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venerdì 16 ottobre 2015

Con le mie sante (2) manine


Con le mie sante (2) manine è la seconda edizione di una mostra  che si terrà il 23 ottobre allo Spazio bk a Milano. Come l'anno scorso, è una quasi-mostra di quasi-libri di quasi-artista realizzati dagli allievi del corso Progettare Libri che si è tenuto a Sàrmede nel giugno di quest'anno.

Anche quest'anno, non contento di aver vessato dodici allievi al corso, facendoli arrivare presto la mattina e finire tardi la sera, mandandoli a passeggiare per boschi e a prendere freddo in montagna, ho assegnato i compiti delle vacanze.

Il prologo di questi compiti è stata la gita alla Tipoteca Italiana, dove nell'arco di una giornata abbiamo composto a mano e stampato (a tre colori con una xilografia approntata per l'occasione da Mara Cozzolino) la base sulla quale gli allievi sono poi intervenuti. Anche quest'anno, abbiamo usato gli Esercizi di Francesco Gagliardi, pubblicati mensilmente nel sito www.federiconovaro.eu.


E adesso è venuto il momento del redde rationem. I compiti sono stati quasi tutti consegnati (confido che i due mancanti siano solo in ritardo) e venerdì prossimo, 23 ottobre 2015, alle 18.00 da Spazio bk, in via Porro Lambertenghi 20 a Milano, metteremo in mostra per la serata i risultati di questo lavoro estivo, in un allestimento assolutamente temporaneo, ma che potrebbe trovare repliche altrove.


E come è abitudine, anche quest'anno vi invitiamo a  un
quasi-gioco 
nel quale non si vince niente se non il piacere di votare. Gli elaborati di quest'anno sono abbastanza difficili da valutare, perché alcuni hanno anche lavorato a sviluppare un testo che non è possibile mettere qui nella giusta evidenza. Ma potete sempre venire da Spazio bk e prendervi il tempo per leggere tutto.

Per votare 
basta scrivere il nome nei commenti qui sotto entro la mezzanotte di giovedì 22 ottobre 2015. Il venerdì sera, da Spazio bk, verrà nominato il vincitore. Poi, sul momento, tutti insieme, ci inventeremo un premio.
Vi aspettiamo per bere insieme del buon prosecco, chiacchierare del più e del meno, parlare del corso del 2015, parlare dei corsi futuri, guardare insieme i libri, fare incontrare allievi vecchi e nuovi, perdere un po' di tempo.


L'anno scorso era andata così. E i lavori degli allievi erano questi qui.

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Giorgia Atzeni




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Letizia Camiletti




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Cecilia Campironi




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Patrizia Cipolat Mis




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Mara Cozzolino


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Giusy D'Alessandro (ma non l'ho aperto i: mi fa troppa paura con quel sigillo piombato)

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Valeria Montemagni




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Alessandra Olivieri




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Laura Pagan




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Manuela Saccani




lunedì 25 maggio 2015

Nel giardino delle meraviglie: I doni della gigantessa

[di Monica Monachesi. Foto di Piero Baraldo e Monica Monachesi]

A Vicenza, fino al 2 giugno, è in corso la XI edizione del Festival Biblico: Custodire il Creato, coltivare l’Umano. Lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse (Gen 2,15).
Il tema dell’anno è sviluppato in un ricco calendario di conversazioni, lectio magistralis, convegni, spettacoli, animazioni, consultabile qui.
Nell'ambito di queste manifestazioni, al Museo Diocesano di Vicenza, fino al 21 giugno è visitabile la mostra di illustrazione I doni della gigantessa: i custodi del creato siamo noi, creata appositamente per questa occasione, a cura di Monica Monachesi per la Fondazione Stepan Zavrel di Sàrmede. Il titolo della mostra è stato ispirato dal libro Il regalo della gigantessa, con testo di Guia Risari e illustrazioni di Beatriz Martín Terceño.

Illustrazione di Beatriz Martín Terceño tratta da Il regalo della gigantessa.

Un appuntamento con immagini e parole, per piccoli e grandi lettori, attorno a un tema grande come il cosmo, importante come ogni sua più piccola creatura. Le Scritture, l’uomo e il giardino della creazione, accanto a miti di popoli lontani, per ritrovarsi in illo tempore, in principio, consapevoli del presente. Un percorso di libro in libro sul filo dell’evocazione e della poesia per risvegliare la meraviglia, per custodire e coltivare se stessi, l’altro, il creato.

