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lunedì 27 ottobre 2014

A cavallo degli alfabeti

[di Valentina Colombo]

John Alcorn ha illustrato LIBRI!, originariamente BOOKS! nel lontano 1963. Superfluo dire che ne è passata di acqua sotto i ponti, da allora.
Innanzitutto la grafica e l’illustrazione, oggi, parlano anche, se non solo, il linguaggio di Photoshop o Illustrator, attraverso l’uso di palettine e palettone elettroniche, device astrusi o semplici, con o senza matitone digitale.
Una volta si disegnava a mano, si tagliava, si incollava, si sbagliava e si doveva ricominciare tutto daccapo. Per fare una copertina ci si potevano mettere settimane. Oggi ci sono il benedetto ctrl-Z e il Salva con nome. Si possono presentare in diretta diverse varianti, fatte in cinque minuti e mandate in stampa in un lampo. La velocità domina la creazione grafica e i tempi di realizzazione di una copertina possono dilungarsi solo se ci sono problemi (del grafico, dell’editore etc.).
Ai tempi di BOOKS! il libro era di carta, spessa o sottile, pesante o leggera, ma sempre carta; lasciamo stare le edizioni speciali in pelle di daino o seta cinese, parliamo dei normali libri in commercio in libreria.
Oggi ci sono (anche) ebook, app, enhanced book: li scarichi con un click seduto sul divano.


BOOKS! uscì negli USA nel 1963. C’era ancora la guerra fredda, in quegli anni, le notizie viaggiavano per telefono e televisione, ma erano diffuse a ore di distanza, un aereo ci metteva un giorno per attraversare un oceano ed Elvis era ancora vivo.
Adesso gli U2 vanno da Fazio su RaiTre; in 8 ore sei a New York, e le notizie viaggiano a dorso si passerotto blu su Twitter, istantaneamente.

  

Detto questo, è interessante cercare di capire come mai LIBRI!, riscoperto nel 2012 da Marta Sironi e riproposto da Topipittori, oggi sia stato pubblicato in inglese (Ammo books), francese (Autrement), coreano (Blue Wing), russo (Mann, Ivanov and Ferber), spagnolo e catalano (Gustavo Gili), portoghese (Pequena Zahar). Forse perché LIBRI! è semplice e affascinante; diverso e universale; vintage e attuale; serio e divertente. Spiega con immediatezza cos’è un libro, come si usa, come è fatto, qual è il viaggio che compie dalla testa dell’autore agli occhi dell'editore, alle mani del lettore, passando attraverso le cure del libraio, del tipografo, dell’illustratore, prendendo forma in parole e immagini, e assumendo i mille e uno significati della lettura.

A sinistra, edizione Simon and Schuster, 1963; a destra, edizione Ammo Books, 2014.
Il formato della nuova edizione americana è completamente cambiato, rispetto
all'originale, rimasto invece identico in tutte le altre edizioni realizzate nel mondo.

LIBRI! è un manuale. Anzi, è il migliore annuncio pubblicitario mai fatto sui libri.
LIBRI! è una brillante campagna di marketing concepita sul libro e per il libro fatta attraverso un libro; il che può sembrare bizzarro: ma se ci pensate, è come se vi stessero vendendo un'auto offrendovene una in prova (il che accade normalmente). Questo gioco continuo, dentro e fuori dal libro, la sua sorprendente freschezza è quel che rende LIBRI! traducibile in ogni lingua.

Edizione tedesca, 1966.
Il libro di Alcorn è stato sapientemente riprodotto da ognuno degli editori che ne hanno acquisito i diritti, pur con le varianti che ognuno di loro ha voluto inserire per renderlo adatto al proprio mercato e ai propri lettori, che non sono più quelli del 1963. In questo senso, inizialmente, ci ha sorpreso la scelta dell'editore americano Ammo di stravolgere completamente il formato originale, scegliendone uno più grande e più 'prezioso'. Vale a dire, secondo le loro intenzioni, più vicino a quello di un libro d'arte che a quello di un memorandum agile e spiritoso.

Una scelta spiazzante, che ancora non sappiamo se darà i suoi risultati, ma che senza dubbio risulta interessante, e in parte comprensibile. Del resto, anche l'originale edizione tedesca della fine degli anni Sessanta era stata manipolata: la copertina è totalmente diversa.

Se sfogliate LIBRI! notate da subito che i caratteri sono sorprendentemente differenti. Ogni pagina è diversa, per colori e forme. Ogni lettera o numero sono non solo segni e simboli ma anche immagini, illustrazioni. Le parole giocano a fare le figure.






















E, in fondo, proprio per questo non è sorprendente che russi e coreani, che hanno un alfabeto completamente diverso dal nostro, abbiano voluto cimentarsi in una traduzione, o meglio on una ricodificazione di questo libro. E se si guarda all’opera di Alcorn nel suo insieme, non sorprende che in LIBRI! sia riuscito a trovare un linguaggio così universale.

La sua opera, infatti, si basa su una inesauribile esperienza estetica, intellettuale e pratica, visiva e manuale, guidata da una inesausta meraviglia, da una rigorosa passione per la bellezza e dalla ricerca di un linguaggio capace di comunicare con chiarezza attraverso le forme.

