lunedì 29 giugno 2015

Topi, perché salvarli?

Joanna Concejo: un topo curioso
per il Cataloghissimo.
Qualche mese fa il nostro blog, inaugurato il 18 settembre 2010, ha raggiunto il milione di visitatori. Abbiamo festeggiato l'evento con un post di Lisa Topi: Topipittori blog: greatest hits secondo me. Ci interessava il suo sguardo, per capire in che modo questo spazio possa apparire visto dall'esterno, dato che Lisa lavora con noi da meno di un anno, e prima frequentava queste pagine da lettrice.

Avevo pensato di scrivere un secondo post a breve giro. Invece mi sono attardata, per cui ora che mi sono decisa a scriverlo, festeggerò il milione e cento ventimillesimo visitatore, da poco raggiunto.
Tener fede al proposito di un blog, aggiornarlo a scadenze fisse e regolari, senza sgarrare, non è uno scherzo. Richiede una certa tenacia e una notevole quantità di energie e di idee. Quello che sostiene  nell'impresa è, ovviamente, la risposta dei lettori. Se aumentano, partecipano, collaborano, commentano, l'impegno profuso un senso effettivamente lo trova. Se, poi, quando meno te lo aspetti, e con una certa frequenza, incontri qualcuno che ti spiega che quello che ha letto sul tuo blog gli è servito nel suo lavoro di insegnante, autore, genitore, bibliotecario, studioso, illustratore, libraio eccetera, capisci che questo senso non è di secondaria importanza. E quando poi qualche collaboratore (uno fra gli ormai numerosi) ti comunica che quello che ha scritto per te gli è stato d'aiuto per far conoscere e riconoscere il proprio lavoro, hai l'impressione di avere creato uno spazio che nel tempo, grazie a tutti coloro che vi hanno preso parte, da lettori o da autori, è diventato collettivo: oltre che essere utile a te, lo è anche agli altri.

Guido Scarabottolo: un topo (vecchio o autorevole?) per  il Cataloghissimo

Con i suoi 946 post, il nostro blog davvero si può dire abbia toccato una quantità enorme di temi inerenti alla cultura rivolta a bambini e ragazzi e che ha al centro i bambini e i ragazzi. Una gran quantità di spunti: ne sa qualcosa Martina Esposito che, due anni fa, da stagista presso di noi si è dovuta occupare di tutta la rietichettatura dei post, uniformandola e riordinandola (lo ha raccontato qui: Io, il blog e i topi).
Ma per quanto noi, insieme a Martina, ci siamo preoccupati di rendere accessibili quanto più possibile i contenuti, rimane incontrovertibile un fatto: il modo in cui le persone usano un blog e hanno la ventura di incapparci è misterioso e imprevedibile.

Marina Marcolin: un topo (vegetale) per il Cataloghissimo

Per sondare questi misteri, il proprietario di un blog ha a disposizione un pannello di controllo che gli consente di seguire i flussi di frequenza dei lettori, le loro preferenze, i canali di accesso, la loro provenienza geografica eccetera.
Se un pannello di controllo non rivela tutto, è in grado tuttavia di dire molte cose. Una di queste sono le parole chiave che, usate nella ricerca sul web, hanno portato alle tue pagine.
Molte di queste parole chiave sono del tutto ovvie e ragionevoli: nomi di autori, illustratori, poeti, artisti, fotografi, registi; titoli di libri, film, quadri; espressioni generiche come albi illustrati, libri digitali, illustrazione, letteratura per ragazzi; termini come litografia, quadricromia, acquerello eccetera.
Ma ce ne sono alcune come gli occhi della verità buongiorno o sognare di dimenticare il pigiama, che suonano a dir poco curiose. Ci si chiede anche, leggendole, per quale ragione il tuo blog abbia potuto fornire una qualunque risposta a quesiti di questo genere.
Per esempio non ricordo alcun post che, da noi pubblicato, possa risultare interessante per chi, consultando un motore di ricerca, vuole informarsi su space invaders bombe o fare rifare una collana.

Francesca Bazzurro: un topo (morto) per il Cataloghissimo

Molto divertente suona l'aspirazione a come fare libri illeggibili: per la quale sarebbe sufficiente andare in libreria e dare un'occhiata a una nutrita parte della produzione libraria odierna. È anche interessante l'idea di qualcuno che cerchi non la gloria letteraria bensì quella illetterata e desideri farlo, polemicamente, attraverso un libro che non si legge.
Altrettanta ilarità suscita nella notte buia libri illeggibili, che se dettato evidentemente da una ricerca di notizie su Bruno Munari, così espresso fa pensare all'asserzione di Schelling quando paragonava l’assoluto a una “notte in cui tutte le vacche sono nere”. In una notte buia anche tutti i libri, come le vacche, sono effettivamente illeggibili, senza bisogno di spenderci creatività.
Sempre a tema notturno c'è l'enigmatico notte uterina Montessori, che mette il lavoro della pedagogista sotto una fulgida luce esoterica Si potrebbe proporre la denominazione in alternativa alle tante Notti bianche disseminate in questo periodo dell'anno, con programma adeguato.
A rischiarare questa esplorazione di oscurità interviene la ricerca di un illuministico come realizzare una lampadina. Chissà quale nostro post è toccato in sorte al malcapitato che stava cercando informazioni in questo senso, e che delusione.

