lunedì 16 gennaio 2012

Ricominciare dai bambini

Lunedì 9 gennaio, sulle pagine culturali de L'Unità, uno dei pochi media che si occupa con continuità e approfonditamente di libri per bambini e ragazzi, è uscito un articolo di Giovanni Nucci dedicato alla nostra collana Gli anni in tasca. Una grande, bella sorpresa, che fa cominciare con una nota positiva questo inquieto 2012. Teniamo molto a Gli anni in tasca, e con noi, credo, gli autori che sono entrati a farne parte: tutti, invariabilmente, una volta che ci sono caduti dentro, ci si sono affezionati, per quel che scrivere su questo tema, la propria infanzia, evidentemente comporta. Ci rendiamo conto che non sia una collana 'facile': ce l'hanno detto, e ce lo dicono, i librai. A progetto incubato, non ne ha fatto mistero il distributore. E lo abbiamo immaginato anche noi, fin dall'inizio. Ma la prospettiva era troppo accattivante, per non rischiarla. Al punto che, poi, da una costola della collana sono nati anche Gli anni in tasca graphic.

Va detto anche, comunque, che questi libri hanno trovato, subito, degli estimatori: per esempio la giuria del Premio Andersen che nel 2010 li ha ritenuti la miglior collana di narrativa. Nel tempo, poi, hanno saputo convincere librai perplessi, insegnanti diffidenti, ragazzini recalcitranti, genitori rassegnati ai gusti fantasy dei figli... insomma, passo passo si sono fatti amare, anche grazie a nomi importanti che si sono generosamente prestati a entrare in catalogo: da Roberto Denti, ad Antonio Faeti, a Giusi Quarenghi, a Luisa Mattia, a Bernard Friot, a Ugo Cornia, per dirne alcuni. I giornalisti, poi a volte sono stati generosi, come Stefano Salis che nell'inserto domenicale de Il Sole 24 ore ha segnalato la grafica innovativa della collana, dovuta a Luigi Raffaelli, sulle prime non poco criticata, forse per la decisa difformità rispetto all'immagine di altre collane di narrativa per ragazzi.

Anche altri giornalisti sono stati generosi, come Claudio Origoni, che fin dall'inizio si è innamorato del progetto e l'ha seguito e recensito, su Il Corriere del Ticino. Cos'altro dire? Che vale la pena di riportare alcune parole di Giovanni Nucci, che, al di là del fatto di avere parlato bene della nostra collana, in questo articolo fa alcune belle e condivisibili osservazioni sull'infanzia, sulla sua importanza, e sugli scrittori che se ne occupano. Lo fa anche riportando un brano di La città è una nave, di Federica Iacobelli, uno dei volumi della collana da pochissimo in libreria. Pensiamo che non ci sia modo migliore per presentarvelo su questo blog.





Abbiamo già detto (e dovremo dirlo ancora più forte adesso che, per quanta fatica ci costerà, l’occasione di una ricostruzione è ben più concreta e a portata di mano) che bisognerebbe ripartire dall’infanzia. Per quanto nei decenni passati l’infanzia è stata misconosciuta, ovvero riconosciuta esclusivamente come luogo commerciale, un’estensione al ribasso dell’adolescenza, ridare all’infanzia il proprio ruolo e spazio (culturale, sociale, politico) può essere forse il grande investimento per il futuro di questo paese: ricominciare dai bambini. Ma per farlo sarebbe utile capire veramente che cos’è l’infanzia; anche perché a vedere dalle politiche messe in atto a riguardo fino ad ora, si ha l’impressione che non sappiamo affatto di cosa si tratti.
Ma per questo, e per fortuna, c’è la letteratura.
Così sarà d’aiuto andarsi a rileggere, per esempio, Tom Sawyer o le Petit Nicolas. Oppure affidarsi alla collana «Gli anni in tasca» del piccolo e raffinato editore milanese Topipittori. I racconti qui pubblicati sono spesso un’ottima rappresentazione di quella profonda e complessissima faccenda che pure ci appare tanto lineare e semplice, e cioè la vita di un bambino. Certo, occorre essere degli scrittori (e intendiamo veri scrittori, non se ne trovano molti in giro). Si prenda Federica Iacobelli, ad esempio, le bastano dieci righe:

