venerdì 24 maggio 2013

Verso un marchio di qualità per gli albi?

Da sei anni, ogni primavera, esce il Catalogone. Il primo numero conteneva le analisi di Giulia Mirandola degli albi pubblicati dai Topipittori nei primi cinque anni di attività. Ne avevamo tirate 750 copie, che andarono esaurite immediatamente.

L'interesse che si era coagulato intorno a questo strumento per chi usa, per professione o per passione, gli albi illustrati, per chi intermedia le scelte dei genitori e per i genitori più attenti, ci ha fatto immediatamente pensare di allargarlo e renderlo più interessante aggiungendo, ai nostri, anche libri pubblicati da altre case editrici. Così, nel Catalogone 2 ai Topipittori si sono aggiunti Babalibri e Beisler editore; e a Giulia Mirandola, Marcella Terrusi.

Nel Catalogone 3, Beisler è stata sostituita da Margherita edizioni e Marcella Terrusi da Ilaria Tontardini, di Hamelin Associazione Culturale, mentre la tiratura aumentava a 2000 e poi a 3000 copie, distribuite tramite le librerie specializzate per ragazzi, che la mettevano gratuitamente a disposizione di insegnanti, bibliotecari, promotori della lettura e genitori interessati agli albi illustrati come strumento di crescita per i loro bambini.

La gestione della grafica e della messa in pagina è passata dalle mani di Florence Boudet a quelle di Giulia Sagramola a partire dal numero 5.

Con il sesto numero, il gruppo degli editori si è allargato a cinque: oltre a Topipittori, Babalibri, Margherita, si sono aggregati anche Il gioco di leggere e Franco Cosimo Panini Ragazzi. Alle autrici si è aggiunta Elisabetta Cremaschi. E la tiratura è salita a 4000 copie e il numero di pagine da 96 a 144.

Complessivamente, il Catalogone 6 offre l'analisi di ventidue albi illustrati, tre schede autore (Astrid Lindgren, Mario Ramos e Dario Moretti) e tre schede di collana.

Al di là della soddisfazione di aver creato e di realizzare anno dopo anno uno strumento utile e ricercato, l'esperienza del Catalogone ci ha fatto e continua a farci riflettere sul senso del "fare rete".

Qualche tempo fa, in un'intervista, un collega editore ha baldanzosamente affermato: «Una rete? Se c’è – ma ne dubito – forse è più saggio starne alla larga. Le reti non sono fatte per intrappolare? Meglio nuotare in profondità. Insieme ad altri, liberi.» Ci permettiamo di non essere d'accordo.

Alla parola rete diamo un'interpretazione e un significato diversi: ci riferiamo alla rete come struttura non allo strumento del pescatore che è solo una delle tante declinazioni di questa: ci interessa la rete come sistema di connessioni e nessi che legano luoghi e soggetti diversi e autonomi in un tessuto di relazioni che non sarebbero sostenibili o praticabili dai singoli soggetti. Quindi, relazioni con gli altri che, ben lungi dall'intrappolare, permettono a ciascuno di ampliare la propria portata e di amplificate i propri segnali attraverso canali condivisi. Nessuno degli editori che partecipano al Catalogone potrebbe permettersi di offrire gratuitamente ogni anno uno strumento di analisi e promozione dei propri libri così sofisticato, approfondito e costoso (e interessante perché la qualità dei contenuti stessa è migliorata dalla rete, dato che questa prevede scambio e confronto).

Per dare un'idea della mole dei lavoro che ha comportato la realizzazione dei sei numeri del Catalogone finora realizzati, ecco un po' di numeri: complessivamente sono state pubblicate 640 pagine, che contengono le analisi approfondite di centoundici albi (da quattro pagine ciascuna), oltre a otto schede autore e tre schede collana (da otto pagine ciascuna). Forse è venuta l'ora di sfruttare le nuove tecnologie e creare un database accessibile per assistere librai e bibliotecari nel preparare percorsi di lettura fra tutti questi libri.

In secondo luogo, siamo convinti - e con noi lo sono anche gli altri editori che partecipano all'iniziativa - che l'azione comune garantisca una maggiore credibilità, permettendo di avvalersi delle analisi di un gruppo indipendente di studiosi ed esperti che selezionano i libri (in accordo con gli editori) e ne redigono le recensioni.

Un ultimo beneficio di questo progetto è il fatto che, lavorando insieme ad altri editori, imparando a conoscersi, a coordinarsi, a condividere progetti e informazioni, ci si appassiona al lavoro collettivo, si creano e si consolidano relazioni. Così si comincia  a pensare davvero di poter fare anche altre cose insieme. Certo, per ora sono cose piccole: fiere e festival; laboratori in occasione di manifestazioni cittadine; piccole iniziative commerciali dedicate alle scuole o alle biblioteche.

