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lunedì 18 maggio 2015

Brava, Beatrice!

[di Vittoria Negro]

Lo stupore, è una delle più belle sensazioni che si possono provare di fronte a qualcosa di inaspettato, ma in qualche modo atteso. Questo è quello che ho provato quando ho sfogliato I 5 malfatti la prima volta ed è ciò che vedo ogni volta che lo leggo con i bambini con cui lavoro. Anche gli insegnanti si stupiscono di fronte a una complicata semplicità che racconta di come, fatti ciascuno a nostro modo, possiamo essere unici, preziosi, intelligenti e sbagliati. Essere stupita è una delle cose che più mi piace, che lo stupore arrivi da un libro, un film, un gesto, una frase non è importante, lo è invece che succeda e non di rado. I bambini mi stupiscono continuamente con la loro attenzione sopraffina che arriva molto lontano, vedono anche ciò che non c’è ma potrebbe e questo libro è fatto apposta per loro.
E quando per I 5 malfatti ho trovato due seconde elementari, un bel gruppo di ragazzini con lo sguardo lungo, e due insegnanti che hanno visto nel libro (testo e illustrazioni) potenzialità grandi per affrontare temi quotidiani come le differenze di capacità, la timidezza, la lentezza, il disordine, la creatività dei loro alunni il gioco era già iniziato.
La lettura della breve storia è stata seguita con attenzione: tutti vicini, sfogliando il libro e cercando con lo sguardo nelle illustrazioni quello che le parole non raccontano, ma le immagini sì, e con dovizia di particolari, come l’espressione dei protagonisti, l’arredamento della casa, i colori delle coperte e il pavimento della storia, come ha osservato una bambina.

I cinque malfatti più il Perfetto. Illustrazione di Beatrice Allemagna.

Poi ci siamo messi a parlare del significato della parola malfatti:  il contrario di benfatti, un modo per dire che una cosa o una persona è sbagliata. Inizialmente molti i riferimenti all’aspetto esteriore, all’abbigliamento, alle forme e alle posture, poi un ragazzino sveglio e attento ha detto che potevano esserci anche cose che non si vedono nelle figure, cose immaginate, cose che poi la storia ci ha raccontato. Ancora: è stato detto che qualcosa è malfatto per qualcuno e non per un altro, per esempio chi è vegetariano pensa che sia malfatto chi mangia carne; è ritornata ancora  la parola sbagliato/a e due bambini hanno puntualizzato che sbagliato non è malfatto, malfatto non è sbagliato, ma diverso da quello che si può immaginare o credere che sia.

Alesha, autrice di questo disegno, è una bambina pachistana.
Per lei alcune parole del testo sono difficili, non per questo
 ha rinunciato alla sua interpretazione grafica del personaggio.
Alessandro è l’inventore del titolo di questo racconto di laboratorio.
Mi piace la spiegazione relativa alla scrittura  "brutta"
in quanto opera del suo malfatto.

Su questo punto, dopo un’animata discussione, ci sono state diverse affermazioni, ecco quella che ci ha convinti: un'addizione ha un risultato che è giusto oppure no; le altre cose, moltissime, per fortuna, possono avere diverse risposte e risultati, come accade per i Malfatti. Loro sono una possibilità, un risultato, anche giusto. A questo punto ho spiegato al gruppo che le illustrazioni e il testo de I 5 malfatti sono di un’unica autrice, Beatrice Alemagna, che ha pubblicato altri albi illustrati, ha uno stile molto personale e usa materiali differenti  per le sue illustrazioni; quindi, ho osservato che il testo e le immagini sono molto legati fra loro, perché vengono dalla stessa mano. E a questo punto, il bambino autore del titolo ha precisato: “Anche dalla stessa mente” e alla fine di questa chiacchierata ha aggiunto: “Brava, Beatrice!”.

Sofia: una doccia al succo di pesca, una doccia malfatta o sbagliata?
Oppure dolcissima? Questione di punti di vista. Nel disegno viene
ripreso il titolo e Beatrice Alemagna diventa bravissima!

I disegni che illustrano questo post riprendono in parte le cose che sono state dette, alcuni si rifanno alla storia, altri inventano nuove situazioni in cui i Malfatti sono protagonisti. Non tutti i personaggi ritornano nelle elaborazioni grafiche degli alunni. Grande successo per la Capovolta e lo Sbagliato. Osservandoli, si trovano particolari legati alle illustrazioni, le decorazioni dell’abito della Capovolta e i disegni di Sbagliato, insieme a variazioni personali, come la doccia con il succo di frutta e relativa pozzanghera. Per realizzare il Piegato abbiamo usato fogli di giornale, come nella tavola originale.

Davide: Capovolta e Bucato insieme, 
uno è sotto la doccia e l’altra, lo guarda.
Ludovica: altra Capovolta, notare il segno a zig zag
sotto la testa che indica il ritmo dei salti a testa in giù.

