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venerdì 12 giugno 2015

Da Roma a Seoul: 14 illustratori in Corea

[di Daniela Pareschi]

Dal 7 al 9 agosto, a Seoul, in Corea, nel padiglione D2 del COEX (sede fieristica per grandi esposizioni), si terrà la prima edizione di Seoul Illustration Fair, o SIF. Vi parteciperanno circa 60 artisti per lo più coreani, oltre ad altre figure professionali che operano nel settore. Uno spazio lo avrà anche l'Italia, per l'esposizione The Future passed from Rome: in mostra quattordici illustratori romani a cui verrà dedicata una superficie di 15 x 4 m. Di ogni artista saranno esposte circa 3/4 opere, insieme a una breve nota biografica e a una frase scelta a rappresentarli. Credo si tratti di una bella opportunità per far conoscere oltre confine la nostra illustrazione: sono particolarmente orgogliosa, perché di questa mostra sono organizzatrice e curatrice, ruolo, questo, che fra l'altro mi trovo a svolgere per la prima volta, nonostante una lunga frequentazione in campo artistico.

Illustrazione di Andrea Calisi.

Illustrazione di Alessandra De Cristofaro.

Due parole di presentazione: nasco come scenografa (veramente nasco in quel di Ferrara), attività che per circa venti anni è stata la mia principale professione, prima in teatro e poi quasi esclusivamente nel cinema, firmando come art director film italiani e internazionali. Per questo motivo, ho sempre disegnato molto. Negli ultimi anni, però, la pratica del disegno dalla scenografia si è spostata all'illustrazione che è diventata la mia occupazione principale.

Illustrazione di Daniele Catalli.
Illustrazione di Lucio Villani.





















Quindi, se l'idea della mostra viene da una persona che si occupa di illustrazione, qui per la prima volta mi sono sperimentata in veste di curatrice, con tutti i limiti dell'inesperienza pratica, ma anche con l'entusiasmo di vedere concretizzarsi un progetto interessante e soprattutto condiviso. Insomma, è bello rendersi conto che a volte si può trovare il modo di fare le cose, e in ogni caso vale sempre la pena provarci.

Illustrazione di Rita Pteruccioli.

Illustrazione di Daniela Tieni.

Vi racconto come è nato il progetto: diversi anni fa, partecipai alla realizzazione di un musical teatrale proprio a Seoul. Con alcune persone con cui lavorai, negli anni, ho mantenuto i contatti, ed è stato proprio grazie a loro e ad alcune coincidenze che sono venuta a sapere di questa prima edizione di una fiera dedicata all'illustrazione, in agosto, in città.
Poco dopo, scambiando alcune idee con quello che ora è il direttore dell'esposizione, ho intuito che da parte della Corea c'era un interesse particolare per la produzione artistica italiana. Fu allora che cominciai a domandarmi se avrei potuto trovare illustratori interessati a partecipare a una collettiva che rappresentasse l'Italia. La risposta è stata positiva, ovviamente.

Illustrazione di Camilla Falsini.
Illustrazione di Irene Rinaldi.




















Nella scelta, però, sono stata limitata dalla richiesta del direttore della Fiera di esporre solo illustratori romani, scelta condizionata dal titolo dell'evento The Future passed from Rome.
Perché una simile richiesta? Perché 'da Roma' e non 'dall'Italia'? Per molti stranieri Roma è il simbolo  del nostro Paese, una città che rappresenta la storia di una cultura ricchissima e importante, che ha influito in tutti i campi dell'arte e del sapere, una cultura che affascina e sorprende. La città di Roma è il fulcro di questa idea.

Illustrazione di Mariachiara Di Giorgio per Due Ali, di prossima pubblicazione.

Illustrazione di Simone Rea per L'uomo dei palloncini,

Certo, dare un limite "urbano" all'illustrazione, è strano, ma quando ho cominciato a lavorare su questa idea mi sono resa conto che poteva essere interessante mostrare come differenti illustratori interpretano diversamente sogni, desideri, temi, sebbene nati in un contesto urbano, così forte. Perché è innegabile che Roma sia una città forte che si impone visivamente e percettivamente, e per questo certo non può non influire sulla sensibilità artistica di chi la abita e la vive.
La selezione mi ha fatto optare per illustratori che, oltre ad avere la peculiarità di vivere a Roma, fossero interessanti e soprattutto molto diversi tra loro, al di là del fatto di essere più o meno noti (comunque tutti hanno un curriculum significativo di esperienze artistiche).

