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mercoledì 5 giugno 2013

C'è tanto rosso da imparare

Un'immagine di Rosso Belevedere 2012.
Con la bella stagione, ammesso che il periodo si possa definire tale, le iniziative festivaliere dedicate a bambini, ragazzi e libri, pullulano in ogni parte d'Italia.
Così il prossimo fine settimana, dal 7 al 9 giugno, dovremmo essere dotati della capacità di bilocazione, per essere contemporaneamente a Narni e a Lizzano in Belvedere, dove rispettivamente si terranno Vedere Oltre e Rosso Belevedere Bambino (due eventi che devono avere, evidentemente, una matrice comune...). Siccome per ora questa facoltà ci è negata, su Rosso Belevedere, dove non potremo essere, pubblichiamo questo post scritto per noi, dopo numerose insistenze, dal suo organizzatore e inventore. Dal verso di una sua bella poesia (tratta da Chiedimi il rosso, Alessandro Riccioni, Book Editore, 2003) viene anche l'ispirazione per il nome della manifestazione.

Vieni, c'è tanto rosso da imparare,

sotto l'azzurro, sotto le verità lampanti

di fuochi lesti a farsi fumo.

Io, per altri fuochi mi preparo

in mezzo al verde, sotto le luci intermittenti

dei tanti che si fan nessuno.

Vieni, oggi non ho che questo rosso

caldo, bagnato e sterminato e mosso

e quando poi l'avrei imparato

ce lo racconteremo

tu, come vuoi

io, come posso



Rosso Belvedere è giunto alla sua terza edizione. Il progetto, quest'anno coniugherà il Bel Vedere con il Bel Sentire, inteso come esercizio per affinare la capacità di ascolto reciproca e di riflessione che è indispensabile a una comunità per restare unita, conquistare nuovi spazi e prefiggersi nuove mete.
Un paese vuol dire non essere soli, scriveva Pavese, in un momento in cui forse i paesi esistevano ancora. Proprio da qui noi vogliamo partire, riprendendoci quanto di più significativo un piccolo centro può offrire: la possibilità di condividere ogni cosa che accade, nel bene nel male, la possibilità di ricostruire una rete di incontri veri, di momenti di scambio, di piccole grandi opportunità. Di ritrovare molte di quelle pratiche sociali che oggi, spesso, tendiamo ad affidare al mondo del "virtuale".

Un'immagine di Rosso Belevedere 2012.

Di nuovo, ci affidiamo allora all'energia del Rosso per recuperare valori e spazi perduti di cui abbiamo bisogno perché legati alla nostra natura di esseri umani, votati alla ricerca di affetti, relazioni, emozioni. Di nuovo, ci affidiamo anche all'occhio attento e complice di chi questa terra l'ha scoperta da poco, di chi può vederla "da fuori".

La ex Colonia Ferrarese di Lizzano in Belvedere, sede del Rosso.

Ritrovare la nostra identità, nutrire le radici che ci tengono ancorati al territorio, studiare le sue tradizioni, il suo passato, sono i primi passi verso una visione chiara del nostro presente che possa poi stimolare nuovi modelli e nuove possibilità per noi e per chi verrà dopo di noi.
Abbiamo, insomma, bisogno di un futuro. A chi rivolgerci, quindi, se non hai bambini? Con chi costruire, se non con le famiglie? Ecco perché il titolo del 2013 è Rosso Belvedere Bambino. 
Qui sotto (oppure qui) trovate il programma della manifestazione che propone, fra le altre cose, incontri con autori, laboratori di pasticceria e illustrazione, merende e mostre di fotografia. Fra gli ospiti: Giulia Mirandola, Alicia Baladan, Maria Giaramidaro, Gianni Cristofori, Giovanna Carboni, Nicoletta Valdiserri, Milena Minelli e Sara Tarabusi della libreria Castello di carta di Vignola.


Una delle novità più interessanti e curiose di questa edizione è l'inaugurazione di due Little Free Libraries (Piccole Biblioteche Pubbliche, di cui in questo blog si è già molto parlato). Si tratta di un'idea nata nel Wisconsin, Stati Uniti, dove un privato cittadino ha installato la prima "casetta dei libri" nel suo giardino, dando il via a una rete in continuo sviluppo che sta conquistando giardini privati, parchi urbani e altri luoghi di tutto il mondo.

