venerdì 8 giugno 2012

Vedere il tempo

[di Valentina Colombo]

Uno dei souvenir della Fiera del Libro di Bologna di quest'anno è stato questo libro a fisarmonica della Tate Modern. Si tratta della Tate Artist Timeline ed è stato realizzato da Sara Fanelli nel 2006.

Immagini tratte dal blog Accordion Books

In realtà, questo non era originariamente un libro, ma una installazione che si trova su tre piani alla Tate Modern Gallery di Londra. Sara ha infatti realizzato a mano una "linea del tempo" dell'arte del XX secolo. Una impresa tutt'altro che semplice, visto le commistioni, il dialogo e le continue citazioni tra un'avanguardia e l'altra, tra un movimento e l'altro. Un lavoro che aiuta il visitatore a capire l'evoluzione dell'arte del '900 e che quindi fornisce una cornice cronologica alle opere esposte. Come tutte le timeline però, funziona anche in modo autonomo, decontestualizzata e stampata su un libro che, non per niente, è a fisarmonica: un formato che riflette il dispiegarsi del tempo, e in cui il layout tiene conto dei contenuti anche nella scansione delle pagine. Ogni pagina infatti contiene dieci anni, e ogni decennio è scandito da una linea rossa che coincide con la piega. Uno strumento di studio e di memoria dunque che ognuno può tenere con sé in casa, una visualizzazione della storia che aiuta a ricordare, comprendere e collegare, soprattutto.

The Observer book of art, pag. 6.
La funzione didattica delle timeline, o linee del tempo appunto, è risaputa, ed è uno dei metodi che più si utilizzano nelle scuole. Credo di aver fatto un centinaio di linee del tempo, o forse di più, nel corso della mia vita. E nella storia dell'umanità, se ne possono recuperare migliaia, dall'antichità a oggi.

Il punto infatti è la rappresentazione del tempo che scorre e dei fenomeni o dei cambiamenti che hanno luogo. Si potrebbe scrivere un'enciclopedia sull'argomento, e io sicuramente non ho tutti i tasselli del puzzle. Ma posso per esempio consigliare questo libro, trovato navigando qua e là, che affronta la storia delle timeline.

Le timeline sono presenti un po' ovunque, a cominciare dalle enciclopedie, i libri scolastici, le riviste. Hanno forme, colori, font e andamenti diversi. Orizzontali, verticali, curve e a spirale. Nel cinema, la timeline che immediatamente mi viene alla mente è senza dubbio quella disegnata da Doc in Ritorno al futuro.



In generale ciò che prevale è il senso della continuità, della fluidità e della contemporaneità dei fatti. Questi credo siano i concetti che ci si trova a sfidare nel momento in cui di decide di rappresentare il farsi di qualcosa nel tempo.
Pitture rupestri di Ceto Cimbergo e Paspardo
In scala minore, già nell'arte antica, nei dipinti murali, si cercava di rappresentare la scena di caccia, cioè il susseguirsi di azioni, con diverse scene affiancate una all'altra.


Le timeline applicano lo stesso principio a un lasso di tempo maggiore, e quindi più complesso, e ci restituiscono un quadro di realtà in cui si intersecano diversi sguardi. Una timeline della science-fiction, per esempio, ci parla dell'evoluzione del genere, delle interazioni con altri generi, di come questa è cambiata nel tempo. Se poi la timeline assume l'aspetto di una specie di polipo gigante, allora ecco che la mappa rispecchia anche il suo argomento, e che i colori e le forme dialogano con il contenuto. Potremmo quasi definirla una illustrazione della storia della science-fiction, una sua interpetazione (anche) artistica.

Ward Shelley, Science fiction Timeline

Certo è che la rappresentazione del tempo ha affascinato artisti e grafici da sempre.

Loren Munk, History of Art Timeline, 2004-2006
Loren Munk è un artista che delle timeline ha fatto la sua passione. Sul suo sito potete trovarne molte, divise in ben tre gallery. Alcune storiche, dedicate quindi all'arte, altre invece che dialogano con la topografia, specie quella di New York, a testimonianza di come questo metodo di lettura della realtà sia altamente versatile e utile, e possa restituire quasi una immagine viva di certi contesti, se usato correttamente. I colori e i fonts usati da Lauren sono se vogliamo un po' kitsch, ma nel complesso la coerenza e la cromaticità dei suoi lavori creano un universo molto attraente, che risucchia lo sguardo. Ecco dunque come si passa dal tempo all'immagine del tempo.

Anche per avvenimenti più recenti è possibile fare una timeline, anche se è forse più difficile stabilire i nodi attorno a cui muoversi. Però trovo per esempio questa mappa dedicata alla Street art molto completa. Io che non capisco un'acca di queste cose, mi sono orientata molto meglio.
Oppure ci si può concentrare su un solo posto e vedere come è cambiato nel tempo. Come accade qui con la città di Braddock.



