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mercoledì 18 novembre 2015

Tuo Cip

Cari Lettori del nostro blog,
ogni tanto i nostri autori si innamorano di libri fatti da altri nostri autori. E allora ci scrivono su una riflessione, e ce la mandano. E allora noi rispondiamo: «Che bella questa recensione! Che ne dici se la pubblichiamo sul nostro blog?» 
«Ok, va bene, ciao, grazie».
Ecco, volevamo dirvi che va proprio così, anche se magari non ci credete. Questa volta è stata Silvia Vecchini a innamorarsi.
Vostri
Topipittori


[di Silvia Vecchini]

Mi sono innamorata di questo libro.
Si tratta di Una lettera per Leo di Sergio Ruzzier.

Le figure dei protagonisti sembrano muoversi nello sfondo lontano che si intravede in dipinti o affreschi medievali. Montagne, alberi spogli, cieli luminosi. Ma anche il gioco delle bocce, una cucina.


La storia intreccia due grandi desideri che appartengono fortemente al pensiero dei bambini. Uno ben conosciuto e molto frequentato: trovare un cucciolo.
L’altro meno abituale e quasi dimenticato: ricevere posta per sé.
Tanti bambini chiedono, implorano un cucciolo da tenere. Tanti, ricevendo una risposta negativa o un rimandare in eterno per tante e buone e ragioni, sognano di trovarne uno per caso e dargli rifugio.


E che grande sorpresa si apre sul viso di un bambino nel ricevere una lettera, una cartolina, un pacchetto con scritto il proprio nome sullo spazio riservato al destinatario!
Lo raccontava Phillippe Delerm in Che bello fare i compiti sul tavolo della cucina e altri minuscoli piaceri (Salani) dove racconta anche il piacere di un bambino abbonato a un mensile:

Ed è proprio quel giorno che il giornale ci attende, un po’ nascosto nella cassetta dai volantini pubblicitari, ma noi riconosciamo subito l’angolino che spunta. Questo è il momento migliore. Assaporiamo la piccola etichetta con nostro nome e indirizzo battuti a macchina, come se fossimo un personaggio ufficiale.


Mi piacciono le lettere. Da bambina ho avuto più di un amico di penna (e ho avuto un cane tardi passando prima per galline, papere, conigli).
Da grande ho continuato a scrivere lettere e a riceverne.
Una volta scrissi una breve poesia su una lettera non arrivata.

Uguale a me, obliqua
la pioggia sbianca. Te
e la tua pazienza sbatterei
come la porta di casa
rientrando – nella furia
di consumare anche questo giorno
di posta inutile.



E ho letto con partecipazione le Lettere a Milena di Kafka e anche i suoi Diari in cui a volte condensa in un rigo il senso di un giorno.

19 dicembre: Lettera di F. Bella mattina, calore nel sangue.
20 dicembre. Niente lettere.


E così via.
Il primo regalo di Natale che ho fatto al mio sposo nella nostra minuscola casa è stata la cassetta della posta con i nostri nomi. La distanza minima che avevamo conquistato si misurava anche in quel modo.
Ai nostri figli abbiamo ben presto intestato un abbonamento a una rivista e giochiamo spesso a scriverci bigliettini. Tantissimi sono passati sotto la porta. Botte e risposte. Richieste, scuse, dichiarazioni di amore, prese in giro, quiz.


Beatrice, mia figlia ormai grande, da bambina ha desiderato una corrispondenza e tramite la sua rivista ha trovato un’amica a Torino. L’ha incontrata due anni dopo il primo scambio di lettere. Giovanni al solito è stato più tecnico e ha usato un paio di lettere per protestare: una alla redazione di Topolino quando si accorse che il gioco che stava acquistando a puntate di settimana in settimana non avrebbe mai funzionato. Scrisse che se lo era pagato da solo ed era una delusione il fatto che le batterie non entrassero nell’alloggiamento previsto. La redazione rispose subito e per rimediare mandò il pezzo giusto. Poi c’è stata la volta in cui scrisse al sindaco del nostro comune per dire che a scuola mancava un’aula per la musica e le ore d’informatica. Il sindaco gli rispose sul quotidiano locale promettendo un ampliamento di cui adesso beneficia Teresa.
Ecco, Teresa. La più piccola. Ha otto anni e la sua Amica (vuol dire proprio quella lì, quella del cuore, l’amica-amica) da un paio di anni si è trasferita. In questi giorni compie gli anni e abbiamo pensato di regalarle Una lettera per Leo. E tante bustine e biglietti per la corrispondenza così potranno scriversi.


