venerdì 22 maggio 2015

Lo sviluppo naturale delle forme

Fra i candidati italiani alla Biennale di Illustrazione di Bratislava (BIB), che si terrà dall’5 settembre al 25 ottobre 2015, IBBY Italia ha segnalato Antonio Marinoni per il libro Case stregate (testo di Massimo Scotti) e Simone Rea per L'uomo dei palloncini (testo di Giovanna Zoboli).
Naturalmente è una notizia molto bella, un riconoscimento al lavoro di due illustratori che in questi anni hanno lavorato in modo esemplare, con coerenza e rigore professionale, a tutti i progetti in cui sono e sono stati coinvolti, non solo quelli che hanno realizzato con noi, naturalmente.

Nell'autunno del 2011, alla Triennale di Milano, ricordo che a una mostra dedicata al designer Odoardo Fioravanti, nella presentazione al suo lavoro avevo letto una riflessione di Richard Sapper relativa all'eccesso di produzione di oggetti di design, dominati da una falsa idea di novità e originalità, i cui tempi sono quelli dettati dalla produzione industriale, che sopravanzano quelli della creazione, della comprensione e della funzione. E si concludeva con queste parole: “Sono personalmente un po' preoccupato per questo fenomeno che considero un pericolo per lo sviluppo naturale delle forme, molto più lento, molto più lungo, molto più profondo…”.

Quattro dettagli del minuzioso lavoro di Antonio Marinoni per Case stregate.

Impossibile non allargare il raggio di questo pensiero ad altri ambiti professionali, fra i quali sicuramente c'è quello dell'illustrazione. Da questo punto di vista, a nostro avviso, il lavoro di Antonio e Simone sono emblematici. I libri per cui oggi sono stati selezionati, entrambi, hanno avuto tempi lunghi di progettazione, sviluppo e realizzazione. Tempi che potrebbero apparire eccessivi, ma che sono stati quelli necessari a che i libri arrivassero a quella forma definitiva. Il tempo è una componente decisiva per il lavoro progettuale e creativo, e va rispettato, perché come nota Sapper, le idee e le forme hanno tempi di sviluppo lunghi e profondi. L'illustrazione è un linguaggio, una tecnica narrativa, complessa, articolata. Ogni nuovo progetto editoriale a cui si applica ha tempi propri che vanno rispettati e che sono organici alla produzione di un risultato convincente.



Il lavoro di Antonio Marinoni per Case stregate, che passa in rassegna, attraverso la storia dei luoghi e delle case infestati da fantasmi, la storia dell'architettura e dei suoi stili, dall'antichità ai giorni nostri, ha richiesto un lavoro di documentazione lungo, impegnativo e approfondito. La quantità di riferimenti presenti nel testo di Massimo Scotti, studioso di letteratura comparata, ricchissimo di atmosfere e suggestioni storiche, artistiche e letterarie, ha trovato nelle illustrazioni di Antonio Marinoni un racconto visivo in grado di amplificarne la forza, la bellezza e la qualità.

Dallo sketckbook di Simone Rea, lavori preparatori per L'uomo dei Palloncini


Ne L'uomo dei palloncini, Simone Rea dovendo affrontare un testo completamente diverso da quello del libro precedente, le Favole di Esopo, si è trovato a di fronte alla necessità di cambiare completamente registro e tonalità narrativa. La ricerca di uno stile e di una tecnica nuovi, il distacco radicale dalla strada intrapresa con grande successo nel libro precedente, il lavoro sulla caratterizzazione delle figure umane, in particolare dei bambini, per un testo oggettivamente difficile da illustrare, perché astratto, lento, sintetico, ha richiesto un lavoro intenso e rigoroso di codificazione linguistica.



A volte l'editore scalpita, nell'attesa di un libro. Anche a noi capita, quando i tempi si allungano (e a Simone abbiamo dato il tormento); cerchiamo però, sempre, di evitare di forzare lo sviluppo naturale, organico, necessario che connota ogni progetto, mai stabilendo astrattamente tempi di consegna e termini che il più delle volte non rispettano la complessità dei compiti e la difficoltà oggettiva degli obiettivi che si affidano agli autori.
Se questa idea la abbiamo sempre avuta chiara, la vicinanza con il lavoro di chi illustra e scrive per noi, ci ha fornito continuamente testimonianze della sua importanza e verità, sulla base dei risultati, davvero emozionanti, raggiunti.



