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venerdì 8 maggio 2015

Un lupo distinto ed elegante

[di Ilaria Antonini e Barbara Balduzzi]

Da qualche anno un gruppo di biblioteche ci chiede di organizzare letture annuali per sette scuole materne. È il pacchetto che forse ci piace di più perché ha in sé molte caratteristiche favorevoli alla lettura. Incontriamo i bambini a cadenza mensile, se possibile in biblioteca, e in un paio di casi andiamo noi a scuola dai bambini; se la scuola è piccola il gruppo che ci attende va dai 3 ai 5 anni, mentre se la scuola è più grande solitamente incontriamo solo i grandi. Le maestre a volte ci danno alcune indicazioni generiche, oppure chiedono qualcosa di legato a quanto stanno facendo a scuola, ma solitamente ci lasciano libere di organizzare l’incontro come vogliamo, considerando quell’ora legata esclusivamente al piacere di ascoltare. I bambini hanno l’opportunità di sfogliare e toccare molti libri durante l’anno, si crea un’atmosfera amichevole e quasi intima, e i livelli di attenzione e di ascolto aumentano ad ogni incontro.


Ogni anno cerchiamo un filo conduttore tra un incontro e l’altro per aiutare i bambini, in particolare quelli più piccoli, ad avere memoria di ogni singolo incontro, e soprattutto per creare aspettativa sull’incontro successivo. Costruiamo una specie di “contavolte” con materiale di recupero, oppure diamo indicazioni perché lo costruiscano i bambini con l’aiuto delle maestre, in modo da trasformare l'incontro con la biblioteca in un appuntamento mensile atteso, un momento che fa parte della loro vita, come la musica, la merenda, il gioco o il riposino.


Quest’anno si tratta di una striscia di panno da appendere alla parete, sulla quale di volta in volta portiamo la sagoma di un animale che è presente nelle storie che leggeremo. Il mese di dicembre è toccato ai lupi.

In una bellissima biblioteca di montagna abbiamo scovato, appoggiato al davanzale in legno di una grande finestra, Al lupo! Al lupo! di Tony Ross, pubblicato dalla Emme Edizioni nel 1992. Il libro ha un formato extra size e questo già contribuisce a una buona accoglienza tra i bambini.

È la storia di Luigi, un bambino sempre pronto a gridare «Al lupo!» per evitare di fare cose che non gli piacciono (ad esempio fare gli esercizi con il violino) o, al contrario, per fare ciò che più gli piace (tuffarsi nella vasca da bagno). A forza di chiamarlo, il lupo, un giorno, arriva davvero e cattura Luigi. Un lupo distinto ed elegante (certo, per essere un lupo), di cui nessuno conosce il nome, che prima decide di mangiarsi tutte le persone adulte che richiamavano Luigi per le sue bugie e solo alla fine si mangia anche il bambino per dessert.


Pagine enormi, illustrazioni colorate e divertenti, Tony Ross rimane un maestro indiscusso: la bocca spalancata di Luigi fino a vederne chiaramente le tonsille richiama la famosa principessina arrivata in seguito, e crea un senso di timore per ciò che sta per arrivare ma senza portarlo all’eccesso, così che i bambini possano avvertire la paura del lupo, ma sorriderne anche.












 

«Che ci volete fare? Così è la vita…»
Finale spiazzante per buona pace di alcuni adulti che vorrebbero sempre un finale a lieto fine negli albi illustrati: le maestre sono rimaste a bocca aperta, incerte se commentare o meno; controllavano con lo sguardo i volti dei loro bambini per cercare di intuirne i pensieri, alcune preoccupate che potessero essere rimasti sconvolti dalla ferocia del lupo.


I bambini non hanno afferrato completamente la conclusione amara, hanno solo inteso che il piccolo bugiardo è stato divorato, insieme anche a tutti i grandi, senza tuttavia dare un significato troppo drammatico alla conclusione.


