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lunedì 13 gennaio 2014

Il tempo della scrittura libera

Nei giorni di Più libri più liberi, a dicembre, si è tenuto la fase  conclusiva del concorso Che typo sei?, durante cui cinque ragazzi di scuole medie romane sono stati premiati per essere stati selezionati, fra alcune centinaia di partecipanti, con i loro racconti per una piccola pubblicazione a cura di Più libri junior.
Più libri junior nasce nel 2009 come gioco letterario di Più libri più liberi dedicato ai più giovani. Obiettivo è quello di proporre alle scuole un’iniziativa di promozione della scrittura per coinvolgere i ragazzi.
Ogni anno viene stabilito un tema: Storie per attraversare i muri, nella prima edizione; nel 2010, Storie che fanno eco cioè racconti dedicati al tema dell’ambiente; nel 2011, Cinque storie da mangiare con gli occhi; e nel 2102, Qui comincia l’avventura per far immaginare ai ragazzi mondi possibili e avventurosi.
Quest’anno il tema, in omaggio Giambattista Bodoni a duecento anni dalla morte, è stato: Moderno, barbarico, selvaggio, curioso, raffinato, semplice, tecnologico, fantasioso. E tu che typo sei?. Perché se è vero che le lettere, come le persone, hanno una personalità, per l'appunto il carattere tipografico, nulla come la scrittura può rivelarsi, nei libri e fuori di essi, strumento migliore per raccontare se stessi e il proprio carattere.
Verso i primi di novembre Minimondi, nella persona di Paola Cantarelli, ha invitato Anna Castagnoli e me, Giovanna Zoboli, a fare parte della giuria selezionatrice dei racconti. Invito che entrambe abbiamo accettato con particolare curiosità e soddisfazione, trattandosi di ragazzi. Della giuria facevano parte la stessa Paola e Giulia Caminito.

Mi sono chiesta se questi racconti sarebbero potuti piacere al celebre tipografo di Saluzzo, Bodoni, divenuto famoso in tutto il mondo, e fino ai giorni nostri, per avere creato uno dei caratteri più belli del mondo.
Non possiamo ovviamente saperlo. Immagino, però, che avrebbe potuto apprezzare il piccolo libro edito in questa occasione, che potete sfogliare qui, per la bella grafica e le illustrazioni tipografiche dovuti allo studio Bunker.
E non escludo che, come noi giurato, sarebbe rimasto colpito dalle composizioni dei ragazzi premiati: Due tipi semplici di Lorenzo Bianchi, prima media; Sono un tipo tecnologico di Luca Sorace, terza media; Questa sono io di Chiara Fiammetta De Santis, prima media; Elzidin, il selvaggio di Zemir Reka, seconda media; Selvaggia di Monia Terlizzo, prima media.
Cinque composizioni sorprendenti per diverse ragioni che vanno dalla capacità di introspezione psicologica alla urgenza di raccontare se stessi in modo spiazzante, forte e diretto; dalla poeticità di sguardo alla bravura nell'invenzione di personaggi e atmosfere; dall'acume nelle osservazioni all'umorismo affettuoso e, a volte, all'ironia tagliente. Tutti strumenti espressivi che, se di competenza di ragazzini delle medie, diciamo che fanno impressione, in senso positivo, ovviamente.

Anna e io ci siamo sentite onorate di leggere ad alta voce davanti a un pubblico numeroso gli scritti di questi ragazzi. È stato commovente, bello, divertente. E non è una affermazione retorica. Abbiamo chiamato i vincitori sul palco per una stretta di mano e un breve scambio di parole, entrambe consapevoli dell'importanza che quel momento e quel piccolo libro avranno nelle vite di questi ragazzi.




In questo senso, è ammirevole l'iniziativa e l'idea di Più libri più liberi e di Minimondi di legare la fiera romana della piccola e media editoria alla scrittura, facendo uscire l'importanza delle storie e dei racconti dall'ambito della fiera e dei suoi pochi giorni per raggiungere scuole e ragazzi. Sono iniziative importanti e dovrebbero essere più frequenti perché sono un modo concreto di portare la parola, nel suo senso più alto e autentico, nei percorsi formativi istituzionali.
Nel chiudere questa cronaca, vi proponiamo un racconto dei cinque selezionati, gli altri li potete leggere qui, dove trovate pdf della pubblicazione che merita di essere sfogliata.



