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venerdì 14 novembre 2014

A spasso con le dita

[di Gioia Marchegiani]

In occasione di Bookcity 2014, l'Istituto dei Ciechi di Milano accoglierà dal 16 al 21 novembre, presso la sala Barozzi, A spasso con le dita, progetto nazionale a sostegno della letteratura per l'infanzia e dell'integrazione fra vedenti e non vedenti, che prevede una mostra di tavole tattili realizzate da 17 artisti illustratori, ispirate al tema della solidarietà, e una serie di laboratori didattici rivolti al pubblico e alle scuole. Nella mostra ci sarà anche una mia tavola nata a conclusione di un'esperienza bellissima che mi fa piacere condividere qui sul blog dei Topipittori, che ringrazio per l'accoglienza e per l'attenzione che rivolgono da sempre al tema dell'editoria tattile.

Un anno fa ho deciso di partecipare a Tocca a te, concorso promosso dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, la Fondazione Robert Hollman e l'Istituto dei ciechi di Milano, per la realizzazione di un progetto di libro tattile destinato a bambini ipovedenti e ciechi. Poco tempo prima avevo conosciuto il lavoro di Mauro L. Evangelista, illustratore, artista e insegnante prematuramente scomparso che ha lasciato dei veri capolavori di illustrazioni e libri tattili. Ne ero rimasta affascinata. Quell'incontro aveva piantato un seme in me che evidentemente aspettava una goccia d'acqua per germogliare. Tra le mani avevo una storia ripiegata in un minuscolo leporello nata durante il Corso Progettare libri 2 con Paolo Canton, decisi che sarei partita da lì.

Era una storia piccola, con protagonisti piccoli che per la sua semplicità mi sembrava perfetta per essere elaborata in un progetto tattile.

Nella storia, quattro bambini incontrandosi iniziano un percorso emotivo attraverso il gioco, il confronto, il conflitto che si conclude con la condivisione di una meta. Nella storia, un imprevisto genera un cambio di direzione e i personaggi si ritrovano a vivere una straordinaria avventura. Non mi restava che dare forma tattile a tutto questo.

E qui è iniziata la sfida. Non mi ero mai cimentata in un simile lavoro. E mi sono accorta subito delle competenze che mi mancavano per realizzare il progetto. Studio ed esperienza diretta sono fondamentali per riuscire a entrare in quel mondo sfocato o buio, e comprendere, saper interpretare e soprattutto comunicare.

Il concorso Tocca a te, di cui presto uscirà il bando per il 2015 e a cui consiglio vivamente di partecipare alle persone che stanno leggendo questo post, è rivolto a insegnanti, genitori, artisti e illustratori vedenti. È un invito a provare a gettare un ponte e ad aprire un dialogo attraverso un libro tattile che possa essere utilizzato da tutti i bambini, indistintamente. In questo obiettivo, ho trovato la ragione per realizzare il mio progetto e così ho cominciato a cercare di acquisire quante più conoscenze mi era possibile sul tema attraverso il web e i testi facilmente reperibili.
Dopo la fase di documentazione, ho iniziato a lavorare al testo della storia che mi ha regalato, in seguito, l'emozione enorme di poterlo “leggere” in Braille, con i polpastrelli.


Dopo il testo,  provando e cercando materiali, forme, texture e composizioni, si sono materializzati i personaggi e sono nate le illustrazioni.



Infine, dopo aver studiato diverse opzioni per la rilegatura, è nato il libro Una storia che sale molto in alto.


Ho dedicato questo lavoro a Mauro. Il mio progetto è stato premiato tra i cinque finalisti del concorso, con una menzione della giuria come miglior testo: una grande sorpresa! Poco dopo è partito insieme agli altri quattro vincitori per il concorso internazionale Typhlo&Tactus che si è tenuto ad Helsinki. E qui è stato tra i finalisti e inserito dalla giuria tra i migliori sette libri.
Questa bellissima esperienza si è conclusa con la realizzazione della tavola tattile che ho realizzato proprio per la mostra di Milano e che ha il titolo BARRIERA.