Lo scambio di libri, di consigli di lettura, altro non è che un momento di socializzazione e di incontro che non ha, una volta tanto, alcun valore economico poiché, come si legge anche sulle etichette ufficiali dei libri in scambio, il tutto avviene "sempre gratis e mai per vendita". La "rete" di queste piccole biblioteche gratuite si sta diffondendo in tutto il mondo e noi siamo particolarmente orgogliosi di essere la prima realtà in Italia in un piccolo paese e di essere i numeri 5360 e 5361 nel mondo.
Le nostre Little Free Libraries saranno sistemate nei giardini pubblici di Vidiciatico e Lizzano in Belvedere. La nostra scommessa è che diventino patrimonio comune, da utilizzare, proteggere e, magari, da incrementare in altri spazi del nostro territorio.
Il primo passo è stato fatto grazie al lavoro delle maestre e dei genitori delle due Scuole dell'Infanzia di Lizzano e Vidiciatico. La speranza è che altre scuole possano adottare questo progetto e contribuire al suo sviluppo.

Una delle Little Free Libraries quasi terminata, nella falegnameria di Arredamenti Caselli.

Se avete intenzione di venirci a trovare (cosa che vi consiglio, non solo, pro domo mea, per il festival, ma perché se non conoscete l'appennino tosco-emiliano, forse non sapete che è bellissimo), qui trovate un po' di informazioni.
Contatti: e mail - rossobelvedere@libero.it  - cellulare: 349-1011346 (Alessandro).
Rosso Belvedere si terrà nel bellissimo spazio dell'Ex-Colonia Ferrarese, degli inizi del Novecento,
in via Roma 40 (angolo via III Novembre), a Lizzano in Belvedere.
Come arrivare: Autostrada A1, uscita Sasso Marconi, poi direzione Porretta Terme (c.ca 50 km.), lungo la Statale Porrettana n. 64. Distanze: Bologna, 65 km; Firenze, 80 km; Pistoia, 50 km.   

Alessandro Riccioni in una ritatti di Davide Cerati.

martedì 9 ottobre 2012

Come mai tutto pesa?


Domenica sera sono tornata dal Festival Tuttestorie, che si è tenuto a Cagliari nei giorni scorsi. Era la prima volta che partecipavo, ne avevo molto sentito parlare, ma l'esperienza diretta è un'altra cosa. Sono molte le cose che si potrebbero raccontare. Oggi però voglio ringraziare le organizzatrici: Cristina Fiori, Manuela Fiori e Claudia Urgu (con il supporto di un plotone di volontari, bravissimi e devoti). Non so come ci siano riuscite, ma il festival è preso d'assalto da orde di bambini, ragazzini, insegnanti, genitori, autori, illustratori, e tutto, ma proprio tutto, funziona. E già questo è un risultato non da poco. Capita, lo sappiamo tutti, che di ritorno da festival e saloni vari ci si chieda se davvero questi scambi abbiano un senso, se davvero rimane qualcosa a chi si incontra, se la lettura, i libri riescano a passare attraverso eventi di questo tipo.


A Cagliari questo succede. Succede perché si vendono montagne di libri. E questo sarà un risultato meramente commerciale, ma è la prova che le persone, i libri di cui hanno sentito parlare, li vogliono avere, presumibilmente per leggerli. E questo è un primo dato. Il secondo, è che i bambini che si incontrano conoscono i libri di cui si parla.
E non approssimativamente. Li conoscono benissimo per averli letti con attenzione e questo è un merito di chi li ha offerti loro in modo adeguato: gli insegnanti. Terzo, anche gli incontri non legati alle scuole funzionano a meraviglia. I bambini non conoscono da prima i libri, ma ascoltano e guardano con grande attenzione, sono educati e partecipano con grande entusiasmo.
Sono stata tre giorni all'Exmà, dove si è tenuto il festival e sono stati tre giorni intensi e vivissimi, di incontri, scambi di idee, parole e visioni. In uno dei miei incontri, sul libro Cose che non vedo dalla mia finestra, giudicato difficile per bambini, libro più da adulti, ho avuto la riprova che non è così e che i bambini sono filosofi nati, amano ragionare, pensare, osservare, riflettere, immaginare, e dei pensieri che hanno amano parlare con gli adulti disposti ad ascoltarli. E l'impressione è che non vorrebbero smettere più.