Per questo, oggi, la selezione alla Biennale di Bratislava di Simone e Antonio ci fa particolarmente felici, al di là dell'orgoglio personale, perché sembra indicare un'idea di libro, di progetto editoriale, di rispetto per il lavoro autoriale che, oggi più che mai, in un panorama editoriale che si dibatte fra modelli imprenditoriali desueti, improntati alla logica cieca del presidio degli scaffali delle librerie, afferma la necessità di cambiare insieme ai libri, il modo di farli.


mercoledì 20 maggio 2015

La rete dei libri/1: Libri e marmellata

Si inaugura oggi una nuova rubrica del blog: La rete dei libri. L'obiettivo è fare un censimento, per quanto parziale, dei blog che si occupano con continuità - anche se magari non esclusivamente -  di letteratura per ragazzi. Un tentativo analogo era già stato fatto, nell'ambito del prematuramente scomparso Gruppo Tessere, a partire da uno stimolo di Federica Pizzi. Dato che è stata Federica ad avere l'idea (ma anche a buttare via tutto il materiale già raccolto), ripartiamo da lei.
Abbiamo pensato a questa rubrica perché siamo convinti che ci siano molte persone che a titolo diverso, per passione o per professione, essendo genitori o librai, editori o promotori della lettura, si impegnano a parlare di libri per ragazzi e a diffondere la conoscenza. E, nel farlo, colmano un vuoto lasciato dai media. Tentano di colmarlo con passione e spesso con competenza, con dedizione e intelligenza, nel più assoluto disinteresse dei media - anche di quelli specializzati - ma rendendo ai ragazzi, alle loro famiglie, al mercato, agli autori, agli editori, ai librai, un grande servizio.
Ospiteremo blog grandi e piccoli, celebri o ancora sconosciuti. Porremo a tutti le stesse domande e concederemo a tutti lo stesso spazio. Non commenteremo: dopo tutto è un censimento. Se vorrete, visiterete il blog e ve ne farete un'idea personale.
Questo è tutto. Andiamo a incominciare

Nome del blog: Libri e Marmellata


Url: www.libriemarmellata.it

Di cosa si occupa?
Il blog racconta libri per bambini e ragazzi, in una fascia d’età che va dalla nascita all’adolescenza, con un occhio più attento alle novità editoriali, ma senza trascurare proposte meno recenti ma interessanti.

Chi lo fa?
Mi chiamo Federica Pizzi e da diversi anni coltivo un interesse per il settore della letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, sostenuto con letture e studi. Oltre a scrivere di libri, mi occupo dell’organizzazione di eventi di lettura ad alta voce (in particolare “Flashbook letture a ciel sereno”) e coordino un gruppo di lettura per ragazzi. Nell’ultimo anno il blog si è avvalso di alcune collaborazioni esterne, tra le quali le più assidue quelle di Fulvia Degl’Innocenti, scrittrice, e Vittoria Bravi, pedagogista

Federica Pizzi durante un evento di lettura ad alta voce, a Roma.
Quando e perché è nato?
Il blog è attivo dall'estate del 2012. È nato per gioco e per passione, per il desiderio di condividere un bagaglio di letture che si andava facendo sempre più ampio. Perché è divertente e stimolante raccontare albi illustrati e libri per ragazzi, perché scrivendo si ordinano le idee e si riesce, a volte, ad illuminare, rendendole chiare, le sensazioni della lettura.
Col tempo è proseguito anche per rappresentare un luogo di riferimento per chi, in sintonia con chi lo scrive, volesse orientare le letture dei suoi bambini o alunni (o anche le proprie).

Con quale frequenza viene aggiornato?
Due o tre volte a settimana.

Il primo post
E con Tango siamo in tre di Justin Richarson e Peter Parnell , illustrazioni di Henry Cole, Edizioni Junior

L’ultimo post pubblicato (20 maggio 2015)
La mia famiglia di Gianna Braghin e Vessela Nikolova, Bacchilega Junior

Il post più letto (al 20 maggio 2015)
La prima volta che sono nata di Vincent Cuvellier e Charles Dutertre, Sinnos

Il mio post preferito
Scelta difficile. Indico la recensione de Il leone e l’uccellino di Marianne Dubuc, Orecchio Acerbo



1000 battute per raccontare il tuo blog
In Libri e Marmellata si possono trovare recensioni piuttosto dettagliate scritte dopo lettura e riflessione su ciascun testo. Amo l’accuratezza, non sopporto la superficialità e la sciatteria.
Non è facile raccontare il proprio sguardo sui libri, io cerco di lasciarlo “a tutto tondo” perché gli aspetti che mi colpiscono in un’opera sono molteplici. Perciò non apprezzo molto la definizione “recensione”, preferisco dire che racconto i libri che mi sono piaciuti cercando di portarne a galla elementi d’interesse, sia per il mediatore, sia per l’appassionato, non dimenticando il destinatario principe, il bambino.
Alterno narrativa, albi illustrati, divulgazione e pubblicazioni destinate ai piccolissimi e cerco di offrire una panoramica ampia sulle case editrici del settore, prevalentemente italiane (manca ancora una visione internazionale, ma sto cercando di lavorarci).
Amo scrivere e quindi gli articoli che si trovano nel mio blog, pur se sostenuti dal doveroso corredo di immagini, sono ricchi di parole e di riflessioni, in una ricerca costante di un buon equilibrio tra “rigore dei contenuti” ed esercizio appassionato di interpretazione (spero sensibile).