Particolare della tavola BARRIERA.

A ogni tavola tattile della mostra A spasso con le dita corrisponde una parola della solidarietà: questo è il fil rouge dell'esposizione. Ogni artista che ha partecipato ha dovuto interpretare una parola e elaborare un' illustrazione tattile di centimetri 80x80. È bello osservare come ognuno ha scelto materiali diversi e in quale modo li ha utilizzati per esprimere il significato e il valore di quella parola. Sono tutte bellissime!

Visitando la mostra si può toccare ABBRACCIO di Mauro L. Evangelista,  SCAMBIO di Gek Tessaro, INSIEME di Francesca Pirrone, SOGLIA di Michele Fabbricatore, RESPIRO di Giacomo Tringali, SENTIERO di Arianna Papini, CORO di Michela Grasselli e Giuseppe Vitale, CERCHIO diChiara Carrer, DONO di Lorenzo Terranera, CONFRONTO di Sonia Marialuce Possentini, LEGAME di Elisa Lodolo,  MANO di Fanny Pageaud, SORPRESA di Gabriela Rodriguez Cometta, CALORE di Silvia Bonanni e SETTESTELLA di Dario Moretti. Simona Mulazzani e Eugenia Garavaglia hanno creato insieme la tavola LENTEZZA, un omaggio al grande scrittore cileno Louis Sepulveda che il 20 novembre alle 11, in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale dei diritti dell’infanzia, sarà ospite della manifestazione.

Una bambina abbraccia la tavola di Mauro L. Evangelista.

Ma quel che ho scritto non è sufficiente a comprendere cosa si prova davvero ad andare a spasso con le dita: bisogna visitare la mostra, per capirlo. Le tavole sono lì per essere accarezzate, con gli occhi chiusi, da tutti e dai bambini per primi. Tutto questo è stato pensato soprattutto per loro con lo scopo di trasmettere, anche attraverso i numerosi laboratori, il valore della conoscenza di tutte quelle realtà in cui un limite può costituire una grande opportunità per imparare a sfruttare potenzialità sconosciute che ci abitano e ad accrescere la propria sensibilità.


Mi auguro con tutto il cuore che il grande lavoro e la passione che ci sono dietro all'organizzazione di questo evento e della produzione editoriale siano ripagati dal sostegno di privati e istituzioni. La Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi di Roma, con il sostegno di Enel Cuore, è l'unica realtà che si adopera nella produzione e la diffusione di libri tattili illustrati a livello nazionale. La sede di Roma, che ho avuto la fortuna di visitare, è piena di libri meravigliosi che aspettano di essere pubblicati e che sono certa darebbero prestigio all'editoria per ragazzi e sarebbero un grande segno di attenzione verso i temi del rispetto e dell'integrazione da parte della nostra società.


PER PARTECIPARE AI LABORATORI È NECESSARIA L'ISCRIZIONE: contattare questo indirizzo, oppure telefonare ai numeri 05 22439305 o 393 5212082. Informazioni dettagliate sul programma si possono consultare sul sito di Luce Magazine, la rivista web dell'Istituto dei Ciechi di Milano e il sito di Bookcity.
In questo video una breve presentazione della manifestazione.

venerdì 4 aprile 2014

La luce e il buio

[di Barbara Mazzoleni e Chiara Schiroli]

Mi chiamo Barbara Mazzoleni, sono nata nel 1968 e vivo a Bergamo. Dal 1988 lavoro come illustratrice e graphic designer freelance.
Dal 1991 progetto e conduco corsi di Digital Design per scuole ed enti e mi occupo di formazione e training personalizzati per aziende editoriali e di pubblicità. Oltre alla formazione tecnica sui software, tengo corsi di avvicinamento alla computer grafica con approccio creativo e sperimentale.
In ogni mio corso o workshop è fondamentale per me far capire che il computer è un mezzo come un altro, e che sono la progettazione rigorosa e il pensiero laterale che fanno la differenza. Dal 2004 sono docente di Visual Communication, Tecniche di Illustrazione Digitale e Graphic Design presso l'Istituto Marangoni di Milano, Scuola del Fumetto di Milano e ISGMD di Lecco.
Sono anche l'ideatrice e curatrice del blog PatternPrintsJournal.com, dedicato al surface & textile design.
Tutta questa introduzione per farvi capire che da quasi trent'anni la mia vita professionale si basa sulle immagini e sulla comunicazione visuale.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

