lunedì 10 novembre 2014

Perché si fanno i corsi?

Questa è la fotocronaca di Con le mie sante manine: la mostra nella quale  sono stati esposti i compiti delle vacanze delle allieve del corso Progettare Libri tenutosi a Sàrmede nel giugno di quest'anno. Ne avevamo già parlato qui

Però, siccome mi sembrava un po' poco per farci un post, ho cercato qualcosa da dire. E mi è venuto in mente che qualche giorno fa, un'amica - che è anche una brava illustratrice - mi ha scritto e fra le altre cose mi ha detto che sarebbe andata a fare un corso con un certo docente in una certa scuola. Io le ho risposto: ma perché vai a fare un corso con quello lì? Tu sei molto più avanti di lui. Non ti serve un corso con uno che ha una visione dell'illustrazione così.




Ho commesso un errore di valutazione molto grossolano, dando per scontato che ai corsi si vada per imparare qualcosa di preciso e immediatamente utilizzabile. Se, come mi suggeriva mia nonna, avessi contato fino a dieci prima di parlare, mi sarei reso conto che se la ragione per la quale si frequentano i corsi di illustrazione fosse questa, non se ne farebbero più da molto tempo. E, soprattutto, non si farebbero i miei, nei quali, per definizione, non si impara niente "di pronta beva", ammesso che si impari qualcosa




Quindi, all'amica vanno queste scuse pubbliche e a voi tocca sopportare le mie riflessioni tra il serio e il faceto, a fare da intermezzo fra le foto di una serata nella quale ci sono stati molti incontri e ritrovamenti, tanti sorrisi, parecchi baci, un paio di lacrime inattese, molta più gente di quanto mi aspettassi, alcune celebrità del nostro cortiletto, un orcio di vino, buona focaccia, gianduiotti deliziosi, e un libro mancante perché era finito nella pila sbagliata.




Forte di un'esperienza pluriennale e della convinzione di avere sempre qualcosa di interessante da dire, dichiaro qui che le vere ragioni per cui si partecipa ai corsi sono:
1) mettersi in una condizione scomoda, con la sedia sbagliata, un tavolo troppo stretto, i gomiti di qualcuno che ti urtano, il rumore, l'odore di chiuso a fine giornata, il bagno in comune, una musica che non scegli tu;
2) essere costretti a decidere, prima di partire, che cosa portarsi appresso, visto che non ci si può portare appresso tutto (anche se qualcuno ci prova);




3) dimenticarsi qualcosa di essenziale e scoprire di poterne fare a meno;
4) osservare come lavorano gli altri e capire che, anche se ognuno lavora a modo suo, il modo degli altri non è necessariamente quello sbagliato;
5) lavorare insieme agli altri, visto che troppo spesso si lavora soli e a furia di lavorar soli ci si avviluppa su se stessi e non si sa più chi si è e dove si sta andando;




6) dormire poco e mangiare male per qualche giorno;
7) farsi dare dei compiti a casa e prendersi la libertà di non farli;
8) farsi dare dei compiti a casa e farli (che poi qualcuno ci ha vinto pure dei premi o ha trovato un editore per il suo compito a casa);
9) trovare una scusa per ritrovarsi con i compagni dopo il corso e abbracciarsi, sorridersi, ridere, chiacchierare e cercare un'altra scusa per trovarsi ancora eccetera.




Ecco qui pronto un quasi decalogo. L'ideale per una conferenza con proiezioni powerpoint. Però, mi sorge un dubbio: se davvero andate ai corsi per queste nove, ottime ragioni, a che cosa vi serve un docente? 





Epilogo cronachistico: alla mostra era associata una votazione. Si sapeva che nessuno avrebbe vinto niente, se non il piacere di essere stato votato. Comunque, per dovere di cronaca, il maggior numero di voti sono stati attribuiti agli Esercizi di Licia Pittarello. Brava!




Ringraziamenti: per l'accoglienza, a Chiara Bottani, Diletta Colombo e Spazio B**K; per l'allestimento, a Chiara Pasqualotto e Michela Gastaldi; per le foto, a Sabina Botti e Carla Manea; per i gianduiotti, ad Annamaria Nizi e Guido Gobino; per il vino, a Federico Novaro; per la consulenza bibliopega, a Cristina Balbiano d'Aramengo; per non avermi ucciso, a Silvia Perini; per essere venuti, a tutti quelli che son venuti.





Codino pubblicitario: il prossimo corso sarà a Sàrmede, dal 15 al 20 giugno 2015. Nei primi giorni di dicembre il sito della scuola sarà aggiornato, con tutti i dettagli, ma qui trovate già un pdf in anteprima.








4 commenti:

CRISTINA BERARDI ha detto...

Adoro i Topipittori e i loro papà e mamma :)

Sara Vincetti ha detto...

Fresca di workshop-sketchbook a Sarmede e di post social che indagano le ragioni della mia soddisfazione, ecco che mi postate questo brillante decalogo-meno-uno. Non posso resistere. Ogni punto calza a pennello (soprattutto il numero cinque) e allora perché serve un docente? Forse perché quel che serve é un non-docente, qualcuno che sai può perdersi come te. Questi corsi servono quando la nebbia si prende le tue giornate e anche tu diventi inconsistente, sfumato. Come le tue tavole. Cambi la dimensione spazio-temporale e bum, esce un raggio di sole. Tutte queste sferzate di ossigeno però, diventano un appuntamento con te stesso, così non ne puoi più fare a meno e ci ricaschi.
Nel frattempo però, tra l'autunno e l'estate, farò i "compiti", perché sono diligente. :)



elillisa ha detto...

Il docente deve fare le accoppiate giuste nei lavori di gruppo, dare i compiti giusti a ciascun allievo e lanciare ogni tanto gli anatemi giusti per rimettere in riga - tirare su il morale - non lasciare scampo.

È stato bello partecipare a quest'avventura!

CBdA ha detto...

Felice di esserci stata (alla mostra), felice di essere stata utile consulente di piegatura, e felice testimone (sia da docente che da allieva, seppure di legatoria e non di illustrazione, ma tant'è) che sì, ai corsi si va davvero per questi motivi.
Più un sacco di altri però: per esempio per cucinare e mangiare assieme, per disperarsi e scoprire che ce la si può fare lo stesso, e perché no (lancia spezzata in nome di noialtri docenti) comunque per portarsi a casa qualche tip & trick nuovo.
Provare per credere, Canton!