Mi sono molto divertita. Mi sono divertita  perché quando un libro mi piace tanto la vera prova la supera quando lo propongo ai ragazzini, quando con loro leggo, guardo, scavo, cerco e trovo. Certo con i libri belli è meglio, e i  libri belli ci sono, bisogna cercarli. Ripensando all’incontro, mi sono accorta che il Perfetto non se l’è filato nessuno; o, meglio, l’unica cosa emersa in proposito è stata la parola nullità che non è piaciuta molto, quasi un’offesa, perché “almeno una cosa tutti la sanno fare, anche se sono malfatti”, ha commentato un bimbo in genere piuttosto silenzioso.

Soraya: Capovolta al parco, per chi guarda l’albero
potrebbe essere appesa alle nuvole?

Altro particolare che mi ero persa, i fichi d’india. Dove abitiamo noi (Sardegna sud-ovest) ce ne sono davvero tanti, sui bordi delle strade, lungo i muri a secco in campagna, belli grandi, verde lucido dopo la pioggia e con frutti succosi a fine estate, proprio come quelli che circondano la rabbia del Bucato. E infine le pacche sulle spalle, quelle fanno la differenza: malfatti, ma, insieme, amici,  “in cricca” come dicono qua e se manca la perfezione pazienza, potremo cercare qualcosa di perfetto in ognuno, ogni giorno, anche una cosa piccola, perché tutto sarebbe troppo.

Elena: ha scelto il malfatto Piegato, e con gli accessori aggiunti
ha fatto il proprio autoritratto (capelli ricci e borsetta rosa con cuore).
Elias: Piegato sotto la pioggia.

Sentirsi tutti Malfatti, anche in una cosa sola (“Io non leggo molto bene”, mi ha detto sottovoce la bambina al banco vicino alla cattedra), avere punti di vista differenti e poterli mettere insieme con quelli degli amici, scegliere qual è il personaggio che non solo ci piace tanto, ma sotto sotto ci somiglia. Infine, la chiusa della discussione, da parte del filosofo della classe: “Comunque malfatti siamo un po’ tutti” e, poi, tutti a disegnare!

Gabriele: Sbagliato e i suoi lavori.
Marika: Sbagliato dipinge con un pennello rosso gocciolante.

Io ho scelto la Capovolta perché mi piace vedere qualcosa solo io, almeno qualche volta.
Ringrazio i bambini della scuola Primaria di Gonnesa, le insegnanti e la bibliotecaria che non smette mai di cercare modi per portare libri e storie a scuola.
E infine, una riflessione sul pavimento a quadretti della storia: a parte che già altri prima di noi ne hanno detto, vogliamo puntualizzare che il  pavimento della scuola primaria del Comune di Gonnesa, cittadina del Sulcis Iglesiente  è proprio uguale a quello a quadretti sul quale dorme il Molle e sul quale pedala lo Sbagliato: guardare per credere!


mercoledì 15 maggio 2013

I libri e la politica


 

Con questo breve testo, nelle settimane precedenti all'evento, abbiamo invitato la popolazione a esprimere, certamente in modo non consueto, le proprie idee sulla città in cui vive.

Cose che non vedo dalla mia finestra… e vorrei vedere! Un laboratorio creativo: immagini, segni, idee per rappresentare i nostri desideri. 
Cosa vorremmo davvero vedere dalla nostra finestra?
Un’insolita raccolta di consigli, spunti e sentieri per i futuri amministratori della città.   
Una proposta per adulti e ragazzi, per mettere a confronto bisogni diversi, ma ugualmente importanti, una proposta artistica e divertente per provare a “dire” la propria opinione con creatività, colori e un po’ di fantasia. Prendiamo a prestito l’idea da un libro per provare a rappresentare e rappresentarci, luoghi e persone insieme per la città che vorremmo guardare e vedere!

Il libro: Cose che non vedo dalla mia finestra, Giovanna Zoboli e Guido Scarabattolo, Topipittori, 2012.


Venerdì 10 maggio, ore 20,00 circa.
Abbiamo appena finito di ritirare, raccogliere frammenti di carta colorata, forbici, colla, pennarelli e immagini di ogni tipo. Qualcuno sta riportando sedie e tavoli al Bar Elettra che cortesemente ci ha accolti nella parte di piazza Pichi di cui dispone. Due ore sono volate.


Mi guardo intorno e vedo facce soddisfatte: l’esperimento, perché di questo si trattava, ha funzionato. Un laboratorio creativo per adulti in piazza. I bambini, due, sono arrivati solo alla fine e senza troppi problemi, ovviamente, sono stati veloci, chiari e incisivi nel realizzare il loro quadro-desiderio di città.


Quadro-desiderio di città ovvero Cosa non vedo dalla mia finestra e vorrei vedere: un’idea molto creativa e inconsueta per dire ai futuri sindaci e amministratori quello che vorremmo, quel che manca e non funziona.
Un’idea che il libro dei Topipittori ci ha spinto a provare, inducendoci soprattutto a formulare una domanda: davvero quello che non vedo non potrà essere mai?
Abbiamo sfogliato, guardato e riguardato il libro tante volte, potevamo sicuramente “adattare” alcune illustrazioni ai nostri desideri. Invece no: abbiamo voluto provare e provarci artisticamente - per qualcuno un passo davvero difficile -, e realizzare da noi le nostre figure.


