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mercoledì 3 giugno 2015

La rete dei libri /3: esplorare il continente sommerso

Nome del blog: ATLANTIDE KIDS

Url:
https://atlantidekids.wordpress.com/


Di cosa si occupa? 
Letteratura per l'infanzia

Chi lo fa? 
Mi chiamo Barbara Ferraro. Dopo studi filologici, ho avuto la possibilità di lavorare per il professor Bonfante e grazie a lui ho maturato una cura per le parole che ancora oggi coltivo con affetto. Ho lavorato per la Fondazione Roberto Rossellini e ho curato il suo lato "cantastorie". Intanto ho lavorato in diverse case editrici (tra cui Beisler editore) senza mai smettere di approfondire e studiare la letteratura per l'infanzia. Sono una lettrice entusiasta, trovo sempre il tempo per leggere. Oggi di mestiere faccio la copywriter e lavoro in una splendida libreria indipendente per bambini (il giardino incartato). AtlantideKids mi accompagna passo passo, cambiano i lavori ma le passioni  restano!

Quando e perché è nato? 
È nato nel 2010, come spin off di AtlantideZine, e-zine di cui sono fondatrice e direttrice editoriale. Su AtlantideZine scrivevo spesso di libri per bambini. Considerato che desideravo dar loro più spazio ma non potevo monopolizzare la rivista “madre” e considerato che le recensioni di libri per bambini riscuotevano molto successo, ho deciso allora di dar vita ad AtlantideKids.

Con quale frequenza viene aggiornato 
Idealmente aggiornerei il blog due volte a settimana. Negli ultimi mesi però, non sono riuscita a pubblicare con questa frequenza. Conto di riprendere il ritmo presto.

Il primo post 
Ricordo bene che per AtlantideKids il primo articolo fu Hansel e Gretel con illustrazioni di LorenzoMattotti  (Orecchio acerbo)

L’ultimo post  (al 3 giugno 2015)
Quale che sia la prova, meglio affrontarla insieme: una recensione di Prova, di Cristina Petit (Bacchilega Junior).

Il post più letto
Buon compleanno Wally!  dedicato al personaggio di una collana di Ippocampo.


Il mio post preferito 
Una banda musicale, uno spartito di libertà , dedicata a I musicanti di Brema di Jacob e Wilhelm Grimm, illustrato da Claudia Palmarucci (Orecchio acerbo).

1000 battute per raccontare un blog
Con una dedizione che è costante, nonostante a volte non coincida con la costanza delle uscite, cerco di scrivere su AtlantideKids di libri che rispondano a criteri piuttosto severi: le case editrici che li pubblicano devono essere caratterizzate da un’idea, uno stile ben riconoscibile, coerenza; i libri devono essere curati, essere frutto di lavoro autoriale, devono rifuggire a luoghi comuni, essere scevri da sciatteria. Non mi piacciono le riduzioni, mentre amo molto il lavoro di novelli e illuminati cantastorie che si traduce in varianti splendide.
Ho un approccio filologico che risente della mia formazione e mi piace indugiare sul dialogo tra testo e immagini, considerarne l’equilibrio, il ritmo. Prediligo gli albi illustrati, sebbene spesso mi conceda piacevoli incursioni nella narrativa. Mi occupo anche di fiabe classiche, leggende popolari.
La mia ambizione è di suggerire agli adulti libri capaci di nutrire con sostanza i bambini lettori, cercando di proporre alternative che pongano al centro dell’interesse la letteratura di qualità.

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Abbiamo già parlato di:
GiGi il giornale dei giovani lettori
Libri e marmellata
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Non abbiamo la pretesa di sapere tutto. Quindi, se  avete un blog che si occupa con continuità di libri per ragazzi, segnalatecelo scrivendo a info[at] topipittori [punto] it indicando come soggetto del messaggio La rete dei libri. Abbiamo già pronti parecchi post pronti, quindi non saremo celeri, né a rispondere né a pubblicare. Ma cercheremo di non dimenticarci niente.
Grazie.





mercoledì 27 maggio 2015

La rete dei libri /2: GiGi e la bibliotecaria

Nome del blog: GiGi IL GIORNALE DEI GIOVANI LETTORI



Url:
http://ilgiornaledeigiovanilettori.wordpress.com

Di cosa si occupa? 
Recensioni, percorsi di lettura e approfondimenti sul letteratura per ragazzi, fumetti e prodotti multimediali (app, film, videogiochi).

Chi lo fa? 
Virginia Stefanini, alias GiGi: sono una bibliotecaria bolognese, assidua lettrice a bassa e ad alta voce, con un passato da teatrante. Sono appassionata di letteratura, fumetto, cinema e nuove tecnologie… ovvero tutto ciò di cui parlo nel mio blog, declinato in versione per i più giovani!
Del mio blog curo tutto personalmente, dai contenuti alla grafica.
Avere a che fare con i libri e con le parole non mi stanca mai e quindi appena posso nel tempo libero collaboro con altri blog, riviste e case editrici per ragazzi.

La spilla di GiGi

Quando e perché è nato? 
Il blog è nato nel marzo del 2012 sull’onda di alcune collaborazioni con blog di settore (Zazienews, Topipittori) che hanno ravvivato in me la voglia di organizzare le mie letture in discorsi scritti e di estendere il rapporto con i lettori oltre le mura della biblioteca.

Con quale frequenza viene aggiornato 
Ahimè, solo una o due volte alla settimana!

Il primo post 
Il carnevale degli animali: considerazioni sull'omonimo libro di Marianne Dubic (La Margherita Edizioni, 2011)

L’ultimo post  (al 26 maggio 2015)
La recensione di La mia invenzione di Silvia Vecchini e Maria Giròn (Edizioni Corsare, 2015).

Il post più letto
Vorrei un film horror da vedere coi ragazzi: una rassegna di film dell'orrore accessibili, a mio avviso, anche a piccoli cinefili.

Il mio post preferito 
La narrativa per giovani adulti e i suoi lettori: libri e saggi critici sui libri destinati a ragazzi fra i 12 e i 17 anni



1000 battute per raccontare un blog
Sul principio Il Giornale dei Giovani Lettori lo immaginavo come un magazine rivolto ai ragazzi, che raccontasse i libri come notizie di cronaca. Il linguaggio fresco e immediato degli inizi non l’ho del tutto abbandonato, ma il target dei lettori si è spostato più realisticamente su adulti appassionati di libri per ragazzi.
In media un articolo su due è dedicato a libri di narrativa, fumetti e divulgazione per lettori fra i 7 e i 12 anni: sono quelli con cui lavoro di più e che conosco meglio. Ma non mancano albi illustrati per i più piccoli, graphic novel e romanzi per giovani adulti.
Ogni blogger – me compresa - a un certo punto si rende conto di non poter scrivere di tutto ciò che vorrebbe. Così di recente ho inventato un “esercizio di stile” che mi aiuta a definire il perimetro delle mie letture: ogni mese i post sono collegati da affinità tematiche, trasversali o fantasiose come i “buoni propositi” per l’anno nuovo o le “scommesse” editoriali più recenti:.
Periodicamente emerge la mia passione per l’horror, che ha dato vita a un consistente numero di segnalazioni su racconti, collane e film di genere.

