giovedì 13 settembre 2012

Una misura libera

[Qualche tempo fa Maurizio Landini, curatore del blog Cartiglio d'ombra, dedicato alla poesia, mi ha invitato a scrivere un post sulla nostra collana Parola magica. Ho accettato con piacere e l'articolo è uscito alla fine di luglio. Mi sembra interessante riproporlo nel nostro blog. Anche per far conoscere il lavoro di Maurizio, attento ai rapporti fra parola immagine, come dimostra anche uno degli ultimi post usciti su Cartiglio, scritto da Francesca Moro, redattrice della rivista Illustrati edita da Logos.]

E sulle case il cielo.
Che i rapporti fra bambini e poesia siano difficili, è uno di quei luoghi comuni di cui si farebbe tranquillamente a meno. Con risparmi di tempo e di energie incommensurabili. E tuttavia l'umanità sembra non poter fare a meno dei luoghi comuni. Pertanto all'editore a cui sembra ovvio pubblicare libri di poesia destinati a bambini, con l'avvallo di un discreto successo di vendite, pubblico e critica, tocca spesso spendere parole a convincere parenti meditabondi e diffidenti che i piccoli sono naturalmente dotati per la poesia, capendola intuitivamente, amandone il linguaggio figurato, la musica, l'incisività, la profondità, l'intensità, il divertimento. Nonché quelle difficoltà che gli adulti tanto temono.


Cielo bambino.
Certo, ove qualcuno - insegnante, genitore, nonno, zio, vicino di casa eccetera... - si sia preoccupato di fargliela conoscere, dedicandole lo spazio e il tempo di pensieri e letture: passaggio che non è scontato, ma a cui spesso gli adulti non prestano la dovuta attenzione. Certo i bambini, da soli, difficilmente potranno incontrare la poesia. E quando questo non accade, la perdita è notevole, lo spreco di possibilità, triste.
Quando ero piccola fra i miei libri preferiti c'erano titoli di poesia. Uno su tutti: Cinque lire di stelle, di Federico Garcia Lorca, raccolta di ninna nanne, filastrocche, nenie, canzoni e canzoncine, con disegni di mano del poeta. Questo per dire, fra le altre cose, che i benefici della poesia sono durevoli e profondi.



Al supermercato degli animali.
E che la poesia è un genere letterario poco convenzionale quanti altri mai, simile a uno di quegli orti di montagna che alle verdure mischiano fiori, erbe aromatiche ed erbe selvatiche, alberetti da frutto, arbusti e cespugli, dando luogo a un insieme a cui ogni pianta, con la sua forma, il suo portamento, il suo temperamento e il suo colore, offre un contributo unico. Chi guarda alle poesie dei piccoli con sufficienza, chi non ha orecchie per cogliere la lingua della poesia, il suo guizzo luminoso, in una ninna nanna della tradizione, in una canzoncina popolare, in una filastrocca, si dubita abbia l'intuito, la finezza e gambe abbastanza robuste per salire al piano nobile della poesia “alta” (qualora a tutti i costi si ritenga di dover ascendere a qualche luogo superno).



Alfabeto delle fiabe.
Insieme a Lorca, molti furono i poeti che sondarono la vena limpida e segreta che scorre nella poesia povera, umile, ridente, allegrissima, malinconicissima che ha i bambini come destinatari elettivi.
Penso a Pascoli, Gozzano, Caproni, Pasolini, Apollinaire. Per non dire della poesia anglosassone che affonda le sue radici nel fertile nutrimento delle nursery rhymes folli, surreali, inquietanti di Mother Goose's Melody.
Topipittori, cioè la casa editrice che ho fondato insieme a Paolo Canton, ha cominciato a pubblicare poesia fin dal suo primo anno di vita, nel 2004 (e alla poesia dedica una sezione del suo blog. Uno dei nostri due primi libri, Filastrocca ventosa per bambini col fiato corto, ha inaugurato la collana Parola magica (sottotitolo:



C'era una voce.
Poesie da recitare insieme ai bambini come formule magiche per superare gli ostacoli lungo il cammino delle giornate). Da allora abbiamo pubblicati molti altri libri di poesia.
La collana Parola magica è un contenitore flessibile sia per caratteristiche fisiche (formato, numero di pagine, tipo di illustrazione, legatura eccetera), sia per il tipo di poesia che ospita.
In questo senso, l'immagine dell'orto è calzante: Parola magica vede crescere l'una accanto all'altra voci di poeti diverse per temi, metri e stili, oltre che mani diverse di illustratori, nella certezza che bambini e ragazzi non abbiano pregiudizi e preclusioni, ma solo gusti, interessi, predilezioni che in questa varietà possono trovare risposte alla loro altezza (ci si augura).


