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lunedì 18 aprile 2011

Per 50 euro

Qualche tempo fa, mi sono imbattuta nella più stravagante iniziativa di promozione alla lettura da me mai sentita. Un amico mi ha raccontato di avere offerto 50 euro al figlio ventenne in cambio della lettura di Il giovane Holden.
Quando mi sono ripresa dalla crisi di riso che il racconto mi ha provocato, ho cominciato a riflettere su questo curioso episodio. Infatti, al di là della natura paradossale e un po' folle dell'iniziativa, c'era qualcosa che, mi rendevo conto, non si poteva liquidare senza averci ragionato su. Vi dico anzitutto da cosa è stato mosso il riso: dalla sproporzione fra la quantità abnorme e protratta nel tempo di studi, dibattiti, iniziative sul tema, fra il dispendio di energie, intelligenze e denaro, speranze, attese e via discorrendo che l’annosa questione del disamore del giovani per la lettura e delle conseguenti misure che gli adulti, spaventati e amareggiati, tentano, a scuola, in biblioteca e ovunque vi sia un luogo denominato di “cultura”, porta con sé, e la semplicità, la secchezza nuda e cruda del rimedio, ridotto ai suoi termini brutalmente economici.

Non sapendo esattamente come considerare questo nuovo modello di promozione alla lettura, se ascriverlo a pazzia o genialità, uscirmene con una chilometrica e salutare risata è stata la reazione più schietta e immediata. In effetti, quando ogni cosa è stata provata senza successo, quando ogni soluzione si è rivelata fallimentare, quando i libri risultano così privi di argomenti da rimanere intonsi sui comodini dei padri, incapaci di migrare verso gli zaini dei figli, questo rimedio così rude, privo di allure, di sentimentalismo, così lontano dalla sfera stessa dell’oggetto che tenta di promuovere, così trasgressivo verso la sua natura, dato che si sta parlando di letteratura, arte, cultura, pensiero, e, si sa, fra questi ambiti e quello del denaro, del mercato non vi è, storicamente, un rapporto proprio sereno, scontato, quanto piuttosto, tempestoso, inquieto, nervoso, - dicevo, questo rimedio mi è sembrato mettere in luce il nervo scoperto della questione, la ferita aperta, o il nocciolo, che dir si voglia, in modo talmente scoperto e ingenuo, senza schermo, mezzi termini, da risultare di un umorismo travolgente.

Prima di andare avanti, vi rivelerò l’esito della transazione economica. Fallimentare: dopo qualche decina di pagine, l'impenitente ventenne non lettore ha abbandonato il libro. Quindi, la prima riflessione da fare su questo, è: mettiamoci il cuore in pace. I giovani non si metteranno a leggere nemmeno per denaro, sempre che decidiamo, per convenzione, di elevare il singolo e particolare soggetto a rappresentante della categoria. Proviamo a prenderla per buona, questa equivalenza, giusto per vedere se ci porta da qualche parte ed, eventualmente, dove.


Se c’è un periodo in cui i giornali ci hanno rivelato che i giovani sono intraprendenti venditori di se stessi, è proprio questo. Ragazze minorenni o appena arrivate alla maggiore età calcolano con una certa disinvoltura il prezzo di sé, in vista di vantaggi economici o di carriera. Quindi, diciamo che i giovani non è che non si vendano mai. Vendersi o no, dipende dal vantaggio che ne viene e dalla merce che si vuol vendere. Che cosa si vende di sé in cambio dei 50 euro? Direi, a spanne, il proprio intelletto. E cosa si vende in cambio delle cifre ben più consistenti di cui si legge sui giornali? Prestazioni fisiche. Ora, che mediamente il lavoro intellettuale sia pagato meno di una prestazione o intrattenimento sessuale è, nel nostro paese, un dato di fatto. Nella nostra nazione un bibliotecario o un insegnante guadagnano meno di una escort. Quindi potremmo dire che il metro su cui i giovani stabiliscono i propri valori, è quello corrente.
Tuttavia, da un certo punto di vista, considerando astrattamente la faccenda, potremmo asserire che ci restituisce una certa fiducia l’idea che un ragazzo si rifiuti di leggere per denaro. La causa di tale rifiuto potrà anche essere la noia profonda che gli provoca il romanzo di Salinger, tuttavia, se per un attimo ci concediamo il lusso di non considerare la sua motivazione, ci rendiamo conto che così facendo quel ragazzo riconsegna la lettura a una dimensione pertinente: quella in cui lo stabilire il valore di una cosa pone problemi estremamente complessi. E non sto parlando solo della lettura e dei libri.