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Abbiamo già parlato di:
Libri e marmellata
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Non abbiamo la pretesa di sapere tutto. Quindi, se  avete un blog che si occupa con continuità di libri per ragazzi, segnalatecelo scrivendo a info[at] topipittori [punto] it indicando come soggetto del messaggio La rete dei libri. Abbiamo già pronti parecchi post pronti, quindi non saremo celeri, né a rispondere né a pubblicare. Ma cercheremo di non dimenticarci niente.
Grazie.

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Di Virginia Stefanini abbiamo già pubblicato:
1,2,3… Libro!; e
Schiaccianoci e il re dei mostri selvaggi

mercoledì 20 maggio 2015

La rete dei libri/1: Libri e marmellata

Si inaugura oggi una nuova rubrica del blog: La rete dei libri. L'obiettivo è fare un censimento, per quanto parziale, dei blog che si occupano con continuità - anche se magari non esclusivamente -  di letteratura per ragazzi. Un tentativo analogo era già stato fatto, nell'ambito del prematuramente scomparso Gruppo Tessere, a partire da uno stimolo di Federica Pizzi. Dato che è stata Federica ad avere l'idea (ma anche a buttare via tutto il materiale già raccolto), ripartiamo da lei.
Abbiamo pensato a questa rubrica perché siamo convinti che ci siano molte persone che a titolo diverso, per passione o per professione, essendo genitori o librai, editori o promotori della lettura, si impegnano a parlare di libri per ragazzi e a diffondere la conoscenza. E, nel farlo, colmano un vuoto lasciato dai media. Tentano di colmarlo con passione e spesso con competenza, con dedizione e intelligenza, nel più assoluto disinteresse dei media - anche di quelli specializzati - ma rendendo ai ragazzi, alle loro famiglie, al mercato, agli autori, agli editori, ai librai, un grande servizio.
Ospiteremo blog grandi e piccoli, celebri o ancora sconosciuti. Porremo a tutti le stesse domande e concederemo a tutti lo stesso spazio. Non commenteremo: dopo tutto è un censimento. Se vorrete, visiterete il blog e ve ne farete un'idea personale.
Questo è tutto. Andiamo a incominciare

Nome del blog: Libri e Marmellata


Url: www.libriemarmellata.it

Di cosa si occupa?
Il blog racconta libri per bambini e ragazzi, in una fascia d’età che va dalla nascita all’adolescenza, con un occhio più attento alle novità editoriali, ma senza trascurare proposte meno recenti ma interessanti.

Chi lo fa?
Mi chiamo Federica Pizzi e da diversi anni coltivo un interesse per il settore della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, sostenuto con letture e studi. Oltre a scrivere di libri, mi occupo dell’organizzazione di eventi di lettura ad alta voce (in particolare “Flashbook letture a ciel sereno”) e coordino un gruppo di lettura per ragazzi. Nell’ultimo anno il blog si è avvalso di alcune collaborazioni esterne, tra le quali le più assidue quelle di Fulvia Degl’Innocenti, scrittrice, e Vittoria Bravi, pedagogista

Federica Pizzi durante un evento di lettura ad alta voce, a Roma.
Quando e perché è nato?
Il blog è attivo dall'estate del 2012. È nato per gioco e per passione, per il desiderio di condividere un bagaglio di letture che si andava facendo sempre più ampio. Perché è divertente e stimolante raccontare albi illustrati e libri per ragazzi, perché scrivendo si ordinano le idee e si riesce, a volte, ad illuminare, rendendole chiare, le sensazioni della lettura.
Col tempo è proseguito anche per rappresentare un luogo di riferimento per chi, in sintonia con chi lo scrive, volesse orientare le letture dei suoi bambini o alunni (o anche le proprie).

Con quale frequenza viene aggiornato?
Due o tre volte a settimana.

Il primo post
E con Tango siamo in tre di Justin Richarson e Peter Parnell , illustrazioni di Henry Cole, Edizioni Junior

L’ultimo post pubblicato (20 maggio 2015)
La mia famiglia di Gianna Braghin e Vessela Nikolova, Bacchilega Junior

Il post più letto (al 20 maggio 2015)
La prima volta che sono nata di Vincent Cuvellier e Charles Dutertre, Sinnos

Il mio post preferito
Scelta difficile. Indico la recensione de Il leone e l’uccellino di Marianne Dubuc, Orecchio Acerbo



1000 battute per raccontare il tuo blog
In Libri e Marmellata si possono trovare recensioni piuttosto dettagliate scritte dopo lettura e riflessione su ciascun testo. Amo l’accuratezza, non sopporto la superficialità e la sciatteria.
Non è facile raccontare il proprio sguardo sui libri, io cerco di lasciarlo “a tutto tondo” perché gli aspetti che mi colpiscono in un’opera sono molteplici. Perciò non apprezzo molto la definizione “recensione”, preferisco dire che racconto i libri che mi sono piaciuti cercando di portarne a galla elementi d’interesse, sia per il mediatore, sia per l’appassionato, non dimenticando il destinatario principe, il bambino.
Alterno narrativa, albi illustrati, divulgazione e pubblicazioni destinate ai piccolissimi e cerco di offrire una panoramica ampia sulle case editrici del settore, prevalentemente italiane (manca ancora una visione internazionale, ma sto cercando di lavorarci).
Amo scrivere e quindi gli articoli che si trovano nel mio blog, pur se sostenuti dal doveroso corredo di immagini, sono ricchi di parole e di riflessioni, in una ricerca costante di un buon equilibrio tra “rigore dei contenuti” ed esercizio appassionato di interpretazione (spero sensibile).

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Non abbiamo la pretesa di sapere tutto. Quindi, se  avete un blog che si occupa con continuità di libri per ragazzi, segnalatecelo scrivendo a info[at] topipittori [punto] it indicando come soggetto del messaggio La rete dei libri. Abbiamo già pronti parecchi post pronti, quindi non saremo celeri, né a rispondere né a pubblicare. Ma cercheremo di non dimenticarci niente.
Grazie.

mercoledì 25 febbraio 2015

Topipittori blog: greatest hits secondo me

[di Lisa Topi]

Tavole di Maria Clara Eimmart
dal post Sposare un geometra e andare sulla luna.
Due settimane fa, durante una riunione di redazione, ci siamo accorti che il blog aveva appena registrato la milionesima visualizzazione. Dopo qualche giorno, all’anonimo(a) visitatore abbiamo dedicato questo post. E ci è venuta l’idea di raccontare, ognuno di noi, la propria relazione con il blog Topipittori.

Incontrai per la prima volta i Topi nel maggio del 2010, grazie a un bellissimo anno in tasca e alla sua autrice. Però, quando li rividi al colloquio, l’estate scorsa, ero piuttosto nervosa: leggendo il blog sapevo tantissime cose di loro.

