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mercoledì 6 maggio 2015

Dal villaggio, dalla foresta, al museo

Fino al 17 maggio, a Trento, sarà aperta la mostra Voci dal villaggio e dalla foresta: 40 serigrafie di Tarabooks per raggiungere l’India, curata da Monica Monachesi per la Fondazione Stepan Zavrel di Sàrmede. [Qui un servizio del TGR Trentino].

Questa mostra, al di là del contenuto artistico, è un’eccellente occasione per approfondire l’attività di una casa editrice anomala, Tara Books, che ha ricevuto molta attenzione in Italia e nel mondo per aver saputo valorizzare (e sottolineiamo valorizzare, non sfruttare) la creatività di artisti tribali indiani e le tecniche di produzione artigianali ancora in uso nel paese asiatico.


In occasione della mostra è stato presentato Between Memory and Museum: a dialogue with folk and tribal artists, a cura di Arun e Gita Wolf. Non è il catalogo della mostra e nessuna delle serigrafie in mostra vi è riprodotto. Si tratta, invece, di una lunga e articolata riflessione a più voci sulla funzione del museo come rappresentazione di una cultura, sul rapporto fra memoria e conservazione, fra cultura e comunicazione, fra selezione e potere. Il libro è il risultato di un workshop di cinque giorni a cui hanno partecipato trentadue artisti di diversi villaggi e comunità tribali dell’India, già coinvolti in passato nell’esperienza dell’Indira Gandhi Rashtria Manav Sangrahalaya, noto anche come Museo Nazionale dell’Umanità. È, questo, un museo antropologico che raccoglie un’ampia gamma di opere d’arte e manufatti di culture popolari e tribali del subcontinente indiano.


Per quanto le riflessioni che sono scaturite dal workshop siano intimamente connesse con la realtà dell’India e del Museo, oltre che con la specificità delle culture che rappresenta, riteniamo che possano essere estremamente interessanti anche per noi, che abbiamo un’idea assai diversa dei musei e che spesso abbiamo smarrito il senso della loro necessità. Vi lasciamo quindi alla lettura di alcuni brani del libro.


Perché, secondo noi, leggerli è importante? Per due ragioni: la prima è che l’approccio di molti di questi artisti alla realtà che rappresentano rivela un’esperienza totalizzante nell’atto di guardare e una concezione animista del mondo che, a nostro avviso, assomiglia molto all’atteggiamento dei bambini di fronte agli atti creativi, che siano opere e oggetti in un museo, o i prodotti della loro inesauribile creatività. La seconda che troppo spesso dimentichiamo come alcune popolazioni (segmenti di popolazioni) non siano semplicemente soggetti antropologici; e che se si mettono a repentaglio le condizioni che garantiscono la possibilità di sopravvivere nella loro condizione, quelle culture celebrate nei musei, nei libri e nelle gallerie d'arte proprio per la loro diversità cesseranno di essere vitali.


Immaginate un villaggio con campi fertili, che producono ricchi raccolti, ospitano molti animali e nutrono molti uomini, i topi raccolgono i grani che cadono dalle spighe e li ammassano nelle loro tane. Un museo accumula oggetti culturali come un topo accumula i grani caduti a terra. Gli oggetti, come i grani, sono raccolti e accumulati nell’edificio del museo. Una cultura vitale – il raccolto – deve essere portata al museo. Solo così quella cultura – le messi agitate dal vento e scaldate del sole – può essere ancor più vitale. I suoi grani, raccolti in quelle tane, potranno diventare importanti per il pensiero futuro… se si darà loro luce e acqua, potranno germogliare di nuovo.
Dawat Singh Uikei

Togliere gli oggetti dal contesto in cui sono stati creati e sono utilizzati può sottrar loro la vita, ma raccoglierli in un museo può impedire ad alcuni aspetti di una cultura di scomparire. Ovunque ci sia un reale rischio di scomparsa di una cultura marginalizzata, o il dubbio che qualche storia perduta possa essere ritrovata, ciò che il museo raccoglie può essere considerato il seme di un potenziale ringiovanimento. Il museo offre la possibilità di rinnovare la memoria anche se sembra si limiti a conservare oggetti.
Gita e Arun Wolf