Lorenza Natarella: un topo (vorace) per il Cataloghissimo

Disegni maschere toc e tocca fa pensare a idee confuse. E chissà cosa stava cercando, e a che scopo, chi ha digitato insegnare suoni dolci o duri.
L'idea che qualcuno cerchi collezione fenomeni da baraccone spalanca, invece, un campo di possibilità: ci si immagina qualcuno che nel garage di casa abbia ammucchiato donne barbute, gemelle siamesi, sirene, mangiatori di chiodi, nani e giganti, e per ampliare la collezione la sera frequenti il blog dei Topipittori.
Lavoretti per bambini non vedenti non lo commentiamo, ci auguriamo solo che chi ha fatto questa ricerca si sia dedicato ad altro o si sia indirizzato verso un approccio più maturo alla problematica.
Lo scultore del bambino che si leva non abbiamo proprio alcuna idea a cosa possa riferirsi. Chissà mai da dove si dovesse levare questo bambino e perché qualcuno lo abbia scolpito.
Anche Dove si può comprare jim bottone è pieno di mistero: se qualcuno sa chi sia Jim Bottone, per quale ragione sia stato messo in vendita e dove si può acquistare, magari anche a buon prezzo, ce lo faccia sapere perché siamo curiosi.

Alessandro Gottardo: un topo (cromatico) per il Cataloghissimo.

Come si disegna un castello da fiabe indica un po' di pigrizia e poca immaginazione, così come anche disegnino dei bambini di una talpa, espressione in cui non è chiaro se i bambini compaiano in quanto autori del disegnino o come progenie antropomora della talpa.
Bambini che leggono un libro fa pensare a qualcuno che stia facendo una ricerca di immagini sul tema: ma non possiamo impedirci di visualizzare un solo libro e un esercito di bambini tutti intorno a cercare di leggerlo.
Biciclette simpatiche e immagini simpatiche di biciclette forse sono due tentativi consecutivi di ricerca fatti dalla stessa persona. Biciclette simpatiche? In che senso? Sono anni che vado in bicicletta e non ho mai pensato che una bici debba avere in dote il dono della simpatia. E, personalmente, davanti all'aggettivo simpatico tremo: non c'è come il desiderio di creare personaggi simpatici per vedere profilarsi all'orizzonte la manaccia nera del trash.

Simona Mulazzani: un topo (esibizionista) per il Cataloghissimo.

Ritratti famosi di comuni è splendido e un poco luterano: ci ricorda che polvere siamo e polvere torneremo, e per quanto ci sia dia da fare per ben apparire in ritratti celebri, alla fine tutti quanti non siamo che ragazzi e ragazze della porta accanto.
Infine topi perché salvarli è il nostro prediletto. Che qualcuno finisca sul blog dei Topipittori digitando una simile questione, ha qualcosa di inquietante e vagamente surreale. Per quale motivo una persona equilibrata dovrebbe porsi simili domande? Forse si tratta di un serial killer di roditori che stia cercando un motivo valido per non compiere la strage progettata? Un ultimo tentativo di fermare se stesso cercando sul web ciò che la coscienza, sola, non detta?
Chissà che, scoprendo addirittura l'esistenza di un'intera casa editrice di Topi, non sia sceso, costui, a più miti consigli, decidendo magari, anziché di fare una strage, di aprire un casa di riposo per vecchi topi musicisti o pittori o poeti o editori...
E voi che ne pensate: topi, perché salvarli?

Massimo Caccia: un topo (in sospeso) per il Cataloghissimo.

I bellissimi topi che illustrano questo post sono stati realizzati dai nostri illustratori per la super edizione del Catalogo Topipittori 2014, detto
Cataloghissimo, stampata in occasione dei primi dieci anni della casa editrice.

venerdì 26 giugno 2015

Kipling e quell'immaginaria India orientalizzata


[di Lisa Topi]

Edward W. Said (1935-2003), studioso e professore di letteratura inglese e comparata alla Columbia University, è stata una delle figure di maggiore rilievo della teoria e critica letteraria post-coloniale. Il suo libro più conosciuto, Orientalismo, in cui analizza l’immagine stereotipata e falsata delle culture altre per opera dell’Occidente e della sua visione del mondo eurocentrica, in ambito accademico è annoverata tra le opere più influenti di tutto il XX secolo. In Cultura e imperialismo Said analizza alcuni dei romanzi fondanti del canone occidentale e che hanno raccontato, in modo più o meno diretto, il mondo coloniale (Conrad, Austen, Camus e molti altri), dandone un’interpretazione nuova, di grande rigore e lungimiranza. La rilettura dei classici di Said non ne pregiudica la grandezza ma, partendo da un approfondito esercizio ecdotico che egli definisce lettura contrappuntistica, attribuisce loro una collocazione necessaria nella cultura e nella storia delle idee che li hanno originati, portando alla luce connessioni intertestuali di sbalorditiva coerenza.

Uno dei capitoli di Cultura e imperialismo è dedicato a Kim di Rudyard Kipling e sebbene, come avvisa l’autore stesso, siamo naturalmente autorizzati a leggere Kim come un romanzo che appartiene alle più alte vette della letteratura mondiale, liberi, in certa misura, dalle ingombranti circostanze storiche e politiche che lo contraddistinguono, siamo convinti che l’intervento di Said, del quale riproponiamo solo alcuni pensieri conclusivi, non possa che giovare alla comprensione di questo grandissimo romanzo perché, benché sarebbe un madornale abbaglio pensare di leggere i capolavori della letteratura in chiave propagandistica, sarebbe un errore ancora più grande ignorare gli elementi che oggi, alla luce della decolonizzazione, ci consentono una lettura più complessa e stratificata.


