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venerdì 15 marzo 2013

La cultura a dorso di mulo

Il post Dare i numeri, di qualche giorno fa, ha creato un certo dibattito. Insieme agli altri commenti, ne sono arrivati  due di Elisabetta Cremaschi, che però, per ragioni tecniche non sono stati pubblicati. Così Elisabetta ce li ha inviati per mail. Quando li abbiamo letti ci siamo detti però che non si trattava propriamente di commenti, piuttosto di una lettera vera e propria, contenente una articolata riflessione. Così abbiamo deciso di unirli in un post e di pubblicarli con il beneplacito dell'autrice, che ringraziamo.
[di Elisabetta Cremaschi]

Per prima cosa, grazie Topi del post e della rara e preziosa opportunità di confronto.

Eccomi a scrivere della mia esperienza, qui tra le più giovani, perché Gavroche è nato nel 2011. Se è vero che il mio blog nelle parole dei Topi ha "sconfitto perfino un terremoto" (ci ha provato e lo ha fatto grazie e insieme alla comunità di lettori e professionisti del settore che gli si è stretta intorno,  i Topi ne sanno qualcosa), è anche vero che la sua continuità nell'ultimo anno ha risentito di questo e altri accadimenti che mi hanno profondamente coinvolto. Certo non è un bene, perché la continuità è uno dei segni della serietà dell'impegno di chi scrive e uno degli elementi che portano a quei numeri che danno il senso e la misura di ciò che si sta facendo e che aiutano a sostenere quella motivazione nel continuare a proporre, con entusiasmo e trovando per primi piacere, quel lavoro di qualità di cui parla in modo perfetto Anna.


Semplice, io quella qualità, date le condizioni, sentivo di non poterla sempre garantire, cosi ho preferito non scrivere. Ho imparato qualcosa però anche dalla discontinuità: che i lettori possono decidere di concederti tempo, di aspettarti e spronarti ad andare avanti con le loro manifeste attese.
Vi scrivo qui una cosa, che non sanno ancora i lettori di Gavroche, sui suoi inizi (e della decisione, presa ormai diversi anni fa, di dedicarmi alla cultura partendo dall'infanzia) cosa che, anche se non sembra ha a che fare con la convinzione dell'editor che ha avuto il pregio di stimolare questa discussione.

María Zambrano e Luis Cernuda durante una Misione Pedagógica.
Molti anni fa, mentre preparavo la tesi su Maria Zambrano e sulla filosofia, letteratura e arte spagnola, lessi che Maria durante la seconda Repubblica, poi stroncata dalla dittatura di Franco, aveva dato vita insieme ad altri intellettuali alle “missioni pedagogiche” nella convinzione che una nuova nazione dovesse fondarsi sul diritto di ogni cittadino alla cultura fin dalla più tenera età e per fare questo era necessario dare vita alla condivisione di una cultura comune che non creasse distinzioni sociali tra i fruitori e che potesse fare affidamento su una presa di responsabilità degli artisti e degli intellettuali, chiamati a mettersi in gioco in prima persona.

Partirono così, a dorso di mulo come cittadini comuni, Maria e gli altri, alla conquista di paesini dove non vi era altro libro che la Bibbia e dove le uniche immagini presenti erano icone e qualche sparuta fotografia. I gruppi erano due: uno promuoveva l'arte, l'altro la letteratura.
Sul mulo era caricato, a seconda, un solo quadro o un solo libro. Il viaggio poteva durare settimane.
Nel giro di poco tempo, la richiesta da parte dei piccoli paesi di avere altri quadri e altri libri raggiunse livelli impressionanti.

Dopo anni in cui, viaggiando per il nostro Paese, ho incontrato insegnanti, bibliotecari, genitori, lettori, bambini, ragazzi e non vi dico che cosa succede con gli anziani, trovando costantemente riscontro di quanto siano ancora tristemente e meravigliosamente attuali le “missioni pedagogiche” di cui vi ho scritto (naturalmente collocandole nel nostro tempo), ho pensato di aprire un blog, e di farlo diventare quel mulo che potesse arrivare dove io da sola non sarei mai riuscita.

Gavroche, il nome inizierà a tornarvi, è nato semplicemente così.
L'idea originaria era di lasciarlo viaggiare, almeno per il primo anno, con un peso leggero per vedere come veniva accolto dai lettori: niente mio profilo, facebook e twitter. Poi, in base alla risposta dei lettori, il secondo anno avrebbe dovuto ampliare il suoi cammino inserendo tutto ciò che era stato escluso al tempo (arriverò...).
Nonostante questa “essenzialità”, e grazie al sostegno della rete, tra cui i Topi, Anna, ZazienewsPrìncipi e Princípi e molti altri scrittori, illustratori, editori e lettori, il blog è cresciuto ogni giorno e, a fronte di un numero ancora esiguo di commenti, ricevo un numero straordinario di mail che mi regalano una possibilità di confronto fondamentale per non cadere in quell'autoreferenzialità così rischiosa per ogni professionalità di settore.