Illustrazione di Onze.
 Ed ecco i nomi dei partecipanti: Andrea Calisi; Daniele Catalli, Alessandra De Cristofaro. Mariachiara Di Giorgio, Camilla Falsini, Mook (al secolo Francesca Crisafulli e Carlo Nannetti), Onze, Daniela Pareschi, Rita Petruccioli, Simone Rea, Irene Rinaldi, Lorenzo Terranera, Daniela Tieni, Lucio Villani.
Infine, per darvi un'idea  un po' più precisa dello spirito con cui ho progettato questa mostra, ecco il testo che la presenterà:

The Future passed from Rome
 

Diversi sono gli artisti e diverse la tematiche che riguardano le illustrazioni contenute in questa collezione, condividono solo il fatto di provenire tutte dalla stessa città: Roma.
Per capire cosa queste illustrazioni abbiano in comune occorre andare a cercare molto a fondo l’essenza di una città unica al mondo.
Roma non è “antica", non è “moderna", questi aggettivi perdono di significato, Roma è per tutti una "città eterna”.
 

Illustrazione di Daniela Pareschi.

Illustrazione di Lorenzo Terranera.

Eterna non significa che non cambia, che resta uguale a se stessa immutabile nelle sue strutture, eterna significa che ha la capacità di cambiare la forma in funzione di quel “soffio urbano” che determina la vita di ogni città.
Negli ultimi 2000 anni Roma collega culture di tutto il mondo, è passata e futura e lo stesso tempo, è una città che vive in un costante 'cambiamento eterno '.
Vi mostreremo la Esprit romana attraverso gli occhi di 14 artisti diversi.
Più di 50 diverse immagini, pensieri, idee, sogni e incubi, che non vi lasceranno indifferenti.


Illustrazione di Mook per Prima di me, di prossima pubblicazione.


martedì 26 maggio 2015

I martedì della Emme / 22: Il galateo dell'avventura

[di Sara Stangherlin, Biblioteca di Montebelluna]

La biblioteca dove lavoro ha la fortuna di custodire un fondo Emme nel ventre del magazzino, e ogni occasione (specialmente questa) è buona per far prendere una boccata d’ossigeno a questi libri.  Sono dei classici perché parlano ai bambini e agli adulti di oggi come lo facevano quando sono stati pubblicati, senza perdere nulla di ciò li rende speciali, anzi guadagnando di volta in volta significati nuovi. Così ho deciso di affrontare l’oscuro piano interrato.
Sono nel magazzino: è poco illuminato e mi fa sempre un certo effetto. Mi infilo tra gli scaffali mobili e anche quelli mi fanno un po’ impressione. A un certo punto un libro mi cade sui piedi provocandomi un leggero dolore.  “E allora tu che cosa dici?” mi interroga il titolo del libro per terra. Ehm, che cosa dico?! Prima dico “Ahi!
e poi dico grazie al libro per la sua incontenibile voglia di uscire dal magazzino, lo raccolgo e lo porto a fare un giro ai piani alti.



Il libro Emme che si è fatto avanti è proprio E allora tu che cosa dici? di Sesyle Joslin, con le bellissime illustrazioni di Murice Sendak. L'albo  uscì negli Stati Uniti nel 1958 e valse ai suoi autori la Caldecott Medal l’anno successivo. Accanto a questo albo, c’è suo fratello, E allora tu che cosa fai?, della stessa squadra vincente autore-illustratore. Furono pubblicati in Italia dalla Emme nel 1980, quando all’estero godevano già di fama indiscussa: due manuali di buone maniere per tutte le occasioni.



Le incantevoli illustrazioni di Sendak, dal tratto e dai toni subito riconoscibili, non hanno bisogno di molti colori, perché parlano da sé: la loro peculiarità sta nell’immediatezza con cui comunicano e in una eleganza discreta e senza tempo.
Questi due piccoli albi sono popolati di bambini in situazioni bizzarre e fiabesche, in uno schema fisso a doppie pagine: a sinistra un breve testo descrive la situazione illustrata nella pagina di destra e pone al lettore sempre la stessa insistente domanda (quella del titolo, appunto). Segue la risposta, sempre spiazzante, data da un’illustrazione a doppia pagina accompagnata da una breve frase degna del più alto galateo britannico.
La sorpresa si rinnova ogni volta, a ogni giro di pagina, grazie al succedersi di scenette inverosimili e al contrasto fra queste e le risposte così educate dei bambini protagonisti.