Selvaggia 
di Monia Terlizzo

Io sono selvaggia, proprio cosí, sono fatta cosí, mi piace arrampicarmi ovunque, guardare film d’avventura e… menare mio fratello. Indosso sempre, sempre ma sempre una tuta per muovermi, i miei colori preferiti sono il rosso, il colore piú ribelle, quello che, se ti ci sporchi, la macchia non si leva piú, il celeste, come il cielo che ogni giorno penso di poter toccare, e per ultimo il verde come la natura che mi diverte piú di tutto e mi piace osservare. Ogni selvaggio però ha le sue debolezze e io ho le mie: ho le vertigini e ne soffro tremendamente, non so nuotare e l’acqua mi terrorizza, sono claustrofobica, e ogni qualvolta mi trovo chiusa in un piccolo posto, mi manca il respiro e comincio a urlare. Ora vi lascio perché è finito il tempo della scrittura libera e la mia mano comincia a reclamare e penso che si vendicherà presto.

mercoledì 9 ottobre 2013

Sono contenta di essere arrivata due

Ecco il poster vincitore di Un anno di Topi.
L'autrice è Giorgia Massetani.

Il gioconcorso "Vota il poster" è gravido di conseguenze positive e allegre. Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Da piccola mio padre mi chiamava “secondina”. 
Non perché avessi atteggiamenti persecutori e vocazione carceraria, ma perché l'essere al posto numero 2 ha segnato tappe decisive della mia vita (a partire dal fatto che sono la secondogenita).
Tutto è nato durante la mia prima gara di nuoto. Avevo 8 anni. Nonostante fossi prima per tutti i 100 metri della competizione, a pochi metri dal muro, mi sono fermata dove finiva la linea nera sul fondo della vasca.
Nessuno si è mai spiegato questa cosa.  
Nemmeno io. 
Fatto sta che questo piccolo incidente mi ha fatto arrivare seconda, e da allora sono secondina.
La cosa si è rinforzata durante la gara di corsa ad ostacoli alle scuole medie. 
Sono arrivata seconda. 
A competere, eravamo in 2.

E questo è il secondo.
L'autrice è Ilaria Proietti

Così è successo anche per il concorso dei Topi. Seconda su undici (Sì, sto migliorando!).
L'idea di fare un manifesto con il nostro roster, mi è subito piaciuta. 
La prima cosa che ho pensato è stata di mettere in risalto la bellezza dell'impressione del monotipo, la precisione dei caratteri, il colore dell'inchiostro, ma anche i piccoli difetti, che a me sembrano sempre bellissimi. Quindi ho optato per qualcosa di semplice e grafico. 
Da sempre amo molto i lavori manuali, saper fare, cucire, tagliare, disegnare, costruire. 
Quindi ho cercato di rappresentare quello che del corso mi è piaciuto di più, traducendolo visivamente: due mani che creano qualcosa (libri, in questo caso).

Questa è Ilaria Proietti, anche se non me la ricordavo con tutti questi tatuaggi.

Chi sono?
Ilaria Proietti, nata in gennaio, in una notte di tempesta. 
A scuola ero quella che disegnava le caricature ai professori.
Alle grigliate di carne, son quella che porta l'hummus e le verdure.
In autunno, son quella col cestino, che va a raccogliere i funghi (o i gattini neri abbandonati).
Alle gare, son quella che arriva due.
Le mie cose le trovate qui.

Come avrete capito, Ilaria Proietti, autrice dell'illustrazione numero 8, è arrivata seconda. E sembra essere afflitta dalla sindrome di Tano Belloni. Non male, alla fine: sempre meglio di Luigi Malabrocca.

Invece quella a destra è Giorgia Massetani,
qui fotografata a Sàrmede con Giulia Valentina Poggio.

Per la cronaca, il poster più votato è stato il numero 9, con 25 voti. E al numero 9 corrisponde Giorgia Massetani, giovane illustratrice italo-brasiliana, la cui bravura è pari solo alla timidezza, che ha evidentemente tratto molto giovamento dal corso di Anna Castagnoli, durante il quale ha appreso la peculiare tecnica di realizzazione dell'immagine. Ilaria, al secondo posto, è stata staccata di soli due voti.