Ed ecco che arrivo all'editor dubbioso.
A costo di essere impopolare, perdonatemi, ma quando qualcosa non funziona, parto sempre da me, credo che il nostro settore soffra di una dannosa autoreferenzialità: la cronica incapacità di condividere, di aprire i cancelli di illusori “orti segreti” e di saper vedere quando arrivano figure nuove interessanti non solo da citare, ma da coinvolgere (il perché Anna non abbia una rubrica dedicata all'illustrazione, per esempio, su una delle riviste specializzate o che non vediamo il suo nome nella curatela di mostre ed eventi (uso questo triste termine per semplificare) importanti dedicati all'illustrazione è anacronistico e incomprensibile non credo solo per me).


Sull'altro versante, è ancora lontana l'abitudine del nostro settore di incontrare e ascoltare i propri interlocutori, le persone che amano o potrebbero amare i nostri libri, e ancor più i molti bambini e i ragazzi che rischiano di non avere alcuna possibilità di conoscere i libri che gli spetterebbero. Questo richiede sicuro sforzo, movimento, e una capacità forte e sostenuta di andare oltre se stessi, di compiere quel passo che trasforma la conoscenza in etica, pur sostenendo con forza la differenza e il rigore della professionalità e di essere profondamente convinti che il promuovere il lavoro di qualità di altri è, se purtroppo non per tutti un piacere, prima un dovere che nasce dal ritenersi solo un “anello” di una lunga catena culturale e poi una ricchezza che può ricadere su tutti.


 In questo senso, i blog sono l'unica vera aria nuova che tira da tempo nella letteratura per ragazzi del nostro paese.
La loro funzione non solo è quella di coprire una disinformazione colpevole, quel “servizio” come sostiene Giovanna e come ben dimostrano i commenti a questo post (così bene esplicitati da Anto/Ciorven), ma anche quella di comprendere il proprio tempo a partire dal proprio Paese che, con buona pace di alcuni editori e uffici stampa, non è fatto solo di città, di presenze di librerie e di biblioteche (e se queste ci sono non è detto che abbiano una sezione dedicata alla letteratura per ragazzi e se anche ce l'hanno non è detto che sia fornita e di qualità), ma di piccole realtà (io arrivo da lì e capisco Cristina come pochi) dove, anche se è vero che puoi comprare un libro con un clic da casa (sia ringraziato il cielo!), non lo puoi vedere, non puoi capire se fa per te o per chi hai pensato di comprarlo o di farlo conoscere.


E sì, i libri di cui parliamo noi sono diversi dagli altri: molti sono fatti da editori, autori, illustratori, grafici, tipografi che dedicano competenza e un'infinità di tempo a pensare ogni più piccolo dettaglio perché il libro sia “ad altezza di bambino”, come amiamo dire. Al contempo dietro a questa differenza c'è un sforzo di mezzi ed economico di tutto rispetto che ha diversi obiettivi, personali e non, ma sicuramente uno di questi è la volontà di continuare a garantire un'alta qualità ai propri libri.


Se le persone non conoscono i libri, non li comprano e non possono farli conoscere e non si diffonde cultura. Se non si diffonde cultura, un editore rischia di chiudere, se lo fa, noi perdiamo i suoi libri per sempre.

L'attrice Josefina Aldecoa durante una Misione Pedagógica.
Dopo anni di lavoro sul campo, posizionata sul pallino del crocevia dove si incontrano o non si incontrano le persone che a vario titolo abitano il mondo della letteratura dell'infanzia, come Ismaele in “testa d'albero”, sento di poter dire, tra molte altre cose, che è questo che si è sempre rischiato e che si continua con cocciutaggine a rischiare, e cioè che alla fine questi libri “ce li leggiamo solo tra di noi” e allora davvero ci ritroveremo a dire: “A cosa serviranno mai?”.
I blogger, questi citati e insieme a molti altri, in fondo che cosa fanno? Niente, cercano di arrivare prima di questa paurosa domanda.

Grazie a tutti, e perdonate se questi pensieri sono entrati in due lunghi commenti.


Le bellissime immagini di questo post si riferiscono alle Misiones Pedagógicas, citate da Elisabetta. Le missioni pedagogiche, realizzate in Spagna fra il 1931 e il 1936, prima dell'avvento del franchismo, furono una esperienza culturale e innovativa senza parangoni nell'Europa del Ventesimo secolo. A capo di questo progetto repubblicano che considerava indissolubile il legame fra cultura e giustizia sociale fu l'intellettuale Manuel Bartolomé Cossío.


martedì 12 marzo 2013

Dare i numeri

Il record di visualizzazioni di pagina:
2271 contatti il 27 febbraio 2013
Qualche sera fa, ci siamo incontrati con un gruppo di amici, moltissimi dei quali del mestiere e, come accade spesso, ci siamo mesi a parlare di lavoro. Quella sera, l'argomento era: come mai non ci sono media di rilievo che si occupino seriamente di letteratura per ragazzi e che cosa possiamo fare per risolvere il problema. Perché per chi fa questo mestiere è davvero un problema.

