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mercoledì 6 maggio 2015

Dal villaggio, dalla foresta, al museo

Fino al 17 maggio, a Trento, sarà aperta la mostra Voci dal villaggio e dalla foresta: 40 serigrafie di Tarabooks per raggiungere l’India, curata da Monica Monachesi per la Fondazione Stepan Zavrel di Sàrmede. [Qui un servizio del TGR Trentino].

Questa mostra, al di là del contenuto artistico, è un’eccellente occasione per approfondire l’attività di una casa editrice anomala, Tara Books, che ha ricevuto molta attenzione in Italia e nel mondo per aver saputo valorizzare (e sottolineiamo valorizzare, non sfruttare) la creatività di artisti tribali indiani e le tecniche di produzione artigianali ancora in uso nel paese asiatico.


In occasione della mostra è stato presentato Between Memory and Museum: a dialogue with folk and tribal artists, a cura di Arun e Gita Wolf. Non è il catalogo della mostra e nessuna delle serigrafie in mostra vi è riprodotto. Si tratta, invece, di una lunga e articolata riflessione a più voci sulla funzione del museo come rappresentazione di una cultura, sul rapporto fra memoria e conservazione, fra cultura e comunicazione, fra selezione e potere. Il libro è il risultato di un workshop di cinque giorni a cui hanno partecipato trentadue artisti di diversi villaggi e comunità tribali dell’India, già coinvolti in passato nell’esperienza dell’Indira Gandhi Rashtria Manav Sangrahalaya, noto anche come Museo Nazionale dell’Umanità. È, questo, un museo antropologico che raccoglie un’ampia gamma di opere d’arte e manufatti di culture popolari e tribali del subcontinente indiano.


Per quanto le riflessioni che sono scaturite dal workshop siano intimamente connesse con la realtà dell’India e del Museo, oltre che con la specificità delle culture che rappresenta, riteniamo che possano essere estremamente interessanti anche per noi, che abbiamo un’idea assai diversa dei musei e che spesso abbiamo smarrito il senso della loro necessità. Vi lasciamo quindi alla lettura di alcuni brani del libro.


Perché, secondo noi, leggerli è importante? Per due ragioni: la prima è che l’approccio di molti di questi artisti alla realtà che rappresentano rivela un’esperienza totalizzante nell’atto di guardare e una concezione animista del mondo che, a nostro avviso, assomiglia molto all’atteggiamento dei bambini di fronte agli atti creativi, che siano opere e oggetti in un museo, o i prodotti della loro inesauribile creatività. La seconda che troppo spesso dimentichiamo come alcune popolazioni (segmenti di popolazioni) non siano semplicemente soggetti antropologici; e che se si mettono a repentaglio le condizioni che garantiscono la possibilità di sopravvivere nella loro condizione, quelle culture celebrate nei musei, nei libri e nelle gallerie d'arte proprio per la loro diversità cesseranno di essere vitali.


Immaginate un villaggio con campi fertili, che producono ricchi raccolti, ospitano molti animali e nutrono molti uomini, i topi raccolgono i grani che cadono dalle spighe e li ammassano nelle loro tane. Un museo accumula oggetti culturali come un topo accumula i grani caduti a terra. Gli oggetti, come i grani, sono raccolti e accumulati nell’edificio del museo. Una cultura vitale – il raccolto – deve essere portata al museo. Solo così quella cultura – le messi agitate dal vento e scaldate del sole – può essere ancor più vitale. I suoi grani, raccolti in quelle tane, potranno diventare importanti per il pensiero futuro… se si darà loro luce e acqua, potranno germogliare di nuovo.
Dawat Singh Uikei

Togliere gli oggetti dal contesto in cui sono stati creati e sono utilizzati può sottrar loro la vita, ma raccoglierli in un museo può impedire ad alcuni aspetti di una cultura di scomparire. Ovunque ci sia un reale rischio di scomparsa di una cultura marginalizzata, o il dubbio che qualche storia perduta possa essere ritrovata, ciò che il museo raccoglie può essere considerato il seme di un potenziale ringiovanimento. Il museo offre la possibilità di rinnovare la memoria anche se sembra si limiti a conservare oggetti.
Gita e Arun Wolf