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Non abbiamo la pretesa di sapere tutto. Quindi, se  avete un blog che si occupa con continuità di libri per ragazzi, segnalatecelo scrivendo a info[at] topipittori [punto] it indicando come soggetto del messaggio La rete dei libri. Abbiamo già pronti parecchi post pronti, quindi non saremo celeri, né a rispondere né a pubblicare. Ma cercheremo di non dimenticarci niente.
Grazie.

lunedì 18 maggio 2015

Brava, Beatrice!

[di Vittoria Negro]

Lo stupore, è una delle più belle sensazioni che si possono provare di fronte a qualcosa di inaspettato, ma in qualche modo atteso. Questo è quello che ho provato quando ho sfogliato I 5 malfatti la prima volta ed è ciò che vedo ogni volta che lo leggo con i bambini con cui lavoro. Anche gli insegnanti si stupiscono di fronte a una complicata semplicità che racconta di come, fatti ciascuno a nostro modo, possiamo essere unici, preziosi, intelligenti e sbagliati. Essere stupita è una delle cose che più mi piace, che lo stupore arrivi da un libro, un film, un gesto, una frase non è importante, lo è invece che succeda e non di rado. I bambini mi stupiscono continuamente con la loro attenzione sopraffina che arriva molto lontano, vedono anche ciò che non c’è ma potrebbe e questo libro è fatto apposta per loro.
E quando per I 5 malfatti ho trovato due seconde elementari, un bel gruppo di ragazzini con lo sguardo lungo, e due insegnanti che hanno visto nel libro (testo e illustrazioni) potenzialità grandi per affrontare temi quotidiani come le differenze di capacità, la timidezza, la lentezza, il disordine, la creatività dei loro alunni il gioco era già iniziato.
La lettura della breve storia è stata seguita con attenzione: tutti vicini, sfogliando il libro e cercando con lo sguardo nelle illustrazioni quello che le parole non raccontano, ma le immagini sì, e con dovizia di particolari, come l’espressione dei protagonisti, l’arredamento della casa, i colori delle coperte e il pavimento della storia, come ha osservato una bambina.

I cinque malfatti più il Perfetto. Illustrazione di Beatrice Allemagna.

Poi ci siamo messi a parlare del significato della parola malfatti:  il contrario di benfatti, un modo per dire che una cosa o una persona è sbagliata. Inizialmente molti i riferimenti all’aspetto esteriore, all’abbigliamento, alle forme e alle posture, poi un ragazzino sveglio e attento ha detto che potevano esserci anche cose che non si vedono nelle figure, cose immaginate, cose che poi la storia ci ha raccontato. Ancora: è stato detto che qualcosa è malfatto per qualcuno e non per un altro, per esempio chi è vegetariano pensa che sia malfatto chi mangia carne; è ritornata ancora  la parola sbagliato/a e due bambini hanno puntualizzato che sbagliato non è malfatto, malfatto non è sbagliato, ma diverso da quello che si può immaginare o credere che sia.

Alesha, autrice di questo disegno, è una bambina pachistana.
Per lei alcune parole del testo sono difficili, non per questo
 ha rinunciato alla sua interpretazione grafica del personaggio.
Alessandro è l’inventore del titolo di questo racconto di laboratorio.
Mi piace la spiegazione relativa alla scrittura  "brutta"
in quanto opera del suo malfatto.

Su questo punto, dopo un’animata discussione, ci sono state diverse affermazioni, ecco quella che ci ha convinti: un'addizione ha un risultato che è giusto oppure no; le altre cose, moltissime, per fortuna, possono avere diverse risposte e risultati, come accade per i Malfatti. Loro sono una possibilità, un risultato, anche giusto. A questo punto ho spiegato al gruppo che le illustrazioni e il testo de I 5 malfatti sono di un’unica autrice, Beatrice Alemagna, che ha pubblicato altri albi illustrati, ha uno stile molto personale e usa materiali differenti  per le sue illustrazioni; quindi, ho osservato che il testo e le immagini sono molto legati fra loro, perché vengono dalla stessa mano. E a questo punto, il bambino autore del titolo ha precisato: “Anche dalla stessa mente” e alla fine di questa chiacchierata ha aggiunto: “Brava, Beatrice!”.

Sofia: una doccia al succo di pesca, una doccia malfatta o sbagliata?
Oppure dolcissima? Questione di punti di vista. Nel disegno viene
ripreso il titolo e Beatrice Alemagna diventa bravissima!