Se vi affascina il tema, vi consiglio di visitare Good.is, una web dove si parla di infografia e spesso  si tocca il tema delle timeline.

La timeline di Lost, dal blog di Mike Flacy

Da ultimo, se siete appassionati di serie tv, telenovelas con trame complesse, o se siete figli di Lost, le timeline spesso sono utili per capire cosa accidenti è successo nel corso delle mille puntate che vi siete visti ma che alla fine sembrano essersi perse nella vostra memoria cronologica.

Anche per l'infinita serie di episodi di Beautiful c'è una timeline, in video, altamente esplicativa. Io mi perdo comunque verso il minuto 1:30.




Recentemente anche Facebook ha adottato, per il profilo dei propri utenti, la timeline verticale (cosa che peraltro non mi piace molto). Come a dire, che scrive la storia di ognuno di noi.

mercoledì 6 giugno 2012

Leggere l'illustrazione/ 1: i nostri antenati

Anna Castagnoli, ne Le figure dei libri, da qualche tempo sta attingendo a fonti misteriose per mostrarci alcuni piccoli gioielli della preistoria dell'illustrazione per ragazzi. Abbiamo così letto avant'ieri di The World Turned Upside Down (1829) e qualche tempo fa di Death and Burial of Poor Cock Robin del 1865 e di un rarissimo Cries of London del 1821.  Scavando ancora un po' nella sua miniera, si trovano altre immagini di altre edizioni del Death and Burial of Cock Robin.

Gesta Romanorum [...] encouraging virtue an the love of God (1720 circa)

Le vicende legate all'illustrazione e ai primi libri concepiti espressamente per un pubblico giovanile sono piuttosto oscure, soprattutto per la rarità del materiale. I libri che finivano (e finiscono) in mano ai ragazzi sono in genere destinati a una fine precoce: scarabocchiati, consunti, strappati, distrutti. Trovare qualcosa di sfogliabile, nel mercato antiquario, richiede pazienza immensa e risorse finanziarie corrispondenti.

Eleanor Mure, "The stoy of the three bears", manoscritto
autografo con illustrazioni dell'autrice, 1831

Quindi solo la letteratura bibliografica e le risorse in rete possono aiutare chi volesse ragionevolmente affrontare il tema e approfondire la conoscenza degli antenati degli attuali picture book. Ma anche in questo caso, il ricorso alla biblioteca è spesso fondamentale, perché il materiale bibliografico è spesso raro e costoso. Proponiamo qui alcuni interessanti titoli di consultazione.
William Makepeace Thackeray, "The Rose and the King",
manoscritto autografo con illustrazioni dell'autore (1853-55)
Kirkor Gumuchian (1886-1949) era un libraio antiquario parigino che, nel 1936 ha pubblicato un catalogo in due volumi della sua collezione di più di seimila libri, poi acquistata in blocco da un collezionista americano, tale George Alexander Ball. L'edizione originale del catalogo è irraggiungibile (ne ho vista una sola copia negli ultimi dieci anni), ma esistono svariate ristampe anastatiche, utilissime per lo studio (la nostra è quella pubblicata da The Holland Press nel 1979 in 600 copie numerate). Il primo volume di Les Livres de l'Enfance du XV° au XIX° Siècle è un repertorio bibliografico della collezione, con descrizione sintetica e indicazione del prezzo di vendita, ma il secondo è un ricchissimo catalogo di immagini alle quali attingere per  studio e ispirazione.

Nel 1958, Judith St. John ha pubblicato The Osborne Collection of Early Chldren's Books, 1566-1910 (Toronto Public Library), catalogando circa 2000 libri, donati da Edgard Osborne alla Toronto Public Library. La collezione ora è cresciuta a più di 80 000 libri antichi e rari ed è possibile leggerne qui. Inoltre, sul loro sito è possibile visitare alcune interessanti mostre virtuali dedicate a diversi aspetti del libro per ragazzi, come questa, dedicata ai libri mobili, e questa, dedicata alle fiabe.
Il volume (il nostro esemplare è autografato dall'autrice) raccoglie il materiale in ordine alfabetico, con sintetiche descrizioni bibliografiche e un eccellente apparato di indici, oltre a svariate illustrazioni nel testo e una ventina di tavole fuori testo a colori.

Nel 1975, la Morgan Library di New York ha organizzato una meravigliosa mostra: Early Children's Books and Their Illustrators (The Pierpont Morgan Library - Oxford University Press, stampato in tipografia da Stinehour Press e con illustrazioni a colori stampate da Meridien Gravure). Il catalogo della mostra è uno dei repertori di immagini più interessanti sull'argomento e contiene una catalogazione molto approfondita dei duecento venticinque libri in mostra, organizzati per soggetto. Molto interessante il saggio introduttivo di J. H. Plumb, sulla nascita del libro per ragazzi nell'Inghilterra del Settecento.


