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lunedì 13 ottobre 2014

Popo? Il popo!

Per leggere, cliccare sulle immagini.

Lo scorso anno, più o meno in questo periodo, stavamo partendo per New York, insieme a Simona Mulazzani, per ritirare la Silver Medal assegnata dall'Associazione Illustratori di New York alle illustrazioni di Vorrei avere. O meglio di I Wish I Had, perché questo è il titolo dell'edizione americana pubblicata alla fine del 2012 da Eerdmans.



















Quest'anno, stamattina, Simona e Maria Giaramidaro dell'Associazione Oliver che ha progettato questo evento, partono con me per San Francisco dove, mercoledì 15 ottobre, all'Istituto Italiano di Cultura, presenteremo la casa editrice Topipittori e dove ci sarà una mostra delle tavole dei tre libri che Simona e io abbiamo pubblicato negli Stati Uniti, oltre a Vorrei avere, Il grande libro dei pisolini (The Big Book of Slumber, 2013) e Al supermercato degli animali (Animal Supermarket, 2104), sempre editi da Eerdmans. Su questi tre libri, giovedì 16 e venerdì 17 ottobre, faremo letture e laboratori, come ospiti al Festival internazionale di letteratura Litquake, che si tiene nella città in quei giorni, e a La Scuola. Italian International School, bellissima realtà educativa di San Francisco.

 


















Vorrei avere, insieme a Che cos'è un bambino, è il libro di Topipittori che ha avuto più edizioni all'estero, cioè 9. Ma dei 24 albi che ho pubblicato in questi dieci anni, 18 hanno avuto almeno una edizione straniera, parecchi più di una, di solito nelle principali lingue europee, ma anche in thailandese, cinese, polacco, coreano. La cosa interessante è che libri ormai editi dieci anni fa, oggi, acquistati all'estero, riacquistano nuova vita, ne sono un esempio Zoo segreto e Filastrocca ventosa, recentemente editi in Brasile.


Gli Stati Uniti, come è noto, sono un mercato librario molto diverso dall'Italia; non è stato facile passare l'esame come editori: i parametri di letteratura illustrata per l'infanzia qui cambiano sia per i testi sia per le immagini. Perciò, l'idea che l'ingresso di Topipittori sia avvenuto, fra i tanti titoli che abbiamo in catalogo, proprio con tre miei mi ha, da un parte, molto sorpreso e poi, ovviamente, fatto anche piacere.
Ci sono tante cose che mi incuriosiscono di questo viaggio, quello che però mi incuriosisce di più è l'incontro con i bambini americani: come saranno, come leggeranno e ascolteranno? Come accoglieranno Simona, Maria, me e tutti gli animali che riempiono i nostri tre libri?

Giovanna Zoboli, Simona Mulazzani, Vorrei avere, Topipittori 2010.

Una pazzesca iniezione di fiducia per questa gita a San Francisco, me lo ha dato questo breve racconto che qualche giorno fa ho trovato su facebook, a proposito di un bambino e del suo rapporto con Il grande libro dei pisolini. Autrice è Giusy Gallina, mamma e insieme bibliotecaria (e sulla bella biblioteca di Montebelluna, dove Giusy lavora, sul nostro blog abbiamo parlato qui e qui).

Per cui ora cedo la parola a Giusy, ringraziandola ancora per avermi dato il permesso di pubblicare le sue parole sul nostro blog, ma soprattutto perché il suo racconto è pieno di spirito, fa davvero ridere e mette grande allegria.


