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lunedì 5 maggio 2014

Iscriviti, te lo strillo!

© Anna Martinucci
Dal 16 al 21 giugno prossimi, a Sàrmede, si terrà il corso "Progettare libri".
Ci sono ancora alcuni posti disponibili, quindi è venuto il momento di fare un po' di spudorata pubblicità, nella forma di endorsement da parte di alcune testate internazionali e personaggi celebri

Scherzi a parte, di questo corso abbiamo parlato già in tutti questi post e del corso hanno anche scritto in molti (leggete questo, per esempio). Per evitare di ripetermi, ho chiesto ad alcune ex allieve di spiegare le ragioni per le quali è valsa la pena frequentarlo. Sono illustratrici, educatrici, figure poliedriche del mondo dell'editoria, appassionate di libri per ragazzi. Ecco che cosa hanno pensato di potervi dire:



    Astrid Branca - educatrice - Castello 2013-14     Il corso "Progettare libri" mi ha dato gli strumenti per tradurre in "cose" reali e tangibili, ciò che per me era semplice intuizione. Molte sono state le scoperte, ma la sorpresa maggiore è stata quella di trovarmi, insieme agli altri, capace di condividere i "mondi"più o meno nascosti di ognuno, sia nel processo creativo sia nella realizzazione finale. Piegare, contare, cucire, rilegare, riempire con idee fogli, forme e strutture di carta definite e"rigide", richieste di un compito a cui non era possibile esimersi, soprattutto per volontà e intima passione.
Quello che resta è quel bisogno di continuità, quel piacere nel provarsi, nel fare e nell'inventare. Necessità di "applicazione" quotidiana    

Il libro burattino di Astrid Branca

    Tostoini (alias Roberta Ragona) - apprendista stregone - Castello 2013-14     Volendo lavorare con l'illustrazione, sapere cosa succede dal momento in cui le tavole escono dalle proprie mani e finiscono in un libro è sempre una buona idea. Ancora migliore è pensare a come potrebbe essere fatto il proprio libro prima di cominciare a disegnare.
Per certi versi un albo illustrato è come un pesce: non sapere come partire dal pesce intero per arrivare al piatto va benissimo se si vuole solo mangiarlo; ma per imparare a cucinarlo, può essere utile saperne qualcosa in più.
Un pesce e un albo illustrato sono entrambi pieni di insidie e parti che pungono e tagliano; i primi risultati sono disastrosi, ma quando tutto riesce ti senti tronfio come se fossi il primo uomo ad aver mai prodotto un libro, o cotto un pesce, sulla faccia della terra.
"Progettare libri" è un buon modo di affrontare con più consapevolezza quello che succede tra un'illustrazione e un libro finito, sul rapporto tra la forma di un libro e la sua sostanza. Basta ricordarsi di togliere le branchie.     

Una fanzine realizzata da Tostoini

    Geena Forrest – laureata in scienze forestali - Sàrmede 2013    È passato un anno dal corso "Progettare libri" e devo ancora capire se grazie a questo corso sono le mie idee che hanno trovato una forma o tutte le forme insegnate che hanno messo in moto la mia testa e le mie mani. Poco importa: è passato un anno e io vivo ancora di rendita. Sarà che c'erano anche i compiti per casa.
Sia che vogliate darvi all'autoproduzione o presentare alla prossima Fiera non solo un bel portfolio, ma progetti veri che mostrino già il libro che avete in mente o venire finalmente a conoscenza di tutti i segreti della stampa offset (perché, vi ricordo, un libro alla fine lo si deve anche stampare e dimenticarlo sarebbe un grosso errore), questo è il corso che fa per voi.     

"C'era una volta un re, seduto sul sofà”: una csb binding per un "libro infinito"
realizzato a Sàrmede in meno di 36 ore (ma consecutive) da Geena Forrest.