Che sono esperti bibliofili, per iniziare – questo avrei potuto intuirlo dalla fornitissima libreria che tappezza le pareti della casa editrice, ma tant’è... Eccovi uno, due, tre, quattro, cinque esempi. Che sono atletici, nuotatori e pedalatori folli – infatti, hanno cercato invano di convincermi a usare la bici anche d’inverno! Avventurosi naturalisti, viaggiatori dalle doti artistiche nascoste...

Tutta discesa, Marina Girardi.

Sapevo che i Topi amano molto andare al cinema: ispirata dai loro resoconti ho conosciuto film poi amatissimi, come Alla ricerca di Vivian Maier, e il ricordo estivo da cui muove il post sul film Ida è tra quelli che preferisco. Per amor di pettegolezzo, tra i dettagli biografici spiabili sul blog, sceglierei il tragicomico antefatto del disamore per il disegno, per colpa di una spietata maestra d’asilo. Subito dopo verrebbe questo dal titolo favoloso: Credi fermamente nell’utopia.

Bambini al lavoro nell'orto della Casa del sole, parco Trotter.

Spesso mi sono chiesta come potesse essere per un bambino andare a scuola nelle casette del Parco Trotter di Milano, perché qui si spiega che oltre a essere immersa in uno spazio verde di grande bellezza, questa struttura di inizio novecento è stata terreno di sperimentazione per avanzatissime teorie didattiche e pedagogiche. Ed è sempre grazie ai Topi se ora so molte più cose sulla mia città di adozione, dal riso al salto all’origine del biscione dello stemma visconteo. E qui – un po’ di campanilismo a far da contrappeso alle virtù milanesi dei Topi – a chi fosse sfuggito, ci sono quattro splendidi versi ispirati alla pala di Piero della Francesca che è sì a Milano, ma ebbe origine nella terra del Montefeltro, la mia!

Pala di Brera o Pala Montefeltro, Piero della Francesca.

In effetti, per tornare al punto di partenza, ora che sono dall’altra parte dello schermo, credo che il blog sia uno specchio fedele delle menti e delle mani che quotidianamente lo coltivano, oltre che uno strumento di grave tentazione. Nel mio caso, facendo aumentare a dismisura la cartella dei preferiti alla voce Libri, un po’ come quando inizio un libro di Enrique Vila Matas che mi mette voglia di leggerne altri cento. Non solo. La quantità di contributi esterni al blog è indicativa di cosa significhi il mestiere dell’editore, ovvero incessante attività di ricerca e relazione. A proposito di relazione permettetemi una parentesi per ricordare una telefonata ricevuta nei miei primi giorni di lavoro. Diceva: “Pronto sono Ugo Cornia, c’è Giovanna?” A chi ha avuto la fortuna di ascoltare Cornia dal vivo, sa quanto riconoscibile e incisiva sia la sua inflessione modenese; per me fu un momento di breve, pura allegria che prefigurava incontri futuri. Per darvene un'idea, rubo un’immagine memorabile da Autobiografia della mia infanzia, che posso leggere decine di volte senza mai riuscire a trattenermi dal ridere:


[...] In classe con me c’era Stefano Ghetti, uno che abitava in casa mia, al quarto piano, mentre invece io stavo al secondo [...] e in quell’epoca proprio della nostra prima amicizia giocavamo sempre a leoni per le scale, che era come giocare ai cavalli, solo che invece che correre stavamo di fronte uno all’altro messi a quattro zampe facendo dei ruggiti e poi ci davamo delle specie di sberle in faccia con uno dei due bracci, come si vedeva che facevano i leoni maschi nei documentari, e infatti poi quando avevamo quattordici o quindici anni, ogni tanto uno diceva ti ricordi quando facevamo i leoni?, e ci scappava da ridere, e con Ghetti proprio ci siamo visti tutti i giorni per tanto tempo, fino a quando non ha iniziato ad avere delle fidanzate, che aveva iniziato un po’ prima di noialtri, e lo guardavamo stare tutto il pomeriggio seduto su un muretto a chiacchierare con queste sue fidanzate e non capivamo bene il perché e che cosa ci trovasse, e così via.



I topi sono abili aggregatori di talenti, autori, illustratori, studiosi, appassionati di letteratura. Tantissime sono le facce che passano di qui, lasciando il segno su progetti che possono avere tempi di gestazione molto lunghi, sottoposte all'esame di molteplici, attentissimi sguardi. Questo lato quasi “collettivo” della realizzazione dei libri illustrati è la parte più affascinante del nostro lavoro e consente un grado di affinamento e sperimentazione sempre nuovo. Molte di queste persone hanno scritto per questo blog contribuendo alla sua spiccata polifonia e biodiversità – sì, biodiversità, perché anche qualche membro del regno animale ha contribuito al blog dei topipittori.

Hans, il topo da compagnia opera di Anna Masini.

La Wunderkammer topesca dietro la mia scrivania.
Devo dire, inoltre, che post come questo, questo e questo mi hanno permesso di capire da dove provengono alcuni degli oggetti che fanno da pareti alla mia scrivania, una specie di wunderkammer topesca. Infatti, i Topi non si limitano a riunire talenti, ma anche chincaglierie di ogni foggia e dimensione – prevalentemente a misura di palmo di mano –, spesso uscite dalle mani geniali di amici artigiani. Delle chincaglierie, così come io le intendo, ne parla Dolores Prato in un libro magnifico, ingiustamente dimenticato tra i capolavori della letteratura del secolo scorso.


Leonard e Virginia Woolf.
Per finire, vi segnalo un post che insieme a Giù la piazza non c’è nessuno, appartiene all’ampia categoria che chiamerei le mie affinità elettive coi Topi. Agli albori della Hogarth Press, Virginia e Leonard Woolf stampavano libri con un piccolo torchio artigianale nella loro casa di Bloomsbury, regalando tesori alla storia dell’editoria. Ma, come spiega il post, la fama [della Hogarth Press] deriva soprattutto dalla totale identificazione con i suoi artefici, con le loro idee, il loro gusto e l'influenza che ebbero sulla cultura del tempo. Qualche settimana fa mi hanno regalato dei narcisi e mentre scherzavo con un’amica sul loro significato simbolico, mi disse che a una lectio della facoltà di psicologia scoprì che Freud la prima volta che conobbe la Woolf le regalò dei narcisi. E, che nonostante la Hogath Press pubblicasse le sue opere, lo scetticismo di Virginia Woolf nei confronti della psicoanalisi era tale che non lesse mai Freud, fino al 1938 almeno, posteriormente dunque a La signora Dalloway, Gita al faro e persino a Le onde. Notizia che, per me, ha dell’incredibile. Così Virginia Woolf ritrae Sigmund Freud nel 1939:

Il dottor Freud mi diede un narciso. Era seduto in una grande biblioteca con delle piccole statue sopra un ampio tavolo scrupolosamente ordinato. Noi, come pazienti, sulle sedie. Un uomo molto vecchio, rattrappito e rinsecchito; occhi brillanti da scimmia, movimenti sincopati e spasmodici: scoordinato, ma vigile. Dialogo difficile. Un’intervista. La figlia & Martin ci hanno aiutato. Potenziale immenso, voglio dire un vecchio fuoco ormai vacillante. (Traduzione della redazione).

