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giovedì 3 dicembre 2015

Arrivano i Minitopi

La prima volta che ho visto un libro illustrato in edizione economica è stato alcuni anni fa al salone di Montreuil, a Parigi, allo stand di L'école des loisirs, che è una delle case editrici di libri per ragazzi più importanti del mondo, con un catalogo fantasmagorico in cui albergano sfilze di capolavori.

Non ho idea di quanti libri abbiano pubblicato dall'inizio della loro storia, che data 1965 (ha compiuto 50 anni, quest'anno). Ma insomma qualche migliaio. Data la qualità del catalogo e la necessità di non lasciare impubblicati libri importanti, molti dei quali diventati classici della letteratura illustrata, ecco la necessità di editare numerosi titoli in edizione economica.

Al loro stand a Montreuil, se mai ci andrete o ci siete già stati, ce n'è una intera parete. Personalmente ne feci incetta: costavano poco e c'erano un sacco di titoli che volevo prendere da un pezzo. Grazie al basso costo e alla qualità dell'edizione, che pur in formato ridotto e in brossura, è ben realizzata, potei soddisfare la mia avidità.


Dopo undici anni di vita, ai Topipittori si è posto lo stesso problema. È chiaro, questo momento viene per tutti gli editori: alcuni libri si esauriscono ed escono dal catalogo e si deve decidere se ristampare o no. In molti casi la risposta è naturale, quando un libro continua a vendere senza interruzioni o cali, si ristampa. Ma ci sono libri che hanno vendite meno costanti e che tuttavia continuano sia ad avere un mercato sia a essere richiesti dal pubblico, che spesso si rivolge all'editore pregandolo di ristampare. Per questo tipo di libri l'edizione economica è la soluzione ideale: rimette in circolo libri che hanno ancora una vita possibile a un costo inferiore, sia per il pubblico sia per l'editore. Il prezzo basso, inoltre, è un incentivo per una fascia di pubblico rimasta tagliata fuori dall'acquisto di libri troppo costosi per il prezzo di copertina dell'edizione cartonata, per forza di cose più alto, data la qualità di stampa e di rilegatura.


Il primo libro che uscirà nei nostri Minitopi, così ci è parso naturale chiamare le nostre edizioni economiche, è E sulle case il cielo, di Giusi Quarenghi e Chiara Carrer, che a oggi ha avuto quattro edizioni. L'edizione economica costa 12,00 euro e non ha un formato ridotto, rimasto quello originale: 13 x 19. Avrà anche due contenuti speciali: due scritti. Il primo è di Roberto Denti, uscito su Liber n. 77, sulla poesia per ragazzi e sulla novità che, nel 2007, questo libro introdusse nel panorama della proposta editoriale della poesia per ragazzi; il secondo, di Giusi Quarenghi che riflette sulla lingua poetica.
Nel 2016 usciranno almeno altri tre Minitopi, ma i titoli non ve li riveliamo, perché vogliamo siano una sorpresa. Avranno formati un po' più ridotti rispetto ai cartonati, ma promettiamo accessibilità, un prezzo contenuto, combinata a una buona qualità di edizione per carta e stampa. Quindi state all'occhio.

lunedì 30 novembre 2015

1 buona ragione per acquistare 20 buone ragioni

A volte le buone idee vengono per caso. E senza nemmeno faticare troppo.
Era il 12 dicembre 2011; decidemmo che due giorni dopo, il 14, avremmo organizzato il mercatino di Natale dei Topi: l'anno prima l'avevamo fatto ed era andato bene. Perché non ripeterlo? Così lo mettemmo in piedi in quattro e quattr'otto, fra mille altri impegni, dato che quello prenatalizio è uno dei periodi più forsennati dell'anno.

Arrivò sera e rimaneva solo da immaginare il modo di dare la notizia sul nostro blog. Era tardi, eravamo stanchi. Prima di andare a dormire mi venne l'idea di un decalogo (che poi si allungò a venti punti) e la buttai giù. Insomma, magari non era originalissima (dalle dodici tavole in poi), ma sicuramente era una soluzione.

Mentre lo scrivevo, per dare un po' di verve al tutto pensai di movimentare la grafica della pagina con colori, corpi e caratteri diversi. Il risultato fu questo. Ok, non è una cosa esteticamente da strapparsi i capelli o andar fieri, sono d'accordo.




