In LIBRI!, come in pochi altri casi, ho sentito tanto forte il potere del libro, la sua capacità di parlare, tirare fili, illuminare significati.



Alcorn ha fatto questo per tutta la sua vita. Ha cercato uno stile che fosse, sempre, un modo di comunicare, creando un riconoscibile codice visivo e approfondendo il potere sia del testo sia dell’immagine, sia di entrambi gli elementi in relazione fra loro.

Dal genio di questo grafico, artista, illustratore, sono nate locandine di film (per dirne uno, Amarcord di Fellini), marchi editoriali (la BUR, per esempio), pubblicità di bibite gassate (la Pepsi), copertine di libri (qui l’elenco è infinito). Li ha raccolti Moleskine in una monografia completa curata da Marta Sironi, insieme a Stephen Alcorn. Un volume di più di 400 immagini prese dall’archivio Apice dell’Università di Milano, dove tutto il fondo Alcorn è conservato (avete capito bene: Alcorn ce l’abbiamo noi, in Italia: tutto).

La grafica del volume è stata realizzata da Marina del Cinque, che chi segue questo blog e i Topipittori conosce, perché a lei si deve la grafica di numerosi libri di topesca pubblicazione, in particolare Il viaggio di una stella.
Non è strano che Moleskine si sia cimentata nella pubblicazione di un volume del genere. I taccuini di questo marchio sono potenziali scrigni dei tesori per scrittori e illustratori di tutto il mondo. Pensieri, parole, suggestioni su quelle pagine testimoniano un processo creativo inesauribile e personale.



John Alcorn: Evolution by design è una imprescindibile fonte di sapere e ispirazione. Consente un accesso privilegiato alla progettualità artistica di Alcorn, attraverso un'infinita galleria di  successi e scarabocchi.
E, infine, per completare il quadro, il 13 novembre, in occasione di Bookcity Milano, Guido Scarabottolo terrà una rilettura di Alcorn. Un dialogo tra passato e presente, fra un art director artigiano innamorato di carta, penna e forbici e uno che ha trovato un terreno ideale anche nel digitale; tra un progettista di copertine di oggi e uno di allora, per cercare di ritrovare territori comuni di pratica e pensiero, confrontandosi a distanza di tempo e di spazio, cercando di capire cosa è accaduto ai mestieri di grafico, artista e illustratore. Che sia una Università, quella di Milano, ad accogliere questo evento, non fa che sottolineare ancora una volta l’importanza di imparare, di riflettere, di indagare il passato per sperimentare il nuovo e proiettarsi verso il futuro.


mercoledì 20 novembre 2013

La Casa delle Meraviglie

[di Valentina Colombo]

Circa tre anni fa, Loredana Farina, che conosco per essere membro del gruppo di lettura Alle 9 da Babar, e che è diventata una mia cara amica, mi ha chiamato chiedendomi di partecipare a una sua "impresa". Ha usato, me lo ricordo bene, proprio questa parola, e il perché è presto venuto alla luce.
Si trattava di scrivere un libro sulla Emme Edizioni; di mettere in piedi una ricerca filologica, storica, metodica; di fare uno studio serio, approfondito e circostanziato sulla casa editrice fondata da Rosellina Archinto nel... 1965 o 1966?
Non scherzo, ci abbiamo messo un po' a capire se il primo libro fosse uscito nel '65 o nel '66. Non è stato facile rispondere a domande così basilari. Lo sa bene anche Alessandra Mastrangelo, bibliotecaria di mestiere, che per tutti questi mesi ha saltato da una biblioteca all'altra, da un ufficio all'altro, da un sito web all'altro, portando a termine, con fatica ammirevole, la missione di ricostruire il catalogo della Emme Edizioni.
Loredana ha alle spalle una storia da editore (è la fondatrice della casa editrice La Coccinella e massima esperta di libri gioco) ed è una donna acuta e testarda, precisa e rigorosa. Se non fosse stato per questo suo estremo rigore, non sarei qui a parlare di questo libro, che oggi, stampato e rilegato, si intitola La Casa delle Meraviglie.

Una delle prove di stampa de La Casa delle Meraviglie

Avventurarsi alla ricerca di informazioni sulla Emme è stato affascinante e sfiancante.
Oggi, ci sono database, registri, OPAC che ci aiutano. Ma negli anni Sessanta le cose non stavano esattamente così. I libri per bambini non sono uno di quei tipi di libro che le persone sono abituate a conservare (se non in rari casi). E anche solo ritrovare le prime edizioni, per vedere come fossero fatte, cosa ci fosse scritto sul colophon, che dimensioni avessero, è stato complesso.

1967, il primo catalogo della Emme Edizioni con la copertina di Aoi Huber Kono.
Oggi c'è internet, c'è "mamma Google" a cui chiedere tutto e che tutto sa. Ma sulla Emme Edizioni di quegli anni, se cercate, c'è poco, pochino, pochissimo. Quasi nulla, se non qualche cenno sulla mostra realizzata a Bologna, a Sala Borsa, da Hamelin e sul bel libro edito dalle edizioni Giannino Stoppani, Alla lettera M. Qualcosa in più su Rosellina Archinto, sì, ma soprattutto sugli ultimi anni della sua attività, come editore della Archinto Edizioni.

