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martedì 12 maggio 2015

Portare i libri nelle scuole, come Obama.

Proprio ieri, Chiara Rapaccini nella sua pagina FB lamentava l'accidia degli italiani, che pensano più a lamentarsi che a fare. E raccontava che in Portogallo, invece, è tutto un fiorire di idee e di iniziative, anche se i soldi non ci sono o - meglio - ce ne sono meno che da noi, che siamo un paese ricco.

Proprio ieri abbiamo scoperto che negli Stati Uniti c'è un programma del Presidente Barak Obama per la promozione della lettura e l'accesso alle biblioteche, per la valorizzazione degli insegnanti migliori e il finanziamento delle eccellenze nelle scuole dei quartieri e delle regioni più disagiate: 10 miliardi di dollari e l'impegno personale di uno dei potenti della terra.

Capiamo Chiara e il suo punto di vista. Non ce la sentiamo di criticarla perché in fondo ha ragione. Ma queste iniziative e di idee fioriscono anche in Italia. ce ne sono millanta. C'è un sacco di gente che si dà da fare senza risorse, nel più totale silenzio e disinteresse da parte dei media, della politica, dei colleghi, degli altri in generale. E le poche risorse disponibili (economiche, di comunicazione) si concentrano su iniziative spesso inefficaci, se non maldestramente pensate e realizzate.

Così ci tocca suonarcela e cantarcela da soli. Vogliamo portare i libri in una scuola di Torino. Non una scuola qualunque: una primaria di un quartiere complicato, dove insegna una maestra capace e attenta, ma tragicamente priva di risorse. Non ci parrebbe bello regalare i nostri libri: chi l'ha detto che sono destinati a piacere, che sono quelli giusti per il percorso che questa insegnante ha pensato? Così, in collaborazione con Federico Novaro Libri e la libreria Il mondo delle Meraviglie, abbiamo pensato di coinvolgere le persone che conosciamo in un evento fuori Salone. 


Faremo una gigantesca illustrazione con gli illustratori (e i non-illustratori) volontari che si presenteranno alle 19 del 15 maggio in via Baretti 31 a Torino (metro Marconi). Questa illustrazione collettiva sarà tagliata in tranci, come una pizza. E i tranci saranno venduti a chi li vorrà acquistare la sera stessa. Tutto il ricavato sarà destinato alla maestra Maria Campagna della Scuola Elementare Anna Frank, che beneficerà anche del 15% di sconto, graziosamente offerto dalla libreria, per l'acquisto dei libri che le servono per lavorare in classe.
Ci saranno anche pane, burro, rapanelli e vino, offerti a prezzi calmierati da Federico Novaro Libri per finanziare l'attività di uno dei siti più colti e intelligenti di critica letteraria ed editoriale.

Siete illustratori?
Venite a disegnare per una buona causa (e magari a comprarvi un trancio di illustrazione). E fateci sapere se venite. Ci saranno carta, pennarelli, qualche pennello dei colori acrilici, ma portatevi quel che vi piace e vi serve per disegnare in grande.

Non siete illustratori?
Venite comunque. Vi lasceremo disegnare un po', se vorrete. Potrete mangiare cibo sano e a chilometri zero, alla faccia delle multinazionali dell'Expo. E potrete aiutarci a portare i libri nelle scuole dei quartieri più difficili. Proprio come Obama.
Tutti i dettagli li potete leggere sul volantino. Se volete sapere qualcosa di più, c'è un evento FB

[Come tutte le iniziative di promozione della presenza dei libri nelle scuole, anche questa è Creative Commons: se volete rifarla a casa vostra, fatela. Vi servono: una brava maestra; una scuola senza libri; una libreria; fogli di carta grandissimi; molti illustratori; molti amici; e la voglia di darsi da fare. (Se la rifate, però, ricordate di avvisarci e di ricordare che l'idea è di Federico Novaro, dei Topipittori e della Libreria Il Mondo delle Meraviglie).]

venerdì 8 maggio 2015

Un lupo distinto ed elegante

[di Ilaria Antonini e Barbara Balduzzi]