Non è facile sapersi comportare come si deve, specie se si è piccoli. Ci sono situazioni che mettono in difficoltà: non si sa cosa dire, non si sa cosa fare. E si rimane a bocca aperta e con le mani in mano.
Presentarsi a uno sconosciuto, prendere congedo educatamente, rifiutare un’offerta con cortesia.
La sgradevole sensazione di sentirsi fuori posto o inadeguati che genera insicurezza qui è ovviata dal proporre di continuo situazioni altamente improbabili ed eccezionali, in cui chiunque - anche una Principessa o un Pirata - si sentirebbe stranito e impreparato. 


Ad esempio, mettiamo il caso che tu sia andato in centro a fare spese e che camminando all’indietro – ti diverte sempre un sacco farlo! - inciampi in un coccodrillo. E allora che cosa dici?


Oh, scusami!


Supponiamo che un signore ti regali un elefantino; oppure che mentre stai cogliendo margherite nel prato appaia un drago feroce e un cavaliere gli tagli la testa; o che il cowboy Bill Nasolungo ti chieda se vuoi un buco in testa; o infine che la Regina ti inviti per una interminabile e monotona spaghettata a Londra (situazione che ricorda il recente fumetto A cena dalla regina di Rutu Modan, La Giuntina edizioni – in cui si ragiona anche lì di buone maniere, spaghetti e inviti regali)… allora tu che cosa dici?


Ti presenti educatamente agli elefantini; ringrazi con garbo il cavaliere in armatura; rifiuti l’offerta esplosiva del bandito; ti congedi dal banchetto supplicando la sovrana. Così come mandi giù il boccone prima di rispondere alla proposta di matrimonio di un principe; ringrazi la padrona di casa, prima di scappare dal drago che ha fatto irruzione alla sua festa; cedi il posto a una signora sul palanchino affollato di un elefante da trasporto.


Dalle situazioni più incredibili i bambini protagonisti escono sempre con grande disinvoltura  e massima cortesia, scongiurando la figuraccia e ritrovando sempre il sorriso.
Da notare che in queste pagine i piccoli agiscono in completa autonomia, senza nessun adulto che dica loro come comportarsi o cosa rispondere. I grandi raffigurati sono semplici comparse occasionali, a volte anche un po’ burbere e maleducate, a cui dare il buon esempio.
Mi piace come in queste pagine i piccoli lettori siano catturati subito dentro la dimensione straordinaria, ma allo stesso tempo molto quotidiana dell’avventura che è sempre dietro l’angolo. E i bambini accettano questo patto di inverosimiglianza come la cosa più naturale del mondo, perché ai loro occhi l’incredibile è sempre possibile nella vita di tutti i giorni.


L’alchimia che si instaura fra testi e illustrazioni ha il pregio di rendere meno distante il sogno a occhi aperti e meno barbosa la quotidianità delle buone maniere. Il segreto del successo senza tempo di questi albi è presto svelato: riescono a far convivere la fantasia e la libertà proprie dei piccoli con la realtà e la buona educazione che dovrebbero essere proprie del mondo dei grandi.
Attraverso queste pagine, si scopre così che si è sempre al proprio posto, nell’avventura e non, se si sa rispondere come si deve anche a un rozzo pistolero.


Ah, state ben attenti al bandito Bill Nasolungo! È un tipaccio che frequenta le biblioteche ed è invidioso dei lettori appassionati: ama prenderli al lazo per portarli nel suo ranch selvaggio. Mi raccomando, nel caso sciagurato in cui vi acchiappasse, ubbidite e uscite tranquillamente senza dare troppo nell’occhio! Lasciategli pure il libro, prima o poi, mollerà la presa.


Mi chiamo Sara e lavoro nella zona meno silenziosa della Biblioteca di Montebelluna: lo spazio 0-6 anni e la sezione ragazzi. Tra albi con belle illustrazioni e belle parole ho trovato il mio habitat. Oltre ai libri, ho una passione smodata per gli scoiattoli, le vecchie lettere, i peperoni e le finestre sull’oceano. Spesso mi capita di avere la testa tra le nuvole e di essere un po’ maldestra, perciò ho trovato molto interessanti questi simpatici galatei dell’avventura. Penso ne farò buon uso, nelle mie avventure quotidiane tra gli scaffali, e non!

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.



Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria
I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine
I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!  
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci
I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia
I Martedì della Emme / 20: Per essere liberi

I Martedì della Emme / 21: Esattezza vuol dire... 

lunedì 25 maggio 2015

Nel giardino delle meraviglie: I doni della gigantessa

[di Monica Monachesi. Foto di Piero Baraldo e Monica Monachesi]

A Vicenza, fino al 2 giugno, è in corso la XI edizione del Festival Biblico: Custodire il Creato, coltivare l’Umano. Lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse (Gen 2,15).
Il tema dell’anno è sviluppato in un ricco calendario di conversazioni, lectio magistralis, convegni, spettacoli, animazioni, consultabile qui.
Nell'ambito di queste manifestazioni, al Museo Diocesano di Vicenza, fino al 21 giugno è visitabile la mostra di illustrazione I doni della gigantessa: i custodi del creato siamo noi, creata appositamente per questa occasione, a cura di Monica Monachesi per la Fondazione Stepan Zavrel di Sàrmede. Il titolo della mostra è stato ispirato dal libro Il regalo della gigantessa, con testo di Guia Risari e illustrazioni di Beatriz Martín Terceño.

Illustrazione di Beatriz Martín Terceño tratta da Il regalo della gigantessa.

Un appuntamento con immagini e parole, per piccoli e grandi lettori, attorno a un tema grande come il cosmo, importante come ogni sua più piccola creatura. Le Scritture, l’uomo e il giardino della creazione, accanto a miti di popoli lontani, per ritrovarsi in illo tempore, in principio, consapevoli del presente. Un percorso di libro in libro sul filo dell’evocazione e della poesia per risvegliare la meraviglia, per custodire e coltivare se stessi, l’altro, il creato.

Illustrazioni e libri nell'allestimento della mostra
I doni della gigantessa: i custodi del creato siamo noi.

Una mostra articolata in varie sezioni: Giardino di libri, Meraviglie, Cosmogonie, La parola, le parole, I custodi del creato siamo noi, Prolungamenti, e sulle quali, qui, è possibile trovare tutti i riferimenti a libri, autori, editori presenti.
La mostra è nata nel segno della meraviglia, ed è soprattutto di questo che vorrei parlare.
È nata grazie al contributo di tanti illustratori, autori ed editori che mi hanno aiutata a comporre questo appuntamento con la dedizione di chi crede profondamente nell’importanza dell’offrire bellezza.


Costruirla è stata un’avventura e poi è stato come ricevere un regalo ammirarla allestita al Museo Diocesano, grazie alla cura e al coordinamento di Antonio Pigatto e Simona Tozzo.
Impossibile nominare tutte le cose meravigliose esposte, - tavole originali, libri, film, parole - ma spero di restituire il senso corale di tutto ciò: una sorta di canto di lode ai doni che ci circondano, e di cui dobbiamo accorgerci e lasciarci stupire.

Per costruire  la sezione Prolungamenti che offre in consultazione libri sul tema, ho parlato con numerosi editori spiegando il progetto, trovando massima disponibilità e collaborazione, nel cercare insieme i titoli più adeguati e significativi della loro produzione.

A Giovanna Zoboli ho chiesto una sua riflessione attorno alla meraviglia: le sue parole colgono esattamente il senso di questa esposizione:

Henry Matisse sosteneva che l'arte è sempre religiosa. Non intendeva con questo significare che l'arte debba esclusivamente occuparsi di temi religiosi o che l'unica arte autentica sia quella che si occupa di tali temi. La religiosità a cui allude Matisse non riguarda né i soli credenti né la pratica religiosa confessionale. È qualcosa di più, perché è il cuore dell'esperienza interiore, spirituale e non appartiene alle chiese e alle dottrine, ma a tutti gli esseri umani. Si comprende meglio cosa Matisse intendesse, quando spiegava che quella che cercava di raggiungere nel suo lavoro era una condizione mentale che definiva di preghiera. Uno stato di concentrazione, silenzio, attenzione, pace, sospensione. Uno stato di meraviglia, cioè di contatto con il profondo di sé e delle cose capace di renderlo al massimo grado partecipe, grato e sensibile alla vita. La meraviglia non è l'emozione fine a se stessa a cui alludono spesso i nomi dei parchi dei divertimenti: una sequenza senza fine di sorprese, forti emozioni e colpi di scena fondati sulla stranezza, l'incredibile, la bizzarria. La meraviglia è uno stato d'animo che nasce dal profondo e ha la straordinaria funzione di metterci in relazione con le cose, noi stessi, gli altri. La meraviglia è la chiave di volta dell'attenzione, del pensiero, della comprensione. Va coltivata e nutrita ogni giorno con intelligenza, pazienza, fiducia. La meraviglia, insomma, non è quella caratteristica leziosa e graziosa che gli adulti attribuiscono all'età infantile, espressione di un'ingenuità e innocente ignoranza, presto e auspicabilmente sostituita dal 'realismo', inteso come capacità adulta di pensare le cose “come sono”. La meraviglia dei bambini è una attitudine della loro serietà, della loro pervicace necessità di comprendere e di amare, di conoscere e di entrare con intensità in relazione con se stessi e ciò che hanno intorno. E questo perché la meraviglia, per tutti, non solo per i bambini, rimane uno fra gli strumenti di crescita e sviluppo fra i più importanti. Privarne gli esseri umani è una perdita, una sciagura irreparabile.