Noi, che lavoriamo con loro e per loro - editori, autori, illustratori, insegnanti, bibliotecari, librai eccetera – perdiamo la voce a spiegare che i bambini sono sempre all'altezza dei libri che si danno loro, anche di quelli che sembrano più “difficili” magari solo perché non hanno quei connotati di libro per bambini a cui la produzione destinata al largo consumo ci ha abituati. Eppure, ogni volta, davanti alla straordinaria e profonda capacità di pensiero dei bambini rimaniamo, per primi, di sale.
Che cosa intendo è facile dimostrarlo con ciò che è accaduto in questa occasione. Il Festival Tuttestorie quest'anno era dedicato al tema: L'Incomprensibile (nel sito di Tuttestorie, sezione festival, leggete la spiegazione, che merita) Un tema bellissimo e adattissimo ai bambini. Nei mesi precedenti e nei giorni del Festival, i bambini sono stati invitati a esprimere le cose che non capiscono del mondo. Una miniera di incredibili pensieri che, sono confluiti sui tavoli dell'Ufficio Poetico Comprensivo tenuto da Bruno Tognolini, Francesca Amat e Andrea Serra. E lì sono stati scelti, trascritti, stampati ed esposti “come veridici responsi oracolari”. E non prendetela come una battuta. Quelli che vi propongo, li ho fotografati nella sala dove ho tenuto gli incontri. Leggeteli. Alcuni vi faranno pensare: come mai io non penso più cose così importanti? Così belle? Così vere?



Altri vi faranno sorridere: ma poi vi accorgerete che non si tratta affatto di spiritosaggini. Perché le domande apparentemente più buffe o facili sottendono sensatezza, serietà e lucidità di ragionamento. E, infine, forse penserete quello che ho pensato io: che questi sono bei pensieri. Cioè pensieri belli: esteticamente belli. Perché la bellezza è la forma assunta da profondità, verità e compiutezza.
Per me sapete cosa è incomprensibile? Che i bambini continuino ad avere tanto poco credito presso noi adulti.
Il maggior merito del Festival Tuttestorie, fra tutti i meriti che ha, è di dircelo.
A voce alta, forte e chiara.














giovedì 27 settembre 2012

Guardare per leggere!

[di Giulia Mirandola e Maria Giaramidaro]

Rovereto, Giardino Dame Inglesi.
Questo è il racconto di un progetto di promozione della lettura nato all'inizio dell'estate e maturato poco a poco nella calura, tra il Trentino e la Sicilia. Invece dell'uva, in questo inizio d'autunno noi, cioè Giulia e Maria di OliverLab, raccogliamo Un Bastimento di Libri, una tre giorni dedicata ai libri con le figure, che si tiene a Rovereto dal 28 al 30 settembre in occasione di Educa Festival V edizione.

Dal principio l'idea è stata quella di abitare un luogo situato nel cuore della città di Rovereto solitamente chiuso al pubblico, e farlo parlare muovendoci attorno alle sue piante, fiori, muri, insieme alle figure dei libri e ai libri con le figure.
Si tratta del Giardino Dame Inglesi, qui mostrato ancora spoglio dei gazebo che ci serviranno da venerdì per lavorare.

In giardino portiamo un vasto assortimento di albi stranieri e italiani. La scelta è stata quella di valorizzare i libri scritti in lingua tedesca, inglese, spagnola, francese, portoghese. Educa è un festival cui approdano moltissimi insegnanti che vivono in prima persona l'esperienza della lingua straniera veicolare. Inoltre, il Trentino Alto-Adige è storicamente una regione dove la lingua tedesca ha radici profonde.





