A ognuno di noi, per quanto ne so, almeno una volta nella vita, guardando un normalissimo fiore, che so, di cicoria o una margherita o un papavero, in un campo, in un vaso o a bordo strada, è capitato di porsi il problema della perfezione di quell'esistente. Una perfezione che, osservata attentamente, la prima cosa che afferma di sé  è: «Di me non puoi stabilire alcun prezzo.» Cosa che vale per un sasso, un gatto, una carota, un calabrone, un albero eccetera. Prese, ontologicamente, a una a una, le cose e le creature della natura che popolano il mondo nella maniera perfettamente esatta, esteticamente compiuta (e, per ora, irriproducibile da parte dell'uomo), che è sotto i nostri occhi, non potranno mai avere e mai avranno un prezzo. Il fatto che noi umani abbiamo creato una dimensione parallela in cui il computo quantitativo ci esime dal chiederci ragione della perfezione in sé del creato, che non è stato realizzato su nostri parametri, e con l’obiettivo di servire a noi, beh, questo è un altro paio di maniche. A mio avviso dovremmo stupirci tutte le volte che andiamo a fare la spesa e che una cosa perfetta come un’arancia o una rosa o un pesce è a nostra disposizione per soldi.
La pittura, la musica, la letteratura, il teatro, il disegno, l’architettura e tutto ciò che il pensiero dell'uomo ha creato, cade nel computo delle cose senza prezzo, delle cose “create gratuitamente”. Che Guerra e pace, che è un capolavoro del genio umano, possa “venire via” a una decina di euro, in qualsiasi libreria, è uno di quei misteri per cui dovremmo ringraziare l'Onnipotente a ogni istante. Che le Variazioni Goldberg di Bach si possano ascoltare per una cifra di poco superiore, o gratuitamente, è una grazia che dovrebbe farci innalzare lodi al cielo.



Dunque il sistema quantitativo umano, un vantaggio ce l'ha: metterci a disposizione il mondo secondo un calcolo che rende possibile a noi umani l’avvicinare e l'entrare in contatto con cose, creature, creazioni altrimenti inavvicinabili nella loro grandezza e perfezione, nella loro a volte incomprensibile distanza.
Forse, perciò, quello che i genitori, oggi, dovrebbero insegnare ai figli, prima ancora di cercare di spingerli alla lettura, è questo: il denaro è una misura piccola che niente ha a che vedere con la verità che è in ogni cosa, con la verità di ogni cosa. La quale nasce, cresce, esiste per ragioni che nulla hanno a che vedere con noi. Stabilire il prezzo delle cose può servire a noi per ragioni di scambio, di avvicinabilità del mondo alla nostra statura, della loro reperibilità, ma nulla ha a che vedere con le cose in sé e con il loro valore: che si tratti di un pensiero, di un’ape, di un rapanello, di una frase musicale, di un verso di una poesia, di un cane.
Riuscire a capire il valore in sé delle cose che ci circondano e il modo in cui questo valore è in relazione con noi... beh, direi che può essere considerato con buona approssimazione il fine di ogni vita umana.

Quindi, forse, a ben vedere, quel ragazzo ha capito che, al di là della noia, del disamore e della fatica, Il giovane Holden si può leggere per un milione di motivi, ma per 50 euro... per 50 euro proprio no.  È un modo di asserire un valore della lettura, della letteratura, che è impossibile stabilire su basi quantitative.
Detto in altri termini, se suo padre, da una parte, potrà continuare a crucciarsi di avere un figlio che non legge, dall’altra dovrebbe essere soddisfatto di avere un figlio che non legge per denaro. Vuol dire che in fondo non ha fatto un lavoro così malvagio...
Tante mamme, oggi, si stanno invece preoccupando del senso morale trasmesso alle figlie. Non sono tanto sicure che non si venderanno per un ciondolo o un’utilitaria. Dimostrando così di avere meno rispetto di sé di quanto ne avrebbero per un pesce, un’arancia, una rosa, una cicoria a bordo strada...