     Ilaria Mozzi - illustratrice - Castello 2012-13     Perché un illustratore dovrebbe fare il corso "Progettare libri"? Di perché ne avrei 1.743.  Il primo: è indiscutibilmente utile. A Progettare libri non si apprende solo a “costruire” libri, a capire il funzionamento dell’editoria e a fare eleganti rilegature (che a Natale fanno comunque sempre un bel figurone!).
 A "Progettare libri" si impara a risolvere problemi, a relazionarsi con gli altri, e soprattutto si impara a pensare.  Uno sguardo più ampio, un approccio al lavoro più completo, e inaspettate collaborazioni sono tra i risultati più belli ottenuti da questo corso (… e non dimentico la mia fantastica stecca osso, da cui oramai sono dipendente!) L’“onda magica” del corso io la sto vivendo ancora pienamente, a distanza di quasi due anni.
 Per chi vuole costruirsi un percorso solido nell’illustrazione e nell’editoria, o per chi semplicemente cerca stimoli e nuove strade per alimentare la propria creatività, a mio parere, Progettare libri è un corso insostituibile. Immancabile.    

E poi i libri non solo si progettano, ma si stampano anche.
Qui Irene Rinaldi e Alessandra de Cristofaro con Dario, il mastro tipografo.
(Sàrmede 2013)

    Rossana Bossù - illustratrice - Sàrmede 2013     Perché un illustratore dovrebbe fare il corso “Progettare libri”? La risposta è racchiusa nel titolo stesso del corso. Il progetto di un libro si basa sulle idee, legate a doppio filo al formato, alla rilegatura, alla carta con cui verrà realizzato. La prima cosa che Paolo ci ha detto durante il corso è stata: «Voi credete di imparare determinate cose da questo corso ma ne imparerete altre». Così è stato!
Io ho imparato a pensare a un libro come un progetto completo, non solo le illustrazioni ma tutto l’insieme. Un libro come uno spazio in cui muoversi, uno spazio da arredare con idee e immagini.
Partire dal formato e dal tipo di rilegatura, che si tratti di una fanzine, di un leporello o di un albo illustrato, è il primo passo per farsi venire delle idee, il che non mi sembra poco!     


Un progetto realizzato da Rossana Bossù a Sàrmede.

    Gioia Marchegiani - illustratrice - Cecchina 2012     «Sei su una zattera assieme al tuo orsacchiotto preferito e a tua sorella. Devi scegliere cosa buttare giù perché la zattera non vada a fondo. Cosa scegli di fare?» È questo un gioco che si fa  a volte con i bambini, e credo ben possa illustrare (è il caso di dirlo!) una delle tante ragioni per cui valga la pena fare il corso “Progettare libri”.
Anche per illustrare un libro bisogna prendere delle decisioni e capire cosa è importante e cosa è superfluo. Per farlo è fondamentale conoscere  le regole e i vincoli, strutturali e commerciali, che sono alla base della produzione dell'oggetto libro e apprendere come la rilegatura, il formato e la carta siano parte integrante del processo creativo e del linguaggio espressivo. Investire in questa competenza è fondamentale nel percorso di crescita professionale di ogni illustratore così come lo è la ricerca stilistica e la competenza tecnica.
Quindi, per tornare al nostro dilemma iniziale, perché il bambino/illustratore della zattera possa scegliere bene, oltre alla sua fantasia è necessario che abbia i giusti strumenti per dare a quell'assurda domanda una risposta che lasci tutti a bocca aperta    

La "Storia che sale molto in alto" di Gioia Marchegiani,
nella versione Corso Pirulino.

    Chiara Fedele - illustratrice e neo micro-editrice - Castello 2013-14     Ho voluto iscrivermi al corso "Progettare libri" dopo aver visto tra le mani di una mia amica illustratrice un piccolo quadratino di carta che improvvisamente si è aperto in una sorta di spirale, con pagine e che si voltavano e rivoltavano e si srotolavano sotto i miei occhi, rivelando una narrazione grafica, senza parole ma con un senso profondo.
Mi sono sempre considerata un illustratore-esecutore, non di certo un autore. Perciò l'approccio che ho avuto, fino alla prima lezione era di ottenere più nozioni “tecniche” su quello che stava intorno al mio lavoro di esecutore. Mi sbagliavo di grosso.
I limiti tecnici imposti da Paolo sono stati, con mia grande frustrazione, un intero universo di possibilità.
Di volta in volta i piccoli spazi o i limiti di cuciture e tagli erano come enormi tele bianche dove poter scrivere quello che volevo, narrare come desideravo, si narrare, anche io mi sono data la possibilità di raccontare.
In più il confronto con i compagni dimostrava ogni volta l'unicità di ognuno di noi.
Devo dire che l'approccio al lavoro dopo il corso è cambiato radicalmente. La progettazione nasce ancora prima di un testo o di una storia, e non si limita più alla tecnica di un illustrazione. La tecnica si piega alle idee. Finalmente.     