La mia specifica professionalità come docente, inoltre, è ancor più orientata verso l'immagine che viene creata attraverso dispositivi digitali, e che quindi spesso non ha neanche una sua fisicità propria, perché in realtà è generata unicamente dalla LUCE.
Nonostante questo, nel 2011 ho vinto il primo concorso nazionale di editoria tattile illustrata per l’infanzia Tocca a Te!, organizzato dalla Federazione Italiana delle Istituzioni Prociechi, con il libro tattile Scopriamo le forme con il ditino? (premio come miglior libro assoluto e come miglior libro didattico, che ha rappresentato l’Italia al concorso mondiale Typhlo & Tactus, Praga, novembre 2011). Nel 2013, alla seconda edizione del concorso, un altro mio libro tattile La cosa più importante è entrato nella selezione dei migliori dieci.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

A partire da queste esperienze ho avviato una attività di divulgazione/educazione alla multisensorialità attraverso la sperimentazione e la manipolazione dei materiali, progettando e conducendo laboratori per bambini, e incontri di formazione specifici sul libro tattile per adulti.
Per il blog dei Topipittori ho già scritto questi due post nel 2012 (che trovate qui e qui) nei quali ho raccontato il mio incontro con i libri tattili.
Oggi vorrei parlarvi di una esperienza intensa che ho vissuto nel 2013: ho avuto la fortuna di progettare e condurre alcune giornate di formazione per adulti sulla disabilità visiva e sui libri tattili come strumento e occasione di integrazione, in tandem con Chiara Schiroli; le giornate si sono tenute presso le biblioteche di Treviglio e di Brugherio.
Le persone intervenute a queste giornate hanno pensato che noi due lavorassimo insieme da tanto tempo... in realtà la nostra collaborazione nata quasi in maniera casuale ha generato un feeling fortissimo tra noi, con effetti dirompenti sui partecipanti.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

Ecco chi è Chiara.

Sono Chiara Schiroli, sono nata nel 1981 e sono psicologa e psicoterapeuta. Sono non vedente dalla nascita e ho sempre vissuto la mia vita nel modo migliore possibile.
Lavoro dal 2005 a Dialogo nel Buio in qualità di guida e di facilitatrice durante le formazioni aziendali. In qualità di psicoterapeuta sto avviando ora il lavoro in studio privato, ma ho svolto vari corsi e seminari sfruttando l'esperienza maturata a Dialogo nel Buio. Ho scoperto che il BUIO è un grande catalizzatore di emozioni e attivatore di risorse personali. Quante volte arriva un momento nella vita nel quale ci sentiamo privi di energia? Quante volte non sappiamo proprio come fare a venire a capo di quel problema o di quella situazione ingarbugliata? Basta mettere in campo le nostre risorse personali! Non è facile, spesso sono sopite, nascoste, o non sappiamo neanche di averle. Stare al buio, invece, fa riscoprire lati di noi apparentemente inesistenti che, una volta emersi, possono essere estesi alla vita quotidiana. È inutile dire che il buio, per associazione, fa pensare alla disabilità visiva, e quindi ecco un modo per illuminare le menti su questa condizione così apparentemente paurosa e difficile da vivere. I corsi che conduco hanno proprio lo scopo di aiutare le persone a vivere meglio e a far loro riscoprire quante risorse potrebbero attivare.
Oltre a questo, ho partecipato a una conferenza sullo stress in azienda e, durante le varie esperienze di tirocinio, ho lavorato con anziani, alcolisti e tossicodipendenti.
Ho collaborato con la biblioteca di Treviglio proponendo l'esplorazione di libri tattili al buio, facendo un intervento sull'importanza che ha per i non vedenti la lettura in Braille e accompagnando le persone bendate a fare delle piccole passeggiate nelle vie della città.