Molto interessante è stato ciò che è seguito alla lettura ascoltata dai bambini, quando noi ce ne siamo andate. In parecchi asili le maestre propongono ai piccoli ascoltatori di fare un disegno di una delle storie ascoltate durante l’incontro. La scelta è libera, ogni bambino può fare ciò che vuole, anche disegnare tutt'altro rispetto a quanto ascoltato. Una maestra si è mostrata molto sensibile e ci ha fatto pervenire i disegni del suo gruppo (bambini da 3 a 5 anni): praticamente tutti hanno disegnato il lupo senza nome che mangiava Luigi. Potenza delle storie!

mercoledì 29 aprile 2015

Pippo non lo sa, ma è arrivato anche a Forlì

[di Maya Beretta di Libreria Momini]

Quando abbiamo sfogliato per la prima volta i libri della collana Pippo abbiamo pensato: Geniale!
Quando abbiamo letto per la prima volta del progetto Pippo non lo sa abbiamo pensato: Genialissimo, vogliamo farlo anche noi!
Poi questo desiderio è stato messo nel cassetto per un po', ce l'eravamo quasi dimenticato quando la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha indetto un bando per eventi collaterali alla mostra Boldini. Lo spettacolo della modernità che sarà ospitata ai Musei San Domenico di Forlì, la nostra città, fino al 14 giugno 2015. Era il nostro momento.


Così ci siamo mobilitate, abbiamo chiesto autorizzazioni, coinvolto scuole, insegnanti, associazioni, amici e artisti locali ed è nata la Pinacoteca dei ri-tratti, un gioco di osservazione, riproduzione, alterazione, manipolazione di ritratti ispirato da Boldini, noto per i suoi ritratti di dame dell'alta società della Belle Epoque. Il fine ultimo è ovviamente quello di vendere quanti più ritratti possibile per arricchire le biblioteche scolastiche di quattro scuole della città.


Che il progetto era bello lo sapevamo già, ma è stata davvero una sorpresa vedere con quale entusiasmo insegnanti, bambini e genitori hanno aderito al gioco!
La nostra associazione, Momini, ha organizzato tre visite alla mostra, guidate dalla nostra cara Nadia Conficoni – insegnante, atelierista, autrice insieme alle colleghe del libro L'esperienza dell'arte - che hanno portato al museo più di trenta famiglie. Dopo le visite abbiamo invitato bambini e genitori a riprodurre le opere che più li avevano colpiti, con risultati davvero interessanti, anche se per noi che da diversi anni facciamo laboratori con bambini e adulti l'aspetto più piacevole è stato senza dubbio vederli lavorare fianco a fianco, con grande concentrazione e impegno, senza interferenze o interruzioni.


Alle famiglie si sono aggiunti più di 300 alunni e insegnanti delle scuole primarie e dell'infanzia che si stanno dedicando al progetto con lezioni e visite alla mostra.
L'associazione Arte e Vita, che si occupa di introdurre alla pittura persone con disabilità psichiche fornendo loro un nuovo mezzo espressivo, ha partecipato con i ragazzi che segue, presentando elaborati sorprendenti.


Grazie a una vulcanica insegnante, un'intera classe di grafici di un istituto professionale si cimenterà con rielaborazioni grafiche di  ritratti di artisti più o meno noti.
E queste sono solo le adesioni più consistenti in termini di numeri perché sono davvero tante le persone che stanno lavorando da casa, chiamano per fare mille domande o ci portano le opere in formati strampalati, tornano a chiedere un po' di fogli in più perché li hanno finiti tutti...

Insomma, siamo davvero entusiaste di questa prima fase e non vediamo l'ora di avere in mano tutte le opere per preparare finalmente la grande mostra all'aperto del 16 maggio. Anche se, dobbiamo ammetterlo, iniziamo a essere un po' preoccupate per l'allestimento perché forse lo spazio che avevamo previsto di usare non è abbastanza grande... ci toccherà invadere tutta la via!

Adesso aspettiamo solo di scoprire quante opere riusciremo a vendere, intanto, comunque vada, grazie ai Topipittori e a Spazio B**K per averci autorizzato a trapiantare il progetto, auguriamo un Pippo ad ogni città!

PS: Se qualche amico dei Topi vuole unirsi a noi accettiamo anche disegni via posta ordinaria entro l'8 maggio!