La nostra ricetta è alimentare la rete. Se i grandi media non si occupano di noi, facciamo in modo che sia un media universale, Internet e il World Wide Web, a occuparsi di diffondere la conoscenza dei libri per ragazzi fra un pubblico sicuramente vasto, potenzialmente immenso, e certamente interessato (se qualcuno cerca informazioni in rete sui libri per ragazzi è per definizione interessato all'argomento, per le ragioni più diverse).
Il primo post con interventi di Ettorino:
il massimo esperto canino di illustrazione.

Noi abbiamo espresso la nostra profonda convinzione che blog come Le Figure dei Libri, ZazieNews, Lettura candita, Gavroche, Principi e principi e i mille altri, alimentati da bibliotecari, librai, promotori della lettura, case editrici, appassionati, mamme on line, abbiano oggi una funzione insostituibile per la diffusione della conoscenza e la promozione delle vendite.

Le figure dei libri: qui è cominciato il movimento!
E Anna non potremo mai ringraziarla abbastanza.

Ma una delle persone che partecipava alla discussione, editor di una grande casa editrice, a quel punto ci ha interrotto, affermando con un certo piglio: «Ma lo sappiamo tutti che tanto i blog ce li leggiamo solo fra noi. A cosa serviranno mai?»
Le abbiamo allora raccontato un po' di numeri del nostro blog e quelli che, in via confidenziale ci ha rivelato qualche amico affetto dalla stessa patologia, lasciandola abbastanza incredula. Ma, in questo modo ci siamo resi conto di non aver mai dato, proprio sulle pagine del blog, alcuna informazione sul pubblico dei suoi lettori.

18 settembre 2010:
la nostra avventura comincia con questo brevissimo post.

Quanto è vasta questa comunità? Da chi è composta? Quali sono le sue abitudini di lettura? Magari non importa a nessuno. Ma per noi è ragione di soddisfazione poter affermare che dal 18 settembre 2010, data del primo post pubblicato, alla mezzanotte di ieri - cioè in 905 giorni - il blog dei Topipittori ha:
- pubblicato 563 post
- coinvolto 103 autori diversi (grazie a tutti, dalla A di Antonella Abbatiello alla Z Francesca Zoboli), fra i quali anche un cane: Ettorino
- ricevuto 1884 commenti (in media, più di tre commenti per ogni post)
- avuto 421.247 pagine visitate (in media, 465 al giorno, o 748 a post), 258.1347 visite (della durata media di 2:02 minuti) e 86.491 visitatori unici.

Il post che ha ricevuto più commenti: ben 49.

Ma questo è un dato medio su un periodo relativamente lungo di tempo. Quindi non è così significativo. Proviamo a fare qualche confronto. Prendiamo il mese di febbraio di quest'anno e confrontiamolo con lo stesso mese dell'anno scorso. Abbiamo avuto:
- 26.846 visualizzazioni di pagina (19.510 nel 2012)
- 17.589 visite (14.812 nel 2012) della durata media di 2:10 minuti (1:53 nel 2012) e con una media di 1,53 pagine per visita.
- 8.206 visitatori unici (7.253 nel 2012), che sono tornati 2,14 volte nel blog, in media, nel mese.
- 2.271 visualizzazioni di pagina (il record) il 27 febbraio.

Lettura Candita, di Carla Ghisalberti: uno dei nostri preferiti.

Il post più popolare nella storia del blog dei Topi è stato letto 3472 volte e ha avuti 21 commenti. Il secondo è stato letto 3028 volte e ha avuto 24 commenti. Il terzo 2962 volte, con 20 commenti. Per entrare nella classifica dei primi dieci, un post oggi deve essere letto più di 1000 volte. Il post più letto nel mese di febbraio è stato letto 1312 volte. Il post più commentato ha avuto 49 commenti.

Gavroche: il blog di letteratura per ragazzi
che ha sconfitto perfino un terremoto.

Ma voi che ci leggete, chi siete? Per l'80 per cento donne. Una su tre fra i 25 e i 34 anni; una su quattro fra i 35 e i 44; vi dividete equamente fra Macintosh e Windows, ma ormai un po' più di uno su otto si collega attraverso tablet o smartphone. Siete quasi tutti italiani: solo uno su otto risiede altrove. I paesi dai quali riceviamo il maggior numero di visite sono, nell'ordine, Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Stati Uniti, Polonia, Portogallo, Belgio, Giappone, Argentina, Corea del Sud, Brasile. Ma sappiamo che ci seguono anche sporadici, ma fedeli lettori da Colombia, Indonesia, Iraq, Iran, Malaysia, Messico, Peru, Thailandia.

Uno dei migliori fra i blog di case editrici: speriamo che il trasloco
si compia e riprendano gli aggiornamenti.

Certo, non siamo Brainpickings, che ha centomila visite al giorno. E anche altri blog italiani dedicati ai libri per ragazzi hanno un pubblico più vasto del nostro (Le figure dei libri, tanto per non fare nomi). Ma a noi questi risultati danno una certa soddisfazione, al di là dei numeri, perché ci rendiamo conto che questo lavoro, nostro e altrui, ha il merito di creare e consolidare una rete di scambio di informazioni e di conoscenze che è importante e supplisce egregiamente a vistose carenze. E chissà che qualche giornalista o direttore di giornale, leggendo questi numeri, ottenuti senza una struttura dedicata - anche se con molto impegno personale - non si renda conto che di letteratura per ragazzi (anche solo per questioni di audience, se non è interessato ad altro) varrebbe davvero la pena di occuparsi.