Rosellina Archinto
La fortuna è stata che la signora Archinto, lungi dal sottrarsi alle nostre richieste, si è invece generosamente prestata alle sessioni di interviste con Loredana. Chiacchiere in cui è emerso pian piano un quadro, una vita intera: incontri, amicizie, scontri, intrecci, collaborazioni. Il frutto di questi lunghi racconti lo troverete nella prima parte del libro; otto interviste per otto tappe della vita di Rosellina Archinto: dall'infanzia a New York, da Milano Dove alla Emme Edizioni.
E gli albi? E i saggi della collana Il Puntoemme? E L'Asino d'Oro? Con precisione scientifica, Loredana ha scelto alcune persone dalle competenze e dagli sguardi più diversi, distribuendo loro i compiti come il direttore a un'orchestra.
Se anche non vi interessasse nulla della Emme Edizioni, questo libro vi insegnerà comunque molte cose. I libri pubblicati dalla Emme sono 756, secondo le ricerche che ha fatto Alessandra. Impossibile parlare di tutti, nel volume, anche se confesso, li abbiamo praticamente visti tutti, avuti tra le mani o per lo meno sbirciati in foto o documenti d'archivio. La casa di Loredana straripava di libri Emme, e il mio computer anche.
Roberto Denti con Rosellina Archinto alla Libreria dei Ragazzi di Milano
Loredana ha avuto le idee chiare sin dall'inizio. Bisognava far capire a chi avrebbe letto il libro ("quelle venti, trenta persone che lo faranno, che i cinquanta lettori del Manzoni sono un'utopia", ci dicevamo fra noi, ridendo) che questa cosa, apparentemente banale, del fare i libretti per i piccoli, di banale non ha proprio nulla. Che in quegli anni, per me che ho superato i trenta come per chi è già nonno, questi libri sono stati importanti. Che per l'economia del nostro paese, quella che ha a che fare proprio col vile denaro, per la crescita culturale degli italiani (e non solo), per la scuola e le biblioteche, questi libri hanno segnato un prima e un dopo. Roba non da poco.

La seconda parte del libro fa proprio questo: traccia una serie di sentieri all'interno dell'intricato mondo del catalogo Emme. Si parla di come si facevano i libri, di chi li faceva, di cosa si voleva trasmettere, di cosa succedeva intorno alla casa editrice; si parla anche di libri in viaggio da un editore all'altro, in tutto il mondo; si parla di scrittori famosi e aneddoti curiosi.

Catalogo dei 10 anni della Emme Edizioni con copertina di Oski.

E quando si arriva alla fine del libro e si legge quel lungo elenco di titoli pubblicati, in ordine cronologico, si trovano tanti nomi conosciuti, e altri meno, titoli che sono passati sotto i nostri occhi, magari all'università, o titoli sconosciuti o di cui forse, talvolta, abbiamo solo sentito parlare.
Quando si ha in mano La Casa delle Meraviglie si capiscono le origini di molti dei bei libri che riempiono le librerie oggi.

Perché mettersi in un'impresa così faticosa e difficile? Un pomeriggio, un tè fumante davanti e una pila di circa cinquanta libri Emme da catalogare e verificare, Loredana mi ha detto questa cosa, press'a poco: "Sai Valentina, senza certi libri io e te non faremmo questo mestiere, ed è quasi un dovere farlo sapere a tutti, che i libri per bambini sono una cosa che ti entra dentro e poi non ti lascia più, anche se non vuoi".
Io scommetto che chiunque aprirà questo libro troverà una traccia di sè, un colore, un segno, una parola, indipendentemente da tutto. E magari non avrà nemmeno sentito mai parlare della Emme Edizioni di Rosellina Archinto.


Quindi spero di vedervi in tantissimi, domani sera, 21 novembre, alle ore 19 a Palazzo Reale (la sala è quella di destra, al piano terra, guardando il palazzo c'è una porta a vetri ben visibile). Insieme a noi, a Loredana Farina e a Rosellina Archinto, ci saranno anche Irene Bignardi e Salvatore Gregorietti, che introdurranno il libro e racconteranno alcune interessanti cose, che non vi svelerò.  E intorno a voi, potrete vedere alcuni dei libri di cui si parla, in mostra con Inventario fra le parole e le immagini della Emme Edizioni, 1966-1985, esposizione che rimarrà aperta fino al 5 dicembre (e di cui abbiamo parlato qui).