G. Zoboli, S. Mulazzani, Il grande libro dei pisolini, Topipittori 2013.

Ė proprio amore.
Alberto, 21 mesi e 3 giorni: questo ė il suo libro, per lui il libro del "popo" ovvero "l'ippopotamo". Da circa 9 mesi leggiamo solo quello. Per un periodo l'abbiamo letto appena svegli, appena tornati, prima di dormire oppure 4-5 volte di seguito. Alberto lo indicava nel ripiano e ti invitava a prenderlo; adesso ci arriva da solo, si siede sul divano, te lo passa e con aria soddisfatta, mani in grembo, aspetta che tu lo apra e inizi a leggere. E gli occhietti si illuminano e inizia ad alternare lo sguardo, dal libro alla voce. E poi arriva il popo ed è felicità. Se provi con un altro libro, sì, ti guarda, prova ad ascoltarti, ma poi chiude la nuova proposta e ti dice "popo?".
Io continuo a meravigliarmi, ogni giorno, ma oggi di piú ed ė per questo che scrivo. Stasera sua sorella, quasi 5 anni, inizia per conto suo a recitare una parte del libro, lo sa a memoria, come tutti noi in famiglia: ė normale. In realtá, stava facendo altro, ma è partita con "dormon le pulci con il mandrillo..." e Alberto ha rizzato le antenne, l'ha guardata e, dopo 3 secondi, ha esclamato "il popo!! E lei: "Basta con questo popo, Alberto!!"
Ecco, questo dice tutto, non c'ė niente da fare, va da solo, ha una forza dentro che lo attira.
Stasera sono andata a leggermi l'analisi di Giulia Mirandola nel
Catalogone 7, e ho capito di piú, quel senso di "bene" che trasmette, quella musica di parole e immagini che entra da sola, quegli animali così tranquilli e quel soffice diffuso, una grande armonia, tutto funziona. Ed ė quello che i bambini capiscono davvero. Insomma, leggetelo, compratelo, andate a prenderlo in biblioteca e provate. Grazie Giovanna Zoboli e grazie Topipittori, ancora una volta; noi continuiamo.

G. Zoboli, S. Mulazzani, Il grande libro dei pisolini, Topipittori 2013.

Ovviamente sì, io ho preso questa esilarante descrizione come un meraviglioso Buon viaggio! fatto dal popo in persona e da Alberto, il suo strepitoso creatore, e anche dalla sua sorellina e da Giusy, naturalmente.

E per finire, per amor di completezza, quelle che trovate qui di seguito, sono le quattro pagine del Catalogone  7. Le parole e le immagini del 2014, che Giulia Mirandola ha dedicato a Il grande libro dei pisolini.  Se volete seguire il consiglio di Giusy e leggerle, allora cliccateci sopra!


Per leggere, cliccare sulle immagini.

martedì 10 settembre 2013

La lunga vita dei libri buoni


Tre anni fa, in simultanea in sei paesi, uscì Vorrei avere, di Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani. Quando avevamo cominciato a presentare la maquette l'anno prima, nelle varie fiere di settore, avevamo avuto la netta percezione di avere fra le mani un libro che colpiva i lettori, e che avrebbe potuto avere successo. Ma non ci saremmo mai aspettati che questo fosse così duraturo e profondo. Il libro è stato ristampato e continua ad avere un suo spazio in libreria, in Italia e all'estero; e nel 2011 è stato inserito fra i White Ravens della Internationale Jugendbibliotek Munchen.

Ma il punto di svolta è arrivato, probabilmente, con l'edizione americana, pubblicata nel 2012 da Eerdmans (e già ristampata). Infatti, non è tanto il volume delle vendite, pur ragguardevole, che il libro ha raggiunto a renderci orgogliosi, quanto l'accoglienza da parte della critica, che ha messo in luce e valorizzato un elemento del libro che per le autrici era fondamentale, e che in Europa in qualche modo solo sporadicamente è stato colto. 


Si sa, il mercato americano, che poi significa anche il suo pubblico,  è uno fra i più difficili. E tuttavia in questa cultura esiste un filone artistico e letterario che trova nella natura e nel sua vita misteriosa e profonda il senso più sacro dell'essere e dell'esistere. Pensiamo al misticismo che pervadeva la cultura dei nativi americani, in forte connubio con le forze più segrete della terra e del cosmo, ma anche a Thoreau, Melville, Hudson, Whitman, ai pittori O'Keeffe e Wyeth, ai fotografi Adams e Weston, e al regista John Ford, per dire solo alcuni dei personaggi che hanno interpretato questo tema. 


