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mercoledì 18 febbraio 2015

La macchina mangia-illustratori

Si comincia dalla cromia: si controllano le prove di stampa con gli originali.
(Alicia Baladan: illustrazione per Storia Piccola).
Nelle scorse settimane abbiamo prodotto i libri per la primavera, quelli che sono arrivati in libreria in questi giorni o ci arriveranno entro la fine di marzo. In questa occasione, come in altre, abbiamo pubblicato in un album su facebook le fotografie maldestramente scattate delle varie fasi della fabbricazione dei libri. Il successo è stato inatteso: decine e decine di persone hanno manifestato gradimento e commentato le immagini. Da più parti si è reclamata una visita guidata alla tipografia per seguire le fasi della produzione. Tutto questo interesse ci fa piacere perché sappiamo che l'attenzione che poniamo da sempre nella fabbricazione dei libri è un valore per la casa editrice e per i bambini che avranno i libri in mano: libri solidi, curati, rispettosi del lavoro di autori e illustratori.

In questo caso, per ottenere l'effetto desiderato, avremo bisogno
di un rosso Pantone. (Alicia Baladan: illustrazione per Storia Piccola).

Crediamo che i nostri libri, pur non essendo esenti da difetti, siano sempre realizzati al meglio delle nostre possibilità. Possibilità che sono limitate e vincolate sia da questioni economiche (fare i libri bene costa e farli meglio di così costerebbe troppo) sia da questioni di competenza (per quanto siamo esperti di tecniche di stampa e di riproduzione, non siamo specialisti). Per fortuna, abbiamo alcuni partner di eccezione: lo staff di Grafiche AZ al completo e Simone Galvanini, che ha recentemente sostituito Renzo Zuanazzi (che si è giustamente ritirato in campagna) come nostro riferimento per le riproduzioni.

A volte le cose sono complicate e servono diverse prove.
(Joanna Concejo: illustrazione per C'era una volta una bambina)
Per questa tavola ne sono servite cinque, con le rispettive correzioni.
(Joanna Concejo: illustrazione per C'era una volta una bambina)

Undici anni di lavoro insieme a questi tecnici straordinari e appassionati ci permettono di sperimentare con fiducia, di cercare soluzioni ardite, di pensare alla qualità, certi che si possa trovare una soluzione che la renda economicamente sostenibile.  E di poter cambiare idea all'ultimo momento se il risultato non sembra essere soddisfacente.

Ma si risolvono anche i casi più difficili.
(Joanna Concejo: illustrazione per C'era una volta una bambina)
In questo caso serviva una nuova scansione.
(Joanna Concejo: illustrazione per C'era una volta una bambina)

Ci stupisce sempre che gli illustratori, il cui lavoro non è realizzare opere destinate a un mercato, ma tavole destinate alla riproduzione in forma di libro, siano spesso quasi completamente a digiuno della tecnologia che verrà usata per la riproduzione tecnica delle loro opere. E che l'entusiasmo che manifestano per la tecnologia di riproduzione a stampa del loro lavoro trovi così scarsa eco nell'offerta sterminata di corsi, formazioni, master e workshop. Non  tanto perché siamo sostenitori di un inutile enciclopedismo, quanto perché i processi produttivi, con i vincoli che pongono e le opportunità che offrono, possono essere tanto uno stimolo alla ricerca quanto una fonte di ispirazione.

Quando tutto è a posto, si approvano le ciano (e anche qui spesso si corregge).
(Silvia Vecchini e Arianna Vairo: In mezzo alla fiaba)
E si scrivono le lastre con questi mastodonti sibilanti.

Ci viene poi anche da dire che sarebbe importante per gli illustratori conoscere le tecniche produttive sia per orientare il proprio lavoro all'efficienza, evitando di fare cose che richiedono un grande dispendio di energia ma non possono essere efficacemente riprodotte, sia per indirizzare (e, perché no, valutare) il lavoro dell'editore, del fotolitista, dello stampatore. Conoscere le tecniche significa anche poter difendere il proprio lavoro e contribuire alla qualità del prodotto finale.