Un'ultima informazione: Loredana Farina, insieme ad ABCittà, ha preparato una mostra itinerante sulla Emme Edizioni che può essere noleggiata dalle biblioteche di tutta Italia o da chi ne farà richiesta (scuole, associazioni e chi più ne ha più ne metta). Accanto a questo allestimento, è disponibile anche un percorso di laboratori per grandi e piccoli tutti dedicati agli albi. Se volete saperne di più, il contatto è qui.

lunedì 11 febbraio 2013

Rettifiche e scuse


Abbiamo ricevuto, fra i commenti a questo post, il seguente messaggio da Pietro Biancardi della casa editrice Iperborea:

Mi hanno segnalato questa frase: «e qualcuno facendo pagare 12 euro per l'ingresso a una festa in una struttura museale di proprietà dei Comune di Milano ottenuta gratuitamente», riferita chiaramente alla festa organizzata da Iperborea insieme ad altri editori (Instar, La nuova frontiera, minimum fax, nottetempo e Voland) al Museo della scienza e della tecnologia durante i giorni di Bookcity Milano. 
Il museo è gestito da una fondazione privata e non dal Comune, e non è affatto stato messo a disposizione gratis. I sei editori hanno pagato di tasca propria a prezzi di mercato l'affitto dello spazio. Essere calunniati non è mai bello, quando a farlo sono colleghi che si stimano è ancora peggio. Un caro saluto, Pietro Biancardi, Iperborea

Caro Pietro, la ringraziamo per la rettifica e facciamo qui pubblica ammenda: avremmo dovuto verificare direttamente un'informazione che evidentemente non era corretta, invece di segnalarla come riportata.
D'altra parte, quello che abbiamo scritto nel post non aveva l'obiettivo di attaccare colleghi che stimiamo. La assicuriamo che se questo fosse stato lo scopo, avremmo messo nomi e cognomi. Intendevamo, piuttosto sottolineare come l'intera manifestazione fosse stata organizzata frettolosamente e fornendo alle case editrici coinvolte informazioni parziali e non uniformi.
Per esempio, a noi era stato detto che l'evento era riservato alle case editrici milanesi, motivo per cui noi, che pure lo avremmo voluto, non abbiamo coinvolto editori di altre città.
Bookcity, per come ci è stata spiegata e presentata, avrebbe dovuto essere un evento basato sulla gratuità delle iniziative (a conferma, c'è una dichiarazione di Boeri riportata sia dal Sole 24 Ore sia dal Corriere della sera del 7 novembre scorso), tant'è che anche noi, che abbiamo usufruito di uno spazio privato, di proprietà del FAI, non abbiamo chiesto ai partecipanti il pagamento dei laboratori, e come voi ci siamo accollati interamente le spese dell'organizzazione degli eventi.
Date queste premesse, avevamo sollevato la questione per reclamare maggiore trasparenza da parte dell'amministrazione, chiarezza di regole, e di comunicazione delle condizioni di partecipazione.

Ciò detto, non verificare le informazioni riportate è colpa grave anche per chi gestisce il blog di una casa editrice e ce ne scusiamo, oltre che con lei e con gli altri colleghi, anche con la comunità dei lettori che ci seguono.

martedì 8 gennaio 2013

(Non) giudicare un editore dalla copertina

È stato così, N. Ginzburg, 1947, da FN

[di Valentina Colombo] 

Il 29 novembre, pochi giorni dopo la chiusura di Bookcity, è stata inaugurata a Palazzo Reale, a Milano, la mostra dedicata a Giulio Einaudi, dal titolo L'arte di pubblicare. Un percorso che è, sì, un omaggio, ma anche una bellissima panoramica delle problematiche, le soluzioni, le intersezioni tra le arti che caratterizzano il lavoro degli editori, e in particolare quello di Einaudi per le sue collane di narrativa, partendo dagli anni Trenta agli anni Ottanta, anche se I Coralli nascono ufficialmente nel 1947, con la pubblicazione di È stato così di Natalia Ginzburg, e muoiono nel 1976.
Si dice spesso che non bisogna giudicare un libro dalla copertina. A volte però la copertina è già in sé un terreno di sperimentazione e di scelte così forte da diventare essa stessa, indipendentemente dai contenuti, simbolo, porta di passaggio a un mondo letterario preciso e riconoscibile. In questo senso, Einaudi è stato un vero pioniere. Ha capito, prima degli altri, che la copertina è più di ogni altra cosa un invito a entrare nel libro, uno specchio per il lettore, un modo per entrare in contatto con il pubblico.

Foto da Cosedalibri
Per l'editore hanno lavorato nomi come Vittorini e Munari, e artisti come Casorati, Modigliani e Morandi, tutti presenti in mostra. Cinque sale sono dedicate alla collezione Opere di maestri contemporanei, con straordinarie tavole anche di nomi come Giacometti e Manzù. E seguendo le bellissime pareti della sala, coperte dai libri incorniciati come quadri, il colpo d'occhio è formidabile e affascinante. La stessa scelta espositiva denuncia una precisa visione del lavoro di Einaudi, come interlocutore privilegiato e altissimo tra arte, politica e cultura a Milano nei decenni più complessi della nostra storia recente.

Scopriamo, nelle ricche e precise didascalie e presentazioni di una mostra molto ben curata, come mai si è passati dalle prime copertine figurative di Francesco Menzio a quelle più sintetiche e sperimentali di Max Huber e Albe Steiner, rivelando l'intreccio di riflessioni sulla società italiana, profondamente mutata, i bisogni del lettore e i principi della comunicazione visiva, della grafica e del design. 

Foto da Sempre la stessa storia
Evidente è la ricerca costante di un codice che permetta da una parte di attrarre, di avvicinare, dall'altra di far riconoscere, trovare una immagine coordinata di impatto, di effetto, riconoscibile, che trasmetta coerenza stilistica, ma anche la grande varietà di voci che la casa editrice porta sul mercato di quegli anni.