È vero, il feeling tra me e Barbara è scattato subito e sarà sicuramente il motore per creare altri progetti simili a questo. È bello che il mondo del visivo, il suo, e del non visivo, il mio, si siano così egregiamente incontrati e completati. La giornata di formazione che abbiamo progettato e poi condotto insieme è lunga da descrivere nei particolari, e rischieremmo di annoiarvi. Sarebbe molto più bello che aveste voglia di provarla! Vi possiamo però raccontare qualcosa di come si svolge.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

Chiara, cos'hai fatto tu?
Vorrei premettere che il pubblico che ha partecipato alle nostre due giornate era molto eterogeneo: c’erano bibliotecari, educatori, ma anche fisioterapisti, insegnanti di sostegno e genitori di bambini non vedenti e ipovedenti.
Nella parte “frontale” svoltasi durante la mattina, dopo essermi presentata, sono partita da una serie di parole chiave chieste ai partecipanti riguardanti la disabilità visiva e, usandole come stimolo, sono andata a ruota libera per far conoscere il mondo di chi non vede e degli ipovedenti. Per forza di cose, nel mio discorso ho toccato anche argomenti delicati che hanno colpito emotivamente alcune persone. Ho chiesto, ad esempio, cosa ne pensassero del fatto che io stessi utilizzando il verbo vedere con naturalezza e alcune mamme mi hanno risposto di aver paura a utilizzarlo col figlio disabile. Ho spiegato loro, invece, che questo verbo va utilizzato assolutamente e sempre perché fa parte della lingua italiana tanto quanto gli altri e che non rimanda solo ed esclusivamente alla vista, ma alla percezione nel suo complesso.
Nel pomeriggio ho lavorato al buio con un libro tattile da toccare. Un libro di questo tipo è facilmente decodificabile da chi vede, ma bisogna imparare a guardarlo dal punto di vista dei veri e propri fruitori, i disabili visivi. Ed ecco che, in cerchio, ognuno ha toccato con mano le figure, ha cercato di capire cosa potessero essere e, alla fine, abbiamo ripreso insieme la storia in modo da verificare se la loro percezione era stata corretta o meno. Mentre avveniva l’esplorazione, io giravo tra le persone per mostrare il modo più corretto di utilizzare il tatto.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

E tu, Barbara?
Al mattino, dopo l'intervento di Chiara, anche io mi sono presentata, ho raccontato la mia storia e la mia esperienza proiettando le immagini di miei libri tattili, e mostrandone molti altri dal vero, facendone una prima classificazione in base all'età dei destinatari e al tipo di funzione che ciascun libro si prefigge di avere (didattico, racconto ecc).
Nel pomeriggio ho analizzato, con campioni ed esempi alla mano, tutti gli aspetti tecnici e progettuali che vanno considerati per realizzare un libro veramente fruibile da chi non vede totalmente o parzialmente. Le nozioni e i concetti da me spiegati, che ho raccolto in una piccola dispensa consegnata ai partecipanti, hanno trovato la loro immediata conferma nella lettura del libro al buio fatta insieme a Chiara.


Quante persone hanno partecipato?
Nella giornata di formazione di Treviglio poche, circa una decina: questo ha permesso di fare gli interventi stando sempre insieme anche nel pomeriggio, con molti spunti di riflessione e e complementarietà per entrambe. Si è creato un rapporto molto empatico sia tra noi due che col gruppetto.
Nell'altra giornata, a Brugherio, i partecipanti erano circa sessanta, quindi al pomeriggio abbiamo dovuto creare due gruppi che hanno lavorato alternandosi un'ora con Chiara e un'ora con Barbara.
Per certi versi l'esperienza ha perso in qualità, ma per altri ci ha permesso di arrivare alle conclusioni finali della giornata avendo la riprova di quanto il nostro lavoro, se pur fatto in due momenti diversi, si completasse egregiamente.
Tutte le persone che hanno partecipato si sono dette molto colpite da questo nostro feeling, che è ancor più sorprendente se pensiamo che in realtà nasce da due punti di vista opposti o forse, sarebbe meglio dire, da un punto di vista e da un NON punto di vista!