Prima di entrare nel vivo della critica, riassumo brevemente la trama. Kimball O’Hara è un orfano di origine irlandese cresciuto a Lahore. Un giorno, incontra un lama tibetano in cerca del fiume dalle acque purificatrici, nato dalla freccia di Buddha, e decide di seguirlo come discepolo. Kim parla tutte le lingue, conosce tutte le religioni e le etnie del paese ed è abbastanza scaltro da guadagnarsi abbondantemente da vivere per entrambi e sconfiggere qualsiasi ostacolo alle loro peregrinazioni. Inoltre, grazie alle sue ramificate conoscenze di strada e alla sua intraprendenza, viene coinvolto in un piano dei servizi segreti per smascherare una cospirazione orchestrata dai russi. Così si delinea il Grande Gioco: una rete di spionaggio lungo tutto il subcontinente indiano a sostegno del governo britannico. Mentre rincorrono ognuno la propria meta, ascesi mistica l’uno e impresa epica l’altro, le strade di Kim e del Lama si dividono loro malgrado. Kim riceverà un’istruzione all’europea quando gli orchestratori del Grande Gioco lo riconoscono come un sahib (europeo). Si ritroveranno, dopo incontri e peripezie, quasi a fine romanzo quando si presenta l’occasione di sventare il complotto dei russi e portare a termine entrambe le missioni. Kim, superata la prova di iniziazione acquisisce piena consapevolezza della sua identità e del suo posto nel mondo (nei servizi segreti). Il lama, all’oscuro del Grande Gioco, trova al capezzale del ragazzo malato il fiume misterioso e la salvezza eterna.



Kim vive in un mondo quasi esclusivamente maschile – le donne sono solo personaggi marginali con le quali difficilmente si empatizza – fatto di avventure, intrighi, viaggi e monellerie. Nonostante si mimetizzi tra i grandi, preferisce il mondo dei ragazzi e forse non comprende pienamente fino alla fine cosa sia il Grande Gioco. Ha capacità camaleontiche fuori dal comune, cambia identità, oltrepassa confini di casta, lingua e geografia con infaticabile, magica agilità. Ma, ammonisce Said, non bisogna farsi ingannare dall’apparente innocenza del gioco e del piacere. Da sempre, infatti, la propaganda colonialista se n’è servita nell’efficace binomio divertimento-spirito di servizio, per esempio alla base dell’organizzazione dei Boy Scout che, ai primi del novecento, Baden Powell creò proprio ispirandosi agli schemi gerarchici dell’autorità imperiale britannica. Kipling, secondo Said, come molti suoi contemporanei, pensava all’impero come a un’entità inviolabile nella quale il servizio è reso tanto più accettabile quanto più assomiglia a un campo da gioco piuttosto che a una storia lineare. I bambini delle classi medio-basse come Kim che, si osservi, non è inglese ma irlandese, potevano diventare perfetti piccoli servitori dello stato.


Un altro tema chiave del romanzo è l’amicizia su sfondo picaresco. La relazione tra Kim e il Lama è piena di sentimento, ambiguità, venature. Da paterno-filiale a solidale, quasi amorosa. Ci si chiede come faccia Kim che ha un affetto così puro e assoluto per il suo maestro a mantenere nascosta l’attività segreta nel Grande Gioco e a non accorgersi che stia consegnando come schiavi agli invasori inglesi proprio coloro che ha sempre considerato il suo popolo (Edmund Wilson). Ma la domanda che secondo Said dovremmo porci, in realtà, è come interpretare la divisione tra i sahib e tutti gli altri, una divisione netta e indubbia lungo tutto il romanzo. Cosa prevale alla fine, l’evidente superiorità di Kim rispetto al lama e a tutti gli altri personaggi o il fatto che, nonostante ciò, l’autore trasmetta il suo amore per la vita dell’India e crei un legame indistruttibile, al di sopra di tutto, tra due rappresentanti dell’una e dell’altra metà di questo mondo binario?

Tra gli spunti più interessanti offerti da Said, c’è il parallelismo tra la presa di coscienza finale di Kim e l’attenzione dell’imperialismo, molto ben espressa anche nel romanzo, alla catalogazione e alla topografia. L’afflato del protagonista di esplorare il paese in lungo e in largo e l’insistenza degli adulti nel predire per lui un futuro da cartografo tradiscono una certa tendenza alla catalogazione, alla mappatura, figlie di un’ideologia positivista. Suddividere, nominare, tracciare lo spazio è possederlo (ricordiamoci che il bottino sottratto ai russi non è altro che una serie di mappe). A suffragio dello spirito singolarmente ottimista di Kipling, sta la gigantesca differenza dai suoi contemporanei, dalle storie di grande disillusione borghese caratteristiche del romanzo di fine Ottocento. Kim riesce a trovare il suo posto nel Grande Gioco perché ne comprende i meccanismi e perché, grazie ai suoi camouflage può abbattere le barriere tra le diverse, incomunicabili fasce della società. Impersona la cosiddetta creatura liminale (Victor Turner) una figura neutra, intermedia, seminuda, in grado di mediare tra le strutture della società (gli europei) e le sue figure marginali (gli indigeni). Racchiude il segreto stesso del dominio giacché la vicenda trionfante di Kim, ci dice Said, rispecchia la convinzione di Kipling per cui non si può amministrare un paese se non si convive con la sua cultura, le sue tradizioni, le sue religioni, se non si è in grado di parlare con la sua gente. Certamente, un imperialismo non violento quello di Kipling e lontano dall’arroganza dei pionieri, ma non meno radicato e indiscutibile. Gli indigeni di Kim non mettono mai in discussione la supremazia etica ed estetica degli europei, nemmeno nelle questioni controverse: è così che storicamente l’imperialismo si è reso accettabile a se stesso.