[ANTEPRIMA]
Il Centro Documentazione Handicap - Cooperativa Accaparlante di Bologna e ZOO organizzano una nuova edizione de Le scarpe di PiPPo per finanziare l'acquisto di albi per la Biblioteca Ragazzi del Centro. L'iniziativa si articola in quattro date, a partire dal 25 maggio, con laboratori per i bambini delle scuole primarie del quartiere Pilastro tenuti, fra gli altri, da Arianna Papini. Sabato 6 giugno la mostra, a Villa Lipparini, nell'ambito di Be' _Bologna Estate, con la vendita delle opere realizzate da autori notti e meno noti. Tenetevi pronti. Vi aggiorneremo appena i dettagli dell'iniziativa saranno disponibili.

martedì 10 marzo 2015

I Martedì della Emme / 21: Esattezza vuol dire...

Con oggi I Martedì della Emme non avrà più cadenza regolare. Usciranno post occasionalmente, quando riceveremo nuove proposte di lettura. Oggi prende la parola Martina Pozzebon, bibliotecaria nella magnifica biblioteca di Montebelluna di cui tempo fa abbiamo parlato qui e qui. Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno speso il loro tempo per riflettere insieme a noi sui libri della Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Senza di loro, bibliotecari, insegnanti, promotori della lettura, librai, genitori, appassionati di libri illustrati, questi Martedì non ci sarebbero stati.

[di Martina Pozzebon]

Ma com'è seria questa copertina. Com'è elegante quel blu. E che dire di quel distinto papavero che si è fatto ritrarre nella sua posa migliore (ma si sa che i fiori sono tutti un po' vanitosi).
Il libro si fa prendere in mano, con garbo, prego, ed è in quel momento che, frrrrrrullo d'ali, e il maggiolino parte: ali frementi, antenne all'erta, elitre in posizione. Ma non era un libro raffinato questo? Qualcuno fermi quel maggiolino!

Libro elegante, libro fremente, libro scientificamente rigoroso, libro poetico. Libro illustrato. Libro da sfogliare prima che da leggere. Un libro che, siccome parla della natura, ha dentro tante cose. Ecco che già sbaglio: questo libro non parla della natura, ma la racconta: Colette Portal, La natura raccontata, Emme edizioni, 1979.


Un libro sulla natura non potrà mai essere esaustivo, e questo l'autrice lo sa bene. Ecco quindi che seleziona quei pezzettini di natura che le serve raccontare: parte dal fiore che ha scelto di mettere in copertina e fa un percorso a balzi, più corti-più lunghi, fino ad arrivare alla luna, in una struttura studiata dal piccolo al grande, dagli esseri viventi agli astri, dalla familiarità della formica sino alla distanza mitica del vulcano, in un catalogo calibrato di elementi dei quali è interessante trovare legami, assonanze, differenze, all'interno di ogni singola scheda che lo compone.
“Esattezza vuol dire [...]:
    1) un disegno dell'opera ben definito e ben calcolato;”


Ogni elemento naturale è narrato allo stesso modo: una serie di tavole ad acquerello e una porzione di testo, i due elementi ben distinti. È interessante sapere che le tavole nascono prima del testo, tanto che potrebbero essere lette anche indipendentemente da esso. Provando a leggere il libro solo attraverso le immagini è evidente come riescano a esprimersi da sole.


Ogni serie di tavole illustra il ciclo di vita di un essere vivente o il possibile stato di un fenomeno naturale. È completa la classificazione delle nuvole, così come è immediatamente chiaro il ciclo vitale del fungo, grazie ad una struttura sequenziale che richiama direttamente il fumetto e le sue strategie temporali.


Tanto è dettagliato il disegno quanto lo è il testo che lo accompagna e che ne segue e spiega l'evoluzione. Testo e immagine si compenetrano, ma non a livello grafico: le due letture possono legittimamente correre parallele, ma l'incrocio delle due porta inevitabilmente a un aumento di significato e a una maggiore definizione del concetto, figurativo ma anche temporale: la composizione delle immagini riesce a imporre un ritmo rallentato alla lettura che si adatta ai cicli della natura.
“Esattezza vuol dire [...]:
    2) evocazione di immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, «icastico», dal greco είκαστικός;”


Il linguaggio, incluso quello iconografico, è preciso, utilizza termini e modi scientifici: rizoma per il grano, ape bottinatrice e, quando si parla della ninfa del maggiolino, le immagini sono esplicative. Però il lessico scientifico viene supportato da un linguaggio che invece appartiene alla sfera dell'esperienza e della poesia, ma che lo completa nell'espressione precisa del fenomeno descritto: così l'ardente frenesia amorosa delle formiche, l'impero del sonno delle api, la luna che diventa un falcetto cornuto. Un andamento che mi ha ricordato vagamente le poesie di Ponge, almeno nello sforzo di arrivare a una definizione esaustiva.
“Esattezza vuol dire [...]:
    3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell'immaginazione.”