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

Per concludere: Chiara, cosa ti ha colpito di Barbara?
È una persona solare, bella e intelligente. Mi è piaciuto come sia riuscita a declinare la sua attività squisitamente visiva in qualcosa di completamente opposto. È tipico degli artisti andare oltre gli schemi e guardare il mondo da punti di vista sempre diversi, nuovi e creativi. E poi è stupendo come sia riuscita a trasferire la sua famiglia nei caratteri dei personaggi di uno dei suoi libri. Non a tutti piace, secondo me, parlare della propria famiglia in modo così aperto e limpido: lei ci è riuscita senza problemi!

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

Barbara, cosa ti ha colpito di Chiara?
Chiara è una giovane donna che vive la sua vita in modo intenso e pieno: è assolutamente contraria ai “patetismi” e questo la rende irresistibile. Penso che lei sia il migliore esempio, per chi ha qualcuno in famiglia o è a contatto con disabili visivi, di come una persona cieca possa essere padrona della sua vita e viverla in modo assolutamente “normale”, senza farsi troppe menate, e ancor meno farlo pesare agli altri.
Adoro la sua schiettezza e il suo senso dell'umorismo: ai convegni ci siamo fatte un sacco di risate nel simulare situazioni potenzialmente imbarazzanti (ad esempio quando non si sa come comportarsi con un cieco), o nel leggere insieme qualche testo di libri tattili, alcuni acclamati a livello internazionale, che diventavano incredibilmente comici grazie alla sua acutezza. D'altra parte, come potrebbe non essere così una persona cieca che si chiama Chiara? Sicuramente questo nome ha stupendamente segnato il suo carattere portandola a vivere una vita “luminosa”, in grado di vincere sul buio.

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

Per informazioni sul progetto Disabili visivi e libri tattili: un'integrazione possibile:
Barbara Mazzoleni: barbara@birbaluna.com
Chiara Schiroli: chiara.schiroli@libero.it

Barbara Mazzoleni, La cosa più importante.

venerdì 31 gennaio 2014

La misura di tutte le cose

Nell'autunno del 1994, Elizabeth Lortic, de Les Tois Ourses, inviò i primi libri di Katsumi Komagata a Bruno Munari, chiedendogli un'opinione. Munari rispose così:

Come una cosa si trasforma in un'altra
Verosimilmente, tutti i bambini del mondo, dopo aver giocato un po' con un giocattolo, finiscono per smontarlo, per vedere come è stato fatto. Allora, gli adulti dicono che il bambino «ha rotto» il giocattolo. Ma non è vero: i bambino lo «apre» per vedere che cosa c'è dentro, come fanno gli adulti, quando «rompono» un'arancia per mangiarla. Nella maggior parte dei casi, non è possibile costruire qualcosa con i pezzi di un giocattolo rotto. A volte è possibile farlo solo con pezzi disparati. Allora, perché non inventare degli oggetti visuali (si è detto un giorno Katsumi Komagata) con pezzi disparati che si possano combinare in modi diversi? Basterà che questi pezzi disparati siano tutti uguali, cioè di dimensioni modulari, in modo da poterli assemblare. 



In Oriente, esiste un gioco antichissimo che ha la caratteristica di poter essere composto in una gamma infinita di possibilità: è il tangram. Ma (può darsi abbia pensato Katsumi Komagata) proviamo a giocare, oltre che con i colori, con le forme. Bisogna trovare dei moduli insoliti: un triangolo con un lato curvo, per esempio. In quante forme si può combinare. Vediamo un po'.
Ecco allora una serie di giochi in nero e a colori proposti da Katsumi e adatti anche ai più piccoli.
Gli stessi bambini saranno stupiti da questo cambiamento, molto più di quanto lo siano da certe fiabe che raccontano di un principe innamorato di una bella principessa: ci sono giochi per tutte le età.