Ma il giorno dopo, quando lo postammo, le visite immediatamente si impennarono e rimasero alte per tutta la giornata e per i giorni successivi. Tant'è che poi le 20 buone ragioni per regalare un libro a un bambino fu uno dei 10 post più letti della storia del nostro blog.
Fu così che, nel corso del 2012, ci venne l'idea: per il materiale promozionale della casa editrice, anziché fare come sempre le cartoline con illustrazioni tratte dai nostri libri, avremmo realizzato le 20 buone ragioni per regalare un libro a un bambino, in un pacchettino di 20 cartoline + copertina. Un oggetto regalo da offrire ai librai, ai bibliotecari e ai clienti più affezionati.







































Giulia Sagramola, sopraffina grafica e illustratrice, di cui apprezziamo lo stile, l'ironia, la classe e le idee, ci parve la persona giusta a cui affidare la sua progettazione: ogni buona ragione avrebbe dovuto essere realizzata con un lettering a sé che facesse da cassa di risonanza al significato delle frasi, utilizzando la forma della scrittura come vera e propria illustrazione.




















Giulia fece un lavoro molto accurato: le cartoline tutte insieme sono una vera festa per gli occhi, tant'è vero che in seguito sono state utilizzate da molte librerie, biblioteche e festival per addobbare vetrine, zone ragazzi eccetera. Le 20 buone ragioni ebbero un grande successo anche tra i nostri lettori, tant'è che rapidamente andarono esaurite (nella costernazione generale). A ogni fiera, incontro, presentazione non facevamo che incontrare gente che ce le chiedeva e, alla notizia che non erano più disponibili, ci invitava a ristamparle. Abbiamo anche ricevuto tante richieste per mail e attraverso i social network: persone che le volevano acquistare e rimanevano deluse alla nostra risposta negativa.




















È questa la ragione per cui, oggi, ben tre anni dopo, le 20 buone ragioni escono in libreria, questa volta a disposizione di tutti coloro che desiderano acquistarle. Il prezzo è 8,00 euro. La confezione è un po' cambiata: a raccogliere le 20 cartoline oggi, non è più la cellophanatura, ma una garbata custodia in cartoncino, creata ad hoc da Paolo Canton, in collaborazione con la tipografia AZ di Verona, e impaginata da Giulia.




















Per cui ecco: la notizia è che da oggi chi vuole le 20 buone ragioni le può trovare in libreria o sul nostro topishop.
Informazione per i librai: se volete una confezione gratuita di 20 buone ragioni per decorare i vostri scaffali e le vostre vetrine non fate che chiederla al nostro affezionato distributore, che è ALI e ai vostri agenti di riferimento.



















venerdì 27 novembre 2015

Superpippo e la natura delle meraviglie

[di Maria Giaramidaro]

La collana PiPPo (Piccola Pinacoteca Portatile) di Topipittori ha trovato un modo nuovo per far giocare i bambini con l’arte, insegnando a osservare quello che c’è nei quadri per poi riflettere sulla natura delle immagini: come e perché i pittori immaginano, disegnano, rappresentano cose, persone, animali, piante, città, paesaggi. Gioco e formazione concorrono a creare una collezione personale di immagini, da appendere nella propria cameretta o regalare, dando vita a una Pinacoteca personale. Dalla PiPPo è nato il progetto Pippo non lo sa, in collaborazione di Topipittori e SpazioBK, che si è tenuto nel 2013 e 2014 a Milano, nato per coinvolgere una scuola, una libreria e una casa editrice nella raccolta fondi per tre biblioteche scolastiche. Trovate qui e qui tutte le informazioni sugli eventi.


Pippo non lo sa, in questa fine 2015, supera lo stretto di Messina e arriva nella punta estrema dello stivale, neanche in una grande città, ma in un piccolo centro del trapanese: Mazara del Vallo.
L'obiettivo, anche in questo caso, è quello di creare una biblioteca di classe. Lo faremo partendo da un super PiPPo, Uccelli da disegnare e colorare, di Carll Cneut. Anche in questo caso, a una inziale fase creativa, la produzione di disegni a tema, seguirà una mostra e quindi un'asta per vendere gli elaborati esposti e raccogliere fondi. Sarà interessante vedere come l'iniziativa sarà accolta.


Come si partecipa
Partendo dagli Uccelli da disegnare e colorare, ogni partecipante, grande o piccolo, potrà mettere a frutto la propria personale indagine sulla natura delle meraviglie che lo circondano, realizzando una piccola opera del formato di 15x21 cm, con la tecnica che preferisce. Il lavoro, non firmato, dovrà essere inviato o consegnato a mano ad Associazione Oliver (via Monsignore Audino 11| 91026 Mazara del Vallo - TP) entro il 12 dicembre 2015. La partecipazione è assolutamente volontaria e non è richiesta nessuna quota di partecipazione, gli autori cederanno ogni diritto sull’opera che diverrà parte integrante del progetto per la costituzione di una “biblioteca di classe”.