Nel nostro intento, il Catalogone dovrebbe - e probabilmente potrebbe davvero - diventare una sorta di marchio di qualità che leghi in un consorzio informale piccoli editori, librerie indipendenti, esperti e bibliotecari: la testimonianza diretta e palpabile della volontà di tutti i soggetti coinvolti di investire su prodotti "alti", ma comunque destinati a un pubblico vasto, che possano favorire la crescita intellettuale e culturale di bambini e ragazzi. E di farlo tutti insieme, al di là delle inevitabili logiche di concorrenza, di interessi non sempre allineati, di salvaguardia delle proprie autonomie e specificità.


Ma oltre a pensare alle nuove tecnologie, il Catalogone continua la sua corsa. Il Catalogone 7 è già in lavorazione e ai cinque editori presenti nel sesto numero si aggiungerà una nuova casa editrice. E del Catalogone 6 ce ne sono ancora un po' di copie a disposizione. Le librerie possono richiederle gratuitamente al loro agente di zona ALI.

Bibliotecari, promotori della lettura, studiosi e genitori possono invece chiederle a noi inviando una mail a info[at]topipittori[dot]it, o alle altre case editrici partecipanti. Se qualche biblioteca o libreria fosse interessata a una presentazione del Catalogone, a cura delle autrici o con la partecipazione di uno o più editori, può contattarci allo stesso indirizzo.

Tutte le edizioni passate del Catalogone sono esaurite. Ma, naturalmente, sono scaricabili in formato pdf dal sito internet delle case editrici partecipanti. Per esempio, da qui.

giovedì 23 maggio 2013

Il paesaggio del cuore

[di Eleonora Bellini]

 Ai bibliotecari piace, quando possono, organizzare incontri con gli scrittori per i bambini e i ragazzi che frequentano la biblioteca. Incontri non di facciata, ma di contenuto: bisogna aver letto il libro. Perché, leggendo, il pensiero cresce, l’immaginazione pure e, qualche fortunata volta, nel libro si trovano esperienze analoghe alle proprie, ci si identifica, si fa un passo sicuro sulla via del diventare adulti. Così, quando ci è stato proposto dai Topipittori di presentare a Borgomanero il libro Una cosa che ti scoppia nel cuore di Anna Pavignano, “nata a Borgomanero”, abbiamo invitato le scuole a un percorso dall’inverno alla primavera, con le seguenti tappe: dono del libro, lettura individuale e/o di classe, incontro con l’autrice. Sei classi, due della scuola elementare e quattro della scuola media, più di 130 ragazzine e ragazzini lettori, hanno accolto l’invito.

Così, mercoledì 15 maggio, alla Biblioteca della Fondazione “Achille Marazza” Anna Pavignano è stata sottoposta non solo a un tour de force di incontri (prima il gruppo dei ragazzi delle medie, poi quello delle elementari, infine, nel primo pomeriggio, gli adulti), ma anche a un incalzare vivace e pressante di domande. Incontrare l’autore di un libro che hanno letto entusiasma sempre i ragazzini, perché significa per loro dare corpo e concretezza e normalità all’eccezionale: “immagino lo scrittore o la scrittrice con un mantello scuro, sempre chiusi nel loro studio dove entra poca luce, sempre intenti a scrivere e tristi, senza tempo né voglia di uscire e di incontrare gente” affermò qualche tempo fa un bambino durante un laboratorio in biblioteca. Un pregiudizio da smentire.

Che qualcuno capace di organizzare così bene storie e parole si riveli nell’incontro pesona gentile, affabile, curiosa delle impressioni e delle idee dei suoi lettori, tanto quanto loro lo sono delle sue, credo sia davvero un’esperienza fondamentale per l’adolescente e il preadolesente, che hanno bisogno di adulti “buoni”, adulti che si raccontano con semplicità e verità, adulti che non sono perfetti e non fanno prediche. Adulti.
Anche per questo motivo, oltre che per altri di stile, garbo, ironia, il racconto autobiografico dell’infanzia di Anna, infanzia di tempi nei quali ai bambini era concesso gran tempo per solitudini, ozî, immaginazioni e fantasie, è stato un momento privilegiato di incontro tra generazioni lontane.
Anna Pavignano ha esordito affermando che, scendendo dal treno nella piccola stazione di Borgomanero, aveva provato “la sensazione intensa di sentirsi a casa”. Non certo una captatio benevolentiae del suo giovanissimo pubblico, ma una rivelazione.


C’è, nell’io mutevole che siamo nei diversi momenti della vita, un io fondante, che rimane per lo più nascosto, ma che può, di tanto in tanto, riaffiorare ben vivo e concreto: è l’io bambino. L’infanzia vive nel profondo, sempre. Però ci sono cose dell’infanzia che si superano, come le paure. Ci sono tante paure di bimba narrate in questo libro “senza pelle”, paure principalmente indotte dall’educazione e poi superate in età adulta.
E proprio a proposito delle paure di Anna bambina sono fioccate le domande: perché avevi paura del diavolo e degli zingari e dell’uomo del sacco? e perché non volevi avere figli e ne hai poi avuti da grande? e ti è dispiaciuto quando è morto Merdùn? e ti è passata ora la paura di morire? e anche tua sorella aveva paura? e adesso che paure hai? o non ne hai più?


