martedì 3 marzo 2015

I Martedì della Emme / 20: Per essere liberi

[di Alessandra Mastrangelo]

Se in casa non mi è mai stato possibile trovare una copia di Alice nel paese delle meraviglie - mia madre lo riteneva un libro “troppo moderno” [sic!] - è facile immaginare quanto improbabile potesse essere per me, bambina, l’incontro con un libro Emme, sebbene io sia nata proprio nell’anno di avvio della casa editrice. Cosicché il primo libro Emme che ricordo di avere avuto per le mani non è per bambini. Erano i primi anni Ottanta e, ormai all’università, mi capitava di trascorrere diversi sabato pomeriggio al Libraccio, dove amavo starmene tra casse di libri usati da sistemare. Quel chi mi interessò, allora, de Il problema inventato di Marcello Bernardi (Emme, 1971), prima ancora dei contenuti, fu la frequenza con cui mi capitò di avere a che fare con lui e col suo “seguito”, La maleducazione sessuale (Emme, 1977).

Con tutta evidenza erano stati dei best-sellers e ora, sfumata l’urgenza della necessità, in tanti se ne liberavano. Ma di che tipo di best seller doveva essersi trattato all’epoca? Anzi, di long seller, considerate le continue ristampe. Mi informai sull’autore: un pediatra tanto popolare – anche per Il nuovo bambino (Milanolibri, 1972) – quanto scomodo per le sue idee antiautoritarie, utopiche forse, certo rivoluzionarie perché libertarie. Per la sua considerazione dei bambini non come piccoli incapaci da ammansire e ammaestrare, ma come maestri cui gli adulti devono prestare attenzione, tempo, rispetto, autenticamente.
«Pensare che il bambino debba essere educato e l’adulto no è addirittura ridicolo. Se si ammette, e non vedo come sia ragionevolmente possibile il negarlo, che l’educazione sia un’operazione dialettica di cui la persona è soggetto, e non oggetto, e che costituisca la spinta primaria a ogni momento evolutivo, non si comprende per quale motivo l’adulto possa farne e meno».

 Forse non è stata una coincidenza il fatto che Il problema inventato sia stato il primo volume della gloriosa Il Puntoemme, collana di saggistica capace di affrontare con determinazione e coerenza, nel corso di una quindicina d’anni, argomenti di carattere pedagogico da punti di vista sempre critici e originali.

Bernardi non è il solo, in quegli anni, a indicare i bambini come la parte di sé che l’adulto ha dimenticato e con cui deve riconciliarsi, mettendosi sullo stesso piano, con curiosità e lealtà. Insieme a lui Rodari, Lodi, Malaguzzi, il Movimento di Cooperazione educativa, l’amico di una vita Roberto Denti e tanti altri che hanno scelto di percorrere le loro strade dando la mano ai bambini, spesso lasciandosi guidare da loro.
«Come si fa ad avere la possibilità di soddisfare i propri desideri, se non si riesce ad andare oltre i desideri suggeriti dagli altri? Per essere liberi di fare qualche cosa bisogna sapere che cosa fare e se non si ha della fantasia si può sapere soltanto quello che gli altri vogliono sia fatto.»

Bernardi era un medico, ma il suo sguardo non aveva l’arroganza di voler medicalizzare il mondo che invece amava affrontare con stupore e allo stesso tempo con disincanto. Mai per compartimenti stagni, tutto è degno di interesse e interrelato, niente può essere insegnato, se non con l’esempio diretto perché si impara facendo.




















«Se dovessi dare retta alla mia esperienza potrei dire che il bambino generalmente diffida dell’adulto. Ciò che l’adulto gli propone (impone) non è sempre accolto con entusiasmo. Questo della scatola del dottore mi sembra un esempio abbastanza dimostrativo. Quando il bambino gioca al dottore  vuole divertirsi col corpo umano, col suo, con quello dei compagni e delle compagne, col corpo vero, caldo, pieno di segrete seduzioni, di affascinanti divieti… non con uno stetoscopio e un martelletto per i riflessi o un laccio emostatico. Il bambino che gioca al dottore non vuole, penso, imparare a fare il dottore. Vuole trasgredire un tabù. Che si potrebbe supporre sia appunto il tabù del corpo umano come giocattolo.»

Nessuna regola preconfezionata può educare un bambino; nessuna scuola dà strumenti per riconoscere la natura che ci è propria ma soltanto costringe a calpestare solchi già tracciati da altri senza un perché comprensibile.
«[…] all’atto pratico, è ben difficile trovare due persone che siano d’accordo su ciò che debba intendersi per educazione sessuale, su ciò che si dovrebbe fare, dire e insegnare. […] non si tratta di costruire un sistema teorico, filosofico, politico, o economico, piuttosto che un altro; si tratta di concedere ai nostri figli la possibilità di essere uomini felici, liberi, responsabili. Si tratta, tutto sommato, di non interferire nel loro divenire, di non condizionare il loro futuro, di non mettere in crisi, al limite, le loro ragioni di vita.»