Come partecipare all'asta
Tutti i lavori raccolti saranno esposti in una mostra conclusiva che si terrà il 19 dicembre 2015, negli spazi dell’associazione Oliver (via Monsignore Audino, 11, Mazara del Vallo). Una volta esposti, i disegni potranno essere acquistati (contributo minimo di 5 euro), l’incasso si trasformerà in un buono acquisto librario, che le insegnanti della classe individuata dal progetto potranno convertire in libri presso la Libreria Lettera22Books di Mazara del Vallo. Nella libreria verrà proposta una selezione di libri illustrati adatti ai piccoli lettori di riferimento, libri con i quali andremo a costituire il primo impianto di una biblioteca di qualità per lettori del futuro sempre più coinvolti ed esigenti.
La classe prescelta sarà poi coinvolta in un percorso specifico di promozione alla lettura a cura dell’associazione Oliver.



Organizzato da Oliverlab in collaborazione con Libreria Lettera22, La natura delle meraviglie / Uccelli da disegnare e colorare si propone di trasportare il gioco individuale del disegnare in un contesto collettivo, invitando a osservare e conoscere le specie (reali e immaginarie) che abitano o attraversano il nostro territorio, o, semplicemente, che animano la nostra fantasia, per arricchire l’immaginario della nostra realtà quotidiana.


Con questa iniziativa, pensata da Oliver come percorso ludico-formativo rivolto al mondo della scuola, della società civile, degli adulti e dei bambini, ci auguriamo di coinvolgere tutta la città nella realizzazione di lavori che saranno parte di una mostra, perché tutti possano ricominciare a osservare quello che li circonda, riscoprire il proprio patrimonio culturale e naturalistico, per poi concorrere alla realizzazione di uno spazio di lettura all'interno di una classe dove i bambini potranno finalmente conoscere libri belli, libri capaci di aprire orizzonti immaginativi e dare conoscenza.


Per fornire spunti creativi e supportare la realizzazione degli elaborati che parteciperanno alla mostra, abbiamo organizzato tre eventi a tema. I tre percorsi nascono con l'intento di sensibilizzare al progetto e mirano alla realizzazione di lavori che andranno ad arricchire la mostra alla quale abbiamo invitato a partecipare scuole di ogni ordine e grado della città, dalle quali speriamo un sostegno e una partecipazione calorosi.


I tre eventi sono:
 - domenica 29 novembre, ore 9.00 (per famiglie), passeggiata naturalistica presso la riserva naturale integrale Lago Preola e Gorghi Tondi, condotta dall'esperto Vincenzo Pernice e rivolta alle famiglie. Un'occasione per trascorrere del tempo insieme, adulti e bambini, alla scoperta di un'aria protetta conosciuta per la sua bellezza naturale, tra laghi  a due passi dal mare e canneti, dove potrà essere facile osservare i movimenti del falco di palude, della poiana, del gheppio o il saltellare tra le piante dell'upupa e, se siamo fortunati, forse riusciremo anche a vedere rari esemplari di aironi rossi o dei più comuni aironi cinerini che sono soliti passare da qui. Una passeggiata per scoprire un luogo e conoscere gli uccelli che ci abitano e vederli volare, prendere appunti, guardare e magari disegnare.


- venerdì 4 dicembre, ore 16,30-18,30 (per ragazzi, giovani e adulti), laboratorio di osservazione, rilettura ludica e creativa della collezione del museo Ornitologico di Mazara, condotto da Wanda Cronio. Un percorso per conoscere e osservare vari esemplari di volatili per provare a immaginare forme di nuove specie mai viste. Azioni e scelte espressive per dar vita a fantastiche livree di nuove creature.


-   lunedì 7 dicembre, ore  16,30-18,30 (per bambini e genitori) laboratorio di disegno dal vero condotto da Fabio Accardo Palumbo presso il Museo Ornitologico della città. Un'occasione per fermarsi a guardare, osservare e conoscere perché disegnando è possibile scoprire la natura delle cose, la meraviglia della natura nella forma perfetta di un volatile.



La natura delle meraviglie / Uccelli da disegnare e colorare è rivolto a tutti: è un invito a partecipare a un gioco che diverte, ma insieme rende protagonisti della costruzione di una biblioteca di classe: uno spazio di cui i bambini potranno disporre per coltivare il pensiero, la creatività e l'immaginazione, accompagnati dalla lettura ad alta voce condotta dalle maestre.