Da qualche anno un gruppo di biblioteche ci chiede di organizzare letture annuali per sette scuole materne. È il pacchetto che forse ci piace di più perché ha in sé molte caratteristiche favorevoli alla lettura. Incontriamo i bambini a cadenza mensile, se possibile in biblioteca, e in un paio di casi andiamo noi a scuola dai bambini; se la scuola è piccola il gruppo che ci attende va dai 3 ai 5 anni, mentre se la scuola è più grande solitamente incontriamo solo i grandi. Le maestre a volte ci danno alcune indicazioni generiche, oppure chiedono qualcosa di legato a quanto stanno facendo a scuola, ma solitamente ci lasciano libere di organizzare l’incontro come vogliamo, considerando quell’ora legata esclusivamente al piacere di ascoltare. I bambini hanno l’opportunità di sfogliare e toccare molti libri durante l’anno, si crea un’atmosfera amichevole e quasi intima, e i livelli di attenzione e di ascolto aumentano ad ogni incontro.


Ogni anno cerchiamo un filo conduttore tra un incontro e l’altro per aiutare i bambini, in particolare quelli più piccoli, ad avere memoria di ogni singolo incontro, e soprattutto per creare aspettativa sull’incontro successivo. Costruiamo una specie di “contavolte” con materiale di recupero, oppure diamo indicazioni perché lo costruiscano i bambini con l’aiuto delle maestre, in modo da trasformare l'incontro con la biblioteca in un appuntamento mensile atteso, un momento che fa parte della loro vita, come la musica, la merenda, il gioco o il riposino.


Quest’anno si tratta di una striscia di panno da appendere alla parete, sulla quale di volta in volta portiamo la sagoma di un animale che è presente nelle storie che leggeremo. Il mese di dicembre è toccato ai lupi.

In una bellissima biblioteca di montagna abbiamo scovato, appoggiato al davanzale in legno di una grande finestra, Al lupo! Al lupo! di Tony Ross, pubblicato dalla Emme Edizioni nel 1992. Il libro ha un formato extra size e questo già contribuisce a una buona accoglienza tra i bambini.

È la storia di Luigi, un bambino sempre pronto a gridare «Al lupo!» per evitare di fare cose che non gli piacciono (ad esempio fare gli esercizi con il violino) o, al contrario, per fare ciò che più gli piace (tuffarsi nella vasca da bagno). A forza di chiamarlo, il lupo, un giorno, arriva davvero e cattura Luigi. Un lupo distinto ed elegante (certo, per essere un lupo), di cui nessuno conosce il nome, che prima decide di mangiarsi tutte le persone adulte che richiamavano Luigi per le sue bugie e solo alla fine si mangia anche il bambino per dessert.


Pagine enormi, illustrazioni colorate e divertenti, Tony Ross rimane un maestro indiscusso: la bocca spalancata di Luigi fino a vederne chiaramente le tonsille richiama la famosa principessina arrivata in seguito, e crea un senso di timore per ciò che sta per arrivare ma senza portarlo all’eccesso, così che i bambini possano avvertire la paura del lupo, ma sorriderne anche.












 

«Che ci volete fare? Così è la vita…»
Finale spiazzante per buona pace di alcuni adulti che vorrebbero sempre un finale a lieto fine negli albi illustrati: le maestre sono rimaste a bocca aperta, incerte se commentare o meno; controllavano con lo sguardo i volti dei loro bambini per cercare di intuirne i pensieri, alcune preoccupate che potessero essere rimasti sconvolti dalla ferocia del lupo.


I bambini non hanno afferrato completamente la conclusione amara, hanno solo inteso che il piccolo bugiardo è stato divorato, insieme anche a tutti i grandi, senza tuttavia dare un significato troppo drammatico alla conclusione.