È a Calvino che ho chiesto la conferma alla sensazione che ho avuto guardando e leggendo questo libro, perché è esattezza il termine che volevo usare per definire questo libro e che ora, grazie alle Lezioni americane, credo di poter usare.
Il libro blu ed esatto ora si può chiudere: in quarta di copertina una rana con un avanzo di coda che, io ora lo so, ha appena lasciato le profondità lacustri.


Ho appena letto un fumetto colorato ad acquerello, ho guardato l'opera di una pittrice che si chiama Colette, ho imparato che un maggiolino si sviluppa in tre anni e che le api abitano un tempio silenzioso. Cortina di miele, torta di cera. Ho letto un poeta che si chiama Francois Ponge, ho valutato la necessità dei cicli vitali in natura. E mi è venuta voglia di primavera. E questo sarebbe un libro solo per bambini?

 

Sono Martina e faccio la bibliotecaria per ragazzi in una bella biblioteca con la piscina, i pesci e un ponte di legno. Sto cercando di far cambiare colore al mio pollice nero leggendo libri sulla natura e le piante, così come per imparare a disegnare leggo albi illustrati e fumetti. Per il momento le mie piante sono ancora in cattiva salute e le matite le uso solo per sottolineare. Però, di libri belli, non sapete quanti ne vedo.

Dal nostro catalogo, Martina Pozzebon ha scelto in regalo La volpe e il polledrino di Antoniao Gramsci e Viola Niccolai (aggiungendo quetso pensiero: Viola Niccolai, ti voglio bene anche se non ti conosco).

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.



Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria

I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine
I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!  
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci
I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia

I Martedì della Emme / 20: Per essere liberi
I Martedì della Emme / 21: Esattezza vuol dire... 

martedì 24 febbraio 2015

I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia


Sabato 28 febbraio, a Carpi, al Castello dei Ragazzi, biblioteca ludoteca che si trova nel meraviglioso Castello dei Pio, nella piazza principale della città, inuagura la mostra Il viaggio incantato. Alla scoperta dei libri di Emme Edizioni, alla base della quale è il percorso espositivo curato da Loredana Farina e Alessandra Mastrangelo, La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra. Il lavoro del Castello dei ragazzi, le mostre, i laboratori e gli incontri organizzati dal suo staff sono contraddistinti da grande spessore e qualità, lo sappiamo per esperienza. Per questo siamo orgogliosi che questa mostra, legata al volume La Casa delle Meraviglie, sia da loro ospitata. E sia stata il punto di partenza per una proposta ricca e articolata che ha l'obiettivo di portare i libri di Emme ai bambini di oggi. Se siete dalle parti di Carpi, perciò, non perdete la mostra, che durerà fino al 3 maggio. Ricordiamo che in occasione dell'inaugurazione ci sarà una grande festa per i bambini.

Gli imperdibili.

[di Cinzia Bonci, Emilia Ficarelli]

La mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi è approdata a Carpi, al Castello dei ragazzi. La biblioteca e la ludoteca che compongono il Castello dei ragazzi da anni lavorano su progetti comuni che intrecciano i temi culturali su cui si fonda il loro lavoro: illustrazione e lettura, da una parte; gioco e creatività, dall’altra. Per questa ragione, la mostra dedicata a Emme Edizioni da subito ha suscitato un interesse particolare.




















Il percorso espositivo, che ripercorre in senso cronologico l’esperienza di questa straordinaria casa editrice, si presta infatti a essere affiancato da elementi ludici e narrativi, in modo da far emergere storie, personaggi, immagini dei libri Emme di Rosellina Archinto, e trasformarli in altrettante occasioni di gioco e lettura per i bambini di oggi.

I tavoli delle storie: Sembra questo, sembra quello di M.E. Agostinelli.

Sono così nati gli allestimenti scenografici, le postazioni gioco e i laboratori che accompagnano la sezione storica della mostra. Si comincia con un’installazione che riproduce una barca su grandi onde, ispirata al libro La barca di Paola Pallottino, pubblicato da Emme nel 1976. La barca accoglie il visitatore e lo invita a iniziare un viaggio incantato alla scoperta dei libri Emme.