Per la sezione Meraviglie, ho coinvolto Marina Marcolin, chiedendole di interpretare due poesie di Wisława Szymborska: La fiera dei Miracoli e Disattenzione.
Ecco le sue incisioni nate nella stamperia Busato di Vicenza.

Marina Marcolin, Danza, incisione, 2014.


Marina Marcolin, Pioggia, incisione, 2014.
La Fiera dei miracoli

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.
Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
e riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno:
un ontano riflesso nell’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,

e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.




 

Marina Marcolin, Stelle, incisione, 2014.
Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si levano in volo.
Un miracolo, e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3.14
e tramonterà alle 20.01.
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei
dita,
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile




Durante l’inaugurazione, Marina era accanto alle sue incisioni e alle illustrazioni, esposte in mostra, per il libro Poesia della notte, del giorno e di ogni cosa intorno. Dedicava libri ai visitatori. A sinistra del frontespizio, uno degli straordinari doni che ha creato sul momento con matite e sfumini.


Il regalo della gigantessa, l' edizione itaIiana.
All’inaugurazione ha partecipato anche Guia Risari che ha letto al pubblico Il regalo della gigantessa (e ha poi composto una poesia collettiva estemporanea cogliendo parole dai visitatori).

Di questo libro siamo molto fieri di avere realizzato l’edizione italiana. Ringrazio per questo l’editore Crispino di Girolamo, BUK BUK, che ha creduto in questo progetto, e Arianna Squilloni, editrice A buen Paso, che sin da subito ha collaborato alla costruzione di questo importante risultato.

Ringrazio anche AZ Grafiche che ha poi compiuto il miracolo materiale: la stampa e rilegatura del libro in tempo record e con ineccepibile qualità.

I custodi del creato siamo noi è la sezione video dedicata a due capolavori dell’animazione creati da Frédérick Back, dedicati al rapporto uomo-natura. Uno di questi è Tout rien (1978), che vi propongo qui.



Jean Giono offre la conclusione ideale a questo giro "virtuale" della mostra, che ha lo scopo di segnalare cosa vi si può incontrare. L'animazione di Frédérick Back per  L’uomo che piantava gli alberi, ovvero la storia dell’“atleta di Dio” ci fa comprendere “come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione.” Come scrive Franco Tassi nella prefazione al libro edito da Salani: “Dietro a questa insolita storia positiva, persino ingenua, si cela invece un messaggio profondo. Capace di propagarsi nell’animo e nella cultura umana come le radici, i rami, le foglie e i frutti dell’albero sul terreno circostante. È un messaggio di riconciliazione dell’uomo con madre natura, è un messaggio di rinascita della foresta e della vita là dov’erano state incoscientemente annientate.”
I custodi del creato siamo noi: è proprio così, dunque. Grazie, perciò, a tutti coloro che adoperano la propria creatività per ricordarcelo nei modi più inattesi, per aiutarci a gioire dei doni che la gigantessa, misteriosamente, ci fa di continuo. Prendiamoci il tempo di accorgercene e siamone custodi.

Tavola di Frédéric Back per L'uomo che piantava gli alberi.

venerdì 22 maggio 2015

Lo sviluppo naturale delle forme

Fra i candidati italiani alla Biennale di Illustrazione di Bratislava (BIB), che si terrà dall’5 settembre al 25 ottobre 2015, IBBY Italia ha segnalato Antonio Marinoni per il libro Case stregate (testo di Massimo Scotti) e Simone Rea per L'uomo dei palloncini (testo di Giovanna Zoboli).
Naturalmente è una notizia molto bella, un riconoscimento al lavoro di due illustratori che in questi anni hanno lavorato in modo esemplare, con coerenza e rigore professionale, a tutti i progetti in cui sono e sono stati coinvolti, non solo quelli che hanno realizzato con noi, ovviamente.