Illustracicci, © Chiara Fedele


    Nicoletta Petruzza - illustratrice e artigiana - Sàrmede 2013     Due (di mille) cose che ho imparato a "Progettare Libri". La prima (e sta già nel titolo del corso) è che un libro si progetta, come un qualsiasi oggetto di design, come qualunque cosa abbia necessità di assolvere a una funzione, di rispondere a un bisogno.
Perchè un'illustratore dovrebbe fare un corso sulla progettazione del libro?? Per lo stesso motivo per cui un architetto che sa disegnare ha bisogno di conoscere una marea di nozioni tecniche per poter progettare una casa. Per lo stesso motivo per cui un coreografo non può fare una coreografia senza considerare la dimensione del palco; un pasticcere non può fare una torta alta 6 metri senza sapere dove e come verrà cotta. Un illustratore non può illustrare un libro se non sa come si fa materialmente un libro. Ci sono cose che non possono essere ignorate.
La cosa divertente è che tutti questi elementi, che costituiscono dei vincoli in fase progettuale, possono essere sfruttati a nostro vantaggio e diventare parte attiva del libro.
La seconda cosa che si impara è la coerenza. Un libro è un oggetto, ha una sua materia, ha una sua struttura, ha una sua estetica. Che abbia un testo o meno, un libro è fatto per narrare, per raccontare qualcosa... e la narrazione per essere efficace deve essere coerente con la struttura del libro. Se la storia narrata ha uno sviluppo "lineare", anche il libro dovrà seguire tale sviluppo. Se la storia ha un andamento "circolare" e riporta al punto di partenza, sarebbe bello che il libro la seguisse. Se la storia cambia registro, anche il libro può cambiare forma, colori, carta, può vestirsi e trasformarsi per essere ciò che vogliamo che sia. Durante il corso Paolo ci ha mostrato infinite strutture-libro e ha cucito a mano anche "infinite" rilegature, per darci gli strumenti e gli stimoli necessari per guardare un libro con occhi nuovi.
Un libro è un'esperienza. È una porta che si apre verso un altro mondo. E deve essere pensato per il tipo di avventura che si andrà a vivere. Deve essere solido per resistere alle tempeste, deve essere lieve per volare, deve avere un filo per tornare.     

Al corso non si impara solo a fare libri, ma anche a Guardarli bene.
Qui, Julia Racsko, Ilaria Proietti e Laura Campadelli alle prese con Komagata.
(Sàrmede 2013)

Per informazioni sul corso ed eventuali iscrizioni:

Fondazione Mostra Internazionale d'Illustrazione per l'Infanzia Štěpán Zavřel 
c/o Casa della Fantasia
Via Marconi, 2 - 31026 Sàrmede (Treviso) - Italia

Tel. +39 0438 959582
Fax. +39 0438 582780

www.sarmedemostra.it
info@sarmedemostra.it 
Skype: mostra.sarmede


venerdì 25 gennaio 2013

Posso fare un libro anch'io?

[di Ilaria Mozzi]



Da poco è terminato il corso Progettare Libri che Paolo Canton e Giulia Sagramola hanno condotto presso la scuola di Arti Applicate del Castello Sforzesco a Milano.
Otto lezioni intense, travolgenti, ricche di informazioni e preziosa occasione di confronto.
Otto serate vissute con enorme interesse e curiosità.
Otto episodi che mi piacerebbe raccontare uno per uno (e forse lo farò), ma che ora tenterò di riassumere in questo lunghissimo post.
Ma partiamo dall’inizio: c’era una volta, un anno e qualche mese fa, una serie di bei post su alcuni blog (fra l'altro, qui e su Le figure dei Libri) che parlano di un corso in cui Paolo insegna a “fare libri”.
Li leggo con curiosità, mi informo, scrivo qualche mail… e per un po’ me ne dimentico.
Fino a questo ottobre quando mi tornano in mente il corso e il programma. E la voglia di ampliare le mie conoscenze editoriali mi spinge a partecipare alla pre-selezione.
Dopo una decina di giorni arriva la lieta notizia: sono ammessa!