Molti anni dopo ho ritrovato l’intelligenza luminosa e caparbia di Bernardi negli scritti di altri educatori che hanno esplorato territori confinanti a quelli percorsi da Bernardi, con lo stesso entusiasmo e la stessa intolleranza per i luoghi comuni e le tante ipocrisie pseudoeducative che zavorrano le giornate di bambini e ragazzi: da Giuseppe Pontremoli in Elogio delle azioni spregevoli a Fabio Pusterla con Una goccia di splendore, a Franco Lorenzoni, I bambini pensano grande. Cronaca di una avventura pedagogica, ad esempio.
Ma quando l’anno scorso mi sono imbattuta in Make Love. Un manuale di educazione sessuale, di Ann-Marlene Henning e Tina Bremer Olszewski, (L’Ippocampo, 2013) mi è tornato in mente Bernardi e mi sono chiesta cosa ne avrebbe detto. Credo l’avrebbe tenuto nella sua libreria.


Alessandra Mastrangelo vive a Bergamo. Siccome non può stare senza almeno un libro sotto agli occhi, 25 anni fa ha pensato che occuparsi di biblioteche potesse esserle d'aiuto. Non si sbagliava, perché sta continuando a farlo. È un'accumulatrice seriale di carta sotto varie forme: libri, giornali, scatole, calendari, carte da pacco, carte di agrumi, cataloghi di quasi tutto, carte da gioco orfane. Quintali, poi, le immagini ritagliate: era il 1968 quando ha infierito per la prima volta su un Postal Market della nonna. Tra le cose che le piacciono: visitare un museo senza incontrare nessuno fino all'uscita, scoprire che c'è un giardino botanico dove non è ancora stata. Quanto al suo noto interesse per il cibo, c'è troppo poco spazio per scriverne.

Dal nostro catalogo, Alessandra Mastrangelo ha scelto in regalo C'era una volta una bambina di Giovanna Zoboli e Joanna Concejo.

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, le trovate  qui.
Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria

I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine
I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!  
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci

I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia

lunedì 2 marzo 2015

Una dieta di immagini

 - 1 - Qualche tempo fa, una coppia di amici mi ha chiesto un consiglio: a quale illustratore affidare la realizzazione di un libro in copia unica per la figlia adottiva, una cosina di neanche un anno. «Per quando sarà in grado di usarlo,» hanno pensato di dovermi spiegare.

Questa idea mi era piaciuta moltissimo. Non è tanto il fatto di pensare a realizzare un oggetto esclusivo, un unicum, per una bambina (quella è l'unica parte della vicenda che mi lascerebbe delle perplessità, se non conoscessi molto a fondo queste persone), quanto l'intento di preparare un bagaglio di immagini per una creatura che si affaccia al mondo: un libro pieno di figure, le sue figure, che la accompagnino nel difficile percorso della crescita. Un viatico personale, una dieta iconografica studiata apposta per lei da genitori amorevoli, che si accompagnerà ai libri che le compreranno, le leggeranno, le regaleranno, ma anche alle immagini appese alle pareti di casa, alle fotografie sulle consolle e sui comodini, alle decorazioni delle piastrelle del bagno, ai libri che i genitori hanno scelto per sé, alle cose che le faranno vedere quando la porteranno nei musei, nelle gallerie, in giro per il mondo e a zonzo per il quartiere.



-  2 - Immaginate la sorpresa nello scovare, fra le pieghe della biblioteca digitalizzata della Library of Congress qualcosa di molto simile. La data è il 1862. Il destinatario era Jonas, un bambino danese di tre anni. Si tratta di uno scrap book, uno zibaldone di immagini raccolte per il divertimento del piccolo dal nonno, il giurista Adolph Drewsen, e da un suo caro amico, l'eclettico Hans Christian Andersen che, come quasi tutti sanno, oltre che scrittore di fiabe era anche un eccellente disegnatore di silhouette. (Non voglio sottrarvi il piacere di sfogliare questo libro da cima a fondo: potete farlo qui. E qui trovate una scheda bibliografica)



Il libro raccoglie in 140 pagine immagini ritagliate, colorate e montate da Andersen e Drewsen. Le fonti sono principalmente riviste danesi, inglesi e  tedesche. Su 19 fogli si trovano anche rimette scherzose di pugno dello stesso Andersen. La cosa sorprendente è l'estrema varietà delle immagini e il loro essere ben lontane da ciò che gli adulti (almeno, quelli di oggi) ritengono possa essere interessante per un bambino. Si trovano scene di natura, una grande varietà di animali, sia domestici sia esotici, personaggi di tutti i periodi storici, semplici decorazioni, oggetti di uso quotidiano, ritratti di personaggi, con e senza nome. Spesso le immagini sono composte, sia a scopo decorativo sia per creare situazioni narrative.