Le infaticabili Giannine sono attive da anni sul fronte digitale.

venerdì 18 gennaio 2013

Di foglie, blog e mamme

[di Silvia Geroldi]

I genitori parlano dei figli. Intorno a questo argomento pervasivo si coagula l'interesse della gran parte dei genitori (per la noia e il dispiacere di chi figli non ne ha, o riesce a viverli con più distacco). Con l'avvento delle nuove tecnologie, questo incessante e fluidissimo discorso sui figli non poteva non invadere anche la blogosfera e i social network. 

La comunità delle mamme blogger (e il fenomeno del mommyblogging) oggi è davvero molto ampia e comprende professionisti della comunicazione web, aspiranti tali, educatori, hobbisti. Nel gruppo, inoltre, andrebbero incluse anche le persone che magari non hanno un blog, ma che si destreggiano con disinvoltura tra forum, facebook, twitter, pinterest ecc. Il blog è solo uno dei media che costituiscono, nell'insieme, un potente sistema integrato per veicolare informazioni, creare rapporti, diffondere mode e orientare i consumi. Un vero mare magnum in cui ogni persona è presente con motivazioni, competenze e aspirazioni differenti.

Ma c'è un primo stereotipo da sfatare: la comunità web che ruota intorno al tema dell'infanzia non è più territorio esclusivo delle donne. La realtà è piuttosto quella di famiglie che creano, grazie alla tecnologia, quella rete di supporto e condivisione mancante o deficitaria nel tessuto sociale: si entra in rete per non restare isolati e per reperire informazioni. Poi, una volta on line, lo spazio che si è creato si sviluppa nel tempo, spesso in direzioni che possono rivelarsi imprevedibili.

Mi chiamo Silvia Geroldi,  e sono una mamma blogger. Trentanove anni, sposata, una bimba di cinque anni, un lavoro dalle nove alle cinque e il web come occasione di condivisione, crescita personale e divertimento. Una soluzione tecnologica estremamente piacevole e molto pratica, che baratterei subito con un incremento di ore libere da trascorrere con la famiglia e con gli amici – e anche da sola, perché no? - possibilmente all'aperto.

Ho un profilo facebook dal 2009. Nel settembre 2010 ho aperto Un non.blog con il minimo sforzo, dal settembre 2011 con Voglio una mela blu scrivo su Il viaggio emotivo, dal marzo 2012 con Camilla Catarzi sviluppo il progetto Measachair, che al momento assorbe gran parte della mia attenzione. Ogni blog ha una propria pagina facebook, naturalmente, e non mancano le board su Pinterest per archiviare le attività creative da svolgere nell'ipotetico e prezioso tempo libero. Appassionata di grafica e arte, colleziono immagini sulla piattaforma tumblr: quella dedicata all'infanzia è intitolata Bambini cattivi scartati al casting.
Tutto ciò offre una moltitudine di stimoli che non riesco mai ad approfondire quanto vorrei. E – peggio! - non vado in palestra e la casa è un disastro. Dimenticavo, ho un profilo twitter che non uso, ci ho provato, ma non fa per me.
Mio marito e mia figlia sono completamente coinvolti in questo vortice e non si lamentano troppo, vedendomi contenta e trovando simpatici i contatti nati sul web e ora diventati amici presenti anche nella “vita a tre dimensioni”. Per me tutto ciò non è una fuga dalla realtà, ma la realizzazione di alcune parti di me che, senza il web, resterebbero inespresse.

Raccontandomi on line e confrontandomi con persone affini, imparo a conoscermi, delineando via via un'identità che cerco di tenere sempre ben ancorata alla realtà. C'è chi parla, ironicamente, di web-terapia. Con me ha funzionato: timida e un po' terrorizzata dalle questioni riguardanti la privacy, ho esordito con un buffo nickname (Stima di Danno) e usando una sedia come avatar. Oggi firmo il progetto Measachair con nome e cognome e sto scrivendo, onoratissima e incredula, un post per TopiPittori. Personal branding, pare che tutto ciò sia definito così. Io so solo che mi diverto e che mi è utile. Non so bene a cosa, ma è utile.

Tutto cambia rapidamente, fuori e dentro la rete: in questi anni ho assistito alla trasformazione di alcuni blog da semplici narrazioni personali a veri e propri prodotti professionali, spesso di ottima qualità; ho osservato in modo critico il dialogo, non sempre ad armi pari, tra aziende e blogger; tocco con mano la crisi economica, che costringe a ripensare la propria professionalità, ma che può essere anche un'occasione per migliorarsi e sviluppare soluzioni alternative. Su ciascuno di questi aspetti si potrebbero scrivere pagine e pagine e generare dibattiti. Non è questa la sede, credo.

Io ho scelto in che direzione andare. Non penso che diventerò una blogger professionista, dal momento che non sto studiando gli aspetti tecnici del web. Tuttavia sono alla ricerca di un mio stile, mi impongo di non subire le mode e di utilizzare parole, immagini e strumenti con attenzione. I risultati sono incostanti, gli sviluppi imprevedibili, ma è sempre presente la volontà di immettere in rete contenuti originali o poco noti, con grande rispetto per le fonti. Ricerco la qualità, nel mio piccolo e in tono leggero, e ogni tanto – mi dicono – stimolo riflessioni.