I tavoli delle storie: Sembra questo, sembra quello di M.E. Agostinelli.

L’itinerario di questo viaggio a tappe si compone di alcuni spazi ludici: I tavoli delle storie per giocare con le immagini tratte da Sembra questo, sembra quello di Maria Enrica Agostinelli, Il palloncino rosso di Iela Mari, Cappuccetto Rosso di Rita Pagani, una straordinaria versione della fiaba classica composta da variopinte tessere fustellate.

I tavoli delle storie: Il pallonicino rosso di I. Mari.
Accanto ai tavoli, Le sedie narranti, frammenti di storie che invitano alla lettura e poi La galleria dei personaggi per travestirsi e trasformarsi nei protagonisti dei libri più conosciuti.

Il viaggio si conclude con il laboratorio Crea il tuo libro Emme, che ha l’obiettivo di sottolineare il lavoro di ricerca visiva compiuto da Emme Edizioni, ricerca ampiamente testimoniata dai nomi di famosi artisti, designer e grafici che ne compongono il catalogo. Per grandi e bambini il laboratorio sarà un’opportunità per scoprire e rielaborare in modo personale i tanti libri presenti nel percorso espositivo e proposti in grande quantità in versione originale, grazie anche al prestito gentilmente concesso da alcune biblioteche.

La mostra, intitolata per questa edizione a Carpi, Il viaggio incantato. Alla scoperta dei libri di Emme Edizioni, inaugurerà sabato 28 febbraio con una grande festa nel corso della quale i bambini parteciperanno alla narrazione Emme come meraviglia.

Tra le sorprese, le tavole originali de La barca di Paola Pallottino, esposte qui per la prima volta. Nel corso dei due mesi di apertura della mostra, il Castello dei ragazzi alternerà laboratori dedicati ai libri Emme, visite guidate e narrazioni.

L'installazione dedicata a La barca di Paola Pallottino.

Le immagini di questo post, di cui ringraziamo Il Castello dei Ragazzi, si riferiscono alla fase di allestimento della mostra. Sul Castello dei Ragazzi e le sue attività in questo blog abbiamo scritto qui e qui.
Chi è interessato al programma degli eventi che accompagneranno Il viaggio incantato, lo trova qui (oppure cliccate per ingrandire l'ultima immagine).

Programma della mostra.

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, le trovate  qui.
Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria

I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine

I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!
 
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci

venerdì 6 febbraio 2015

La cultura è un ecosistema

La prima volta che ho sentito parlare Antonella Agnoli a proposito di biblioteche è stato durante un Festival Minimondi, a Parma, parecchi anni fa. Rimasi colpita dalla sua chiarezza di idee, dall'originalità del suo pensiero e dalla forza con cui lo esprimeva. La stessa impressione l'ho avuta quando sono andata ad ascoltarla, lo scorso novembre, alla Biblioteca Pertini, a Cinisello Balsamo. O meglio alla Piazza del Sapere Pertini, come è definita: nome mutuato da Le piazze del sapere, celebre saggio di Antonella Agnoli, uscito nel 2009 per Laterza, che riconfigura l'importanza e il ruolo centrale delle biblioteche nel nostro tempo, progettate come imprescindibili luoghi di scambio sociale e culturale.
L'incontro a cui ho assistito si intitolava La biblioteca che vorrei, che poi è anche il titolo del libro che Agnoli ha pubblicato nel 2014, sempre a tema biblioteche. Era la prima volta che mettevo piede al Pertini e sono rimasta stupefatta. Un luogo bellissimo, dentro e fuori, fatto di spazi grandi e accoglienti. Inaugurato il 21 settembre 2012, il Pertini si estende su 5.000 mq e su quattro piani, conta 520 sedute, una sala studio, tre aule per laboratori e corsi, un auditorium di 176 posti e una sala incontri.




