È bello scrivere e ricevere lettere. Ed è vero che non si fa praticamente più ma in questo modo si perde un’esperienza fecondissima che anche nell’albo è raccontata nelle pagine che precedono il finale. È quella dell’attesa. Franco Lorenzoni nel suo libro I bambini pensano grande (Sellerio) racconta alcune esperienze fatte in classe utilizzando questo strumento. Poi afferma:

Scrivere lettere da mettere dentro buste da affrancare e spedire per posta nel tempo di Internet può sembrare un paradosso. Infatti pochi di loro sanno cosa sia un francobollo e nessuno ha mai ricevuto una lettera. Eppure, proprio in questo ci vedo una possibilità interessante, perché tra gli aspetti della vita che meno frequentano i bambini di oggi c’è l’attesa: una delle esperienze che la contemporaneità maggiormente svilisce (…). So bene di essere un uomo del secolo passato, ma sono convinto che l’interiorità, per dilatarsi ed espandersi in un ampio respiro ha bisogno di tempo.


Anch’io lo penso. Ed è particolarmente interessante questa dilatazione dell’interiorità grazie a una durata più lunga che permetta ai pensieri di farsi più densi, di innescare connessioni, di lavorare dentro di noi in modo misterioso.
È anche per questo che lettere e cartoline finiscono volentieri nei miei libri e nelle attività di scrittura che propongo ai bambini.

La cosa più commovente dell’albo è proprio la lettera.

Cip,
cip cip cip,
cip cip cip cip.
Tuo,
Cip.


“Tuo” racchiude tutto il senso del messaggio arrivato a Leo e la sostanza della storia.


Scrive Pietro Citati, raccontando la corrispondenza di Kafka a Milena:

Da principio, scrivendole, aveva firmato Franz Kafka, poi solo Franz, e poi solo “tuo”: voleva perdere il nome, gettarlo nella sua ombra, dimenticare la propria identità. Infine scrisse: “Franz sbagliato, F sbagliato, tuo sbagliato, non più, silenzio, bosco profondo”.
Una lettera per Leo è una bellissima, piccola storia, un invito luminoso a prendere carta e penna per scrivere una lettera in cui ci possiamo firmare “Tuo”, un incoraggiamento a provare anche insieme ai bambini l’esperienza antica dell’attesa e dello sbirciare la cassetta della posta.

p.s. Ah, Teresa ringrazia Sergio Ruzzier per il maiale sullo slittino.

venerdì 2 ottobre 2015

Giocate con Sergio Ruzzier e Maurice Sendak!

Il 2 settembre su questo blog abbiamo presentato la nostra prima novità di settembre, Una lettera per Leo, di Sergio Ruzzier, autore e illustratore italiano che da anni vive a New York.

In questo libro Sergio ha nascosto un omaggio a un grande illustratore americano che è stato suo maestro, Maurice Sendak.

Così ai nostri lettori abbiamo proposto un gioco: trovare, tempo un mese, questo  riferimento nascosto fra le pagine del libro. Oggi il mese a disposizione è trascorso, quindi da questo momento avete licenza, nei commenti a questo post, di tentare la vostra risposta. Il primo che azzecca quella giusta riceverà in regalo un libro a scelta dal nostro catalogo.
Pronti? Via!


Bene, ora se avete risposto, mentre aspettate di sapere se avete vinto, leggete questa intervista a Sergio Ruzzier in cui si racconta come fu che partì per gli Stati Uniti in cerca di fortuna e incontrò proprio Maurice Sendak.

Sergio Ruzzier, illustrazione per The New Yorker.
Sergio Ruzzier, illustrazione per Forbes.

La tua decisione di andare a stare New York è stata legata anche alla ricerca di un orizzonte più interessante dal punta di vista professionale?

Senz'altro. In Italia, fino a quel tempo (metà anni Novanta), avevo pubblicato qualche fumetto su Linus e ben poco altro. Vivere coi miei disegni era un miraggio. Ma volevo anche scappare da Milano, per vari motivi.

Sergio Ruzzier, illustrazione per Worth.