Infine, l'elegantissimo volume Early American Chldren's Books, di A. S. W. Rosenbach, pubblicato in 673 copie nel 1933 dalla Southworth Press di Portland, raccoglie la catalogazione di una straordinaria collezione di libri americani stampati fra il 1682 e il 1863, con uno scarno ma ben riprodotto apparato iconografico. The Rosenbach Museum and Library, fra le altre cose, ospita anche la Maurice Sendak Collection, la più grande collezione di illustrazioni e manoscritti originali di Sendak, ricca di più di diecimila pezzi, dagli schizzi preliminari alle prove di stampa.
Un'ottima risorsa in rete, per chi volesse cominciare ad affrontare l'argomento, è Picturing Childhood: un progetto della biblioteca della UCLA che raccoglie notizie propedeutiche e materiale iconografico dalle collezioni della biblioteca.

"Old Mother Hubbard and her Dog", Londra, circa 1830.

E se siete interessati a qualcosa di più accessibile e prossimo a noi e alla nostra esperienza, non dimenticate di rileggere questo articolo di Giovanna Zoboli, pubblicato nel blog la scorsa settimana.

Un precursore di Edward Lear:
Richard Scrafton Sharpe,
"Anecdotes and Adventures of Fifteen Gentlemen",
Londra, 1823.
A chi rivolgersi:
- per le bibliografie
Oak Knoll
Frits Knuf
Librairie Gaspa
Cicero Presse
- per i libri
Antiquariat Hans Lindner 
Aleph-Bet Books
Oltre, naturalmente, alle case d'asta a eBay e ad AbeBooks. Ma, come diceva il sergente di Hill Street Blues al termine del roll call. «Let's be careful out there!»

Oh, dimenticavo: per scoprire se c'è una biblioteca non troppo lontana che ha i libri segnalati (e qualsiasi libro, in generale, c'è questo utilissimo strumento online.

martedì 5 giugno 2012

Svagabondatevi!

Con l'arrivo di giugno, il blog dei Topi entra nella sessione estiva. Il che significa che approfitta del tempo un po' più rilassato di questa stagione per proporre ai suoi lettori (anch'essi più rilassati e svagati) tre aggiornamenti la settimana: lunedì, mercoledì e venerdì.
Insomma, si prende anche lui un po' di vacanza, almeno mentale, ammesso che ne esistano di diverse, in accordo coi ritmi di questo periodo che vanno rallentando fino alla sospensione di agosto.

Ringraziandovi per la fedeltà con cui ci seguite, vi auguriamo buona lettura, ma anche buone distrazioni, buoni giretti e vagabondaggi, anche in brevi vacanze, come queste, del fantastico Monsieur Hulot.

lunedì 4 giugno 2012

Fare un libro come si deve

[di Valentina Colombo]
 
Uno dei miei guru-blog (dicesi guru-blog quel blog che visiti tutti i giorni e che sempre ti sorprende) è il bellissimo BrainPickings. Si parla di scienza, libri, illustrazione, si riflette sulla creatività e l'insegnamento di concetti complessi attraverso metodi originali. La scorsa settimana, per esempio, ci ho trovato notizia di un concorso indetto da The Literary Platform.
L'idea era quella, partendo dalla registrazione di una intervista del 1993 a Douglas Adams, di realizzare una animazione che accompagnasse il profetico annuncio fatto dallo scrittore sull'avvento dell'ebook. Tracciando una breve storia della parola scritta, dalle incisioni sulla pietra, ai papiri, ai libri, Adams prevedeva che il libro sarebbe poi diventato una sorta di oggetto piatto fatto di silicio: insomma, sembra proprio che si sia immaginato un ebook. Qui sotto una traduzione dell'intervista (ma trovate l'originale qui).

