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venerdì 20 dicembre 2013

I bambini sono esseri fortissimi

Ognuno ha i suoi miti. Uno dei miei è Paolo Poli di cui ho già scritto qui (l'altro, a pari merito, è Franca Valeri, di cui ho scritto qui). Per me Le sorelle Materassi e Pinocchio sono la sua voce. E, forse, per quanto abbia visto praticamente tutti i suoi spettacoli, e il suo teatro mi delizi da che ero piccola, è al suo genio di lettore che va il mio amore incondizionato.
A pochi giorni dall'uscita di Alfabeto Poli, a cura di Luca Scarlini, edito da Einaudi, mi sono prima affrettata all'acquisto e quindi alla lettura. Siccome Poli è un lettore sopraffino è anche un sopraffino conversatore. Così questo bel libro scintillante, nato da un sapiente lavoro di ricomposizione di sue interviste rilasciate nel tempo in diverse occasioni, volevo anche recensirlo, e rapidamente. E farlo per questo blog che c'entra coi bambini, perché Poli è un interprete di fiabe, filastrocche, novelle bravo quanti altri mai, e dunque fra cose di bambini ci sta benissimo, anche per la spregiudicatezza con cui ne ha sempre trattato, imbarazzando molti, cosa che capita ancora oggi che tutti sembriamo liberissimi e invece non è vero.

Paolo Poli mi era già capitato di incontrarlo una volta al cinema, qui a Milano, proprio a vedere una storia bellissima di bambini, Fanny e Alexander di Ingmar Bergman. Ce l'avevo davanti, seduto accanto a un ragazzo biondo. Ricordo che, a quei drammi protestanti, rideva allegramente e il suo umorismo, di rimbalzo, illuminava anche noi, una fila dietro.
Ma tornando a noi, fra quell'idea di recensione e la sua realizzazione, poi in mezzo sono capitate diverse cose e perciò ho pensato di rimandarla a dopo la fiera romana Più libri più liberi.

Segnaliamo che nel 2012 è uscito anche Paolo Poli e Lele Luzzati:
Il Novecento è il secolo nostro
di Marina Romiti; una lunga
 conversazione con Paolo Poli sul teatro e la sua storica
collaborazione con Luzzati. Un libro interessante.
Poi è successa una cosa incredibile. Finita Più libri più liberi, mentre tornavamo da Roma, in autostrada ci siamo fermati in un autogrill per un caffè e a un certo punto è entrato Paolo Poli. Io ero così incredula che fra quelle pile di libri del papa, Fabio Volo e Benedetta Parodi, fra quelle muraglie di Pringles e quelle cataste di Peppe Pigs, potesse apparire Paolo Poli, signorile, dritto come un fuso, elegantissimo, come da copione, che davvero non potevo crederci. Me l'ha dovuto confermare Paolo, accanto a me, ripetutamente.

Non sono mai stata una groupie, alla mia età poi direi che non ho nemmeno quella freschezza dondolona, quella dabbenaggine candida e gigiona che supportano in queste circostanze.

Ma per Paolo Poli ho infranto il mio senso della decenza, ed è stata più forte della timidezza e della buona educazione la contentezza di poter esprimere a uno come lui la mia ammirazione: così, per semplice allegria e gratitudine di vedermelo davanti dopo tanto averlo ascoltato, visto, letto e ogni volta con vero piacere. Per questo, senza nemmeno troppo pensarci, mi sono avvicinata e, più o meno, è andata in questo modo:

«Buongiorno, Lei è Paolo Poli?»
«Sì, ci conosciamo?»
«No, ma io la seguo fin da quando ero bambina.»
(silenzio)
«Lei è IL MIGLIORE.»
«Lei è gentile... Ma io sono vecchissimo!»
«Sono commossa...»
«Lei è davvero gentilissima ...»
«Buone feste.»
«Buone feste.»

Prendendo a prestito una battuta di Hugh Grant in Notthing Hill: «È stato bello. Surreale, ma bello.» E siccome non ho altro da aggiungere, c'è questa B di Bambini in Alfabeto Poli che mi sembra così bella, e a suo modo natalizia, che è la cosa migliore con cui festeggiare questo libro e il suo autore. Bellissime, ovviamente, sono anche tutte le altre lettere in questa alfabetopoli. Come la F di Favole, per esempio. Ma per leggerla mi sa che vi rimane l'opzione libreria.