«“Chiamiamolo cacca”. Io rispondo così. Mamma si chiede che nome dare al fratello che nascerà tra poco. E lo chiede anche a me, con la sua voce dolce e la sua pancia che è invisibile però cresce davanti. Che coraggio che ha, la mamma. Come può pensare che io scelga un altro nome se non Cacca per questa cosa o essere o bamboccio che arriva senza che io lo abbia voluto? Luigi come il nonno? Vincenzo come il compagno dell’asilo di cui mi sono innamorata? Gianni come il poeta delle filastrocche che già leggo? No no. Cacca mi sembra il nome adatto. Dico sul serio, eh, mica per giocare: a cinque anni so di che cosa parlo. E non capisco perché mamma rida».
[...]  La verità è che il rispetto che hanno le arti per l’infanzia non lo ha nessun altro (meno che mai la scienza, la filosofia o la politica). Per il semplice motivo che artisti e scrittori è all’infanzia che vorrebbero arrivare; tutti gli altri, in genere, tendono a volersene allontanare. [...] Perché questa idea, l’immagine che questi scrittori riescono ad offrirci del loro passato non è nostalgica, nessuno di loro nasconde gli enormi problemi che comporta da sempre essere bambini, ma è di fondazione, costituzionale. Il che dimostra un’altra cosa: chi è veramente ottimista guarda indietro, non avanti.

6 commenti:

simoff ha detto...

amo tantissimo questa collana e ho già due libri , quello di luisa mattia e quello di anna costagnoli...trovo bellissimi questi racconti, di stili propri ma con sapori diversi che comunque inevitabilmente hanno richiami nella mia storia personale... non ho mancato di fare promozione alla collana!!!

ciorven ha detto...

che dirvi?
"Io sono il cielo che nevica azzurro" di Giusi Quarenghi è un capolavoro che, da solo, illuminerebbe della propria luce tutta la collana. ma io, davvero, ne amo ogni titolo.
il diario e l'autobiografia sono argomenti "obbligatori" per la quarta primaria; finora, c'erano pochissimi testi a cui fare riferimento: "Boy" di Roald Dahl, "La mia famiglia e altri animali" di Durrel, la raccolta "Quando avevo la tua età", autobiografie d'infanzia di scrittori per ragazzi e illustratori.
da quando è uscita la vostra collana "Gli anni in tasca", ho solo l'imbarazzo della scelta. e la meraviglia è che i testi sono talmente ricchi, originali e nuovi da poterli usare per millanta attività.
un esempio? questa mattina, colazione in collegio con Bernard Friot e, di conseguenza, una breve produzione scritta dal titolo "Colazione in casa ...(cognome a scelta - meglio se quello di ogni alunno!:) )".
in questo periodo a scuola si macinano testi descrittivi, e il brano scelto è assolutamente perfetto: descrizione oggettiva e soggettiva? l'han capita tutti!

Topipittori ha detto...

Grande piacere, Ciorven, nel sentirti nominare Bernard Friot, autore di uno dei titoli considerati più ostici, fra tutti: http://www.topipittori.it/it/catalogo/un-altro-me
Friot, adorato per i racconti "A testa in giù", diventa immediatamente incomprensibile e deprecabile per "Un altro me", considerato 'troppo', per il carico di disagio che mette in luce. Bernard mi raccontava di aver ricevuto numerose lettere commosse da parte di giovani che si sono sentiti liberati dal suo racconto, per il fatto di aver potuto condividere un'esperienza tanto penosa dell'adolescenza. Come non capire che l'umorismo trasgressivo delle sue "Storie a testa in giù" può nascere solo da una esperienza infantile e adolescenziale così intensa, mi chiedo? Pregiudicando, così, la comprensione e la completezza di un autore?
Il fatto che i ragazzi leggano questo libro senza pregiudizi la dice poi lunga sulla loro capacità di avvicinarsi ai libri più diversi senza gli schemi che offuscano noi adulti, soprattutto quando vestiamo i panni di esperti di letteratura per ragazzi.

Grazie davvero dei vostri commenti, così positivi.

ciorven ha detto...

anch'io ho sofferto leggendo il suo libro, ma questo non significa misconoscerne il valore.
poi, certo, a ragazzini di nove anni propongo alcuni brani scelti...saranno loro, se interessati o coinvolti, ad accostarsi a questo come ad altri testi...(non amo suggerire bibliografie preconfezionate, preferisco leggere loro a voce alta più libri anche estremamente diversi fra loro, facendo in modo che siano loro a scegliere... mi pare molto più rispettoso dell'individualità di ciascuno).

s ha detto...

Gli anni in tasca sono bellissimi, di fuori e di dentro! Non se ne può fare a meno!

Ila ha detto...

Gli anni in tasca sono una collana splendida!

Per carattere, tento di non iniziare "collezioni" di nessun tipo (il sentirmi legata ossessivamente a qualcosa non mi piace).
Ma con questi libri... mi avete incastrata! E pian piano me li sto collezionando e leggendo (e in casa c'è già chi me li ruba per leggerli!)

Sono già nel futuro "programma" di Bliblila (che nei ricordi d'infanzia ci sguazza con gioia!).

Grazie per questa collana!

Ila