Inventare un libro come si deve è stata una grande sfida per l'umanità. I primi ad affrontarla hanno avuto seri problemi a cominciare dal materiale. La base era costituta da una roccia, il che vuol dire che era pesante, scomoda e soprattutto molto dura. Poi, qualcuno ha avuto un'idea geniale: accartocciare un po' di alberi, farne una poltiglia, appiattirli, asciugarli, scriverci sopra e poi, non so, arrotolarli o una cosa così. E' stato un successo, o almeno un mezzo successo. Il rotolo era molto più leggero, molto più sottile e un bel po' più semplice da tenere in mano. Chiaramente quel "non so, arrotolarli o una cosa così" richiedeva un po' più di lavoro. Nuove ricerche hanno portato ad una nuova sorprendente idea: perchè non tagliare i fogli di carta, cucirli nel mezzo e, non so, racchiuderli tra alcune tavole o una cosa così? Questa è stata la svolta. Questa nuova versione del libro era eccezionalmente facile da usare; tutto quello che dovevi fare era, basicamente, sederti. Ha preso rapidamente piede. Infatti, ha avuto così tanto successo che subito tutti avrebbero iniziato a scrivere praticamente tutto quello che gli passava per la testa e metterlo nei libri. Molti libri. L'intera faccenda era di nuovo fuori controllo.
Quindi, si ritornò alla tecnologia della pietra. Qualcuno ebbe un'idea brillante su come usare il silicone, che era "accartocciarlo, farne una poltiglia, fargli un altro innumerevole orrendo mucchio di cose e poi, non so, cacciarlo in un powerbook o una cosa così. Questo è stato il grande cambiamento. Ora, anche se molta gente scriveva, il libro poteva essere caricato in un software per l'espansione di libri da viaggio ("Voyager Expanded Books") e il powerbook poteva contenerlo. Tutto quello che tutti amavano delle versioni precedenti del libro -immagini, testi, lo sfoglare e girare le pagine- poteva essere realizzato nel software e potevi portarti dietro quanti libri volevi, dovunque volessi.
Voyager Expanded Books: tutto quello che ti piaceva del libro, incrostato nel silicio, o una cosa così. Voyager expanded book: inventare un libro come si deve.

(Traduzione a cura della redazione)

Piccola nota su questo audio: Adams lo ha realizzato per il suo editore negli USA, Robert Stein della Voyager Expanded Books. Nome alquanto ispiratore e profetico, potremmo dire. La Guida galattica per gli autostoppisti (la copertina sopra è della prima edizione americana del 1980), d'altronde, è stato uno dei titoli pubblicati all'interno del The Expanded Books Project, assieme per esempio a Jurassic Park. Il termine Powerbook usato da Adams definiva proprio una delle tipologie di questi antesignani ebook, ma è stato poi abbandonato quando la Apple ha rilasciato la sua versione del noto portatile. L'idea, insomma, di un libro che potesse "espandersi" attraverso l'uso della tecnologia è già nell'aria da un po', ma solo negli ultimi anni parliamo di ebook.

The book reader of the future, da Everyday science and Mechanics, aprile 1935. Fonte: http://www.retronaut.co/2012/03/the-book-reader-of-the-future-1935/

The Literary Platform è un progetto internazionale dedicato alla promozione, studio e diffusione di tutto ciò che avviene intorno al binomio letteratura-tecnologia. I creatori della piattaforma si dividono tra Londra e Ginevra e hanno creato questo spazio dove non solo si commenta, si critica e si analizza ciò che avviene ma si possono anche presentare i propri progetti, idee e soluzioni. Un punto di incontro per tutti colori che si occupano di apps, ebook, animazione e letteratura per adulti e bambini. Il concorso "Getting the book invented properly" si è chiuso pochi giorni fa, proprio in occasione del Towel day. Ha accolto artisti da tutto il mondo, che sono stati chiamati a caricare sulla pagina i loro video, votati poi sia dal pubblico sia da una giuria di esperti. Il premio era, manco a dirlo, un iPad2.

La vincitrice è stata Eleanor Stokes con questa bella animazione in stop-motion. Ma potete anche vedere le altre qui.



A noi per esempio è piaciuta anche questa versione di Gavin Edwards:

venerdì 1 giugno 2012

In difesa dei libri inutili

Questo è la traccia dell'intervento dei Topipittori alla seconda sessione della prima delle Giornate professionali della Tribù dei lettori, che si èsvolta ieri, 31 maggio, al MAXXI di Roma. Queste riflessioni, proposte nel contesto di un panel di discussione dal titolo "Fare libri nuovi", al quale hanno partecipato Pietro Corraini (dell'omonima casa editrice), Elisabeth Lortic (Les Trois Ourses), Raphael Urwillier (Editions Icinori) Juanjo Gracia Oller (Milimbo Libros) e le vulcaniche Cristina Spanò, Giulia Sagramola e Sarah Mazzetti di Teiera (delle quali abbiamo già parlato qui), prendono le mosse da un post pubblicato nell'ottobre 2010 su questo blog. Le condividiamo con voi, che non c'eravate.
Walter Crane - The Toy Alphabet
Recentemente sono stato invitato in Brasile, a San Paolo, per partecipare alla prima sessione di una serie di incontri dedicati alla formazione degli intermediari della lettura - editori, librai, insegnanti, genitori. Fra gli altri partecipanti alle prime giornate di questa manifestazione - Conversas ao pé da pagina - c'era una brillante e giovane bibliotecaria, responsabile del sistema bibliotecario dello Stato del Minas Gerais. Nel suo intervento, Fabìola Farias si lamentava di come i bibliotecari che da lei dipendono, nonostante fossero entusiasti sostenitori della promozione alla lettura e fossero convinti che il libro sia un elemento fondamentale della crescita intellettuale dei ragazzi, non fossero in grado di articolare la ragione di questa importanza, al di là delle più trite banalità.