- 3 - Incuriosito, ho fatto un po' di ricerche su Internet e ho trovato riferimento ad altri tre libri dello stesso genere, realizzati da Andresen e Drewsen, per le tre nipotine di quest'ultimo: Rigmor (il suo libro è ora nelle mani di un collezionista norvegese); Astrid (il cui Billedbog conservato a Odense è sfogliabile qui); e Christine Stampe (il cui scrapbook dovrebbe essere sfogliabile qui, ma sembra che il link non funzioni). Di quello dedicato a quest'ultima, e  conservato presso la Royal Library di Copenhagen, nel 1984 è stata realizzata un'edizione a stampa, completa di commento e note. Ne esiste  anche un'edizione italiana, pubblicata nello stesso anno da Mondadori. Ne ho trovata una copia e fra qualche giorno arriverà.

Dunque, il libro per Jonas della Library of Congress era l'ultimo di una serie. E il magistrato danese, che nelle cronache del tempo veniva definito uso a «spaccare il capello in quattro», doveva avere un piano, un progetto organico per realizzare nell'arco di dieci anni quattro di queste raccolte di immagini e per coinvolgere il suo amico Andersen, che all'epoca era uomo ricercato nell'alta società e sicuramente a corto di tempo.



Sulla ragione che abbia spinto due seri gentiluomini di metà ottocento a dedicare tanto tempo ed energie alla realizzazione di repertori di immagini destinate a bambini possiamo solo formulare ipotesi. Gli scrap book erano diffusi nelle famiglie borghesi dell'epoca, ma destinate a intrattenere e divertire gli adulti. A me piace pensare che questi due abbiano anticipato le idee sviluppate da Walter Benjamin e abbiano pensato di sfruttare le immagini riprodotte e decontestualizzate per creare nuove narrative. Che avessero compreso l'importanza che le immagini avrebbero assunto per quei bambini, una volta che fossero diventati adulti, prefigurando il successo della fotografia (all'epoca agli albori) e l'avvento della cinematografia. Non so quanto questo abbia senso, ma mi piace pensare che ci siano nonni che riescono a guardare al futuro pensando a quali saranno i bisogni dei loro nipoti e preparando il terreno perché questi non si trovino smarriti in una terra incognita. Di nonni così avremmo un gran bisogno, oggi.



- 4 - E le famose silohuette di Andersen? Nei due libri che ho visto ce ne sono poche, ma sono il momento più emozionante della lettura.  Eccone qui alcune, tanto per chiudere in bellezza.




[Mi accorgo a lavoro fatto che a questo manoscritto aveva accennato Anna Castagnoli qui. È bello sapere che le idee e i percorsi di ricerca girano, girano, girano e ogni tanto si incontrano nei posti più impensati. Ma è sempre e comunque doveroso rendere merito a chi passa prima di noi da qualche parte.]

venerdì 27 febbraio 2015

Racconta la storia di un coniglio

L'editoria italiana scopre la letteratura per ragazzi. Ovvero molti editori italiani non per ragazzi si cimentano in essa, inaugurando collane, proponendo pubblicazioni eccetera. Perché? Una delle spiegazioni, come hanno scritto alcuni fra coloro che hanno osservato il fenomeno, è che l'unico settore dell'editoria che oggi funziona, si fa per dire, meglio degli altri, è quello dei libri per ragazzi, in particolare gli illustrati. La motivazione lascia un po' perplessi. Pensate alla credibilità che sarebbe attribuita a Topipittori il giorno in cui si mettesse a editare saggistica universitaria per la sola ragione che questa è il solo settore trainante dell'editoria.
Di solito, alla base di una buona produzione libraria ci sono competenze, vocazioni, esperienze. Altrimenti il sospetto che ci si improvvisi, è legittimo.


Eppure, curiosamente, l'ingresso di case editrici non per ragazzi nella letteratura per ragazzi viene salutato dalla stampa con entusiasmo degno di migliore causa. La stampa e i media in generale, che sempre si sono disinteressati di libri per ragazzi, ecco che parlano di libri per ragazzi: a spingerli è la fiducia nei confronti di editori di cui fino all'altro ieri hanno recensito i libri non per ragazzi, cioè di editori che conoscono bene e con cui hanno relazioni. Magari questi editori non sanno nulla di letteratura per ragazzi, ma i recensori si fidano di loro: spesso sono editori di qualità quindi qualsiasi cosa facciano, anche se mai prima si sono occupati di libri per ragazzi, sicuramente è buona. E magari sì, lo è. Ma magari no. In ogni caso, il fatto di conoscersi e frequentarsi da tempo non dovrebbe essere sufficiente a stabilire un buon operato: stiamo parlando di libri, stiamo parlando di bambini, di ragazzi. Tutti argomenti seri.