All’inizio del suo saggio, ci ricorda Said che tra i talenti abitualmente riconosciuti a Kipling c’è la capacità di trasmettere la natura immutabile, essenziale, fuori dal tempo dell’India di primo Novecento, un luogo tanto poetico quanto reale. Eppure l’immutabilità del paesaggio, la natura placida e addomesticabile della psiche dei personaggi non sono altro che il frutto di una scelta. In India, per esempio, cominciavano a manifestarsi con sempre maggiore chiarezza le agitazioni e inquietudini che più di quarant’anni dopo avrebbero portato al movimento per l’indipendenza. Kipling scelse di non rappresentarle e non è difficile comprenderlo se si pensa che riguardo all’India è ancora oggi diffuso tra le vecchie generazioni britanniche il sentimento amaro della perdita. Se Kipling avesse considerato l’India infelicemente soggetta all’imperialismo allora, non c’è dubbio, avrebbe potuto esserci un certo conflitto; ma egli non lo credeva. Per lui l’India non avrebbe potuto avere migliore destino se non quello di essere governata dall’Inghilterra.




Per ultimo non possiamo non considerare che quando Kim venne alla luce, nel 1901, Kipling aveva abbandonato la sua amatissima India, dove era nato nel 1865 e dove non avrebbe mai più fatto ritorno. L’immutabile, vibrante, immaginaria India orientalizzata che dipinge, dunque, oltre a essere specchio del tempo, della forma mentis e dei desideri pubblici e privati dell’autore, è sicuramente anche il frutto di una lacerante nostalgia.

[Le immagini di questo post sono tratte da L'Inde des rajahs, voyage dans l'Inde centrale et dans les présidences de Bombay et du Bengale di Louis Rousselet del 1877, interamente consultabile qui, e da cartoline dall'India degli anni '30 appartenenti alla Smithsonian's Asia collection di Washington, alcune delle quali sono visibili qui.]


mercoledì 24 giugno 2015

La rete dei libri /6: Naturalmente libri

Nome del blog: LACASADIFRA

Url:  lacasadifra.wordpress.com

Di cosa si occupa?
Il blog si occupa di libri per bambini e albi illustrati che raccontano la natura e la vita all’aria aperta, e di esplorazioni, attività, giochi in natura con i più piccoli.

Chi lo fa?  
Francesca Casadio Montanari, naturalista bolognese e educatrice ambientale, appassionata di libri per bambini e ragazzi, guida del gruppo di lettura Leggere insieme… ancora! di Bologna.

Quando e perché è nato? 
Il blog è nato nell’autunno del 2013, per condividere le mie attività all’aperto con i bambini delle scuole e per accompagnare la pubblicazione di un mio libro di racconti. Nei mesi seguenti ho avvertito la necessità di dare un’identità più definita al progetto, e dall’estate del 2014 ho cominciato a dedicarmi alle relazioni tra i libri e le esperienze in natura, vissute insieme a mio figlio e ai tanti bambini che incontro ogni anno.

Con quale frequenza viene aggiornato?  
Più o meno una volta la mese. Mi piacerebbe avere il tempo di aggiornarlo in modo più sistematico.

Francesca durante una lettura al Parco Talon, a Casalecchio di Reno.
Il primo post
Facendo riferimento alla “rinascita” del blog a cui accennavo, considero I sentieri degli alberi il primo post.

L’ultimo post
Letture nell’erba. Libri da leggere e ascoltare accoccolati tra l’erba di un prato, ai piedi di un albero o sui ciottoli del greto di un fiume.

Il post più letto
Il potere di un fiore di strada

Il mio post preferito
Ancora una volta, Il potere di un fiore di strada: la recensione di Sidewalk Flowers, di JonArno Lawson, illustrato da Sydney Smith, edito dalla canadese Groundwood Books. È un silent book che ho scoperto alla Bologna Children’s Book Fair 2015. Me ne sono innamorata, perché la giovane protagonista della storia, cogliendo e donando fiori di strada, non fa altro che cogliere la speranza di cui la natura è pervasa.


1000 battute per raccontare un blog
lacasadifra è un blog bambino, che come i bambini sperimenta e desidera affermare una propria identità. Insomma sta crescendo!
I libri che segnalo sono quelli che riempiono il mio zaino quando sono a zonzo con le classi tra le colline bolognesi, o quando mi immergo in un bosco con mio figlio: libri e albi illustrati in cui la natura è protagonista, capaci di favorire l’osservazione, le esplorazioni, la conoscenza del mondo naturale e di educare al rispetto e ai comportamenti sostenibili. Mi affascinano i libri che sanno emozionare per un incontro, una piccola grande scoperta, che raccontano esperienze di selvatichezza (credo fermamente che ogni bambino abbia il diritto di essere “selvatico”), quelli poco noti o datati, i titoli stranieri ancora sconosciuti in Italia.
Amo scattare fotografie e le utilizzo con generosità nei post, allo scopo di incuriosire e suggerire idee per godere appieno la natura insieme ai bambini.
Una sezione continua a essere dedicata alle mie Storie di Querciantica e mi auguro possa dare spazio a nuovi progetti di scrittura, se verranno alla luce (tendo a coltivare sogni nel cassetto).