Illustrazioni e libri nell'allestimento della mostra
I doni della gigantessa: i custodi del creato siamo noi.

Una mostra articolata in varie sezioni: Giardino di libri, Meraviglie, Cosmogonie, La parola, le parole, I custodi del creato siamo noi, Prolungamenti, e sulle quali, qui, è possibile trovare tutti i riferimenti a libri, autori, editori presenti.
La mostra è nata nel segno della meraviglia, ed è soprattutto di questo che vorrei parlare.
È nata grazie al contributo di tanti illustratori, autori ed editori che mi hanno aiutata a comporre questo appuntamento con la dedizione di chi crede profondamente nell’importanza dell’offrire bellezza.


Costruirla è stata un’avventura e poi è stato come ricevere un regalo ammirarla allestita al Museo Diocesano, grazie alla cura e al coordinamento di Antonio Pigatto e Simona Tozzo.
Impossibile nominare tutte le cose meravigliose esposte, - tavole originali, libri, film, parole - ma spero di restituire il senso corale di tutto ciò: una sorta di canto di lode ai doni che ci circondano, e di cui dobbiamo accorgerci e lasciarci stupire.

Per costruire  la sezione Prolungamenti che offre in consultazione libri sul tema, ho parlato con numerosi editori spiegando il progetto, trovando massima disponibilità e collaborazione, nel cercare insieme i titoli più adeguati e significativi della loro produzione.

A Giovanna Zoboli ho chiesto una sua riflessione attorno alla meraviglia: le sue parole colgono esattamente il senso di questa esposizione:

Henry Matisse sosteneva che l'arte è sempre religiosa. Non intendeva con questo significare che l'arte debba esclusivamente occuparsi di temi religiosi o che l'unica arte autentica sia quella che si occupa di tali temi. La religiosità a cui allude Matisse non riguarda né i soli credenti né la pratica religiosa confessionale. È qualcosa di più, perché è il cuore dell'esperienza interiore, spirituale e non appartiene alle chiese e alle dottrine, ma a tutti gli esseri umani. Si comprende meglio cosa Matisse intendesse, quando spiegava che quella che cercava di raggiungere nel suo lavoro era una condizione mentale che definiva di preghiera. Uno stato di concentrazione, silenzio, attenzione, pace, sospensione. Uno stato di meraviglia, cioè di contatto con il profondo di sé e delle cose capace di renderlo al massimo grado partecipe, grato e sensibile alla vita. La meraviglia non è l'emozione fine a se stessa a cui alludono spesso i nomi dei parchi dei divertimenti: una sequenza senza fine di sorprese, forti emozioni e colpi di scena fondati sulla stranezza, l'incredibile, la bizzarria. La meraviglia è uno stato d'animo che nasce dal profondo e ha la straordinaria funzione di metterci in relazione con le cose, noi stessi, gli altri. La meraviglia è la chiave di volta dell'attenzione, del pensiero, della comprensione. Va coltivata e nutrita ogni giorno con intelligenza, pazienza, fiducia. La meraviglia, insomma, non è quella caratteristica leziosa e graziosa che gli adulti attribuiscono all'età infantile, espressione di un'ingenuità e innocente ignoranza, presto e auspicabilmente sostituita dal 'realismo', inteso come capacità adulta di pensare le cose “come sono”. La meraviglia dei bambini è una attitudine della loro serietà, della loro pervicace necessità di comprendere e di amare, di conoscere e di entrare con intensità in relazione con se stessi e ciò che hanno intorno. E questo perché la meraviglia, per tutti, non solo per i bambini, rimane uno fra gli strumenti di crescita e sviluppo fra i più importanti. Privarne gli esseri umani è una perdita, una sciagura irreparabile.

Per la sezione Meraviglie, ho coinvolto Marina Marcolin, chiedendole di interpretare due poesie di Wisława Szymborska: La fiera dei Miracoli e Disattenzione.
Ecco le sue incisioni nate nella stamperia Busato di Vicenza.

Marina Marcolin, Danza, incisione, 2014.


Marina Marcolin, Pioggia, incisione, 2014.
La Fiera dei miracoli

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.
Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
e riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno:
un ontano riflesso nell’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,

e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.