La paura è esperienza comune, il racconto della paura, ha suggerito Anna, costituisce il primo passo per il suo superamento. Questo, dunque, è stato il tema posto in assoluta evidenza dalla scrittrice, ma anche dai suoi lettori. Un tema interiore che si è imposto con molta più forza di quella delle ambientazioni borgomaneresi di gran parte della storia, sulle quali noi bibliotecarie avevamo un po’ insistito nel presentare la proposta alle insegnanti.
Il ponte del Torrione e la sua edicola con la madonnina, la chiesa di san Gottardo con la gelateria sull’angolo della piazza non fanno più parte degli itinerari di passeggiata dei bambini e dei ragazzini, perché i bambini e i ragazzini non vanno più a piedi, né soli né accompagnati. Le rive del torrente Agogna non sono più fiorite di narcisi da cogliere in primavera. Il grande frutteto con il cielo paradiso non esiste più e al suo posto sorge un quartiere di tanti palazzi e poco di verde. I frammenti di paesaggio urbano dei bambini borgomaneresi di oggi sono molto diversi da quelli di Anna. Ma il paesaggio del cuore resiste. Accomuna infanzie presenti e lontane. Si può sempre percorrere in lungo e in largo, abbraccia, consola.

mercoledì 22 maggio 2013

Roberto


Questa notte è morto Roberto Denti e oggi non ci sentiamo di aggiungere altro.

martedì 21 maggio 2013

Incontrare l'Altrove

Uno dei pochi titoli del nostro catalogo acquistato all'estero, da Editions MeMo, è Dans moi ovvero Dentro me: testo di Alex Cousseau, illustrazioni di Kitty Crowther (che quando ha realizzato questo libro non aveva ancora vinto l'Astrid Lindgren Memorial Award).
Kitty Crowther ha due registri narrativi, uno, per i più piccoli, giocoso, tenerissimo, lieve e umoristico; l'altro, pensoso, filosofico, intenso, a volte malinconico. I due libri che abbiamo pubblicato della Crowther appartengono a quest'ultimo filone (il secondo è L'omino e Dio). Perché questa scelta? Da una parte per una ragione pragmatica: i libri appartenenti al primo filone, editi da Pastel, di Ecole de loisir, sono appannaggio di Babalibri; dall'altra, perché abbiamo avvertito alcuni libri del secondo filone come irrinunciabili, benché certamente difficili per il mercato italiano, anche quello più evoluto. Infatti, nemmeno il premio ALMA attribuito a Kitty è servito a far conoscere questa autrice, nel nostro paese, come meriterebbe.
Che Dentro me fosse “un osso”, ce ne siamo accorti subito, al salone di Montreuil, quando lo abbiamo sfogliato per la prima volta. Perciò, una volta deciso di pubblicarlo, ci siamo armati  di pazienza, pensando che ci sarebbe voluto tempo perché fosse accolto e compreso.

Leggendo Incanto e racconto nel labirinto delle figure. Albi illustrati e relazione educativa, di Marnie Campagnaro e Marco Dallari, abbiamo pensato che la nostra fiducia è stata premiata e che il tempo e l'attesa hanno portato frutti. Perché, nel volume, il saggio di Marnie Campagnaro, La potenzialità delle immagini. Educazione visiva ed emozionale attraverso gli albi illustrati, dedica una lunga e accurata riflessione a Dentro me e alla ricezione e percezione da parte dei bambini a cui è stato sottoposto. Sapevo che Marnie aveva utilizzato questo libro all'interno di una sperimentazione avviata nelle scuole di Padova: lei stessa me ne aveva parlato, informandomi con sorpresa e commozione dei risultati ottenuti. E mi aveva fatto particolarmente piacere che Marnie mi avesse confessato di aver avuto molti dubbi, all'inizio su questo libro e sull'opportunità di proporlo. Naturalmente la ricerca e lo studio di Marnie, finalizzati a testare e proporre gli albi illustrati nelle scuole, suggerendo titoli e modi di utilizzo, non riguardano solo Dentro me: numerosi sono i libri analizzati e valutati come imprescindibili, perché ricchi di potenzialità nella relazione educativa con i bambini e i ragazzi. E ci sembra che questo saggio, fra quelli usciti negli ultimi anni sul tema del libro illustrato, abbia il merito di fissare l'attenzione sull'albo come strumento necessario e fecondo di risultati in ambito scolastico ed educativo, dotato di qualità uniche nell'attivare preziose risorse emotive, cognitive e immaginative.


Tornando alla parte del volume dedicata a Dentro me, vi riporto il brano di apertura e quello di chiusura, del saggio citato di Marnie Campagnaro, oltre a una trascrizione delle reazioni dei bambini dopo una delle letture realizzate in classe. Credo sia il modo migliore per suggerire la tonalità di questo saggio così interessante.