Ci si chiede perché accada questo. La ragione è antica. E risiede in quel pregiudizio a proposito dei libri per i bambini e i ragazzi, che è come l'Idra di Lerna: per quanto tu gli tagli una testa gliene ricrescerà sempre un'altra, anzi peggio, altre sei o sette. E cioè: gli adulti si fidano degli editori seri e degli autori seri. E gli autori e gli editori seri sono quelli che fanno le cose serie, che poi sono i libri per loro, gli adulti. Chi sono, invece, gli editori per ragazzi? O gli autori per ragazzi? Chi li ha mai sentiti? Da dove escono? Come nascono? Non è puerile fare libri per ragazzi? Scriverli? Illustrarli? È chiaro che questa è un'attività di ripiego, pensano gli adulti che nulla sanno di libri e di letteratura per ragazzi: chi non riesce a fare libri “per grandi”, sceglie i libri per ragazzi: cioè la serie B. Un po' come succede nella storia della volpe e l'uva.
Spesso mi viene chiesto: Ma perché non scrivi?
Veramente io scrivo, rispondo.
No, ma io dico proprio scrivere scrivere, replicano.


Con questo intendono “scrivere per grandi”. Costoro non sanno nulla di letteratura per ragazzi, ignorano l'evidenza che fra i più grandi capolavori della storia della letteratura ci sono libri per ragazzi, informazione che potrebbe venare di una sfumatura di dubbio la loro sicumera. Ma no, non gli interessa. Pervicacemente, alimentano la loro idea di letterature di serie A e B: anche se sono lettori forti, anche se sono intellettuali.


Ho anche incontrati scrittori sarcastici e beffardi alla solo idea di avere a che fare con qualcuno che si occupa di libri per ragazzi. Persone che poi, magari, qualche anno dopo averle incontrate, dopo la nascita di un bebè o alla comparsa della prima ruga, hanno scritto un libro per ragazzi (chiunque ne può scrivere, questo è noto: persino Elisabetta Gregoraci e Madonna), e inalberato l'aria di quelli che con la loro opera stanno segnando la svolta ante quem e post quem nella letteratura per ragazzi.


D'altra parte, se questo capita, se questo pregiudizio esiste, una fetta di responsabilità è anche del comparto dell'editoria per ragazzi. O meglio, di quell'editoria per ragazzi che ha pubblicato libri approssimativi e malfatti, dozzinali, mal progettati e pensati, in stretta economia di risorse materiali e intellettuali: prodotti che fanno pensare che per realizzare libri per ragazzi non siano necessarie competenze, esperienze, vocazioni, e questi siano alla portata davvero di chiunque.
Perché - oggi tendiamo a non ricordarlo -, ma anche prodotti popolarissimi potrebbero essere di ottimo livello.


La qualità non è, come tendiamo a pensare,  prerogativa di una élite.  Se questa, oggi, è la nostra convinzione, forse è perché chi avrebbe dovuto occuparsi della qualità di prodotti popolari, ha smesso di pensarci, buttandosi su produzioni a bassissimo costo (il che significa anche, nel corso del tempo, abbassando tutto il livello della filiera professionale del libro: gli incompetenti costano, in genere, meno dei competenti. Questo potrebbe anche spiegare l'impressione che oggi, nelle case editrici, non siano molti quelli che sanno riconoscere un buon prodotto da un altro. Per cui nel momento in cui nasce l'esigenza di alzare il livello di qualità pochi si rivelano in possesso degli strumenti e della competenze per realizzarla. La confusione fra incompetenza e cinismo impedisce di capire qual è il problema di tanta produzione attuale). Basti dire che in Italia ci siamo talmente disabituati a riscontrare la qualità di testi, immagini e design nei libri per bambini e ragazzi che da oltre un decennio i libri “di qualità” sono stati sospettati di essere libri per adulti camuffati da libri per ragazzi. Paradossale.