_____________
Abbiamo già parlato di:
Scaffale basso
Milkbook
Atlantide Kids
GiGi il giornale dei giovani lettori
Libri e marmellata
_____________
Non abbiamo la pretesa di sapere tutto. Quindi, se  avete un blog che si occupa con continuità di libri per ragazzi, segnalatecelo scrivendo a info[at] topipittori [punto] it indicando come soggetto del messaggio La rete dei libri. Abbiamo già pronti parecchi post pronti, quindi non saremo celeri, né a rispondere né a pubblicare. Ma cercheremo di non dimenticarci niente.
Grazie.




lunedì 22 giugno 2015

Nominare il mondo

Dopo la lettura di C'era una volta una bambina, che è stata apprezzatissima dai nostri lettori, Sonia Basilico torna su questo blog ad analizzare un altro libro. La ringraziamo per questa preziosa collaborazione.

[di Sonia Basilico]

Ecco un libro nato in primavera: Quando il sole si sveglia è un bel cartonato leggero, che permette al bambino di allenare la motricità fine, sfogliando pagine robuste sì, ma sottili e flessibili. È un’idea diffusa pensare che il bambino piccolo sia capace di maneggiare esclusivamente pagine spesse un dito. Non succede qui.

Attraverso le finestre che riquadrano ogni pagina, questo libro ci invita ad accorgerci del risveglio del mondo, ci incoraggia a uscire di casa, ad andare nella natura, a farne esperienza. Sole, luna, esseri viventi umani ed animali, sono qui elencati con pari dignità e ruolo, insieme a pochi, pochissimi oggetti.
Non si parla di uccellini, fiorellini, pesciolini, cagnolini, gattini, ma di rondini, gatti, cani. Nomi precisi, nessun diminutivo. Si riconosce al bambino piccolo, a cui questo libro è destinato, il diritto a essere considerato degno di apprendere il mondo per quello che è, non nella sua rappresentazione semplificata, generica, abbagliante e spesso vuota di significato, che noi adulti decidiamo essere alla sua portata.


C’è a Rimini una grande scuola con un progetto educativo più che condivisibile, dove si invitano i  bambini a chiamare ogni maestra col nome proprio: «Se tu mi chiami 'maestra' anziché Monica, è come se io chiamassi te 'bambino'», anziché Luca.» Già.
Un’educazione al rispetto della diversità parte proprio da qui. Se chiudiamo il mondo in categorie generiche, così come d’abitudine facciamo noi adulti, non solo perdiamo la capacità di osservare le differenze, ma dimentichiamo quanto ci piaccia, quanto sia utile, conoscere esattamente le cose, le cose vere. 'Maestra' richiama alla mente un’autorità generica, 'Monica' è esattamente quella persona, con i suoi potenziali e i limiti, e questo ci permette un confronto costruttivo.
Se pensiamo che l’airone e il colibrì siano “uccellini”, non siamo più in grado di pecerpirne le peculiarità, di riconoscerne le diversità. Non possediamo il concetto, se non abbiamo la parola.
«I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo», ci ha insegnato il filosofo austriaco Ludwig
Wittgenstein.


Dice Chatwin ne Le vie dei canti, un taccuino di viaggio che descrive il nomadismo aborigeno nell’Outback australiano: «L’uomo crea il territorio dando un nome alle cose. Le madri aborigene, quando notano nel loro bimbo il primo risveglio della parola, gli fanno toccare le cose della loro regione: frutti, foglie, insetti. Il piccolo le manipola, parla, impara il nome e lo ripete prima di buttarle in un angolo. Così prende possesso della terra. La terra deve prima esistere come concetto mentale. Poi la si deve cantare. Solo allora si può dire che esiste.»

Ecco la chiave di volta di questo nuovo libro, indicato per quella fase della vita in cui il bambino inizia a nominare le cose, a nominare ciò che conosce, ciò che gli è stato raccontato e, soprattutto, ciò di cui ha fatto esperienza.


Ma quali sono le cose che noi adulti siamo in grado di “cantare”, quali le prime parole che il bambino ascolta da noi, quali i concetti più familiari che racchiudiamo nei libri per piccolissimi? I cartonati pullulano di 'cose', cose domestiche, per lo più, la palla, i giochi, il ciuccio, il biberon, la cameretta, qualche essere vivente c’è, la mamma e il papà, poi il cagnolino (con collare), il gattino (con la ciotola del latte), l’uccellino, e via così, in un susseguirsi di –ino senza fine. E al centro di tutto, il bambino, rinchiuso, letteralmente, in un microcosmo domestico, divinità assoluta, cui tutto è riferito. 
'Cose': in questo noi adulti siamo grandi oratori. 

Ma quanto raccontiamo ai piccoli del mondo fuori casa? Quanto tempo dedichiamo a nominare, meravigliarci degli altri esseri viventi liberi, quanto ci soffermiamo, quando siamo a spasso col bambino, a osservare i fenomeni della natura? I bambini d’oggi sono spesso analfabeti di esperienza, così come lo siamo noi. Eppure la responsabilità di nominare il mondo è la nostra.
«Io dico per te luna, io dico per te sole», dice Tognolini in una sua bella filastrocca, affermando con forza l’importanza della voce e del rapporto di conoscenza che da questa scaturisce.
Ecco un libro che ci aiuta a rientrare in contatto, a vedere e a nominare il mondo esterno. Un libro incoraggiante, dunque, che ci indica la rotta.
Ci sono libri che arrivano e cambiano il nostro modo di pensare.

Durante un lettura.