Antonella Agnoli, che di questo progetto è stata consulente, di questo luogo nel suo libro, scrive: Tra le molte eccezioni [nel contesto italiano ndr], merita di essere citato il processo sociale, politico e tecnico che ha portato l’amministrazione di Cinisello Balsamo, ancora 14 anni fa, a investire una somma enorme per un comune di 75.000 abitanti, 12 milioni di euro per una nuova biblioteca. È una città che ha avuto il coraggio di avere una visione di lungo periodo, un progetto che si è inserito nella trasformazione di un’agglomerazione a forte vocazione operaia e ora, dopo la chiusura delle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni, in cerca di una nuova vocazione anche rispetto alla vasta area metropolitana. Cosa portare in dote, su cosa puntare per creare coesione sociale, per dare dignità ad un territorio cresciuto sull’immigrazione, all’ombra delle grandi fabbriche? Un museo, una villa con grande parco e una biblioteca di 6.622 metri quadri complessivi, di cui 5.027 al pubblico, una delle più grandi d’Italia in rapporto alla popolazione residente. Quello che appunto manca al nostro paese è la capacità di avere visioni lunghe, di progettare guardando al futuro della città. 



Mi sono fatta l'idea che Antonella Agnoli sia una persona con poca pazienza e facile ad annoiarsi. E desiderosa, pertanto, di evitare al suo prossimo noia e perdite di tempo. La sintesi, l'incisività, la precisione che connotano il suo modo di scrivere e di parlare rappresentano una formula poco praticata, ma benedetta, di altruismo. Durante l'incontro al Pertini, mentre la ascoltavo, pensavo che le caratteristiche che enumerava come fondamentali per le biblioteche di oggi, valgono per ogni entità, istituzionale e imprenditoriale, che si prefigga di fare cultura. Per esempio, nel caso della filiera del libro, oltre che le biblioteche, le librerie e gli editori. Perché, a ben vedere, oggi il compito di chi fa cultura, che si sia bibliotecari, librai, editori, non è più e solo, e semplicemente, vendere, prestare o fare libri, ma organizzarsi, trasformarsi, riconfigurarsi e agire per diventare centri aggregatori e catalizzatori di idee, interessi, attività, scambi umani (e le nuove tecnologie offrono un supporto e un terreno ideali, in questo senso, come indica, e auspica, Marino Sinibaldi in Un millimetro in là. Intervista sulla cultura).



Perché come non si stanca di sottolineare Antonella Agnoli nei suoi libri, il compito di chi oggi fa cultura è mettere al servizio della comunità e del territorio le proprie competenze intellettuali e culturali; realizzare una informazione accessibile, puntuale e diffusa che permetta di accedere ai saperi e alle conoscenze; selezionare e diffondere informazioni che consentano alle persone più diverse per età, censo, esperienza, provenienza, di orientarsi nel presente, in ambito culturale, sociale, lavorativo, familiare; progettare e creare occasioni di scambio di esperienze e conoscenze che favoriscano la formazione e la crescita; monitorare costantemente, con apertura, sensibilità, curiosità, il contesto umano in cui si è calati per intuirne e coglierne le potenzialità, le esigenze, allo scopo di metterle in moto e valorizzarle.


















Questo lavoro prezioso, costante e approfondito di mediazione, selezione, comunicazione, aggregazione, condivisione, informazione, ricerca e canalizzazione di energie, conoscenze ed esperienze, è l'azione fondamentale che caratterizza imprese e istituzioni che operano nel campo della cultura, e oggi determina la loro vitalità e il loro stato di salute. Chi non affronta questo cambiamento, e pensa di rimanere legato ai ruoli e alla fisionomie del passato, oggi non ha futuro.
Insomma, sono entrata al Pertini convinta che avrei sentito parlare di biblioteche e sono uscita con una idea molto più chiara e precisa su un sacco di altre cose, compreso il mio lavoro di editore. Di questo sono grata alla relatrice che ha reso espliciti concetti e idee impliciti nel nostro modo di operare e sviluppare la casa editrice (un grazie per questo anche all'amico che mi ha coinvolto in questa serata, Maurizio Di Girolamo, direttore della Biblioteca di Ateneo dell'Università degli Studi Milano Bicocca).


Nel libro di Antonella Agnoli La biblioteca che vorrei, agile, rapido, incisivo e denso, tutti questi temi sono trattati con dovizia di informazioni e dati (Agnoli unisce allo slancio ideale un provvidenziale amore di concretezza). Vi proponiamo un capitolo del libro: La biblioteca nell’economia della cultura, ringraziando Antonella Agnoli per averci permesso la sua pubblicazione.