In che anni sei partito e come sono state le tue prime esperienze professionali come illustratore?

Mi sono trasferito esattamente vent'anni fa, nel 1995. C'ero stato una prima volta un anno prima, in vacanza. In quell'occasione, su consiglio di Cristina Taverna della galleria Nuages, ero andato a trovare l'illustratore Paul Davis, che visti i miei disegni ha chiamato per me l'art director del New Yorker (il mio inglese era patetico). Ho cominciato così a collaborare con loro e nel frattempo ho rimpolpato il mio portfolio per mostrarlo ad altri giornali. Un anno dopo, appunto, ho deciso di andare a vivere lì. Per un po' di anni ho fatto soprattutto illustrazioni per giornali e riviste, anche se col tempo la cosa è diventata noiosetta. Il mio obiettivo era già allora il libro a figure, ma all'inizio ho incontrato parecchie resistenze da parte degli editori. Dicevano che il mio lavoro era troppo "sophisticated", "european" e addirittura "disturbing" per il mercato americano. Poi ho avuto la fortuna di conoscere Frances Foster che è stata la prima editor a darmi fiducia.

 Copertina di The Room of Wonders, primo libro con F. Foster

È cambiato oggi il tuo modo di lavorare rispetto ad allora?

Per quanto riguarda la tecnica, no. Ho da sempre privilegiato disegnare a pennino e china e dipingere all'acquerello. Poi ovviamente il lavoro sui libri è una cosa completamente diversa dal lavoro per i periodici, che ormai non faccio più, o solo occasionalmente.

In un tuo pezzo per il bollettino della Society of Children’s Book Writers and Illustrators, tradotto dalle figuredeilibri.com nel 2011 (che consigliamo vivamente di leggere; e se avete tempo leggete pure questo), hai raccontato che fra i primi libri che hai avuto da piccolo c'era la serie Piccolo Orsacchiotto, scritta da Else Holmelund Minarik e illustrata da Maurice Sendak. In che modo pensi che questi libri abbiano influenzato il tuo modo di illustrare?

Be', l'imprinting è stato fortissimo. In quelle pagine c'è una malinconia inafferrabile e penetrante che ha senz'altro contribuito alla formazione del mio gusto. Più avanti negli anni, quando da ragazzino cercavo di imparare a usare il pennino, avere quelle splendide tavole a portata di mano mi ha aiutato molto. Le prime edizioni italiane Bompiani del Piccolo Orsacchiotto, tra parentesi, erano prodotte benissimo. Sendak stesso mi ha detto che erano le sue preferite, ancora più di quelle originali americane.

Nel 2011, con tua grande sorpresa, sei stato selezionato insieme ad altri tre illustratori, da The Sendak Fellowship per un soggiorno di un mese da trascorrere in Connecticut, disegnando in compagnia di Sendak. Brevemente, puoi raccontarlo?


Già venire a sapere che Sendak conosceva il mio lavoro è stato un colpo al cuore. È stato un mese splendido. Ho disegnato benissimo, chiacchierato con lui e con gli altri tre fellow (Ali Bahrampour, Frann Preston-Gannon e Denise Saldutti), passeggiato nei boschi con lui e il suo pastore tedesco Herman, frugato nella sua biblioteca e nelle sue collezioni di disegni e manoscritti. E ho cucinato parecchio. Sendak ha mangiato il mio risotto con la salsiccia e i miei gnocchi al ragù (non la stessa sera). Poi il mio rapporto con Sendak è andato comunque avanti con visite e telefonate, anche se purtroppo non a lungo, avendo lui deciso di morire qualche mese dopo.

Maurice Sendak, Sergio Ruzzier e Viola Ruzzier
(Photo by Dona Ann McAdams/Sendak Fellowship 2011).

Se posso osare, per quale ragione pensi che Sendak abbia trovato interessante il tuo lavoro?


Bella domanda. Era chiaro che gli piacessero molto i miei colori, me lo diceva spesso. Invece mi criticava per il fatto che secondo lui non mettevo abbastanza di me stesso nel mio lavoro. Penso sempre molto a questa cosa.

Che presenza è stata quella di Sendak, come maestro, durante la vostra permanenza?

Ha subito messo in chiaro che non voleva interferire col nostro lavoro, e che non ci avrebbe imposto la sua presenza. Ma che se avessimo voluto parlare con lui del nostro lavoro, lui ne sarebbe stato felice. Ovviamente ne abbiamo approfittato tutti. Era sincero in quel che diceva, anche se poi si scusava per paura di esserlo stato fin troppo.