In quasi tutte le recensioni ricevute dal libro in America, ci ha colpito la capacità dei lettori di cogliere con precisione questo aspetto contemplativo e profondo, questo desiderio di fusione con la natura, questo amore estatico per le sue creature, una esigenza spontanea e potente nei bambini, senza il quale il libro rischia di apparire come una collezione di splendide immagini e di frasi suggestive. 


È di ieri sera la notizia che Simona Mulazzani, per le illustrazioni di Vorrei Avere, riceverà la Silver Medal della Society of Illustrators, che le sarà consegnata il 24 ottobre a New York, per la categoria The Original Art: Celebrating the Fine of Children's Book Illustration. Il 26 ottobre, per chi sarà a New York, aprirà la mostra delle tavole selezionate.
Brava, bravissima Simona! Ce l'hai il visto per gli Stati Uniti?

PS
Avevamo deciso di riprendere il blog con tre post la settimana. Ma la notizia di ieri sera, ha cambiato il programma... Non abbiamo resistito a darla!

martedì 4 settembre 2012

Settembre, andiamo, è tempo di ristampe

I francesi la chiamano la rentrée: quello strano, contraddittorio momento dell'anno, appena dopo le vacanze, in cui tutto finisce e tutto ricomincia.
Uno dopo l'altro, i negozi riaprono, chi lavora torna a lavorare, chi studia si ritrova dietro un banco, i cani tornano a passeggiare ai giardinetti pubblici, i giornali a parlare di precipitazioni eccezionali, le macchine a parcheggiare sui marciapiedi e i vigili a dare multe.

E gli editori? Gli editori, è chiaro, ad annunciare le loro mirabolanti novità in libreria. Insomma, avete capito: a breve sugli scaffali delle librerie appariranno anche le nostre novità.

Un boccone succulento per cui tuttavia l'affezionato lettore dei Topi dovrà pazientare ancora qualche giorno: diamo il tempo ai libri di arrivare dalla distribuzione in libreria (ma noi le prime due novità, stampate in agosto, le abbiamo già fra le mani e siamo piuttosto soddisfatti del risultato).
Perciò, oggi vi parleremo, e con un certo orgoglio, di edizioni estere e di ristampe: sono ben tre, di tre libri che sono stati accolti con un certo entusiasmo da librai, bibliotecari, genitori e ragazzi.
La prima, ça va sans dire, è quella dell'evergreen Che cos'è un bambino, titolo che ormai è alla sesta ristampa e veleggia tranquillo verso le dodicimila copie vendute.

Il secondo è Vorrei avere: fra i nostri titoli, quello che vanta il più alto numero di edizioni all'estero e quello che per primo ha superato l'Atlantico per approdare nelle librerie degli Stati Uniti. Mancava in libreria da aprile, quindi - signori librai - adesso potete riordinarlo al distributore.

Il terzo è Esopo che, ultralodato e premiato, vede proprio in questi giorni associarsi all'edizione greca (di cui avevamo già parlato ampiamente, qui) una prestigiosa edizione francese da parte di Actes Sud Junior.

E su questa vogliamo fermare la vostra attenzione: testi e illustrazioni sono gli stessi, ma molte sono le  differenze. Ve le mostriamo raffrontate, a partire dalla copertina:



Certo, al di là del fatto che l'una o l'altra piacciano più o meno, non è interessante osservare come scelte diverse di carattere, copertina, formato e impaginazione possano modificare il sapore, il carattere stesso di un libro?






mercoledì 7 settembre 2011

Berlino, isola di libri e bambini

[di Giulia Mirandola]


 Il 23 giugno 2011 nel quartiere dei bambini più famoso d'Europa, Prenzlauerberg, eravamo molti a festeggiare la prima mostra berlinese di Simona Mulazzani. Protagoniste le tavole originali di Vorrei avere, edito in Germania da Peter Hammer Verlag.