I disegni che illustrano questo post riprendono in parte le cose che sono state dette, alcuni si rifanno alla storia, altri inventano nuove situazioni in cui i Malfatti sono protagonisti. Non tutti i personaggi ritornano nelle elaborazioni grafiche degli alunni. Grande successo per la Capovolta e lo Sbagliato. Osservandoli, si trovano particolari legati alle illustrazioni, le decorazioni dell’abito della Capovolta e i disegni di Sbagliato, insieme a variazioni personali, come la doccia con il succo di frutta e relativa pozzanghera. Per realizzare il Piegato abbiamo usato fogli di giornale, come nella tavola originale.

Davide: Capovolta e Bucato insieme, 
uno è sotto la doccia e l’altra, lo guarda.
Ludovica: altra Capovolta, notare il segno a zig zag
sotto la testa che indica il ritmo dei salti a testa in giù.

Mi sono molto divertita. Mi sono divertita  perché quando un libro mi piace tanto la vera prova la supera quando lo propongo ai ragazzini, quando con loro leggo, guardo, scavo, cerco e trovo. Certo con i libri belli è meglio, e i  libri belli ci sono, bisogna cercarli. Ripensando all’incontro, mi sono accorta che il Perfetto non se l’è filato nessuno; o, meglio, l’unica cosa emersa in proposito è stata la parola nullità che non è piaciuta molto, quasi un’offesa, perché “almeno una cosa tutti la sanno fare, anche se sono malfatti”, ha commentato un bimbo in genere piuttosto silenzioso.

Soraya: Capovolta al parco, per chi guarda l’albero
potrebbe essere appesa alle nuvole?

Altro particolare che mi ero persa, i fichi d’india. Dove abitiamo noi (Sardegna sud-ovest) ce ne sono davvero tanti, sui bordi delle strade, lungo i muri a secco in campagna, belli grandi, verde lucido dopo la pioggia e con frutti succosi a fine estate, proprio come quelli che circondano la rabbia del Bucato. E infine le pacche sulle spalle, quelle fanno la differenza: malfatti, ma, insieme, amici,  “in cricca” come dicono qua e se manca la perfezione pazienza, potremo cercare qualcosa di perfetto in ognuno, ogni giorno, anche una cosa piccola, perché tutto sarebbe troppo.

Elena: ha scelto il malfatto Piegato, e con gli accessori aggiunti
ha fatto il proprio autoritratto (capelli ricci e borsetta rosa con cuore).
Elias: Piegato sotto la pioggia.

Sentirsi tutti Malfatti, anche in una cosa sola (“Io non leggo molto bene”, mi ha detto sottovoce la bambina al banco vicino alla cattedra), avere punti di vista differenti e poterli mettere insieme con quelli degli amici, scegliere qual è il personaggio che non solo ci piace tanto, ma sotto sotto ci somiglia. Infine, la chiusa della discussione, da parte del filosofo della classe: “Comunque malfatti siamo un po’ tutti” e, poi, tutti a disegnare!

Gabriele: Sbagliato e i suoi lavori.
Marika: Sbagliato dipinge con un pennello rosso gocciolante.

Io ho scelto la Capovolta perché mi piace vedere qualcosa solo io, almeno qualche volta.
Ringrazio i bambini della scuola Primaria di Gonnesa, le insegnanti e la bibliotecaria che non smette mai di cercare modi per portare libri e storie a scuola.
E infine, una riflessione sul pavimento a quadretti della storia: a parte che già altri prima di noi ne hanno detto, vogliamo puntualizzare che il  pavimento della scuola primaria del Comune di Gonnesa, cittadina del Sulcis Iglesiente  è proprio uguale a quello a quadretti sul quale dorme il Molle e sul quale pedala lo Sbagliato: guardare per credere!


venerdì 15 maggio 2015

Uno fra cento

È stato pubblicato di recente un elegante volume che raccoglie cento albi illustrati che, secondo la documentata opinione di Martin Salisbury, possono essere definiti "grandi": 100 Great children's picture books. Un canone molto personale, fondato sulla collezione che Salisbury ha raccolto nel corso degli anni, dichiaratamente senza alcun intento di esaustività o di completezza. Un libro intelligente, denso di informazioni e di curiosità, che può farci scoprire libri per niente ovvi accanto a conclamati capolavori. Siamo stati molto orgogliosi di scoprire (nessuno ce l'aveva detto) che uno di questi libri è La coda canterina, di Guia Risari e Violeta Lopiz, che abbiamo pubblicato nel 2010.

Martin Salisbury così scrive:
La casa editrice milanese Topipittori è responsabile di un tal numero di bei libri da lasciarci nell'imbarazzo di dover scegliere. In questo libro Guia Risari - autrice e traduttrice - ci racconta la storia di un bambino che una mattina si sveglia con la coda. E non è neanche una coda qualsiasi: la sua, canta. E non si limita a cantare, ma canta in russo e non se ne sta mai ferma, per la prevedibile costernazione dei genitori del bambino e degli abitanti del villaggio.