Lastre grandi per gli interni.
Lastre piccole per le copertine.
Sulla scorta di tutte queste considerazioni, ci siamo immaginati la possibilità di organizzare un workshop che introduca gli illustratori alla riproduzione e alla stampa. Niente di teorico (salvo, magari, qualche nota a margine). Tutto molto pratico, hands-on direbbe qualcuno. Immaginate di realizzare un'illustrazione con la tecnica che preferite, analogica o digitale, per seguirne passo passo la riproduzione, dall'analisi preliminare alla scansione, dalla attribuzione dei profili ai file, alla correzione cromatica, fino all'approvazione finale. Ecco, questa sarà la prima giornata.

Si montano le lastre in macchina.
"per vedere di nascosto l'effetto che fa".
(Giovanna Zoboli e Philip Giordano: Quando il sole si sveglia)

Per la seconda giornata, immaginate di assistere all'organizzazione della caduta di macchina, alla rasterizzazione dei file, alla scrittura delle lastre e, infine, all'avviamento della stampa della vostra illustrazione, e alla stampa su diversi tipi di carta, sulla macchina a 5 colori che usiamo normalmente per i nostri libri, partecipando alla fase di messa a punto, con gli inevitabili compromessi che imporrà.

Non è una foto sfocata. È un fuori registro.
Anche se si stampano colori Pantone, bisogna controllare la resa .
cromatica (Silvia Vecchini e Arianna Vairo: In mezzo alla fiaba)
Dato che coinvolge imprese, lavoratori e materiali, un corso così sarebbe piuttosto costoso. Tanto per darvi un'idea, credo che le due giornate potrebbero costare intorno ai 3000 euro. Questo significa che se partecipassero 10 persone, il costo pro capite sarebbe di 300 euro. A questi andrebbero aggiunti: il costo della trasferta a Verona (perché a Verona accadrebbe il tutto) e il costo opportunità della levataccia per essere a Verona per due sabati alle otto e mezza della mattina.

In stampa, a volte va tutto bene.
Altre volte bisogna stare più attenti.
È tutto ancora abbastanza incerto, ma pensiamo sia realizzabile fra l'ultimo sabato di maggio e il primo di giugno. I partecipanti saranno selezionati in modo da avere una ragionevole varietà di tecniche di illustrazione e di problemi di riproduzione, al fine di arricchire al massimo l'esperienza di tutti i partecipanti con una casistica adeguata.

Sembra che ci siamo. Poco più giallo e poi "Bon à tirer".
Chi è interessato, può scrivere una mail a info[chiocciola]topipittori[punto]it, indicando come oggetto "Corso Verona" e allegando anche l'immagine della illustrazione che intenderebbe utilizzare per il corso e il link a un sito, o blog, o tumblr o quale altra diavoleria personale. Appena saranno definite con esattezza le date e il costo, riceverete una comunicazione più ufficiale.

Sempre in tema di corsi:
1) dal 15 al 20 giugno, a Sàrmede, si terrà l'annuale sessione estiva di Progettare Libri. Trovate tutte le informazioni qui e testimonianze di ex allievi qui.
2) il secondo e terzo weekend di maggio si terrà la seconda edizione di Progettare Libri 2 a Tromello, cioè non lontano da Milano, Vigevano e Pavia. Ci sono ancora tre posti, disponibili solo per chi ha già frequentati il primo corso. Qui e qui trovate il resoconto della precedente edizione: il famoso Corso Pirulino.

mercoledì 13 febbraio 2013

Gita scolastica: editori per un giorno

Questa è una machina da stampa offset. I libri si stampano qui.
[di Marta Ferina]

Mercoledì, 23 gennaio, anche se le lezioni sono ufficialmente finite da una settimana, ultimo appuntamento del corso Progettare libri. Un incontro facoltativo, ma non per questo meno importante: un po' esperienza sul campo, un po' gita sociale. Siamo andati in visita alle Grafiche AZ, a Verona.
Partenza all’alba, tutti in arrivo da pianeti diversi, più o meno dislocati intorno alla stella Milano, decidiamo di ritrovarci in un tipico luogo di appuntamenti (anche se normalmente di altro genere): il parcheggio di una nota azienda biscottiera, appena fuori dal casello di Agrate.