Nel 1994, Komagata non era ancora sbarcato in Europa. I suoi primi libri saranno editi in Francia, da Les Trois Ourses nel 1998. I suoi esordi, Komagata li racconta così:


Quando mia figlia ha compiuto tre mesi, ha cominciato a osservare le cose. Non ero sicuro che potesse vedere, ma i suoi occhi si muovevano da sinistra a destra, poi da destra a sinistra. Cominciava anche a guardarmi, come se si domandasse chi fossi. Il padre è meno vicino al bambino della madre, perché la madre e il bambino hanno vissuto insieme per i nove mesi prima della nascita. Così ho pensato a un modo per dire a quella bambina che ero suo padre, e ho cominciato a  disegnare delle carte per attirare la sua attenzione [queste carte sono poi diventate la serie "Little Eyes", pubblicata da One Stroke a partire dal 1990 e che vedete nelle pagine del catalogo qui fotografate)



Ho disegnato molte carte, più di cento, per mostrarle alla mia bambina. All'inizio, volevo solo muoverle davanti ai suoi occhi per essere sicuro che ci vedesse. Poi ho capito che erano un mezzo per comunicare con la bambina, anche se non capiva le parole, e che la cosa più importante era condividere qualcosa insieme e divertirsi. Questo è stato il primo passo del nostro dialogo: quello che ci ha permesso di fare conoscenza un po' alla volta.



Ecco, con tutta questa semplicità e purezza sono nati i libri di Katsumi Komagata. Libri importantissimi. Così importanti che spesso ce ne dimentichiamo, come ci dimentichiamo dei libri di Bruno Munari. Ce ne possiamo dimenticare perché sono un po' come la musica di Mozart: qualcosa che abbiamo già dentro, anche se non siamo consapevoli di avercela; e che quando ci viene rivelata magicamente, poeticamente, ci sembra ci appartenga da sempre.


Proprio per questo è particolarmente importante che, a un certo punto, l'opera di questi artisti venga riepilogata, catalogata, esposta ai nostri occhi nella sua interezza, per far sì che ci si possa ricordare, per mai più dimenticare, l'entità del debito che abbiamo nei loro confronti. Come esseri umani, autori, illustratori, editori, bibliotecari, insegnanti, genitori ed ex bambini.


La consapevolezza di questo debito è fondamentale, per non correre il rischio di convincersi di "conoscere e possedere già" l'opera di questi autori, di darla per scontata, di relegarla fra le verità acquisite e le certezze consolidate, quando il pensiero di Komagata, come anche quello di Munari e di Mozart, è un pensiero genuinamente rivoluzionario e, proprio per questo, poco avvezzo a muoversi sul rassicurante terreno delle nostra pretese verità e certezze.


Proprio per questo Les Livres de... Katsumi Komagata, pubblicato nel novembre del 2013 da Les Trois Ourses è un libro essenziale. Essenziale quanto quella barra di platino iridio conservata a Sèvres, al Bureau Internationale des Poids et des Mesures che, dal 1899 ci dà la misura di tutte le cose.


Nel 2008, in un numero speciale della rivista "Le Mook": Quand les artistes créent pour les enfants. Des objets livres pour imaginer, dedicato ai primi vent'anni di attività di Les Trois Ourses, Katsumi Komagata ha scritto:


Recentemente, mia figlia mi ha domandato se avrei continuato a creare libri per bambini così pieni di sorprese e di cose strane. Le ho risposto: «Lo farò.»

E noi aspettiamo i suoi libri, ogni volta con l'ansia e l'aspettativa di quando eravamo bambini.


I precedenti post della rubrica "Leggere l'illustrazione" sono stati dedicati a:

venerdì 1 febbraio 2013

Esperienze / 6: Libri tattili e multisensoriali (seconda parte)

La prima parte del post di Barbara Mazzoleni, Libri tattili e multisensoriali. Antefatto, la trovate qui.