Ho pensato al museo come a un alveare. I ricercatori e i conservatori del museo sono come api operaie: raccolgono con grande cura i migliori oggetti e manufatti nei villaggi e li portano al museo, come le api operaie portano all’alveare le gocce del più dolce nettare. [Poi ci sono quelli che visitano il museo. Ciò che queste persone capiscono sugli oggetti esposti dipende da ciò che possono scoprire in proposito. Ogni oggetto ha una storia e il modo in cui la storia comunica dipende da chi la racconta e dalla sua sincerità.
Pradeep Marawe

Qualsiasi cosa venga esposta come ricordo o simbolo della nostra cultura – per esempio, un tamburo – ha un’anima. Quest’anima è schiacciata e indebolita dietro a quei vetri. Bisognerebbe poterlo usare per pregare. L’esposizione è un problema. Alcune cose non dovrebbero stare a terra e altre non dovrebbero essere appese ai muri. Perché per noi anche il modo in cui l’oggetto è tenuto e usato è importante.
Bhajju Shyam

Faccio tatuaggi da quando avevo 14 anni e ho insegnato a mia figlia a farli. La nostra comunità è molto povera: noi non possediamo terre. Andiamo di villaggio in villaggio a tatuare le persone. Montiamo la tenda o dormiamo sotto un albero e raccogliamo la legna per cucinare all’aperto. Mio marito è bracciante e cerca di trovare un lavoro, se è possibile. La nostra è sempre stata una vita dura. Il museo ha i nostri disegni su tela, appesi al muro. Ma le nostre vite sono molto di più: il fatto che siamo nomadi, il modo in cui ci muoviamo nella foresta per raggiungere i villaggi. Non si riesce ad avere un’idea di come sono le nostre vite. Non si dice niente di come richiamiamo le ragazze nei villaggi per tatuarle, o le storie che raccontiamo e le canzoni che cantiamo per distrarre i clienti dal dolore del tatuaggio. Loro non ci lasciano entrare nelle loro case: facciamo i tatuaggi all’aperto. Queste sono cose che la gente dovrebbe sapere. Ma non sono sicura di poterle disegnare… sono solo una tatuatrice.
Shanti Bai Marawe

Questa è la diga sul fiume Narmada. Ho designato il suo corso, dalla sorgente nella foresta di bambù, dalla quale comincia il suo fluire sulla nostra terra. La diga distrugge tutto sulla sua strada… case e campi sono sommersi, persone e animali annegano. Ma il danno riguarda solo le cose materiali. Anche la nostra cultura, il nostro modo di vivere vengono feriti: siamo tagliati fuori dalle fonti della nostra vita e allontanati dalla nostra terra d'origine, dai luoghi dove i nostri antenati sono vissuti e noi siamo nati, abbiamo giocato, abbiamo imparato. Se prediamo le nostre radici, non saremo più in grado di dipingere ciò che dipingiamo oggi. È strano che la nostra arte sia apprezzata nelle città e, allo stesso tempo, la fonte stessa della nostra tradizione sia distrutta. Qui, nel museo, io ottengo rispetto per il mio lavoro ma, allo stesso tempo, la mia famiglia e la mia comunità, che vivono al villaggio e sono intimamente legati all'acqua del fiume, stanno attraversando un momento difficile.
Dilip Shyam

mercoledì 29 aprile 2015

Pippo non lo sa, ma è arrivato anche a Forlì

[di Maya Beretta di Libreria Momini]

Quando abbiamo sfogliato per la prima volta i libri della collana Pippo abbiamo pensato: Geniale!
Quando abbiamo letto per la prima volta del progetto Pippo non lo sa abbiamo pensato: Genialissimo, vogliamo farlo anche noi!
Poi questo desiderio è stato messo nel cassetto per un po', ce l'eravamo quasi dimenticato quando la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha indetto un bando per eventi collaterali alla mostra Boldini. Lo spettacolo della modernità che sarà ospitata ai Musei San Domenico di Forlì, la nostra città, fino al 14 giugno 2015. Era il nostro momento.