Questo il lavoro di Laura Berni, terzo classificato.

Sempre la cronaca dice che al terzo posto (sul podio, ma purtroppo fuori dall'area premi) si è classificata Laura Berni, con le sue matite-razzo che hanno suscitato più di un commento entusiastico.  E la Menzione speciale Topipittori va, all'unanimità (tre voti su tre) a Julia Racsko, anche lei, però, senza neppure la consolazione di un cioccolatino.

Menzione speciale Topipittori (all'unanimità) per Julia Racsko.

Sono arrivati 114 voti validi (e poco più di una dozzina è stata espunta per eccesso di zelo), uno fuori tempo massimo e uno per posta elettronica (non conteggiati).
Ma non è finita qui: presto ci sarà un nuovo gioco per illustratori, aperto a tutti, e su un soggetto di gran moda. Cominciate a temperare le matite.
Ah, dimenticavo: grazie, grazie, grazie alle partecipanti al corso di Sàrmede che hanno realizzato il loro poster. Grazie anche agli altri, che se non l'hanno fatto è proprio perché non hanno potuto. Grazie a chi ha votato (anche a quelli che hanno provato a votare due o tre volte). E, infine, grazie a chi è arrivato a leggere fin qui in una normale giornata di lavoro.

lunedì 30 settembre 2013

Vota il poster: un po' gioco, un po' concorso.


Come probabilmente avete letto qui, il corso tenuto a Sàrmede nel giugno scorso ha incluso anche una gita di istruzione, con laboratorio, alla Tipoteca Italiana di Cornuda. In quella occasione, gli allievi del corso hanno composto a mano e stampato un poster, ma forse dovrei dire roster [in inglese, l'elenco dei nomi delle persone coinvolte in un'attività o in un'organizzazione], del corso.
Il docente non si è lasciato sfuggire l'occasione per gravare i poveri discenti di un compito a casa: illustrare il poster/roster. Entro una certa data. Ma consapevole che l'asino è sensibile al bastone quanto alla carota, ha aggiunto un piccolo incentivo: il poster più votato dai lettori del blog dei Topi, avrebbe ricevuto un premio. Anzi, un premione: un anno di Topipittori.
E l'incentivo è stato tale che qualcuno ha pensato bene di realizzare più di un poster.
Alcuni partecipanti non hanno partecipato. Alcuni sono assenti giustificati. Altri non si sa. Almeno uno è solo stato pigro.

ADESSO TOCCA A VOI!
1) Questi sono i poster.
2) Scegliete quello che vi piace di più (uno solo).
3) Lasciate un commento per esprimere il vostro voto. (Non è né bello né elegante votare più volte per il vostro preferito e, in caso di sospetti, possiamo verificare l'indirizzo IP del votante e annullare i voti multipli).
4) Avete tempo fino alla mezzanotte di domenica 6 ottobre.
5) Il primo e il secondo lavoro più votato vinceranno un anno di topi.
6) I vincitori verranno proclamati, e i loro nomi rivelati su queste pagine, martedì 8 ottobre.

Come si diceva ai tempi di Canzonissima: «Votate! Votate! Votate!».

Numero 1
Numero 2

Numero 3

Numero 4

Numero 5

Numero 6

Numero 7

Numero 8

Numero 9

Numero 10

Numero 11


Piccolo stacco pubblicità:
Se qualcuno fosse interessato a partecipare alle prossime edizioni di questo corso ha tre possibilità:
a) iscriversi al corso che si terrà a Monopoli (BA) dal 10 al 13 ottobre; ma deve affrettarsi perché ci sono ancora pochi posti e le iscrizioni chiudono domani (informazioni qui);
b) iscriversi entro il 13 ottobre al corso serale che si terrà a Milano, alla Scuola d'arte applicata del Castello Sforzesco, a partire dal 29 ottobre (chiedete informazioni qui);
b) iscriversi al corso che si terrà a Sàrmede nel giugno 2014.

giovedì 11 luglio 2013

E, in premio, una mela

Giovanni di Paolo, Creazione e Cacciata
dal Paradiso terrestre
, 1445, Metropolitan
Museum of Art, New York.
Al concorso di Associazione Tapirulan, che quest'anno propone ai partecipanti di illustrare il concetto di Eden, devo la scoperta di una incomparabile rappresentazione del paradiso terrestre, in cui mi sono imbattuta cercando in rete notizie sul tema.
L'autore è un a me finora sconosciutissimo Erastus Salisbury Field, nato nel 1805 nel  Massachusetts, e sempre nel Massachusetts defunto nel 1900, che, con rigore protestante, diede del paradiso una versione al contempo immaginifica e pignolescamente letterale.