[di Barbara Mazzoleni]

Il progetto

L'idea del libro per partecipare al concorso Tocca a te! mi è venuta grazie a mia figlia Viola, osservando i suoi lavoretti e le schede che realizza all'asilo. A parte le considerazioni su schede e lavoretti (su cui si potrebbe aprire un'ampia discussione), mi sono domandata come un bimbo non vedente potesse apprendere gli stessi concetti.
È stato allora che ho pensato di fare un libro molto semplice per bambini in età prescolare sulle forme geometriche. Per renderlo più divertente e giocoso, ho inventato alcune frasi in rima (anche questa è una cosa che faccio spesso per divertirmi con Viola): la filastrocca è una composizione per tutti piacevole da leggere e ascoltare perché sfrutta la musicalità del linguaggio, dunque una forma di comunicazione ideale per un bambino non vedente, particolarmente attento e sensibile a quel che sente.


Il libro è articolato in sei episodi, legati a sei diverse forme geometriche. Si rivolge ai bambini invitandoli a scoprire le forme con il tatto (in questo senso, scrivendo, sono stata attenta a utilizzare parole e verbi che esplicitamente esortassero a usare le dita).
Successivamente, una volta che il bambino ha riconosciuto la forma (realizzata in una cartone speciale, di 6 millimetri di spessore, applicato su una pagina di feltro colorato), il libro lo invita ad aprire la pagina di feltro per scoprire e toccare oggetti di uso quotidiano dotati della medesima forma.


Dunque questa semplice struttura, a un primo percorso tattile di scoperta della forma, ne fa seguire un secondo per ritrovare la stessa forma negli oggetti proposti, e, infine, un terzo, centrato sul riconoscimento dei materiali usati per rappresentare gli oggetti.
Gli esperti della commissione giudicatrice mi hanno spiegato, in seguito, che il mio libro e gli altri selezionati e premiati erano i più semplici a livello di illustrazione, proprio perché così deve essere: io stessa ho notato libri bellissimi che hanno partecipato al concorso (diverse persone hanno pubblicato o condiviso i loro progetti su internet). Alcuni però sono belli per chi, oltre che toccare, può vedere, cioè usare sia il tatto sia la vista: libri che per me sono bellissimi, purtroppo per i non vedenti facenti parte della giuria, dotati solamente del tatto, sono risultati poco fruibili o incomprensibili.


Ci tengo a fare questa precisazione, perché quello che a noi normodotati può emozionare, interessare, divertire, a una persona non vedente o con gravi deficit visivi può non dare nessuna soddisfazione di lettura. Ovviamente, è superfluo dire che, in generale, il libro o il gioco tattile è invece un oggetto prezioso per tutti, in quanto stimola lo sviluppo o il recupero della multisensorialità spesso perduta precocemente. Insomma, davvero ho dovuto fare un grande lavoro su me stessa e per me stessa, per sperimentare una nuova forma di comunicazione, nella quale tutto ciò che è visuale non serve, e in cui bisogna arrivare all'essenza delle cose nel modo più chiaro e diretto possibile.


Ovviamente, non pensavo lontanamente di vincere il concorso, dato il grande numero di libri partecipanti (più di 200, fra l'altro molti dei quali realizzati da persone più preparate di me: educatori, esperti in materia, autori televisivi, professionisti nel campo dell'illustrazione per l'infanzia).
Quando mi ha telefonato la dottoressa Josée Lanners, presidente della giuria (perché naturalmente non ho pensato di andare a Padova all'evento organizzato per la dichiarazione del vincitore), per comunicarmi che avevo vinto non uno ma due premi, non credevo alle mie orecchie.


Il mio libro, che si intitola Scopriamo le forme con il ditino?, ha vinto il primo premio miglior libro assoluto, e il premio speciale miglior libro didattico. È stato in seguito inviato a Praga, al concorso internazionale Typhlo & Tactus, tenutosi nel novembre 2011, a rappresentare l'Italia insieme ad altri quattro bellissimi libri che si sono classificati ai primi posti. Il referente italiano per questo concorso, Pietro Vecchiarelli, che ringrazio per la passione e la preparazione, mi ha detto che i nostri libri hanno fatto bella figura.


