rappresentasse nel modo più accurato possibile l'identità di Teiera, che desse immediatamente idea di chi siamo, cosa pensiamo e cosa ci piace pubblicare. E questo non era possibile fare con delle minuscole monografie. Così, abbiamo pensato a un volume collettaneo, stampato in digitale in un'edizione limitata di 170 copie, numerate a mano. E abbiamo invitato 34 artisti, italiani e non, a contribuire: ex compagni di studi, illustratori e fumettisti conosciuti negli anni, sia di persona sia in rete.


Siamo partiti da una foto di gruppo, e ciascuno degli autori invitati ha ideato, in piena libertà e autonomia, la storia di uno dei personaggi che compaiono nella foto. Foto di gruppo è stato realizzato con tempi record: poco più di un mese dall'invito di partecipazione alla stampa.

In questi due anni, per promuovere e vendere i libri di Teiera siamo andate dappertutto, meno che in Paradiso: a Lucca Comics, al Crack a Roma, Bilbolbul a Bologna, al Comicon a Napoli, al Treviso Comic Book Festival al Mi Ami a Milano, al Band Loch a Bergamo, a Cesena Comics, a Rip Arte a Fabriano; e poi all'estero, a Ilu•station a Barcellona, al London Zine Symposium, al Sismic Festival a Sierre, all'Indelebile a Toulouse.
Le esperienze dei festival, soprattutto quelli stranieri, ci ha convinto di dover aumentare la qualità materiale dei nostri libri: le fotocopie che ci piacciono per la loro immediatezza e semplicità, non saranno abbandonate; ma ora cerchiamo anche di realizzare dei libri qualitativamente migliori. Il nostro ultimo progetto va in questa direzione.


Ten Steps Until Nothing è la nostra seconda antologia, presentata a Lucca Comics 2011. Abbiamo deciso di giocare di più con le storie che con la varietà di stili e per questo abbiamo invitato dieci artisti a realizzare ciascuno una storie di sette pagine, con una trama più "approfondita", ognuno ha rappresentato uno gradino/step dal piccolo al grande: dall'oggetto, la stanza, la casa fino ad arrivare al mondo, l'universo ed infine il nulla.


La particolarità del libro, oltre che nelle storie, è anche nella fattura: è stampato in offset, in bicromia, con una tiratura di 500 copie. Per Teiera è stato un investimento di risorse, umane ed economiche, considerevole, ma la soddisfazione per la qualità della fattura ci ha già ripagato degli sforzi. Adesso non ci resta che venderne un sacco di copie per far tornare i conti. A proposito, potete comprarlo qui.


In questo periodo abbiamo tirato un po' le somme della nostra produzione, ci stiamo occupando di diversi progetti, stiamo avviando una nuova collana, Infusi, con numero di pagine e formato fissi. Poi, stiamo pensando alla terza antologia. Ma anche a un libro/gioco per i bambini.




Nel corso di questi due anni siamo riuscite ad autoalimentare Teiera, fino alle Antologie dove abbiamo dovuto re-investire i nostri risparmi personali per la stampa, ma tutto quello che avevamo speso inizialmente per avviare la produzione dei libri si è ripagato e ci ha permesso di risparmiare qualcosa per i progetti successivi. Anche la vendita di Foto di Gruppo ha totalmente coperto le spese di stampa, del viaggio a Lucca Comics 2010 e del relativo banchetto. Ten Steps Until Nothing è già a buon punto con il conto economico.


Si può dire che ci si autoproduce per tantissimi motivi, come già detto, per realizzare qualcosa che ci rappresenti senza filtri, per promuovere il proprio lavoro, per dare spazio a idee che altrimenti resterebbero nel cassetto. Ma Teiera per noi è soprattutto e semplicemente una cosa che ci piace fare, che ci diverte.
Certamente nel corso dei mesi l'impegno nei nostri progetti ci ha portate notti in bianco, corse in copisteria, insulti al tecnico che ha fatto "Adatta alla pagina" senza dirlo. Ma vedere i nostri libretti prendere vita continua a divertirci e ad entusiasmarci. A volte avere un'etichetta è come avere un secondo lavoro, ti mangia tempo ed energie, ma se resisti fino alla messa in vendita, vedere il riscontro del pubblico verso quello che fai, oh, quello sì che è un buon carburante.

lunedì 17 ottobre 2011

Presentarsi bene: Sarah Mazzetti e Thereza Rowe

Abbiamo fatto i conti qualche settimana fa: nell’ultimo anno abbiamo ricevuto poco meno di 2000 proposte da autori e illustratori. Quella della selezione del “materiale non sollecitato” è un’attività molto impegnativa e necessaria: sono in molti, là fuori, ad avere talento, capacità, idee, competenza. Non possiamo certo pretendere di conoscerli già tutti o riconoscerli telepaticamente.

Ma è anche un’attività ingrata. E questo è un problema. Troppo del materiale che riceviamo non è adeguato. E molto di quello che sarebbe anche adeguato è presentato malamente, con sciatteria, e lascia trasparire una mancanza di professionalità che non rassicura certo rispetto alla prospettiva di lavorare insieme.

Per aiutare chi legge questo blog a capire che cosa significhi presentarsi bene a un editore, quando capiterà mostreremo quel materiale che abbiamo trovato meglio presentato, più convincente, più professionale, in modo che possa servire da guida agli altri e da promozione ai diretti interessati.

Caveat: gli illustratori che compariranno in questo e in successivi post non diventeranno necessariamente dei nostri autori. Ma crediamo sia comunque utile e bello segnalarli per il loro garbo, professionalità e talento. E poi, come diceva il mai sufficientemente citato Giovanni Mariotti: «Le vite che trascorrono senza il conforto di una lode sono ben misera cosa.»

Sarah Mazzetti



























Thereza Rowe