Erastus Salisbury Field, The Garden of Eden, 1860,  Museum of Fine Arts, Boston.

E. S. Field, 1840. Dagherrotipo colorato dall'artista.

Una visione fra il lisergico e lo svizzero che mi appare, nel complesso, abbastanza esilarante. Erastus dipingeva in prevalenza ritratti, paesaggi e quadri a soggetto storico. Il suo non doveva essere un ambiente allegro, a giudicare dall'umore dei personaggi ritratti.
E anche il suo volto non sembra suggerire una personalità, come dire, lieve. Quanto alla sua monumentale rappresentazione della Repubblica Americana, a metà fra l'Angkor Wat e Dubai City, viene il sospetto che possa essere stata immaginata nel corso di qualche esperienza di paradiso artificiale.
Erastus a parte, non so se esista tema più frequentato, nella storia dell'arte, del Paradiso Terrestre.
Erastus Salisbury Field, Joseph Moore His Family, 1839,  Museum of Fine Arts, Boston.

Erastus Salisbury Field, Historical Monument of the American Republic,
1867-1888, Springfield Museum of Fine Arts.

Nell'iconografia occidentale, a partire dalla Bibbia, questo significa sostanzialmente Adamo ed Eva: dapprima beati a perder tempo in mezzo a una lussureggiante verzura, circondati da rivi cilestrini, fiori e animali; quindi nei pressi del fatidico albero della vita, spesso immortalati in compagnia del celebre serpente e dell'ancor più celebre mela, a rosseggiare beffarda su un ramo, con Eva nell'atto di desiderarla, coglierla o offrirla. E, infine, a far la parte di coppia più sciagurata della storia, cacciata in malo modo dalla località vacanze più ambita del Creato, per di più coperta di contumelie e maledizioni da un Padreterno molto ambiguo e decisamente sadico.

Masolino, Tentazione di Adamo ed Eva,
1424-25, Cappella Brancacci, Firenze.
Masaccio, Cacciata dei progenitori,
1426-28, Cappella Brancacci, Firenze.


























L'Eden, termine dell'ebraico che sta per giardino (mentre paradiso viene dal sanscrito paradesha, "paese supremo", da cui il greco paràdeisos), non è, come è noto, unicamente appannaggio dei cristiani: esistono Eden per diverse culture e religioni. Per esempio, per i musulmani è la Janna, per i guerrieri nordici il Valhalla, per gli induisti gli svarga. Tutti posti con caratteristiche abbastanza simili, poiché l'immaginazione nel dar forma al luogo che rappresenta il compimento di ogni umano e possibile desiderio sembra cadere in un singolare (e significativo) stato di paralisi, con le dovute eccezioni.

Lucas Cranach il Vecchio, Adamo ed Eva nel giardino dell'Eden, 1530,
Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Il concetto di Paradiso varia tuttavia non solo spostandosi nello spazio, ma anche nel tempo. Basti osservare come, dalle origini a oggi, sia mutato il semplice concetto di giardino, luogo attraverso cui l'umanità nel tempo ha realizzato, nella maniera se vogliamo più ingenua, ma anche più diretta, la propria idea di Eden. Un concetto che, nel corso della storia e secondo uno schema imprevedibile di corsi e ricorsi, si è concretizzato in una serie fantasiosissima e magnifica di creazioni vegetali e architettoniche del più vario tipo, che vanno da un estremo all'altro: da luoghi del tutto artificiali, contrassegnati da ordine, simmetria e geometria, intese come qualità della perfezione divina, a domini della wilderness più incontaminata, metafora della misteriosa forza divina che la pervade.

Lucas Cranach il Vecchio, Adamo ed Eva,
1533, Bode Museum, Berlino.
Lucas Cranach il Vecchio, Adamo ed Eva,
1538 - 1539, Národní galerie, Praga.





