La narrazione inizia in copertina, prima tavola del libro, e si conclude, in un ritmo circolare, con il piatto inferiore, speculare al superiore nella rappresentazione iconica (sole e luna sono due parti di una stessa faccia), e complementare nel significato: un’affermazione in apertura rimanda a una domanda, in quarta di copertina, domande e risposte, un invito al dialogo. 
Via i risguardi, un soggetto per pagina con il testo in calce, una sola riga, soggetto e predicato, immagini realizzate con una texture vintage, tutte incorniciate allo stesso modo.
La prima metà del libro descrive la vita diurna dei protagonisti, poi la narrazione s’inverte ed ecco i medesimi soggetti descritti nella vita notturna.
Un libro semplice, un progetto chiaro. Semplice, non semplificato.



Qui non c’è un generico uccellino, c’è la rondine, e allora naso in su, scrutiamo quel che accade sotto i tetti, in primavera, dove sono i nidi delle rondini, cerchiamoli, descriviamo al bambino quella coda biforcuta, quel nero lucido, quel volo nervoso fatto di picchiate e virate, insegnamo a riconoscere, e impariamolo anche noi, con lui. Ma quella rondine, ferma sul filo al tramontar del sole, che cosa osserverà nella notte? La volta celeste pullulante di stelle, le costellazioni. E allora usciamo in un dopocena primaverile, andiamo in un luogo poco illuminato, lontano dai lampioni, fra poco sarà estate, arriverà la notte di San Lorenzo, sediamoci, anzi, sdraiamoci in un prato e osserviamo le stelle, diamo un nome alle forme delle costellazioni, cerchiamo il carro maggiore, poi la stella polare, le stelle cadenti, incantiamoci, impariamo, insegniamo, 'cantiamo' il mondo. Poi, a casa, prendiamo carta nera, pastello bianco e riproduciamo quei puntini, uniamoli a scoprire, immaginare, inventare forme e disegni.


E quando il fiore si chiude? Sta per arrivare la notte.
Uno dei grandi irrisolti del bambino molto piccolo è la paura di non ritrovare più, al risveglio, il mondo che ha lasciato, cedendo al sonno. La natura fornisce ai bambini un maggior senso di paura rispetto a quella che ne conserviamo noi adulti, questo perché loro, più indifesi e con minori esperienze, hanno bisogno di un elemento di protezione in più. Noi adulti fatichiamo a spiegare tecnicamente il ritmo circadiano, forniamo rassicurazioni emozionali e astratte, spesso inadeguate al livello di comprensione di un bambino piccolo: ci sono mamma e papà vicino a te, niente può succederti.
Ma se il bambino, alzando gli occhi verso il mondo esterno, capisce cosa succede al levar del sole, cosa succede al fiore, al gallo, al gatto, al pesce, alla casa e non solo a lui, allora capirà che il risveglio riguarda tutti, tutti gli esseri viventi ritrovano il proprio posto nel mondo ogni mattina, uno vicino all’altro, non è lui il solo a dover verificare se ogni cosa è al posto giusto. Ma allora anche quando il sole tramonta, non è lui solo a dover fare i conti col buio, con l’incognita del risveglio.
Questo bel libro, allontana il bambino dal mondo egotico, lo pone al fianco di tutte le altre creature, avvicina le sue paure a quelle di tutti gli abitanti del pianeta, ridimensiona l’importanza delle sue scoperte e dei suoi progressi nel mondo, affiancandole a ciò che succede ad altri.

Quante margherite vediamo in primavera nei nostri prati? All’imbrunire, facciamo notare al bambino che i fiori si sono chiusi, e che questo evento anticipa l’arrivo della notte. Questo crea un’attesa densa di consapevolezza, riempie di nuovo significato un cambiamento fino ad allora inspiegabile. 
Prendiamo una pila, usciamo in giardino quando è già buio, cerchiamo quella margherita che abbiamo visto chiudersi poco prima, esploriamo i fili d’erba, le cortecce degli alberi.

Affianchiamo a questo libro la lettura di Flashlight di Lizi Boyd, Chronicle Books, un silent book, premiato quest’anno al Bologna Ragazzi Award, per ora reperibile solo in edizione estera: qui un bambino esplora il buio con la pila, pagina nera, unico tocco di colore il fascio di luce. Scopre alberi, frutti, animali.
Ma poi anche gli animali, entrati in possesso della torcia, sfuggitagli di mano, esploreranno il bambino, elemento di paura per loro. Anche qui, la paura riguarda tutti e si vince con la conoscenza reciproca.

Avevamo già visto un bell’albo, Bottoni d'argento di Bob Graham, EDT, raccontare come ogni fatto straordinario nella vita di un bambino, si affianchi ad altri mille accadimenti, più o meno eccezionali che avvengono intorno a quello stesso bambino, ogni giorno, nel mondo. 
Un recente esempio, non ancora tradotto in Italia è El mundo en un segundo di Isabel Minhós Martins e Bernardo Carvalho, Planeta Tangerina, racconta atraverso le immagini, tutto ciò che accade nel mondo in uno stesso secondo.
Queste letture, destinate alla prima infanzia, incoraggiano a concederci il tempo per osservare e valutare il nostro essere in relazione agli altri.

Un libro come Quando il sole si sveglia aiuta a crescere rispettati e a rispettare, a pretendere di capire e ad esigere spiegazioni, le sue belle immagini dal sapore antico ci dicono che non serve abbagliare con colori primari e saturi, tinte fluo o glitter, serve capire, ci invitano a pretendere che ci sia qualcosa oltre all’apparenza, queste belle pagine dicono che la parola è sacra, meravigliosa, e se l’avremo ascoltata, sperimentata e capita fino in fondo, beh, allora, il mondo sarà la nostra casa, sapremo dominare la paura dell’ignoto.

