Visualizzazione post con etichetta Sonno gigante sonno piccino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sonno gigante sonno piccino. Mostra tutti i post

giovedì 31 luglio 2014

La mia felicità non vale più di 20 euro?

E con questa bellissima recensione a sorpresa, per cui ringraziamo Massimo Scotti (che quando si innamora di un libro è per sempre), i Topipittori vi augurano un'estate piena di sole... Ci ritroviamo a settembre. Grazie, come sempre, per averci seguiti.

[di Massimo Scotti]

Oggi è il primo giorno delle vacanze e io sono un bambino che cerca un libro per l’estate, quello che diventerà il suo preferito, in mezzo a tutti gli altri. Non importa se ho più di cinquant’anni, sono un bambino e basta. E da bambini non si sta lì tanto a vedere chi sono gli autori, si guardano i libri negli occhi: io trovo questo e so che è lui; si chiama Sonno gigante sonno piccino ma io so leggere così così e leggo Sono gigante sono piccino. Non mi piace tanto la parola piccino ma sono gigante sì, invece. Mi fa sentire grande e il libro è proprio grande, anzi quell’animale rosso che si vede subito sulla copertina lo fa sembrare più grande ancora, sterminato come vorrei che fossero le vacanze e l’estate, senza fine.


Il libro non è proprio bianco bianco, è color crema, una delle cose che mi piacciono di più, e c’è quel polipone rosso geranio grande come quello di Ventimila leghe sotto i mari che prende tutti nei suoi tentacoli. Infatti è venuto fuori dalle onde e avvolge tutta la famiglia, che un po’ ride un po’ ha paura. Il bambino con le mutande e senza denti ha capito che è un gioco e ride come quando ti fanno il solletico, che è una delle cose più misteriose di tutte, perché un po’ ti piace un po’ vuoi che smetta. Tutti sono prigionieri del polipone come quando sei sulle montagne russe. La mamma infatti si aggrappa al papà che cerca di abbracciarli tutti, come per difenderli dalla minaccia. La bambina non vuole saperne di stare lì tra le spire del polipo e vorrebbe tornare a giocare nella sabbia, dove c’è il suo cestello e il rastrello e le conchiglie e tutto, ma non si può: si sta tutti lì in braccio al polipo che anche lui, poverino, vuol farsi fotografare, per una volta almeno nella vita, vuoi dargli torto?


Anche il titolo è scritto bello grande, con le lettere che ci insegnano a scuola, in corsivo, e mi piacerebbe tanto saper scrivere così, con quelle belle O che hanno il ricciolo. Ci sono due nomi sulla copertina e uno comincia con la Q, che mi piace molto, e l’altro è il nome di quella bella ragazza bionda che c’è in tv nel pomeriggio, Sveva Sagramola. Il nome con la Q è “Quarenghi”, come quaderni, righe, quadretti, le cose più belle della scuola, e anche come ghiro e io quest’estate vorrei proprio dormire fino a tardi come un ghiro, altro che svegliarsi presto quando fuori fa freddo.
Sotto poi ci sono due topolini che si guardano e forse nel libro ci sono anche loro, chi lo sa?
Dietro c’è un aereo con su una bambina che strilla. È il suo orso che guida l’aereo, ma c’è da fidarsi?
Ci sono nuvole azzurre nel cielo nero di temporale. Vedremo un po’ se si salva nella tempesta.


Immagino le obiezioni di un papà o di una mamma: “Costa tanto e c’è poco da leggere: ti basta per tutta l’estate?”. Li guarderei con disprezzo. La mia felicità non vale più di 20 euro? E se ci sono poche parole dentro il libro io le leggerò e le rileggerò per tutte le vacanze, perché sono misteriose e puoi leggerle per sempre senza capire cosa vogliono dire fino in fondo.
“Dormire di notte non è così strano”, dice la filastrocca sulla copertina, e queste parole fanno pensare proprio tutto il contrario. Certo che è strano, dormire: una delle cose più strane della nostra vita, anche perché da piccolo ti costringono a farlo anche se non vuoi mai, e da grande fanno di tutto per toglierti il sonno quando tu vorresti sempre dormire e basta. Perché i grandi gira e rigira sono sempre stanchi. Con la vitaccia che fanno!
Io quest’estate voglio fare il bambino e adesso ho il mio libro sotto il braccio e non lo mollo.
Appena a casa mi butto sul letto, in penombra, perché c’è il sole fuori ed è meglio chiudere un po’ le persiane, così il sole entra dalle fessure e la polvere vola e brilla, si sentono i suoni d’estate e se sei in campagna cantano le cicale.