 

Percorsi di fruizione dell’albo illustrato.  Dentro me: un’esperienza di lettura a scuola

Leggere ad alta voce a scuola è un’esperienza arricchente per i bambini. E anche per l’insegnante. Il dialogo intorno a una trama e alle vicissitudini dei personaggi apre a nuovi spazi di reciproca conoscenza e di confronto, rilanciando per gli insegnanti la scommessa educativa di formatori a tutto tondo delle giovani generazioni.
Come evidenziato, vi è, tuttavia, una certa resistenza da parte dell’adulto a offrire ai bambini una determinata tipologia di albi illustrati. Il più delle volte, come abbiamo avuto modo di analizzare nei paragrafi precedenti, queste resistenze si riscontrano nei confronti di quegli albi che, proprio per l’invenzione narrativa proposta, il dipanarsi della trama, i temi significativi affrontati, l’articolazione semantica della narrazione iconica, dischiudono orizzonti di senso, spazi di cooperazione interpretativa con il testo, e riservano al lettore le maggiori gratificazioni letterarie, estetiche ed educative. 

Talvolta sono tacciati di essere albi inadatti, inadeguati, poco comprensibili, troppo complessi, non sufficientemente fruibili e apprezzabili da parte dei bambini e, quindi, velocemente allontanati con un giudizio sommario, negativo e iniquo.
Che tali valutazioni siano spesso frutto di pregiudizi, che nulla hanno a che vedere con le fruttuose modalità di interazione e con la feconda capacità di risposta che i bambini, invece, hanno dato prova di saper porre in essere durante la lettura dialogica, è l’esito di un’esperienza di ricerca sul campo condotta nel 2010 dal Gruppo di Ricerca sulla Letteratura per l’Infanzia GRILLI dell’Università di Padova, diretto da Donatella Lombello Soffiato.
La scelta dell’opera, che ha introdotto i bambini in un successivo e articolato percorso di lettura e analisi di fiabe illustrate, è caduta sull’intricata e intrigante proposta editoriale di Alex Cousseau e Kitty Crowther intitolata Dentro me, pubblicata da Topipittori nel 2007. L’albo è stato volutamente prescelto per la complessità della trama narrativa e per l’audacia semantica delle scelte iconografiche. Precisiamo, sin da subito, che, durante la presentazione della proposta di lettura e la discussione dell’opera con i bambini, testo e immagini hanno sollevato non poche resistenze fra un considerevole numero di insegnanti e genitori: trasparivano evidenti perplessità sulla validità e l’appropriatezza di una siffatta proposta per un pubblico di lettori così giovane (6, 8 e 10 anni).  [...]


Note etnografiche del 22 febbraio 2010
Le note sono state raccolte da Alessandra Carraro, ricercatrice ed etnografa del Dipartimento FISPPA dell’Università di Padova durante la ricerca osservativa e sono state confrontate con le videoregistrazioni realizzate da Marnie Campagnaro. I nomi degli allievi sono di fantasia.

Classe quinta – Scuola primaria
 [La ricercatrice legge il finale: «Dentro me, sono io che decido.» ndr] 


La storia finisce.
Bambini: «Bello!».
Ricercatrice: «Che storia è?».
Bambini: «Divertente. Strana, stranissima».
Ricercatrice: «Cosa ci vuole raccontare?».
Giordano: «Sei tu a comandare il tuo corpo. E non gli altri».
Clio: «Noi non possiamo sempre immaginare che dentro di noi c’è quello che vogliamo avere, potrebbe esserci anche qualcun altro».
Ricercatrice: «Quando ci potrebbe essere un altrove dentro me?».
Bambini: «Cioè?».
Ricercatrice: «Quando possiamo fare un viaggio di questo tipo… dentro me?».
Gastone: «Quando sei morto».
Bambini: «Nooooo».
Duccio: «Ma dai, Gastone!».
Beniamino: «Quando sogni».
Duccio: «Quando sei solo».
Beniamino: «Ah… nella fantasia».
L’insegnante ritorna dentro la biblioteca e si siede.
I bambini si girano a guardarlo.
Duccio: «Quando ti fanno male».


[...]  Alla luce delle esperienze emozionali, cognitive e relazionali che la lettura dell’albo ha sollecitato nei bambini, possiamo ritenere Dentro me un’opera adatta ai bambini della scuola primaria, e di quali classi?
Nella letteratura fantastica c’è una figura che riassume in sé tutte le paure infantili più ancestrali: l’orco, figura connessa all’esperienza della paura e della codificazione del mostruoso. Nel corso del Novecento, la letteratura per l’infanzia è stata testimone del progressivo «indebolimento della figura dell’orco», giunto sin quasi alla «sua scomparsa» (Cambi, 2002, p. 17).
Questa metamorfosi ha profondamente modificato l’assetto della fiaba moderna, tanto da indurre lo studioso fiorentino a parlare di passaggio epocale, dalla paura alla rassicurazione:
Dal punto di vista socio-culturale non è più la paura che regola i rapporti tra gli uomini, bensì l’accordo, la collaborazione, il mutuo riconoscimento; così anche le Figure di Paura tendono a uscire di scena o a cambiare di segno. (Cambi, 2002, p. 19)
Detto ciò, tuttavia, è evidente quanto i bambini abbiano ancora la necessità di confrontarsi con questo sentimento oscuro e ancestrale di ansia, intrecciato alla curiosità, riconducibile al «timore del babau» (Santucci, 1994, p. 34) e personificato dall’uomo nero, dal lupo o dall’orco:
Il male assoluto, nella coscienza del bambino, non è ancora la morte o la malattia o il peccato. È paura, e paura di un ratto: [da intendersi anche come paura dell’uomo nero, del lupo, dell’orco, nda] d’essere trasportato in un luogo dove non c’è la mamma o dove questa non può fare nulla a suo favore. Questa zona infera della psiche infantile è appunto l’orcale. (Santucci, 1994, p. 35)