Ho pensato al museo come a un alveare. I ricercatori e i conservatori del museo sono come api operaie: raccolgono con grande cura i migliori oggetti e manufatti nei villaggi e li portano al museo, come le api operaie portano all’alveare le gocce del più dolce nettare. [Poi ci sono quelli che visitano il museo. Ciò che queste persone capiscono sugli oggetti esposti dipende da ciò che possono scoprire in proposito. Ogni oggetto ha una storia e il modo in cui la storia comunica dipende da chi la racconta e dalla sua sincerità.
Pradeep Marawe

Qualsiasi cosa venga esposta come ricordo o simbolo della nostra cultura – per esempio, un tamburo – ha un’anima. Quest’anima è schiacciata e indebolita dietro a quei vetri. Bisognerebbe poterlo usare per pregare. L’esposizione è un problema. Alcune cose non dovrebbero stare a terra e altre non dovrebbero essere appese ai muri. Perché per noi anche il modo in cui l’oggetto è tenuto e usato è importante.
Bhajju Shyam

Faccio tatuaggi da quando avevo 14 anni e ho insegnato a mia figlia a farli. La nostra comunità è molto povera: noi non possediamo terre. Andiamo di villaggio in villaggio a tatuare le persone. Montiamo la tenda o dormiamo sotto un albero e raccogliamo la legna per cucinare all’aperto. Mio marito è bracciante e cerca di trovare un lavoro, se è possibile. La nostra è sempre stata una vita dura. Il museo ha i nostri disegni su tela, appesi al muro. Ma le nostre vite sono molto di più: il fatto che siamo nomadi, il modo in cui ci muoviamo nella foresta per raggiungere i villaggi. Non si riesce ad avere un’idea di come sono le nostre vite. Non si dice niente di come richiamiamo le ragazze nei villaggi per tatuarle, o le storie che raccontiamo e le canzoni che cantiamo per distrarre i clienti dal dolore del tatuaggio. Loro non ci lasciano entrare nelle loro case: facciamo i tatuaggi all’aperto. Queste sono cose che la gente dovrebbe sapere. Ma non sono sicura di poterle disegnare… sono solo una tatuatrice.
Shanti Bai Marawe

Questa è la diga sul fiume Narmada. Ho designato il suo corso, dalla sorgente nella foresta di bambù, dalla quale comincia il suo fluire sulla nostra terra. La diga distrugge tutto sulla sua strada… case e campi sono sommersi, persone e animali annegano. Ma il danno riguarda solo le cose materiali. Anche la nostra cultura, il nostro modo di vivere vengono feriti: siamo tagliati fuori dalle fonti della nostra vita e allontanati dalla nostra terra d'origine, dai luoghi dove i nostri antenati sono vissuti e noi siamo nati, abbiamo giocato, abbiamo imparato. Se prediamo le nostre radici, non saremo più in grado di dipingere ciò che dipingiamo oggi. È strano che la nostra arte sia apprezzata nelle città e, allo stesso tempo, la fonte stessa della nostra tradizione sia distrutta. Qui, nel museo, io ottengo rispetto per il mio lavoro ma, allo stesso tempo, la mia famiglia e la mia comunità, che vivono al villaggio e sono intimamente legati all'acqua del fiume, stanno attraversando un momento difficile.
Dilip Shyam

mercoledì 15 aprile 2015

PiPPo al MART

[di Giulia Mirandola]

PiPPo continua a testimoniare che in mano a lettori intelligenti, questa collana sa generare esperienze educative e umane di straordinaria intensità e valore. Lo hanno dimostrato, dal 2013 a oggi, il gioco Pippo non lo sa e la sua seconda edizione intitolata Le scarpe di Pippo. Lo confermano gli eclatanti risultati dei laboratori condotti da Ada Colombi nella scuola dell'infanzia. Lo ribadiscono le sessioni di educazione all'immagine curate da Marta Sironi con Francesca Zoboli e con Francesca Bazzurro in alcune classi della scuola primaria, accompagnate nei musei milanesi, dove è svelata l'intimità con l'arte invece del suo spettacolo.