Nell'autunno del 2011, alla Triennale di Milano, ricordo che a una mostra dedicata al designer Odoardo Fioravanti, nella presentazione al suo lavoro avevo letto una riflessione di Richard Sapper relativa all'eccesso di produzione di oggetti di design, dominati da una falsa idea di novità e originalità, i cui tempi sono quelli dettati dalla produzione industriale, che sopravanzano quelli della creazione, della comprensione e della funzione. E si concludeva con queste parole: “Sono personalmente un po' preoccupato per questo fenomeno che considero un pericolo per lo sviluppo naturale delle forme, molto più lento, molto più lungo, molto più profondo…”.

Quattro dettagli del minuzioso lavoro di Antonio Marinoni per Case stregate.

Impossibile non allargare il raggio di questo pensiero ad altri ambiti professionali, fra i quali sicuramente c'è quello dell'illustrazione. Da questo punto di vista, a nostro avviso, il lavoro di Antonio e Simone sono emblematici. I libri per cui oggi sono stati selezionati, entrambi, hanno avuto tempi lunghi di progettazione, sviluppo e realizzazione. Tempi che potrebbero apparire eccessivi, ma che sono stati quelli necessari a che i libri arrivassero a quella forma definitiva. Il tempo è una componente decisiva per il lavoro progettuale e creativo, e va rispettato, perché come nota Sapper, le idee e le forme hanno tempi di sviluppo lunghi e profondi. L'illustrazione è un linguaggio, una tecnica narrativa, complessa, articolata. Ogni nuovo progetto editoriale a cui si applica ha tempi propri che vanno rispettati e che sono organici alla produzione di un risultato convincente.



Il lavoro di Antonio Marinoni per Case stregate, che passa in rassegna, attraverso la storia dei luoghi e delle case infestati da fantasmi, la storia dell'architettura e dei suoi stili, dall'antichità ai giorni nostri, ha richiesto un lavoro di documentazione lungo, impegnativo e approfondito. La quantità di riferimenti presenti nel testo di Massimo Scotti, studioso di letteratura comparata, ricchissimo di atmosfere e suggestioni storiche, artistiche e letterarie, ha trovato nelle illustrazioni di Antonio Marinoni un racconto visivo in grado di amplificarne la forza, la bellezza e la qualità.

Dallo sketckbook di Simone Rea, lavori preparatori per L'uomo dei Palloncini


Ne L'uomo dei palloncini, Simone Rea dovendo affrontare un testo completamente diverso da quello del libro precedente, le Favole di Esopo, si è trovato a di fronte alla necessità di cambiare completamente registro e tonalità narrativa. La ricerca di uno stile e di una tecnica nuovi, il distacco radicale dalla strada intrapresa con grande successo nel libro precedente, il lavoro sulla caratterizzazione delle figure umane, in particolare dei bambini, per un testo oggettivamente difficile da illustrare, perché astratto, lento, sintetico, ha richiesto un lavoro intenso e rigoroso di codificazione linguistica.



A volte l'editore scalpita, nell'attesa di un libro. Anche a noi capita, quando i tempi si allungano (e a Simone abbiamo dato il tormento); cerchiamo però, sempre, di evitare di forzare lo sviluppo naturale, organico, necessario che connota ogni progetto, mai stabilendo astrattamente tempi di consegna e termini che il più delle volte non rispettano la complessità dei compiti e la difficoltà oggettiva degli obiettivi che si affidano agli autori.
Se questa idea la abbiamo sempre avuta chiara, la vicinanza con il lavoro di chi illustra e scrive per noi, ci ha fornito continuamente testimonianze della sua importanza e verità, sulla base dei risultati, davvero emozionanti, raggiunti.



Per questo, oggi, la selezione alla Biennale di Bratislava di Simone e Antonio ci fa particolarmente felici, al di là dell'orgoglio personale, perché sembra indicare un'idea di libro, di progetto editoriale, di rispetto per il lavoro autoriale che, oggi più che mai, in un panorama editoriale che si dibatte fra modelli imprenditoriali desueti, improntati alla logica cieca del presidio degli scaffali delle librerie, afferma la necessità di cambiare insieme ai libri, il modo di farli.