Nel corso di questi anni, ho soprattutto sperimentato, osservato e imparato. Rifletto molto sul linguaggio, sull'uso che le persone fanno dei social, su come ci si rappresenta, sulle intenzioni, su quello che viene percepito. Particolarmente interessanti da “studiare” sono i professionisti della comunicazione, gli autori, gli artisti: persone che utilizzano il web al meglio, per promuoversi ma anche per confrontarsi con il pubblico e trarne ispirazione, in uno scambio reale e percepibile.

Cercando di imparare da questi esempi positivi, ogni giorno sviluppo la mia narrazione, che è orientata soprattutto alla condivisione, al dialogo, allo scambio. Il mio interesse primario è creare una rete di qualità: voglio sviluppare contatti significativi, che in alcuni casi superino la dimensione del virtuale. Non ho ambizioni legate alla scrittura, non ho romanzi nel cassetto e non frequenterò corsi di fotografia o web marketing. Credo che il mio racconto possa solo vivere nella dimensione fluida ed effimera della rete. Parole e immagini resteranno tracciabili, ma non rappresenteranno significati fondanti, non saranno la mia espressione più profonda che riservo a poche persone in privato. I contenuti che immetto on line sono solo lievi suggestioni per tendere fili, insinuare dubbi, suscitare pensieri. 

Da subito ho voluto impostare Un non.blog con il minimo sforzo come uno spazio ironico e centrato su di me come persona nel mio complesso, non come mamma. La maternità è uno degli aspetti esplorati, ma non l'unico. Ho scritto alcuni post introspettivi, ho preso qualche posizione netta, ma soprattutto ho cercato di mantenere un tono leggero senza scendere eccessivamente in particolari diaristici. Questo approccio rende talvolta i miei post un po' criptici, o quantomeno ambigui e interpretabili secondo diversi piani di lettura. Sono consapevole che questo modo di fare blogging porta ad avere un numero di lettori limitato e molto fidelizzato.  Chi mi legge non impara niente, non acquisisce informazioni utili, ma è semplicemente incuriosito dallo stile della narrazione, credo.
In questo senso mi sento fortunata, ho lettori affezionati che mi somigliano e mi seguono dagli inizi. A ogni nuovo progetto, a ogni nuovo strumento sperimentato si aggiunge qualcuno, ma dubito che ci siano lettori che mi seguono in tutte le direzioni.

Tutta la mia attività resta nella dimensione ludica, pur cercando di utilizzare al meglio i vari strumenti che ho scelto. È l'esperienza ad avere valore, più che il risultato. Proprio come i bambini, attraverso il mio gioco imparo e cresco. E naturalmente gioco con i bambini con cui ho maggiore affinità! 

Una mattina, mentre accompagnavo mia figlia all'asilo, mi sono imbattuta in questa sagoma tracciata sul marciapiedi da una foglia e dalla pioggia. La foglia non c'era più, portata via dal vento, ma il suo segno era restato. Tuttavia era un segno effimero, pronto anch'esso a evaporare, a trasformarsi e a confondersi con altre tracce. Ecco, immagino la mia presenza in rete proprio così: una segno in continuo mutamento.

Sui risvolti economici del mommyblogging potete leggere questo interessantissimo articolo di The Atlantic.

giovedì 13 settembre 2012

Una misura libera

[Qualche tempo fa Maurizio Landini, curatore del blog Cartiglio d'ombra, dedicato alla poesia, mi ha invitato a scrivere un post sulla nostra collana Parola magica. Ho accettato con piacere e l'articolo è uscito alla fine di luglio. Mi sembra interessante riproporlo nel nostro blog. Anche per far conoscere il lavoro di Maurizio, attento ai rapporti fra parola immagine, come dimostra anche uno degli ultimi post usciti su Cartiglio, scritto da Francesca Moro, redattrice della rivista Illustrati edita da Logos.]

E sulle case il cielo.
Che i rapporti fra bambini e poesia siano difficili, è uno di quei luoghi comuni di cui si farebbe tranquillamente a meno. Con risparmi di tempo e di energie incommensurabili. E tuttavia l'umanità sembra non poter fare a meno dei luoghi comuni. Pertanto all'editore a cui sembra ovvio pubblicare libri di poesia destinati a bambini, con l'avvallo di un discreto successo di vendite, pubblico e critica, tocca spesso spendere parole a convincere parenti meditabondi e diffidenti che i piccoli sono naturalmente dotati per la poesia, capendola intuitivamente, amandone il linguaggio figurato, la musica, l'incisività, la profondità, l'intensità, il divertimento. Nonché quelle difficoltà che gli adulti tanto temono.