A volte le correnti buone permettono che accadano cose buone. A primavera ho ricevuto una borsa di studio del Goethe Institut di Roma per trascorrere un periodo di studio a Berlino, nel mese di giugno.
Negli stessi giorni, Mariela Nagle, fondatrice e direttrice della libreria internazionale per ragazzi Mundo Azul di Berlino, ha invitato Hamelin Associazione Culturale di Bologna e Simona Mulazzani a partecipare con una mostra e due laboratori a Berliner Buecherinseln, un festival di letteratura per ragazzi nato qualche anno fa su iniziativa di Ulrike Nickel, direttrice dell'agenzia educativa Kulturkind. Un mese di incontri con autori, mostre, laboratori nelle scuole, visite presso case editrici, biblioteche cittadine, atelier e librerie.

Intento: avvicinare ragazzi di età compresa tra i sei e i tredici anni ai diversi mestieri del libro, oltre che alla lettura e alla letteratura tout court. Periodo del festival e durata della borsa di studio sembravano essere stati decisi a tavolino perché potessi occuparmi dell'uno e dell'altro in tutta tranquillità, come in effetti è avvenuto.

Per Hamelin, che lavora fitto nelle province e nelle città d'Italia e che, all'estero, ha sovente contatti con la Francia, "questa" Berlino è una novità. Con Ulrike Nickel, curatrice del festival, ci diamo appuntamento di buon mattino alla Litheratur Haus, lei ci racconta la genesi del progetto e ci illustra cosa ha in mente per il futuro e chiede notizie su cosa succede all'editoria per ragazzi in Italia. Certo, è questione di sfondo. Eppure, a certe condizioni, fare le cose di sempre in un paesaggio diverso da sempre, entusiasma come non mai. Christina Hasenau, che lavora presso il Goethe Institut di Roma, berlinese di nascita, pure ospite di Buecherinseln, ci accompagna a conoscere l'illustratore Atak e poi, nella Kollwitz Platz, a cena con Nora Krug. Il via vai di facce note e nuovissime ha contrassegnato queste giornate tedesche, dando a tutte noi presenti l'idea che a Berlino ("povera ma sexy", come ripetono tutti) chi è straniero non soffre di nostalgia. 


Mariela è di origine argentina, ma conosce a fondo la città in cui ha scelto di abitare. Vicino alla cassa o sulla panchina d'ingresso, se non c'è il mate (tipica bevanda argentina), c'è una bottiglia di Bionade (una sorta di cedrata Tassoni, rigorosamente bio, bevutissima in Germania).


Molto ci sarebbe da raccontare sul quartiere in cui Mundo Azul è situata, circondati come si è da genitori trentenni, da parchi giochi, da padri a spasso con i figli (mai meno di tre), da biciclette senza pedali e senza rotelline, da biscioni di bambini sotto il metro e venti, da carrozzine e carrozze (sì, a sei posti!) e ceste a quattro e due ruote su cui viaggiano pezzi interessanti d'infanzia.

Il meglio della letteratura per ragazzi, sulla Chorinerstrasse, ha di fronte a sé un negozio di giocattoli unico nel suo genere. Dopo avere attraversato una giungla in cui al posto delle piante tropicali, regnano le cose per giocare, agli occhi del visitatore curioso appare una singolare collezione: un museo di giocattoli della DDR.

All'inizio della sua storia, la libreria di Mariela è letteralmente una vetrina-mondo che attraverso i libri, parla spagnolo, portoghese, italiano, turco, francese, tedesco, inglese, arabo, cinese. Oggi Mundo Azul è un luogo luminoso e arioso, punto di riferimento per adulti e bambini in cerca di libri per l'infanzia nella propria lingua madre.

A due passi c'è la Kastanienallee, strada in cui negli ultimi dieci anni hanno aperto il loro studio moltissimi illustratori e fumettisti. Alcuni di loro sono abituali frequentatori della libreria ed erano presenti alla mostra di Simona: Barbara Yelin e Ulli Lust, del collettivo di fumettiste Spring, Aljosha Blau, Judith Drews, Violeta Lopiz, Cecile Belmont.