Questo è un mettifoglio. Da qui, i fogli bianchi entrano nella macchina da stampa.

Alle ore 7.15 di mattina l’allegra comitiva si riunisce. Con Paolo siamo in sei: Elham, Fabio, Ilaria, Miguel e la sottoscritta.
Partiamo, quindi, a bordo di due potenti mezzi: la Topomobile, di cui ignoro il modello, ma solo il fatto di essere Topomobile la rende per definizione potente mezzo; e la Range Rover di un fidanzato che, ovviamente, non è illustratore e la presta generosamente.
Se non fosse stato per la sosta caffè, saremmo arrivati in un lampo.

Questo è l'ingresso in macchina. Qui il foglio scompare per riemergere
stampato al capo opposto della macchina.

Vista l'ora – non erano ancora le nove – pensavamo di arrivare ed essere accolti con cappuccino e brioches. Invece, appena entrati, siamo immediatamente precipitati nella dura vita dell’editore. Neanche il tempo di togliersi la giacca e veniamo messi alla prova con la correzione di una cianografica. La cianografica è l'ultima spiaggia: l'ultima verifica prima di stampare il libro, quindi l'ultima occasione per correggere testi ed eventuali errori di impaginazione. Si può ancora correggere tutto, ma non i colori, perché si sa che nella cianografia non sono fedeli (e se non lo sapevate, non vi preoccupate: anche io l’ho appena scoperto).
Tutti seri e attenti iniziamo il nostro lavoro, segnalando le imperfezioni, anche se penso che l’unica correzione realmente utile sia stata quella di Miguel sulla copertina (ma non vale: Miguel parte avvantaggiato dalla sua lunga esperienza).

Questo è il macinatoio dell'inchiostro nero

Non facciamo quasi in tempo a finire questo primo compito che già si aprono le porte di quella che per noi si rivela essere una vera e propria fabbrica di cioccolato. E non si può mica gingillarsi. Bisogna correre.

Questo è il macinatoio del giallo
(poi ci sono anche quelli del magenta e
del cyan, ma credo che basti).
Così, da una porticina piccina picciò, passiamo in un immenso capannone con un’immensa macchina da stampa offset. Se non ne avete mai vista una, pensate a un’astronave tipo Spazio 1999. Dislocate come satelliti intorno all’astronave, tante risme di carta, bianche o con sopra stampati libri più o meno conosciuti, ancora scomposti sul foglio e pronti per passare alle fasi successive.

Qui, ci accoglie Roberto Girlanda, una specie di mago della tecnologia poligrafica che ci accompagnerà per tutta la giornata alla scoperta dei segreti del suo lavoro per il quale nutre una profonda passione.

A questo punto, assistiamo all'avviamento del foglio di stampa. Con originali e prove alla mano, si valuta il risultato di stampa e si decidono le correzioni da apportare all'inchiostrazione, per ottenere il risultato più simile possibile all'originale.

Meno nero qua, più rosso là… correzioni che si possono fare centimetro per centimetro e che vengono eseguite con molta attenzione. Naturalmente, tutto questo avviene con l'ausilio di tecnologie veramente impressionanti.

E questa è l'uscita di macchina, dove riemergono i fogli stampati.

Una volta dato l’ok, si parte con la stampa, il foglio passa di nascosto attraverso l’astronave, passa attraverso il castello del nero, del cyan, del magenta e del giallo per poi uscire bello e pronto, il tutto a una velocità impressionante.
Scienza o magia? Sicuramente magia!

Guarda il video!
 Macchina da stampa Offset from Andrea Tagliabue on Vimeo.