Cielo bambino.
Certo, ove qualcuno - insegnante, genitore, nonno, zio, vicino di casa eccetera... - si sia preoccupato di fargliela conoscere, dedicandole lo spazio e il tempo di pensieri e letture: passaggio che non è scontato, ma a cui spesso gli adulti non prestano la dovuta attenzione. Certo i bambini, da soli, difficilmente potranno incontrare la poesia. E quando questo non accade, la perdita è notevole, lo spreco di possibilità, triste.
Quando ero piccola fra i miei libri preferiti c'erano titoli di poesia. Uno su tutti: Cinque lire di stelle, di Federico Garcia Lorca, raccolta di ninna nanne, filastrocche, nenie, canzoni e canzoncine, con disegni di mano del poeta. Questo per dire, fra le altre cose, che i benefici della poesia sono durevoli e profondi.



Al supermercato degli animali.
E che la poesia è un genere letterario poco convenzionale quanti altri mai, simile a uno di quegli orti di montagna che alle verdure mischiano fiori, erbe aromatiche ed erbe selvatiche, alberetti da frutto, arbusti e cespugli, dando luogo a un insieme a cui ogni pianta, con la sua forma, il suo portamento, il suo temperamento e il suo colore, offre un contributo unico. Chi guarda alle poesie dei piccoli con sufficienza, chi non ha orecchie per cogliere la lingua della poesia, il suo guizzo luminoso, in una ninna nanna della tradizione, in una canzoncina popolare, in una filastrocca, si dubita abbia l'intuito, la finezza e gambe abbastanza robuste per salire al piano nobile della poesia “alta” (qualora a tutti i costi si ritenga di dover ascendere a qualche luogo superno).



Alfabeto delle fiabe.
Insieme a Lorca, molti furono i poeti che sondarono la vena limpida e segreta che scorre nella poesia povera, umile, ridente, allegrissima, malinconicissima che ha i bambini come destinatari elettivi.
Penso a Pascoli, Gozzano, Caproni, Pasolini, Apollinaire. Per non dire della poesia anglosassone che affonda le sue radici nel fertile nutrimento delle nursery rhymes folli, surreali, inquietanti di Mother Goose's Melody.
Topipittori, cioè la casa editrice che ho fondato insieme a Paolo Canton, ha cominciato a pubblicare poesia fin dal suo primo anno di vita, nel 2004 (e alla poesia dedica una sezione del suo blog. Uno dei nostri due primi libri, Filastrocca ventosa per bambini col fiato corto, ha inaugurato la collana Parola magica (sottotitolo:



C'era una voce.
Poesie da recitare insieme ai bambini come formule magiche per superare gli ostacoli lungo il cammino delle giornate). Da allora abbiamo pubblicati molti altri libri di poesia.
La collana Parola magica è un contenitore flessibile sia per caratteristiche fisiche (formato, numero di pagine, tipo di illustrazione, legatura eccetera), sia per il tipo di poesia che ospita.
In questo senso, l'immagine dell'orto è calzante: Parola magica vede crescere l'una accanto all'altra voci di poeti diverse per temi, metri e stili, oltre che mani diverse di illustratori, nella certezza che bambini e ragazzi non abbiano pregiudizi e preclusioni, ma solo gusti, interessi, predilezioni che in questa varietà possono trovare risposte alla loro altezza (ci si augura).


Ninna nanna per una pecorella.
Così accanto a nomi noti, stanno a proprio agio nomi di poeti molto discreti, ma molto bravi, che nella vita fanno tutt'altro, ma di tanto in tanto sono onorati dalla visita della Musa, o addirittura di perfetti sconosciuti che magari hanno scritto una volta per caso, spesso per un bambino molto amato, rime degne di pubblicazione, e poi si sono fermati lì, felici di quel solo risultato.
La poesia non tollera forzature, è una misura libera, ma quanto mai sfuggente, e di precisione infinitesimale: si fa un baffo di chi cerca di alterarne l'esattezza a scopi diversi da quelli di una pura, perfetta gratuità. Questo l'editore di poesia deve saperlo, e tenerlo ben presente. Sempre.




Filastrocca delle mani.

Filastrocca acqua e sapone.

mercoledì 13 giugno 2012

Quando il lupo va a Sanremo

Lo zoo-safari di Bussolengo, disegno di Giada
Qualche tempo fa, abbiamo parlato, qui,  del blog Una scuola tra i monti realizzato e tenuto da un maestro e dai suoi ragazzi, ovvero da Angelo Paganini e dagli allievi della scuola primaria di Tizzano Val Parma.
Oggi siamo molto contenti di informarvi che il bellissimo esperimento di cui questo blog fa parte abbia ricevuto l'attenzione e l'ascolto che merita, ricevendo il Premio Innovascuola organizzato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Dipartimento per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione tecnologica, in collaborazione con FORUM PA, con l’obiettivo di valorizzare, diffondere e premiare i migliori siti realizzati nelle scuole italiane. Le scuole partecipanti erano 240, e 10 quelle premiate, considerate “eccellenti” per aver sviluppato i migliori siti istituzionali, dedicando particolare attenzione alle funzioni e agli strumenti per la didattica.