A chi studia e parla le lingue europee, in particolare, è dedicata la sezione dei libri stranieri, merce rara in Italia perfino nelle librerie specializzate. Einfach Alles! (Rotraut Susanne Berner, Klett, 2009), Taller de pintura (C. F. Arias, Media Vaca, 2005), The Line (Saul Steinberg, Nieves, 2011), Counting Birds (Alice Melvin, Tate Publishing, 2010), Axinamu (Pittau & Gervais, Les Grandes Personnes, 2010), Zu Zweit (Rainer Griese, Gerstenberg, 2009), Auto (Sebastian Cremers, Hermann Schmidt Verlag, 2011), ABC Tam Tam (G. Pagni, Memo, 2012), Jardin des Plantes (A. Strindberg, A. Marinoni, Notari, 2012) arrivano da case editrici specializzate nella progettazione di albi illustrati per l'infanzia e non solo. Il Bastimento, infatti, comunica con un pubblico di bambini e di adulti.

Lo spazio fra la piccola libreria e la zona per i laboratori con le scuole e gli incontri con gli autori ospiti misura la bellezza di un ginkgo biloba circondato da glicini. Il giardino delle piante, non a caso, è il titolo dato all'attività di osservazione e di produzione grafica affidata a 25 bambini di una quinta elementare, guidati da Antonio Marinoni venerdì mattina. I pomeriggi saranno invece aperti a curiosi di ogni età, Marinoni racconterà il suo lavoro di illustratore, a partire dalle pagine dei libri usciti per Topipittori e Notari. Paola Parazzoli, ai piedi di un cedro secolare, entrerà nel vivo di Raccontare gli alberi .

Magliette, taccuini e tazze di Planeta Tangerina.



Il Bastimento, oltre a essere un punto di vendita e di partecipazione, è un contenitore di informazioni per chi cerca materiali e spunti di orientamento sui progetti di promozione della lettura dell'albo illustrato, attivi sul territorio. Nel 2011 la casa editrice Babalibri scelse il Trentino Alto-Adige come regione pilota per il progetto Una Minibiblioteca a scuola. A un anno di distanza, nasce Una biblioteca a scuola, una versione ampliata della precedente edizione, cui partecipa anche l'editore Topipittori, con proposte di lettura non più rivolte solo ai nidi e alle scuole dell'infanzia, ma anche alla scuola primaria.

Il sabato è giornata di visite mattutine ai musei della città (il Mart è a due passi, Casa Depero a cinque) e di soste pomeridiane sul Bastimento: sono in arrivo da Urbino, Vicenza, Bologna e Brescia, Chiara Armellini con Ti faccio a pezzetti, Alicia Baladan con Cielo bambino, Margherita Micheli con In viaggio con papà, Giulia Sagramola con Bacio a cinque, che insieme a Marinoni con L'ora blu, e Velluto. Storia di un ladro, firmeranno le copie dei loro libri.

La chiusura del Bastimento, domenica 30 settembre, abbiamo immaginato potesse portare con sé un messaggio rivolto ai lettori di figure, ma anche agli artigiani, ai turisti, ai grafici, ai cuochi: ci sono figure

da libro che finiscono in cartolina, figure da libro che tornano serigrafate su strofinacci e grembiuli, figure da libro da mangiare come biscotti. Non lo scriveremmo, se non avessimo elementi fondati per credere che ciò sia realizzabile: Miracittà e Progetto Handdruck sono due esempi di applicazione dell'illustrazione contemporanea, ai campi della progettazione turistica e di quella grafica e tessile. Li presenteremo entrambi in compagnia di alcuni protagonisti, con in mano mazzi di cartoline da colorare e stoffe con cui realizzare tovaglie, cucire pupazzi, dare forma a copri teiera fuori dal tempo.

Progetto Handdruck.
Miracittà di Madalena Matoso e Bernardo Carvalho.



















lunedì 13 giugno 2011

Una tendopoli per i piccoli nomadi della lettura

[di Saba Farivar]

La Tribù versione 2008
Vorrei iniziare questo breve testo, ringraziando calorosamente il “signor Canton” e Giovanna per la possibilità che mi stanno dando e soprattutto per la pazienza dimostrata nell’aspettare un mio testo che raccontasse la Tribù dei Lettori.