Questo surreale concetto si è sviluppato in un libro graficamente sorprendente. Questa coda filiforme ne combina di cotte e di crude in ogni pagina del libro, danzando col testo e creando i motivi di una struttura di design perfettamente integrata. Stampato in due colori [in realtà, sono cinque, NdE] - rosso e una ampia gamma di neri - le illustrazioni di Lopiz sfruttano texture che si integrano con il segno grafico e con collage di materiale disparato.
Lopiz è nata a Ibiza, ma è cresciuta a Madrid dove - dice lei stessa - si è immersa nell'illustrazione e nella musica per compensare la perdita del mare e della natura della sua isola natale. Ha studiato con artisti del calibro di Javier Zabala, Linda Wolfsgruber e Josef Wilkon, ma dichiara che la sua più grande fonte di ispirazione è stata la sua infanzia. Attualmente a Berlino, Lopiz realizza illustrazioni per quotidiani e riviste europee, oltre a dedicarsi all'albo illustrato.


Abbiamo chiesto a Guia Risari di parlarci un po' di questo libro, che amiamo, ma che non  ha avuto una grande fortuna nel mercato internazionale. Ecco che cosa ci ha scritto:
La coda canterina è uno dei miei testi preferiti per il tono, la lingua, l'apparente levità e i tanti livelli di lettura possibili. È una storia surrealista nel senso più russo del termine. Mi sono ispirata a Checov, ma anche alle fiabe russe che mi hanno influenzata sin dalla più tenera infanzia. Al loro misto di stranezza, epopea e umorismo.
Il tono apparentemente burlesco nasconde molti temi essenziali. Il protagonista, Ivan, un giorno si trasforma, comincia a crescere, è diverso dal solito. E la coda, segnale e simbolo di questo processo, gli impone una distanza dalla famiglia e dal mondo degli adulti che sono obbligatori per esistere in quanto individuo distinto, con le sue irriducibili caratteristiche. 
Il viaggio degli altri intorno al mondo permette quindi a Ivan di stare da solo e di posizionarsi, e agli altri di aprire gli occhi, capire e relativizzare. È quindi una storia densa sulla crescita, la differenza, l'accettazione.



Questi i temi sottesi, che è bene che esistano, senza essere citati. Ci si può, ci si deve lavorare, ma solo indirettamente. Personalmente, coi bambini discuto del perché la coda viene rifiutata. Cosa infastidisce di lei? Cosa fa, in fondo, questa povera coda di male? Perché gli adulti ce l'hanno tanto con lei? E perché dopo il viaggio sono più felici e salutano la coda?
Non ho nessuna risposta da dare: solo domande. 
Da tempo ho imparato che i bambini hanno idee precise e in movimento, idee molto interessanti e aperte. Un piccolo cambiamento invece lo introduco quando punto l'attenzione sulla coda: chi la vorrebbe? Molto pochi. Quasi nessuno. 
Dopo che ho mostrato centinaia di code animali, però, ognuno vuole una coda. E per ognuno è diversa.  C'è la coda coltellino, la coda fabbrica gelati, la coda arrampichina, la coda che fa fiori.
Segno evidente che gli esseri umani hanno perso la coda, sì, ma possono sempre migliorare e farsela ricrescere.
In ogni caso, la coda, quest'appendice utopica, è necessariamente unica.

mercoledì 13 maggio 2015

Alieno!

A breve uscirà Alieno, la prossima faccia della app Facciamo! In questa occasione abbiamo rivolto ai suoi autori, Antonella Abbatiello, Stefano Baldassarre e Lorenzo De Tomasi, alcune domande sia per ripercorre le tappe più significative di questo progetto; sia, a poco più di un anno dal suo avvio, per farne un primo bilancio; sia per approfondire alcune tematiche legate al tema del 'pubblicare' soprattutto in relazione alle novità introdotte dalle nuove tecnologie. Buona lettura.



Topipittori. Dopo Alieno mancano solo tre app e Facciamo! sarà completo. Ci piacerebbe che ne ricordaste rapidamente la storia.

Antonella Abbatiello. Il progetto nasce da Facce, il libro che ho illustrato per voi con la sola tecnica di forbici e fogli colorati. Conoscevo da anni Stefano, graphic designer con molta esperienza nell’editoria, e Lorenzo che è designer dell’interfacce. Mescolando le nostre specifiche competenze ed esperienze, abbiamo subito visto in Facce la potenzialità per sviluppare un progetto più articolato, adatto soprattutto a sperimentare nuove modalità comunicative. Grazie al contributo di Gianluca Rotoni, ingegnere sviluppatore, così è nata Facciamo!, una app multilingue per dispositivi mobili, dove le venti facce presenti nel libro, trasformate in pixel, ampliano i contenuti cartacei in percorsi interattivi studiati per interessare, incuriosire, stimolare la creatività dei più piccoli.

