martedì 25 settembre 2012

Apparizioni fra gli alberi

[di Francesca Zoboli]

«Questa estate chi vorrà fare una passeggiata nel bosco di Topolò, potrà incontrare alberi singolari, vestiti di nuove livree cartacee e colorate. Il sentiero che conduce al confine sloveno è popolato da sculture e interventi che nel corso degli anni vari artisti hanno lasciato. Questo intervento però avrà vita breve, anche per non disturbare troppo e sarà piuttosto un apparizione.»

Topolò è un paesino tra le montagne delle valli del Natisone. Il nome del borgo nulla ha a che vedere coi topi, deriva invece dall'albero del pioppo, in sloveno topol. La frase che avete appena letto era riportata nella  presentazione del mio intervento sul programma di Stazione di Topolò 2012, manifestazione internazionale che si svolge ogni anno in luglio e tocca vari campi dell'arte e della comunicazione: filmati, disegno, fotografia, musica, poesia, teatro. Artisti di varie discipline, provenienti da diversi paesi del mondo e impegnati nel campo della ricerca e della sperimentazione, sono ospitati nel borgo di Topolò dove realizzano interventi ispirati a stimoli ricevuti dal luogo stesso.





















In effetti, anch’io ho avuto un’apparizione poco dopo arrivata a Topolò. Si è manifestata la mattina che mi sono recata nel bosco per iniziare il lavoro di incollaggio delle carte sugli alberi. Ma andiamo con ordine.
La sera prima, con Serena, in quell’occasione mia fida assistente, avevo scelto con cura il punto del sentiero in cui avrei realizzato l’installazione: trenta, quaranta minuti a piedi da Topolò, in salita. E già mi sentivo in colpa per costringere gli eventuali aiutanti a quella scarpinata.
Il giorno dopo, una volta arrivata nel bosco, ecco sopraggiungere gli aiuti richiesti: contavo su due tre volonterosi che mi avrebbero dato una mano. Invece, a gruppetti, armate di pennelli, un nugolo di ragazze che risalgono il sentiero: almeno una quindicina!


Senza perdere tempo, cominciamo, disponendo i materiali su una panchina: fogli dipinti, colla, forbici, pennelli. Poi si passa alle spiegazioni e informo le mie assistenti con che logica bisogna procedere. Segue una dimostrazione pratica.



Dopo qualche titubanza, nel giro di poco, ognuna sceglie i suoi pezzi di carta e il suo albero. E si comincia. Si lavora da soli o in coppia. C'è chi incolla in modo acrobatico, chi cura i dettagli, chi preferisce affrontare grandi faggi e chi gruppi di piccoli carpini.



Ferve l’attività, e vedo facce contente, di persone che si stanno divertendo. Quasi tutte si entusiasmano per lo stretto contatto con l’albero che l’operazione esige: una volta incollata la carta (con una colla cellulosica che non appiccica, e sembra piuttosto una crema), bisogna lisciarla e stirarla operando una sorta di massaggio /abbraccio del tronco.

Avevo sottovalutato la capacità di coinvolgimento che poteva avere il mio progetto, ed è stata una scoperta e forse alla fine l’aspetto più gratificante di questa esperienza. Insomma, sono molto contenta anch'io.
Ringrazio quindi Serena, Vida, Elena, Rebecca (la più piccola, 11 anni!), Noemi, Giovanna, Maddalena, e tutte le altre di cui, ahimè, non ricordo il nome…. E naturalmente Pedro, l’unico ragazzo!

In due giorni, gli alberi sono vestiti. E la mattina di domenica, dopo una piacevole camminata di gruppo, l’installazione viene inaugurata con un concerto nel bosco: una bellissima composizione di Fabrizio Fiore per oboe, fagotto, clarinetto.
Che mi ha molto emozionata

Le foto sono di Maria Silvano, reporter del festival, e di Nicola Boccaccini, e non perdetevi il reportage del fantastico Little Bunny.

Di Francesca Zoboli e dei suoi interventi di land art nei boschi su questo blog abbiamo già parlato qui.

1 commento:

gioia marchegiani ha detto...

Complimenti! La trovo davvero una cosa meravigliosa! Mi sono messa un attimo dalla parte dell'albero, che cosa avrà provato stretto in quell'abbraccio?