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lunedì 3 ottobre 2011

La gioielleria delle fiabe

Qualche giorno fa, durante uno scambio di mail in cui si parlava di lavoro, ma non solo, Monica Monachesi, appassionata studiosa di illustrazione e letteratura per ragazzi da anni impegnata con la mostra Le immagini della fantasia a Sarmede, mi ha scritto di aver scoperto alcuni splendidi cortometraggi di Michel Ocelot, di cui mi ha mandato i link.
Curiosa, sono andata a guardarli: non li conoscevo e sono stata grata a Monica di avermeli segnalati, perché si tratta di veri capolavori.
Il primo, Le trois inventeurs, del 1979, è uno stupefacente gioco di animazione realizzato con la tecnica del papier découpé.



Di Ocelot, cononoscevo Azur e Asmar, Kirikù e Principi e principesse. Così, mi è tornato in mente uno degli episodi di quest'ultimo film, realizzato nel 2000, che mi aveva incantato per brio e splendore. Si tratta del cortometraggio in cui Ocelot rielabora il tema fiabesco della trasformazione avviata dal bacio della principessa al principe, dandone un'interpretazione che attraverso un climax di incredibile bellezza visiva, culmina in un finale di genio. La sopraffina intelligenza del fiabesco di questo maestro dell'immagine, approda, con la semplice grazia dell'intuizione, a rivelare le molteplici ragioni e radici profonde - religiose, letterarie, storiche, folcloriche - del topos della metamorfosi. Il cambiamento è tante cose insieme: è parte insopprimibile della vita, è quello che ci tiene vivi, che ci atterisce e insieme ci sorprende, è imposto dalle leggi della natura, è la fiamma inestinguibile che arde in tutte le creature e gli elementi, è una legge del tempo, è un processo fisico e un processo chimico, è una dimensione trascendente che pervade ogni cosa, è quel che fa sì che tutte le cose e gli esseri viventi siano legati fra loro, è l'anima stessa del mondo, come Primo Levi in Carbonio, ultimo magistrale racconto di Il sistema periodico, ci rivela.



Ed è una potente arma di Eros, come dimostrano gli amanti protagonisti dell'animazione, che, alla fine di una catena rocambolesca di trasformazioni, finiscono per ritrovarsi lei nella pelle di lui e lui in quella di lei. In sostanza: il sogno originario di tutti gli amanti che aspirano a fondersi l'uno nell'altra, tornando alla condizione iniziale perfetta: quella dell'androgino, raccontata, fra gli altri, da Virginia Woolf, scrittrice dall'identità sessuale decisamente controcorrente, nel suo bellissimo Orlando.
Vi sono alcuni narratori che hanno la capacità di penetrare i meccanismi della fiaba e di farli propri, che utilizzino il cinema, l'animazione, le parole o le immagini. Ocelot è uno di questi: possiede il potere stregonesco, a mio parere unico insieme a Miyazaki, di elaborare con disinvoltura sorprendente i materiali fiabeschi, andandone sempre al cuore e restituendone la perfezione, in racconti visivi costruiti su una rigorosissima misura di ritmo, precisione, nitore, intelligenza, essenzialità.



Esempio perfetto di questa capacità è la mirabile serie tv, del 1983, La princesse insensible: 13 episodi che dilatano all'estremo il tema della principessa triste, malata di malinconia, per la quale, con l'ambizione di restituirla alla vita e alla gioia, da ogni parte del mondo giungono i principi più favolosi, muniti di capacità e doni fantasmagorici. Una parabola sulla seduzione e sull'amore di folgorante acume.





Anche in questo caso, è soprattutto la fine ad ammaliare lo spettatore, per la raffinata capacità di penetrazione psicologica e per la profonda verità che porta a galla. In me ha suscitato, ammetto, un'inarginabile commozione.



Per il nostro piacere, Ocelot è da poco uscito nelle sale francesi con un nuovo film, in 3D, si spera a breve anche da noi: Les contes de la nuit. Ogni notte un ragazzo e una ragazza si trasformano nei protagonisti di antiche favole del mondo, dalle Antille alla Città d'oro, dall'Africa al Tibet. Sei episodi per un autore che delle fiabe, oltre all'immaginario simbolico, sublime e sottilmente trasgressivo, condivide l'agilità, il tocco lieve, la brevità. Torna in questi racconti, dunque, la misura rapida e torna la presenza/polarità del maschile e del femminile, entrambi elementi caratteristici della fiaba. Qui l'autore parla del film.



La passione per il linguaggio stringato e veloce, in questo caso del cortometraggio, è l'ennesima qualità che il signor Ocelot condivide con i narratori di fiabe di tutti i tempi. 
Durante un'intervista, alla domanda: «Perché ha scelto di riunire diversi cortometraggi?», risponde senza esitazioni: 
«Dopo tanto lavoro, mi è venuta voglia di trattare storie brevi, spesso possono essere persino più affascinanti e potenti di quelle lunghe. Il cortometraggio si adatta alla gioielleria dell’animazione e delle fiabe, il mio linguaggio preferito.»