Ninna nanna per una pecorella.
Così accanto a nomi noti, stanno a proprio agio nomi di poeti molto discreti, ma molto bravi, che nella vita fanno tutt'altro, ma di tanto in tanto sono onorati dalla visita della Musa, o addirittura di perfetti sconosciuti che magari hanno scritto una volta per caso, spesso per un bambino molto amato, rime degne di pubblicazione, e poi si sono fermati lì, felici di quel solo risultato.
La poesia non tollera forzature, è una misura libera, ma quanto mai sfuggente, e di precisione infinitesimale: si fa un baffo di chi cerca di alterarne l'esattezza a scopi diversi da quelli di una pura, perfetta gratuità. Questo l'editore di poesia deve saperlo, e tenerlo ben presente. Sempre.




Filastrocca delle mani.

Filastrocca acqua e sapone.

mercoledì 12 settembre 2012

La versione di Chiacchio

[di Francesco Chiacchio]

Poco convinto dei toni aulici e nostalgici del report delle sue compagne di studi, il cinico Kiakkio ha voluto raccontare a modo suo le ormai celebri vicende occorse in quel di Cecchina nel luglio scorso. 





Messaggio a scopo promozionale: ricordiamo a tutti che domani, giovedì 13 settembre, dalle 19 alle 22, ci sarà un Open Day della Scuola Superiore di Arti Applicate del Castello Sforzesco: sarà l'occasione giusta per iscriversi, o per ottenere informazioni di prima mano sul mio nuovo corso, che inizierà a fine ottobre. Indirizzi e dettagli li trovate qui.

[Errata corrige: mentre sarà in corso l'open day, io sarò in Germania: un po' lontano per dare informazioni di prima mano. Chi ne volesse, mi può scrivere. L'indirizzo si trova nel sito, alla pagina contatti. Non sarò lesto a rispondere, ma farò del mio meglio]  

martedì 11 settembre 2012

Una bellezza inconfondibile

Invito e programma per i trent'anni di Le immagini della fantasia 30.
Illustrazione di Lucile Plecin.

Chi ama leggere fiabe appartiene, e sa di appartenere, a una categoria di persone difficili: sa che tutte le fiabe sono state dette, una volta per tutte, nella notte dei tempi, le conosce già tutte dalla notte della sua infanzia e delle sue prime letture. E chi ama leggere fiabe, conosce tante fiabe russe: che tra le fiabe del mondo hanno una bellezza inconfondibile.

Questa citazione, dal bellissimo risvolto di copertina di un'altrettanto bellissima raccolta di fiabe, Fiabe satiriche russe, curata da Pinuccia Ferrari, Garzanti 1972 (e quella della scrittura di risvolti e quarte di copertina, cari redattori, è un'arte vera, come insegna Roberto Calasso) è quel che ci vuole per parlare sia dei trent'anni anni che a breve compiranno Le immagini della fantasia, ovvero la Mostra Internazionale dell'illustrazione per l'infanzia di Sarmede, sia degli eventi organizzati per festeggiarli (primo fra tutti, l'apertura della nuova sede della Mostra: la Casa della fantasia).

Illustrazione di Gwénola Carrère esposta alla mostra Le immagini della fantasia 30.

Sarmede o “il paese della fiaba”, si legge nell'home page della Fondazione Mostra. Definizione che nasce dal trentennale lavoro sull'illustrazione e sulle fiabe (a partire dal seme gettato da Štĕpán Zavrel) che in questo luogo si svolge. Definizione impegnativa, da far tremare i polsi, dato che i cultori delle fiabe sono, appunto, persone difficilissime. E la fiaba, questo balocco ingannevole che porta in sé il codice genetico dell'immaginario umano, è cosa seria. Di più, serissima. Per la sfolgorante bellezza con cui, attraversando culture e tradizioni, incarna gli archetipi, materiali incandescenti che costellano i sogni e le fantasie di tutti i tempi.
Di questo le persone più difficili fra le difficili, cioè i bambini, sono istintivamente consapevoli e per questo a tale genere letterario (umilissimo e coltissimo a un tempo) tributano una coscienziosa, rigorosa ed estatica attenzione. Bene.
Scegliere, per festeggiare questo compleanno, di dedicare la mostra alle fiabe russe, che delle fiabe rappresentano l'aristocrazia di sangue e di spirito, è dunque la scelta più esatta, perché spavaldamente azzardata.