[...]  L’albo di Cousseau e della Crowther ha due grandi meriti. Il primo è quello di avere riproposto, in chiave moderna e con una narrazione carica di drammaticità, la figura dell’orco inteso come intricato viatico per l’incontro del bambino con la sfera dell’immaginario, dell’inconscio, con i lati più ombrosi e complessi dell’interiorità umana. Nel ripristinare l’incontro del bambino con l’«altrove», con il mostruoso nelle sue molteplici sfaccettature — e qui sta il secondo merito —, la narrazione iconico-verbale si carica di potenza catartica (si veda la figura 21): la storia riafferma il ruolo attivo e imprescindibile del bambino nell’autodeterminare la propria vita, anche quella interiore: egli può imparare a convivere con le ombre del proprio immaginario, e quindi a dominarle.
Non è possibile offrire risposte univoche e interpretazioni esaurienti su un tema così affascinante e complesso. Ciò che qui preme testimoniare, tuttavia, è la capacità di questo albo illustrato, grazie all’unicità del suo testo e delle sue illustrazioni, di suscitare nei bambini echi evocativi che inducono a una successiva ricerca di senso. Ed è proprio in questo rimando a un’ulteriorità di senso che l’opera si caratterizza per l’altissimo valore letterario ed estetico.


Concludo questo post con alcuni passi tratti dall'intervento di Marco Dallari, che apre il volume: Raccontare come pratica di cura. Dal concetto di intenzionalità a quello di cura. Brani che, in relazione alla lettura e in particolare a quella dell'albo, mettono a fuoco concetti fondamentali con estrema chiarezza e attraverso un'analisi illuminante.

Una delle pratiche in cui, con maggior evidenza e intensità, la cura evidenzia il suo potenziale di intensità affettiva coniugato con gli aspetti portatori di emancipazione, autonomia e incremento delle risorse cognitive, è quella in cui un adulto racconta una storia a un bambino.  [...] Al tempo stesso, dunque, la pratica di cura e il vissuto gratificante e rassicurante legato a essa si mettono al servizio di un processo di emancipazione culturale e cognitiva, poiché trasferiscono progressivamente sul piano simbolico (le parole, le immagini, le posture corporee, le declinazioni fonetiche consolidate anche dalla cultura d’appartenenza) l’originaria relazione fondata sulla soddisfazione di esigenze primarie. Mentre il vissuto rassicurante di cura (protezione, esclusività, gratificazione affettiva) permane nella relazione narrativa, essa avvia dunque importanti e insostituibili processi di emancipazione.

[...] Dal punto di vista cognitivo, l’associazione di discorso e figura aiuta il narratario (ma anche il narratore) a disimparare a riconoscere, come dice Jean-François Lyotard (Lyotard, 2008), accogliendo la suggestione di tutta l’arte contemporanea, per cui non esiste un modo giusto (e unico) di rappresentare visivamente qualcosa, ma esistono, per ogni rappresentazione, infinite possibilità. La varietà di stili e strategie illustrative con cui fin da bambini sarebbe opportuno venire a contatto — a patto che gli adulti non orientino le loro scelte su testi visivi «semplici», che il più delle volte sembrano tali ma sono invece banali e stereotipati — dilata la consapevolezza interpretativa e metaforica con cui i bambini si accostano al mondo delle narrazioni. Ciò che a molti adulti appare una caratteristica di semplicità capace di rendere le immagini più adatte all’infanzia è invece, troppo spesso, conseguenza e cascame di quell’«estetica disneyana riduttiva, falsamente consolatoria, estremamente collegata al medium cinematografico e già capace, fin dall’origine, di anticipare il senso di quello televisivo» (Faeti, 1974, p. 9).

 [...] Fra le funzioni del congegno narrativo c’è quella che Rodari definì contratto di finzione (Rodari, 1997), che i bambini da uno a tre anni cominciano a elaborare in maniera più o meno soddisfacente (nei limiti consentiti dal loro livello evolutivo) soprattutto grazie alla ricezione di narrazioni fantastiche e fiabesche. Questa competenza corrisponde alla capacità di stabilire un accordo implicito fra narratore e narratario riguardo alla sospensione della dimensione spazio-temporale del «qui e ora». Questo congegno contrattuale è poi particolarmente utile, anche se apparentemente tale affermazione può sembrare un paradosso, per favorire la strutturazione del principio di realtà. Mentre contribuisce a creare la coscienza della distinzione fra la dimensione fantastica del pensiero e la capacità di riconoscere il reale come tale e interagire realisticamente con esso, aiuta a strutturare la capacità di portare nella realtà le suggestioni e le risorse dell’immaginario senza scivolare nelle trappole della superstizione.