Che il paradiso anche quando selvaggio, sia comunque sempre artificiale, in quanto costruzione squisitamente umana, è acquisizione dell'epoca moderna. E a questa desacralizzazione, o forse, meglio, laicizzazione e umanizzazione, contribuì certamente Charles Baudelaire con i suoi Les Paradis artificiels, in cui il termine paradiso è assunto a metafora degli effetti delle droghe sulla pische umana: smettendo con ciò di indicare la dimensione divina, espressione di Alterità, per passare a dimensione psichica, interiore, stato d'animo (e tuttavia, sempre per la serie di corsi e ricorsi della storia, vale la pena riflettere che le droghe sono state per un'intera generazione strumento di riappropriazione della dimensione del sacro).

Lucas Cranach il Vecchio, Adamo ed Eva,1526,
Courtauld Institute of Art Gallery, Londra.
Lucas Cranach il Vecchio, Adamo ed Eva,
Royal Museum of Fine Arts, Anversa.



















Lucas Cranach il Giovane, Adamo ed Eva, 1537,
Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda.
Hugo van der Goes, The Temptation, 1470,
Kunsthistorisches Museum, Vienna.























Se oggi fate una ricerca su Google digitando le parole Eden o Paradise, vi appariranno una sfilza di agenzie di viaggio, voli low cost, villaggi vacanze, località esotiche, spiagge, resort, buffet a base di pescioni e frutti tropicali, palmizi, singorine in costume da bagno, centri benessere. Senza contare le centinaia di paradisi della scarpa, della sposa, della pesca, della caccia e del bebè.
L'artista che maggiormente si dedicò ad Adamo ed Eva nel giardino dell'Eden, fu probabilmente Lucas Cranach il Vecchio, che su tale soggetto dipinse una quantità di tele impressionante. Viene il sospetto che la sua fosse una vera e propria fissazione.

Hieronymus Bosch, Il Giardino delle Delizie, 1480-1490,
Museo del Prado, Madrid.

Hieronymus Bosch, Il Giardino delle Delizie, 1480-1490,
dettagli, Museo del Prado, Madrid.

Quello che, invece, maggiormente si è avvicinato alla rappresentazione più esaustiva del concetto di paradiso è Hyeronimus Bosch, con il suo famoso Giardino delle Delizie: un'opera che antologicamente riassume praticamente tutto quello che l'umanità ha immaginato a proposito di Paradiso: da Adamo ed Eva, ai paradisi artificiali, da paradiso del sesso e della scarpa a parco dei divertimenti, un orrore fra Disneyland e i desueti, ma intramontabili baracconi dei vecchi Luna park, sebbene nella trasfigurazione di un genio.

Hieronymus Bosch, Il Giardino delle Delizie,
1480-1490, dettaglio, Museo del Prado, Madrid.
Dunque, gli illustratori che parteciperanno al concorso indetto da Tapirulan per la realizzazione dell'annuale calendario, che quest'anno ha come tema, appunto, l'Eden, non avranno che l'imbarazzo della scelta. E potranno avvantaggiarsi di una quantità di suggestioni e spunti davvero infiniti.
La ragione vera, per cui ho scritto questo post, a parte il fatto che il concorso di Tapirulan, di cui trovate qui tutti i riferimenti e le informazioni utili (termine ultimo per inviare gli elaborati, 18 ottobre), mi sembra una egregia iniziativa, sempre meglio organizzata e interessante (e in questa edizione, con tante novità), è che ho letto che gli organizzatori quest'anno come premio al vincitore assoluto, oltre a un assegno di 2000,00 euro, doneranno una mela.

Hieronymus Bosch, Il Giardino delle Delizie,
1480-1490, dettaglio, Museo del Prado, Madrid.
Sì, una mela. Un dono molto appropriato e spiritoso. Un bell'invito a trasgredire il proprio personale paradiso. Se io fossi illustratore, lo raccoglierei, in fondo pensando che ogni paradiso nasce per essere tradito o abbandonato. E se basta una mela per lasciarsi alle spalle un paradiso, vale la pena farlo subito: non credo esistano posti più noiosi, tremendi, rumorosi, sovraffollati, demenziali, mal frequentati di un paradiso, ovunque esso si trovi, come dimostrano il capolavoro di Bosch e i siti delle agenzie turistiche. (gz)

Notizia per i nostri cari lettori: con luglio, i post settimanali si sono ridotti a due, il martedì e il giovedì. E col primo agosto, il blog chiuderà per ripartire a settembre.