Da gennaio 2015, la Piccola Pinacoteca Portatile di Topipittori è al centro di un nuovo scenario, che ha per la prima volta come interlocutore principale un museo italiano, il Mart-Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Grazie a questo legame virtuoso, il percorso della collana, già ricco di esperienze riuscite, sfocia in un programma articolato, di cui sono in parte responsabile. Da subito è piaciuto a Cristiana Collu, direttrice del Mart fino a gennaio 2015, che ne ha promosso il compimento.


PiPPo ha scelto di dialogare con questa istituzione pubblica attraverso una formula che collega tra loro aree museali differenti e suscita effetti sia all'interno sia all'esterno del museo. L'impegno profuso ha avuto come esiti la progettazione e la realizzazione di un volume dedicato a Fortunato Depero, Depero e la Casa del Mago, illustrato da Lucia Pescador e scritto da Marta Sironi; la proposta di Piccole pinacoteche, un seminario di due giornate, rivolto a insegnanti e operatori didattici e museali; la formazione di un gruppo ristretto di operatori interni all'area educazione del museo; la conduzione di Museo Disegnato, un ciclo di laboratori raccomandati alla scuola dell'infanzia e primaria.

 Di questi momenti proverò a raccontarne due in particolare, documentati da me attraverso il materiale fotografico prodotto nel corso di Piccole pinacoteche e Museo Disegnato, che qui condivido. Il corso di formazione è nato da un’idea maturata nel corso del 2014, insieme a Giovanna Zoboli e Paolo Canton di Topipittori, in seguito sottoposta a Carlo Tamanini (responsabile Area Educazione Mart) e approvata. L'unicità di questo corso è nell'impronta voluta per la sua struttura: aperta al confronto diretto tra chi legge la collana Pippo e chi la fa, tra chi la progetta e chi la utilizza negli ambienti della scuola. A Rovereto, infatti, per studiare e analizzare al microscopio PiPPo, sono giunti tutti insieme i Topipittori, Guido Scarabottolo, Marta Sironi, Francesca Zoboli, Ada Colombi e Giulia Mirandola. Giovanna Zoboli ha ripercorso alcune tappe della genesi di Pippo, ha offerto alcune anticipazioni sui volumi in corso di realizzazione e ha sottolineato un concetto che pare ovvio ma tale non è: a una cosa bella che è l'arte Topipittori ritiene debba corrispondere un modello editoriale bello altrettanto.


Quando prende la parola Francesca Zoboli, autrice di Dame e cavalieri, il tavolo attorno a cui siedono i partecipanti - 25 donne e uomini giunti dal Trentino, dal Veneto, dalla Lombardia, dall'Emilia-Romagna – si riempie di forbici, tubetti di colla, splendide carte decorate dall'autrice, vecchie riviste da ritagliare. Le mani dicono più delle frasi, in questo tipo di discorsi. Quelle di Francesca Zoboli hanno il dono della sintesi. Dalle pagine di Dame e cavalieri ciascuno impara come giocare a PiPPo e come rivalutare il concetto di copia.


Marta Sironi è l'anima dei testi di tutti i volumi della collana PiPPo. Parla di PiPPo come di una creatura in evoluzione, adatta a provocare confidenza tra bambini e quadri, amica dei giochi linguistici e formali, perfetta per trascorrere in modo non rituale il tempo della scuola e quello della scuola nello spazio museale. Ada Colombi è pragmatica. Della sua testimonianza nella scuola dell'infanzia, riporta immagini altamente significative, da cui emerge una realtà inconfutabile: la collana PiPPo può essere integrata alla programmazione scolastica ordinaria, ma ci vuole fatica, energia, volontà, impegno. Guido Scarabottolo, che della collana PiPPo è il nume tutelare, dopo avere raccontato la storia della PUT (Pinacoteca Universale Topolò) e della PIPO (Pinacoteca Portatile), invita il gruppo a una sessione di disegno davanti all'opera Depravities of war di Sandow Birk (2007, Collection of Deborah and Andy Rappaport), esposta all'interno della mostra La guerra che verrà non è la prima. Copiare è difficilissimo per chi non ha mani educate a disegnare.