Il 23 giugno, alle sei di sera, la libreria è un susseguirsi di persone che entrano e si fermano ad ascoltare e guardare. A Berlino Hamelin e Topipittori non sono sconosciuti. Non tutti parliamo fluentemente il tedesco, ugualmente ci capiamo. Un nutrito gruppo di "nuovi berlinesi" proviene dal Trentino. Una ragazza pistoiese ha appena terminato un tirocinio come educatrice. Loredana Farina è atterrata poche ore prima ed è forse la persona che più si emoziona, per il numero delle presenze, per l'aria informale e festosa, perché, tra i tanti libri, trova quelli di Eloisa Cartonera.

Il giorno dopo la curiosità per il gay pride ci sposta in un'altra Berlino, a Kreuzberg, dove abbiamo appuntamento con due libraie speciali, alla libreria italiana Dante Connection's. Ma questo è un post in arrivo, in costruzione.





lunedì 7 marzo 2011

Una lettera dal castello

Schloss Blutenburg, sede della Internationale Jugendbibliothek
Fa veramente piacere ricevere certe lettere.
Un esempio?

Questa, che ci è arrivata dal castello di Blutenburg, un posto fiabesco, che non per niente è diventato la sede di una delle biblioteche più importanti del mondo, destinate alla letteratura per ragazzi, Internationale Jugendbibliothek, di Monaco, oggi diretta da Christiane Raabe, e fondata nel 1949 dalla grande, grandissima Jella Lepman, anche lei personaggio fiabesco per l'aver fatto, e fatto fare, cose miracolose, inconcepibili (se non l'avete letta, correte in libreria ad acquistare la sua biografia edita da Sinnos nel 2009: un libro imprescindibile, La strada di Jella. Prima fermata Monaco).

Dicevamo, della lettera: ce l'ha scritta Gabriele Poeschke, responsabile della sezione italiana della biblioteca e dice così:

Gentilissimi,
è questa finalmente la lettera ufficiale:
Abbiamo fatto la nostra scelta dei “White Ravens” per l’anno 2011. 

Siamo lieti di potervi informare che il libro di:

Giovanna Zoboli  e Simona Mulazzani Vorrei avere
e
Antonio Faeti 
L’estate del lianto

pubblicati dalla vostra casa editrice sono stati selezionati per
The White Ravens 2011, la nostra selezione annuale dei migliori libri internazionali per bambini e adolescenti. Questa collezione di opere sarà presentata al nostro stand alla Fiera del Libro per Ragazzi a Bologna. I libri, scelti per la mostra di quest’anno, scritti in più di trenta lingue e provenienti da più di quaranta Paesi, sono stati selezionati tra le migliaia di opere che la nostra biblioteca ha ricevuto come donazione da case editrici, autori, illustratori e associazioni di tanti paesi durante l’anno scorso. 

 La scelta dei libri italiani è stata fatta per quest’anno in collaborazione con la dottoressa Marcella Terrusi.
La mostra verrà accompagnata da un catalogo in lingua inglese che conterrà il materiale bibliografico e un breve riassunto per ogni libro. Il catalogo, in omaggio a Bologna, sarà poi anche accessibile online all’indirizzo della Internationale Jugendbibliothek di Monaco.
Cogliamo l’occasione per ringraziare cordialmente tutte le case editrici per il loro appoggio così generoso e prezioso per la nostra biblioteca. Vi preghiamo di continuare a spedirci una copia delle vostre pubblicazioni recenti. I titoli verranno catalogati e inseriti nella nostra collezione di più di 580.000 libri in circa 130 lingue. Essi saranno a disposizione di studiosi e di operatori del settore e avranno così una grande visibilità.
[...]

Cordiali saluti, anche da parte di Marcella Terrusi, e auguri per il vostro lavoro!

Gabriele Poeschke


Immagine di Simona Mulazzani, da Vorrei avere

venerdì 4 marzo 2011

Nel corpo dell'immagine

Suonatore di tamburo su cavallo, Deccani, sec. XVIII
Il coltissimo e documentatissimo blog A journey round my skull, dedicato a illustrazione, arte, immagini, immaginario, e sfavillante di meraviglie (da qualche giorno, ancora più abbagliante grazie al nuovo layout e alla nuova denominazione), nel luglio del 2010 postò un interessante articolo sulle miniature Mughal, lette in relazione ad Arcimboldo (a cui Milano dedica, in questi giorni, l'ennesima mostra...). Così recita il testo che accompagna le immagini riportate.
  