 

Marina Marcolin, Stelle, incisione, 2014.
Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si levano in volo.
Un miracolo, e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3.14
e tramonterà alle 20.01.
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei
dita,
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile




Durante l’inaugurazione, Marina era accanto alle sue incisioni e alle illustrazioni, esposte in mostra, per il libro Poesia della notte, del giorno e di ogni cosa intorno. Dedicava libri ai visitatori. A sinistra del frontespizio, uno degli straordinari doni che ha creato sul momento con matite e sfumini.


Il regalo della gigantessa, l' edizione itaIiana.
All’inaugurazione ha partecipato anche Guia Risari che ha letto al pubblico Il regalo della gigantessa (e ha poi composto una poesia collettiva estemporanea cogliendo parole dai visitatori).

Di questo libro siamo molto fieri di avere realizzato l’edizione italiana. Ringrazio per questo l’editore Crispino di Girolamo, BUK BUK, che ha creduto in questo progetto, e Arianna Squilloni, editrice A buen Paso, che sin da subito ha collaborato alla costruzione di questo importante risultato.

Ringrazio anche AZ Grafiche che ha poi compiuto il miracolo materiale: la stampa e rilegatura del libro in tempo record e con ineccepibile qualità.

I custodi del creato siamo noi è la sezione video dedicata a due capolavori dell’animazione creati da Frédérick Back, dedicati al rapporto uomo-natura. Uno di questi è Tout rien (1978), che vi propongo qui.



Jean Giono offre la conclusione ideale a questo giro "virtuale" della mostra, che ha lo scopo di segnalare cosa vi si può incontrare. L'animazione di Frédérick Back per  L’uomo che piantava gli alberi, ovvero la storia dell’“atleta di Dio” ci fa comprendere “come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione.” Come scrive Franco Tassi nella prefazione al libro edito da Salani: “Dietro a questa insolita storia positiva, persino ingenua, si cela invece un messaggio profondo. Capace di propagarsi nell’animo e nella cultura umana come le radici, i rami, le foglie e i frutti dell’albero sul terreno circostante. È un messaggio di riconciliazione dell’uomo con madre natura, è un messaggio di rinascita della foresta e della vita là dov’erano state incoscientemente annientate.”
I custodi del creato siamo noi: è proprio così, dunque. Grazie, perciò, a tutti coloro che adoperano la propria creatività per ricordarcelo nei modi più inattesi, per aiutarci a gioire dei doni che la gigantessa, misteriosamente, ci fa di continuo. Prendiamoci il tempo di accorgercene e siamone custodi.

Tavola di Frédéric Back per L'uomo che piantava gli alberi.

sabato 10 maggio 2014

I Sogni del Serpente Piumato

[di Monica Monachesi]

Alla 62ma edizione del Trento Film Festival, che si è conclusa il 7 maggio, uno spazio importante è stato dato all’illustrazione: Marta Iorio ha firmato l’immagine di comunicazione, di cui presto parlerà in questo blog. Marta ha anche curato per il Festival alcuni laboratori assieme a Giulia Mirandola che racconterà il suo prezioso apporto prossimamente, sempre su questo blog. Inoltre, fino al 17 maggio, a Trento, negli spazi espositivi di Torre Mirana, è esposta la mostra di illustrazione I Sogni del Serpente Piumato, fiabe e leggende dal Messico (che raccoglie oltre due sezioni della 31ma edizione di Le immagini della fantasia), organizzata dalla Fondazione Stepan Zavrel di Sàrmede, in collaborazione con Franco Cosimo Panini che ha pubblicato l’omonimo albo illustrato.
 
Il poster della Mostra a Trento riprende la copertina del libro, di Gabriel Pacheco. 

Destinazione Messico era la sezione speciale del Trento Film Festival che ha generato l’incontro sinergico tra il Festival e Sàrmede, entrambi profondamente interessati a raccontare culture e a proporre al pubblico una ricca programmazione, frutto di ricerca e passione.

Anche di questo abbiamo parlato all’inaugurazione assieme a Roberto De Martin, Presidente del Trento Film Festival, e a Luana Bisesti, direttrice, in presenza del console del Messico, Marisela Morales, e del presidente della Fondazione, Leo Pizzol. 

Ecco il Sole del Messico splendere là dove i visitatori possono creare mondi con i loro passi, proprio come dèi di antiche leggende...