Nelle prime due pagine ci sono fotografie vecchie. Alla fine ci sono tutti i nomi, come nei film quando scorrono i titoli di coda. Così scopri anche che questa storia è vera (quindi ti piace ancora di più). C’è gente sempre in campagna o al mare, proprio come quando si è in vacanza, ma si vede che a volte è autunno perché i fotografati hanno il cappotto. Mette allegria pensare alla brutta stagione proprio adesso che sei in quella bellissima e ci vogliono tanti mesi perché torni il freddo. A me il freddo fa schifo. E anche d’inverno guarderò il libro e lì dentro sarà sempre estate, punto.
Mi fa molto ridere una foto piccolina con un bambino in pagliaccetto giallo, che ha una macchinina rossa con la coda.
E ci sono due fratelli, uno più grande e uno più piccolo. Immagino di avere un fratellino piccolo e di leggergli la filastrocca per farlo dormire anche quando fa i capricci. Nel letto con loro c’è una mucca e sul copriletto un coniglio di pezza.


Nella filastrocca ci sono tanti Forse, tutti in fila, quasi tutte le frasi iniziano con Forse e quella è proprio l’immaginazione, perché si leggono cose che forse sono vere e forse no.
C’è scritto “posto lontano” e quando leggi “posto lontano” puoi immaginare qualunque cosa, dove vuoi tu, infatti in una fotografia ci sono le palme e un cammello. C’è la bambina sull’aereo che va in viaggio, forse a trovare i suoi nonni che sono vestiti da indiani con le penne in testa, davanti a un pagliaio che fa un po’ da capanna.
“Forse è andato a fare un giro, forse ha incontrato un ghiro”. Eccolo il ghiro, c’è veramente, grande come tutta la famiglia e anche di più: è lì che ruba la merenda.
E c’è un piroscafo che va lontano e un bambino con le valigie e la mappa del tesoro in mano, è vestito alla marinara e spero che da grande faccia il pirata. Come quelli di una volta, con gli anelli d’oro alle orecchie, e la spada. C’è una signora vestita da hawaiana ma si vede che è un vestito da Carnevale.


C’è un papà con due bambini e sono su un tram di legno come una volta, di quelli che adesso non girano quasi più, ma quando ero piccolo io c’erano solo quelli e si girava lenti lenti per la città guardando tutto benissimo, con calma, non come adesso che hai sempre fretta.
“C’è traffico”, dice la filastrocca, ed è bellissimo pensare che tu il traffico lo hai chiuso fuori e te ne stai lì con il tuo libro, a sognare, da solo. Come la signora che guida la Lambretta da ferma, con la sciarpa al vento e il caschetto di cuoio; il pagliaio dietro di lei dev’essere quello dei nonni vestiti da indiani.
Non vi racconto tutto quello che c’è nel libro perché è bello scoprirlo da soli.


Vi dico solo che c’è una signora con la faccia stellata, un bambino che beve la camomilla con la cannuccia da una tazza gigante e un mago-astronomo con un cane che morde una fila di stelle, una bambina in un nido con i passerotti, uno struzzo che mette la testa sottoterra.
E vi dico solo che c’è scritto “In mezzo al mare”, oppure “Salta una montagna”, oppure “La luna è troppo accesa”, e hai voglia a dire che in questo libro c’è scritto poco. Ogni volta che vedrò il mare, quest’estate, oppure salirò su una montagna, penserò che quelle parole, mare e montagna, sono scritte in questo libro come nel manuale segreto di uno stregone, e se dirò mare e montagna pensando a come erano scritti in corsivo nel libro, allora appariranno davvero e io li vedrò sul serio, come devono essere visti, cioè con gli occhi del cuore, altrimenti, niente. E ogni volta che ci sarà la luna rossa, in certe notti d’agosto, penserò alla filastrocca e mi dirò: “Forse la luna stasera è troppo accesa”.


giovedì 20 marzo 2014

Quell'arcobaleno tra la veglia e il sonno

Ed ecco un'altra novità che troverete a Bologna: Sonno gigante sonno piccino oggi raccontata dalle sue provette autrici: Giusi Quarenghi e Giulia Sagramola. 