Giraffa e leone, disegno di Arianna

Giraffe, disegno di Aurora

Paesaggio con lepre e donnola, disegno di Arianna
La scuola di Tizzano Val Parma si è classificata al terzo posto per il suo sito web con questa motivazione:

Il sito, conforme ai requisiti minimi di accessibilità e per i contenuti minimi e trasparenza, si propone di fornire gradualmente un buon archivio delle esperienze didattiche e delle buone pratiche maturate nel corso degli anni ed è affiancato da alcuni blog didattici esterni molto attivi e animati da docenti e studenti.

Gli effetti più che positivi che il blog di Tizzano ha prodotto sui suoi realizzatori, come ci ha spiegato bene Angelo Paganini nel post che ha scritto per noi, sono confermati anche dai risultati che i  bambini stanno ottenendo nella pratica della scrittura, forse la più sollecitata da questo strumento.

Lo zoo-safari di Bussolengo, disegno di Kumar
Con le storie e i racconti prodotti per il blog, infatti, i ragazzi hanno partecipato al Premio letterario Nazionale per le Scuole Primarie e Secondarie di primo grado, L'Usignolo, nell'ambito della rassegna Padus Amoenus che si svolge a Sissa.
I racconti di Tizzano partecipanti erano 14 e hanno vinto cinque premi:

1. Primo premio narrativa per la classe quinta: Riccardo Calugi con il racconto Sciabotin Ciuff Ciuff
2. Secondo premio narrativa per la classe quinta: Suraj Kumar con tre episodi de L’ippodrago
3. Primo premio narrativa per la classe quarta: Lara Pesci con il racconto Un cigolio
4. Terzo premio per tutta la pluriclasse di quarta e quinta con il racconto: Cappuccetto Nero

Scoiattolo, disegno di Riccardo
Segnalazione speciale per la narrativa alla classe terza per i racconti: Le scarpe nuove, La cuoca “mangiatutto”, Il lupo cantante, La lucciola gigantesca. Abbiamo chiesto ad Angelo il permesso di pubblicare questi ultimi quattro, che sono i nostri preferiti, anche se davvero tutti i racconti che hanno vinto sono molto belli. Lo ringraziamo per avercelo accordato.

Cinghiale, disegno di Riccardo Calugi
Le scarpe nuove

Un giorno sono andata a comprare un paio di scarpe. Sono tornata a casa ho indossato una scarpa: il mio piede a iniziato a battere.
 Ho tolto subito la scarpa e il piede si è fermato. Ho provato a mettere l’altra scarpa e anche l’altro piede si è messo a battere. Mi sembrava divertente. Ho messo tutte e due le scarpe e subito ho iniziato a ballare: sembravo la regina del valzer. In quel momento è entrata la mamma e mi ha fatto un grande applauso. Erano scarpe magiche? Le ho guardate bene bene bene e ho visto che le scarpe contenevano un piccolissimo computer. Chi lo aveva messo? In quel momento hanno bussato alla porta. Sono andata ad aprire. C’era un tipo strano, con grandi occhialoni, camice bianco e capelli in aria. Mi ha guardato e mi ha detto: «Piccola pampina, tu afere preso mie scarpe. Io folere subito». Gli ho portato le scarpe e lui me ne ha date delle altre più belle. Però non facevano ballare. Peccato!

Lo zoo-safari di Bussolengo, disegno di Reda
La cuoca “mangiatutto”

Oggi, a mezzogiorno, come sempre, siamo andati mangiare in mensa. C’erano pasta in bianco, finocchi, frittata e macedonia.
 Molti hanno avanzato la pasta e si sono messi a chiacchierare. La cuoca si è arrabbiata e ci ha sgridato. 
Qualcuno ha sussurrato: «Sembra un dinosauro». Non l’avesse mai detto! Si è sentito un terribile rumore, la scuola si è aperta a metà e la cuoca si è trasformata in un Tirannosauro. Ci ha guardato come bocconi appetitosi e si è avvicinata con la bocca spalancata. Siamo scappati quasi tutti e la cuoca stava per mangiarsi le maestre.
 Per fortuna, Suraj ha pensato di mangiare un po’ di pasta. La cuoca è tornata normale e ci ha dato tanta macedonia.

Il lupo, disegno di Benedetta
Il lupo, disegno di Iacopo
Il lupo, disegno di Pietro




















Il lupo cantante

A lupo Grup piace ululare. Lo fa così bene che tutti gli animali del bosco si fermano ad ascoltarlo. Ha deciso di partecipare a un concorso per andare a Sanremo. C’erano 234 concorrenti. Dopo la prima selezione ne sono rimasti 117. Dopo la seconda selezione erano 39. Per essere sicuro di vincere il lupo ne mangia 4 e restano in 35. I
l lupo vince il concorso e riesce ad andare a Sanremo.
 Si mangerà anche Gianni Morandi? Speriamo di no.