Per farci capire meglio il processo di stampa, Roberto ci mostra alcune pellicole. Sono il retaggio di un tempo passato, nel quale le tecnologie non erano avanzate come adesso. Oggi, le pellicole non ci sono più e dal file digitale si incidono direttamente le lastre. È così che scopriamo i segreti dei retini, delle loro inclinazioni e del famigerato effetto moirè (quello che vedete, se scansite un'immagine stampata nello scanner di casa senza impostare la funzione “Deretinatura”).

Questa è una pellicola. Oggi non si usano più, ma è meglio sapere che esistono.

Una volta che il foglio è avviato, passiamo al secondo livello: nel capannone adiacente c'è la legatoria dove il foglio di macchina viene tagliato, piegato, cucito, rilegato. È qui che il libro assume la sua forma finale. Qui ci viene fatto notare come il vantaggio di avere stampa e rilegatura nella stessa azienda sia molteplice, sia per contenere i prezzi sia per avere tutto il processo sott’occhio, cosa che per editori e autori è  importante.

Questa è una lastra (giallo). Ce n'è una per ognuno dei quattro colori di quadricromia.
 Con quattro colori si fa tutto (o quasi)

Purtroppo, non tutte le macchine per la rilegatura erano in funzione… Però possiamo seguire il percorso del foglio che viene tagliato, fustellato, piegato, assemblato, cucito e, molto probabilmente, coperto da una copertina più o meno rigida.
Scopriamo diversi tipi di colle per diverse esigenze; vantaggi e svantaggi del taglio al vivo della copertina; gusti e mode dei vari editori che qui producono i loro libri.

Questa è la macchina che scrive le lastre
Ma siamo tutti un po' distratti, rapiti dai cestini dei rifiuti (in realtà, contenitori pallettizzati da un metro cubo ciascuno). Lì dentro troviamo libri conosciuti e amati, e altri ignoti al mondo e alle librerie, scartati, abbandonati a un destino crudele: il macero. E tutto questo solo perché hanno una piccola, impercettibile ammaccatura, una copertina un po' storta, un difetto che, per quanto ci sforziamo, non riusciamo a nemmeno a individuare.  Colpisce questa ennesima testimonianza dell’infinita attenzione che qui viene data al libro, dalla sua nascita fino allo svezzamento.

Prima di pranzo, riusciamo a fare anche un salto da Renzo, il fotolitista, dove tentiamo di carpire i segreti di scansioni e fotoritocchi. Dato che è un po' complicato, la lezione sul campo è rimandata a data da destinarsi.

Intermezzo pubblicitario: Paolo e Miguel hanno intenzione di organizzare un incontro specifico, a Milano, probabilmente un sabato. Se volete essere informati, mandate una mail con oggetto “Scansione e cromia” a info[at]topipittori[dot]it].

Ma non è ancora finita, dobbiamo ancora scoprire come si fanno le lastre da stampa offset, quindi partiamo alla volta di un altro capannone.

Poi, finalmente si mangia. Tutti dalla “Nella”, tipica trattoria operaia in questa zona industriale alle porte di Verona. Le opzioni sono: bigoli in tutte le salse, bollito misto con salsa pearà, torte varie. Un paio di scriteriati danno l'assalto a una bottiglia di Valpolicella. Ma, in generale, nel gruppo nessuno si tira indietro, davanti al cibo. Anche perché la lunga giornata dell’editore non è ancora finita (infatti, lui non ha bevuto neanche un goccio).

Questa è una prova colore, con le sue belle scale certificate.

Torniamo alle Grafiche AZ dove ci attendono le prove colore di un nuovo, futuro e segretissimo libro dei Topipittori e qui con moltissima attenzione si valutano una a una le illustrazioni originali (che emozione!) con le relative prove di stampa e si affronta lo spinoso problema del quinto colore (stacchetto musicale... suspence).
Ed ecco che compare il colore Pantone temuto da tutti gli editori, sogno proibito degli illustratori: il colore che non si ottiene in quadricromia. Caro illustratore, non temere:  se l’editore ti vuole bene prima o poi nell’arco della tua lunga carriera ti concederà almeno un libro con un colore Pantone a tua scelta.