La Tribù dei Lettori, la cui edizione 2011 si è conclusa lo scorso 31 maggio, è nata cinque anni fa. Nel tempo è cresciuta, in parte è anche cambiata e soprattutto si è espansa, invadendo pacificamente sempre più spazi di Roma e della Provincia, andando a coinvolgere un numero sempre maggiore di lettori, piccoli e grandi, insegnanti, editori, autori, illustratori e da quest’anno anche librai. Quella che è rimasta immutata è la voglia di creare momenti e spazi in cui potersi fermare e dedicarsi a una delle attività meno praticate del nostro tempo: leggere. Un leggere di qualità fatto non solo di parole, ma anche di immagini, suoni, voci, emozioni. Generalmente quando bisogna descrivere un evento si tende a considerare soprattutto i numeri. In questa sede, mi piacerebbe farli passare in secondo piano, per dare maggiore spazio a quell’aspetto più emotivo che è stato e continua a essere il motore della Tribù. Non vorrei per questo sembrare eccessivamente romantica, ma credo che il volto dei bambini rapiti dal racconto di un libro, dalle immagini che esso porta e spesso anche l’emozione data dalla voce che si presta per accompagnarli in questo viaggio, sia veramente il motivo per cui abbiamo deciso di creare la Tribù dei Lettori.

La Tribù versione 2010
Il primo passo è stato quello di creare uno luogo che potesse accogliere quanti volessero entrare a far parte della tribù. Da qui l’idea di allestire dei teepe indiani che andassero a contaminare gli spazi urbani e all’interno dei quali poter trasmettere la passione e l’amore per la lettura. Sono proprio le tende, oggi, il simbolo più autentico e riconoscibile del fatto che la Tribù si riunisce a cadenza annuale. Il primo accampamento è nato nei Giardini di Villa Borghese, nell’estate del 2007, dove per oltre un mese si sono alternate letture ad alta voce e letture libere. Data l’ottima risposta, l’anno successivo ci siamo spinti ancora oltre, coinvolgendo direttamente quanti, tra gli editori di libri per bambini e ragazzi, investono soprattutto sulla qualità del loro lavoro.

La Tribù versione 2011
Credo sia stato proprio l’incontro e il confronto con il mondo dell’editoria a segnare un altro di quegli aspetti fondamentali e fondanti della Tribù, che ha portato nei due anni successivi a un infittirsi di relazioni, non solo tra editori, ma anche tra autori, illustratori, associazioni di lettura, bibliotecari, insegnanti e genitori. Ancora saldamente innamorati di quello stupore e di quella meraviglia che compare sui volti dei più piccoli, ma anche dei più grandi con la lettura o l’ascolto di un buon libro, la Tribù dei Lettori nel 2010, grazie anche al sostegno delle istituzioni, è divenuta una vera e propria realtà del panorama culturale di Roma e della Provincia. Ne sono nati infatti un  premio letterario, le Scelte di Classe, e la Festa della Lettura con i ragazzi. A questo punto è inevitabile scendere nel dettaglio dei numeri e delle definizioni dalle quali, come dichiarato all’inizio, avrei volentieri fatto a meno.

Il premio Scelte di Classe è un progetto volto a promuovere le proposte più significative e innovative del nostro panorama editoriale, selezionate da un Comitato Scientifico;  una giuria di ragazzi dai 5 anni 13 anni di Roma e della Provincia, durante un intero anno scolastico, è chiamata a leggere i titoli selezionati, divisi per fasce d’età, decretando, alla fine, quale sia il miglior libro dell’anno. Ad accompagnare il lavoro di ragazzi e insegnanti durante la lettura dei libri, oltre a incontri in classe con personale specializzato, è stata affiancata anche la pubblicazione di un vero e proprio catalogo con schede e approfondimenti per ciascun libro. La Festa della Lettura, ormai alla sua seconda edizione, è invece, una vera e propria festa, dove ragazzi e bambini, con la scuola o con le famiglie hanno la possibilità di incontrare autori, partecipare a workshop con artisti e illustratori, vedere mostre, ascoltare storie lette, non solo da lettori esperti, ma talvolta anche da attori del cinema italiano. Nell’edizione appena conclusasi, la città è stata letteralmente invasa, andando a coinvolgere 13 luoghi di Roma e Provincia, dal centro alle zone più periferiche. Fondamentale, per questo, è stata la partecipazione e la collaborazione di alcune librerie specializzate per bambini e ragazzi. A ognuna di esse è stata infatti affidata una tenda, all’interno della quale, si è susseguito, dal 26 al 31 maggio, un ricco calendario di appuntamenti, tra letture, incontri e laboratori.