(Ringraziamo gli autori per averci permesso di citare ampi brani dal volume).

lunedì 20 maggio 2013

Per un eroe che cammina cammina


Tesoro
 

Ma dove siete, tesori nascosti
Frughi nei punti e scavi nei posti
Sfidi giganti e draghi custodi
Spezzi catene con spine e con nodi
Mentre ti danni in cerca dell’oro
Spendi i tuoi anni, quest’altro tesoro
Vivi viaggiando, cammini e cammini
Sei arrivato agli estremi confini
Non l’hai trovato, ma fatti coraggio
Ora il tesoro è il tuo viaggio 


Offrire ai bambini la possibilità di camminare fra poesie e immagini, musica, forma e colore, invitarli a oltrepassare  la dimensione del libro per giocare, ascoltare, guardare, percorrere,  riflettere, con le mamme e/o i papà, con le maestre e i compagni, con gli amici, o in solitaria attenzione e disposizione. Dare al libro tre dimensioni, farlo diventare casa, bosco, orco, tesoro, castello: dilatarlo a una misura nuova, farlo scena di un teatro in cui il bambino scopre e si muove, farlo viaggio, occasione di incontro di personaggi, situazioni e occasioni fiabesche: ecco la ragione per cui la mostra Alfabeto delle fiabe è stata pensata e realizzata così come oggi la si vede e come la fotografa Daniela Zedda (che ringraziamo, insieme a tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questo progetto) testimonia in questo video.



Il più recente approdo della mostra dedicata ad Alfabeto delle fiabe, progettata da Stefano Baldassarre intorno al libro di Bruno Tognolini e Antonella Abbatiello, patrocinato dalle Biblioteche di Roma, è stata la splendida Sala Cervi di Palazzo Pio, a Carpi, per iniziativa di Il castello dei ragazzi, dove è stata ospitata dal 2 febbraio al 28 aprile.

La mostra, inserita nelle iniziative legate a IllustrArte Giovani, facenti parte del progetto Giovani Creativi, realizzato nell’ambito di Creatività Giovanile, promosso e sostenuto dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani, è stata accompagnata, fra le altre cose, da un ciclo di incontri e workshop con l'obiettivo di favorire un confronto fra un giovanissimi aspiranti illustratori, studenti di istituti d’arte, e il mondo dell’editoria.

Gli organizzatori ci hanno da poco passato alcuni dati interessanti: 3690 sono stati i visitatori nelle giornate di apertura (sabati, domeniche e festivi); a cui si aggiungono 41 classi per un totale di 942 studenti. Per un totale 4632 presenze. Senza dubbio si tratta di un ottimo risultato.

A nostro avviso, la riuscita del progetto è legata alla creazione di un percorso visivo e poetico di grande intensità, ricchezza e spessore, particolarmente favorevole alle attività ludico didattiche dedicate alla lettura e al gioco, alla fiaba e alle narrazioni, alla parola e all'immagine.

La mostra di Alfabeto delle fiabe che per sua natura è avventurosa, è pronta a nuovi approdi, viaggi, bambini. Chi, istituzioni, biblioteche, scuole, musei, volesse adottarla, qui trova i contatti e tutte le informazioni relative a essa.



Via
 

Stretta è la foglia, lunga è la via
Fate la vostra che faccio la mia
Lunga lunghissima sia la mia strada
Dovunque porti, dovunque vada
Meta lontana, strada vicina
Per un eroe che cammina cammina
Passano i posti, passano i giorni
Stretta è la foglia, tu parti e ritorni
Lunga è la via dove torni e riparti
Ora non puoi più fermarti 



venerdì 17 maggio 2013

Venti caratteruzzi sopra una carta

[di Andrea Liserre]

La magia del pennello, workshop con Tom Kemp.

Fin da bambino, ho avuto una grande passione per il disegno e le "belle lettere" e queste due passioni mi hanno portato al progetto dell'Associazione Calligrafica Italiana di cui oggi scrivo.
La calligrafia nelle scuole non si insegna più, circa dal 1970, e questo ha causato un grave vuoto sia nella formazione degli alunni sia in quella degli insegnanti delle scuole primarie. Mentre in altri stati si continua a dare importanza a questa pratica, in Italia le cose vanno via via peggiorando.
I dirigenti scolastici hanno sempre meno risorse a disposizione per finanziare interventi di questo tipo, e il Ministero della Pubblica Istruzione, anziché cambiare rotta, continua a tagliare su fondi già tra i più bassi d'Europa. Sempre più, si sta diffondendo il pensiero che il corsivo, o più in generale la scrittura manuale, siano desuete, in quanto, ormai, per scrivere, ci sono la tastiera del computer o il touch screen dei telefonini di ultima generazione. Niente di più sbagliato.