Così ci siamo mobilitate, abbiamo chiesto autorizzazioni, coinvolto scuole, insegnanti, associazioni, amici e artisti locali ed è nata la Pinacoteca dei ri-tratti, un gioco di osservazione, riproduzione, alterazione, manipolazione di ritratti ispirato da Boldini, noto per i suoi ritratti di dame dell'alta società della Belle Epoque. Il fine ultimo è ovviamente quello di vendere quanti più ritratti possibile per arricchire le biblioteche scolastiche di quattro scuole della città.


Che il progetto era bello lo sapevamo già, ma è stata davvero una sorpresa vedere con quale entusiasmo insegnanti, bambini e genitori hanno aderito al gioco!
La nostra associazione, Momini, ha organizzato tre visite alla mostra, guidate dalla nostra cara Nadia Conficoni – insegnante, atelierista, autrice insieme alle colleghe del libro L'esperienza dell'arte - che hanno portato al museo più di trenta famiglie. Dopo le visite abbiamo invitato bambini e genitori a riprodurre le opere che più li avevano colpiti, con risultati davvero interessanti, anche se per noi che da diversi anni facciamo laboratori con bambini e adulti l'aspetto più piacevole è stato senza dubbio vederli lavorare fianco a fianco, con grande concentrazione e impegno, senza interferenze o interruzioni.


Alle famiglie si sono aggiunti più di 300 alunni e insegnanti delle scuole primarie e dell'infanzia che si stanno dedicando al progetto con lezioni e visite alla mostra.
L'associazione Arte e Vita, che si occupa di introdurre alla pittura persone con disabilità psichiche fornendo loro un nuovo mezzo espressivo, ha partecipato con i ragazzi che segue, presentando elaborati sorprendenti.


Grazie a una vulcanica insegnante, un'intera classe di grafici di un istituto professionale si cimenterà con rielaborazioni grafiche di  ritratti di artisti più o meno noti.
E queste sono solo le adesioni più consistenti in termini di numeri perché sono davvero tante le persone che stanno lavorando da casa, chiamano per fare mille domande o ci portano le opere in formati strampalati, tornano a chiedere un po' di fogli in più perché li hanno finiti tutti...

Insomma, siamo davvero entusiaste di questa prima fase e non vediamo l'ora di avere in mano tutte le opere per preparare finalmente la grande mostra all'aperto del 16 maggio. Anche se, dobbiamo ammetterlo, iniziamo a essere un po' preoccupate per l'allestimento perché forse lo spazio che avevamo previsto di usare non è abbastanza grande... ci toccherà invadere tutta la via!

Adesso aspettiamo solo di scoprire quante opere riusciremo a vendere, intanto, comunque vada, grazie ai Topipittori e a Spazio B**K per averci autorizzato a trapiantare il progetto, auguriamo un Pippo ad ogni città!

PS: Se qualche amico dei Topi vuole unirsi a noi accettiamo anche disegni via posta ordinaria entro l'8 maggio!

[ANTEPRIMA]
Il Centro Documentazione Handicap - Cooperativa Accaparlante di Bologna e ZOO organizzano una nuova edizione de Le scarpe di PiPPo per finanziare l'acquisto di albi per la Biblioteca Ragazzi del Centro. L'iniziativa si articola in quattro date, a partire dal 25 maggio, con laboratori per i bambini delle scuole primarie del quartiere Pilastro tenuti, fra gli altri, da Arianna Papini. Sabato 6 giugno la mostra, a Villa Lipparini, nell'ambito di Be' _Bologna Estate, con la vendita delle opere realizzate da autori notti e meno noti. Tenetevi pronti. Vi aggiorneremo appena i dettagli dell'iniziativa saranno disponibili.

mercoledì 15 aprile 2015

PiPPo al MART

[di Giulia Mirandola]