A cosa serve una mostra se non a questo: a creare mondi nuovi, a scovare tesori, a incontrare storie di uomini, donne, bambini, a tessere fili di memorie antiche che disegnano bellezza, speranza e riflessione?


Nella Sala Thun è esposta, sempre a Torre Mirana e fino al 17 maggio, la personale dedicata a Gabriel Pacheco, ospite d’onore della 32ma edizione di Le immagini della fantasia e che completa lo sguardo sul Messico.


Dicevamo che Gabriel Pacheco ha concepito l’immagine di copertina del libro. La sua propensione a modellare metafore, a distillare simboli e memorie suscitando emozionanti interrogativi, a lavorare come uno scenografo, è evidente in questa illustrazione (completano la mostra anche alcuni brani dell’intervista di Anna Castagnoli in cui Pacheco spiega i principali aspetti della sua poetica).

Gabriel Pacheco, I Sogni del Serpente Piumato, Franco Cosimo Panini, copertina.

Questo deserto Rosa México è proprio un palcoscenico in cui oggetti scelti e posizionati dal regista/scenografo raccontano storie antiche e moderne. Il senso del gioco fa da sfondo, nel deserto arido, ma colorato. Improvvisamente escono dalle scatole los juguetes, i giocattoli, così importanti nell’immaginario messicano, mentre  il riferimento al gioco Serpenti e Scale si aggiunge come saggia metafora della vita.
Poi c’è la dimensione onirica: è il Serpente Piumato che genera tutto, sognando. Il Serpente Piumato sogna, entrando e uscendo da scatole sempre diverse. I suoi sogni sbocciano come fiori blu, escono dalle scatole come giocattoli a molla. Sorpresa dopo sorpresa incontriamo alcuni elementi di questo straordinario mosaico di popoli che è il Messico, sarà purtroppo impossibile accennarli tutti in questo post. Ma possiamo fare degli incontri.


Il libro I sogni del Serpente Piumato contiene 13 fiabe e leggende illustrate da: Israel Barrón, Natalia Gurovich, Manuel Monroy, Gabriel Pacheco, Gerardo Suzán, Enrique Torralba (Messico), Javier Zabala (Spagna), André Neves (Brasile), Antonella Abbatiello, Marta Farina, Giulia Orecchia, Simone Rea, Arianna Vairo (Italia) e trascritte da Luigi Dal Cin. Per questo titolo abbiamo lavorato in contatto con Sm México che lo ha pubblicato con il titolo La Calaca llora y la Serpiente sueña.
In mostra il filo conduttore dell’incontro con alcuni aspetti della cultura messicana è sottolineato anche dai pannelli rossi che accompagnano le illustrazioni originali, caratterizzati da una ricerca grafica e dal lettering ispirato al papel picado, creati da Francesca Spinazzè per il libro illustrato.


Sarebbe stata bello un’immagine cliccabile, per farvi scegliere il sogno da sognare...
Sotto il Serpente Piumato, c’è la Tigrada!


Una festa dal tono carnevalesco che ha le sue radici in antichi rituali propriziatori incentrati sul culto del dio della pioggia Tlaloc e del dio delle Montagne Tepeyóllotl, trasformato in giaguaro, che raggiunge le della Madre Terra per procurare fertilità e abbondanza di pioggia. Le maschere sono decorate con specchietti, zanne e peli di cinghiale. Se El Tigre ti cattura, ti costringe a mangiare un piccante peperoncino verde!


Torniamo all’immagine di copertina di Pacheco: a sinistra ci sono la luna e il coniglio. Fu Quetzalcoatl che volle che tutti guardassero dal basso in alto l’umile creatura che gli si era offerta come cibo. Da quando l’ho letto, anche io vedo il coniglio tra le macchie della luna: ecco il potere dei racconti...  Sotto la luna danza lo scheletro con sombrero e piume, scommetto che vi attirava sin dall’inizio:


In Messico si mangiano anche deliziose caramelle a forma di teschio, le calaveritas de azucar: è una tradizione legata alla celebrazione del Día de Muertos (il Giorno dei Morti), per la quale si preparano las ofrendas, altari di offerte, preparati con cura perché i cari defunti che ritornano trovino cibi buoni, fiori profumati (nell’illustrazione La Flor de Cempazúchitl), tanto colore e allegria.

Israel Barrón, I Sogni del Serpente Piumato, Franco Cosimo Panini, Le farfalle.