Sigmund Freud
[La citazione dai diari di Virginia Woolf mi sembra una chiusa perfetta. Ma devo fare una seconda parentesi: Per 50 euro, un post popolarissimo, uno dei primi 5 più letti, per me è tra i più divertenti del blog. Non posso riportarlo tutto perché è lungo, perciò eccovi l'incipitQualche tempo fa, mi sono imbattuta nella più stravagante iniziativa di promozione alla lettura da me mai sentita. Un amico mi ha raccontato di avere offerto 50 euro al figlio ventenne in cambio della lettura di Il giovane Holden. E un piccolo spoilerChe Guerra e pace, che è un capolavoro del genio umano, possa “venire via” a una decina di euro, in qualsiasi libreria, è uno di quei misteri per cui dovremmo ringraziare l'Onnipotente a ogni istante. Perciò grazie Onnipotente e a tutti voi, buona lettura!]

lunedì 30 giugno 2014

Dalla caverna si esce uno per uno

Marino Sinibaldi credo lo conoscano gran parte delle persone che leggono questo blog: bibliotecario, fondatore di riviste e redattore, inventore e conduttore del programma pomeridiano Fahrenheit  dedicato ai libri, in onda da anni su Radio 3 Rai, canale di cui è diventato poi direttore.
Prima di partire mi è stato prestato e caldamente consigliato il libro di cui oggi scrivo: Un millimetro in là. Intervista sulla cultura, a cura di Giorgio Zanchini, edito da poco da Laterza. In questo libro Sinibaldi e il suo intervistatore parlano di una quantità di cose di cui chi si trova a fare cultura (cosa che in fondo ogni lettore fa nel suo piccolo) si trova a ragionare, da solo o con altri, in pubblico e in privato. Perché in effetti il cambiamento epocale che ci troviamo, nostro malgrado, a vivere ci impone una quantità di riflessioni e scelte, direi proprio quotidiane, e più o meno consapevoli, su temi importanti. A cominciare dalla domanda cruciale: che cos'è la cultura  e perché le si attribuisce tutta questa importanza. Tema chiave, questo, dell'intera intervista che comincia e finisce da qui e in tutte le sue parti non è che un lungo e articolato pensiero nel tentativo di trovare una risposta. Risposta che risulta, mentre si procede nella lettura, a seconda dei momenti, composita, aperta, appassionata, dubbiosa, contraddittoria, interrogativa, misurata, provocatoria e direi persino allegra.
I punti toccati sono infiniti: che relazione esiste fra libertà e cultura; come le nuove tecnologie ci stanno cambiando in quanto lettori; come il digitale sta mutando libri, giornali, consumi culturali; come i tablet ci fanno percepire i libri rispetto al loro aspetto tradizionale; come la velocità di internet e dei social network muta la nostra corteccia cerebrale, intervenendo sulla nostra capacità di attenzione e concentrazione; cosa è stata la memoria fino a ora e in che modo i processi mnemonici si stanno evolvendo; che relazione passa fra cultura, democrazia, potere e in che modo questa relazione sta trasformandosi; in che modo la televisione, ma anche la radio, hanno influito sulla formazione degli italiani, dagli anni Cinquanta a oggi; cosa è diventata oggi la tv e come è cambiata; in cosa radio, televisione e nuovi media sono diversi; cosa è la radio ai nostri giorni e che spazio ha nelle produzione di cultura; in che modo la radio ha cambiato la relazione fra pubblico e conduttori; che ruolo avranno i grandi mediatori culturali, come editori, giornalisti, critici, nella produzione della cultura, in un contesto mediatico sempre più orientato a relazioni orizzontali e non verticali; in che modo la facilità di accesso alla cultura ne sta cambiando natura e fruzione; come è cambiato il rapporto fra lettura, libri, lettori nelle diverse generazioni; in che termini nell'attuale contesto è possibile realizzare qualità e responsabilità nelle scelte di produzione culturale.
Potrei continuare, ma credo che questo elenco sia sufficiente a dare una idea delle questioni trattate in questo libro (nel discorso, Sinibaldi parla anche del proprio percorso personale e delle proprie esperienze, come lettore, operatore e mediatore culturale). Per quanto mi riguarda, oltre al fatto che non conoscevo molte cose di cui il libro parla (Un millimetro in là è un vero e proprio stumento generatore di idee e una miniera di spunti di lettura), ho apprezzato la chiarezza, la limpidezza, l'eleganza, la competenza, la temperata passione con cui Marino Sinibaldi ragiona in un terreno che è scivolosissimo e in cui il rischio di cadere in ovvietà, conformismi, ribellismi, vittimismi, passatismi, narcisismi, ideologismi etc. è davvero altissimo. Particolarmente apprezzabile poi è anche, e forse soprattutto, il punto di vista sorprendente con cui si guarda ai temi trattati, e la concretezza con cui si aprono porte su possibili modi di azione, e non solo di riflessione.


Credo che Radio 3 Rai sia uno dei miracoli del nostro servizio pubblico. Qualcuno ha scritto, tempo fa, che si tratta di uno dei canali culturali più qualificati d'Europa e del mondo. Non sono abbastanza preparata da sapere cosa ci sia nel mondo, in questo senso, ma so per certo che questo canale è straordinariamente ben fatto e che spesso quando lo ascolto mi chiedo per quale misteriosa serie di ragioni abbia potuto conservarsi uno spazio non solo così qualificato, ma anche in costante miglioramento. Una risposta la offre il libro di cui sto parlando: Marino Sinibaldi ha tutti i meriti possibili e immaginabili, ma sicuramente, io credo, è il risultato di uno luogo condiviso, di uno spazio umano di scambio, relazione e dialogo, di un modo di fare cultura che ha conservato indipendenza, rigore, credibilità, saperi della cui ricchezza abbiamo la grande fortuna di poter disporre, quotidianamente, in molti modi.
A questo punto non penso vi sia miglior modo di chiudere questo post che riportando un brano dal libro (a mio avviso, lo avrete capito, imperdibile). Si tratta delle prime due domande e delle conseguenti due risposte che aprono l'intervista. Ringrazio l'editore Laterza per averci permesso la sua pubblicazione.


1.
Diventare Sovrani 


D. Definire la cultura, dicono gli antropologi, è come ingabbiare il vento. Nella tua vita ne hai parlato più volte come dello strumento per la conquista dell’autonomia, dell’indipendenza. Perché?