Questo è il libro che abbiamo stampato

A questo punto, dopo aver detto la nostra anche sui colori del futuro libro, stanchi, stremati, ma con il cuore gonfio di felicità (detto come lo direbbe Luigi del film Cars) e la testa scoppiettante di idee per il futuro, salutiamo tutti ringraziamo e ci rimettiamo in marcia verso casa.

E questo è il Guglielmi, capomacchina straordinario:
uno dei tanti che dobbiamo ringraziare.

Penso sia importante per un illustratore conoscere e ancor meglio seguire questo processo (anche se, forse, editore e stampatore certi illustratori non li vorrebbero tra i piedi...). Rendersi conto dei processi di produzione, fa capire molte cose e sicuramente aiuta ad avvicinare il lavoro creativo in modo diverso, più consapevole.
Un grande grazie a Paolo che ha organizzato corso e viaggio, e a Roberto, a Daniele, a Michele e a Leonardo. Ma bisogna anche ringraziare IL Guglielmi, IL Marco, IL Loris, IL Plinio, IL Renzo e tutti quelli di cui non ricordo il nome che, con la loro professionalità e disponibilità, ci hanno accolto a casa loro accompagnandoci in questa esperienza illuminante.

venerdì 14 settembre 2012

La fatica che c'è dietro un'immagine


[di Marina Marcolin]

Il mio mestiere, quello di illustratrice, è uno strano mestiere. Passo giorni e giorni, se non settimane e mesi, alla ricerca di un tono, di un segno, di una sfumatura; dell'equilibrio di una composizione e della coerenza di una sequenza narrativa di tavole. Poi faccio un pacchetto, lo mando a un editore e aspetto, nervosa e paziente, che mi arrivi il libro finito. Che cosa succede nel mezzo, non l'avevo mai visto.

Libri, carta e polvere.
Per vederlo, sono entrata in un labirinto. Il labirinto si trova a San Martino Buon Albergo, e vi si accede da un cancello azzurro affacciato su uno stradone. Grafiche AZ sta scritto, accanto all'ingresso.
Varco il cancello con un po' di emozione, ed è abbastanza strano, perché i libri che si stamperanno oggi non sono miei. Ma mi sembra comunque una cosa importante. Sono un po' nervosa, così mi fermo qualche minuto in auto, nel parcheggio al di là del cancello, apro il taccuino, prendo la matita, e faccio un disegno.

La tipografia mi accoglie con l'offerta di un caffé, sorrisi, stanze, macchine misteriose, carta, pile di libri, ancora carta, un odore pungente e tanta, tanta polvere. Sembra che la polvere e la carta siano inseparabili, non solo sugli scaffali della mia libreria.

Sono venuta per assistere a un avviamento. Anzi due. Il primo è Libri! di Murray McCain e John Alcorn, originariamente pubblicato  nel 1962. Si stamperà sia l'edizione italiana (Topipittori) sia quella francese (Autrement Jeunesse). Sono le otto e mezza del mattino e il foglio di macchina è già su un tavolo inclinato, sotto un'enorme lampada a luce controllata, pronto per essere scrutato da occhi esperti. A me sembra che non ci sia niente da fare o da vedere. È un lavoro a tinte piatte, stampato in tre colori speciali. Cosa siamo venuti a fare?

Si controlla il foglio di macchina di Libri! con l'originale

Paolo mi invita a usare una copia della prima edizione del libro come riferimento per osservare attentamente la stampa. Mentre io, inesperta, passo lo sguardo dal libro al foglio e non mi accorgo di nulla, Paolo e Roberto (che alle Grafiche AZ si occupa di programmazione, controllo qualità e dirige la squadra di stampatori) notano che qualcosa non torna. Ci sono delle disomogeneità nei colori. Un grigio che dovrebbe essere sempre uguale qui tende al verde e lì al viola. E un giallo, che dovrebbe essere giallo, come gli altri tende all'arancio. Ferma la macchina! Il problema è evidente, ma non se ne capisce la ragione. Bisogna parlare con Renzo, il cromista, cioè la persona che ha la responsabilità dei colori.