Illustrazione di Alicia Baladan esposta alla mostra Le immagini della fantasia 30

Ho l'impressione dunque che ci sarà molto da guardare e ascoltare in questi festeggiamenti del paese della fiaba, e che bisognerà farlo con la dovuta attenzione.
Almeno questo è quanto ho pensato, osservando l'invito ricevuto qualche giorno fa da parte degli organizzatori di Le immagini della fantasia 30 per partecipare all'inaugurazione della mostra che avverrà il 27 ottobre. Invito accompagnato da un programma fittissimo di eventi, confezionato in un libretto incantevole (grafica curata da Francesca Spinazzé) che ci ha incuriositi e colpiti per le poche, ma splendide immagini: un assaggio del lavoro davvero imponente svolto per questa edizione. Alcune di queste immagini sono di tre illustratrici che consideriamo un po' nostre: Alicia Baladan, Violeta Lopiz e Gwénola Carrère.

Illustrazione di Violeta Lopiz esposta alla mostra Le immagini della fantasia 30.

Ne siamo orgogliosi. E molto orgogliosi siamo anche del fatto che sia nel libro Il bosco della Baba Jaga, edito da Panini Ragazzi in occasione dell'evento, sia in mostra è significativa la presenza di illustratori che fanno parte del nostro catalogo: da Guido Scarabottolo a Chiara Carrer, da Madalena Matoso a Simone Rea, da Valerio Vidali, a Francesca Zoboli.
Essere all'altezza di uno degli immaginari più sottili e smaglianti della letteratura mondiale non è da tutti. Qualcuno, lassù ai piedi del fiabeschissimo altopiano del Cansiglio, ha osato l'impresa. E sembra esser stato ripagato dalla sorte (che ama, si sa, i coraggiosi).

Illustrazione di Francesca Zoboli esposta alla mostra Le immagini della fantasia 30.
Merito certamente del talento e delle energie prodigate con generosità da tutti coloro che, numerosissimi (organizzatori, illustratori, autori...), negli anni hanno collaborato all'impresa di far compiere trent'anni a un evento centrato sull'arte del narrare per immagini, in un Paese in cui letteratura per ragazzi e illustrazione ancora sono penalizzate da dilettantismo, pressapochismo, incultura e indifferenza. Un evento che nel tempo è diventato, cosa non scontata, di rilevanza internazionale.
E merito, molto, della determinazione di Leo Pizzol, Presidente della Fondazione Mostra. E dello straordinario lavoro critico, di approfondimento, ricerca e documentazione di Monica Monachesi, curatrice della Mostra.
Tanti auguri, sarmediani.

Illustrazione di Francesca Zoboli esposta alla mostra Le immagini della fantasia 30.

lunedì 10 settembre 2012

Quando passa l'uragano

[di Ilaria Falorsi, Gloria Pizzilli ed Elisabetta Romagnoli]

Locandina "ex post" del corso, di Ilaria Falorsi
Un workshop con Paolo Canton, breve ma intenso.
Un workshop che non inizia il 14 luglio, come il programma vorrebbe, ma prende il via molto prima, ad Aprile, quando sul blog dei Topipittori compare il post sul corso intensivo intitolato “Progettare il libro”, che si terrà in estate nello studio di Simone Rea, a Cecchina. Solo 14 i posti a disposizione, pochi, alcuni già presi in partenza da misteriosi illustratori affermati, tra cui lo stesso Simone. Non c’è tempo per pensare. Un giro di boa e i posti sono tutti assegnati, la classe è fatta.

Passa qualche settimana e gioiosa arriva la prima mail collettiva di Paolo, in cui si scopre chi sono i partecipanti. Di qui è un crescendo. Si organizzano macchinate per il viaggio verso Roma, si propongono gite, ristoranti, visite culturali, ci si consiglia per il pernottamento. Qualcuno, causa imprevisti, è costretto a rinunciare. Qualcun altro si aggiunge.

E così il 14 luglio arriva veloce e il corso, quello vero, inizia. Le facce dei presenti sono curiose, alcune sanno già di cosa si sta parlando e Paolo è preciso, calmo, e paziente. Ripete tutto due, tre, quattro volte se ne hai bisogno. Si scherza, si dice che per fare questo corso devi essere stato dalle Orsoline, visto che siamo tutti con l'ago e il filo in mano, e proprio tutti, anche i più impensabili, infilzano un foglio dietro l'altro e piccole pile di quaderni si accumulano sul tavolo.