PiPPo continua a testimoniare che in mano a lettori intelligenti, questa collana sa generare esperienze educative e umane di straordinaria intensità e valore. Lo hanno dimostrato, dal 2013 a oggi, il gioco Pippo non lo sa e la sua seconda edizione intitolata Le scarpe di Pippo. Lo confermano gli eclatanti risultati dei laboratori condotti da Ada Colombi nella scuola dell'infanzia. Lo ribadiscono le sessioni di educazione all'immagine curate da Marta Sironi con Francesca Zoboli e con Francesca Bazzurro in alcune classi della scuola primaria, accompagnate nei musei milanesi, dove è svelata l'intimità con l'arte invece del suo spettacolo.


Da gennaio 2015, la Piccola Pinacoteca Portatile di Topipittori è al centro di un nuovo scenario, che ha per la prima volta come interlocutore principale un museo italiano, il Mart-Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Grazie a questo legame virtuoso, il percorso della collana, già ricco di esperienze riuscite, sfocia in un programma articolato, di cui sono in parte responsabile. Da subito è piaciuto a Cristiana Collu, direttrice del Mart fino a gennaio 2015, che ne ha promosso il compimento.


PiPPo ha scelto di dialogare con questa istituzione pubblica attraverso una formula che collega tra loro aree museali differenti e suscita effetti sia all'interno sia all'esterno del museo. L'impegno profuso ha avuto come esiti la progettazione e la realizzazione di un volume dedicato a Fortunato Depero, Depero e la Casa del Mago, illustrato da Lucia Pescador e scritto da Marta Sironi; la proposta di Piccole pinacoteche, un seminario di due giornate, rivolto a insegnanti e operatori didattici e museali; la formazione di un gruppo ristretto di operatori interni all'area educazione del museo; la conduzione di Museo Disegnato, un ciclo di laboratori raccomandati alla scuola dell'infanzia e primaria.

 Di questi momenti proverò a raccontarne due in particolare, documentati da me attraverso il materiale fotografico prodotto nel corso di Piccole pinacoteche e Museo Disegnato, che qui condivido. Il corso di formazione è nato da un’idea maturata nel corso del 2014, insieme a Giovanna Zoboli e Paolo Canton di Topipittori, in seguito sottoposta a Carlo Tamanini (responsabile Area Educazione Mart) e approvata. L'unicità di questo corso è nell'impronta voluta per la sua struttura: aperta al confronto diretto tra chi legge la collana Pippo e chi la fa, tra chi la progetta e chi la utilizza negli ambienti della scuola. A Rovereto, infatti, per studiare e analizzare al microscopio PiPPo, sono giunti tutti insieme i Topipittori, Guido Scarabottolo, Marta Sironi, Francesca Zoboli, Ada Colombi e Giulia Mirandola. Giovanna Zoboli ha ripercorso alcune tappe della genesi di Pippo, ha offerto alcune anticipazioni sui volumi in corso di realizzazione e ha sottolineato un concetto che pare ovvio ma tale non è: a una cosa bella che è l'arte Topipittori ritiene debba corrispondere un modello editoriale bello altrettanto.


Quando prende la parola Francesca Zoboli, autrice di Dame e cavalieri, il tavolo attorno a cui siedono i partecipanti - 25 donne e uomini giunti dal Trentino, dal Veneto, dalla Lombardia, dall'Emilia-Romagna – si riempie di forbici, tubetti di colla, splendide carte decorate dall'autrice, vecchie riviste da ritagliare. Le mani dicono più delle frasi, in questo tipo di discorsi. Quelle di Francesca Zoboli hanno il dono della sintesi. Dalle pagine di Dame e cavalieri ciascuno impara come giocare a PiPPo e come rivalutare il concetto di copia.