Molto interessante è stato ciò che è seguito alla lettura ascoltata dai bambini, quando noi ce ne siamo andate. In parecchi asili le maestre propongono ai piccoli ascoltatori di fare un disegno di una delle storie ascoltate durante l’incontro. La scelta è libera, ogni bambino può fare ciò che vuole, anche disegnare tutt'altro rispetto a quanto ascoltato. Una maestra si è mostrata molto sensibile e ci ha fatto pervenire i disegni del suo gruppo (bambini da 3 a 5 anni): praticamente tutti hanno disegnato il lupo senza nome che mangiava Luigi. Potenza delle storie!

lunedì 13 aprile 2015

Raccontare Simone Weil

Fresco di stampa, durante la Fiera di Bologna abbiamo ricevuto il nuovo catalogo di Scelte di classe 2015, progetto di Tribù dei lettori volto a selezionare i libri migliori dell’anno rivolti ai bambini e ragazzi dai 5 ai 13 anni. Di questo importante progetto su questo blog abbiamo scritto più volte e in particolare qui.
Da tre anni collaboro a questa pubblicazione, con la stesura di una delle schede dei libri proposti. Lo faccio per diversi motivi: il primo è che l'idea generale di Scelte di classe mi piace; il secondo è che mi piace anche la pubblicazione a cui il progetto dà luogo, curata, bella e ben pensata; il terzo  è che il libro su cui scrivere non è scelto da me, ma mi viene assegnato d'ufficio dalla redazione del volume. Naturalmente qualora non mi interessasse scrivere sul libro assegnatomi, sarei libera di rifiutare; ma finora i libri che mi sono stati proposti mi hanno interessato.

Lo scorso anno il libro era il libro La scopa della vedova, di Chris van Allsburg, Logos 2013. L'anno prima La gigantesca piccola cosa, di Beatrice Alemagna, Donzelli 2012. Quest'anno è stato il Il taccuino di Simone Weil di Guia Risari e Pia Valentinis. Ora in tutti e tre i casi io non avrei avuto occasione di scrivere su questi libri. E devo dire che in tutti e tre i casi non si è trattato di libri che avessi notato in particolare o su cui la mia attenzione si fosse specificamente posata.

Per cui accettando di scriverne, ho dovuto occuparmene, pur non facendo questo parte dei miei piani. In generale penso che trovarsi a fare cose non pianificate sia salutare, per tante ragioni: una è avere modo di rendersi conto di quanto sia facile farsi idee sbagliate e quanto sia importante trovare modi per rendersene conto.


Non sono una esperta di Simone Weil, ma certamente da parecchi anni mi sono trovata a riflettere sul suo pensiero e sulla sua figura, leggendo suoi libri, diari, lettere, saggi, ma anche studi e biografie a lei dedicati, o seguendo conferenze e incontri su di lei.
Ho sempre avuto l'impressione che la complessità del suo pensiero, della sua persona e della sua vita rischino la banalizzazione: la cristallizzazione in una icona gratificante e piatta confezionata del marketing imperversante del lavaggio a buon mercato delle coscienze. Mi rendo conto che sia un modo un po' crudo di dire le cose, ma questo è ciò che penso.


Perciò, lo ammetto, ho guardato con diffidenza al Taccuino, quando è uscito. Ma quando Scelte di classe me lo ha proposto, ho pensato che sarebbe stata una buona occasione per farmi un'idea fondata, scevra da pregiudizi, su questa biografia in forma di diario.
Alla fine quello che ho scritto è questo. Se volete leggerlo, cliccate sulle immagini.



lunedì 7 luglio 2014

Perché scegli quel libro?

ovvero Venti buone ragioni per regalare un libro a un bambino


Perché amo leggere? Ve lo siete mai chiesti?
Io non lo saprei argomentare compiutamente, direi subito, di botto: ma perché uno non dovrebbe amare la lettura? Come si può vivere senza aver conosciuto Peter Pan, Matilde, Mattia, Spotty, il Brucomaisazio, Ferdi, Giulio Coniglio, Stella, la pulcetta grassa, Cybelle, Tiffany, Puzzy, Harry Potter, Rudiger, Cipì, Danny, Africa, il GGG, Jim Bottone, Opal...? Cappuccetto Rosso dove mai lo incontrerai se non in un libro? La storia del gatto con gli stivali come potrai immaginarla, se non hai mai sfogliato un libro…
E potrei andare avanti a enumerare esempi.