Museo Disegnato è un laboratorio riservato a bambini e bambine della scuola dell'infanzia e primaria e alle loro maestre, costruito a partire dalle pagine di Depero e la casa del mago di Lucia Pescador e Marta Sironi. Si tratta di tredici appuntamenti in calendario da gennaio a maggio 2015, che ho il piacere di seguire in prima persona. Per fare Museo Disegnato servono una copia di Depero e la casa del mago; un arazzo di Fortunato Depero intitolato Guerra-Festa (1925, Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma), esposto temporaneamente all'interno della mostra La guerra che verrà non è la prima; vecchie buste da lettera, cartoncini blu, neri color panna un po' appassiti dal tempo, timbri appartenuti a zii e nonni coetanei di Depero, pagine di album fotografici scampati a traslochi, sgomberi di cantine, fallimenti di cartolerie; retini colorati, pastelli a olio, partiture musicali, quaderni pentagrammati.


Suscitare il piacere della composizione è la tensione che guida il laboratorio, mentre ciascuno si cimenta nella stesura di poesie telegrafiche, canzonette rumoriste, disegni di marionette meccaniche, manifesti pubblicitari, schizzi per costumi di scena, in puro stile futurista.  Il gioco di leggere le figure di Depero si materializza in quadri compiuti, che sommati tra loro, tra qualche mese, daranno luogo a una piccola grande pinacoteca dei bambini, aperta al pubblico del Mart.




















mercoledì 25 marzo 2015

Depero e la case del mago

[di Marta Sironi]

Ogni volume della PiPPo (Piccola Pinacoteca Portatile) aggiunge alla collana qualche novità capace di orientare in modo nuovo la sua realizzazione, così come le sue successive implicazioni.
Con Giotto. Quaderno di disegno, illustrato da Chiara Carrer, abbiamo sperimentato il taglio monografico, replicato con il nuovo volume appena uscito, dedicato a Fortunato Depero - Depero e la Casa del Mago -  e reso più complesso dalla relazione con un museo: il Mart di Rovereto. La collaborazione è avvenuta in base alla condivisione del soggetto – a Rovereto si trova la Casa d’arte futurista Depero – e alla sua valorizzazione, andando anche a pescare fra materiali meno noti dell’archivio dell’artista che ci è stato aperto dal Mart con grande disponibilità.

L’utilizzo della documentazione d’archivio è stato ispirato e amplificato dalla poetica dell’interprete a cui sono state affidate le immagini del libro – Lucia Pescador – artista da tempo impegnata nell’interpretazione delle avanguardie storiche, attraverso un personalissimo Inventario del Novecento con la mano sinistra, di cui il volume su Depero è la prima inedita applicazione a un libro per l’infanzia.

Copertina, quarta e alette (per leggere cliccare sull'immagine).

Una scelta assolutamente coerente con l’identità della collana, che personalmente considero una collezione di ‘libri d’artista’ per bambini (e non solo), proprio per la qualità estetica delle originali interpretazioni.

Introduzione di Nicoletta Baschiero, responsabile di Casa Depero, Mart, Rovereto.

Dall’archivio sono emersi materiali splendidi: buste postali con la scritta “W IL FUTURISMO”,  carte intestate disegnate da Depero, schizzi, appunti per progetti, materiali ricchi di evocazioni storiche che, mischiati al vario repertorio che Lucia usa abitualmente nella sua ricerca (fogli di quaderni, pentagrammi, vecchi documenti amministrativi…), sono diventati eloquenti basi per i disegni; così come citazioni dirette dai testi di manifesti, da lettere e cartoline ricorrono nel libro, immergendo il lettore senza mediazioni nella poetica futurista.

