giovedì 23 maggio 2013

Il paesaggio del cuore

[di Eleonora Bellini]

 Ai bibliotecari piace, quando possono, organizzare incontri con gli scrittori per i bambini e i ragazzi che frequentano la biblioteca. Incontri non di facciata, ma di contenuto: bisogna aver letto il libro. Perché, leggendo, il pensiero cresce, l’immaginazione pure e, qualche fortunata volta, nel libro si trovano esperienze analoghe alle proprie, ci si identifica, si fa un passo sicuro sulla via del diventare adulti. Così, quando ci è stato proposto dai Topipittori di presentare a Borgomanero il libro Una cosa che ti scoppia nel cuore di Anna Pavignano, “nata a Borgomanero”, abbiamo invitato le scuole a un percorso dall’inverno alla primavera, con le seguenti tappe: dono del libro, lettura individuale e/o di classe, incontro con l’autrice. Sei classi, due della scuola elementare e quattro della scuola media, più di 130 ragazzine e ragazzini lettori, hanno accolto l’invito.

Così, mercoledì 15 maggio, alla Biblioteca della Fondazione “Achille Marazza” Anna Pavignano è stata sottoposta non solo a un tour de force di incontri (prima il gruppo dei ragazzi delle medie, poi quello delle elementari, infine, nel primo pomeriggio, gli adulti), ma anche a un incalzare vivace e pressante di domande. Incontrare l’autore di un libro che hanno letto entusiasma sempre i ragazzini, perché significa per loro dare corpo e concretezza e normalità all’eccezionale: “immagino lo scrittore o la scrittrice con un mantello scuro, sempre chiusi nel loro studio dove entra poca luce, sempre intenti a scrivere e tristi, senza tempo né voglia di uscire e di incontrare gente” affermò qualche tempo fa un bambino durante un laboratorio in biblioteca. Un pregiudizio da smentire.

Che qualcuno capace di organizzare così bene storie e parole si riveli nell’incontro pesona gentile, affabile, curiosa delle impressioni e delle idee dei suoi lettori, tanto quanto loro lo sono delle sue, credo sia davvero un’esperienza fondamentale per l’adolescente e il preadolesente, che hanno bisogno di adulti “buoni”, adulti che si raccontano con semplicità e verità, adulti che non sono perfetti e non fanno prediche. Adulti.
Anche per questo motivo, oltre che per altri di stile, garbo, ironia, il racconto autobiografico dell’infanzia di Anna, infanzia di tempi nei quali ai bambini era concesso gran tempo per solitudini, ozî, immaginazioni e fantasie, è stato un momento privilegiato di incontro tra generazioni lontane.
Anna Pavignano ha esordito affermando che, scendendo dal treno nella piccola stazione di Borgomanero, aveva provato “la sensazione intensa di sentirsi a casa”. Non certo una captatio benevolentiae del suo giovanissimo pubblico, ma una rivelazione.


C’è, nell’io mutevole che siamo nei diversi momenti della vita, un io fondante, che rimane per lo più nascosto, ma che può, di tanto in tanto, riaffiorare ben vivo e concreto: è l’io bambino. L’infanzia vive nel profondo, sempre. Però ci sono cose dell’infanzia che si superano, come le paure. Ci sono tante paure di bimba narrate in questo libro “senza pelle”, paure principalmente indotte dall’educazione e poi superate in età adulta.
E proprio a proposito delle paure di Anna bambina sono fioccate le domande: perché avevi paura del diavolo e degli zingari e dell’uomo del sacco? e perché non volevi avere figli e ne hai poi avuti da grande? e ti è dispiaciuto quando è morto Merdùn? e ti è passata ora la paura di morire? e anche tua sorella aveva paura? e adesso che paure hai? o non ne hai più?


La paura è esperienza comune, il racconto della paura, ha suggerito Anna, costituisce il primo passo per il suo superamento. Questo, dunque, è stato il tema posto in assoluta evidenza dalla scrittrice, ma anche dai suoi lettori. Un tema interiore che si è imposto con molta più forza di quella delle ambientazioni borgomaneresi di gran parte della storia, sulle quali noi bibliotecarie avevamo un po’ insistito nel presentare la proposta alle insegnanti.
Il ponte del Torrione e la sua edicola con la madonnina, la chiesa di san Gottardo con la gelateria sull’angolo della piazza non fanno più parte degli itinerari di passeggiata dei bambini e dei ragazzini, perché i bambini e i ragazzini non vanno più a piedi, né soli né accompagnati. Le rive del torrente Agogna non sono più fiorite di narcisi da cogliere in primavera. Il grande frutteto con il cielo paradiso non esiste più e al suo posto sorge un quartiere di tanti palazzi e poco di verde. I frammenti di paesaggio urbano dei bambini borgomaneresi di oggi sono molto diversi da quelli di Anna. Ma il paesaggio del cuore resiste. Accomuna infanzie presenti e lontane. Si può sempre percorrere in lungo e in largo, abbraccia, consola.

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