Ma se questo è stato possibile nel mondo dell'editoria per ragazzi, se si è potuto agire indisturbati in questa direzione, ciò è avvenuto anche in virtù di un ambiente intellettuale, di addetti alla cultura che non hanno sorvegliato, monitorato, mostrato interesse e attenzione, cioè svolto la funzione critica che gli sarebbe dovuta competere, su un intero comparto editoriale. Semplicemente si è partiti dal presupposto che in un comparto di serie B sia un'ovvietà, che la qualità sia, costituzionalmente, sempre bassa. La prova del nove di questa situazione è che i media, le terze pagine dei quotidiani e non solo, si occupano di bambini e ragazzi e di prodotti culturali per bambini e ragazzi, esclusivamente quando questi diventano “casi”, assurgendo a fenomeni globali, come è stato, per esempio, nel caso di Harry Potter, Peppa Pig, Geronimo Stilton, Twilight, Tre metri sopra il cielo e via discorrendo. Fenomeni che i media affrontano sistematicamente eludendo un discorso critico, puntuale e competente, e al suo posto sostituendo la descrizione del fenomeno di costume.


Non sono fatti nuovi, Ursula Nordstrom, editore americano della Harper Children's Books, negli anni Cinquanta si scontrò con lo stesso pregiudizio, quando le fu offerta la direzione della divisione narrativa per adulti della casa editrice: The implication, of course, was that since I had learned to publish books for children with considerable success perhaps I was now ready to move along (or up) to the adult field. I almost pushed the luncheon table into the lap of the pompous gentleman opposite me and then explained kindly that publishing children’s books was what I did, that I couldn’t possibly be interested in books for dead dull finished adults, and thank you very much but I had to get back to my desk to publish some more good books for bad children. (L. S. Marcus, Dear Genius, HarperCollins).
È famosissima una sua battuta amara, sull'idea che gli intellettuali a capo dei comparti reputati “seri” delle case editrici, cioè quelli dedicati alla produzione libraria per adulti, avevano dei libri per i piccoli: «Racconta la storia di un coniglio e falla illustrare a tuo cugino.»


Per rimediare a questo pregiudizio dannoso e pervasivo, è stato fondamentale in questo ultimo decennio, in Italia, il lavoro, svolto da tutti gli editori per ragazzi che hanno lavorato a costruire negli adulti una idea diversa di letteratura e di libri per ragazzi, a formare un pubblico nuovo, informato e aperto. Un lavoro capillare di documentazione, informazione e critica presso librai, bibliotecari, genitori, insegnanti, educatori; un lavoro grande condotto primariamente sui libri, sui prodotti editoriali, riportati a livello di una editoria europea consapevole e competente, proponendo nuove iconografie, autori, grafici, illustratori, temi, storie, immagini, generi, scritture, punti di vista.


Bene, oggi gli editori “seri”, quelli per adulti, con il loro arrivo nel settore rivelano al mondo della cultura italiana che, incredibile, esistono buoni libri per ragazzi, e spiegano a tutti che sì, è possibile fare buoni libri per ragazzi. La ricetta è semplice: basta avere un marchio autorevole, affidabile, conosciuto e mettere al lavoro autori seri, autorevoli e conosciuti: meglio se autori per adulti. Siamo grati di questa lezione, noi che ci occupiamo da tempo di libri per bambini e ragazzi, con serietà, competenza, esperienza e vocazione. Noi editori per ragazzi, che ce ne occupiamo con successo, in tutto il mondo, ma nell'inscalfibile, granitico disinteresse del nostro Paese e dei nostri intellettuali. Noi che ce ne occupiamo non perché questo sia l'unico settore trainante dell'editoria, ma perché questi sono libri fondamentali e meritano tutto l'interesse e l'attenzione possibili. Perché forse va ricordato: da sempre e non da oggi, tempi di crisi, i lettori piccoli sono quelli che domani diventeranno grandi.


[Abbiamo pensato fosse giusto corredare questa riflessione con le immagini delle copertine di alcuni fra i più significativi saggi dedicati alla letteratura per ragazzi, illustrata e non. Ci sembra infatti doveroso sottolineare come sia possibile (e senza troppa difficoltà) per un editore, un autore, un critico, un giornalista, un insegnante, un genitore costruirsi una competenza in tema di libri per bambini, imparare a distinguere il grano dal loglio, manifestare un rispetto profondo per chi più di ogni altro, da secoli, contribuisce alla produzione di lettori: autori, illustratori ed editori di libri per ragazzi.]



[Alcuni parziali approfondimenti sulla letteratura critica e storiografica dedicata al libro per l'infanzia, e all'illustrazione in particolare, sono stati pubblicati in questo blog, sotto la rubrica "Leggere l'illustrazione".]

mercoledì 25 febbraio 2015

Topipittori blog: greatest hits secondo me

[di Lisa Topi]

Tavole di Maria Clara Eimmart
dal post Sposare un geometra e andare sulla luna.
Due settimane fa, durante una riunione di redazione, ci siamo accorti che il blog aveva appena registrato la milionesima visualizzazione. Dopo qualche giorno, all’anonimo(a) visitatore abbiamo dedicato questo post. E ci è venuta l’idea di raccontare, ognuno di noi, la propria relazione con il blog Topipittori.