La classe che riceverà la prima biblioteca seguirà anche un laboratorio divenendo pioniera di una pratica che speriamo dia frutti e abbia seguito già a partire dal prossimo futuro. Il lavoro che verrà sviluppato in collaborazione con i docenti, sarà incentrato sull’educazione all’immagine in tutti i suoi aspetti, approfondendo grazie ai libri i campi della scienza e della divulgazione, della narrativa e del vasto universo degli albi illustrati.
La natura delle meraviglie / Uccelli da disegnare e colorare è sviluppato da Oliver in collaborazione con Libreria Lettera22, in partenariato WWF – Ente gestione Riserva Naturale Integrale Lago Preola e Gorghi Tondi, Museo Ornitologico di Mazara del Vallo e ha il patrocinio gratuito del Comune di Mazara del Vallo.
Per informazioni e contatti, qui.

[Tutte le immagini del post sono tratte dal volume Uccelli da disegnare e colorare di Carll Cneut]

mercoledì 25 novembre 2015

Cosa potete trovare a un mercatino di Topi

Come prima cosa, a un mercatino di Topi troverete dei topi.

Quando li troverete?
Domenica, 13 dicembre.

A che ora li troverete?
 Dalle 10 alle 19.

Dove li troverete?
A Milano, in viale Isonzo 16, citofono n.7.
(fermata Lodi linea gialla, comodissima).

Ma dicevamo dei topi.
Ne troverete parecchi.






Per esempio, troverete il topo che cucina le uova
quello con il piede sinistro più grosso del destro
quello con la coda storta
quello con il cappello
quello che non sa le lingue straniere
quello di cattivo umore
quello con la macchia nera sulla pancia
quello che odia la moquette
quello che non si ricorda i nomi degli attori
quello che coltiva l'orto
quello che studia da avvocato
quello che vuole andare a vivere in un tubo
quello così così.


E questo solo per cominciare.
Poi ne troverete altri 33 che ballano la polka.


16 impegnati a giocare a carte.


27 in coda per acquistare i famosi stivali antipioggia del dottor Knapp.


88 con la giacca a quadretti.
E 144 in autobus.


In mezzo a tutti questi topi, cercando un pochino, troverete anche un bel po' di libri (oltre ai famosi stivali antipioggia del dottor Knapp): tutti quelli del nostro catalogo, che sono suppergiù 130.
Quindi, qualcuno che vi piace c'è di sicuro.

Vi piaceranno ancora di più perché c'è anche lo sconto.
E perché ci sono un bel po' di libri acciaccati che costano solo 5,00 euro cadauno.
Alcuni sono acciaccati forte, altri sono solo acciaccatini.
Quelli acciaccatini sono un affarone. Ma anche gli altri lo sono, a modo loro.

Poi cercando bene bene, ma proprio molto bene, con molta attenzione, con un po' di fortuna troverete anche noi, che siamo topi ma anche pittori.
E cioè me, Giovanna Zoboli, e Lisa Topi (che non è un topo, beninteso; è che Lisa di cognome si chiama davvero così, anche se può sembrare bizzarro). Paolo Canton ci raggiungerà più tardi, arrivando in volo con le renne.

Infine, sempre che tutti quei topi e quei libri vi lascino un minuto per salutarci, noi saremo lieti di ricambiare e scambiare con voi quattro chiacchiere.

Come da tradizione, in tutto questo, ci saranno tè e biscotti.


Venite, perché per Natale i libri più belli, quelli che irradiano più calore, si trovano qui.
E anche i Topi più belli sono qui, ovvio.

Riassumendo:
Domenica 13 dicembre, dalle 10 alle 19,
a Milano, in viale Isonzo 16, citofono n.7,
(fermata Lodi, linea gialla, comodissima)
a casa dei Topipittori
c'è un fantastico mercatino di Natale.

Vi aspettiamo.

[Tutte le immagini di questo post sono di Lisa D'Andrea, per Il topo che non c'era, testo di Giovanna Zoboli]


lunedì 23 novembre 2015

"Gli Altri" e il gioco delle differenze e dell’alterità

[di Christophe Meunier]


Ciò che si pone, si oppone in quanto si distingue e niente è se stesso senza essere altro dal resto. (Marc Augé)

L’Altro, il non-io, colui che mi assomiglia ma non è me: una tematica affascinante proposta da Topipittori nel marzo del 2014 e ben presto tradotta in francese dalle edizioni Cambourakis, ad agosto dello stesso anno. L’albo è destinato ai bambini dai cinque anni in su e descrive la diversità delle persone viste attraverso gli occhi di una bambina.

Sulla copertina, molto colorata, si vedono alcune silhouette di profilo, volti e gambe disegnati all’acquerello, la cui tecnica consente di sovrapporre e mescolare i colori. In maniera programmatica, gli altri sono loro: questa diversità di volti, piedi e gambe delle figure che incrociamo nella nostra vita. Il frontespizio riprende questa idea della diversità riproducendo, sotto il titolo, un gruppo di persone in cerchio, dai colori diversi. Tra loro si distingue una figurina dal viso sorridente: è la narratrice del libro.