Marta Sironi è l'anima dei testi di tutti i volumi della collana PiPPo. Parla di PiPPo come di una creatura in evoluzione, adatta a provocare confidenza tra bambini e quadri, amica dei giochi linguistici e formali, perfetta per trascorrere in modo non rituale il tempo della scuola e quello della scuola nello spazio museale. Ada Colombi è pragmatica. Della sua testimonianza nella scuola dell'infanzia, riporta immagini altamente significative, da cui emerge una realtà inconfutabile: la collana PiPPo può essere integrata alla programmazione scolastica ordinaria, ma ci vuole fatica, energia, volontà, impegno. Guido Scarabottolo, che della collana PiPPo è il nume tutelare, dopo avere raccontato la storia della PUT (Pinacoteca Universale Topolò) e della PIPO (Pinacoteca Portatile), invita il gruppo a una sessione di disegno davanti all'opera Depravities of war di Sandow Birk (2007, Collection of Deborah and Andy Rappaport), esposta all'interno della mostra La guerra che verrà non è la prima. Copiare è difficilissimo per chi non ha mani educate a disegnare.


Museo Disegnato è un laboratorio riservato a bambini e bambine della scuola dell'infanzia e primaria e alle loro maestre, costruito a partire dalle pagine di Depero e la casa del mago di Lucia Pescador e Marta Sironi. Si tratta di tredici appuntamenti in calendario da gennaio a maggio 2015, che ho il piacere di seguire in prima persona. Per fare Museo Disegnato servono una copia di Depero e la casa del mago; un arazzo di Fortunato Depero intitolato Guerra-Festa (1925, Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), esposto temporaneamente all'interno della mostra La guerra che verrà non è la prima; vecchie buste da lettera, cartoncini blu, neri color panna un po' appassiti dal tempo, timbri appartenuti a zii e nonni coetanei di Depero, pagine di album fotografici scampati a traslochi, sgomberi di cantine, fallimenti di cartolerie; retini colorati, pastelli a olio, partiture musicali, quaderni pentagrammati.


Suscitare il piacere della composizione è la tensione che guida il laboratorio, mentre ciascuno si cimenta nella stesura di poesie telegrafiche, canzonette rumoriste, disegni di marionette meccaniche, manifesti pubblicitari, schizzi per costumi di scena, in puro stile futurista.  Il gioco di leggere le figure di Depero si materializza in quadri compiuti, che sommati tra loro, tra qualche mese, daranno luogo a una piccola grande pinacoteca dei bambini, aperta al pubblico del Mart.




















martedì 10 marzo 2015

I Martedì della Emme / 21: Esattezza vuol dire...

Con oggi I Martedì della Emme non avrà più cadenza regolare. Usciranno post occasionalmente, quando riceveremo nuove proposte di lettura. Oggi prende la parola Martina Pozzebon, bibliotecaria nella magnifica biblioteca di Montebelluna di cui tempo fa abbiamo parlato qui e qui. Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno speso il loro tempo per riflettere insieme a noi sui libri della Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Senza di loro, bibliotecari, insegnanti, promotori della lettura, librai, genitori, appassionati di libri illustrati, questi Martedì non ci sarebbero stati.

[di Martina Pozzebon]

Ma com'è seria questa copertina. Com'è elegante quel blu. E che dire di quel distinto papavero che si è fatto ritrarre nella sua posa migliore (ma si sa che i fiori sono tutti un po' vanitosi).
Il libro si fa prendere in mano, con garbo, prego, ed è in quel momento che, frrrrrrullo d'ali, e il maggiolino parte: ali frementi, antenne all'erta, elitre in posizione. Ma non era un libro raffinato questo? Qualcuno fermi quel maggiolino!

Libro elegante, libro fremente, libro scientificamente rigoroso, libro poetico. Libro illustrato. Libro da sfogliare prima che da leggere. Un libro che, siccome parla della natura, ha dentro tante cose. Ecco che già sbaglio: questo libro non parla della natura, ma la racconta: Colette Portal, La natura raccontata, Emme edizioni, 1979.