Little Bear Goes to the Moon di E. Holmelund Minarik e M. Sendak, 1957.
 
Cosa ti ha colpito più di lui dal punto di vista umano e professionale?


Sendak era gentile, sensibile, colto, curioso, affettuoso, spiritoso, sboccato e molto critico con se stesso.

Qual è la cosa che ti è rimasta di più del suo insegnamento?


Sendak era un perfezionista in tutto quello che faceva e che osservava, con altissimi standard. Diciamo che adesso soffro molto di più di prima se mi capita di consegnare un'illustrazione di cui non sono completamente soddisfatto.

The Nutshell Library, Maurice Sendak 1962.
M. Sendak, illustrazione per Chicken Soup with Rice: A Book of Months.

Qual è la cosa che ami di più del lavoro di Sendak?

Nonostante sia molto elaborato e raffinato, tutto il suo lavoro mantiene comunque una spontaneità sorprendente.

C'è un suo libro che prediligi?

A parte il Piccolo Orsacchiotto, sono particolarmente affezionato alla Nutshell Library, quel cofanetto di quattro libricini pubblicato per la prima volta nei primi anni Sessanta. Ma anche Bumble-Ardy, uscito nei giorni della Fellowship, è un capolavoro.


Maurice Sendak, Bumble-Ardy, 2011.

mercoledì 2 settembre 2015

Chi cerca trova (e in premio c'è un libro!)

S. Ruzzier, schizzo preparatorio per Una lettera per Leo.
Sergio Ruzzier, come è dimostrato dai suoi molti libri per bambini, ama i volatili, o almeno i voltaili disegnati: chi lo conosce lo sa.
Nel settembre del 2013, su questo blog, a questa sua predilezione dedicammo un post a proposito del suo libro Gli uccelli, uscito alcuni anni fa con l'editore Despina.
Oggi parliamo di lui perché il suo primo libro a figure, per bambini, in italiano, Una lettera per Leo, con gran gioia lo abbiamo appena pubblicato noi Topi e lo trovate da settimana prossima in tutte le librerie (la ragione per cui lo definisco libro a figure la spiega Sergio qui). Ma la sorpresa non è finita: a breve, per i tipi dei Topi, seguiranno altri due Ruzzier-libri, attualmente in preparazione, e che vedranno la luce la prossima primavera e il prossimo autunno.


Il nuovo libro che presentiamo, di cui Sergio è autore e illustratore, è Una lettera per Leo. Anche qui, il protagonista, insieme a Leo, postino-furetto, è un uccello, o meglio, un pulcino troppo piccolo per affrontare una migrazione insieme ai suoi simili.



S. Ruzzier, schizzi preparatori per Una lettera per Leo.

Leo e Cip, creature scompagnate messe insieme dal caso e dall'affetto, metteranno su, giorno dopo giorno, passo dopo passo, stagione dopo stagione, una minifamiglia, buffa ma perfettamente funzionante, fino al giorno in cui... Naturalmente questo non lo rivelerò, lasciandovi la sorpresa di scoprirlo, sfogliando il libro fino al suo epilogo.
Adesso, invece, daremo la parola a Sergio Ruzzier che gentilmente ha accettato di rispondere a qualche nostra domanda su Una lettera per Leo, sulla sua storia e sui suoi mirabili personaggi.


Davvero è possibile spedire ossi con il servizio postale? Costa molto?
Dipende dal peso. Io per risparmiare spedisco solo ossibuchi.

Dovessimo mai spedire un pacco a un pesce, è obbligatoria la confezione anfibia?
Sì, bisogna sigillare per bene. A meno che non lo si stia mandando a un pesce fuor d'acqua.

Puoi rivelarci che libro sta leggendo la volpina seduta sul ramo a pagina 6?
Sta rileggendo il raccontino sull'incontro tra due amici d'infanzia in Goethe muore di Thomas Bernhard. Comunque è uno scoiattolo.



Quante uova mette nel suo famoso zabaglione, la signora Durelli?
Usa solo uova fresche di giornata e di sicura provenienza, per cui ne può mettere solo una al giorno.