La lucciola gigantesca

Un cigolio sinistro mi svegliò al improvviso. Mi affacciai alla finestra. Vidi una lucciola gigantesca che lanciava dalle ali un bagliore fortissimo, dalla bocca il fuoco e dalle orecchie urla. Chiamai subito la protezione degli animali, ma sbagliai numero. Avevo chiamato un’ambulanza. Allora ho provato di nuovo, ma sbagliato numero un’altra volta: avevo chiamato i carabinieri. Intanto la lucciola era entrata in casa mia. Avevo paura ed ho provato a colpirla con una mazza da baseball.
Lo zoo-safari di Bussolengo, disegno di Riccardo
L’ho colpita all’addome ed è morta.
 Quando sono arrivati i carabinieri mi avevano portato in prigione e nell’infermeria mi hanno fatto una puntura con un ago grandissimo e mi hanno fatto dormire: non volevano che raccontassi la storia della lucciola. 
Quando mi sono svegliato, sono scappato dall’infermeria: non volevo un’altra puntura.
 Sono corso in tivù per far sapere a tutti la storia della lucciola. Sono comparso nel telegiornale e le persone mi hanno creduto e tutte le persone d’Italia sono andate a vedere la lucciola morta e mi hanno fatto tanti complimenti per aver dato l’allarme.


No dico: non vi sembrano spettacolose queste storie?  W i bambini di Tizzano!

(I disegni di questo post, che pubblichiamo per gentile concessione di Angelo Paganini, sono stati realizzati dai bambini della scuola di Tizzano nel corso delle attività didattiche. Non si riferiscono direttamente ai racconti.)

venerdì 25 maggio 2012

Trovati i resti dell'Homo verdis verdis!

Il segnalibro preferito di Mickael
[di Valentina Colombo]

Da qualche tempo seguo con divertimento e curiosità il blog Forgotten Bookmarks. Michael Popek è un libraio antiquario e di libri usati, e come tutti i librai trova, tra le pagine di volumi snobbati, abbandonati, donati o venduti, i resti dei proprietari di quelle pagine. Se a volte ci si trova uno scontrino, una cicca appiccicata o un articolo di giornale, altre volte quello che ti regalano i libri sono dei tesori che Michael ha deciso di raccogliere e condividere sul suo blog. Una curiosità: il primo passo per la creazione di questa pagina è stato inviare un email ai suoi amici con una delle scoperte più strane fatte sino a quel momento: una foglia di marijuana essiccata in un libro di cucina per il microonde. Da lì Michael si è reso conto che aveva tra le mani un piccolo tesoro e che questa passione per ciò che la gente dimentica è un ottimo mezzo per parlare anche dei libri. Così ha deciso di aprire il blog, che dal 2007 è cresciuto e ha da poco raggiunto i mille post.

Forgotten Bookmarks è un appuntamento vagamente voyeuristico. Mi sento come se stessi frugando nella vita di qualcun altro. Rubando un pezzetto della sua esistenza. Un po' come ha fatto il libro, che è stato conservato, più o meno bene, sugli scaffali, negli scatoloni o nelle cantine per poi essere abbandonato in altre mani.
Quanto un libro "assorbe" della vita del suo proprietario? Si potrebbe anche discutere che il libro sia, nel senso di appartenga, veramente a qualcuno. I libri si prestano, si sfogliano insieme a qualcuno a cui vogliamo mostrarli, si portano in borsa in viaggio, dal letto al divano, alla seggiola sul balcone.

Ogni tanto, ci dimentichiamo qualcosa, dentro quelle pagine. Io ci ho trovato cinque euro una volta. Chissà perché erano lì. Ma sospetto che quel libro mi stesse accompagnando in un viaggio in treno e che, prendendo il caffè, il resto si sia intrufolato fra le parole di Carofiglio (Ragionevoli dubbi pubblicato da Sellerio) e lì sia rimasto.

Sfogliando il blog di Michael, vedo che, in quanto a dimenticarmi cose nei libri, sono in ottima compagnia. Biglietti di auguri, disegni, ricette di deliziose torte. Ma anche dediche, appunti, scarabocchi. E la cosa che incuriosisce è la storia che sta intorno a queste strane accoppiate oggetto-libro. Tra i miei preferiti c'è un - purtroppo incompleto - messaggio di un bambino al papà, il quale evidentemente rincasa tardi e deve mangiare da solo. Le istruzioni sono un bellissimo ritratto di famiglia, e il fatto che manchi la seconda pagina è proprio struggente (cliccate per ingrandire le immagini).



Mi sono anche innamorata di un leone rosa sulla copertina di un biglietto di auguri di San Valentino. Ruggisce affettuoso dalle pagine di una edizione del 1956 di Invitation to Poetry di Lloyd Frankenberg.
E poi c'è l'Homo verdis verdis che questo bimbo o bimba ha immaginato sorridente sotto il cielo dell'epoca primitiva.
E se volete sapere com'era la luna la sera del 30 marzo 1934, qualcuno ne ha lasciato un disegno per voi tra le pagine di Argosy weekly del 19 settembre 1936.

Menù del bar Bare Feet trovato in "The story of Art" di E. H. Gombrich

Se non ne avete abbastanza, esiste un libro disponibile qui, che raccoglie molti dei tesori di questo blog. Che diventa più un blog di "storie parallele" che non un semplice blog di e sui libri usati. Questi volumi hanno in sé una memoria privata che incanta. Ma c'è anche il fatto che in tutti questi frammenti di vita altrui vedo mille e mille storie da scoprire e immaginare, e se solo quei libri potessero parlare, me le racconterebbero tutte. Ecco, questa sensazione con i segnalibri degli ebook non la proverete mai.