Risguardo iniziale
Ci sono altre tavole che considero significative e programmatiche. Per esempio, il risguardo iniziale e quello finale. In mezzo alla folla eterogenea, due bambini sembrano scambiarsi qualcosa: la ragazzina in verde che ci guarda mentre tiene un uccellino giallo sulle dita e un ragazzino in blu con il quale sembra conversare. Benché la diversità sia onnipresente nei colori, nei gesti, nelle età e nelle sagome, qui appare un’idea nuova: lo scambio. A me piace vederci quella sfumatura che il filosofo Emmanuel Lévinas ha introdotto negli anni Settanta tra diversità e alterità. In una relazione di alterità, riconosciamo l’altro nella sua differenza, tanto culturale quanto religiosa, ma, ciò che più conta, stabiliamo un impegno reciproco che Lévinas definisce una responsabilità reciproca.

Risguardo finale.
In questo articolo, che essenzialmente verterà sull’analisi socio-spaziale dell’albo, vorrei, da una parte, osservare ciò che fa di questo albo una vera opera editoriale, che contribuisce alla creazione di un prodotto culturale socio-spaziale. Dall’altra parte, mostrare come la narrazione iconico-testuale porti il lettore a considerare la diversità come alterità nel senso in cui la intende Lévinas. Infine, vorrei concludere con uno studio della rappresentazione dei luoghi dell’alterità in questo albo e i loro diversi status.

1. L’albo: luogo d’incontro tra Roma e Caracas

Sul blog della casa editrice, il direttore artitstico, Giovanna Zoboli, racconta le circostanze in cui è nato l’albo e di come la casa editrice Topipittori, fondata nel 2004, sia stata il cuore della sua produzione. Racconta di aver ricevuto, per prima cosa, il testo firmato da Susanna Mattiangeli. L’autrice, nata a Roma nel 1971, afferma che il testo de Gli Altri fa parte di una piccola serie di testi da lei scritti sul tema dell’alterità, alla quale appartiene anche Come funziona la maestra.

L’idea de Gli Altri è venuta a Susanna Mattiangeli guardando la gente in spiaggia: Ho scritto il primo abbozzo del testo per l’albo Gli Altri sulla spiaggia, guardandomi intorno. Al mare osservi tranquillamente pance e sederi di persone sconosciute, li confronti tra loro, puoi anche vedere gente che studia dettagli di altra gente con interesse scientifico. È uno di quei posti in cui, volendo, puoi soffermarti sul particolare minimo dell’unghia dell’alluce di una signora oppure avere un’intera folla nel campo visivo senza bisogno di spostarti troppo. 

Il testo arriva dunque 'nudo' sulla scrivania dell’editore, pronto per essere illustrato da un illustratore o un’illustratrice. L’editore ammette di aver riflettuto a lungo prima di capire chi avrebbe potuto illustrarlo. La lampadina si accese per caso quando Giovanna Zoboli scoprì da un’amica un disegno raffigurante una caotica scena di vita urbana. L’opera era di un’artista venezuelana nata a Caracas, Cristina Sitja Rubio, ma che vive e lavora tra Berlino e Barcellona.

È allora che inizia il lavoro di icono-testualizzazione orchestrato dal direttore artitisco, che chiede a Cristina Sitja Rubio di creare una prima maquette dove è ben visibile ciò che il suo occhio era riuscito a cogliere: la vita urbana e il suo caos. In seguito, l'editore, Paolo Canton, chiede a Lorenza Natarella, grafica e fumettista, di mettere in scena il testo, cioè di tagliarlo e di ripartirlo in ogni doppia pagina. Lorenza sceglie la scrittura a mano di Anna Martinucci come nell’esempio di tavola I (pagine 10-11), che riporta il testo:
Se esci per strada, a une certo punto arrivano sempre. Hanno molte teste, molti piedi, molti odori. Hanno corpi di tutti i tipi, con molti vestiti, pochi e anche nessuno. Sembra non ce ne sianno due davvero identici. Ma è difficile vederli tutti insieme, porché sono cosi tanti.

Prima bozza della tavola

Realizzata la maquette, Cristina Sitja Rubio manda la prima bozza di una tavola la cui scena si svolge in una strada. L’attenzione è portata verso una ragazzina che, da un passaggio pedonale, saluta il lettore con la mano.