Lettering a mano libera, esempi di Pierre Tardif.
Lettering a mano libera, corso con Pierre Tardif.





















Ed è preoccupante leggere articoli su giornali o sul web che predicano l'abolizione dell'insegnamento del corsivo per dare sempre più spazio alle nuove tecnologie. Quindi, oltre alla guerra alla "didattica delle fotocopie", se si continuerà in questa direzione, dovremo fare anche quella all'inflazione di tablet e pc fra i banchi delle prime classi.
Attenzione: la nostra non è una battaglia contro l'informatica, che riteniamo comunque fondamentale nel percorso formativo dei bambini che crescono nel nostro tempo, ma ciò non deve avvenire a discapito dello sviluppo delle capacità grafo-motorie dei bambini. Ultimamente si segnalano numerosissimi casi di disgrafia e disortografia, fenomeno che secondo alcuni studi realizzati in merito, è riconducibile all'abbandono dell'insegnamento del corsivo.

Spencerian, corso con Barbara Calzolari.
Spencerian, corso con Barbara Calzolari.




















Il modello che Associazione Calligrafica Italiana propone, nasce dallo studio di specifici aspetti legati alla scrittura. È frutto di una collaborazione tra calligrafi e docenti esperti, ma soprattutto del grande impegno dell'ideatrice e curatrice del progetto, Anna Ronchi, che lo ha curato in ogni aspetto. Dal ductus per la formazione di ogni singola lettera, alle legature tra esse, fino ad arrivare a nuove forme per il maiuscolo, senza trascurare i problemi legati alla prensione, agli strumenti, alla postura. Si inizia a scrivere molto prima di posare la penna sulla carta: si inizia con la pulizia del banco, con la scelta della rigatura del quaderno e con l'impugnatura della penna.
E che tipo di penna? La classica biro? La matita? La penna cancellabile?
Ecco, proprio su quest'ultima tipologia di penne avremmo molto da dire. L'argomento è molto vasto.

Inizio a fare calligrafia, workshop con Francesca Biasetton.

Textur, workshop con Luca Barcellona.

Imparare a scrivere bene è come imparare a suonare uno strumento musicale: ci sono regole da rispettare. Non si può pretendere che i bambini siano ordinati e puliti nella scrittura, se non si danno loro strumenti corretti. Il 13 gennaio scorso, in un articolo apparso sul Corriere della Sera, Guido Ceronetti affermava che "imparare a scrivere una elegante d curvata è meglio di un superbo videogioco d'abbruttimento", esortando a tornare all'insegnamento della scrittura nella scuola e a bandire gli strumenti tecnologici dalle prime classi.


Legature semplici, corso con Cristina Balbiano D'Aramengo.

Condividiamo il suo pensiero e siamo convinti che col tempo riusciremo a portare la giusta attenzione sull'argomento della calligrafia a scuola, e vi ringraziamo per averci dato la possibilità di far conoscere il nostro lavoro attraverso il vostro blog che si impegna a far conoscere le cose fatte ad arte, non stereotipate, pensate a lungo e mosse dalla passione e dallo studio, proprio come la pratica della calligrafia, che necessita di impegno, esercizio e ricerca.
Crediamo che una società per poter progredire debba puntare sulle nuove generazioni perché rappresentano il futuro, e la scuola in tutto questo ha il ruolo più importante per formare cervelli liberi e pensanti.

Legature semplici,
corso con Cristina Balbiano D'Aramengo.
Spencerian, corso con Barbara Calzolari.





















L' ACI (Associazione Calligrafica Italiana), con sede a Milano, nasce nel 1991, dall'idea di un gruppo di calligrafi con l'obiettivo di diffondere l'arte della calligrafia in Italia. Dopo i notevoli sforzi iniziali, - internet non era ancora sviluppato e i contatti si creavano con mezzi tradizionali -, l'attività ha preso piede ed è cresciuto in modo esponenziale l'interesse nei confronti di questo mondo.
I corsi di Maiuscole Romane, Onciale, Gotico Textur e Fraktur, Foundational, Umanistica, Corsivo Inglese, Cancelleresca e tanti altri tipi di scrittura che si sono susseguiti durante i duemila anni della nostra storia, erano, e sono, rivolti a un pubblico adulto, a grafici ed esperti nell'ambito della comunicazione, a semplici appassionati o ad aspiranti calligrafi che vogliono imparare questa disciplina.

