mercoledì 19 ottobre 2011

Crescendo wagneriano

Visto da fuori, sembra un librino da niente. Quattordici centimetri di base per quindici di altezza, piatti di copertina in carta goffrata a imitazione della grana di una tela di sacco, dorso tondo in tela. Al centro del piatto di copertina, un riquadro nero con scritto su tre righe, in negativo Die Nibelungen. una nota di austerità teutonica, con qualche concessione alla Secessione viennese che ci aiuta a collocarlo storicamente e artisticamente.

Doppio clic per vedere l'immagine ingrandita 

Il risguardo, bianco e grigio, con un motivo decorativo da tappezzeria o da ceramica.


In occhiello, il marchio della benemerita collana: Gerlachs Jugend Bücherei; la biblioteca Gerlachs per i ragazzi. Il frontespizio è il primo segnale di sorpresa, con una costruzione grafica austera ma affascinante: Die Nibelungen dem Deutschen Volke. Wie Der Erzählt von Franz Keim. Bilder und Ausstattung von C. O. Czeschka. Verlag Gerlach u. Wielding. Wien-Leipzig.


Poi comincia  a correre il testo, bloccato in colonna, con fregi a portare gli spazi in giustezza, inquadrato da greche e decorazioni, a cavallo fra il geometrico e il pittorico.


Una pagina di respiro, con un’incisione di un cavaliere e un occhiello a fronte.


Poi la prima esplosione. Crimilde, svegliata improvvisamente, avvolta nell'oscurità, si trova di fronte la materia del suo incubo:  due aquile d’oro assalgono un piccolo falco. È il presagio: Sigfrido sarà vilmente assassinato.


E così continua alternando con sapienza l’affollamento compatto del piombo con attimi di respiro scanditi da piccole incisioni...


... e nuove esplosioni cromatiche.


Il soggetto, il mito della fondazione nazionale, si prestava al disastro della retorica partiottarda. Ma Czeschka (link in tedesco, scusate) è riuscito a dare alle sue otto grandi illustrazioni a doppia pagina una sintesi che si può senza timore definire epica, lavorando per sottrazione più che per accumulo, depurando il segno e limitando l’uso dei colori al blu, al nero, all’oro e all’arancio.


Se sapessi qualcosa di più del Der Ring des Nibelüngen di Richard Wagner, che ha preceduto di una trentina d’anni e indubbiamente influenzato questo libretto pubblicato nel 1909 e ristampato nel 1920 (questa la nostra edizione) e nel 1924, forse riuscirei a dire qualcosa di più articolato.


Ma di Wagner non so nulla se non le sensazioni che mi provoca ascoltandolo, soprattutto nei suoi immensi preludi circolari che salgono e precipitano e risalgono. Non so neppure se quel “crescendo’ che ho messo nel titolo sia adatto. Non me ne vogliano i musicofili, se ne circolano da queste parti (Nina?)


Questo capolavoro in formato tascabile è parte, come detto, della Gerlachs Jugend Bücherei, una collana avviata nel 1901 da Martin Gerlach senior per diffondere fra i ragazzi libri di prezzo relativamente contenuto, illustrati da grandi artisti dello Jugendstil e caratterizzati da  una coerenza grafica fortissima, che nobilitava un prodotto realizzato con materiali piuttosto correnti.


E la cosa straordinaria è come, in questa griglia grafica così coerente Czeschka riesca a muoversi con una libertà stupefacente, che non viene minimamente scalfita dalla limitatezza dei mezzi e dai vincoli della struttura grafica.


I libri di questa collana, alcuni superlativi, sono molto ricercati dai collezionisti, ma anche facilmente reperibili in area tedesca, visto l’enorme successo e la grande quantità di ristampe che ebbero.
Una copia di Die Nibelüngen può essere reperita, con un po’ di pazienza, nel mercato antiquario, nelle aste o da rivenditori virtuali. Il prezzo, purtroppo, è sempre piuttosto elevato. Se vi accontentate di una “edizione" elettronica, potete trovarla qui. Una copia dell’edizione del 1924 (la meno ricercata) sarà battuta fra qualche giorno con base d’asta a 80 euro. Potete vederla qui. Mi risulta che sia stata fatta una ristampa nel 1972, ma di questa non so dire di più.