Come diavolo ci è finito Cip nella buca delle lettere?
Secondo me ci si è infilato dalla fessura la notte prima del ritrovamento, magari per ripararsi dalla pioggia, chissà.



Dove si comprano i grilli secchi di cui Leo fa sempre scorta?
In grilloseccheria.
Accidenti, eravamo convinti si comprassero in autogrill.

Come fa una cassetta per le lettere a diventare un lettino?
Non fatelo sapere troppo in giro: è un chiaro caso di interesse privato in pubblico ufficio.

A noi il fungo che ha trovato Cip sembra velenoso. Puoi avvertirlo?
Oh oh. Troppo tardi.

Come mai nei tuoi libri ci sono sempre dei forzieri o delle cassapanche?
Sai che non ci avevo mai fatto caso? Chiederò al mio psicoanalista, se e quando l'avrò. Sono perfettamente consapevole di altri elementi ricorrenti nei miei disegni (uccelli, alberi spogli, porcheriole per terra, piastrelle, ecc.), ma forzieri e cassapanche mi erano sfuggite.



Ha mai provato a stare a dieta quel grasso gatto a righe che gioca a bocce?
Ha un problema ormonale, poverino.

Dove si svolge questa storia? A noi fa venire in mente quei posti che si vedono sempre dietro le spalle dei santi in certi vecchissimi affreschi.
Proprio lì! Adoro quei dipinti e li saccheggio senza pudore.




Se ci dai l'indirizzo, poi possiamo scrivere anche noi a Cip e a Leo?
Per ragioni di privacy non posso pubblicare gli indirizzi, ma se scrivete a me faccio volentieri da tramite.



Bene, grazie caro Sergio. Ora che tutto è chiaro, possiamo rivelare ai nostri lettori che in questo libro è nascosto un omaggio a un grande illustratore americano che è stato anche tuo maestro: niente meno che Maurice Sendak.
Quindi cari lettori del blog dei Topi, VI PROPONIAMO UN GIOCO.
 
Cosa dovete fare?
A partire da oggi, avete un mese per trovare, fra le pagine della storia di Cip e Leo, l'omaggio di Sergio Ruzzier a Maurice Sendak. 

Quanto tempe avete?
Un mese, fino al 2 ottobre.

E poi che succede?
Il 2 ottobre potrete provare a dare la risposta giusta nei commenti al nostro post del giorno. Il primo che darà la risposta giusta avrà in regalo un libro a scelta dal catalogo dei Topipittori. Il post sarà un'intervista a Sergio Ruzzier dedicata al periodo di studio trascorso con Maurice Sendak.



Per concludere, sappiate che Sergio Ruzzier sarà presente a Sarzana, ospite del Festival della Mente, sabato 5 settembre, ore 11.15, e domenica 6, ore 10, per presentare Una lettera per Leo in anteprima assoluta, insieme a un laboratorio dal titolo Do you cheep English?, presso Fortezza Firmafede, Sala Ragazzi.

 Al lavoro di Sergio Ruzzier Le figure dei libri ha dedicato un post che potete leggere qui. In occasione dell'uscita dell'edizione americana di Una lettera per Leo, Seven Impossible Things Before Breakfast ha pubblicato una lunga intervista a Sergio che trovate qui.


mercoledì 25 settembre 2013

Volare, oh oh


Prima di conoscere di persona Sergio Ruzzier, due anni fa, a Bologna, alla Fiera del Libro per Ragazzi, conoscevo, e ormai da parecchi anni, il suo libro Gli uccelli. Siccome la mia immaginazione spesso mi impone il suo modo di vedere le cose (il che non sempre è un vantaggio), ho pensato che Ruzzier fosse un tipo secco, alto, emaciato, attempato e cattivissimo. Lo immaginavo anche con un aspro accento veneto, il che non migliorava le cose. In sostanza, con quella tipica ingenuità di chi è dominato dall'immaginazione, mi ero fatta l'idea che fosse un minaccioso connubio dei quattro terribili personaggi del libro Gli uccelli. Ci ho preso solo con l'altezza.

S. Ruzzier, immagine per la mostra Libretto postale. Animali in viaggio, 2013.

Quest'anno, sempre a Bologna, alla mostra Libretto postale. Animali in viaggio, la mia cartolina preferita era quella di Ruzzier. Quel pulcino che fissa il pollo arrosto si può dire sintetizzi il dramma di ogni vita al suo esordio. E in più fa ridere. Fa ancora più ridere il testo della cartolina. E il fatto che firmarlo sia stato Pio VIII.