Edy Legrand - Macao et Cosmage
Credo che la risposta a questa domanda, cioè, "Perché la lettura è importante?" possa essere trovata nelle frasi pronunciate da Peppino Impastato in questa scena de I cento passi, un film di Marco Tullio Giordana. Per chi non sapesse chi era Peppino Impastato, basti ricordare che è stato un martire della lotta alla mafia siciliana: una mafia della quale la sua famiglia era parte integrante e in seno alla quale avrebbe potuto avere una vita molto più facile di quella, intensa e breve, che ha avuto.



Ecco, quando si applica il concetto Espresso da Peppinio Impastato, "dalla bellezza scende giù tutto", al libro, si afferma che il valore del libro sta nell'esperienza estetica che il libro può e deve rappresentare per il bambino.
Se ascoltiamo questa frase, come editori, autori, illustratori, mediatori del libro, e se ne condividiamo il contenuto, diventa per noi imperativo creare, pubblicare e promuovere "libri belli".

Roberto Innocenti - Pinocchio
Questa mia affermazione sembrerebbe sfiorare la banalità:  i libri belli ci sono sempre stati, e ci sono ancora. Possiamo pensare alle opere di Walter Crane, Ivan Bilibin, Edy Legrand, Nathalie Parain, Wanda Gag poi, ai giorni nostri, e solo per citarne un paio, Roberto Innocenti o Carll Cneut. O, ancora, sul fronte dell'attività editoriale, ai cataloghi delle Editions Memo, di Maurizio Corraini Editore, di Tara Books e di tanti altri fra i quali speriamo di possano essere annoverati anche i Topipittori.

Iela Mari - L'albero
Ma credo ci sia ancora molta strada da fare per far sì che il libro diventi realmente un'esperienza estetica. Anzi, che l'esperienza estetica sia l'esperienza fondamentale del libro.

Credo che per arrivare a questo punto si debba superare l'idea di illustrazione come una frivola decorazione e l'idea che qualsiasi testo che non sia denso di contenuti pratici o ideologici rappresenti una perdita di tempo.

Quello che oggi si chiede ai bambini - non sempre ma troppo, troppo spesso - è l'acquisizione di modeste competenze verbali e di un bagaglio - fardello? - di istruzioni della più varia natura: materiale rapidamente e facilmente riutilizzabile dal bambino per dare al genitore, all'insegnante, all'adulto, alla società una risposta "esatta".

Fioriscono così libri "utili". Non intendo con questo affermare che esistano libri "inutili" in senso assoluto ma, semplicemente, che esiste una diffusa categoria di libri che fa della propria utilità pratica e immediata la propria ragione d'essere.

David Wiesner - Floatsam
E che questi libri rispondano, anche se solo per un periodo di tempo limitato, alle esigenze degli adulti mediatori è confermato da un ormai celebre articolo pubblicato dal New York Times il 7 ottobre 2010: "Picture Books No Longer a Staple for Children", che denuncia una contrazione degli acquisti di albi illustrati, della quale individua le cause nel desiderio degli adulti di far superare ai bambini più rapidamente l'albo, per affidar loro letture più "impegnative" e di maggiore utilità pratica.

Ciò che implica questa idea è che i bambini non debbano cercare il significato in una sorprendente sequenza di parole e immagini, ma debbano assimilare contenuti dati. Che non debbano trovare il valore della lettura, del libro, nel piacere dell'interpretazione, forzatamente personale e non necessariamente data, della narrazione sequenziale del picture book, nell'osservazione della forma materiale che testo e immagini assumono, e nella soluzione delle complessità implicite in una forma di narrazione così sofisticata e che ha un'influenza profonda e innegabile sulla formazione della cultura multimediale nella quale siamo immersi.

Zoboli e Scarabottolo - Di notte sulla strada di casa
A dimostrazione di questa influenza, proponiamo uno solo dei mille esempi di come le immagini e i concetti elaborati nei picture book trovino modo di percolare nella cultura multimediale, in questo caso attraverso un comunicato pubblicitario. Proponiamo qui di seguito un'immagine del nostro Di notte sulla strada di casa (sopra), di Giovanna Zoboli e Guido Scarabottolo, uscito nel 2006, e una campagna pubblicitaria BMW andata in onda nel settembre del 2008.



Per fare del libro un'esperienza estetica, come autori, come illustratori, ma anche e soprattutto come editori e mediatori del libro dobbiamo mettere da parte il concetto di lettura "utile", cioè finalizzata a un obiettivo pratico immediato, così cara a chi ama, crea, pubblica e promuove le migliaia di libri a tema, dei libri politici, dei libri sociali che troviamo negli scaffali delle librerie e delle biblioteche.