Biblioteche, musei, scuola e università: manifestando un’incompetenza difficile da credere, i politici che ci hanno governato negli ultimi 20 anni hanno dimostrato una decisa ostilità, o al più una marcata indifferenza, verso la cultura, la formazione, la ricerca. Tutto ciò che contribuisce a fare dell’Italia un paese moderno (e non ancora ridotto come la Grecia) è stato considerato un costo, penalizzato, avvilito [Arpaia, Greco 2013]. “Sembra che i politici siano impermeabili al messaggio (…) che il Paese può ricominciare a crescere solo se saprà mettere in atto una complessiva «ricostruzione mentale» che ponga al centro degli assetti decisionali i saperi, le competenze e le eccellenze di cui non siamo carenti” [Massarenti 2014]. 


La verità è che, nel mondo in cui viviamo, l’economia della cultura non solo conta ma è uno dei pochi settori in cui l’Italia avrebbe qualche chance di competere: già oggi dà lavoro a 1,5 milioni di persone. Il design, la moda, la gastronomia sono beni simbolici oppure no? E se sono beni simbolici, come possono essere costruiti se non attraverso processi culturali? E questi processi culturali nascono sugli alberi o sono il frutto di un ambiente che li stimola, di un ecosistema? La biblioteca è uno snodo, oggi molto sottoutilizzato, di questo ecosistema.
Molti economisti hanno lavorato sulla questione [Caliandro, Sacco 2011] ma qui mi limiterò a citare un rapporto della fondazione Symbola che mi pare particolarmente signi-ficativo. Oggi, scrivono gli autori del rapporto, “le componenti esperienziali e relazionali sono alla base dei social network, i quali a loro volta rappresentano oggi le piattaforme più efficaci e propulsive dei flussi di comunicazione tra gli individui. Una serie di flussi che potenzialmente [si possono] manifestare in forme di apprendimento collettivo” [Unioncamere, Symbola 2011, p. 25]. Qui la parola chiave è “potenzialmente”: Facebook e Twitter possono essere usati per organizzare una social street, una marcia in difesa dell’ambiente, una manifestazione politica. Oppure per cazzeggiare, naturalmente. Che si vada in una direzione oppure nell’altra dipende dal buon funzionamento del sistema-paese, e in particolare dell’ecosistema scuola-biblioteche-teatri-cinema-editoria-università. 


Questo apprendimento collettivo non ha solo un valore per la qualità della vità e per la buona salute democratica del paese: da esso dipende “il sapere localizzato come fattore di competitività territoriale. Tale importanza diviene fondamentale se si accetta il fatto che determinati sistemi culturali e creativi (di scambio, produzione e consumo) hanno un ruolo territorializzante, vale a dire distinguono uno spazio geografico dall’altro, in termini anche competitivi” [ibidem].
In altre parole, l’Italia si distingue dalla Russia o dalla Cina, perché esiste una dimensione culturale dei prodotti italiani che “si riverbera per esempio sulla percezione dell’intero sistema produttivo nazionale, stimolandone la domanda sui mercati esteri, traducendosi in consistenti flussi turistici rivolti verso il nostro territorio e le nostre città d’arte” [Unioncamere, Symbola 2011, p. 40]. Essere il paese di Leonardo e Michelangelo non basta: occorre creare nel mondo la percezione che oggi siamo in grado di creare borse più belle, vini più buoni, lampade più eleganti. E questi prodotti di consumo non nascono per caso: nascono attingendo all’immenso serbatoio di bellezza che ci circonda e lavorando con le tecnologie disponibili per valorizzarlo. 


Come è possibile che i musei della Ruhr tedesca abbiano il doppio dei visitatori annuali di Pompei? Ciò può accadere solo perché il sistema politico italiano ha dimostrato la propria totale incompetenza nel gestire la cultura negli ultimi 20 anni.
Occorre lavorare su tutte le articolazioni del sistema scuola-cultura-formazione-ricerca e, in quest’ambito, non considerare le biblioteche rinnovate un costo ma un investimento: “Oggi tutte le maggiori economie, a livello europeo stanno elaborando e applicando strategie ambiziose e sofisticate, in termini di politiche economiche industriali, per il settore culturale e creativo” [Unioncamere, Symbola 2011, p. 27]. Anche in Italia lo Stato deve fare la sua parte investendo, invece di tagliare.