Ma non ci sono solo le copertine. Il libro interamente è analizzato e ce ne viene raccontata la storia, la vita, si fa una vera anatomia della collana, che ci restituisce importanti spunti.
Sottolinea, la mostra, come il libro sia uno specchio chiarissimo delle fasi storiche e sociali che il nostro paese si trova ad affrontare, dei cambiamenti politici profondi e sconvolgenti, dagli anni del fascismo, al dopoguerra, agli anni di piombo.

L'evoluzione dello Struzzo Einaudi - dal sito della casa editrice

Una gabbia di impaginazione
Il curioso aneddoto dello struzzo, storico simbolo della casa editrice, che sposta la testa da destra a sinistra, è solo un piccolo segno di ciò che le copertine raccontano e riflettono (potete leggerne la storia qui).
Bello anche vedere come la riflessione sullo spazio della lettura, l'organizzazione del testo sulla pagina, le proporzioni riviste, rielaborate e mutate portino gradualmente a mettere in discussione canoni, a pensare al libro come oggetto complesso.

L'alfabeto in carattere Bembo

L'alfabeto in Garamond Simoncini

Anche i caratteri tipografici mutano nel tempo, così come l'impaginazione: si passa dal Bembo al Garamond Simoncini, dal dorso in tela, alla brossura, alla sovracoperta bianca; i titoli si spostano dal basso all'alto, in modo che siano visibili sugli scaffali delle librerie; i nomi degli autori diventano un po' più grandi; il bianco, piano piano, mangia le immagini che caratterizzavano le prime uscite e riempie con la sua iconica presenza tutto lo spazio. Tra gli artefici di queste mutazioni anche Bruno Munari, che contribuisce a formare una identità unica per la casa editrice. Sua questa frase che così bene sintetizza la vocazione che lo accomuna all'editore, quando afferma: «La copertina di un libro è un manifesto, e la sua missione è di comunicare a chi la osserva che c’è qualcosa di interessante per lui in quel libro».
Copertine per opere di Italo Calvino nei Coralli. Foto da FN.

La mostra è imperdibile, ed è molto più ampia di quanto non risulti a una prima visita. Aiuta e spinge a riflettere sull'importanza del lavoro editoriale; regala sguardi nuovi su ciò che è in apparenza così semplice, ma che è arrivato a noi dopo anni di cambiamenti; analizza la complessità dello sguardo e della percezione, e la difficoltà nel coordinare tante competenze diverse: quella del tipografo, del grafico, dello scrittore, con un occhio attentissimo nei confronti del lettore e delle sue esigenze, ma senza perdere di vista il valore del testo pubblicato, le sue caratteristiche, il suo carattere. Ecco perché all'interno di questa mostra ci sono numerosi percorsi paralleli.

Giulio Einaudi da giovane.
Uno di quelli più interessanti riguarda senza dubbio il rapporto tra l'opera letteraria e la sua percezione, punto questo su cui Einaudi, come editore e dunque intermediario e promotore culturale, dedica un'approfondita riflessione. Tanti i nomi che si intrecciano al suo, sebbene in ultima istanza sia sempre lui a decidere le sorti dei suoi libri, a leggere il gusto e gli umori degli italiani, che si traducono spesso in cambiamenti di rotta, cioè in scelte di linguaggio visivo diverse.

Per questo l'omaggio finale di Giulio Paolini, intitolato O.D.E e dedicato agli occhiali di Einaudi, è la chiusura del cerchio: un'opera dove tutti gli elementi di questa esposizione ritornano in un unico spazio: sguardo, mani, pagina, grafica, bianco e colore.

G. Paolini, O.D.E, tavola centrale, foto da Libreriamo
Interessante è l'intervista realizzata da Doppiozero a Malcolm Einaudi Humes, che ripercorre dettagliatamente la storia dei Coralli e del nonno, arrivando a toccare anche temi come l'eredità della "vecchia Einaudi", la gestione di una impresa culturale e il futuro dell'editoria di progetto. Da leggere, insieme all'approfondita presentazione, con tanto di materiali online e gallery, del bravo Federico Novaro (a cui abbiamo rubato alcune immagini per questo post), che sulla sua pagina si è anche fatto promotore di una iniziativa "social": la costituzione, con il contributo degli utenti, di un vero archivio delle copertine dei Coralli, che trovate qui. Istruzioni per contribuire a questa esperienza filologica (ed enciclopedica!) invece sono disponibili qui.


La mostra, gratuita, è aperta fino al 13 gennaio, ed è stata promossa dal Comune di Milano in collaborazione con la Fondazione Giulio Einaudi e Skira editore. Informazioni qui e nell'immagine qui sopra.

martedì 20 novembre 2012

Lettera aperta a Stefano Boeri

Aggiornamento (21 novembre, ore 8:39) - Ringraziamo l'assessore Stefano Boeri per aver dato un immediato e gradito riscontro a questa lettera aperta, invitandoci a un incontro/confronto. Vi terremo aggiornati sugli esiti.