In questo modo, in corso di fattura, il libro si è sviluppato come una specie di canovaccio per uno spettacolo futurista: il piccolo lettore, accolto nella Casa del Mago, è invitato a far parte di una grande e libera messa in scena partecipando in prima persona, immaginando costumi e scenografie, musiche e ‘poesie telegrafiche’.
Nello stesso tempo, le pagine offrono spazi da disegnare, colorare, inpostare graficamente, ricche di spunti per liberare la creatività, mescolando i linguaggi: con le matite in mano si può anche cantare, fare rumore e declamare ‘parole in libertà’! Secondo la poetica di Lucia Pescador a un certo punto, girando pagina, si è colti dalla notte: il cambio di tono è improvviso, grazie al ricorso a cartoncini neri e lavagne.
Il libro per la sua varietà e per l'approccio interdisciplinare, può essere il punto di partenza per realizzare maschere colorate, abiti, oggetti ed effetti sonori e visivi come rumori e lampi di luce per uno spettacolo che consideri parole, musica, immagini, luci, scenografie e costumi come unica espressione: proprio come secondo la poetica futurista.

Al Mart, Giulia Mirandola è da qualche mese al lavoro con la messa a punto di laboratori didattici che coinvolgono tutti i volumi della collana PiPPo.



Ma non solo: il liceo artistico Paolo Candiani di Busto Arsizio sta organizzando un laboratorio multidisciplinare per mettere in scena un musical ispirato al nostro libro. Insomma, Lucia Pescador è ormai irrefrenabile: ogni giorno produce varianti sul tema.
E poi ci sono alcune presentazioni delle quali la prima che segnaliamo va comunicata in stile Novecento.



Presi dal sacro fuoco futurista vi annunciamo con slancio imaginifico l’imminente, imperdibile presentazione del volume:

Sabato, 28 marzo, ore 17,30
a Cantù, in via per Alzate, 9
presso Spazio Libri La Cornice,
Tommaso Falzone vi invita all'incontro
con MARTA SIRONI e LUCIA PESCADOR 
per la presentazione del libro
DEPERO E LA CASA DEL MAGO - Topipittori Editore!!

Per l'occasione saranno esposte le tavole originali del libro.
Fiammiferino vi aspetta, declamando ogni 15 secondi “W IL FUTURISMO!!!”

mercoledì 28 gennaio 2015

Bambini al museo

I mesi di novembre e dicembre sono stati pieni d’iniziative legate alla collana Pippo (Piccola Pinacoteca Portatile): la presentazione della collana e un laboratorio di Francesca Zoboli al Castello di Melegnano, durante Boockcity, e la seconda attesa edizione del gioco Pippo non lo sa (di cui potete leggere qui e vedere le opere qui). La terza iniziativa è una nuova sperimentazione didattica della collana, attuata a Milano, nell’interclasse di quarta elementare (5 sezioni) dell’Istituto Comprensivo 5 Giornate, a partire dal volume Viva la natura morta!. Questo post racconta la prima parte del percorso, la visita al Museo del Novecento insieme ai bambini, in cerca di natura morte. La seconda, riguarda la parte laboriale svolta in classe, uscirà il prossimo mercoledì, 4 febbraio.

[di Marta Sironi]

Il tema della natura morta non è certo il più immediato e diffuso della nostra tradizione artistica – diverso se fossimo in Olanda! – e nemmeno il più attraente per i bambini, ma i disegni di Francesca Bazzuro avvicinano al genere secondo vie insolite e divertenti.


Francesca Bazzurro, Marta Sironi, Viva la natura morta!, Topipittori, 2012.

A cominciare dal piacere di elencare gli oggetti e la loro relazione con il piano d’appoggio (mostrandoci per esempio la forma reale di un tavolo rappresentato al modo cubista), scoprire come si possa rappresentare il tempo (teschi e clessidre, foglie cadute o secche…), ma soprattutto la possibilità di far parlare un soggetto apparentemente ‘muto’ (dalle bottiglie o da un mazzo di fiori c’è spesso un fumetto da riempire).

Picasso, La bouteille de Bass,
Museo del 900.
Braque, Natura morta con chitarra, Museo del 900.




















Le scelte dei quadri presenti nel libro sono di Francesca Bazzurro, secondo le sue predilezioni che avvicinano ad artisti poco frequentati (il caso di Giovanna Garzoni), evitando in ogni caso scelte scontate. La varietà degli artisti scelti e la centralità del tema permettono di usare il libro adattandolo pertanto a ogni collezione museale che comprenda delle nature morte.