Bruno Munari
Da lontano era un'isola
Per fare libri nuovi dobbiamo immaginare libri "inutili". Dobbiamo crearli, pubblicarli, diffonderli. E la ragione per cui dobbiamo farlo è che solo offrendo ai bambini e ai ragazzi dei libri veramente inutili diamo loro la responsabilità di trovare un senso e un significato molto personali a quello che viene loro proposto, invece di un sapere preconfezionato "da inculcare" nelle loro giovani menti.

Un libro inutile è un atto di fede nei confronti della capacità dei bambini e dei ragazzi di pensare e trovare sensi e significati autonomamente. Certo, non potremo controllare quali questi pensieri, questi sensi e questi significati saranno. Ma poco importa, a condizione che scaturiscano da un'esperienza profondamente estetica del libro. Un'esperienza che farà amare il libro e la lettura in quanto esperienze piacevoli e belle, prive di una finalità pratica immediata. E che contribuirà a fare in modo che nasca e si diffonda un pensiero realmente e profondamente autonomo e indipendente. Un pensiero che forse avrà l'opportunità di innescare quella rivoluzione della quale abbiamo bisogno quanto ne aveva Peppino Impastato, e che solo può far sì che questa rivoluzione prossima ventura sia migliore di tutte quelle che, dal Settantatrè all'Ottantanove, dal Quarantotto al Sessantotto, si sono susseguite negli ultimi due secoli, cominciando bene e finendo miseramente.

Noi, inteso come Topipittori, non abbiamo una ricetta per riuscire a fare libri belli e inutili. E di questo ci scusiamo chi forse si aspettava dichiarazioni e risposte più che domande intorno alle quali ragionare, da soli o tutti insieme. Ma proviamo a farli. E ci mettiamo tutta la nostra passione e il nostro impegno per riuscirci.
Zoboli e Scarabottolo
Cose che non vedo dalla mia finestra

giovedì 31 maggio 2012

Simone Rea, il suo editore e la crisi greca

[di Simone Rea]
Grazie a Ekdoseis Kokkino, l'avventuroso editore che ha pubblicato le Favole di Esopo in Grecia, ho potuto visitare la fiera del libro di Thessaloniki (Salonicco) e, in cambio di qualche dedica, ho lavorato gratuitamente per tre giorni come standista in un ambiente che mi sarei aspettato depresso, vista la situazione economica e politica del paese, ma che in realtà si è rivelata dinamica e accogliente.


Questa nona edizione della fiera è stata organizzata e voluta con forza, nonostante l'asprezza della crisi finanziaria, il taglio dei salari e un mercato (non solo librario) a pezzi. Per la sua riuscita, è stato fondamentale lo slancio degli espositori e il calore dell'accoglienza riservata ai visitatori.


Arrivato a Salonicco, ho subito voluto visitare la fiera. Noèmi Smadja (la fondatrice di Ekdoseis Kokkino) mi ha portato direttamente al padiglione. Muovendo i primi passi sopra quella morbida moquette mi sono sentito subito accolto in un  ambiente semplice, famigliare, silenzioso. Dopo pochi metri siamo arrivati nello stand di Noèmi, dove ho conosciuto il marito (grande oratore e distributore semiautomatico di cataloghi).

Gli stand dedicati all’editoria per l’infanzia erano tutti decorati con palloncini, bandierine o altri addobbi semplici e colorati.
Il nostro (cioè, sono bastati pochi minuti perché quello del mio editore diventasse anche "il mio"), dove avrei passato i tre giorni successivi, era il più originale; l’unico "personalizzato" con un rivestimento delle pareti, a coprire il solito anonimo grigiolino, a teli rossi (Kokkino in greco significa rosso) e anche l’unico a ospitare una mini mostra di illustrazioni originali. Naturalmente quelle delle mie Favole.


Rispetto alle fiere che conosco e frequento (Bologna. Montreuil e Roma), lo spazio espositivo della fiera non era molto grande: due padiglioni rettangolari, collegati  da un corridoio sopraelevato dove c’era un piccolo bar con dei tavolini. Ma in questa limitata superficie c'erano molti spazi per conferenze e due aree delimitate da pannelli colorati dove per tutto il giorno si susseguivano attività dedicate ai più piccoli.

Nello stand di Noèmi si respirava un aria per me fin troppo famigliare. Tutti libri di qualità che conoscevo abbastanza bene; da Che cos’è un bambino di Beatrice Alemagna a Le Tour du Monde de Mouk di Marc Boutavant o Adieu Chaussette di Benjamin Chaud. Così ho deciso di andare fra gli altri stand alla ricerca di qualche chicca "esotica" da riportare a casa, ma con grande stupore non ho trovato niente d’interessante o semplicemente diverso dai soliti libri rosa con coniglietti mangia carote o bambine dagli occhioni grandi  e impeccabilmente modaiole.