La città in comune, scuola civica di politica di Iglesias, anche in questo modo ha raccolto le idee e i pensieri dei cittadini che, alla fine di maggio, saranno chiamati a scegliere il loro sindaco, dopo un lungo periodo di commissariamento e di difficoltà date dalla situazione economica, occupazionale e politica (non sto a raccontare la situazione socio-economica del Sulcis Iglesiente, di questa provincia che è sempre ultima nelle varie classifiche, ma che potrebbe primeggiare davvero in molti settori, se fosse governata con saggezza diffusa; e questa è la speranza).



La scuola civica, nata dall’iiniziativa di alcune donne, alcune già passate dall’esperienza di amministratori comunali, altre mosse dal desiderio di cambiamenti e di partecipazione, in questi anni con un gruppo, non troppo numeroso, lavora a Iglesias per creare movimento di pensieri e idee, attraverso incontri, dibattiti, film, orti urbani, presentazioni di libri ed esperienze lontane e vicine. Non è facile, ma è appassionante e anche divertente, e soprattutto ci permette uno sguardo costante e attento non solo sul nostro territorio, ma anche al di là del mare e oltre.



L’esperienza creativa che abbiamo proposto è stata la prima di questo tipo, ma già ieri sera, salutandoci, ci siamo detti che fare con le mani e non solo con le parole ci è piaciuto molto, i risultati sono quelli che vedete a corredo di questo articolo, e di cui siamo soddisfatti.
Per sapere come andrà a finire, se avremo un’amministrazione illuminata e attenta ai bisogni veri, e cittadini solerti e acuti osservatori di quanto accade intorno a loro, bisognerà attendere la fine di maggio. Noi, per portarci avanti, continuiamo a guardare dalla finestra.

Post scriptum

Ho conosciuto Vittoria Negro, una delle colonne del Festival Tuttestorie di Cagliari, nell'autunno dello scorso anno. Insieme abbiamo tenuto un laboratorio proprio sul libro Cose che non vedo sulla mia finestra. Un bellissimo incontro, con una interazione intensa e vispa con i numerosi ragazzi e bambini presenti: domande, ipotesi, riflessioni, pensieri a non finire. Tanto che abbiamo fatto fatica a mandarli via, a laboratorio finito. Entrambe eravamo sorprese, e ce lo siamo dette, dalla qualità del pensiero, di questi ragazzi.
In quell'occasione, spiegai a Vittoria che, sulle prime, questo albo (i pregiudizi, anche personali, sono duri a morire...) mi aveva posto non pochi dubbi. 
Mi ero chiesta se i ragazzi sarebbero stati interessati, se avrebbero saputo leggerlo, divertendosi, entrando nel suo meccanismo, certamente né immediato né semplice. 

Poi, la prova del fuoco: a Tribù dei lettori 2012, in una avveniristica sala del Maxxi, a Roma, siamo stati dati in pasto, io e il libro, a due classi di adolescenti considerati per niente lettori e per niente facili (come mi hanno confessato con una certa apprensione gli organizzatori, qualche istante prima dell'incontro). 

Insieme a me c'era Carla Ghisalberti, che ha letto il libro, mentre sullo schermo scorrevano le immagini. I ragazzi guardavano e ascoltavano, impenetrabili. Davvero impossibile capire cosa pensassero. Alla fine, silenzio di tomba. Carla, allora, chiede: Che ne pensate di questo libro? Un ragazzo accucciato contro la parete, cappellino a visiera tirato sugli occhi, mugugna: Figo. Accanto a lui, un compagno, praticamente un clone, gli fa eco: Figo. Li guardo e penso che non avrei mai sospettato di avere due lettori così. Giusto per dire, i luoghi comuni. Carla insiste: Va bene, figo, ma perché vi è piaciuto? Altro silenzio. Il ragazzo che ha parlato per primo, rimugugna: Perché è un libro che parla di cose vere. Rimango basita. A proposito di questo libro ho letto di tutto - il surreale, il non sense, il fantastico, la dimensione onirica e quella metafisica, l'umorismo rarefatto, l'ironia e l'astrazione eccetera - tutte cose sacrosante, ma nessuno ha mai detto: è un libro che parla di cose vere



Invece, il ragazzino, capisco subito, ha ragione: questo è un libro che parla di cose vere. Lo sapevo anch'io, scrivendolo. A cominciare da quelle che non si vedono dalla propria finestra e invece si vorrebbero vedere. Fare politica con i libri, con la letteratura, illustrata e non, forse, allora, significa solo questo: leggere i libri, rifletterci su e utilizzarli per il modo che hanno diverso di dire e guardare, in contesti in cui della realtà si parla poco e alla quale si guarda ancor meno. Senza ridurre la politica a una rosa di temi ripetitivi e riconoscibili, ma considerandola in tutta la sua estensione, di cosa che riguarda la vita di tutti, collettiva e individuale. Grazie ai ragazzini e alle scuole di politica, che lo capiscono.