Ricordatevi che martedì 25 marzo alle ore 17, in Fiera, a Bologna, le due autrici saranno presenti presso il nostro stand, padiglione 29 D36, per firmare copie del loro nuovo libro. 

Mercoledì 26 marzo alle ore 16.30, invece, al padiglione 33, Giulia Sagramola presenterà Sonno gigante sonno piccino, con l'ausilio delle brave libraie della Libreria Stoppani. Seguirà sessione di dediche. Buona lettura!

[di Giusi Quarenghi]

Lasciatemela prendere larga, e scherzosa.
Non ho mai dato credito alle prove dell’esistenza di Dio, probabilmente perché non ne ho sentita la necessità. Istintivamente anselmiana, mi bastava la parola. C’era il nome, era insieme la domanda e la risposta. Ma mi aspettava, incontrovertibile e misteriosa, oltre le cinque canoniche da me trascurate, la sesta prova. Era nel dondolio di una culla, sulla sponda di un lettino con le sbarre alte, e mi aspettava. Le prime volte, sono capitata per caso vicino al sonno dei bambini: cuginetti, piccoli ai quali facevo da babysitter, figli di amiche.


Poi è venuto il tempo della mia consuetudine con dorme/non dorme - si è appena addormentato, sssst, non fare rumore - no, non può essere, chiama già, chiama ancora - cosa faccio: lo tiro su o resisto? E se provassi prima con la voce, magari si rassicura e si riaddormenta -  Mmm, è troppo sveglio, troppo stanco, troppo curioso, troppo teso, ha mangiato troppo, ha mangiato troppo poco, c’è troppo chiaro, troppo buio, troppo vento, troppo caldo, troppo rumore, troppo silenzio... Eppure, nonostante tutto, comunque sia andata fin lì, a un certo punto, bambini piccoli e bambine piccole chiudono gli occhi e si addormentano. 


A volte scivolano lenti, in un abbandono soave, e senti il respiro prendere un ritmo che ha qualcosa di sacro, e il peso si fa tondo e denso, affidato alle tue braccia e alla forza di gravità; a volte si impegnano in una resistenza caparbia, traditi da cedimenti improvvisi e profondi che durano però non più di una manciata di secondi; a volte cascano di botto, sprofondano, come colpiti da qualcosa di invisibile e repentino; a volte fanno finta, tanto per tenerti lì, sotto controllo; a volte, basta niente; a volte, non basta mettercela tutta; a volte te ne vai di là perché non ne puoi più.
Ma poi, quando succede, ti incanti a guardare come sono, nel sonno, e una tenera allegria bonifica ogni fatica e la trasforma nel desiderio che si sveglino e ti cerchino.


Sì, i bambini ad un certo punto si addormentano, e questa è per me prova assolutamente a favore: 1 - dell’esistenza di Dio;  2 –  del limite della teologia in quanto affare sostanzialmente di uomini (cosa di cui anche Dio ha risentito, forse in modo definitivo; ma la questione potrebbe riaprirsi).

Da qui viene questa ninna nanna, questa sorta di arcobaleno tra la veglia e il sonno, dove il sonno non è tanto l’abbandono di questo mondo e il rischio di perderlo, ma il ponte per altri mondi, con qualche rischio, qualche scoperta, persino qualche beatitudine, e il ritrovamento di questo.
I Topi leggono, scelgono e chiamano Giulia Sagramola. La mia ninnananna è fortunata e io con lei. Non ci sentiamo, Giulia e io, e meno male. Non c’è nulla che vada spiegato, ha solo da esserci quanto basta perché lei faccia la sua ninna nanna, portandosi dietro la mia… 