 

















Stefano Baldassarre. Per passare dal libro alla app, abbiamo prima di tutto costruito un sistema codificato di identità visiva partendo dagli elementi di base del libro (forme, colori, lettering ecc.) per applicare in maniera coordinata e su tutti gli strumenti di comunicazione i valori fondanti ed estetici del progetto.

T. Quello che in pubblicità si dice 'costruire il brand'.

S. Esatto. Abbiamo per questo coinvolto anche un fotografo e un musicista che sostenessero e sviluppassero nel loro specifico campo l’identità del progetto.

Lorenzo De Tomasi. Non solo. Abbiamo ricevuto il contributo specialistico della psicoterapeuta dell’età evolutiva Laura Bastianelli per inquadrare tutto il progetto all’interno di più ampie tematiche dell’infanzia e al delicato ambito dello sviluppo cognitivo del bambino.


T. Per promuovere il progetto vi siete quindi posti come editori di voi stessi?

Autori. Sì, abbiamo immaginato di costruire un binomio inscindibile libro + app (libro che veicola la app e viceversa). Sono in effetti due strumenti che possono vivere in autonomia, ma che trovano la migliore espressione quando si complementano e integrano a vicenda. Per la promozione vera e propria, in mancanza di un vero e proprio piano marketing e di una indagine di mercato per individuare l’esatto profilo del pubblico di riferimento, abbiamo sviluppato il progetto di comunicazione in base alla nostra esperienza, autoproducendo brief e strategia, individuando i possibili canali e mezzi di comunicazione assumendoci da soli una grande responsabilità nel pubblicare il progetto.

T. In cosa consiste la responsabilità di chi pubblica?

A. Sarebbe… è! Si tratta di una responsabiiltà assolutamente centrale. Avendo un ambito di riferimento così delicato come quello dell’infanzia, la nostra prima preoccupazione – come detto – è stata quella di richiedere contributi specialistici. Abbiamo inoltre ricevuto il contributo dalla ricercatrice ed esperta di editoria per l’infanzia Leyla Vahedi, nell’attuale dibattito di ridefinizione del ruolo del libro per ragazzi in tutte le sue declinazioni dal formato cartaceo al formato elettronico. Altri collaboratori e professionisti, nella specifica qualità di genitori, hanno potuto contribuire attraverso suggerirmenti direttamente tradotti dalla loro personale esperienza.

T. E quindi anche non pubblicare sarebbe stata una scelta?

A. Certo. Nel nostro caso, non pubblicare avrebbe significato non dare una risposta progettuale a un bisogno, sentito da tutti noi, sia come genitori che come operatori del settore: il bisogno di app di qualità per l’infanzia, in un mercato dominato da prodotti commerciali, spesso non a misura di bambino e che non rispettano le sue specifiche esigenze.

T. A vostro parere che rapporto deve intercorrere tra pubblicazione e tecnologia?

A. Su questo fra noi si è aperto un lungo dibattito interno. Ci siamo infatti interrogati su quale fosse il modo migliore di applicare la tecnologia, tecnologia per altro oggi in grado di offrire grandi suggerimenti e suggestioni in termini di prestazioni. Ma abbiamo subito scartato la possibilità ad affidarci all’effetto speciale o al ‘pronto uso’. La tecnologia che sta dietro la nostra app è sostanzialmente ‘invisibile’ e orientata a sostenere i comportamenti naturali che mantengono i meccanismi classici del gioco, come il ritaglio della carta, la selezione dei singoli ‘pezzi’ e il tutto all’interno di un processo simile a quello della costruzione di un album di figurine. E non solo; le singole app infatti sono rilasciate una alla volta con scadenze mensili, per lasciare intatto il fascino dell’attesa paragonabile a quello della tradizionale uscita in edicola del giornalino o albo illustrato. Ecco proprio adesso è arrivato il nostro Alieno.

 


















T. Bellissimo, come tutte le altre facce della app. E quanto ai rischi paventati dai genitori nell'utilizzo delle app?

A. Ci siamo posti in modo molto serio e con particolare attenzione un delicato problema di igiene comportamentale sia per quello che riguarda il rischio di utilizzo compulsivo del dispositivo (che segnala sempre la presenza del genitore), sia per quello che riguarda il rischio legato all’esposizione ai campi elettromagnetici. Infatti la tecnologia contenuta nel progetto mette al riparo da questi rischi attraverso specifici accorgimenti.



T. Ancora una domanda, questa volta più commerciale: come può una app come Facciamo! raggiungere il suo pubblico? Che canali avete cercato?