Allora saremo in grado, ad esempio, anche fra queste righe, di cogliere un’imperfezione: capiremo
dunque che quel “il fiore sboccia” non è legato consequenzialmente a “quando il sole si sveglia”: un fiore non sboccia necessariamente al levar del sole, ma quando il suo potenziale di crescita avrà raggiunto uno stadio di cambiamento, e questo può avvenire al mattino o al pomeriggio, persino la sera o di notte.
Sapremo che un fiore sboccia una sola volta, poi a sera si chiude, e il giorno dopo e tutti i giorni fino alla sfioritura, quel fiore si aprirà, non sboccerà più.. Ma questo lo potremo affermare senza timore solo quando di una sbocciatura avremo fatto esperienza, quando avremo trovato sul nostro cammino qualcuno che quella sbocciatura ci avrà mostrato e raccontato. 
E da allora in poi, non lo dimenticheremo più, e saremo persone più forti.

Un libro, questo, che traccia una strada per superare un mondo fatto di oggetti, perchè, come dice ancora una volta Chatwin: «Oggi più che mai gli uomini devono imparare a vivere senza gli oggetti. Gli oggetti riempiono gli uomini di timore: più oggetti possiedono, più hanno da temere. Gli oggetti hanno la specialità di impiantarsi nell’anima, per poi dire all’anima che cosa fare.»

Partiamo da qui, le vacanze sono alle porte, infiliamo questo bel libro nella borsa e usciamo, osserviamo, nominiamo, poi la sera, ricordando quanto abbiamo visto, così come fa il bambino nella doppia pagina finale del libro, riviviamo in un sonno sereno e creativo tutte le esperienze diurne.
E il mondo sarà migliore. Per tutti, adulti e bambini insieme.


venerdì 19 giugno 2015

Nella luce di un luogo

Anna Nina Masina per Archivio dei Paesaggi immaginari.
[di Marcella Brancaforte]

Cartografie dell’immaginario, mostra collettiva di illustrazione e arte contemporanea, chiude la quinta edizione di Librimmaginari, a Viterbo.
Per noi è l'appuntamento finale che premia il lavoro realizzato tra dicembre e maggio: un percorso fatto di workshop, spettacoli, incontri, letture e laboratori nelle scuole. In questi giorni di giugno riemerge tutto ciò che per tanto tempo è rimasto sommerso.
La sfida di Librimmaginari, fucina creativa che si occupa in modo strutturato di didattica, promozione alla lettura e formazione, non è infatti solo fare un festival, che inizi e si esaurisca in tre giorni, come un fuoco d’artificio, quanto curare e creare un tempo condiviso per maturare esperienze che diano senso al nostro lavoro di promotori culturali.
Librimmaginari significa, cioè, fare formazione, produrre progetti inediti e unici nel panorama nazionale e, nello stesso momento, crescere e interagire insieme alle realtà locali radicate nel territorio.

Alex Raso per Cartografie dell’immaginario.
Massimo de Giovanni, Forestetica. Paesaggio ricomposto, 2015.
 
Francesca Zoboli, Verso Est, 2015.


Cartografie dell’immaginario è una mostra che, adottando uno sguardo trasversale, abbraccia e coniuga illustrazione e arte contemporanea, definendo un territorio comune di confronto dove i due linguaggi si contaminano e si illuminano per uscirne reciprocamente rafforzati.

"Vado per vedere un paese, ma alla fine è il paese che mi vede, 
mi dice qualcosa di me, che nessuno sa dirmi”, Franco Arminio.

Quest'anno Librimmaginari ha proposto agli artisti chiamati a partecipare dai curatori Marcella Brancaforte e Marco Trulli, una riflessione di Franco Arminio sulla paesologia: “La paesologia non è altro che il passare del mio corpo nel paesaggio e il passare del paesaggio nel mio corpo. È una disciplina fondata sulla terra e sulla carne. È semplicemente la scrittura che viene dopo aver bagnato il corpo nella luce di un luogo”.  In quanto ispiratore del tema del festival di quest’anno, Franco Arminio, il 7 giugno, è stato ospite di Librimmaginari  per condurre una camminata paesologica tra le mura di Viterbo, e per il reading I paesi invisibili, organizzato presso il circolo Il Cosmonauta.

Irene Rinaldi durante l'allestimento di Cartografie dell'immaginario.

Patrizio Amastasi per Cartografie dell'immaginario.
Valeria Colonnella per Cartografie dell'immaginario.

Dalla suggestione di Arminio, gli artisti chiamati sono partiti per il loro viaggio immaginario o reale, per reinterpretarlo e portarlo in mostra, lavorando su mappe e cartografie, astrazioni e smarrimenti mediante video, installazioni site specific, dipinti e libri. Gli artisti invitati a partecipare sono stati: Pasquale Altieri, Patrizio Anastasi, Lucilla Candeloro, Canedicoda, Daniele Catalli, Luca Coclite,   Alessandra De Cristofaro, Massimo De Giovanni, Tothi Folisi, James P. Graham, Federico Lupo,  Maddalena Mauri, Alex Raso, Irene Rinaldi, Francesca Zoboli.
In mostra, nel bookshop di Cartografie anche il libro a tiratura limitata stampato con la Risograph sui paesaggi immaginari, realizzato durante il workshop condotto dall' illustratrice Rita Petruccioli in collaborazione con Studio Inuit, conclusosi il 31 maggio.


Durante il workshop di Rita Petruccioli.