In questi mesi ho avuto modo di osservare da vicino i bambini della scuola dell’infanzia di mio figlio Saverio nel loro rapporto con i libri. In particolare ho avuto modo di vederli leggere, sfogliare e, infine, scegliere tra tanti libri e ho potuto chiedere loro: «Perché hai scelto quel libro?».
Così ci siamo seduti, in cerchio, su comodi cuscini e ognuno, con il libro scelto fra le braccia, ha provato a raccontarmi che cosa lo aveva colpito e che cosa lo aveva spinto a sceglierlo.


La mia prima reazione è stata di scoraggiamento: le risposte sembravano stereotipate, banali, scontate. Forse avrei dovuto fare altre domande. Poi, ripensandoci, ho capito: dovevo smettere di essere nella parte del “grande” che giudica e registra, e invece mettermi nei loro panni per arrivare al cuore delle loro ragioni, cercando quella profondità che sempre mi stupisce, quando le si dà occasione di svelarsi. E sapete il risultato? Le ragioni non sono poi tanto differenti dalle 20 ragioni per regalare un libro un bambino dei Topipittori.

Una breve (circa) premessa, per aiutarvi a mettervi a livello bambino!
I bambini innanzitutto sono rimasti spiazzati dall’esperienza che si può fare del libro. Il fatto di poterlo ascoltare, toccare, accarezzare, maneggiare… per molti è stata una novità assoluta. Nell’immaginario il libro apparteneva al pianeta delle attività barbose da fare seduti, lontani da tutto ciò che piace: la scoperta di potersi sdraiare, di poter toccare e manipolare, la scoperta che il libro ti segue in quel che fai, che parla la tua lingua e che non si rompe se lo sfogli, non ti sgrida se lo gratti… è stata una scoperta vera.
Inconsciamente tutti i bambini ricercano nella lettura un'esperienza empatica. Ricercano il noto, ciò che conoscono e amano: per chi legge poco questo coincide con l’identificazione e la preferenza per temi familiari (innanzitutto gli animali o i personaggi dei cartoni animati), per chi invece è un po’ allenato questo significa scegliere libri conosciuti o storie già ascoltate. Questa dinamica, a mio avviso, nasce non tanto dalla limitatezza dell'orizzonte visuale e culturale praticato, quanto dal fatto che la lettura è associata a un rapporto personale e soddisfacente sempre ricercato dai bambini: una comfort zone, dove si è circondati da elementi amati.


Durante la lettura di alcuni libri, i bambini sono rimasti incantati: tutti, senza eccezione. Commoventi e memorabili i volti partecipi alla lettura: le manine sulla bocca nei passaggi di maggior pathos, gli occhi sgranati alle inaspettate svolte di pagina e trama, la partecipazione per nulla impacciata alla creazione di suoni e atmosfere. Il godimento emozionale è stato tale che, anche dopo alcune settimane, mentre andavo a prendere mio figlio, mi è capitato di essere fermata da bimbi che mi chiedevano di leggere per loro.


La scoperta è stata anche visiva: nei libri ci sono cose che i bambini non pensavano/sapevano ci fossero. Hanno scoperto personaggi più intriganti di Peppa Pig, di Jake il pirata o delle Tartarughe Ninja, hanno conosciuto principesse spigliate ed eleganti molto più moderne della più moderna Cenerentola. Senza sorvolare sul fatto che il loro mondo immaginifico è talmente fervido che i pallini colorati di Lionni o di Tullet hanno lo stesso potere catartico di figure assai più delineate e consuete come ad esempio i vari animali.

Ecco dunque le loro ragioni, accanto alle ben più note Venti buone per regalare un libro ad un bambino.

1) Per fargli frequentare un sacco di esseri e cose che non avrà mai la possibilità di incontrare di persona.
«Perché ci sono gli elefanti rosa».
«Perché ci sono tutte le ruspe del mondo!».
«Beh, mi piacciono i mostri!».

2) Perché se legge un libro, poi può leggere una nuvola un gatto un albero una persona.
«Fa i versi degli animali e io li riconosco».

3) Per divertirlo come ti sei divertito tu.
«Perché mi piacciono le barzellette», a proposito di un inaspettato libro sull’arca di Noè.

4) Perché se non sai fare i pacchetti è la cosa più facile da incartare (o da impilare).
Alcuni bambini della classe primavera (1-2 anni) hanno sistematicamente creato pile e costruzioni di libri: a un certo punto ci muovevamo in una cattedrale.