Non poteva mancare nel libro un’immagine del Día de Muertos, elemento culturale tanto peculiare e delicato da trattare; lo abbiamo fatto grazie a uno dei miti che vedono protagoniste le farfalle. Presso i Purépechas (o Tarascos, che abitano preso il lago il lago di Pazcuaro) le farfalle Monarca, che concludono lì la loro portentosa migrazione (di circa 4.000 km) proprio intorno ai primi di novembre, sono le anime dei morti che tornano dai propri cari. Alcune delle scatole del deserto rosa di Pacheco sono decorate, ve ne siete accorti?


E sotto il titolo, esce da una scatola una creatura colorata...


Per farvi avvicinare l’anima dell’arte popolare messicana, mi affido alla voce e alle creazioni di Marcelo Vidales (artista di San Martin Tilcajete, Oaxaca), ripreso da Arun Wolf per Tara Books che ringrazio moltissimo per la concessione del video.

Torre Mirana, Trento.

Il video discende da un laboratorio di illustrazione tenuto da Gita Wolf (editrice Tara Books) al Centro de Diseño de Oaxaca, nel 2013, con l’obiettivo di introdurre al mondo dell’illustrazione un gruppo di artigiani e portare tra le pagine di libri illustrati tutta la bellezza di tradizioni artistiche poco conosciute. A questo link una bella documentazione fotografica e questo il video:

Marcelo's Toys from Tara Books on Vimeo.


Marcelo Vidales sta per pubblicare Marcelo’s Toys per Tara Books, un racconto sull’amicizia e la gioia della condivisione.

Marcelo Vidales con una illustrazione per Marcelo’s Toys, Tara Books.

Le illustrazioni sono esposte accanto a quelle di altri tre meravigliosi libri sul Messico: Migranti, edito in Italia da Gallucci e originariamente da Tecolote (le grandi illustrazioni su papel amate sono straordinarie!), Fiestas del Agua, Edizioni el Naranjo (con CD musicale da non perdere!) e Duerme Negrito, Fondo de Cultura Economica (è una ninna nanna famosissima in tutta l’america centrale, ascoltatela qui. Un altro incontro emozionante è stato quello con la cultura sciamanica dei Wixaricas.


Ecco alcune nierikas.


Nel libro due racconti appartengono alla loro tradizione, e dovevano essere narrati anche dalle illustrazioni in modo coerente e significativo. Antonella Abbatiello e Giulia Orecchia hanno entrambe interpretato questo universo con grande efficacia e sensibilità rendendolo accessibile anche ai lettori più giovani.

Antonella Abbatiello, I Sogni del Serpente Piumato, Franco Cosimo Panini, Il sogno degli dei.

“Gli dei allora cominciarono a camminare e con i loro passi crearono il mondo”, non è forse questo che potrete fare voi visitando la mostra, leggendo storie antichissime, avvicinando le multiformi espressioni artistiche di questo straordinario mosaico messicano? Questo post può solo seminare curiosità.

Giulia Orecchia, I Sogni del Serpente Piumato, Franco Cosimo Panini, Il dono del cervo.

Questo bellissimo racconto parla della capacità di vedere la vera forma del mondo. Gli adulti secondo i Wixaricas sono un poco ciechi: le preoccupazioni gli annebbiano la mente. Invece i bambini, tutti i bambini, hanno ancora il dono di vedere.
Numerosi altri approfondimenti vi riserva la mostra, come la sezione Mosaico Messicano, curata con Natalia Gurovich e Enrique Torralba e 12 illustratori emergenti messicani. Concludo ritornando a Pacheco che mi spiegava che la promessa mitica che Quetzalcoatl fece ai Mexicas (gli Aztechi) nel momento in cui li lasciava, partendo verso oriente, è quella su cui si fonda il Messico moderno, che resta in attesa di questo ritorno. Per gli interni del libro ha illustrato proprio questo mito tolteco-mexico.


Gabriel Pacheco, I Sogni del Serpente Piumato, Franco Cosimo Panini, Il serpente piumato.
Quetzalcoatl, Codex Telleriano-Ramensis.

Quetzalcoatl, Codex Borbonicus.


Xochicalco, tempio del Serpente Piumato.
Acapulco, Casa Dolores Olmeido, Diego Rivera, 1956.

Leggere le immagini, che passione!