Textur, workshop con Luca Barcellona.
La scrittura cancelleresca,
corso con Francesca Biasetton





















Non ce ne rendiamo conto, ma nella pubblicità, nei marchi di note aziende, nei loghi di importanti società, la calligrafia è presente. Basta leggere i curriculum vitae di alcuni maestri come Anna Ronchi, Francesca Biasetton, Luca Barcellona, James Clough per farsi un'idea di quanto versatile, nel secondo decennio del Duemila, sia il lavoro di un calligrafo.
Uscita dalle abbazie (dove molti pensano che io viva quando parlo del mio lavoro), la calligrafia invece è tra gli scaffali del supermercato, tra le scritte dei biscotti o tra le pagine di pubblicità di un giornale. Per esempio, Luca Barcellona recentemente ha curato la campagna pubblicitaria di MedioBanca, apparsa su quasi tutti i quotidiani nazionali, e ha lavorato con numerosi brand pubblicitari del panorama internazionale, come Dolce & Gabbana, Nike, Adidas e ha curato anche le scritte di titoli di coda di film (es. Io sono l'Amore). Questo per suggerire quanto sia importante lo studio della calligrafia e del lettering nel mondo della comunicazione.

Pierre Tardif, variazioni sulla lettera S.

Lettering a mano libera, corso con Pierre Tardif.

L'interesse verso la scuola risale, invece, a tre anni fa, quando, dopo aver riflettuto sullo stato della scrittura tra i banchi, si è sentita la necessità di intervenire con laboratori studiati ad hoc. Qualche approccio anche in passato c'era stato, ma era rimasto pressoché inascoltato l'appello a reintrodurre l'insegnamento della scrittura nelle prime classi. Ora invece, convinti della bontà di quanto proponiamo, stiamo cercando con più tenacia di farci ascoltare dalle istituzioni, bussando alle stanze di ricevimento dei dirigenti, parlando con insegnanti e genitori sensibili all'argomento e cercando il più possibile di far capire l'importanza della scrittura.

Alla ricerca del nuovo, workshop con Thomas Ingmire.

Quello che proponiamo è un laboratorio di almeno 20 ore rivolto principalmente ai bambini di prima e seconda, da svolgere in classe con l'affiancamento del docente di italiano, con almeno due incontri a settimana. Si inizia, prima, con gli esercizi di prensione e postura, riabilitazione alla motricità fine delle dita e della mano attraverso specifici esercizi da realizzare insieme, e solo dopo a scrivere. Le lettere sono state suddivise in gruppi, per analogia di movimenti, e dopo averle presentate alla lavagna si passa a scriverle prima con il dito in una vaschetta contente sabbia, per capire e memorizzare il movimento corretto, quindi si passa alla matita sul foglio. Questo si fa con tutto l'alfabeto, sia minuscolo sia maiuscolo.

La scrittura cancelleresca. Gli svolazzi, workshop con Anna Ronchi.

Personalmente, ho già tenuto laboratori in due scuole elementari, in Calabria, con tutte le classi, dalla prima alla quinta, ottenenendo notevoli margini di miglioramento con numerosi bambini che hanno vissuto questa esperienza con entusiasmo.

Textur, corso con Luca Barcellona.
Inizio a fare calligrafia,
corso con Francesca Biasetton.


















La stessa cosa accade con adulti e ragazzi che si rendono conto di avere una grafia brutta o in alcuni casi illegibile, e chiedono di partecipare ai corsi per apprendere un modello calligrafico tale da permettere loro di scrivere in maniera chiara ed esteticamente più soddisfacente. Il metodo di insegnamento è un po' diverso, ma il principio base di rieducazione alla scrittura manuale è lo stesso.
Qui e qui trovate il programma di alcuni corsi che Anna Ronchi organizza nella sede di Milano, uno rivolto ai bambini, l'altro agli adulti. Nel sito dell'associazione, trovate il programma dei corsi in tutta Italia.

Alla ricerca del nuovo,
corso con Thomas Ingmire.
Alla ricerca del nuovo,
corso con Thomas Ingmire.
















Calligrafia è dedicare tempo alla lentezza del gesto di tracciare una lettera, è pensare e riflettere non solo su quello che si scrive, ma anche su come si scrive. È riacquistare il piacere di scrivere un biglietto di auguri, una lettera a una persona cara, ma anche un semplice post-it da attaccare al frigo o semplicemente la lista della spesa. Ma con un approccio diverso, più consapevole, ricercato.
E se davvero "La bellezza salverà il mondo" come diceva Dostoevskij, noi, nel nostro piccolo, proponiamo di cercarla attraverso la scrittura di 26 caratteri.

La scrittura cancelleresca.
Gli svolazzi
, corso con Anna Ronchi.
Lo spiega con esattezza Galileo Galilei:

Ma sopra tutte le invenzioni stupende
quale eminenza di mente fu quella
di colui che s'immaginò di trovar modo
di comunicare i suoi più reconditi
pensieri a qualsivoglia altra persona
benché distante per lunghissimo
intervallo di luogo e di tempo?
Parlare con quelli che sono nell'Indie,
parlare a quelli che non sono
ancora nati né saranno se non
di qua a mille e diecimila anni?
Con qual facilità?
Con i vari accozzamenti di venti
caratteruzzi sopra una carta.


(ringraziamo la Associazione Calligrafica Italiana per averci permesso l'uso delle immagini del proprio archivio fotografico, che consigliamo ai lettori di guardare).