Le opere che più da vicino ricordano nella concezione e nell'esecuzione le teste composite di Arcimboldo sono le pitture miniate Mughal, mosaici di forme intrecciate di animali e uomini. Nella tradizione Hindu queste pitture rappresentano la credenza dell'unità interna di tutti gli esseri e illustrano la dottrina della trasmigrazione delle anime attraverso le successive reincarnazioni. 

Donna su dromedario, Murshidabad, sec. XVIII
È possibile, e tuttavia non è documentato, che Arcimboldo sia stato stimolato a sperimentare figure composite dopo avere visto le miniature indiane, o negli avori o nei libri che appartenevano alla collezione imperiale di curiosità. Nell'opera di Arcimboldo, inoltre, e nei calligrafici ritratti di animali, così come nelle esposizioni interessanti e provocatorie delle Wunderkammer, l'intenzione è sottolineare l'ambigua e mistica relazione fra uomo e mondo naturale. È anche possibile che Arcimboldo, come i pittori indiani, cercasse di esprimere la credenza della metempsicosi, una dottrina popolare a quei tempi, e una di quelle che certamente aveva una presa sul suo imperiale, enigmatico signore Rodolfo II (testo tratto dal volume From Asia in the Making of Europe, Volume II: A Century of Wonder).

Uomo e tigre, tardo Mughal, periodo Shah Alam, sec. XVIII
A parte la bellezza di queste immagini di animali, quello che mi colpì al primo sguardo fu la somiglianza di concezione con due immagini realizzate da Simona Mulazzani per il libro Vorrei avere, in cui nel corpo di una balena e di un elefante si leggeva la presenza di una folla di ombre animate, un coacervo di figure viventi in silenziosa coabitazione: bestie, fiere, oggetti, piante, fiori...


Demoni ed elefante, Murshidabad, Bengala, sec. XVIII
Questo muto esercito di vite trascorrenti nell'unità individuale mi conquistò immediatamente per la profonda religiosità, per la poesia, e per la stessa verità biologica, ecologica che sottendeva. Conosciute le smaglianti miniature Mughal, chiesi poi a Simona se le fossero state di ispirazione, dando per scontato che le conoscesse. Simona fu molto stupita perché non solo non aveva mai visto queste pitture, peraltro in effetti difficilmente accessibili e rare da incontrare, ma la coincidenza di avere realizzato qualcosa di così affine a una cultura e a una religione tanto lontane, la sorprendeva molto.

Per quel che mi riguarda, credo che in effetti, la ricerca che ogni disegnatore compie all'interno dei proprio universo formale, del proprio immaginario, delle potenzialità della propria visione, lo spinga attraverso una quantità di esperienze concettuali in altri ambiti esperite in altro modo, attraverso altri medium, altre discipline, altri linguaggi. Così quello che la religione o la letteratura o la poesia raccontano in concetti e parole, il disegno, quando è praticato come strumento di indagine, è in grado di fissarlo con efficacia, precisione e immediatezza attraverso le proprie specifiche modalità espressive. E in questo sta, appunto, la sua prodigiosa forza conoscitiva.
Nel corpo dell'immagine, sembrano suggerirci i misteriosi animali Mughal, dormono le religioni, i sogni, gli incubi, le culture, le tradizioni, i pensieri, le idee che ci legano gli uni agli altri, e che silenziosamente attraversano il tempo, per emergere con intatta potenza, nel presente.
Le miniature Mughal sono tratte dal volume fuori catalogo Flora and Fauna in Mughal Art.