Hieronymus Bosch, Il Giardino delle Delizie, 1480-1490,
dettagli, Museo del Prado, Madrid.

mercoledì 20 marzo 2013

Il pigiama dei sogni: i vincitori (e qualche vinto)

Lunedì mattina, di buon'ora, abbiamo messo mano ai 407 messaggi che avete inviato per scegliere i tre pigiami dei vostri sogni.
Fiato alle trombe, Turchetti! Rullino i tamburi.
Le tre immagini più votate, dichiarate vincitrici dalla giuria popolare sono state realizzate da (in ordine alfabetico): Silvia BaroncelliLaura Campadelli; e Oran Going (dalla Malaysia). Chi dei tre ha preso più voti non lo riveleremo mai. Ma sappiate che, se non è esattamente un ex-aequo, pochissimo ci manca.

PREMIO "PIGIAMA DEI SOGNI": SILVIA BARONCELLI

PREMIO "PIGIAMA DEI SOGNI": LAURA CAMPADELLI







PREMIO "PIGIAMA DEI SOGNI": ORAN GOING (Thailandia)
Passando in rassegna tutte le email arrivate, abbiamo anche notato alcuni fatti interessanti.

1) Molti illustratori con opere selezionate in gioco hanno votato l'immagine realizzata da un altro. Bell'esempio di spirito ludico e di altruismo. Un doppio grazie a voi.

2) Qualcuno, preso dall'entusiasmo, ha votato due immagini o dato una scaletta di preferenze. Abbiamo tenuto conto solo della prima preferenza espressa e del primo messaggio arrivato.

3) Molti (ma proprio molti) si sono lasciati commuovere da una bambina di otto anni e mezzo, Livia Ghiglia, che sogna un pigiama con sopra stampato un gatto. Ma dato che i voti non sono bastati a Livia per entrare fra i vincitori, a lei conferiamo il Premio Speciale della Giuria.

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA: LIVIA GHIGLIA
4) Ci sono un sacco di persone che si chiamano con lo stesso nome (ma proprio uguale uguale) e decidono, misteriosamente, senza conoscersi e senza alcun coordinamento, di votare per la stessa immagine e nello stesso momento. Un solo esempio: ci sono ben cinque signore o signorine XY che, da account diversi, sabato intorno alle 14 hanno deciso di votare per una delle immagini in gioco. Jung l'avrebbe chiamata sincronicità. Ma forse ha un altro nome. Ed è un nome che ci mette molta tristezza.

5) Alcuni concorrenti hanno un numero impressionante di fratelli, cugini, zii e parenti vari, molto, molto, molto affettuosi. È bello saperlo.

6) Ci sono dei buontemponi che hanno degli account email dai nomi significativi. Citiamo fra gli altri: falso.falsi, email.falsa1; email.falsa2; e email.falsa3. Ci domandiamo se le usano tutti i giorni, per la normale corrispondenza, o se le hanno creata apposta per sostenere la loro illustrazione preferita in questo bel gioco.

Si sa che "per un punto Martin perse la cappa" e, visto quanto sopra ai punti 4 e 6, vi segnaliamo che il primo dei non vincitori è Giulia Bacchini.
PREMIO SPECIALE "PER UN PUNTO MARTIN PERSE LA CAPPA":
GIULIA BACCHINI

Il premio di consolazione per l'immagine cha ha ricevuto meno voti va a Francesca Zoboli (proprio lei, la sorella dell'editore). Il premio di consolazione consiste nella partecipazione al programma "A cena coi Topi". Quindi, Francesca, puoi preparare zuppa di lenticchie, polpette con purea di patate e formaggi assortiti. Arriviamo alle otto e mezza.

PREMIO DI CONSOLAZIONE "UNA LACRIMA SUL VISO":
FRANCESCA ZOBOLI

Grazie a chi ha disegnato. Grazie a chi ha guardato. Grazie a chi ha scelto. Grazie a chi ha votato.
(Se volete rivedere tutte le immagini selezionate per il gioco e scoprire a chi le ha realizzate per il gioco, potete cliccare qui: abbiamo aggiornato il post aggiungendo i nomi e i link dei tutti gli illustratori)