Simone Rea non ha fatto le Orsoline.
Daniela Tieni, invece sì.

Si sta stretti nello studio di Simone, ma l'atmosfera è bella, un po' da famiglia ritrovata - condividiamo il tavolo in 14 gomito a gomito, e dove perdi il passaggio, c'è chi accanto te lo rispiega. Si parla non solo di tagli, cuciture e legature, ma si affrontano i problemi legati alle possibilità e alle limitazioni che il mercato dà per i formati di stampa, per imparare a costruire fin dalle basi un progetto che sia effettivamente fattibile. Si parla di numeri, di proposte che giungono alle case editrici, di quante sono e di quanti libri, invece, vengono veramente pubblicati durante l'anno. Ci si imbatte in numeri spaventosi e si rimarca la necessità di sapersi presentare, di dover dare corpo e serietà al proprio progetto, anche per spiccare in mezzo al gruppo – concentrandosi non solo sulla qualità delle illustrazioni, ma iniziando a proporre veri e propri prototipi che siano finiti sia dentro, che fuori.

Appunti ordinatissimi.

Tavoli un po' meno.

Nel frattempo Paolo invita a sperimentare, a interagire tra noi, a sviluppare e combinare tra di loro i progetti base appena imparati. Ci sono arditi/e che creano leporelli che scalano montagne e labirinti di coriandoli, o chi si incanta su un nido spazzato dalla tempesta che a ogni foglio un po' si distrugge e un po' rivela la sua sorpresa. I giorni corrono veloci, non si sta mai fermi e nuovi input vengono continuamente aggiunti (un po' da Paolo, un po' guardando i progetti degli altri) e fai appena in tempo ad accennare un'idea su un foglio che è l'ora di pranzo e poi di cena e temi quasi che non riuscirai a riportarti tutta questa energia a casa, che qualcosa finirà un po' persa sulla strada di ritorno.

L'invito a sperimentare accolto con entusiasmo.

I giorni si susseguono, i rapporti si stringono, si inseguono fragole e panna nella notte e si bisticcia sulla gelateria preferita. Il lunedì si decide, come una vera famiglia, di fare la scampagnata al mare. Da bravi furbacchioni convinti pensiamo che, essendo lunedì ed essendo tardi, ci arriveremo agilmente. Passiamo un'ora e mezzo in macchina, c’è traffico e il sole ci tortura ma siamo in macchina tutti  insieme e cantiamo canzoni folk russe al neonato Orlando, sperando di distrarlo. Arriviamo al mare e poco alla volta tutti si fanno coraggio ed entrano in acqua, si fanno foto, ci si stringe negli asciugamani e si fanno disegni sulla sabbia. A fine serata, stanchi morti ma con le pance piene arranchiamo ognuno verso la propria branda e un po' mogi si ripensa al fatto che domani è l'ultimo giorno.

Un progetto di Marina Marvcolin

Martedì inizia e Paolo parla di copta, filza notarile e copertina rigida, e non si fa in tempo a realizzare ognuno il proprio prototipo (la copta era particolarmente insidiosa) che la giornata finisce, e pensando che peccato, che vorresti maneggiare matite, ago e filo ancora per un po', Paolo stupisce tutti e prepara i compiti (ritagliati su misura persona per persona) e consegna quaderni e progetti da sviluppare a casa, e pensi che mai i compiti estivi ti sono piaciuti così tanto.

E uno di Anna Castagnoli

L'ultima cena, la fine del workshop e gli ultimi abbracci (per alcuni). Si brinda al prossimo incontro e si gioca e si disegna, pesticciando i piedi per non far finire la giornata. E più che mai adesso si sente la voglia di stare vicini, ché quando gli illustratori si incontrano, si ricaricano. E fa tanto, tanto bene.

Il corso visto da Gloria Pizzilli
Ma il workshop non è finito il 17 luglio, come era nei patti.  Perché Paolo è uno che non centellina le informazioni, non è avaro di sé stesso. È uno che se per qualche fortunato motivo lo incontri sulla tua linea della vita, ti investe con la sua personalità, ti fa salire a bordo e ti fa volare con sé. E lo ha fatto anche il 18, per farci approdare nel laboratorio incantato di Mook. Una veloce gita a Roma, due piccole stanze, rese ancor più piccole dalla incredibile quantità di cose, scarti, pezzi di legno, lastre, sculture, matrici, prove di stampa, chiodi, materiali usati e da usare, presenti dappertutto. Qui, con incredibile pazienza, Carlo Nannetti ci ha mostrato un po’ del suo mondo. Ci ha fatto sognare con la sua perizia tecnica, con il carisma di chi sa cosa vuole e come agire per ottenerlo. Ulteriore dimostrazione che per raggiungere la spontaneità bisogna essere dei veri maestri.