Tavola definitiva
Nella tavola definitiva l’obiettivo non è più stretto intorno alla narratrice. Si tratta di un piano largo e obliquo su un incrocio urbano. La strada è affollata e la narratrice non è più presentata in modo esplicito al lettore: gli unici indicatori della sua identità si troveranno nel risguardo e nel frontespizio. In questo modo durante tutta la lettura, la narratrice può confondersi con il lettore potenziale o con chiunque altro. Lo scorcio sulla casa, sulla parte sinistra della storia, è rimasto. Si vede la ragazzina uscire.

Lorenza Natarella sceglie di dividere il testo in tre blocchi. Il primo, situato sul muro della casa della ragazzina, fa eco alla scena mostrata sotto: se esci per strada. Gli altri due blocchi formano una V con il primo, suggerendo al lettore di esplorare la tavola e sorvolare la folla e la diversità. L’ultimo blocco, collocato all’estremità destra della tavola, invita a voltare pagina. Si può altresì notare il doppio percorso iconico e verbale: l’uno che parte dall’alto dell’immagine e segue la ragazzina mentre passa dal proprio spazio personale a quello pubblico; l’altro che parte dal basso. I due si uniscono nel punto in cui si gira la pagina.

Organizzazione grafica della tavola I
Com’è evidente, il rapporto tra il testo e l’immagine è molto stretto, interdipendente. Il lavoro editoriale ha avuto qui una parte preponderante nel mettere in relazione diversi collaboratori che hanno accompagnato il lavoro dell’autrice e dell’illustratrice. Sarebbe interessante conoscere la natura e il numero di scambi che ci sono stati tra l’editore e l’illustratrice così come tra l’illustratrice e l’autrice (sempre che ce ne siano stati).

2. Dalla differenza all’alterità

Concentriamoci ora sulla strutturazione dell’albo (cfr. figura xx). Il racconto iconico-testuale è composto da tredici tavole. La tavola VII (pp. 34-35) funge da punto di svolta del racconto dividendolo in due parti: la prima sull’esperienza della differenza e la seconda sull’esperienza dell’alterità.

Schema della suddivisione delle tavole
- L’esperienza della differenza (tavole da I a VI)

Nelle prime sei tavole, la narratrice prende atto della pluralità (tavole I e VI) e della diversità (tavole II, III, IV, V): gli altri sono molto numerosi e molto diversi.  Il testo della prima tavola inizialmente pone l’accento su ciò che Ricoeur definisce i caratteri della mêmeté [dal francese même, lo stesso, e soi-même, il sé. Letteralmente, medesimezza NdT]. Gli altri possiedono delle qualità fisiche che li avvicinano a noi, che fanno sì che ci assomigliamo. La molteplicità degli individui determina altresì che ciò che ci accomuna ci separa: si direbbe che non ce ne siano mai due uguali.

Tavola II
Autrui est visage (l’altro è un volto) scriveva Lévinas e non è un caso che le autrici insistano, tanto nella narrazione iconica quanto in quella testuale, sulla diversità fisica: Ce ne sono con le trecce o con i ricci, senza capelli, con la sciarpa, col bastone. L’allusione del filosofo al volto si riferisce allo stesso tempo alle differenze fisiche che distinguono a priori il dagli altri; ma anche alla principale interfaccia che permette di stabilire un contatto tra questo stesso e gli altri. Tornerò su questo punto in un secondo momento.

Dalla tavola V, l’altro è discorso e parola. Gli altri parlano, Si dicono barzellette, storie, bugie, parolacce [...]. Ci sono quelli che parlano difficile e quelli che si raccontano le cose da mangiare. Una volta superato l’impatto del volto, il narratore entra in contatto con il discorso altrui. Tuttavia, sebbene una tappa sia oltrepassata – quella delle prime impressioni – la narratrice rimane sempre dalla parte dell’osservatore.

Tavola V
La tavola V rappresenta una scena dentro la metropolitana. Lo sguardo del lettore è portato irresistibilmente verso una ragazzina seduta con una borsetta rossa tra le mani e degli auricolari. Questo personaggio sembra illuminare tutta la tavola grazie all’aura di colore chiaro che la circonda e alla biondezza dei capelli e dell’incarnato che contrasta con gli altri personaggi. Il presentimento dell’alterità è qui riassunto. La diversità circonda questa ragazzina che, con lo sguardo perso nel vuoto, ha deciso d’ignorarla sottraendosi virtualmente all’ambiente in cui si trova.

Tavola VI
Nella tavola seguente, gli altri diventano persino una minaccia: sono dappertutto. Invadono l’intimità come se potessero spiarci. La scena della tavola VI si svolge in un angolo di strada caratterizzato da una brusca linea di rottura (ad angolo aperto). Da una parte (in basso), alcune persone bisbigliano mentre un ragazzo in blu sembra spiare le loro intime conversazioni. Dall’altra (in alto), degli sconosciuti multicolori, sagome senza volto, passano senza fermarsi, vivono senza preoccuparsi dell’intimità altrui. Come interpretare questa scena? L’opposizione tra la realtà e la percezione individuale? La strada come luogo di scambio e/o di semplice passaggio? Ecco, tutte queste idee appaiono mescolate nella doppia narrazione iconico-testuale.