Che bel tempo quello che passa sapendo che il tuo lavoro è nelle mani di qualcun altro e ne gioverà, e ti ritornerà cresciuto, dormito e svegliato, capace di camminare. Così è stato: Giulia ha preso la ninna nanna e l’ha portata a casa, a casa sua, di Giulia e della ninnananna, di ogni ninnananna; ha trovato come farla sentire a casa in ogni stranezza ed estraneità, come dare credito e sostanza a ogni possibilità (che di questione divina trattasi, l’ho dichiarato subito), come popolare di fantasmi sorridenti il mondo di giorno, come rendere veri i desideri. Compreso quello di non perdersi, quando ci si vuole bene. Giulia ha fatto di una ninnananna una cosa capace di stare nel tempo, di avere tempo, molto, di averlo avuto e di averne ancora, grazie a qualcosa che provo a chiamare genealogia degli affetti.
Un chiasmo generazionale che la dedica conferma: Giulia la fa ai suoi nonni, io al mio nipotino.
Tutte e due abbiamo avuto e restituiamo. Per trovare un po’ di consolazione, per continuare il gioco.



Giulia Sagramola, studio sulla palette del libro.
[di Giulia Sagramola]

Essere tra i primi a leggere le parole di Giusi per il libro per me è stato come un regalo. Mi sono portata dietro le sue frasi, le ho riscritte diverse volte, le ho messe in ordine, le ho scomposte e riguardate.

Insieme alle parole ho subito visto alcuni dettagli di immagini, non delle immagini complete, ma degli elementi che le componevano. I Topi mi hanno chiesto di lavorare con lo stesso stile delle foto "manipolate" con cui, un paio di anni fa, sono stata selezionata in Fiera. Ho iniziato a scegliere le foto, inizialmente ho cercato tra le foto che avevo già usato. Sono foto che ho preso in diversi anni a gironzolare nei mercatini. Non ne ho tante e quando le compro ne scelgo sempre poche; quando sono mie sento un po' come un senso di responsabilità, come se dovessi adottare le persone che sono state fotografate. La prima volta che ho comprato delle foto ero a un mercatino a Berlino, davanti a una bancarella che straboccava, avrei voluto prenderle tutte, c'erano interi album con tanto di parole e date e nomi. Ho dovuto scegliere per forza e quelle che ho scelto le ho tenute sempre con me, senza usarle, per almeno 2 anni. Quando ho iniziato a fare quelle illustrazioni, le ho fatte con estrema libertà e leggerezza, senza pensare bene a una storia, giocando sugli spazi vuoti che mi offrivano.

Giulia Sagramola, lo storyboard.

Per il li libro di Giusi avevo bisogno di tante foto di bambini, non potevano mancare. Nella mia piccola collezione invece scarseggiavano. Un giorno ho rivisto le foto di mia madre a casa di mia nonna e le ho chiesto se potevo usarle, ugualmente con quelle di mio padre. Le prime illustrazioni sono venute fuori senza pensarci troppo e portavano con sé la libertà dell'approccio che ho sempre avuto con questa tecnica, come di un gioco.

Giulia Sagramola, tavole per Sonno gigante sonno piccino, work in progress.

Poi però le cose hanno iniziato a prendere forma e ho sentito la necessità di una direzione, di una scaletta, in pratica di creare del ritmo. Ho steso il layout che vedete e ho iniziato a ragionare in modo più razionale su cosa mancava e cosa no. Per fare questo lavoro e arrivare alle altre illustrazioni è passato diverso tempo, anche scandito dai vari periodi dedicati agli altri lavori.

Giulia Sagramola, tavole per Sonno gigante sonno piccino, work in progress.

Il libro è stato ultimato l'anno scorso, pochi mesi fa gli ultimi ritocchi di grafica. Nel mentre, la vita è trascorsa per tutta la mia famiglia, con anche grandi cambiamenti, non posso non pensarci ogni volta che sfoglio queste pagine. Le parole di Giusi ti abbracciano e ti portano davvero in un viaggio magico, per poi andare a dormire sereni. Spero che lo facciano anche con le persone che sono dentro queste foto, e con voi.

Giulia Sagramola, tavole per Sonno gigante sonno piccino, work in progress.