Cinque giorni che hanno lasciato il segno. Cinque giorni da cui si esce storditi, al termine dei quali non si sa più bene chi si è e dove si vuole arrivare. Cinque giorni che costringono a reinventarsi.
Ed è normale, quando passa l'uragano.

Messaggio a scopo promozionale: il prossimo corso "Progettare il libro", dedicato al rapporto fra le strutture del libro e la struttura della narrazione, si terrà alla Scuola Superiore d'arte applicata del Castello Sforzesco di Milano. Saranno otto lezioni serali, dalle 19.00 alle 22.00, in date da definire, ma sempre e comunque il martedì, fra la fine di ottobre 2012 e la fine di febbraio 2013. Sarò assistito, in alcune lezioni da Giulia Sagramola di Teiera Autoproduzioni. La partecipazione ha un costo di 240 euro. Il numero dei posti disponibili è 20. Per informazioni potete contattare la segreteria della scuola al numero telefonico 02-34932021. Il 13 settembre, dalle 19 alle 22, ci sarà un Open Day della scuola, alla quale sarò presente se qualcuno desidera chiarimenti. Indirizzi e dettagli li trovate qui.


venerdì 7 settembre 2012

Quelle due canaglie di orsetti


La maggior parte delle copie di questo libro circola in una normale edizione in carta. Ne esiste però una contesissima, concupitissima edizione in stoffa, con tanto di borsetta, qualora lo si volesse portare a passeggio con sé. Si tratta dell'edizione a tiratura limitata di Nove storie sull'amore, prodotta da Miroglio, che è stata la committente del libro (ne abbiamo parlato qui).

Bene, ieri pomeriggio libro in stoffa e borsetta sono stati avvistati sulla tavola di due orsetti. Ce li immaginiamo intenti a una educata, deliziosissima merenda prima di procedere alla lettura delle storie.
Ci dispiace un po', invece, per la mucca e la pecora sedute sul pouf alle loro spalle. Hanno l'aria abbacchiatissima, mentre quelle due canaglie di orsetti se la spassano. Cos'avranno fatto di male, poverette? Saranno in castigo?  Va bene fargli saltare la merenda, ma addirittura negargli la lettura del libro... Provvederemo a fornirgliene, di straforo, una copia.

Il tutto si svolge nelle chicchissime vetrine di Pupi Solari, a Milano.

giovedì 6 settembre 2012

Mille di questi giorni

Qualche giorno fa ci è arrivato l'Arche Kinder Kalender 2013.
Di che si tratta? Nel 2010, la casa editrice amburghese-zurighese Arche, famosa per una raffinatissima produzione di calendari, ha aggiunto alla sua prestigiosa collezione un calendario dedicato alla poesia per bambini. Composto da 53 poesie illustrate tratte da volumi di poesia editi in 30 paesi del mondo, questo calendario è curato dalla Internationale Jugendbibliothek di Monaco. L'idea della sua pubblicazione nasce, infatti, dalla mostra dedicata alla poesia che la celebre biblioteca per ragazzi di Monaco ha realizzato nel 2009, per festeggiare i suoi sessant'anni.

Stampato con grande cura per rendere la qualità delle illustrazioni, il calendario propone sia i testi poetici nella lingua originale sia la traduzione in tedesco.
Nel 2011, abbiamo avuto il grande onore, e piacere, di essere pubblicati sull'Arche Kinder Kalender, con E sulle case il cielo di Giusi Quarenghi e Chiara Carrer, e Poesie per aria. di Chiara Carminati e Clementina Mingozzi. Quest'anno il prescelto è stato Cielo bambino di Alessandro Riccioni e Alicia Baladan, un libro che ci ha dato e ci sta dando molte soddisfazioni.




























Il capostipite degli Arche Kalender, creati dalle appassionatissime editrici Elizabeth Raabe e Regina Vitali, è Arche Literatur Kalender. Nato nel 1984, è ormai considerato un classico del genere. Ogni anno la pubblicazione indaga un tema specifico dalla vita letteraria (esempio: Il piacere e il dolore nella vita quotidiana, Scandali e storie d'amore, Memorie, Addii, All'aria aperta eccetera). Ogni selezione annuale non include mai autori viventi; e le foto e i testi proposti sono frutto di attente ricerche, rigorosamente selezionati fra quelli meno conosciuti, con l'intento di offrire una finestra sulla vita segreta della letteratura e dei suoi autori.