- La chiave di volta (tavola VII)

La tavola VII spinge ancora più lontano il confronto con l’altro, negli spazi pubblici dell’intimo poiché la scena si svolge in un bagno pubblico. La tavola è tagliata in due parti uguali, separate da una diagonale che distingue i servizi da una parte, nei quali le persone possono isolarsi dagli altri grazie a una porta e a una serratura, la cui spia rossa avvisa l’altro che non può entrare, e dall’altra il vano di accesso, nel quale le persone dello stesso sesso s’incrociano.

Tavola VII
In entrambi i casi, l’accento è posto sulla diffidenza verso l’altro. Se si va in un bagno pubblico bisogna stare attenti a non toccare niente intorno: la promiscuità organizzata spesso ci richiede di entrare in contatto tattile con l’altro. Di fianco ai caratteri della mêmeté che portano ognuno di noi a doversi spostare e ad avere gli stessi bisogni naturali, Mattiangeli evoca quelle piccole differenze che fanno tutta la differenza tra noi e gli altri, ciò che Ricoeur chiama l’ipseità [l’identità dell’essere individuale con sé stesso NdT]. Perché è sicuro gli altri si muovono molto, ma devono fermarsi a farla prima o poi [...] ed è sempre meno bella della nostra.

- L’esperienza dell’alterità (tavole da VIII a XIII)

La tavola VIII propone un paradigma nuovo: e se smettessimo d’ignorarci e di essere diffidenti? [Gli altri] fanno quello che fai tu, ma lo fanno in tanti. E lo fanno a modo loro, che è il modo degli altri. La ripartizione della pagina permette di tornare all’opposizione tra mobilità e immobilità. Al centro della tavola, la luce e le macchie di colore scaturiscono da una strada trafficata. Nel lato sinistro, nel grigiore degli uffici, delle persone lavorano insieme, comunicano (per telefono, su internet, negli spazi di ristoro). Nel lato destro, due individui sono colti nell’intimità delle loro case, che vivono in modi diversi.

Tavola VIII
Da questo momento l’atmosfera cambia. Nella tavola IX, per esempio, sebbene ci sia ancora qualche personaggio in sovrapposizione in primo piano, tutti gli altri personaggi della tavola sono ben distinti e chiaramente identificabili nella loro diversità. L’ampia baia della pizzeria si confonde progressivamente con il blu del mare. Una grande compattezza s’impone tra interno ed esterno. C’è qui uno scambio perpetuo tra gli uni e gli altri: Tutti sanno che queste cose non ci riguardano, perché sono fatti degli altri, infatti ascoltiamo ancora un minuto e poi torniamo subito a farci i fatti nostri.

Tavola IX
La tavola XI si presenta, invece, in opposizione a ciò che ho precedentemente chiamato la chiave di volta dell’albo (la tavola VII). Anche questa immagine è divisa in due da una diagonale: da una parte (a sinistra), uno spazio a compartimenti nel quale i personaggi sono quasi statici; dall’altra (a destra), uno spazio di circolazione vuoto o quasi. Sul marciapiede, i personaggi comunicano attraverso i libri, i giornali, i tablet: Gli altri possono venire da altri paesi, parlare in modo strano e avere strani vestiti [...] Ma ci hanno lasciato un sacco di libri, dipinti, musica, storie e intere città. Ecco ciò che Lévinas avrebbe definito la consapevolezza dell’alterità. In questa relazione c’è impegno reciproco: sono responsabile dell’altro e per l’altro.

Tavola XI
Questa presa di coscienza dell’alterità permette, nell’ultima tavola, di prendere un po’ di distanza, una sorta di distacco riflessivo dal sé come un altro. È una consapevolezza che si acquisisce dall’alto, con uno sguardo diretto verso il basso dove gli altri sono in movimento. Solo se ci stringessimo molto vicini, da un punto lontano del cielo potrebbero vederci tutti quanti in una volta sola, dice il testo. Questo piccolo passo indietro è necessario per affermare che io faccio parte degli altri. La scoperta dell’alterità si è trasformata in un’esperienza identitaria per la narratrice, che dimostra di fare proprio il percorso teorizzato dall’antropologo Marc Augé: alterità, pluralità e identità.