A. Il nostro interesse non è solo verso la diffusione della app. Consideriamo infatti Facce e Facciamo! un progetto integrato a misura di bambino che può prendere altre forme, come quello del laboratorio gioco-didattico da realizzare in scuole, ludoteche e biblioteche, o del percorso espositivo d’avanguardia da diffondere localmente sul territorio attraverso un sistema codificato, con linee guida alle quali attenersi. Questa fase è attualmento allo studio.


Per comunicare il progetto, abbiamo poi pianificato una serie di strumenti e di azioni da intraprendere. Come prima cosa, è stato realizzato un sito completo di tutte le informazioni per una loro immediata rintracciabilità. Ma questo non era sufficiente, perciò ci siamo attivati su più piani. Da una parte, per avere visibilità, abbiamo partecipato e partecipiamo a eventi e manifestazioni di primo piano (come al Bologna Children Book Fair, lo scorso anno, con il corner al vostro stand dedicato a Facciamo!); dall’altra, per ottenere credibilità, abbiamo iscritto il progetto a vari premi prestigiosi. Nel 2014 abbiamo vinto il DEA ovvero Digital Experience Awards; inoltre, il progetto è stato selezionato dall’ADI Design Index, ottenendo la candidatura al Compasso d’Oro e ha ottenuto anche il Premio Eccellenze del Design nel Lazio. Infine Facciamo! è stato molto seguito dalla stampa, per esempio Wired ha parlato di noi.

T. E in futuro?

A. Malgrado il progetto sia quasi completato, quella della comunicazione è per noi ancora una fase sperimentale e da migliorare. Per esempio, per le app pubblicate su Apple Store dobbiamo tenere presente le precise esigenze dello store stesso: una finestra aperta su un mercato mondiale, una straordinaria opportunità, ma con regole molto complesse legate ai sofisticati meccanismi della visibilità in rete e quindi della vendita.


T. In che direzione pensate potranno essere diffusi e utilizzati Facce e Facciamo!?

A. Quando sono nati Facce e Facciamo!, abbiamo capito subito che il progetto aveva in sé moltissime potenzialità, quello che noi riteniamo sia la sua forza intrinseca. Il progetto, infatti, può raggiungere pubblici anche molto diversi tra loro, ma in alcuni frangenti paralleli o addirittura intersecabili. Può parlare ai bambini e ai genitori e alla scuola ovviamente, ma può parlare all’interno di ambiti più ampi e specifici come la tecnologia, la psicologia, la nuova editoria...

T. Insomma, pensate a un lavoro di ricerca e formazione oltre che di promozione.

A. Esatto, come accade con tutti i progetti davvero innovativi in questa fase di grande cambiamento tecnologico e culturale.



Trovate il racconto delle origini di Facce e Facciamo! nel film Un pezzetto di carta rosso. Una descrizione di Facce e Facciamo! si trova nel film Un libro e una app a misura di bambino.

martedì 12 maggio 2015

Portare i libri nelle scuole, come Obama.

Proprio ieri, Chiara Rapaccini nella sua pagina FB lamentava l'accidia degli italiani, che pensano più a lamentarsi che a fare. E raccontava che in Portogallo, invece, è tutto un fiorire di idee e di iniziative, anche se i soldi non ci sono o - meglio - ce ne sono meno che da noi, che siamo un paese ricco.

Proprio ieri abbiamo scoperto che negli Stati Uniti c'è un programma del Presidente Barak Obama per la promozione della lettura e l'accesso alle biblioteche, per la valorizzazione degli insegnanti migliori e il finanziamento delle eccellenze nelle scuole dei quartieri e delle regioni più disagiate: 10 miliardi di dollari e l'impegno personale di uno dei potenti della terra.

Capiamo Chiara e il suo punto di vista. Non ce la sentiamo di criticarla perché in fondo ha ragione. Ma queste iniziative e di idee fioriscono anche in Italia. ce ne sono millanta. C'è un sacco di gente che si dà da fare senza risorse, nel più totale silenzio e disinteresse da parte dei media, della politica, dei colleghi, degli altri in generale. E le poche risorse disponibili (economiche, di comunicazione) si concentrano su iniziative spesso inefficaci, se non maldestramente pensate e realizzate.

Così ci tocca suonarcela e cantarcela da soli. Vogliamo portare i libri in una scuola di Torino. Non una scuola qualunque: una primaria di un quartiere complicato, dove insegna una maestra capace e attenta, ma tragicamente priva di risorse. Non ci parrebbe bello regalare i nostri libri: chi l'ha detto che sono destinati a piacere, che sono quelli giusti per il percorso che questa insegnante ha pensato? Così, in collaborazione con Federico Novaro Libri e la libreria Il mondo delle Meraviglie, abbiamo pensato di coinvolgere le persone che conosciamo in un evento fuori Salone. 