In mostra, a collegare i due ambienti del Padiglione Chiarini Carletti, si srotola un lungo filo di cartoline: un Archivio dei Paesaggi immaginari, progetto collettivo di cartoline d'artista, riflessione e sguardo sul paesaggio. L'intenzione di noi curatori è stata quella di creare una sorta di mostra nella mostra, coerentemente con la nostra vocazione Call for entry, grazie alla quale ogni anno un folto gruppo di illustratori, artisti, designers sono chiamati a interpretare un tema comune: artisti che, generosamente,  rispondono, con risultati splendidi.
Nasce in questo modo Il catalogo dei paesi interni che si presenta come archivio di immagini prodotte da decine di illustratori e artisti e inviateci tramite posta: cartoline decostruite, reimmaginate, ridisegnate, diventano lo strumento per costruire un archivio di paesaggi immaginari, dove ogni artista riflette sui paesaggi da souvenir, decostruendone gli stereotipi attraverso un'opera continua di tessitura tra luoghi reali e paesaggi della visione.

Maria Chiara Di Giorgio per Archivio dei Paesaggi immaginari.
Balboa, Martinucci e Orecchia per Archivio dei Paesaggi immaginari.

Fabio Visintin per Archivio dei Paesaggi immaginari.

Paolo Bazzabi per Archivio dei Paesaggi immaginari.

A questa sezione della mostra hanno partecipato Aka B, Nicoz Balboa, Marco Bassi, Paolo Bazzani , Andrea Bennati, Martina Bonina, Giorgio Bramante Donini, Marcella Brancaforte, Emanuela Bussolati, Francesco Calcagnini, Valeria Colonnella, Lucia Conversi, Giovanni Colaneri, Alberto Corradi, Mariachiara Di Giorgio, Magda Guidi, Ettore Festa, Giovanni Kranti, Raffaella Ligi, Isabella Mara, Anna Martinucci, Anna Nina Masini, Beppe Mora, Virginia Mori, Riccardo Muzzi, Andrea Noceti, Giulia Orecchia, Rita Petruccioli, Alfonso Prota, Simone Rea, Daniele Ricco, Paolo Rui, Alessandra Scandella, Emanuele Serra, Václav Šlajch, Simona Tonna, Studiovagante, Fabio  Visintin.

Paolo Rui per Archivio dei Paesaggi immaginari.

Simona Tonna per Archivio dei Paesaggi immaginari.
Marta Bonina per Archivio dei Paesaggi immaginari.
Durante l'inaugurazione di Archivio dei Paesaggi immaginari.

Ultima mostra della quinta edizione del festival, Ali e radici: dallo sradicamento al volo, che inaugura oggi, 18 giugno, alle 18, presso il Circolo Arci il Cosmonauta di Viterbo, a cura di Marcella Brancaforte, e con Sabine Meyer.  In mostra i lavori realizzati durante il workshop con richiedenti asilo e rifugiati, in collaborazione con Arci Solidarietà nell'ambito del progetto SPRAR, per l'anteprima di Estasiarci.




Immagini dal workshop Ali e radici. Dallo sradicamento al volo.

Nei primi giorni di giugno, particolarmente intensi, il programma di Librimmaginari ha toccato di nuovo il Parco di Villa Lante con la  festa finale per Un casino di burattini, rassegna teatrale in corso da aprile, e curata da Augusto Terenzi di Maninalto Teatro .
Durante questa primavera un pubblico sempre più numeroso e coinvolto di bambini e adulti ha potuto partecipare tra i viali e gli alberi a letture, spettacoli di burattini, incontri con disegnatori e maghi. «Un’ occasione per occuparsi di cultura in maniera trasversale questo primo esperimento con Librimmaginari» spiega Augusto Terenzi. «Tutto è andato molto bene e la risposta del pubblico è stata calorosa, aspettiamo la prossima edizione!»



Letture e laboratori nel Parco di Villa Lante, a Bagnaia.


Un casino di burattini a Villa Lante.
Alla Festa di giugno alla Villa, erano presenti con i loro spettacoli: La Capra Ballerina, Gianni Silano e Fausta Manno, la Compagnia Endaxi e il mago Valery. Nei mesi precedenti, sui palchi e nel Casino di Caccia si sono esibiti Laura Saccani e Valentina Bazzucchi, Stefano Stefani, lo stesso Terenzi con il suo nuovo spettacolo. Durante gli eventi, il Libraio Allen Straffi ha allestito al parco una scelta di libri disponibili per l'acquisto e la visione.

Nel corso della rassegna, è stato allestito anche un Angolo del Lettore, curato dalle Associazioni del territorio, spazio in cui bambini o adulti sono stati invitati a portare il loro libro preferito per leggerlo ad alta voce. Infine, il laboratorio nomade di Librimmaginari ha organizzato numerose attività laboratoriali all'aperto, legate ai temi dei libri e degli spettacoli.

Un casino di burattini a Villa Lante.

Spettacolo a Villa Lante.
Laura Bartolo Mei a Villa Lante.

Mago Valery a Villa Lante.
Letture a Villa Lante.

Cartografie dell’immaginario rimarrà aperta fina al 21 giugno a Viterbo, Padiglione d' Arte Chiarini Carletti, via Strada Cupa 5, La Quercia, da giovedì a domenica dalle 17 alle 20.

Librimmaginari, a cura di Marcella Brancaforte e Marco Trulli, è un progetto di Arci Viterbo. L’edizione di questi mesi è stata finanziato dal programma Io leggo per la Regione Lazio.
Foto © Sabine Meyer
Per info: culturavt@arci.it/328 1822384.