3. I luoghi dell’alterità

Mi piaceva l’idea di rappresentare l’impatto che i luoghi hanno sul nostro modo di percepire gli sconosciuti, le persone di passaggio [...], spiega Susanna Mattiangeli. In effetti l’albo è anche il frutto di una riflessione sullo spazio pubblico, ovvero sui luoghi dell’alterità. Uso qui il termine luogo nel senso in cui lo intende Denis Retaillé. Il geografo distingue il sito dal luogo in questo modo:

Distinguerei dunque chiaramente [...] i luoghi, che sono delle circostanze più o meno durevoli, dai siti che li ospitano.

Così definiti, i luoghi dell’alterità sono gli spazi pubblici nei quali gli scambi interpersonali diventano possibili. Nell’albo, ne troviamo di due tipi: alcuni che richiedono una pratica statica, altri una pratica più dinamica. Attraverso questa distinzione ritroviamo un’opposizione che percorre tutto l’albo e della quale ho già avuto modo di parlare.

Nei luoghi di pratica statica possiamo notare un’ulteriore distinzione tra la staticità formale, come nei musei, ristoranti, bagni pubblici, uffici, spiagge, bar, parchi o librerie, e la staticità informale, per esempio nelle code d’attesa. I luoghi di pratica dinamica corrispondono a quelli che Claude Thiberge chiama gli spazi vuoti [o cavi NdT] della città, come le strade, gli incroci, le piazze. A questi vanno aggiunti i mezzi di trasporto pubblici, soprattutto la metropolitana (cfr. tavola VI), che appartengono alla categoria che io definisco gli spazi tubolari.  
Frontespizio
In tutti questi luoghi, il traffico è più o meno intenso e gli scambi interpersonali diventano possibili se s’innesca un segnale, come un volto che sorride: […] A volte, però, a sorpresa, fai ciao a uno di loro, così, a caso. Qualcuno risponde e sorride, qualcuno no.

L’illustratrice è partita da un concetto di albo denominato libro affollato o brulicante. Questa terminologia rimanda evidentemente al seeking book e al wimmelbuch. Il principio concettuale è l'accumulo di personaggi: consiste nel giocare con la pluralità e la diversità. Qui Cristina Sitja Rubio aggiunge la sovraimpressione grazie alla tecnica dell’acquerello: la trasparenza che lascia intravedere diverse cose che contemporaneamente si sovrappongono.

L’ultima immagine è una vista obliqua su un’area urbana immaginaria e globalizzante che vuole rappresentare tutte le aree urbane del mondo. Vi si trovano spazi vuoti e anche delle sporgenze che rimandano a diverse città del mondo. Si distinguono la torre Eiffel, la Sears Tower (Chicago), la Swiss bank (Londra), i tram gialli di Lisbona ecc. Come indica il loro nome, queste sporgenze sono i soli indicatori che consentono di distinguere dove ci si trova. Gli individui non sono più differenziati e formano un insieme indissociabile chiamato loro.

Ultima tavola
Secondo Marc Augé la rappresentazione che gli altri si fanno dell’altro e degli altri è l’oggetto di ricerca principale dell’antropologia. L’organizzazione dei siti formali o informali, statici o dinamici, nei quali avviene l’incontro con l’altro costituisce il cuore dell’indagine sulla dimensione spaziale del sociale. La presa di coscienza dell’alterità, la trasformazione dei siti in luoghi di scambio interpersonale è una questione altra.

Come dimostrato da Michel Lussault nel capitolo introduttivo di De la lutte des classes à la lutte des places, non basta creare un sito per avere un luogo e, ancora meno, una località. A titolo d’esempio, Michel Lussault cita la finta hall di un edificio costruita nel quartiere di Graville-la-Vallée a Le Havre nell’agosto del 2007 per ovviare allo stravolgimento delle hall che, da luoghi di passaggio, diventano spesso luoghi di sosta. Risultato dell’operazione: la hall fu vandalizzata, incendiata e dismessa definitivamente tre mesi dopo la sua installazione!

Quale altro messaggio ci trasmette questo albo? Lo stesso messaggio. Esistono nelle aree urbane tanti siti quanti sono gli spazi in cui s’incrociano, si mescolano gli individui. E in questa confusione piena zeppa di volti, chi nota colui che ci sorride e cerca di stabilire un contatto, chi cerca lo scambio? Il lavoro di Susanna Mattiangeli, di Cristina Sitja Rubio e della casa editrice Topipittori contiene una vera e propria intenzionalità socio-spaziale che conduce il bambino dalla presa di coscienza della diversità e della pluralità alla scoperta dell’alterità. Non esistono soluzioni preconfezionate per la gestione degli spazi pubblici, ma piste possono aprirsi. Al bambino il compito di costruirle.