R. Lo hanno sottolineato in molti, il rapporto che c’è tra cultura e potere. La parola «potere» non mi piace, ma se vuoi avere potere sulla tua vita – cioè non essere in balia di qualcosa o qualcuno che ha deciso per te - devi liberarla dalle costrizioni, dai limiti e dai destini segnati. Nasciamo dentro traiettorie di vita determinate da tante cose che ci sfuggono, che accadono prima di noi e lontano da noi. Quella parte di vita che puoi cambiare, quel pezzo magari piccolo di destino che puoi spostare, dipende dalla tua forza, autorità, libertà. Per me la cultura è la condizione per esercitare queste possibilità. Questa è la mia definizione – o forse solo la mia esperienza di vita. Certo, la cultura può essere altro, può essere anche strumento di esclusione e di oppressione, ed io questa dimensione l’ho conosciuta. Queste conversazioni volevamo intitolarle La cultura rende liberi, ricordi? Poi ci siamo spaventati dell’assertività di questa affermazione e della sua troppo parziale verità.
Non è vero che la cultura rende liberi, o almeno non è sufficiente la cultura. Ma non vedo altre strade per liberarci e «diventare sovrani», per usare la bellissima immagine della Lettera a una professoressa («Tentiamo invece di educare i ragazzi a più ambizione. Diventare sovrani! Altro che medico o ingegnere»). Ho creduto fosse la politica, questo strumento, e non escludo del tutto che lo sia o che possa tornare ad esserlo. Ma intanto ognuno deve sapere che ha una possibilità – che per me è anche una responsabilità. Ognuno di noi, al di là di ogni dimensione collettiva. Credo che vivrò sempre aspettandola, questa trasformazione collettiva. Ma intanto, come diceva Nicola Chiaromonte, dobbiamo sapere che dalla caverna si esce uno per volta. Usava l’immagine di Platone per dire una cosa così precisa che va citata esattamente: «dalla caverna non si esce in massa, ma solo uno per uno, aiutandosi l’un l’altro».
Conoscere bene la caverna e trovare i modi per uscirne: questa per me è la cultura.
sta affermazione e della sua troppo parziale verità.

D. Oggi l’uscita dalla caverna è più facile o più difficile rispetto al tempo in cui ti sei formato tu?
 

R. Intanto è enormemente maggiore la possibilità di conoscerla, la caverna. Gli strumenti di conoscenza si sono moltiplicati. Parleremo molto di libri, e sono molti i libri usciti in questi anni che ci spiegano come Internet possa renderci stupidi o viceversa intelligenti. Sicuramente può renderci colti, nel senso della conoscenza, di sapere molto di più. La cultura è una cosa diversa dalla somma delle conoscenze, ma nasce comunque dalla possibilità di sapere: si esce dalla caverna anzitutto co- noscendo la caverna – e i dintorni. Facciamo subito un esempio: un attimo fa ho parlato di Nicola Chiaromonte. È un intellettuale importante, ma quanti lo conoscono? Il giovane lettore che ero forse sarebbe stato colpito dalla citazione che ho fatto, ma sarebbe impazzito per cercare notizie su di lui. Non è mai stato un autore di cui parlano i giornali o che si trova facilmente in libreria.
Oggi basta un motore di ricerca: la voce di Wikipedia è piuttosto rudimentale (e bisognerebbe arricchirla), ma in Rete ci sono siti e materiali bellissimi ed esaurienti su Chiaromonte. Dopodiché nasce il problema se l’abbondanza di risultati e la facilità ad accedervi spingeranno a leggere davvero i suoi libri o genereranno la sensazione che alla fine siano, per così dire, superflui. La conoscenza non è un accumulo di competenze e di informazioni, ma a volte ho l’impressione che ci sia una sottovalutazione di quello che, anche solo da questo punto di vista, sta accadendo sotto i nostri occhi. Pensiamo al tema della comunicazione delle notizie e dei saperi. L’umanità ha cercato da sempre strumenti per comunicare più velocemente, più esattamente e più largamente possibile. Tutti gli strumenti di comunicazione che abbiamo conosciuto, fin dai più rudimentali, inseguivano questi tre obiettivi: raggiungere più persone possibili, nel più breve tempo e con il massimo di precisione. Con qualche risultato: secondo Eschilo, quando Agamennone torna da Troia Clitemnestra ha già saputo l’esito della guerra. In poche ore, attraverso una rete di fuochi, cioè di segnali luminosi, la notizia ha preceduto il ritorno dell’eroe. Eschilo descrive meticolosamente la catena di montagne e postazioni che hanno permesso al messaggio di arrivare e un tedesco, all’inizio del Novecento, ha dimostrato che effettivamente era possibile nei tempi descritti dalla tragedia. La storia dell’umanità è dominata dal desiderio di comunicare, è piena di tentativi generosi e ingegnosi di trasmettere qualcosa: in fondo cosa ha fatto Filippide con la sua corsa da Maratona? E cosa hanno fatto per secoli, tra l’ammirazione stupefatta dei presuntuosi europei che ne scoprivano la raffinatezza comunicativa, i tamburi parlanti africani?
Ebbene, oggi quel desiderio è stato esaudito: possiamo diffondere notizie e conoscenze in modo immediato, con una velocità che coincide ormai con l’istantaneità, con un raggio talmente ampio che tendenzialmente non esclude nessuno e con l’esattezza che deriva dal fatto che il messaggio arriva direttamente da chi lo ha emesso. Non credo di semplificare troppo se dico che il sogno di comunicare con la massima precisione, rapidità e ampiezza si è realizzato, ed è un risultato che chiude un’epoca, che pone fine alla storia delle comunicazioni come l’abbiamo conosciuta. E finalmente ci mette davanti alla sfida vera: come riempire questo enorme spazio che si è aperto? Qui siamo renitenti, indolenti. Ci balocchiamo in discussioni vacue o interessanti ma non afferriamo ancora la meravigliosa, epocale occasione che ci è offerta. Non onoriamo il sogno di generazioni.

Questo il video della presentazione del libro all'International Journalism Festival, tenutosi a Perugia, dal 30 aprile al 4 maggio 2014.


mercoledì 4 giugno 2014

Io, il blog e i topi

Il mio secondo post per topipittoriblogspot.it
[di Martina Esposito]

L’anno scorso, quando ho concluso gli studi di Illustrazione per l’Editoria, a Bologna, mi sono detta che avrei a tutti i costi fatto tirocinio dai maestri. L’illustrazione vanta ottime mani e ottime menti, ma senza ottimi editori non potremmo godere di parecchie meraviglie. Così ho pensato a Topipittori.
Mi sono diretta da Paolo, Giovanna e Valentina, decisa a collaborare, e per fortuna così è stato. Mi sono presentata a loro come una neolaureata appassionata di grafica da concerto, che mangia pane e rock posters, a caccia costante di nuovi studi grafici sparsi fra l’Oregon e la Svezia. Una caratteristica affascinante, che ha stuzzicato i tre: non solo c’era entusiasmo per lo stage, ma anche un interesse per la mia passione, tale da commissionarmi tre post sul rapporto fra rock posters e illustrazione per ragazzi. Perché sì, il legame c’è ed è molto più profondo di quanto si creda.

Nel corso dei mesi, invece, abbiamo lavorato al blog. Il compito che mi è stato affidato è stata la revisione completa delle etichette dei post pubblicati dal 2010 a oggi: un lavoro che secondo Topipittori era necessario per rendere più facile ai lettori la ricerca dei singoli post. 