Tra l'altro ho scoperto che noi italiani abbiamo un knowhow eccellente nel settore specifico, diversi nostri autori hanno vinto in passato il Typhlo & Tactus. Uno su tutti, vorrei citare: Mauro L. Evangelista (illustratore, insegnante a artista prematuramente scomparso al quale è stato dedicato proprio il concorso che ho vinto), che ha realizzato un libro tattile che per me è un capolavoro di poesia, Cuore di Pietra. Se volete comprendere a che livelli di profondità espressiva può arrivare l'uso delle illustrazioni tattili e materiche, cercate questo libro e osservatelo bene.


Dopo aver vinto il concorso, ho pensato che la cosa sarebbe finita lì: una grande esperienza che mi aveva permesso di imparare tante cose nuove. In realtà, dietro l'angolo si nascondeva la possibilità di condividere questo patrimonio di conoscenze: per questo devo ringraziare in modo particolare Alessandra Mastrangelo (responsabile della Biblioteca di Mozzo, Coordinatore del Sistema Bibliotecario della Valle Seriana e membro del Comitato Esecutivo Regionale Lombardo dell'Associazione Italiana Biblioteche), che leggendo la mia storia su un periodico d'informazione locale, è riuscita a risalire al mio numero di telefono, mi ha contattata e mi ha chiesto di partecipare a un convegno svoltosi a Bergamo dal titolo Bambini, biblioteche e disabilità visive, all'interno delle iniziative di Nati per leggere 2011.


In questa occasione, ho potuto raccontare brevemente la mia esperienza e soprattutto imparare ancora una volta cose nuove e molto interessanti dalle relatrici intervenute (due delle quali tra l'altro avevano fatto parte della giuria del concorso Tocca a Te!). A partire da questo momento, ho avviato una attività di divulgazione/educazione alla creatività e alla multisensorialità attraverso la sperimentazione e la manipolazione dei materiali, progettando e conducendo laboratori per bambini.


Su questi temi ho incontrato l'interesse di diverse biblioteche e librerie, nonché di alcune istituzioni scolastiche della provincia di Bergamo in cui vivo. L'Unione dei Ciechi di Bergamo mi ha dato la propria disponibilità a tradurre e stampare in Braille qualsiasi libro io desideri fare insieme alle scuole.


Recentemente ho steso un progetto, sempre su richiesta di Alessandra Mastrangelo, per la formazione di adulti (educatori, bibliotecari, genitori eccetera) sul tema dei libri tattili: una giornata di formazione con una parte teorica e un laboratorio pratico per fornire linee guida a chi volesse progettare e autoprodurre questa tipologia di libri. Ho anche progettato percorsi di costruzione di libri tattili per classi di scuola primaria, studiati per rendere questa esperienza multidisciplinare, coinvolgendo le varie materie scolastiche.


Naturalmente devo far quadrare questi nuovi impegni con il resto della mia attività professionale e con la famiglia, ma ci credo fortemente, e non per ragioni economiche: come molti di voi ben sanno, di laboratori non si vive. Inoltre il mio libro tattile non è stato pubblicato (visti gli altissimi costi di produzione che comporterebbe, considerato che la lavorazione sarebbe interamente manuale-artigianale), e resta un pezzo unico (attualmente si trova a Roma, nella sede della Federazione). Questo per dire che non ho nessun prodotto da promuovere.


Faccio i laboratori perché ho scoperto la gioia di stare con i bambini e lavorare con loro mi rigenera, mi arricchisce e alimenta, depura la mia creatività. Questa esperienza mi ha fatto scoprire che fili invisibili legano fra loro diverse mie parti: esperienze personali e professionali, passioni e interessi che tutt'a un tratto, magicamente, sono andati a comporsi in un quadro unitario in cui ogni cosa ha trovato il suo posto, il suo senso e la sua funzione.

Con Giovanna, che mi ha chiesto di raccontare la mia esperienza e che ringrazio di cuore, siamo d'accordo che, se l'argomento risultasse essere interessante per i frequentatori di questo blog, potrei fare un altro post con contenuti più operativi: spunti, idee, racconti di come imposto e conduco un laboratorio, aneddoti... Insomma, cose che potrebbero essere utili a tutti coloro che volessero cimentarsi in questo ambito.
Per adesso ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggermi fin qui.