Incontrai per la prima volta i Topi nel maggio del 2010, grazie a un bellissimo anno in tasca e alla sua autrice. Però, quando li rividi al colloquio, l’estate scorsa, ero piuttosto nervosa: leggendo il blog sapevo tantissime cose di loro.

Che sono esperti bibliofili, per iniziare – questo avrei potuto intuirlo dalla fornitissima libreria che tappezza le pareti della casa editrice, ma tant’è... Eccovi uno, due, tre, quattro, cinque esempi. Che sono atletici, nuotatori e pedalatori folli – infatti, hanno cercato invano di convincermi a usare la bici anche d’inverno! Avventurosi naturalisti, viaggiatori dalle doti artistiche nascoste...

Tutta discesa, Marina Girardi.

Sapevo che i Topi amano molto andare al cinema: ispirata dai loro resoconti ho conosciuto film poi amatissimi, come Alla ricerca di Vivian Maier, e il ricordo estivo da cui muove il post sul film Ida è tra quelli che preferisco. Per amor di pettegolezzo, tra i dettagli biografici spiabili sul blog, sceglierei il tragicomico antefatto del disamore per il disegno, per colpa di una spietata maestra d’asilo. Subito dopo verrebbe questo dal titolo favoloso: Credi fermamente nell’utopia.

Bambini al lavoro nell'orto della Casa del sole, parco Trotter.

Spesso mi sono chiesta come potesse essere per un bambino andare a scuola nelle casette del Parco Trotter di Milano, perché qui si spiega che oltre a essere immersa in uno spazio verde di grande bellezza, questa struttura di inizio novecento è stata terreno di sperimentazione per avanzatissime teorie didattiche e pedagogiche. Ed è sempre grazie ai Topi se ora so molte più cose sulla mia città di adozione, dal riso al salto all’origine del biscione dello stemma visconteo. E qui – un po’ di campanilismo a far da contrappeso alle virtù milanesi dei Topi – a chi fosse sfuggito, ci sono quattro splendidi versi ispirati alla pala di Piero della Francesca che è sì a Milano, ma ebbe origine nella terra del Montefeltro, la mia!

Pala di Brera o Pala Montefeltro, Piero della Francesca.

In effetti, per tornare al punto di partenza, ora che sono dall’altra parte dello schermo, credo che il blog sia uno specchio fedele delle menti e delle mani che quotidianamente lo coltivano, oltre che uno strumento di grave tentazione. Nel mio caso, facendo aumentare a dismisura la cartella dei preferiti alla voce Libri, un po’ come quando inizio un libro di Enrique Vila Matas che mi mette voglia di leggerne altri cento. Non solo. La quantità di contributi esterni al blog è indicativa di cosa significhi il mestiere dell’editore, ovvero incessante attività di ricerca e relazione. A proposito di relazione permettetemi una parentesi per ricordare una telefonata ricevuta nei miei primi giorni di lavoro. Diceva: “Pronto sono Ugo Cornia, c’è Giovanna?” A chi ha avuto la fortuna di ascoltare Cornia dal vivo, sa quanto riconoscibile e incisiva sia la sua inflessione modenese; per me fu un momento di breve, pura allegria che prefigurava incontri futuri. Per darvene un'idea, rubo un’immagine memorabile da Autobiografia della mia infanzia, che posso leggere decine di volte senza mai riuscire a trattenermi dal ridere:


[...] In classe con me c’era Stefano Ghetti, uno che abitava in casa mia, al quarto piano, mentre invece io stavo al secondo [...] e in quell’epoca proprio della nostra prima amicizia giocavamo sempre a leoni per le scale, che era come giocare ai cavalli, solo che invece che correre stavamo di fronte uno all’altro messi a quattro zampe facendo dei ruggiti e poi ci davamo delle specie di sberle in faccia con uno dei due bracci, come si vedeva che facevano i leoni maschi nei documentari, e infatti poi quando avevamo quattordici o quindici anni, ogni tanto uno diceva ti ricordi quando facevamo i leoni?, e ci scappava da ridere, e con Ghetti proprio ci siamo visti tutti i giorni per tanto tempo, fino a quando non ha iniziato ad avere delle fidanzate, che aveva iniziato un po’ prima di noialtri, e lo guardavamo stare tutto il pomeriggio seduto su un muretto a chiacchierare con queste sue fidanzate e non capivamo bene il perché e che cosa ci trovasse, e così via.