I lettori di questo blog forse avranno notato che da circa un mese, sotto la dicitura 'etichette', sulla colonna destra della home page, non appare più quell'interminabile fila di voci, grandi e piccole, che prima faceva bella mostra di sé, allo scopo di aiutare il lettore a orientarsi in quattro anni di post. Al suo posto c'è questa compatta e sintetica lista di indicazioni, che vedete qui a sinsitra. Ecco, quello che ha portato dalla colonna interminabile al pacchettino finale di voci è stato il lavoro che mi è stato assegnato.
Per cominciare, tutti insieme abbiamo cercato di individuare un numero ristretto di voci: delle vere e proprie macrocategorie, sotto le quali l'intera produzione di post potesse essere etichettata. Una ricerca per niente scontata.
Lo sanno bene i bibliotecari che si trovano ad affrontare quotidianamente problemi analoghi nella catalogazione dei volumi: perché ogni articolo, ogni post, ogni libro ha qualcosa che sfugge e che non corrisponde esattamente alle griglie in cui si cerca di inquadrarlo per renderlo accessibile a chi lo cerca.

Infatti, questo elenco ristretto di voci è rimasto aperto e non definitivo fino alla fine del lavoro ed è andato strutturandosi man mano che analizzavo ogni singolo post alla ricerca dell'etichetta giusta da assegnargli. Un lavoro piuttosto impegnativo, se pensate che dall'inizio a oggi i post pubblicati sono 774.

Leggendo, uno per uno, i post, il mio compito è stato mettere in discussione le singole parole chiave, ed eventualmente correggerle o aggiungerne di nuove sulla base dei nuovi criteri, in modo che tutto fosse più coerente, e la ricerca risultasse più facile e rapida.
In questo modo, oggi, ogni post è etichettato secondo le macrocategorie.


Non sono scomparse però, anche se non sono più visibili sotto la voce “etichette”, parole chiave più specifiche (come per esempio tutti i nomi di autori illustratori, titoli di libri, film eccetera), che sono ancora inserite e attive nei criteri di ricerca.

Per cui se ora voi aveste bisogno di cercare specifiche informazioni su un libro o un autore presente nel catalogo Topipittori (o su qualsiasi altra cosa di cui si è trattato in questo blog) potete eseguire la ricerca digitando nomi e titoli (o altro) nello spazio Cerca nel blog che, per intenderci, sta sotto l'icona di twitter, nella banda a destra della home page (come vedete qui a sinistra).
In questo modo, ora, se ho lavorato bene, dovreste essere in grado di trovare quel che vi serve nel blog di Topipittori  sia se state cercando informazioni in base a grandi tematiche sia se avete in mente temi e soggetti molto precisi. Per capire se il tutto funziona davvero, vi invito a provare immediatamente.

Il mio primo post per topipittoriblogspot.it
Per quanto riguarda la mia esperienza in casa editrice, invece... tante, troppe cose! Mi è stata data fiducia, mi sono state aperte le porte, e non c’è regalo più bello. Topipittori è una realtà all’avanguardia. Si preoccupa della narrazione, si preoccupa della grafica, e si preoccupa dei suoi lettori. I bambini sono il miglior pubblico possibile: sono svegli, curiosi, non hanno preconcetti e pregiudizi. E non si accontentano. Lavorare con e per loro, perciò, è certamente  il miglior modo per comprendere le cose che ci accadono intorno, e dentro, nel modo più lucido.
Sviluppare l’osservazione nei bambini è importante. Far crescere in loro il senso critico è fondamentale. Sono tutti strumenti che credo l’editoria per ragazzi possa e anzi debba offrire. E i Topi sono attenti a questo.
Ringrazio Paolo, Giovanna e Valentina per il loro entusiasmo, la loro professionalità. Per le opportunità, per le risate e per il bellissimo rapporto che si è instaurato.

In poche parole, per essere le splendide persone che sono. Di tutto cuore, grazie.

Se volete leggere gli altri articoli relativi a esperienze di stage nella nostra casa editrice, li trovate qui:
Imparare tutte le lingue del mondo di Chiara Giglioli
10 consigli per aspiranti topi di Sofia Sita
Tre stagiste alla corte dei topi

Ed ecco il mio terzo post per topipittoriblogspot.it.

lunedì 19 maggio 2014

Un blog per i Topilettori!

Senza Topilettori non ci sarebbero Topipittori. Semplice, ma inoppugnabile.

In questi dieci anni, attraverso i libri, il blog, gli incontri, i laboratori, i catalogoni e i cataloghini, i social network, le fiere, ci avete seguito con un interesse, un entusiasmo, un'attenzione, un affetto, una vivacità, una costanza, una fedeltà, una curiosità e, sì, anche un impegno, che per noi hanno dell'incredibile.
E siete anche aumentati, tanto, nel tempo.
Non vi conosciamo tutti, non sarebbe possibile. Anche se su queste pagine, su fb, e nella realtà, davvero abbiamo conosciuto tantissimi di voi. Ogni volta che capita, rimaniamo stupiti dalla qualità delle persone che ci seguono.

Ecco, per questo abbiamo pensato a un nuovo blog: Il blog dei Topilettori, uno spazio per voi e da voi costruito attraverso quello che pensate. E dove anche vi potrete incontrare e conoscere, dato che fra l'altro, ci siamo resi conto che avete tante cose in comune, gusti, idee e competenze da scambiarvi.

Cosa trovate in Il blog dei Topilettori?
I libri che abbiamo realizzato in questi dieci anni di attività (ma anche quelli a venire). Per ora, e fino al 31 maggio ci troverete solo i 10 + 1, selezionati per la votazione lanciata lo scorso lunedi su questo blog. Ma dal 31 in poi, pian piano, si aggiungeranno anche gli altri. Fino ad arrivare all'intera produzione (e oltre).


Come si partecipa?
Andate sulla home page. Troverete una distesa di copertine. Cliccate sulla copertina del libro che vi interessa: troverete una scheda corredata di un testo che commenta il libro: nella maggior parte dei casi, si tratta di brani tratti dai Catalogoni, curati per noi da Giulia Mirandola. Le sue parole ci sono sembrate perfette, per questa occasione. Sotto la scheda, trovate lo spazio per i commenti: qui potete lasciare consigli, impressioni, opinioni, giudizi, ipotesi, idee, proposte, critiche... Insomma, quello avete in mente e non ci avete mai scritto. E anche quello che dei nostri libri dicono le bambine e i bambini: i vostri figli, allievi, nipoti, amici...
E comunque sulla home page, trovate anche una pagina di istruzione, se mai...