Nel 1995, Elizabeth e Regina hanno lanciato Arche Musik Kalender, curato dalla musicologa Melanie Unseld, anch'esso realizzato con materiali iconografici di pregio e organizzato per grandi temi (alcuni, come I bambini prodigio, Il mio strumento, I musicisti e il loro pubblico, mi sembrano molto interessanti).




















Infine, nel 2005 è stato inaugurato Arche Küchen Kalender. Tema: letteratura e cucina. Curato dall'editor e autrice Sybil Schönfeldt, questo calendario invita trascorrere l'anno in compagnia delle abitudini e tradizioni gastronomiche dei diversi paesi, raccontate attraverso le pagine di grandi autori della letteratura.

Il progetto grafico e l'impaginazione degli Arche Kalendar è, fin dalle origini, del designer Max Bartholl.


























mercoledì 5 settembre 2012

I prof non corrono per una questione di decoro

La ragione per cui Ugo Cornia ha scritto Autobiografia della mia infanzia, per la nostra collana Anni in tasca, è che una delle cose belle di essere editore è che puoi chiedere a uno scrittore che ti piace da matti di scrivere qualcosa, per avere un suo libro da leggere. Purtroppo però quando quel libro sarà fresco di stampa in libreria, tu, editore, per forza di cose l'avrai già letto, così non sarà al cento per cento la sorpresa di quando per esempio Cornia pubblica con un altro editore, come Quodlibet, Sellerio o Feltrinelli.
Appena finito di scrivere Il professionale. Avventure scolastiche, Ugo Cornia ce lo ha mandato in file. Così ne ho letti dei pezzi. Poi ho smesso. Non perché non mi piacesse, ma perché non mi volevo rovinare, a tempo debito, la sorpresa di andare in libreria e scoprire che era appena uscito un nuovo libro di Cornia, comprarlo e leggerlo subito, come ho fatto finora con tutti i suoi libri.
Il professionale, uscito all'inizio dell'estate, racconta alcune avventure scolastiche capitate a Cornia che di lavoro fa il professore. Che Cornia faccia il professore ha sempre costituito per me ragione di grande meraviglia essendo Cornia, dal mio punto di vista, sprovvisto di tutte quelle caratteristiche di cui ci si immagina sia dotato chi insegna. Eppure, nonostante questo, tutte le volte che ho pensato che Cornia e scuola costituissero un binomio improbabile, al contempo ho pensato anche che con molte probabilità Cornia fosse un bravo insegnante, dove con bravo intendo uno di quegli insegnanti che ti piacerebbe trovarti davanti alle otto e trenta di mattina, tutte le mattine, per quasi 365 giorni. Non è che siano molti gli insegnanti che superano questo test, come tutti più o meno sappiamo, per averne fatta esperienza.
Questo libro, che mi è piaciuto molto, mi conferma entrambi i pensieri su Cornia insegnante: che Cornia sia una presenza scolastica aliena e nel contempo auspicabile. Le avventure scolastiche raccontate da Cornia nel Professionale sembrano nate dal binomio fantastico creato dalle parole Cornia e scuola cioè due vocaboli, come spiega Gianni Rodari in La grammatica della fantasia, molto distanti e senza alcun nesso apparente fra loro. Una storia, secondo Rodari, nasce appunto dalla grande meraviglia di trovarli, questi nessi che sembrano non esserci e poi invece ci sono. Dico questo anche perché, leggendo il libro, mi sono detta che una delle ragioni per cui secondo me Cornia è un bravo insegnante è che sembra divertirsi abbastanza a stare a scuola e a viverci delle avventure con gli altri che ci vivono dentro, come i ragazzi, i professori, persino col preside, i bidelli e le segretarie, la qual cosa mi sembra già di per sé abbastanza eccezionale, almeno a stare ai resoconti cupi e disperati, quasi apocalittici, di tanti altri racconti scolastici.