I topi sono abili aggregatori di talenti, autori, illustratori, studiosi, appassionati di letteratura. Tantissime sono le facce che passano di qui, lasciando il segno su progetti che possono avere tempi di gestazione molto lunghi, sottoposte all'esame di molteplici, attentissimi sguardi. Questo lato quasi “collettivo” della realizzazione dei libri illustrati è la parte più affascinante del nostro lavoro e consente un grado di affinamento e sperimentazione sempre nuovo. Molte di queste persone hanno scritto per questo blog contribuendo alla sua spiccata polifonia e biodiversità – sì, biodiversità, perché anche qualche membro del regno animale ha contribuito al blog dei topipittori.

Hans, il topo da compagnia opera di Anna Masini.

La Wunderkammer topesca dietro la mia scrivania.
Devo dire, inoltre, che post come questo, questo e questo mi hanno permesso di capire da dove provengono alcuni degli oggetti che fanno da pareti alla mia scrivania, una specie di wunderkammer topesca. Infatti, i Topi non si limitano a riunire talenti, ma anche chincaglierie di ogni foggia e dimensione – prevalentemente a misura di palmo di mano –, spesso uscite dalle mani geniali di amici artigiani. Delle chincaglierie, così come io le intendo, ne parla Dolores Prato in un libro magnifico, ingiustamente dimenticato tra i capolavori della letteratura del secolo scorso.


Leonard e Virginia Woolf.
Per finire, vi segnalo un post che insieme a Giù la piazza non c’è nessuno, appartiene all’ampia categoria che chiamerei le mie affinità elettive coi Topi. Agli albori della Hogarth Press, Virginia e Leonard Woolf stampavano libri con un piccolo torchio artigianale nella loro casa di Bloomsbury, regalando tesori alla storia dell’editoria. Ma, come spiega il post, la fama [della Hogarth Press] deriva soprattutto dalla totale identificazione con i suoi artefici, con le loro idee, il loro gusto e l'influenza che ebbero sulla cultura del tempo. Qualche settimana fa mi hanno regalato dei narcisi e mentre scherzavo con un’amica sul loro significato simbolico, mi disse che a una lectio della facoltà di psicologia scoprì che Freud la prima volta che conobbe la Woolf le regalò dei narcisi. E, che nonostante la Hogath Press pubblicasse le sue opere, lo scetticismo di Virginia Woolf nei confronti della psicoanalisi era tale che non lesse mai Freud, fino al 1938 almeno, posteriormente dunque a La signora Dalloway, Gita al faro e persino a Le onde. Notizia che, per me, ha dell’incredibile. Così Virginia Woolf ritrae Sigmund Freud nel 1939:

Il dottor Freud mi diede un narciso. Era seduto in una grande biblioteca con delle piccole statue sopra un ampio tavolo scrupolosamente ordinato. Noi, come pazienti, sulle sedie. Un uomo molto vecchio, rattrappito e rinsecchito; occhi brillanti da scimmia, movimenti sincopati e spasmodici: scoordinato, ma vigile. Dialogo difficile. Un’intervista. La figlia & Martin ci hanno aiutato. Potenziale immenso, voglio dire un vecchio fuoco ormai vacillante. (Traduzione della redazione).

Sigmund Freud
[La citazione dai diari di Virginia Woolf mi sembra una chiusa perfetta. Ma devo fare una seconda parentesi: Per 50 euro, un post popolarissimo, uno dei primi 5 più letti, per me è tra i più divertenti del blog. Non posso riportarlo tutto perché è lungo, perciò eccovi l'incipitQualche tempo fa, mi sono imbattuta nella più stravagante iniziativa di promozione alla lettura da me mai sentita. Un amico mi ha raccontato di avere offerto 50 euro al figlio ventenne in cambio della lettura di Il giovane Holden. E un piccolo spoilerChe Guerra e pace, che è un capolavoro del genio umano, possa “venire via” a una decina di euro, in qualsiasi libreria, è uno di quei misteri per cui dovremmo ringraziare l'Onnipotente a ogni istante. Perciò grazie Onnipotente e a tutti voi, buona lettura!]

martedì 24 febbraio 2015

I Martedì della Emme / 19: Emme come Meraviglia


Sabato 28 febbraio, a Carpi, al Castello dei Ragazzi, biblioteca ludoteca che si trova nel meraviglioso Castello dei Pio, nella piazza principale della città, inuagura la mostra Il viaggio incantato. Alla scoperta dei libri di Emme Edizioni, alla base della quale è il percorso espositivo curato da Loredana Farina e Alessandra Mastrangelo, La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra. Il lavoro del Castello dei ragazzi, le mostre, i laboratori e gli incontri organizzati dal suo staff sono contraddistinti da grande spessore e qualità, lo sappiamo per esperienza. Per questo siamo orgogliosi che questa mostra, legata al volume La Casa delle Meraviglie, sia da loro ospitata. E sia stata il punto di partenza per una proposta ricca e articolata che ha l'obiettivo di portare i libri di Emme ai bambini di oggi. Se siete dalle parti di Carpi, perciò, non perdete la mostra, che durerà fino al 3 maggio. Ricordiamo che in occasione dell'inaugurazione ci sarà una grande festa per i bambini.