Il blog dei Topilettori, che è stato realizzato dalla nostra impareggiabile tecnologa Valentina Colombo, è la terza iniziativa che lanciamo per festeggiare il nostro decennale.
La prima è stata l'edizione speciale del nostro catalogo Il cataloghissimo 2014, realizzato da Anna Martinucci, che raccoglie tutta la nostra storia editoriale, dal 2004 a oggi.
Lo scorso lunedì, poi, attraverso il blog, abbiamo lanciato una votazione popolare, aperta fino al 30 maggio, per scegliere il libro più rappresentativo dei Topi, fra 10 + 1 selezionati da noi (e Tribù del lettori). Per avere qualche notizia in più sui libri selezionati, andate qui. E se non avete ancora votato, questo è il momento per farlo.
Il 29 maggio a Casina di Raffello a Roma, si inaugurerà la mostra delle tavole originali de Gli altri di Cristina Sitja Rubio, con una lettura a cura dell'autrice del testo, Susanna Mattiangeli. Il 31 maggio, poi, sempre a Casina di Raffaello, oltre alla proclamazione del libro più Topo dei Topi, la mattina, ci sarà una lettura-laboratorio di Francesca Bazzurro e Giovanna Zoboli sul libro Zoo segreto (il primo del catalogo) e, il pomeriggio, un incontro con i topi in carne e ossa, per ripercorrere insieme questi anni.
Vi aspettiamo!



venerdì 5 luglio 2013

Nessuno guarisce dalla propria infanzia

Durante lo scorso fine settimana ho riso. Quasi ininterrottamente.
Il venerdì mattina ero passata da Rizzoli, in Galleria, dove hanno un fornitissimo reparto fumetti (Lizard è marchio Rizzoli), mentre non c'è un libro dei Topi neanche a crepare in mezzo a tutti gli albi del mondo, anche quelli di editori di Osio Sotto e Pezzolo Valle Uzzone.

E, lì, mi sono imbattuta in Zerocalcare. Che ovviamente conoscevo già, essendo diventato un caso editoriale (inizia a fare fumetti per raccontare il G8 di Genova, diventa blogger e con un post su Trenitalia assurge alla gloria, registrando in un giorno 64 mila visite, infine sfonda con libri di fumetti che entrano nelle classifiche dei libri più venduti, con oltre 100 mila copie).

Lo conoscevo, però, per modo di dire, per aver trovato nella mia casella di posta inviti a presentazioni e a eventi vari, non ultimo quello a Milano, a Wow, Spazio Fumetto che gli ha dedicato la prima mostra in assoluto: La coscienza di Zero (qui i video dell'incontro con Zero, durante l'inaugurazione)





















Mai fatto un baffo a me, Zerocalcare. Invece lì da Rizzoli mi sono detta: guardiamo un po' 'sto Zerocalcare. E dopo due pagine di La profezia dell'armadillo ero già in preda alle convulsioni e avevo già deciso di portarmi a casa l'opera omnia. Che però non ho comprato da Rizzoli, ma in una libreria della concorrenza a duecento metri da lì, dove tengono magari non tutti i nostri libri, ma qualcuno, almeno, sì.

Ho comprato i libri di Zerocalcare anche se il mio parere sul suo modo di disegnare non è cambiato. A me il segno di Zerocalcare non piace (ed è la ragione per cui fino a ora non mi sono mai presa la briga di guardare dentro i suoi libri). In compenso mi sono resa conto che il fatto che il segno di Zerocalcare non mi piaccia non è che mi sembra poi così importante. Perché Zerocalcare disegna così e io sono disposta a tutto pur di leggere un fumetto di Zerocalcare.

Perché per me Zerocalcare rientra in quella categoria 'benefattori dell'umanità', in cui metto Matt Groening, Woody Allen, Ernst Lubitsch, Bill Bryson, David Sedaris, Alan Bennet, Franca Valeri, Camilla Cederna, Irene Brin, Anne Fine, Carlo Emilio Gadda, i Fratelli Marx, Mark Twain, Achille Campanile, Monty Python, Arto Pasilinna, Ugo Cornia, Paolo Nori... Personaggi che più distanti non si può e che non c'entrano niente l'uno con l'altro (e sicuramente mi sono dimenticata di qualcun altro), ma che rientrano tutti nella categoria di chi sa far ridere.

Da Time out, zerocalcare.it.

Ma non ridere normale o sorridere, ma proprio riderissimo, ridere come pazzi, come se di fianco avessi qualcuno di spiritosissimo che non ti dà tregua. E oltre tutto, spesso su cose su cui mai avresti pensato di ridere, il che è una bella sorpresa, di quelle che allarga l'orizzonte della sopravvivenza. E scusate se è poco. Per cui a me che il segno di Zerocalcare piaccia o no, mi fa un baffo. E mi va benissimo così. Mi fa ridere anche quello.

Da Un polpo alla gola, Bao Publishing.

Dopo questo fine settimana immersa in Zerocalcare, ieri sono corsa in viale Campania, da Wow, sotto un'acqua torrenziale, a veder la mostra La coscienza di Zero (che dura fino alla fine di luglio). Che un titolo più bello (clonato da un celebre disco di Renato Zero) per questo autore credo proprio sia impossibile trovarlo, considerato il ruolo che nelle sue storie ha la coscienza, o meglio, le molteplici voci della coscienza di Zero, che, praticamente si potrebbe dire compongano un coro da tragedia greca in cui finisce ogni tipo di autorità in cui Zerocalcare si è imbattuto dalla nascita a oggi, nella realtà e nel regno dell'immaginazione (soprattutto).

Da Bollette (e struzzi), zerocalcare.it.

Dalla mirabolante Lady Cocca, cioè la mamma di Zero, che secondo me solo per averla inventata a Zerocalcare bisognerebbe dargli il Nobel, a Terrence Malick, a Vandana Shiva, a Gimmi, quello dei tre porcellini che si fa la casa di mattoni, a Davidgnomo, Darth Fener, Che Guevara, Luke Skywalker, Kurt Cobain... insomma c'è di che essere felicemente scissi in questo pantheon di logorroiche, saccenti, sentenziose celebrità.

Da La profezia dell'armadillo, Bao Publishing.

Ma, insomma, siccome Zerovalcare ormai è un caso editoriale che entra, meritatissimamente, nelle classifiche e vende copie come fossero hamburger, credo non ci sia bisogno che io stia qui a spiegare quello che fa e non fa, tanto lo sapete più o meno già tutti (a parte me, finora...).
Il catologhino della mostra costa 5 euro (in edizione numerata, offerto in bustina da collezionisti fetish), e io l'ho comprato perché contiene il testo dell'intervista che accompagna il visitatore lungo il percorso delle tavole originali esposte, e fa anche lei abbastanza ridere, anzi in alcuni punti molto. Come quando, a proposito dell'abitudine di Zero di trasfigurare le persone in personaggi di cartoni animati, animali eccetera, alla domanda: 
E l'amico “ciocco di legno”? Si è riconosciuto in un tronco d'albero? Si è offeso?
Risponde:
No, lui è grosso, cilindrico e inespressivo, quindi era azzeccatissimo il ciocco di legno. Non si è riconosciuto perché all'epoca non leggeva il mio blog, non so se poi l'ha scoperto...

Da Psicologi, zerocalcare.it.

Ma perché parlare di Zerocalcare in questo blog? Certo non perché faccia fumetti a cui sono minimamente interessati i bambini o i ragazzi, dato che i suoi lettori penso appartengano a quella fascia anagrafica che lui medesimo così definisce: «Credo che i trentenni non esistono più, come gli gnomi, il dodo e gli esquimesi. Adesso c'è l'adolescenza, la postadolescenza e la fossa comune. I trentenni sono una categoria superata, a cui ci si attacca per nostalgia, come al posto fisso.»