12 commenti:

mammainverde ha detto...

Che meraviglia....

Ninamasina ha detto...

E' bello da togliere il fiato.

Secondo me per descrivere certe emozioni si possono usare le parole che si vogliono, quelle che il cuore butta fuori all'improvviso. Non lo so se la terminologia è corretta. Ma rende l'idea. A me, basta così.

Nina

CRISTINA ha detto...

E' un libro attraente e il decorativismo non è stucchevole anzi piacevolissimo .

Laura@popdesign ha detto...

Concordo, è bellissimo!

Alicia Baladan ha detto...

Faccio la rompiscatole: ci starebbe meglio la parola “dinamica”. Per citare Baremboim a proposito di Wagner: “fonde acqua e fuoco, tutto e il contrario di tutto». Le sue composizioni? Sono dinamiche”. (che vuol dire che usa tutte le varianti, non centra con la velocità)
Mi pare che il libro ha la stessa caratteristica, davvero perfetto.

Topipittori ha detto...

Lo sapevo che saltava fuori il musicofilo wagneriano!
Me lo sono meritato.

Ninamasina ha detto...

Brava Alicia che gli dai queste soddisfazioni :)

Chiara Torelli ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Chiara Torelli ha detto...

Sono d'accordo con Nina (e in parte con Alicia)...
Non mi sembra sbagliato parlare di "crescendo wagneriano", anche perché l'uso coerente (e apparentemente limitato) dei colori in queste illustrazioni mi ha fatto pensare al Leitmotiv wagneriano.
E' infatti tipico di Wagner l'utilizzo di temi ricorrenti per identificare i personaggi, determinate situazioni e sentimenti.
Questi temi, infatti, vengono ripetuti e variati continuamente in un "crescendo" tipicamente "wagneriano" . Credo che queste illustrazioni trasmettano al meglio questa emozione!

Ovviamente sono un'ammiratrice del Vostro blog, che trovo estremamente interessante e fonte di importanti (almeno per me…) riflessioni!
grazie!
Chiara

Silvia ha detto...

Non c'entra niente con il post dei Topi, ma mi è piaciuto ciò che ha scritto Ninamasina. Chi compone (ma anche chi esegue)lo fa per essere amato e per dialogare con l'ascoltatore. L'alchimia della musica sta in questo dialogo fra due sensibilità - quella del compositore/esecutore e quella dell'ascoltatore - e la sensibilità non si può spiegare; altrimenti diventa nozionismo. A mio avviso, è per questo motivo che i migliori compositori sono quelli sinceri. Poi è vero che le partiture sono spesso piccole (grandi)architetture e che nell'interpretare un brano possiamo parlare di livelli di lettura, livelli che chi compone ha ben presenti, ma che non devono gravare sulla fruizione del pezzo.

gigino ha detto...

il bellissimo libro dei Nibelunghi di Czeschka è stato ristampato più volte e fino a qualche anno fa si trovava praticamente in tutte le famiglie tedesche (cfr. http://lalineagrafica.blogspot.com/). Si veda anche http://www.youtube.com/watch?v=d6u-c9WUmVk per un abbinamento efficace con la musica wagneriana (anche se l'autore del video ha utilizzato il preludio di Parsifal piuttosto che un brano del Ring. Si noti anche che la storia narrata nel libretto è la versione classica del mito dei Nibelunghi e del Sigfrido e non la sinossi dell'Anello wagneriano, notevolmente diversa e piegata alle esigenze romantiche e rivoluzionarie del compositore.

Topipittori ha detto...

@ gigino: grazie per le utilissime precisazioni e i link. Non si finisce mai di conoscere.