Giorgio Morandi, Natura morta, Museo del 900

Si è deciso di visitare il Museo del Novecento, andando a scoprire nature morte eseguite a partire dagli anni Dieci del Novecento e attraverso le modalità interpretative delle avanguardie storiche. Lo stesso percorso museale inizia con due esempi di nature morte cubiste (Picasso e Braque) affiancate da un esordio metafisico di Morandi.

Boccioni, Sotto la pergola a Napoli, Museo del 900.

Boccioni, Sviluppo di una bottiglia nello spazio, Museo del 900.

Boccioni ci ha dimostrato l’originalità del Futurismo nell’utilizzo del colore e della scomposizione della forma, sintetizzati rispettivamente nelle natura morta composta sul tavolo di Sotto la pergola a Napoli e nella sperimentale scultura Sviluppo di una bottiglia nello spazio (durante la nostra visita non visibile), facilmente scambiabile con l’esperienza spaziale del plastico Forme uniche della continuità nello spazio.

A. Soffici, Natura morta (Piccola velocità), Museo del 900.

A. Soffici, Composizione con fiammiferi, Museo del 900.

Due opere di Soffici hanno permesso non solo di focalizzare l’attenzione sulle varianti di un unico artista, ma anche di individuare l’inserimento di oggetti d’uso (la scatola di fiammiferi, il giornale) con una tecnica a collage molto diversa dai cubisti. Anche la reiterazione, in quadri diversi, delle stesse forme ottenute con mascherine prefabbricate – bottiglia e bicchiere – ha fornito spunti tecnici

Giorgio Morandi, Natura morta con manichino, Museo del 900

Giorgio Morandi, Natura morta, 1943, Museo del 900.

Giorgio Morandi, Natura morta, 1940, Museo del 900.

Nella sala dedicata a Morandi ci siamo finalmente seduti in terra e abbiamo osservato le silenti variazioni cromatiche del pittore bolognese, apprezzando la luce naturale dei suoi interni, il variare delle ombre e della disposizione degli oggetti.

Giorgio De Chirico, Les brioches, Museo del 900.

Un passaggio nella sala di De Chirico e un pizzico di magia metafisica ha fatto intravedere, a tutte le cinque classi, un cane nelle due panciute brioches (io naturalmente rimango ancora convinta della storica definizione e non sono riuscita a vederlo).

Achille Funi, Il bel cadavere, Museo del 900.

Donghi, Margherita,
Museo del 900.
È stata poi la volta di una caccia al tesoro, alla ricerca delle nature morte nascoste nei ritratti degli anni Trenta, scoprendo tra l’altro come gli oggetti aiutino a dare significato ai ritratti: il libro di Buzzi, Il bel cadavere, nell’omonimo quadro di Funi; l’iperrealismo delle mele e limoni nella Margherita di Donghi; infine i pasticcini, gli anelli, la sigaretta accesa del doppio ritratto di Marussig. Il nostro giro si è concluso davanti alla Grande natura morta di De Pisis, un modo ancora nuovo non solo di concepire il genere pittorico ma soprattutto di guardare e restituire figurativamente gli oggetti. La sua pittura ‘calligrafa’ tratteggia paesaggi ideali dove oggetti da collezione si animano e si mischiano in una realtà di natura immaginaria.


Marussig, Donne al caffè, Museo del 900.

Filippo De Pisis, Grande natura morta, Museo del 900.

L’attenzione dei bambini è stata esemplare, stimolata anche dal dover eseguire a breve una loro natura morta in classe: aver osservato autori, tecniche, soluzioni formali e significati dei quadri ha arricchito certamente le possibilità interpretative di questo soggetto così come, più in generale, di lettura delle opere. Ci siamo lasciati dandoci appuntamento in classe: ognuno avrebbe portato un oggetto a piacere per comporre una ‘piccola natura morta portatile’ insieme agli oggetti portati da altri 3/4 compagni.

Non perdete la prossima puntata di Bambini al museo, mercoledì 4 febbraio.

Ricordiamo che nei giorni 31 gennaio e 1 febbraio, la Piccola Pinacoteca Portatile sarà al centro di un corso di formazione rivolto a insegnanti, educatori e atelieristi presso il Mart di Rovereto, a cura della sezione didattica del museo e con la nostra partecipazione.