A questo punto penso però che se siete interessati a questo libro e lo leggerete, avrete voglia di riflettere anche voi su Cornia professore e sulla scuola che viene fuori da queste sue avventure. Così non vi dirò altro.
Solo un'ultima cosa: personalmente, ci sono solo due scrittori che tutte le volte che finisco di leggere un loro libro mi fanno l'impressione di essermi improvvisamente tolta dalle spalle uno zaino di cinquanta chili (che nemmeno mi accorgevo di avere sulle spalle, prima che mi fosse tolto). Uno è Arto Paasilinna, i cui libri compro sempre allo stand Iperborea al festival Più libri più liberi a Roma, come pre regali di Natale, dato che questo si svolge i primi giorni di dicembre, e l'altro è Ugo Cornia. Questi due scrittori non hanno niente in comune né per stile né per vicende che raccontano né per personaggi né per ambienti. Niente di niente, a parte il fatto, a mio avviso, che sono due anarchici radicali.

Ringraziamo Ugo Cornia per averci permesso di pubblicare questo brano dal suo nuovo libro.

Devo dire che fin dall’inizio, ogni tanto io e Eugenio, che indubbiamente come nostro carattere personale eravamo tutti e due degli individualisti, e stavamo benissimo a imboscarci nelle aule libere del secondo piano a studiare l’euro o a fare le nostre scenette tratte da I Promessi Sposi, e ogni tanto invece venivamo coinvolti nelle attività generali del sostegno, cioè di tutti quelli che adesso dovrebbero essere chiamati i diversamente abili, e tutti i diversamente abili, ognuno colle sue diverse abilità, facevano qualcosa insieme, quindi ci trovavamo tutti riuniti, ragazzini e prof di sostegno in quella auletta che si chiamava auletta sostegno, dove c’era anche una cucina, infatti buona parte delle attività comuni consisteva nella realizzazione di torte o frittate o frittelle, e però mentre mangiavamo io mi divertivo con Eugenio e con gli altri diversamente abili perché ci perdevamo in considerazioni abbastanza fiabesche sulle cose, e producevamo delle grandi fantasie, e una volta, io mi ero seduto per terra in un angolo dell’auletta, e però era un periodo in quei tre o quattro giorni in cui avevo avuto delle mie malinconie, e allora uno di questi ragazzini mi aveva chiesto sei triste?, e io per scherzo, visto che mi sembrava fuori luogo parlargli dei miei problemi personali, gli avevo detto la prima cosa che mi era venuta in mente, e cioè gli avevo detto ragazzi, ieri ho preso una botta in testa e ho perso la memoria, e allora loro mi avevano detto che cosa voleva dire che avevo perso la memoria, e io gli avevo detto che non sapevo più chi ero, e loro subito mi hanno detto ma tu sei Ugo, quello che viene da Modena, e poi Eugenio aveva detto tu sei Ugo, il mio insegnante, e anche gli altri avevano detto che era vero, che io ero Ugo l’insegnante di Eugenio, allora io gli avevo detto se erano sicuri che io fossi di Modena, perché con questa botta in testa che avevo preso mi ero scordato anche dove abitavo, e gli avevo detto che quella notte lì, non sapendo più dove abitavo ero andato a dormire sotto un ponte del Panaro, per stare al coperto se pioveva, allora loro mi avevano chiesto se a dormire sotto il ponte c’era freddo, che io avevo detto sì, c’è stato freddissimo stanotte, - e allora come hai fatto a dormire?, mi hanno detto loro, e io gli ho detto che avevo acceso un gran fuoco sotto il ponte, con dei rami secchi, come facevano i cowboy, e poi gli avevo detto se erano sicuri che io abitassi a Modena, e come facevano a saperlo, visto che nessuno di loro stava a Modena, poi gli avevo chiesto ma se sto a Modena, come faccio tutti i giorni a venire fino a qui a piedi, che Modena è lontanissima?, e due o tre avevano detto che io avevo la macchina, quella macchina bianca, e io gli avevo detto veramente? io ho la macchina?, perché gli avevo detto che mi ero scordato anche di avere la macchina, mi ero proprio scordato tutto, infatti ero andato a dormire a Camposanto, sotto il ponte del Panaro, a piedi, perché io non mi ricordavo più che avevo la macchina, che avevo visto tante macchine nel parcheggio ma non sapevo che una di quelle macchine era mia, e loro mi avevano detto che se volevo me la facevano vedere dalla finestra, e io gli ho detto che quando suonava la campana dovevano accompagnarmi, e allora era saltato fuori sto gioco bellissimo, perché sapevano tutte queste cose su di me, e io non me lo sarei mai immaginato che sapessero tutti quale era la mia macchina, e allora io gli avevo anche chiesto se ero sposato o no, perché io non mi ricordavo più neanche se ero sposato, e gli dicevo che mia moglie, se ero sposato, di sicuro si era preoccupata che stanotte non ero tornato a casa, e lì in due o tre dicevano che ero sposato, e io gli avevo detto veramente?, e loro avevano detto sì sì, veramente mentre gli altri due o tre dicevano di no, che io non ero sposato, però Eugenio diceva che io avevo una sorella che si chiama Marinella che aveva un cane che si chiamava Tobia, che glielo avevo detto tante volte mentre disegnavamo i tipi diversi di cani, e allora comunque, visto che con sta storia era passato più di un’ora, e ormai fra un quarto d’ora suonava la campanella (e qua vorrei dirlo, ma la campanella è sempre uno strano miracolo che ogni giorno si rinnova perché anche se per tutta la mattinata ti sei anche divertito, però quando inizia ad avvicinarsi l’ora che suona la campana ti arriva addosso una specie di strana furia di uscire, tutti i giorni uguale, come se sapessi che si aprirà la porta di una gabbia che sta aperta soltanto per dieci secondi, tu hai soltanto dieci secondi per uscire perché poi la porta si richiude per sempre, allora suona e tutti hanno una tale smania di uscire che alcuni corrono e gli altri che non corrono, i prof non corrono per una questione di decoro e di esempio, ma anche chi non corre quasi corre e zang, dopo un attimo è già fuori, e dopo un attimo tutta la scuola è vuota), e allora, mentre ci mettevamo i giubbotti aspettando la campana, io gli avevo detto ma adesso, che usciamo da scuola, io per sapere dove devo andare, che se no mi tocca di tornare sotto al ponte fino a domani, dove devo andare?, e allora uno che si chiamava Piero mi aveva detto vai alla polizia, che sanno tutto i poliziotti, gli chiedi dove abiti e loro te lo dicono. E poi era finita lì, era suonata la campana, io per continuare un po’ lo scherzo mi ero fatto accompagnare alla mia macchina da Eugenio, e tra tante altre macchine parcheggiate gli avevo chiesto qual era la mia, lui me l’aveva indicata, poi io come al solito ero saltato subito in macchina, partendo verso Modena.