Albertine e Germano Zullo incontrano i bambini a Casina di Raffaello
Obiettivo di quest’anno, che a posteriori possiamo dire raggiunto, è stato infatti riuscire a comunicare a quanti più bambini e ragazzi, scuole e famiglie, la passione e il piacere della buona lettura che nel futuro ci auguriamo continui a coinvolgere e “contaminare” sempre più persone.  Il segreto per tutto questo, credo stia in quell’equilibrio tra validità delle proposte culturali e voglia di mettersi continuamente in gioco, alla ricerca di stimoli sempre nuovi. La Tribù dei Lettori si potrebbe per questo definire come un vero e proprio fenomeno, che al di là di alcuni punti fermi, vorrebbe soprattutto continuare a crescere e a muoversi, perché animata da quello spirito vivo e libero che solo il giusto incontro tra lettore e libro può far scattare.

martedì 1 marzo 2011

Dare senso alle figure. Dare forma alle emozioni

Illustrazione di Giulia Sagramola per il concorso
"Un regalo per te: la tua paura più grande".
In pochi anni, il Festival Internazionale del fumetto Bilbolbul, che si terrà dal 2 al 6 marzo, a Bologna, è diventato un appuntamento importante, un punto di riferimento imprescindibile nel nostro paese. Il merito è degli organizzatori, Hamelin Associazione Culturale, bravi a cogliere lo spirito giusto in cui fare maturare una proposta del genere, cercando di aprirsi il più possibile alle  sollecitazioni offerte da questo ambito, ribollente in tutto il mondo di talenti e iniziative, e nello stesso tempo, decisi a mantenere rigorosamente alta la qualità delle proposte. Cosa che fa pensare che chi ha fiducia nell'intelligenza e nella curiosità di un pubblico, solitamente ignorato, viene premiato, anche dai numeri. Uno dei meriti di chi ha pensato a questo festival è aver allestito un sito (e un blog) dettagliatissimo e ricchissimo. Per cui per ogni informazione su eventi, autori, luoghi, orari ecc. vi consigliamo di riferirvi a questo, sia che siate interessati alle iniziative rivolte ai bambini e ai ragazzi sia a quelle per gli adulti.

Illustrazione di Yan Cong
 da Canicola bambini.
Con Liliana Cupido, che gentilissimamente ci ha concesso un po' del proprio tempo, vorremmo invece cercare di capire alcune cose sul tema bambini e fumetto.
Siccome a brevissimo anche Topipittori sarà editore di una collana di fumetti per bambini, Anni in tasca graphic, nata da una costola degli Anni in tasca, la prima domanda prende spunto da un aneddoto. Alla riunione dei nostri venditori, la notizia che presto alla narrativa si sarebbero aggiunti dei fumetti è stata accolta con qualche sospiro, qualche sopracciglio aggrottato o levato, qualche sguardo interrogativo, come a dire: “Ma era necessario?”, “Ma chi ve l'ha fatto fare...”

Insomma, i venditori non sono mica tanto contenti, quando si parla di fumetti per bambini, perché pare che siano degli ossi duri, sui banchi delle librerie. Invece, voi di Bibolbul ogni anno, mostrate di dedicare sempre più spazio alla sezione dedicata i piccoli: BBB Bambini. Da che stimoli e con che obiettivi nasce questa determinazione?