Un libro sulla natura non potrà mai essere esaustivo, e questo l'autrice lo sa bene. Ecco quindi che seleziona quei pezzettini di natura che le serve raccontare: parte dal fiore che ha scelto di mettere in copertina e fa un percorso a balzi, più corti-più lunghi, fino ad arrivare alla luna, in una struttura studiata dal piccolo al grande, dagli esseri viventi agli astri, dalla familiarità della formica sino alla distanza mitica del vulcano, in un catalogo calibrato di elementi dei quali è interessante trovare legami, assonanze, differenze, all'interno di ogni singola scheda che lo compone.
“Esattezza vuol dire [...]:
    1) un disegno dell'opera ben definito e ben calcolato;”


Ogni elemento naturale è narrato allo stesso modo: una serie di tavole ad acquerello e una porzione di testo, i due elementi ben distinti. È interessante sapere che le tavole nascono prima del testo, tanto che potrebbero essere lette anche indipendentemente da esso. Provando a leggere il libro solo attraverso le immagini è evidente come riescano a esprimersi da sole.


Ogni serie di tavole illustra il ciclo di vita di un essere vivente o il possibile stato di un fenomeno naturale. È completa la classificazione delle nuvole, così come è immediatamente chiaro il ciclo vitale del fungo, grazie ad una struttura sequenziale che richiama direttamente il fumetto e le sue strategie temporali.


Tanto è dettagliato il disegno quanto lo è il testo che lo accompagna e che ne segue e spiega l'evoluzione. Testo e immagine si compenetrano, ma non a livello grafico: le due letture possono legittimamente correre parallele, ma l'incrocio delle due porta inevitabilmente a un aumento di significato e a una maggiore definizione del concetto, figurativo ma anche temporale: la composizione delle immagini riesce a imporre un ritmo rallentato alla lettura che si adatta ai cicli della natura.
“Esattezza vuol dire [...]:
    2) evocazione di immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, «icastico», dal greco είκαστικός;”


Il linguaggio, incluso quello iconografico, è preciso, utilizza termini e modi scientifici: rizoma per il grano, ape bottinatrice e, quando si parla della ninfa del maggiolino, le immagini sono esplicative. Però il lessico scientifico viene supportato da un linguaggio che invece appartiene alla sfera dell'esperienza e della poesia, ma che lo completa nell'espressione precisa del fenomeno descritto: così l'ardente frenesia amorosa delle formiche, l'impero del sonno delle api, la luna che diventa un falcetto cornuto. Un andamento che mi ha ricordato vagamente le poesie di Ponge, almeno nello sforzo di arrivare a una definizione esaustiva.
“Esattezza vuol dire [...]:
    3) un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell'immaginazione.”


È a Calvino che ho chiesto la conferma alla sensazione che ho avuto guardando e leggendo questo libro, perché è esattezza il termine che volevo usare per definire questo libro e che ora, grazie alle Lezioni americane, credo di poter usare.
Il libro blu ed esatto ora si può chiudere: in quarta di copertina una rana con un avanzo di coda che, io ora lo so, ha appena lasciato le profondità lacustri.


Ho appena letto un fumetto colorato ad acquerello, ho guardato l'opera di una pittrice che si chiama Colette, ho imparato che un maggiolino si sviluppa in tre anni e che le api abitano un tempio silenzioso. Cortina di miele, torta di cera. Ho letto un poeta che si chiama Francois Ponge, ho valutato la necessità dei cicli vitali in natura. E mi è venuta voglia di primavera. E questo sarebbe un libro solo per bambini?

 

Sono Martina e faccio la bibliotecaria per ragazzi in una bella biblioteca con la piscina, i pesci e un ponte di legno. Sto cercando di far cambiare colore al mio pollice nero leggendo libri sulla natura e le piante, così come per imparare a disegnare leggo albi illustrati e fumetti. Per il momento le mie piante sono ancora in cattiva salute e le matite le uso solo per sottolineare. Però, di libri belli, non sapete quanti ne vedo.

Dal nostro catalogo, Martina Pozzebon ha scelto in regalo La volpe e il polledrino di Antoniao Gramsci e Viola Niccolai (aggiungendo quetso pensiero: Viola Niccolai, ti voglio bene anche se non ti conosco).

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.



Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria

I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine
I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!  
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci
I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia

I Martedì della Emme / 20: Per essere liberi
I Martedì della Emme / 21: Esattezza vuol dire...