Non conoscendo affatto l’editoria greca, ho chiesto informazioni a Noèmi che, sintetizzando, mi ha spiegato che in Grecia si possono trovare bravissimi musicisti, eccellenti scrittori e importanti poeti, ma di illustratori di qualità non se ne trovano molti. E che l’interesse per l’editoria per ragazzi è molto limitato rispetto all’Italia, alla Spagna, alla Francia...

Kokkino sta prendendo piede in Grecia e non mi sembra affatto strano. Ho notato infatti che molti visitatori (e l’affluenza è stata strepitosa) non compravano affatto libri fin quando non si fermavano nello stand Kokkino. Sicuramente la crisi si fa sentire, è un dato di fatto, e lo dimostrava l’attenzione cui grandi, ma anche piccoli, sfogliavano i libri, leggendo il contenuto, guardando le figure, sorridendo, per poi passare a un altro libro e solo dopo averlo letto, decidere se comprarlo o meno. Questo approccio all’acquisto è stato per me la cartina di tornasole: la gente sa di non poter cedere all'impulso all'acquisto e cerca e compra solo il meglio. La crisi impone prudenza e limita le opzioni: se deve essere uno solo, IL libro deve innamorare. Una cosa stupenda è stata vedere l’interesse dei bambini; osservatori silenziosi, un po' guardavano me che disegnavo e un po' sfogliavano libri con sguardi assorti, senza sapersi decidere su cosa fosse più importante.

Per l’evento dedicato a Esopo, Noèmi ha anche organizzato una rappresentazione musicale di alcune favole e i tre ragazzi che recitavano sono stati bravissimi a intrattenere grandi e piccoli con voci armoniose e giochini coinvolgenti.

Dal secondo giorno fino a chiusura fiera, non ho visto più molto, sono andato a ringraziare l’Istituto italiano di cultura che aveva uno stand e che insieme a Noèmi ha trovato i fondi per ospitarmi.

Chiudo sottolineando la cortesia degli espositori nei confronti del pubblico, ma anche nei miei, sconosciuto artista italiano in visita: hanno voluto conoscermi, parlare e si sono dati da fare per procurarmi i colori che avevo dimenticato in albergo.

Ovviamente devo ringraziare sinceramente Kokkino: questo viaggio è stato corroborante, mi ha "ricaricato le pile". È bello vedere come anche nelle situazioni più difficili il lavoro dell'illustratore e dell'editore possa avere un senso profondo. L'entusiasmo di questo pubblico, la sua serietà, l'attenzione delle sue scelte, il peso che attribuisce al mio (o, meglio, al nostro) lavoro di illustratore sono il migliore incentivo per insistere con la solita ostinazione a cercare di trasformare una passione in lavoro.



mercoledì 30 maggio 2012

Quel che non sappiamo

Qual è il principo di una collezione? Mettere insieme cose molto simili che però hanno anche qualcosa di diverso: una collezione di pere, per esempio, o di mele. Ne avevo vista una bellissima di pomi di cera provenienti, mi sembra, dal Museo Pomologico Garnier Valletti di Torino, esposti a Milano, anni fa, a Palazzo Reale, a una mostra sulla natura morta. Ci sono cose che sembrano fatte apposta per essere collezionate. Come le scatole dei fiammiferi. Come quelle che vedete qui sotto.


Serie di fiammiferi ceoslovacca dedicata a pere e mele.
Le scatole dei fiammiferi a loro volta sono collezioni di immagini. Come i francobolli e le carte delle arance. La qual cose le rende particolamente seducenti. Io e mia sorella da piccole collezionavamo carte di arance, scatole di fiammiferi, bustine di zucchero e francobolli, appunto, oltre ad altre mille cose. Naturalmente senza criterio e senza sistema. Come capitava, per accumulo. Per puro diletto. Tutti i bambini sono collezionisti.


Scatole di fiammiferi ceoslovacche.
Il principio è quello della gazza: portare a casa qualsiasi cosa porti in sé un po' di luccicore: tappi di bottiglia, vetri colorati, conchiglie, stagnola colorata. Dove finiscono le collezioni dei bambini? Nelle spire delle madri che ogni tanto, approfittando di un attimo di distrazione dei figli, prendono tutto e lo buttano.
Qualche anno fa è tornato un amico dalla Cina e ci ha portato queste:


Poi Anna, un giorno, ha messo in una busta questo e ce l'ha mandato:


Le scatole di fiammiferi, infatti, oltre a servire a costruire un sacco di cose (ma questo è un altro capitolo), hanno milioni di estimatori, in tutto il mondo. Che le amano perché sono belle. Belle? No, di più: bellissime. Molti di loro sono blogger appassionati di immagini, o collezionisti, che per la nostra gioia le catalogano, le fotografano e le mettono, gratuitamente, a disposizione di tutti. Per esempio di illustratori perennemente a caccia di idee e di ispirazione.