Gli imperdibili.

[di Cinzia Bonci, Emilia Ficarelli]

La mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi è approdata a Carpi, al Castello dei ragazzi. La biblioteca e la ludoteca che compongono il Castello dei ragazzi da anni lavorano su progetti comuni che intrecciano i temi culturali su cui si fonda il loro lavoro: illustrazione e lettura, da una parte; gioco e creatività, dall’altra. Per questa ragione, la mostra dedicata a Emme Edizioni da subito ha suscitato un interesse particolare.




















Il percorso espositivo, che ripercorre in senso cronologico l’esperienza di questa straordinaria casa editrice, si presta infatti a essere affiancato da elementi ludici e narrativi, in modo da far emergere storie, personaggi, immagini dei libri Emme di Rosellina Archinto, e trasformarli in altrettante occasioni di gioco e lettura per i bambini di oggi.

I tavoli delle storie: Sembra questo, sembra quello di M.E. Agostinelli.

Sono così nati gli allestimenti scenografici, le postazioni gioco e i laboratori che accompagnano la sezione storica della mostra. Si comincia con un’installazione che riproduce una barca su grandi onde, ispirata al libro La barca di Paola Pallottino, pubblicato da Emme nel 1976. La barca accoglie il visitatore e lo invita a iniziare un viaggio incantato alla scoperta dei libri Emme.

I tavoli delle storie: Sembra questo, sembra quello di M.E. Agostinelli.

L’itinerario di questo viaggio a tappe si compone di alcuni spazi ludici: I tavoli delle storie per giocare con le immagini tratte da Sembra questo, sembra quello di Maria Enrica Agostinelli, Il palloncino rosso di Iela Mari, Cappuccetto Rosso di Rita Pagani, una straordinaria versione della fiaba classica composta da variopinte tessere fustellate.

I tavoli delle storie: Il pallonicino rosso di I. Mari.
Accanto ai tavoli, Le sedie narranti, frammenti di storie che invitano alla lettura e poi La galleria dei personaggi per travestirsi e trasformarsi nei protagonisti dei libri più conosciuti.

Il viaggio si conclude con il laboratorio Crea il tuo libro Emme, che ha l’obiettivo di sottolineare il lavoro di ricerca visiva compiuto da Emme Edizioni, ricerca ampiamente testimoniata dai nomi di famosi artisti, designer e grafici che ne compongono il catalogo. Per grandi e bambini il laboratorio sarà un’opportunità per scoprire e rielaborare in modo personale i tanti libri presenti nel percorso espositivo e proposti in grande quantità in versione originale, grazie anche al prestito gentilmente concesso da alcune biblioteche.

La mostra, intitolata per questa edizione a Carpi, Il viaggio incantato. Alla scoperta dei libri di Emme Edizioni, inaugurerà sabato 28 febbraio con una grande festa nel corso della quale i bambini parteciperanno alla narrazione Emme come meraviglia.

Tra le sorprese, le tavole originali de La barca di Paola Pallottino, esposte qui per la prima volta. Nel corso dei due mesi di apertura della mostra, il Castello dei ragazzi alternerà laboratori dedicati ai libri Emme, visite guidate e narrazioni.

L'installazione dedicata a La barca di Paola Pallottino.

Le immagini di questo post, di cui ringraziamo Il Castello dei Ragazzi, si riferiscono alla fase di allestimento della mostra. Sul Castello dei Ragazzi e le sue attività in questo blog abbiamo scritto qui e qui.
Chi è interessato al programma degli eventi che accompagneranno Il viaggio incantato, lo trova qui (oppure cliccate per ingrandire l'ultima immagine).

Programma della mostra.

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura o appassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina.

Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione Italiana Biblioteche.

Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, le trovate  qui.
Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedì della Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici
I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino
I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile
I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 
I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso
I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione
I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione 
I Martedì della Emme / 8: Caro Stevie
I Martedì della Emme / 9: La storia che si ripete
I Martedì della Emme / 10: Dove c'era un prato 
I Martedì della Emme / 11: La vita quotidiana è una storia ricchissima
I Martedì della Emme / 12: Tutto cambia
I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo
I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove
I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria

I Martedì della Emme / 16: Dentro le pagine

I Martedì della Emme / 17: Bill, prenditi la coda!
 
I Martedì della Emme / 18: I Pensieri Più Perspicaci