BAMBINI

I bambini non sono mica scemi, lo sanno benissimo che la bambola non beve e non mangia: le danno da bere e da mangiare perché nel gioco c'è il senso della vita. I bambini sono molto diretti, sono esseri fortissimi che non si lasciano stroncare da nulla. Gli piace il cannibalismo, sono più vicini di noi alla natura biologica. Io non sono violento, ma mi piace vedere che nei bambini ci sia un dente forte, che non siano rammolliti come li vorremmo. Forse non si cresce mai, ma si invecchia soltanto.

giovedì 20 gennaio 2011

Paolo delle Meraviglie

Le idee preconcette a proposito dei bambini, come è noto, si sprecano. Una di quelle che mi porta sull'orlo della violenza fisica è: “I bambini non hanno il senso dell'ironia.” Corollario: con loro non usate questo registro (sempre aleggia sui bambini lo spettro di qualche possibile trauma). Qualche tempo fa, su Repubblica, ho letto la notizia che, udite udite, non è vero niente: i bambini adorano l'ironia. Non solo la capiscono, ma la sanno anche usare. A quattro anni. A scoprirlo, Dio gliene renda merito, è stata un'équipe di ricercatori canadesi.
Benissimo. Bravi. Però, non vorrei passare per arrogante, io ne avevo già sentore.
Ricordo benissimo quando i miei mi portarono a teatro, da bambina, a vedere Santa Rita da Cascia, di Paolo Poli (nel 1967, a Milano, fu sospesa per oltraggio alla religione; oggi, questi rigorosi censori di fronte a spettacoli decisamente turpi non sembrano scomporsi...), con testi della bravissima Ida Omboni.



Fu una folgorazione. E l'amore che scoccò, quel pomeriggio a teatro, perdura, inossidabile, inalterato, a tutt'oggi.
Paolo Poli ha dedicato moltissime cose ai bambini e ai ragazzi. Qualche giorno fa, su questo blog avete visto un breve video del Babar di Poulenc. In ambito musicale si può ricordare anche la sua insuperata interpretazione di Pierino il lupo, di Prokofiev. A teatro, ricordo, fra le tante cose, il Pifferaio magico di Hamelin di Robert Browning, le Favole di Esopo, una infinità di poesie e filastrocche. Cantafiaba e Centostorie si intitolavano due suoi programmi Rai.



Sempre per la Rai, grandissimo successo ebbe la strenna televisiva del Natale 1976, I Tre Moschettieri di Alexandre Dumas, con scene di Lele Luzzati, suo prediletto collaboratore, e le strepitose Lucia Poli e Milena Vukotic, insieme a Marco Messeri.

Paolo Poli. Alle spalle una scenografia di Luzzati
Fra gli autori più amati da Poli, Gozzano, Palazzeschi, Landolfi, Apuleio, Perrault, scrittori che hanno sempre frequentato con naturalezza e immenso piacere i generi del fiabesco e del fantastico, il divertimento verbale, senza troppi complessi o preoccupazioni di apparire futili o sciocchi. Come è dei grandi. E Favole, appunto, si intitola uno dei più recenti spettacoli di Paolo Poli.

Il programma Ad alta voce, palinsesto terzo canale Rai, negli ultimi anni ci ha regalato due letture integrali di Paolo Poli: il Pinocchio di Collodi e Sorelle Materassi.
Memorabili. Inarrivabili. Perfette.
Viva Radio Tre. Viva Paolo Poli.

martedì 11 gennaio 2011

Babar: dalle pagine al pentagramma

Si dice che in un caldo pomeriggio dell'estate del 1940, la quattrenne nipotina di  Francis Poulenc, annoiata dalla Melancolie che il celebre zio stava eseguendo al pianoforte, gli abbia messo sul leggio la sua copia della Histoire de Babar, di Jean de Brunhoff, pubblicata nel 1931 da Jardin de Modes e già di enorme successo in quasi tutto il mondo, dicendogli: «Suona questo.»
Lo zio, fra il divertito e il piccato, la prese in parola e cominciò a improvvisare quegli accordi che sarebbero diventati il melologo L'histoire de Babar.
Della versione per pianoforte e voce recitante è disponibile nel web questa versione inglese (purtroppo spezzata in due parti, ma godibilissima).




Ma esiste anche una versione per orchesta e voce recitante, con il vulcanico Paolo Poli a immedesimarsi in quella vecchia dama che trasforma l'enfant/elephant sauvage in un azzimato damerino con tanto di decappottabile rossa. Sul web non abbiamo trovato che questo collage, di qualità davvero insoddisfacente.



Se qualcuno non si accontenta, può acquistare il CD qui, indicando Poulenc come compositore e Babar come titolo. Noi l'abbiamo già fatto.