Gentile Assessore,
domenica scorsa è terminato BookCity: tre giornate che Milano ha finalmente dedicato al libro. Le iniziative, di cui abbiamo parlato qui, e che ci riguardavano sono state tutte positive: affluenza, interesse, confronto vivace e aperto. Molti sono venuti ad assistere al gruppo di lettura sugli albi illustrati Ci vediamo alle nove da Babar, che per l'occasione si è svolto pubblicamente a Villa Necchi Campiglio, sede d'eccezione, generosamente prestataci dal FAI, da sempre sensibile ai temi della bellezza e dell'arte. Sempre a Villa Necchi, si sono tenuti laboratori e letture sul tema dell'arte: bravi i ragazzi dell'Accademia dei Filodrammatici, che hanno letto ai bambini i libri nostri, di Babalibri e di Carthusia.

E altrettanto brave, le ragazze di Illustrazioni in corso, che intorno all'idea di libro come opera d'arte hanno creato un laboratorio coinvolgente e appassionante. Il convegno che si è tenuto domenica mattina al Centro di Documentazione 0-6, sul tema libri cartacei/libri digitali è stato una sorpresa, per la qualità degli interventi e del pubblico: numerosi genitori, preparati e competenti, bravi a scambiare idee con professionisti del settore ad armi pari sui temi della lettura, dell'intrattenimento, del gioco, dell'educazione. Davvero un incontro prezioso per tutti e per questo ringraziamo l'organizzatrice, Anna Pisapia che, insieme Francesca Archinto di Babalibri, l'ha ideato e ci ha invitati a partecipare.

E, inevitabilmente, data la buona riuscita di questi eventi (interamente finanziati e promossi da chi li ha organizzati, cioè da noi e dagli altri editori di libri per bambini coinvolti), viene da chiedersi: quanto più sèguito avrebbero avuto, se avessero ricevuto più attenzione? Non sono in fondo, un po' occasioni sprecate, se già con il minimo indispensabile dell'informazione, cioè quella che sta in noi fare con la nostra potenza di fuoco limitatissima, hanno successo? Quanto ne potrebbero avere realisticamente se fossero meglio supportate e promosse?



Da questa esperienza sono scaturite alcune riflessioni, che ci fa piacere condividere con lei, Assessore.
In queste rare occasioni milanesi in cui le cose si fanno e si muovono, si riscontra, ogni volta puntualmente, che fame abbia il pubblico di conoscere e avvicinare la letteratura per bambini e ragazzi, cioè di incontri e di eventi di buona qualità, quanto bisogno ci sia di confronto, informazione e formazione. Sono moltissimi i genitori, gli insegnanti, i bibliotecari, i librai, ma anche i semplici amanti della lettura e dei libri, che sono interessati ad approfondire un campo che nel nostro paese continua inspiegabilmente a rimanere una sorta di riserva indiana per esperti, e questo paradossalmente nonostante sia l'unico settore dell'editoria in crescita costante.

Ma evidentemente se a questo settore si attribuisce valore commerciale, gli si riconosce scarsissimo valore culturale. E questo sebbene sia noto a tutti che un paese progredisce quanto più investe sulla formazione culturale, e quindi sulla lettura, rivolta ai bambini e ai ragazzi: fattore di crescita economica potentissimo.
Oggi Il Corriere della Sera ha dedicata una intera pagina alla storia di una sconosciuta signora che, come terapia post-divorzio, ha creato una linea di cioccolatini di successo. Bravissima, niente da dire. Ma quando avremo il piacere di leggere una pagina dedicata a un libro per ragazzi, a un editore, a un autore o a un illustratore altrettanto sconosciuti, ma protagonisti di vicende fortunate e degne di attenzione?

Mai, a stare all'esperienza. Una giornalista di un settimanale mi spiegò un giorno la resistenza della carta stampata a parlare di libri per bambini: «Meglio non parlarne: nei genitori il solo nominare la parola bambini scatena sensi di colpa, e i lettori non devono essere turbati.» Ma davvero è così? Io mi rifiuto di crederci: i numerosissimi genitori che incontriamo nel nostro lavoro sono persone vispe e piene di curiosità, che hanno voglia di conoscere i libri per scegliere sempre meglio quelli che danno in mano ai loro figli.
Che la letteratura per ragazzi sia vissuta come un terreno di lucro, privo di vero valore culturale, spiega la pessima qualità della gran parte dei prodotti correnti, oltre al totale disinteresse e alla sfrontata indifferenza di media e istituzioni nei confronti di questo settore. Un insieme di fattori, questo, che penalizza clamorosamente gli sforzi di chi vi si dedica con determinazione, impegno, caparbietà, editando libri di ottima qualità, che sono, fra l'altro, diventati anche una voce attiva nella bilancia dei pagamenti. Basti dire, per stare solo al nostro esempio, che noi vendiamo i diritti dei nostri libri in tutto il mondo, che abbiamo ricevuto numerosi importanti riconoscimenti internazionali e addirittura una onoreficenza dalla Repubblica Francese per meriti nell'innovazione dell'editoria per ragazzi.