Faremo una gigantesca illustrazione con gli illustratori (e i non-illustratori) volontari che si presenteranno alle 19 del 15 maggio in via Baretti 31 a Torino (metro Marconi). Questa illustrazione collettiva sarà tagliata in tranci, come una pizza. E i tranci saranno venduti a chi li vorrà acquistare la sera stessa. Tutto il ricavato sarà destinato alla maestra Maria Campagna della Scuola Elementare Anna Frank, che beneficerà anche del 15% di sconto, graziosamente offerto dalla libreria, per l'acquisto dei libri che le servono per lavorare in classe.
Ci saranno anche pane, burro, rapanelli e vino, offerti a prezzi calmierati da Federico Novaro Libri per finanziare l'attività di uno dei siti più colti e intelligenti di critica letteraria ed editoriale.

Siete illustratori?
Venite a disegnare per una buona causa (e magari a comprarvi un trancio di illustrazione). E fateci sapere se venite. Ci saranno carta, pennarelli, qualche pennello dei colori acrilici, ma portatevi quel che vi piace e vi serve per disegnare in grande.

Non siete illustratori?
Venite comunque. Vi lasceremo disegnare un po', se vorrete. Potrete mangiare cibo sano e a chilometri zero, alla faccia delle multinazionali dell'Expo. E potrete aiutarci a portare i libri nelle scuole dei quartieri più difficili. Proprio come Obama.
Tutti i dettagli li potete leggere sul volantino. Se volete sapere qualcosa di più, c'è un evento FB

[Come tutte le iniziative di promozione della presenza dei libri nelle scuole, anche questa è Creative Commons: se volete rifarla a casa vostra, fatela. Vi servono: una brava maestra; una scuola senza libri; una libreria; fogli di carta grandissimi; molti illustratori; molti amici; e la voglia di darsi da fare. (Se la rifate, però, ricordate di avvisarci e di ricordare che l'idea è di Federico Novaro, dei Topipittori e della Libreria Il Mondo delle Meraviglie).]

lunedì 11 maggio 2015

Alle radici dell'albo / 2: Imparare dalla meraviglia


I libri per bambini sono «i residui di un mondo di sogno». Così, almeno, affermava Walter Benjamin, che ne era anche un avido collezionista. Lo interessavano particolarmente gli ABC, gli alfabetieri, gli abbecedari. Si dice che, nelle pagine dei libri per ragazzi, Benjamin trovasse modo di immergersi in un'infanzia perduta: un mondo incontaminato, ancora lontano della regole vincolanti della funzionalità e dell'utilità. 



Questa interpretazione, mi lascia qualche perplessità. Infatti, non c'è niente di più funzionale e utilitaristico dell'ABC. Non è infatti un caso che i primi prodotti pensati appositamente per l'infanzia fossero i primer, gli horn book: piccoli strumenti per far conoscere e imparare al bambino le lettere dell'alfabeto con il quale avrebbe composto e conosciuto il mondo. E che la rivoluzione della didattica e dell'albo illustrato sia partita proprio dall'apprendimento dell'ABC attraverso le immagini (un evento del quale abbiamo scritto qui).



L'alfabeto illustrato è una delle grandi innovazioni della fine dell'Ottocento: lo sviluppo delle tecniche tipografiche e di riproduzione delle immagini hanno permesso, in quell'epoca, di rispondere adeguatamente a una nuova, potente domanda, che veniva da una borghesia ormai consolidata, che voleva rendere l'apprendimento più facile e fluido, anticipandone i tempi dell'alfabetizzazione e piegando anche la stanza dei bambini alla logica utilitaristica e ai nuovi modi di produzione, che esigevano una forza lavoro più qualificata, alfabetizzata e istruita. 



Artisti come Walter Crane, del quale qui riproduciamo The Absurd ABC (John Lane Bodley Head, 1874) e The alphabet of old friends,  (George Routledge & Son, 1874),  Randolph Caldecott e Kate Greenaway, sotto l'egida di un editore del calibro di George Routledge e con l'assistenza di uno stampatore sopraffino (Edmund Evans), si sono dedicati a questo scopo. E cogliendo lo spirito del tempo, hanno immaginato che si potesse stimolare l'apprendimento non con disciplina e bacchettate, ma attraverso l'esposizione al meraviglioso, all'inusitato, all'assurdo, al surreale e, in ultima istanza, alla bellezza.



Negli ultimi anni, c'è stata una reviviscenza dell'alfabeto assurdo e surreale. Noi Topi avevamo pubblicato ABC cercasi... di Gwenola Carrère nel 2009 (qui la lettura di Anna Castagnoli); ma abbiamo trovato notevoli anche questo e questo e questo