I miei appunti.
Così, una fredda sera di novembre prendo parte alla prima lezione del corso, assieme a 15 compagni d’avventura di diversa origine e professione: dagli Appennini alle Ande, passando per l’Ungheria e l’Iran (non scherzo!), illustratori, architetti, bibliotecari, studenti, insegnanti, impiegati comunali...
In queste prime ore Paolo, dopo breve presentazione, comincia a somministrarci informazioni culturali, storiche, economiche, commerciali, contabili e tecniche. 
E noi riempiamo fogli di appunti, pagine di grafici sul funzionamento della filiera editoriale, righe e quadretti colmi di numeri e percentuali. 
Giulia, nel frattempo, ci parla di “autoproduzione” e parte un confronto diretto sui costi, i guadagni e le fatiche di un editore (italiano) e di chi i libri li fa e li promuove da sé!
Torno a casa con la mente piena, un gran sorriso e… una lista di strani oggetti da recuperare. Alzi la mano chi di voi sa cos’è un creaser?

Ecco che cos'è un creaser.
Il secondo incontro è altrettanto ricco e generoso di informazioni, questa volta sull’anatomia dell’oggetto libro. E i nostri taccuini si coprono di termini tecnici (plancia, quadrante, canaletto, segnatura), termini buffi (cartone grigio-grigio, pancia, piede), alcuni onomatopeici (standard din), disegni e schemini.
Torno a casa con la testa che fuma… (ma a questo punto ho già scoperto cos’è il creaser!)

La terza lezione riserva sorprese.
Dopo interessanti spiegazioni su come vengono confezionati i libri arriva, finalmente, il momento tanto atteso! Un momento che Paolo e Giulia presentano con uno strano luccichio negli occhi, quello che scatena gli animi e le mani: la piegatura dei fogli!
La classe alza la testa dal quaderno, riempie i tavoli di carta e cartoncini ed è tutto un piegare di qua e piegare di là! E chissà perché… lo sguardo di Paolo e Giulia è sempre più vispo, somiglia vagamente a quello di un bambino che ha trovato perfetti compagni di gioco.
Pieghiamo fogli grandi, fogli piccoli, 2, 3, 4 volte e poi, su suggerimento degli insegnanti, pratichiamo qualche taglio qui, qualche incisione lì… e nuove strutture cartacee si formano sotto i nostri nasi. 
Ci rilassiamo, ci divertiamo, perché è proprio vero che il “fare” aiuta a sbloccarsi; e con il gioco delle pieghe, mi presti il bisturi, come l’hai fatto questo… inizia la vera interazione di gruppo.
L’espressione di Paolo, ora, è completata da un largo e sospetto sorriso…
Ma in quel momento, sono troppo entusiasta dell’utilità e dell’efficacia del mio creaser  e del mio bisturi per pensarci, finché un rumore di gessetto sulla lavagna mi costringe ad alzare gli occhi: COMPITI A CASA!
Compiti?
Certo, è una vera e propria scuola questa.
Un compito a casa di Marissa Morelli...
Il primo compito creativo è quello di ricavare una storia, un progetto, qualcosa che abbia senso partendo da una delle strutture appena create. Si comincia seriamente a progettare libri! 
Il ritorno a casa, stavolta rasenta la follia. Nella mia testa si accavallano immagini, idee, creazioni a cui devo dar forma subito! Il processo di creazione inverso suggeritoci (dal contenitore al contenuto) va a stimolare non so quali parti del cervello e, incredibilmente, apre un vaso di Pandora.