S. Ruzzier, immagine per la mostra Libretto postale. Animali in viaggio, 2013.

Sempre quest'anno, Ruzzier è stato scelto per realizzare il manifesto del Festivaletteratura di Mantova. Come vedete, anche qui, uccelli. Intervistato da Glamour, Ruzzier ha spiegato con precisione a che libri corrispondano quelli che i suoi volatili stortignaccoli leggono fra i merli del castello. Se date un'occhiata ai titoli che ha indicato, vi renderete conto della finezza del suo ingegno, oltre che di quella delle sue letture.

S. Ruzzier, manifesto, Festivaletteratura, Mantova 2013.
Nonostante non sia secco, emaciato, attempato e cattivissimo, Ruzzier è comunque il classico tipo che infrange lo stereotipo dell'autore di libri per ragazzi. I suoi personaggi, di solito animaletti dall'identità ibrida, oscillano fra perfidia e dolcezza, e, visivamente, fra mostruosità e tenerezza.
Siccome questo si potrebbe dire del 99% per cento dei bambini di questo mondo, ho riflettuto che forse per questo Ruzzier è diventato, e per giunta negli Stati Uniti, un affermato autore di libri per l'infanzia.
Oggi, il pdf del libro Gli uccelli è disponibile a tutti sul blog di Sergio. Per festeggiare questo evento, ho pensato a questa breve conversazione, in cui l'autore si è gentilmente prestato a farsi coinvolgere. Le domande sono incentrate su quella che sembra essere una vera e propria predilezione per i volatili (su Le figure dei libri, invece, ne trovate una interessante sul suo lavoro di illustratore).

Non so se sia corretto, ma credo che i capostipiti di questo stormo creativo, siano, appunto, quelli del libro Gli uccelli. Pennuti che infrangono ogni luogo comune di specie, apparendo poveri pollastri male in arnese, gravati da un peso esistenziale che sembra precluder loro il volo, e la conseguente ebbrezza della libertà (l'antitesi dell'insopportabile Jonathan Livingston, per intenderci), date anche le alette rattrappite di cui dispongono. E che, ad allietare il loro tetro soggiorno terreno, si direbbero afflitti da un tocco di umor depressoide.

Dal blog di Sergio Ruzzier: Sassetta vs Ruzzier.

Come ti è venuta l'idea di questo libro?

L'idea iniziale si limitava al primo episodio, quello che nel libro chiamo prologo. Era poco più di una vignetta. Mi piaceva pensare a questi uccelli male assortiti che arrivano in un posto che dovrebbe essergli famigliare, ma che in fondo non sembra appartenergli più di tanto. Ho fatto quei due disegni e poi il resto è venuto un po' da solo.

Un altro pennuto di Ruzzier. Da Have You Seen My New Blue Socks? Clarion 2013.

Come hai trovato l'editore?

Veramente è stato l'editore a trovare me. Avevo ricevuto una lettera da Chicca Gagliardo e Francesca Habe in cui mi invitavano a pensare a un libro a figure (come si dice picture book in italiano? a me albo illustrato non sembra giusto) per la casa editrice milanese con cui collaboravano al tempo. Io avevo questo germe d'idea che, bontà loro, gli è piaciuto, e così ci siamo messi d'accordo. Poi, per un motivo o per l'altro, il libro è stato invece pubblicato da Despina, che Chicca e Francesca, insieme ad Anna Serva, nel frattempo, avevano deciso di fondare. Dopo Gli Uccelli, Despina ha pubblicato anche due bei libri di Massimiliano Tappari, Parole chiave e Coffee break.

Sergio Ruzzier, Gli uccelli, Despina 2002.

I protagonisti del libro sono uccelli migratori, o almeno così si direbbe, visto che tornano a casa con la primavera. Però sono uno diverso dall'altro, non come i migratori che volano fra membri della stessa specie. Insomma, sembrerebbe un piccolo stormo di individualisti.

Hai ragione. Come dicevo, sono senz'altro molto male assortiti. Forse si sono conosciuti in uno di quei vecchi compartimenti delle FFSS, con le tende marroni che sventolavano sempre perché il finestrino non si chiudeva. Immagino non avessero neanche il biglietto e il controllore li ha fatti scendere alla stazione più vicina.
Sono insieme quasi per caso e per convenienza, non certo per amicizia.