Fondamentalmente ci interessa puntare un faro sul valore pedagogico del linguaggio e sulle sue potenzialità, rimettendolo al centro della discussione di un discorso più ampio sul visivo. Le sollecitazioni e gli stimoli a cui sono sottoposti oggi i più giovani sono così tanti da rendere quasi obsoleta la frequentazione di un linguaggio come il fumetto. Ma i bambini continuano a chiedere storie. Per questo lavoriamo sulla formazione di lettori, trasmettendo passioni attraverso le storie stesse e facendo alfabetizzazione al linguaggio. Troppo facile affermare che i ragazzi non leggono più, più difficile invece è trovare, ad esempio, insegnanti che sappiano innescare stimoli su linguaggi diversi e intraprendere percorsi di lettura a 360°.

Illustrazione di Francesca Ghermandi, 
 da Canicola bambini.
Le vostre proposte per i piccoli sono sempre accompagnate da un ricco ventaglio di proposte didattiche pensate per le scuole. Significa che gli insegnanti, e in generale, gli adulti hanno abbandonato le tradizionali resistenze nei confronti del fumetto, e si avviano a considerarlo un linguaggio interessante anche dal punto di vista formativo?

Le reazioni degli adulti verso il fumetto sono molteplici; come dicevi prima tu, esiste una reazione del tipo "venditori", scettica o poco propulsiva; oppure una reazione di "resitenza", che bolla il fumetto come una cultura "bassa", quindi non degna di diventare un riferimento pedagogico. Tuttavia, e questo è uno degli obiettivi dell'intero festival, il fumetto è un linguaggio che va insegnato di nuovo. Nel nostro quotidiano lavoro di promozione del fumetto (che valica i quattro giorni di BilBOlbul) cerchiamo di sottolineare le potenzialità di un linguaggio che integra parola e immagine. C'è una forte necessità di far propria e di strutturare una grammatica visiva, e il fumetto da questo punto di vista è uno strumento che offre molti spunti: la costruzione sequenziale delle vignette, il rapporto temporale fra immagini e testo; le metafore visive; il bambino impara a legare e dare senso alle figure inserendole in un discorso complesso. Non da ultimo si confronta con una dimensione narrativa. Insistiamo molto sul fatto che poi questa dimensione possa diventare un veicolo per stimolare la riflessione su se stessi e la narrazione di sé. E per tornare alla tua domanda: l’esperienza nelle scuole ci ha fatto capire che i laboratori con le classi hanno molto più senso se preceduti dalla preparazione degli insegnanti. Si tratta di una fase in cui spesso smontiamo pregiudizi, aggiorniamo sulla produzione attuale, presentiamo storie e metodologie di lavoro inedite. Destiamo curiosità e, forse, conquistiamo nuovi lettori.

Illustrazione di Giacomo Nanni,
da Canicola bambini.
Il fumetto, da che esiste, è stato centrale nella crescita delle nuove generazioni, e non da oggi, basti pensare a quel che raccontava Italo Calvino del suo rapporto con le strisce del Corriere dei Piccoli”. Qual è il fulcro di questa passione reciproca fra bambini e fumetti, a tuo avviso?

A ragione citi Calvino e con lui non possiamo non chiamare in campo anche Rodari che del fumetto si è fatto “avvocato in Grammatica della fantasia. Rischierò di ripetermi, ma credo che il fulcro stia tutto nelle figure che raccontano e nell'ebbrezza, chiamiamola così, che provoca il ritmo narrativo delle vignette al cui interno giocano di squadra balloons, didascalie, onomatopee. Lo spazio bianco tra una vignetta e l’altra è l’ulteriore punto di forza a mio avviso, passaggio in cui il lettore è chiamato ad intervenire continuamente con un processo inferenziale che, per quanto complesso, ha una componente ludica intrinseca.

Illustrazione di Tove Jansson.
Quest'anno apprendiamo con gioia della mostra che dedicate ai bellissimi Mumin. Una magnifica voce nordica come quella di Tove Jansson, autrice multiforme di picture book, romanzi, fumetti, cosa ha di interessante da dire ai bambini italiani? 

I Mumin parlano d’infanzia e all’infanzia con chiarezza e esattezza, come pochi altri personaggi di fumetti per bambini. La Jansson inventa un mondo parallelo, un altrove dove vivono piccoli troll; è un universo grafico in primis, disegnato con un segno sintetico che entra immediatamente, quasi per assorbimento, in dialogo con il piccolo lettore. I Mumin nel loro quotidiano a fumetti mescolano avventura, fiaba, sogno, realtà, stando sul crinale, come funamboli, o come i bambini quando giocano. Da qui deriva la naturale empatia.