... e uno di Vessela Nikolova.
La settimana che segue è più intensa del solito e arrivo alla quarta serata con un’energia che mi mancava da tempo, quella particolare sensazione che nasce dalla passione, dal desiderio di creare, dal confronto e dalla condivisione con persone che parlano la tua stessa lingua (e che si esaltano per una piega, per una cucitura o per la scelta di un certo tipo di carta!). 
Lo spirito di gruppo ha preso vita e cresce. Le lezioni seguenti sono come un’onda, costellate di esercizi pratici in classe, a casa, con la testa e con le mani, da soli, in coppia o in trio! 
E più “ostacoli” ci vengono posti, più la nostra creatività si esprime nel trovare soluzioni.
Una legatura di Elham Asadi.
Ogni volta Giulia e Paolo ci mostrano nuovi tipi di rilegatura e assemblaggio dei fogli; e noi studenti ci troviamo a maneggiare aghi, fili, martelli e punteruoli, trasformati in novelli sartorelli (non sempre agili ma decisamente creativi!). 
Impariamo a riconoscere e fabbricare leporelli, fascicoli, pamphlet, dos-à-dos, legature giapponesi, wendingen, cuciture copte, nodi da marinai e CSB (crossed structure binding).
E nelle settimane tra un incontro e l’altro, ognuno di noi coltiva idee e produce “oggetti e progetti libro” sottoposti poi all’esame del resto della classe e degli insegnanti.
Fabio Facchinetti presenta il set portatile di libri da sgranocchiare...
Ho visto cose che voi umani… non potete davvero immaginare (ma che forse avete già visto qui e qui): libri-gioco, libri-laboratorio, rilegature impossibili, copertine intrecciate, addirittura set di libri da sgranocchiare! 
E la diversità di origine e formazione dei partecipanti, i differenti approcci e punti di vista sono una fonte continua di stimoli e arricchimenti. Un vero e proprio tesoro a cui attingere.
Gli insegnanti ci guidano in questo percorso ponendo domande, dubbi, soluzioni e considerazioni tecniche ed economiche.

... e dimostra come indossarlo con disinvoltura.
Arriviamo all’ultima lezione carichi di creatività e di… cibo (la festa finale non poteva certo mancare!). Nutriamo corpi e spirito, in un utilissimo e divertente esercizio in cui ognuno di noi presenta nel modo più efficace possibile un suo progetto a un compagno eletto, per l’occasione, “editore” (e non pensiate che interpretare l’editore cattivo sia facile… non lo è!). 
Inutile dire che le auto presentazioni sono varie e personalizzate; ci sono i timidi e veloci, i comici e assai convincenti, i super organizzati con tanto di spiegazione scritta e i sicuri di sé. 
Ne nascono confronti, dibattiti, consigli, critiche costruttive e risate.
Antonio Laino presenta la sua versione delle calviniane Città invisibili
E Rosana Liali ci spiega che la periferia desidera diventare città.

Il corso Progettare libri è diverso da quelli, da me, sperimentati finora.
Permette di comprendere i meccanismi della produzione dei libri a più livelli, offrendo la possibilità di osservare il “prodotto libro” non solo dal punto di vista di illustratori, ma soprattutto da quello degli altri fondamentali protagonisti: editori, stampatori, rilegatori, distributori, librai, clienti etc.
L'autrice di questo post si finge editore, mentre Vessela Nikolova
le presenta il suo libro sui colori....
... con copertina a intarsio in plastica trasparente.
Si esamina (e viviseziona) l’oggetto libro da prospettive differenti, a 360°; questo processo stimola un’apertura mentale e un approccio nuovo al “fare libri” che tiene in conto, oltre al contenuto creativo del progetto, un insieme più ampio e complesso di fattori e ruoli.

Anche Barbara e Ilaria (alias Passpartu) si sono confrontate
con la severità  di Illustrilla Editore.


Progettare libri è più di un corso: è un laboratorio, un’officina, un luogo d’incontro, un’occasione di crescita personale, culturale, artistica e professionale.  
Mi permetto di citare le parole scritte in questo post da Ilaria, Gloria e Elisabetta a proposito del corso: «[…] Cinque giorni che costringono a reinventarsi. Ed è normale, quando passa l'uragano.»
L’uragano ha travolto anche me, regalandomi il desiderio e la necessità di andare avanti, creare, reinventarmi, scoprire sempre più cose e, come ci hanno decisamente insegnato Paolo e Giulia, imparare a condividere e a lavorare (bene) con gli altri.
Che ne dite? Ce la siamo meritata un po' di festa?
E non pensiate che sia finita qua, perché ho il sospetto che quest’avventura sia solo all’inizio!

I miai compagni in questo corso sono stati: Ilaria Antonini; Elham Asadi; Barbara Balduzzi; Eugenia Burchi; Silvia Cancelmo; Fabio Facchinetti; Marta Ferina; Antonio Laino; Rosana Liali; Marissa Morelli; Daniela Iride Murgia; Vessela Nikolova; Richolly Rosazza; Paola Sonnante; Miguel Tanco