venerdì 26 novembre 2010

Va', pensiero

Qualche giorno fa, invitate da Scrittorincittà , a Cuneo, Simona Mulazzani e io abbiamo tenuto due incontri sul nostro libro Vorrei avere con bambini delle elementari. Sono stati due incontri bellissimi, come capita quando lo scambio di parole e di pensieri crea una tensione positiva, un'atmosfera viva, rara, che accende e fa volare alto il desiderio di conoscenza e ascolto reciproci.
Prima dell'evento, mi chiedo come impostare questi incontri. So che questo libro con i bambini funziona bene: sono vicini agli animali, li sentono intensamente, li amano, li sognano, sono presi dalle loro belle e straordinarie forme, dal mistero della vita chiusa nel loro corpo. Del resto questo libro si fonda proprio sulla memoria che di tale esperienza ho fatto nella mia infanzia. E durante un incontro a Milano, alcuni mesi fa, in una scuola elementare mi sono resa conto dell'impatto che questa sequenza di animali-desideri ha sui bambini. Mentre rifletto su questo, per qualche ragione penso che un modo adeguato per cominciare potrebbe essere la domanda: “Vi piace pensare?” Quella che parla in queste pagine è, indubitabilmente, una voce interiore, che viene dal profondo. Qualcosa però dentro di me si oppone a questa ipotesi: obietto a me stessa che si tratta di un punto di vista troppo astratto, adulto, sofisticato. Forse con questa domanda sto solo chiedendo ai bambini di confermarmi idee oleografiche e intellettualistiche che ho su di loro. Dopo un breve alterco sulla questione fra me e me, alla fine, prevale la fiducia e così decido di sperimentare l'idea.

A disposizione mi trovo quattro classi di marmocchi freschi di energie mattutine. E tutto mi aspetto eccetto l'ovazione, incondizionata, assoluta, unanime che segue al quesito, sia durante il primo incontro sia durante il secondo. Un sì-boato che fa tremare vetri e muri. Ecco, mi dico, lo sospettavo: ai bambini piace pensare. Uno di loro specifica che gli piace pensare quando dorme, un altro quando va in macchina (e io gli dico che a questo pensare su ruote ho dedicato un libro). Tutti i bambini sono concordi nel dire che per pensare ci vuole tranquillità, silenzio, solitudine, che pensare è una cosa bella da fare assorti, nella concentrazione di se stessi che ci permette di ascoltare il mondo. È in questo modo, su queste riflessioni condivise che io e Simona, a poco a poco, portiamo i bambini dentro le parole e le immagini di Vorrei avere, pagina dopo pagina. Loro ci seguono, fiduciosamente e non perdono un colpo, nel fitto dialogo che tessiamo alla ricerca dei possibili significati che noi, autrici, e loro, bambini, cerchiamo di trovare, insieme. È una passeggiata emozionante, con momenti di sospensione, entusiasmi, esclamazioni, pause, esitazioni, dubbi, interrogazioni e momenti di grande, irrefrenabile ilarità.

Una seconda ovazione accoglie la domanda “Che animale vi è piaciuto di più?” In un grido generale di giubilo, è la pantera a spuntarla, capace di mescolare il suo nero a quello dei rami, perfetta metafora di invisibilità. Un'immagine riuscita al punto che ti si insedia in testa appena la vedi e io sono certa che questo libro ha venduto i diritti in otto paesi per merito suo. Recentemente ho parlato a lungo di lei con una persona che ama gli animali, e molto si occupa di quelli che ci abitano la mente. Mi ha fatto presente che questa pantera è tradita, nel suo desiderio di confondersi col buio, dagli occhi. Con i bambini di Cuneo scopro che se i suoi occhi la tradiscono è solo per vedere attraverso il buio quelle cose che i nostri non coglieranno mai.

Scopro un'altra cosa con loro. Arrivata all'ultima pagina del libro quando chiedo cosa dice il cielo all'elefante e alle sue immense orecchie fatte per coglierne i messaggi, un bambino mi spiega, serio: “Dice che vorrebbe avere orecchie immense come quelle dell'elefante per ascoltare quel che l'elefante gli dice.”
Sì, a questo punto è certo che ai bambini piace pensare. Piace molto. Direi, da morire. E lo sanno fare anche molto bene. Cosa accada, poi, quando crescono, al punto da far diventare il pensiero una delle attività meno frequentate e più invise alla vita adulta, è davvero un mistero. E, su questo, noi adulti faremmo bene a interrogarci, molto seriamente.