5) Perché se hai azzeccato la scelta, ti ricorderà per tutta la vita, te e il libro.
«Perché hai detto che è magico».

6) Perché poi te ne regalerà uno lui, bellissimo.
Beh, questo lo spero io!


 7) Perché in una pagina non c’è tutto quello che c’è tra terra e cielo, ma abbastanza da non perdere la speranza.
«Perché ci sono le pecore».
«C’è il mare».
«Ci sono tanti camion diversi».
«Perché ci sono i pinguini».
«Ci sono due genitori».

8) Per spiazzarlo (o spiazzarti).
«Perché ci sono i numeri. Non avevo mai visto un libro sui numeri».
«Ci sono i dinosauri: e sai che fa anche un rutto?».
«Perché fa quello che vuole.». *o*

9) Perché un libro è leggero (e peloso, e di stoffa, e ruvido…) anche se pesa.
«Perché è peloso e ci sono i cani».
«Si può grattare e accarezzare».


10) Perché un libro è la prova dell’invisibile.
«Perché c’è Gesù!».
«È la storia di Gesù quando è nato: sai che è nei nostri cuori?».

11) Per dirgli che con le parole può fare un sacco di cose interessanti (che magari può evitare di fare effettivamente!).
«Perché hanno rubato un pollo».

12) Perché i libri si regalano solo a quelli in cui si ha fiducia.
«Perché lo ha scelto il mio amico».

13) Per regalargli un bel momento di silenzio dentro e fuori di lui.
«Si può fare il puzzle» e la concentrazione è una virtù rara, e noi grandi (maestre comprese!) ci siamo goduti mezz'ora di silenzio beato, senza averli dovuto richiamare neanche una volta.


14) Per fare un dispetto a chi sogna un Paese di analfabeti.
«C’è un incendio da spegnere, gli incendi come quelli che spegne il cane dei Paw Patrol». E se ci diverte con gli incendi, nei libri, forse si guarderà meno televisione e si impareranno più parole (sull’equipaggiamento dei pompieri, sicuramente).

15) Perché degli ignoranti non se ne può più (ma dei bambini che imparano analogicamente la lingua non se ne ha mai abbastanza).
«Mamma, ma se i libri li vende il libraio, il Duplo lo vende il duplaio, nelle cave lavora il cavaio e il letto lo fa il lettaio!». Non fa una piega.

16) Perché se è piccolo diventi grande e se è grande, torni piccolo.
«Mi piacciono le moto, io vorrei guidarle».
«Io da piccola collezionavo i dinosauri!». Questo l’ho ammesso io.

17) Perché ha la capacità di trasformare il piombo in oro (e i bambini in zombie!)
«Perché fa paura e io sono una zombie, a carnevale».

18) Perché cosa altro regalare a chi capisce e vede tutto?
« Eh, ci sono i puntini gialli blu rossi e gialli…».

19) Perché hai pochi soldi ma vuoi fargli un regalo bellissimo.
«Mi piacciono i camion»: non sottovalutate il risparmio, nel comprargli un libro piuttosto che un camion ;)

20) Perché gli vuoi troppo bene per regalargli qualsiasi altra cosa.
«Perché c’è tutto quello che voglio!».

Siete ancora in tempo per regalarne uno alla biblioteca di classe: qui c'è la nostra wish list, con i libri che non sono stati acquistati in queste settimane!

(ringraziamo Maria Polita e l'asilo di Saverio per la concessione dell'uso delle immagini a corredo del post)