Del fatto che tutto ciò in Italia non interessi a nessuno, ci siamo fatti una ragione. Lavoriamo con le nostre forze, cercando, senza vittimismi, di trovare soluzioni ai problemi oggettivi che quotidianamente incontriamo sulla nostra strada (e sono tanti), ingegnandoci di trovare e utilizzare, creativamente, canali di comunicazione, dialogo e promozione col nostro pubblico, coi lettori, con le scuole, le librerie, le biblioteche.
BookCity è stato una buona idea, anche e soprattutto perché va a riparare quell'onta inaudita che è il totale disinteresse istituzionale per i libri da parte della città per eccellenza dell'editoria: Milano. Basti dire che qui nessuno ha ancora saputo organizzare qualcosa di simile a quella bellissima occasione di scambio culturale e commerciale che è Più libri più liberi, fiera romana della piccola e media editoria, che da anni si tiene a Palazzo dei Congressi (in calendario, a brevissimo).

Le ragioni per cui questo accade, sono tante. A noi sembra che, dopo un glorioso passato sui cui allori fra l'altro Milano ancora vive e prospera, in cui la creatività, l'intraprendenza, l'anticonformismo e l'innovazione sono state curate, seguite, premiate, amate, nutrite (nel campo del design, della moda, dell'editoria, della grafica, del teatro, dell'arte), Milano è invecchiata e lo ha fatto male, irrigidendosi, instupidendosi, e finendo per diventare una città bieca, i cui unici parametri di giudizio sono, ottusamente e cinicamente, il potere, il prestigio mediatico, il successo economico e le relazioni personali. Sembra che questi siano gli unici criteri sulla base dei quali questa città sa organizzare e riconoscere e attribuire spazi, meriti, voce. E questo è gravissimo, perché significa che questa città ha smesso di evolversi e di riconoscere da dove vengono le energie, le idee, il talento autentici. E dove stanno, realmente, i meriti. Certo non è solo Milano a mostrare questi sintomi di senescenza, specie in Italia, ma qui il fenomeno è marchiano e vistoso, soprattutto, ripensando al passato di questa città che un tempo è stata intraprendente, coraggiosa e battagliera e su questo ha costruito la sua fortuna.

Ieri, sul Corriere, abbiamo letto che per la prossima edizione di BookCity si progetta di coinvolgere anche le scuole. Ci sembra una cosa bellissima e condivisibile: questo significa che probabilmente l'anno prossimo si parlerà di più e meglio di libri per ragazzi. Sarebbe auspicabile che fin da subito venissero coinvolti, nella progettazione di questo nuovo evento, gli editori che fanno i libri per ragazzi e, magari non solo quelli grandi e potenti, ma anche tutti gli altri: anche quelli che passano sotto traccia sul palcoscenico dei media, ma sono in quelle case, in quelle bibliotece, in quelle scuole dove la cultura per i ragazzi non è un interesse occasionale e un passatempo distratto.

Illustrazione di Michele Tranquillini dedicata a BookCity, tratta da Corriere.it.

Scuole a parte, comunque, la nostra speranza è che lei e gli organizzatori di BookCity riflettiate molto seriamente sul fatto che i libri per ragazzi, illustrati e non, per piccolissimi o per adolescenti, hanno seriamente a che fare con il futuro del nostro paese, e non solo dal punto di vista commerciale, ma da quello culturale. E vi mobilitiate per dare loro più spazi, più mezzi, più occasioni. Per fare sì che i media sappiano assumersi la responsabilità e la maturità di dare maggiore spazio a questa letteratura, come avviene in molti altri paesi del mondo, anche quelli in cui c'è minor benessere rispetto al nostro. E lo facciate riflettendo soprattutto su un dato: che il pubblico e l'interesse per questi libri e per questi eventi ci sono, eccome. E che mezzi ed energie magari possono essere incanalati con un po' più di coraggio e di lungimiranza verso questo settore culturale, sacrificando qualche minuto e qualche euro alle star dei best sellers che peraltro vediamo dappertutto sulle pagine dei giornali e delle riviste, su tutti gli schermi, per tutto l'anno, fin quasi alla nausea.

Siamo certi che se ritenesse di confrontarsi con noi e con i nostri colleghi editori, ma anche con chi i libri li crea e li promuove (autori, illustratori, associazioni culturali, scuole di illustrazione e di editoria, librai, bibliotecari), troverebbe entusiasmo, disponibilità, disinteressata adesione, competenza e idee.

giovedì 15 novembre 2012

Bookcity, ovvero: sui libri, ovunque

Il prossimo fine settimana, da venerdì 16 a domenica 18 novembre, Milano si riempirà, strariperà, sarà sommersa da eventi dedicati al libro, di qualunque genere, peso, lunghezza, forma e pubblico. Il Comune di Milano, infatti, insieme alle grandi fondazioni editoriali meneghine (Fondazione Corriere della Sera, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli), alla Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, all'A.I.E (Associazione Italiana Editori) e alla Camera di Commercio, ha messo in piedi una macchina culturale che porterà in città scrittori, illustratori, esperti del mondo del libro, in un susseguirsi continuo di eventi dislocati ovunque. E, tenetevi forte, tutti gli eventi sono gratuiti.
Abbiamo reso l'idea della magnificenza? Bene, era quello che volevamo. Sì perché sul sito www.bookcitymilano.eu c'è proprio tutto quello che dovete sapere, e ce n'è per tutti i gusti.