Abbiamo un problema.

Renzo è quello che apre i pacchetti che gli illustratori spediscono all'editore. È lui che decide se le scansioni si fanno nello scanner piano o in quello a tamburo, che manipola i file digitali per adattarli al tipo di carta che si userà per la stampa e stampa la prima prova. Quella che verrà mostrata dall'editore per eventuali correzioni cromatiche e consegnata agli stampatori come riferimento per il risultato della stampa.

Si controlla tutto molto da vicino.

Con Renzo, si scopre che il problema è digitale: mi viene spiegato che i file nel computer di Renzo sono giusti, ma il programma che li legge e incide le lastre per la stampa li ha letti male e che, perciò, bisogna rifare due delle tre lastre di stampa. Detto, fatto. Non passa un'ora e si ricomincia a stampare. Qualche minimo aggiustamento ai livelli dell'inchiostrazione, mani che indicano dettagli, si ricontrolla da vicinissimo più e più volte. Ora è perfetto. Visto, si stampi!

Anche gli stampatori hanno un linguaggio dei segni.

Prima del secondo avviamento, nel pomeriggio, il labirinto si apre su un cortile che conduce a un altro edificio: la legatoria. Qui Paolo mi spiega pazientemente le varie fasi, mi mostra le macchine che accompagnano i fogli, vedo come li legano, come li incollano e mi circondano pile di libri in attesa di una copertina o pronti per essere spediti.

Si esamina una cucitura.

 La seconda parte della giornata è dedicato a Una stella nel buio di Lucia Tumiati, illustrato da Joanna Concejo. Anche qui si stamperà l'edizione italiana e quella francese, per le Editions Notari. È un libro completamente diverso: disegni a matita e a penna, carte diverse che si sovrappongono. E poi ci sono le tavole originali, conservate nell'imballaggio che Joanna aveva preparato, riavvolte dalla loro protezione in carta velina. (Quindi, cari colleghi, imballate le vostre tavole con cura: il vostro pacchetto sarà la loro casa per tutto il periodo della produzione.)


Originali e prove a confronto.
Vedere le tavole di Joanna su un brutto tavolo, accanto al tavolo inclinato e alla macchina da stampa, in mezzo agli inchiostri, ai prodotti chimici, a gente che si muove rapidamente, con un muletto che sfreccia accanto portando un bancale di carta e tutto quel rumore mi ha fatto venire i brividi. Mi ha fatto pensare dove sono nate. Non conosco lo studio di Joanna, ma nel mio il silenzio è rotto solo dalla musica che scelgo, tutto è pacato e sommesso, fuori c'è il bosco. Come è stato possibile che precipitassero in questo inferno? E se gli stampatori hanno le mani sporche?
Sono stati i gesti a rassicurarmi. Mani che si muovono in maniera disinvolta ma sicura, come solo chi fa questo lavoro da molto tempo sa fare. (E poi erano anche pulite). Quindi state tranquilli. Più o meno.

Le bellissime immagini di Joanna  si affiancano alla prova e al foglio di macchina per confronto e valutazione. E qui rimango senza fiato per la qualità della riproduzione. Mi sorprende anche come il risultato di stampa sia migliore della prova. Come se la prova fosse un livello minimo al di sotto della quale non si può scendere, e la professionalità dello stampatore si manifestasse proprio nel superamento di questo parametro. Qualche ultimo tocco ai calamai per rendere più uniformi i toni delicatissimi delle carte che usa Joanna, a correggere certe lievi dominanti di magenta o di ciano. «Un colpetto al nero» perché gli scuri abbiano la giusta profondità. Scrupolosamente si ricontrolla con la lente. Guardo anch’io e ciò che prima era una sfumatura, diventa una nuvola  di punti di colore sovrapposti e allineati (e mi domando come faccia Renzo a capirci qualcosa).