venerdì 2 maggio 2014

Non tutte le immagini sono fatte per essere consumate

Scelte di classe è un progetto di Tribù dei lettori, manifestazione organizzata dall’Associazione Culturale PlayTown Roma, a cui ogni anno è associata la pubblicazione di un catalogo ragionato, che seleziona i libri migliori dell’anno rivolti ai bambini e ragazzi dai 5 ai 13 anni, curato da Associazione Hamelin. Di questa edizione è apprezzabile la qualità complessiva, che investe la grafica, il pensiero critico, la scrittura, la cura dell'edizione, la scelta delle immagini.  Interessante e non scontata è anche la scelta dei libri (su cui si può essere d'accordo o dissentire, ma che mai appare arbitraria o debole). Mi piace il punto di vista aperto da cui si guarda al libro per ragazzi,  fondamentale per traghettare la letteratura per ragazzi oltre il ghetto settoriale in cui spesso è reclusa, di cui è diretta conseguenza la scelta di far scrivere di libri per ragazzi nomi che non appartengono tradizionalmente al settore e che dimostrano di avere, invece, strumenti critici sofisticati. Tutte queste ragioni, credo, nel tempo hanno asseverato presso i lettori la serietà dell'operazione e imposto Scelte di classe come un punto di riferimento affidabile e adeguato all'obiettivo di una promozione della lettura non come pratica generica, casuale e indifferenziata. Come scrive Flavia Cristiano, direttore del Centro per il libro e la lettura, nell'introduzione all'edizione 2014: “Tra il leggere il saper leggere vi è uno scarto di significato importante e scegliere un libro per fanciulli è un lavoro impegnativo che merita attenzione.






















Scelte di classe rappresenta un faro nell'immenso mare editoriale, un punto di informazione per bibliotecari, insegnanti, educatori, attraverso il quale informarsi e formarsi alla lettura del libro per ragazzi.” E come sottolinea Associazione Hamelin più avanti, Scelte di Classe “vuole essere uno strumento per passare del tempo con i libri, per smontarli e vedere cosa c'è dentro, e poi sotto e poi su ogni lato”, operazione non scontata considerata la leggerezza e la disattenzione con cui nel nostro paese si continua a considerare la letteratura destinata ai più piccoli, anche fra lettori forti e acculturati.

Dalla prefazione di Tribù dei lettori, prendo questo ultimo passo che mi pare particolarmente azzeccato, relativo alle ragioni per cui oggi è tanto importante sviluppare e diffondere strumenti critici 'forti': “Come ricordava Martin Scorsese sulla New York Review of Books dell'agosto scorso: 'I giovani devono capire che non tutte le immagini sono fatte per essere consumate come un dolce e poi dimenticate'. E che bisogna insegnare a distinguere 'quelle che che hanno qualcosa da dire al cuore e all'intelligenza da quelle che si limitano a voler vendere qualcosa.'”
Due volte mi è stato chiesto dai curatori dell'edizione di partecipare in qualità di redattrice alle schede di lettura di Scelte di classe. Entrambe le volte ho accettato di buon grado. Primo, perché mi piace scrivere di libri illustrati; poi, perché mi è sembrata proficua l'idea di far scrivere un editore su libri non suoi, ma di altri, senza che questo crei imbarazzo; e, infine, perché scrivere di qualcosa su cui mai avrei pensato di scrivere trovo sia un esercizio utile, perché mi costringe a lavorare rinunciando alla facilità che deriva dal cimentarsi su un soggetto congeniale.

Per leggere, cliccare sull'immagine.

Dico questo perché, in entrambi i casi, i curatori non mi hanno lasciato la scelta del libro su cui elaborare la scheda, assegnandomene, invece, uno d'ufficio. Quest'anno il libro è stato La scopa della vedova, di Chris van Allsburg, edito da Logos nel 2013. Ammetto, all'inizio di aver avuto qualche tentennamento. Conosco questo autore/illustratore (è suo uno dei libri natalizi più famosi del mondo The Polar Express da cui è stato tratto un film di successo, alcuni anni fa). Avevo a disposizione, per un caso, La scopa della vedova, ma non l'avevo mai preso in considerazione con attenzione per la seguente irragionevole ragione: ha la copertina marrone. E a me quella copertina marrone provocava la stessa reazione che a Diego Malaspina, in Miralat, suscita la matita marrone che gli viene assegnata per l'ora di disegno, il primo giorno di asilo. Cioè un senso di tristezza, squallore e delusione: «...mi trascinarono in un’aula sconfinata, dove si faceva Disegno. Tutti i bambini avevano grandi fogli, su cui coloravano ferocemente. Arrivai troppo tardi alla cattedra, dove era rimasta solo una matita, spuntata, e marrone. Non era la mia tinta preferita. Anche se l’oroscopo la consigliava molto ai Capricorni, come me. Mi sforzai di disegnare qualcosa, col mozzicone, una stufa, mi sembra (ero un po’ rigido nelle idee, da Capricorno, appunto, e col marrone pensavo che si potesse fare solo la terra, o una stufa).»