Il centro della movida, però, ve lo annunciamo, sarà Villa Necchi-Campiglio. Ai ben informati salterà subito all'occhio che non si tratta di uno spazio comunale, e infatti così è: si tratta della splendida dimora gestita dal FAI, Fondo Ambiente Italiano, e diretta dalla infaticabile Giulia Facchini, con alle spalle uno staff di volontari e collaboratori che lavorano senza sosta in questo piccolo angolo di paradiso. Se non lo avete ancora visitato, male. Ma buon per voi perché vi daremo occasione di farlo. Sensibile da sempre ai temi dell'educazione alla bellezza, infatti, il FAI in questa occasione ha generosamente aperto le porte di Villa Necchi ai libri di qualità per bambini. Cliccando sull'immagine qui sotto troverete tutte le informazioni del caso.


Così, insieme a Babalibri e Carthusia, i Topipittori hanno messo lo zampino (anzi le zampine e pure le code) a Bookcity. Sabato e domenica pomeriggio, dalle 15.00 alle 18.00, si terranno infatti, presso Villa Necchi, i laboratori Libri al Museo: libri a colori, destinati a bambini e genitori e dedicati agli albi illustrati. Artefici di questi due pomeriggi creativi saranno i ragazzi dell'Accademia dei Filodrammatici, che leggeranno i nostri libri, e gli illustratori del gruppo Illustrazioni in corso, che vi abbiamo già presentato qui e che si incaricheranno, armandovi di carta, colla e forbici di portarvi nel mondo degli albi.
Se poi volete studiare e arrivare preparati, ecco i libri in scena. Il tema delle giornate è quello dell'arte. Arte osservata e raccontata da tanti punti di vista.



Immagini da Libri! di Murray McCain e John Alcorn.

Arte di fare i libri, in omaggio a questa festa della pagina stampata, con il divertente e scintillante Libri! di Murray McCain e John Alcorn. Un libro che di pagina in pagina spiega ai lettori che cos'è un libro, cosa ha dentro, chi lo fa, come si legge, quando e perché...

Immagine da Alfabeto di Sonia Delaunay.












Arte di imparare, con Alfabeto, raccolta di deliziose filastrocche popolari italiane illustrate
dalle meravigliose tavole abbecedario di Sonia Delaunay.



Arte di scoprire la propria vocazione, come il topolino Matteo, in Il sogno di Matteo di Leo Lionni, che, dopo una visita al Museo d’Arte, scopre la sua strada: diventare pittore e vedere la realtà con occhi diversi.

Immagine da Il sogno di Matteo di Leo Lionni.














Arte di visitare una galleria d'arte, con La mostra in mostra di Gek Tessaro, edito da Carthusia: per scoprire fra le altre cose come si allestisce una mostra, chi sono le persone che ci lavorano, come si progetta lo spazio, chi è un artista...

Arte dei giardini, con Giardino comanda color di Emanuela Nava ed Elena Prette, edito da Carthusia, che invita i ragazzi a viaggiare attraverso i magnifici giardini d'arte della Toscana.

E infine arte della lettura, perché, come abbiamo detto, a leggere questi bellissimi libri ai bambini saranno i giovani dell'Accademia Filodrammatici di Milano, interpreti perfetti per queste storie brevi e piene di magia.

Sempre nell'ambito di Bookcity, sabato pomeriggio alle 17 il gruppo di lettura di albi illustrati Ci vediamo alle 9 da Babar si riunirà nei salotti della Villa per parlare di autori e illustratori milanesi di libri per ragazzi. Un incontro aperto a tutti, dove ognuno può portare un libro sul tema scelto e confrontarsi con gli altri partecipanti (il gruppo sfoggia in questa occasione il nuovo logo, frutto dalla multiforme creatività di Valentina Colombo: grazie Valentina, a nome di tutti!)





Domenica mattina, invece, al Centro Documentazione Milano 0-6, in via Forze Armate, 175/A, alle 9 e 30, si parla di albi, editori e futuro a L'editoria per l'infanzia volta pagina, convegno indirizzato ai genitori e alle famiglie per rfilettere e confrontarsi a più voci sul tema del libro di qualità in un momento di cambiamento tecnologico. Tanti i partecipanti e i temi di cui si tratterà: di app ed ebook, di libri tradizionali e di nuove tecnologie digitali per l'illustrazione, di piccoli lettori da crescere, di editori, mamme e bibliotecari aperti al cambiamento, di creatività, sperimentazione, ma anche nuovi media per diffondere la cultura del libro per bambini e ragazzi. Qui trovate il programma della mattinata. Fra  i partecipanti: Anna Pisapia, Francesca Archinto, Giulia Orecchia, Giuseppe Bartorilla. E poi ci siamo anche noi con un intervento dal titolo: Libri! In difesa del libro (anche elettronico).

Immagine da Il sogno di Matteo di Leo Lionni.


Cogliamo qui l'occasione per ringraziare Matteo Schubert che ha fatto in modo che tutto questo fosse possibile.

Immagine da Alfabeto di Sonia Delaunay.