Tutto OK: ci si può concedere un sorriso

Mai un nervosismo o una superficialità. Ogni più piccolo dettaglio è pensato, osservato. I gesti si ripetono fino a quando tutta la fatica che c’è dietro un’immagine, un progetto, non trovi un riscontro nella dignità dell'oggetto libro. Quando sei davanti al foglio con la matita o sfumi i colori e cerchi esattamente l’intensità che ti serve, non pensi al dopo. Non così tanto almeno. Io penso che continuerò a non pensarci troppo. Anche adesso so che cosa succede, dopo. E tutta la mia fatica ha più senso.

Grazie, Roberto!

giovedì 9 giugno 2011

Un cavalluccio in copertina

Qualche post fa, ho scritto che, nel 2004, avevamo in catalogo due libri, perciò non era scontato per un illustratore o un autore darci credito quando gli chiedevamo di lavorare per noi. Di che libri si trattava?
Filastrocca ventosa (ora esaurito e in attesa di essere, prima o poi, ristampato) e Zoo segreto.
Zoo segreto è il primo libro dei Topipittori.
Poveretti, i primi libri: come i fratelli maggiori gli tocca il compito di battere la strada per  quelli che verranno dopo, che, come tutti i secondogeniti, si ritroveranno genitori più competenti, disinvolti e meno ansiosi. Per questo, noi i nostri primi libri li guardiamo e consideriamo con un occhio di riguardo. Sappiamo che sono le fondamenta del nostro catalogo: oggi la nostra “cifra” come editori può essere facile da riconoscere, guardando sugli scaffali delle librerie, ma allora non era così. Era tutto da costruire. Il modo di essere dei nostri libri era in formazione e furono proprio questi primi volumi ad assumersene il compito. Insomma, questi primi libri dovevano, come si suol dire, avere spalle robuste.
Zoo segreto nacque dalla collaborazione con Francesca Bazzurro, una bravissima illustratrice che si occupa di design, grafica, architettura, moda (nel 2007, si è aggiudicata insieme a Orith Kolodny una menzione per la categoria Non Fiction del Bologna Ragazzi Award, con i primi due titoli della collana “De ville en ville”, di La joie de lire, dedicati a Tel Aviv e Berlino). 



Conobbi Francesca per ragioni di lavoro attraverso Italo Lupi, quando era direttore della rivista “Abitare”. Fra noi ci fu un'immediata simpatia e la decisione di fare qualcosa insieme venne in modo naturale. Anche perché Francesca mi mostrò alcune tavole che aveva fatto e che mi colpirono subito. Raccontavano di una bambina tutta rossa che si muoveva all'interno di uno spazio bianchissimo, abitato dalle presenze misteriose e silenziose di meravigliosi animali neri, che, realizzati in digitale, sembravano il risultato di impeccabili xilografie. Siccome gli animali sono, da sempre, uno dei soggetti che mi interessa di più e che più catturano il mio immaginario, decidemmo di provare a lavorare esattamente su quel progetto, che appariva pieno di promesse.



Così nacque Zoo segreto: il nostro primo picture book e il primo di Francesca, che non ebbe esitazioni a lavorare per un editore sconosciuto.
Copertina bianca, immagini giocate su tre colori, taglio dei testi non narrativo, riferimenti iconografici ai bestiari medievali e, insieme, al fumetto: insomma Zoo segreto era decisamente un non allineato, quando lo vedevi spuntare fra gli altri libri, in libreria. Il nostro distributore, infatti, sollevò un ciglio, perplesso, quando gli facemmo vedere la maquette.


È vero, sì, che poi non è diventato un best seller. Che non ha venduto milioni di copie. Ma, insomma, chi se ne importa? In compenso ha inaugurato un catalogo che oggi è arrivato 69 titoli e pensiamo che quella bambina e quel cavalluccio marino in copertina ci abbiano portato fortuna. A sette anni di distanza, poi, ci piace esattamente come quando l'abbiamo sfogliato per la prima volta, alle Grafiche AZ, la tipografia che da allora si è occupata di tutti i nostri libri e che ha contribuito e contribuisce in maniera fondamentale al loro successo.