Questo per dire come ognuno di noi reagisca razionalmente alle caratteristiche fisiche di un libro, quand'anche si tratti di un lettore professionale dotato di allenato sguardo critico. Bene, superando l'orrore di quella copertina marrone (con bordo nero), mi sono avventurata, con qualche diffidenza, fra le pagine del libro per considerarlo con attenzione. Con soddisfazione, al termine della lettura, ho scoperto trattarsi di un'opera degna, con un testo di grande classe, immagini all'altezza del testo e soprattutto con una dinamica sottile e interessante fra testo e immagini. E, così, date tali premesse, ho accettato l'incarico e mi sono messa a scrivere.
Per leggere la scheda che ne è venuta fuori, cliccate sulle immagini. Se per caso anche a voi questo libro sulle prime ha detto poco o addirittura vi ha indisposto, beh, spero che quel che mi è parso di vedere in queste pagine vi possa servire per scoprire un libro meritevole che credo ai ragazzi possa piacere e far riflettere.

Per leggere, cliccare sull'immagine.

mercoledì 11 dicembre 2013

Regalare parole, regalare futuro

Il 13 dicembre 2012, pensando a un invito natalizio a regalare libri ai bambini (e non solo i nostri), ci venne  l'idea delle 20 buone ragioni per regalare un libro a un bambino. Il post ebbe enorme successo, migliaia di visite e grande aprezzamento.
Al punto che, valutandone il riscontro imprevisto, decidemmo che, a partire da quel testo, in occasione della Fiera di Bologna avremmo realizzato una serie di cartoline. Affidammo la grafica del progetto a Giulia Sagramola, che rese quelle parole una vera e propria festa per gli occhi.
Oggi, a quasi un anno di distanza, vi proponiamo tutte e 20 (più una copertina) le Buone ragioni nella versione di Giulia. Lo facciamo per due ragioni. La prima è che stasera, dalle 16 alle 19, a Parma, presso l’ex IAT di via Melloni 1/A, nell'ambito dell'iniziativa I racconti di Natale, insieme a Monica Monachesi terrò un laboratorio su questo tema, durante il quale rifletteremo insieme ai bambini sui libri e sulle buone ragioni per leggere, invitandoli a trovare, scrivere e disegnare almeno 20 buone ragioni per regalare un libro a un adulto. Ne approfitto per ricordare che I Racconti di Natale, è un progetto di Istituzione Biblioteche Parma per festeggiare le feste tra le pagine dei libri. Gli incontri con autori, illustratori, narratori, si terranno dal 10 dicembre al 6 gennaio. Qui scaricate il programma.


La seconda ragione è questa: in un articolo uscito qualche giorno su dDonna di Repubblica si legge che indagini recenti indicano che, sotto i due anni, un bambino nato in una famiglia povera sente ogni giorno in media 670 parole a lui dirette. Un bambino nato in una famiglia benestante, invece, ne sente fino a 12 mila. Questo risultato evidenzia una forte correlazione fra la recettività del vocabolario dei più piccoli e le capacità di lettura dei ragazzini, perché chi sente più parole è in grado di capire più velocemente, accumula un vocabolario più ampio e farà meno fatica a imparare a leggere e a scrivere.


C'è bisogno di dire altro? Regalate parole ai bambini, e non solo ai vostri o a quelli che avete vicini, ma a tutti. Regalatele dove le parole amano abitare, come nelle scuole e nelle biblioteche, ma anche dove sono poco
di casa, e non abbiate timore a farlo, magari pensando che prima viene il necessario e poi il superfluo, ascrivendo le parole a quest'ultimo ambito. Non è così: pensate a Jella Lepman e alla sua colossale, lungimirante impresa. Regalate le parole sotto forma di libri, sì, ma anche di letture, riflessioni, pensieri, conversazioni, storie. Regalare parole significa regalare futuro, non solo ai bambini, ma a tutti, anche a noi stessi.