Sergio Ruzzier, Gli uccelli, Despina 2002.

Puoi dire una cosa per ognuno di loro: l'uccello verde, quello azzurro, quello arancione, quello marroncino?

Provo, ma sono pronto a ritrattare. L'uccello verde mi sembra l'unico che forse potrebbe cavarsela anche da solo. Quello azzurro, alto, è uno di quei personaggi che per qualche motivo ti si appiccicano per qualche mese, che sembra non possano vivere senza di te, ma che poi spariscono all'improvviso senza mai più ricomparire. Quello marroncino per me è rosa-bianchiccio, ma come si sa, sui colori non si discute. Non mi fiderei mai di lui. Se passasse le giornate al bagno degli uomini della Stazione Centrale di Milano non mi stupirei. Ha un occhio finto. Quello piccolo, arancione, può ritenersi fortunato di essersi in qualche modo salvato dall'essere arrostito.

Sergio Ruzzier, Gli uccelli, Despina 2002.

A me leggendo il libro è venuto più volte in mente il vecchio adagio:
La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni. Un pensiero un po' apocalittico. Forse suggerito anche dalle atmosfere rarefatte, da giudizio universale (evocato dall'affresco sulla chiesina).

Hai mai visto il giudizio universale di Taddeo di Bartolo nella collegiata di San Gimignano? Che meraviglia. L'ho visto la prima volta che avevo dodici anni e mi è rimasto addosso.

Sergio Ruzzier, Gli uccelli, Despina 2002.

Sintetizzando in una frase pomposa: lo sguardo severo dei trecenteschi italiani diventa teatro metafisico dello smarrimento contemporaneo (ipotizzando che Gli uccelli siamo noi). Però poi, come accade per il pulcino, queste situazioni fanno sempre un po' ridere.

Eh be'. Le cose tragiche o deprimenti fanno sempre anche un po' ridere, almeno quando le guardi con un certo distacco. Pensa alla tavola di Simone Martini con le storie del Beato Agostino Novello: in uno degli episodi, Agostino si precipita volando come un antenato di Nembo Kid, ma invece di salvare il bambino che si sta per schiantare al suolo dopo essere caduto dal balcone, sembra più interessato a salvaguardare l'assicella di legno caduta insieme al bambino.

Sergio Ruzzier, Gli uccelli, Despina 2002.

Mi piace molto la cassapanca dove i quattro disperati buttano alla rinfusa le cose da portare in viaggio. Da piccola ne avevo una identica

Completamente inutili quelle cose. Tra l'altro non sono neanche sicuro che sia roba loro.

Sergio Ruzzier, Gli uccelli, Despina 2002.

E comunque la grande libertà degli uccelli consisterebbe nel non essere gravati da beni materiali. Non come noi, sempre con qualche valigia appresso.

Quando sono scappato da Milano, trasferendomi a New York, avevo quest'ansia addosso perché avevo qualche centinaia di libri, soprattutto libri d'arte, e non sapevo come portarmeli dietro senza dover pagare una fortuna. Poi ho preso la decisione di lasciarmeli dietro, regalandone una parte, vendendone un'altra, e così via. Non mi sono mai sentito così leggero in vita mia. Eppure c'erano tanti bei libri.  

Sergio Ruzzier, Gli uccelli, Despina 2002.

Gli uccelli tornano in una casa che non li aspetta, ma in cui rimangono, causa condizioni meteorologiche avverse. Lì dispongono di un canapé di velluto, un attaccapanni e una libreria. Come dire, sono autosufficienti. E sono così sprovveduti (e brutali) che con ogni probabilità se la caveranno.

Probabilmente sì, sono autosufficienti, anche se alla fine uno di loro potrebbe veramente venir mangiato dagli altri, magari verso febbraio.
Chissà cosa se ne faranno dell'attaccapanni, dato che non hanno panni da attaccarci.


Sergio Ruzzier, Gli uccelli, Despina 2002.

A chi consiglieresti questo libro?


Non lo so. Però mi piacerebbe molto sapere cosa pensa del libro chiunque lo legga, così come mi ha fatto piacere sapere cosa ne pensi tu.

Sergio Ruzzier, illustrazione per Forbes magazine 2002.