Illustrazione di Émile Bravo
da Le avventure di Spirou.
 Se da una parte vi rivolgete alla scuola, dall'altra, per esempio con il numero di Canicola interamente dedicato ai bambini, con voci di fumettisti nuovissime e non convenzionali, ma anche con le mostre dedicate a Bravo e ad Alfred (che, fra l'altro, ha illustrato una storia del nostro Guillaume Guéraud...), puntate dritti ai giovani lettori senza intermediazioni, facendo appello alla loro curiosità e alla loro mancanza di pregiudizi, bypassando gli adulti. Il fumetto per i bambini e i ragazzi è ancora, e deve rimanere, uno prezioso libero spazio di lettura da difendere e preservare da ingerenze (per esempio scolastiche o genitoriali)?

Certamente. Il fumetto può spingere in una direzione di grande libertà; lo fa offrendo molteplici stili e segni, come mostrano gli autori esposti a BilBOlbul. Così i bambini si trovano in mano una cassetta degli attrezzi, piena di utensili che servono da chiavi per leggere ciò che li circonda in maniera personale, per comprendere il mondo da sé. Al tempo stesso il fumetto è costituito di tanti strati, che permettono al lettore di scavarlo lentamente, a più riprese. Con Canicola c’è una scommessa alla base: chiedere disegni e storie per bambini ad autori che, per la maggior parte, non si sono confrontati con la narrativa per l’infanzia direttamente. Aldilà della riuscita o meno dell’esperimento, quello che conta è il progetto che vi sta dietro e il segnale che si vuole dare: proporre immagini e immaginari che destino stupore, elemento che sta alla base della relazione estetica tra fruitore e opera, e dimostrare, nel nostro piccolo, quanto sia necessario investire e rischiare in questo campo.
Illustrazione di Alfred, da Ocatve.

Siete al quarto anno di un concorso, a quanto pare molto amato, che coinvolge le scuole elementari e medie di Bologna e provincia. Dopo alcuni incontri dedicati al linguaggio dei fumetti, i ragazzi sono invitati a realizzare i propri elaborati su un tema da voi proposto: quest'anno è quello, principe, delle paure (abbiamo visto che l'immagine scelta per rappresentare questo concorso è di Giulia Sagramola che inaugura Anni in tasca graphic con la sua graphic novel autobiografica Bacio a cinque). Secondo te, rispetto all'uso della sola scrittura o del solo disegno, il fumetto cosa offre in più ai bambini, come linguaggio creativo?

Uno degli obiettivi principali dei laboratori è quello di far passare l’idea del fumetto come strumento che i bambini possono usare per raccontare storie ma anche, e soprattutto, per auto raccontarsi. Se consideriamo il disegno e il racconto di sé (orale e scritto) importanti atti di riflessione e di rielaborazione del proprio vissuto fin dall’infanzia, il fumetto, come linguaggio che si innesta tra quello linguistico e quello visivo disponendo di entrambi, offre delle possibilità creative eccezionali. L’uso di parole e immagini in sequenza rende il fumetto un linguaggio tanto attraente quanto complesso per i bambini che si accingono a farlo proprio: l’affetto nei confronti delle immagini provoca una partenza spontanea sia nel momento della lettura che della loro produzione; contemporaneamente, la necessità di razionalizzare il momento creativo per fare i conti con una trama, con la scansione di vignette in sequenza, l’uso combinato di didascalie, balloons, figure, potenziali inquadrature diverse, segni e simboli specifici, rappresenta un banco di prova per numerose capacità (di sintesi, in primis). Forse anche per questo alla fine dei lavori i bambini dimostrano una grande soddisfazione nei confronti dei risultati; giocando ruoli diversi - scrittore, scenografo, disegnatore - danno forma alle loro emozioni dentro a un quadro che è solo apparentemente rigido, usando semplicemente carta e matita.

Illustrazione di Tove Jansson.