Scatoline dalla Russia, anni Cinquanta.
Nell'era del web, chi ama le immagini ha a disposizione archivi stupefacenti per dimensioni, profondità, ricchezza, stravaganza, fantasia.
I popoli che hanno brillato nell'arte della scatola di fiammiferi sembrano esser stati i cecoslovacchi, i russi, i giapponesi, i cinesi e anche gli americani.
Ottimi grafici vi si sono cimentati, come Saul Bass:

La serie di Saul Bass.
e, recentemente, il praghese Pavel Fuksa, che ne ha prodotta una serie di 178 pezzi, ognuno dei quali riporta una frase o una parola del testo di una canzone dei Navigators, My place. Con questi è stato poi girato il video del pezzo: idea molto accattivante.

I 178 pezzi di Pavel Fuksa.



Sulle scatole di fiammiferi, nel mondo, sono stati anche pubblicati alcuni libri:

Czech and Japanese matchbox labels.

Chinese matchbox covers.
Striking Image Vintage Match-book Cover Art.

Che un oggetto effimero come una bustina o una scatola di fiammiferi abbia ricevuto tante cure e tanta intelligenza visiva nel corso della storia, e abbia espresso una così alta qualità di valore estetico ha qualcosa di stupefacente. Allude a questo il nome della decennale rubrica di Umberto Eco sull'Espresso, "La bustina di Minerva"? E vorrà pur dire qualcosa che nella nostra lingua ai fiammiferi presieda la dea della materia grigia, chissà. In fondo le scatole di fiammiferi sono oggetti che vivono gran parte della loro vita nelle tasche di giacche e cappotti, sul fondo delle borse, sul ripiano di un fornello o strette alla schiena di un pacchetto di sigarette (un tempo, prima che sigarette e cucine instaurassero col fuoco altre relazioni).

Scatoline dalla Cina, anni Cinquanta.
Scatoline dalla Cina, anni Ottanta.
Nei vecchi gialli (prima che orde di medichesse legali firmate Prada rendessero il mistero una pratica da fighetti, fra un aperitivo e l'altro), vittime o assassini, a seconda, non mancavano di scriverci sopra numeri di telefono o indirizzi risolutivi, che poi investigatori male in arnese e con due divorzi alle spalle, trovavano col loro occhio di falco, sciogliendo tetre vicende che di solito avevano come teatro qualche nightclub o un motel fatiscente.

Scatoline vintage dall'India.
Guardando queste miniere di fiammiferi, si pensa anche a un'altra cosa: che sono scintillanti micronarrazioni. Di solito, infatti, si sviluppano in serie, come una storia a fumetti (da qui, appunto, l'idea di Fuksa): mettendo insieme tutte le immagini di una serie, l'idea è che ne venga fuori un racconto. Il fatto che francobolli, carte di arance e scatole di fiammiferi piacciano tanto ai bambini, forse ha a che fare con questa capacità di raccontare, a filo di voce, storie minime, ma piene di seduzione.


Altre bellissime scatoline vintage cecolovacche.
A mio avviso, questo potere di attrazione ha anche a che vedere anche col fatto che sotto queste splendide, raffinatissime figurine vi sia una scatolina. Non per nulla qualcuno ha ben visto che lì dentro vi sono microstanzette dove microconigli conducono una loro vita misteriosa (a sipario chiuso), e piuttosto indaffarata e molto ben organizzata.

Scatoline cecoslovacche con disegni tradizionali per uova, e fiocchi di neve.
Le scatole di fiammiferi si avvalgono della scrittura per raccontare poche cose: brevi istruzioni, luoghi di fabbricazione, esclamazioni, nomi di cose o di prodotti. Lo fanno in modo semplice, quasi naïve, come accade con certa pubblicità ingenuotta che sembra nutrire una fiducia inaudita nei risultati del semplice dichiarare il proprio nome, un po' come si fa durante un appello.

Scatoline americane vintage.

Scatoline tedesche.


A volte, queste semplici diciture si valgono di alfabeti esotici e sconosciuti che, per un attimo, ci svincolano dalla topografia e dalla onomastica consueta, e ci fanno sognare. E anche questo esotismo è un modo di raccontarci che quel che non sappiamo comincia su una scatolina di fiammiferi per espandersi a macchia d'olio fino ai misteri profondissimi del cosmo.

I giapponesi fanno paura, sono imbattibili.


Qui qualche altre informazione.