Da Perché non possaimo dirci trentenni, zerocalcare.it.

E, allora, perché?
Perché fra le tante cose di cui Zerocalcare racconta ma-gni-fi-ca-men-te ci sono i bambini, protagonisti, quasi sempre autobiografici, delle sue storie. E, in particolare, il modo in cui i bambini vedono gli adulti e cercano di tenerli alla larga. Un punto di vista di cui chi, adulto, ha a che fare con i bambini, credo proprio non possa fare a meno.
Basti dire che Un polpo alla gola in quarta di copertina riporta questa minacciosa sentenza:
Ricorda: nessuno guarisce dalla propria infanzia.

Da Un polpo alla gola, Bao Publishing.

Frase che nella storia è pronunciata da Madame Arbizzati, mostruosa maestra elementare dagli “occhi affilati di efferato macellaio”, che con ghigna da pit bull istruisce una pletora di infanti terrorizzati alla sublime poesia della volpe di Saint-Exupéry.
Ed è sempre Madame Arbizzati che a un certo punto, incontrando gli ex alunni un po' cresciutelli, li apostrofa, demoniaca: «Sono trent'anni che insegno qui al Voltaire. Che lo vogliate o no siete tutti miei figli. Vi ho plasmati. Vi ho lasciato un imprinting come le papere. Vi conosco.»
A me fa ridere, ma nel frattempo mi fa anche venire in mente certi mostri di Stephen King. E anche l'implacabile Flannery O'Connor, una delle più grandi scrittrici americane del Novecento, che ammoniva gli aspiranti scrittori: «Chiunque sia sopravvissuto alla propria infanzia, possiede abbastanza informazioni sulla vita per il resto dei propri giorni.»
Bravo, bravissimo Zero

E poi la tavola qui sotto è una delle mie preferite in assoluto, nella storia del fumetto.

Da La profezia dell'armadillo, Bao Publishing.


lunedì 6 maggio 2013

Detesto le fotocopie

[di Antonella Capetti]

Non saprei in quale altro modo dirlo. Le fotocopie non mi piacciono, le trovo poco utili, se non addirittura dannose (credo che l’incapacità di scrivere di alcuni dei nostri ragazzi, e di farlo rispettando le regole basilari dell’ortografia, dipenda in larga misura dall’abuso di schede/fotocopie degli ultimi anni) e, soprattutto, minano qualsiasi senso estetico, arrivando a far odiare il disegno a bambini che, per anni, hanno fatto di matite, pastelli, tempere e pennarelli il naturale prolungamento della propria mano.

Come si fa ad apprezzare la bellezza con un quaderno ridotto a un ammasso di fotocopie incollate (a volte malamente) su ogni pagina, talvolta di pessima qualità, frutto di penosi copia/taglia/incolla, colorate di malavoglia dai bambini (e molto spesso dai genitori stessi, per far prima) e utilizzate male e in fretta solo per far spazio, e tempo, a un’altra fotocopia?

Sto per concludere un ciclo: i miei ragazzi (45) sono in quinta (due quinte, per la precisione) e talvolta riprendo in mano i quaderni della prima, solo per riguardare i libri letti con loro, e che hanno insegnato loro a leggere e scrivere.
Il primo giorno di scuola, io e Lisa avevamo preparato l’accoglienza di quella classe, animando L’albero dell’alfabeto di Leo Lionni.















Sulle prime pagine di quei quaderni trovo la A iniziale di Anselmo (Anselmo va a scuola di Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani) e quella di Achille di Mangerei volentieri un bambino di Sylviane Donnio e di Dorothee de Monfreid. Poi la P di Pico Pecora di Vis Leendert Jas, la E di Eugenio Trombetta, di Birte Muller e di Elmer di David McKee, la O di Olivia di Jan Falconer.

Quaderno di Silvia M., 6 anni, 15 settembre 2008.





















A settembre 2013, ci saranno due nuove prime (di 26 e 28 bambini) e ad Anselmo nel frattempo si sono aggiunte Alba e Bella (Alba e Bella amiche per la pelle, di Dafne Ben Zvi e Ofra Amit); con la E è arrivata invece Evelina Verdemela di Mara Dompè, Annalisa Sanmartino e Giulia Torelli. Per fortuna, nuovi libri continuano a essere pubblicati: quando stavo preparando la consonante P per i primini del prossimo settembre, Il grande libro dei pisolini, di Giovanna Zoboli e Simona Mulazzani, non era ancora uscito, e ora lo posso aggiungere, pensando a nuove attività con i bambini.















Lo scopo del blog che oggi qui presento, da me pensato e realizzato, è proprio questo: condividere una didattica dell'italiano in prima classe studiata per essere strettamente e intimamente collegata al vissuto del bambino, attraverso la lettura di albi illustrati per l'infanzia e la presentazione dell'alfabeto attraverso i rispettivi protagonisti. Ogni storia, fantastica e suggestiva, in questo senso, diventa un magnifico strumento per parlare della quotidianità, delle proprie esperienze, dei propri sentimenti, della relazione con i pari e con gli adulti, in una continua fruizione di letteratura di qualità e di una rappresentazione iconica che diventa stimolo per la creatività e la strutturazione di uno stile grafico-pittorico personale e non stereotipato.

Quaderno di Silvia M., 6 anni, 7 ottobre 2008.





















Post dopo post, nel blog illustro come insegno l'intero alfabeto, e non nell'ordine consueto, ma in quello particolare che si propone a scuola: partendo cioè dalle prime lettere che vengono presentate ai bambini, per terminare con suoni dolci e duri, digrammi, trigrammi, h e lettere straniere.
Nel blog, quindi, ogni lettera dell'alfabeto è presentata non nell'ordine noto, ma così come viene solitamente insegnata nel corso del primo anno di scuola. Da qui il nome che ho scelto: APEdario perché A, P ed E sono spesso le prime lettere insegnate agli alunni, che possono cominciare a utilizzarle per formare le prime sillabe e parole.















Per ogni lettera presento uno o più albi illustrati il cui protagonista abbia attinenza con la lettera presa in esame; a seguire, troverete una breve trama del libro, il suo incipit e i necessari riferimenti bibliografici.
Vengono poi presentate nel dettaglio le diverse attività ispirate al libro che ho proposto per l'apprendimento di lettura e scrittura, con gli eventuali collegamenti interdisciplinari (con particolare riferimento ad arte e immagine, cittadinanza e costituzione). Grande attenzione è riservata alla dimensione affettivo-relazionale, finalizzata alla creazione in classe di un clima sereno e di un ambiente di lavoro efficace.
APEdario è tutto qui: se pensate che possa interessarvi, vi aspetto!

Quaderno di Sofia R., 6 anni, 22 ottobre 2008.




















P.S.
Non è esattamente vero che detesto proprio tutte le fotocopie. In classe, ogni anno, propongo a ogni bambino di disegnare il proprio autoritratto. Poi faccio una composizione di tutti i ritratti per ottenere un ritratto collettivo, di classe, che fotocopio e distribuisco a tutti i bambini.

Autoritratto della prima classe, Scuola primaria di Carimate, a.s. 2008/2009.