martedì 4 settembre 2012

Settembre, andiamo, è tempo di ristampe

I francesi la chiamano la rentrée: quello strano, contraddittorio momento dell'anno, appena dopo le vacanze, in cui tutto finisce e tutto ricomincia.
Uno dopo l'altro, i negozi riaprono, chi lavora torna a lavorare, chi studia si ritrova dietro un banco, i cani tornano a passeggiare ai giardinetti pubblici, i giornali a parlare di precipitazioni eccezionali, le macchine a parcheggiare sui marciapiedi e i vigili a dare multe.

E gli editori? Gli editori, è chiaro, ad annunciare le loro mirabolanti novità in libreria. Insomma, avete capito: a breve sugli scaffali delle librerie appariranno anche le nostre novità.

Un boccone succulento per cui tuttavia l'affezionato lettore dei Topi dovrà pazientare ancora qualche giorno: diamo il tempo ai libri di arrivare dalla distribuzione in libreria (ma noi le prime due novità, stampate in agosto, le abbiamo già fra le mani e siamo piuttosto soddisfatti del risultato).
Perciò, oggi vi parleremo, e con un certo orgoglio, di edizioni estere e di ristampe: sono ben tre, di tre libri che sono stati accolti con un certo entusiasmo da librai, bibliotecari, genitori e ragazzi.
La prima, ça va sans dire, è quella dell'evergreen Che cos'è un bambino, titolo che ormai è alla sesta ristampa e veleggia tranquillo verso le dodicimila copie vendute.

Il secondo è Vorrei avere: fra i nostri titoli, quello che vanta il più alto numero di edizioni all'estero e quello che per primo ha superato l'Atlantico per approdare nelle librerie degli Stati Uniti. Mancava in libreria da aprile, quindi - signori librai - adesso potete riordinarlo al distributore.

Il terzo è Esopo che, ultralodato e premiato, vede proprio in questi giorni associarsi all'edizione greca (di cui avevamo già parlato ampiamente, qui) una prestigiosa edizione francese da parte di Actes Sud Junior.

E su questa vogliamo fermare la vostra attenzione: testi e illustrazioni sono gli stessi, ma molte sono le  differenze. Ve le mostriamo raffrontate, a partire dalla copertina:



Certo, al di là del fatto che l'una o l'altra piacciano più o meno, non è interessante osservare come scelte diverse di carattere, copertina, formato e impaginazione possano modificare il sapore, il carattere stesso di un libro?